{"id":25055,"date":"2015-09-28T10:11:00","date_gmt":"2015-09-28T10:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/28\/il-problema-e-sempre-quello-se-leuropa-vuol-essere-se-stessa-oppure-il-nulla\/"},"modified":"2015-09-28T10:11:00","modified_gmt":"2015-09-28T10:11:00","slug":"il-problema-e-sempre-quello-se-leuropa-vuol-essere-se-stessa-oppure-il-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/28\/il-problema-e-sempre-quello-se-leuropa-vuol-essere-se-stessa-oppure-il-nulla\/","title":{"rendered":"Il problema \u00e8 sempre quello: se l\u2019Europa vuol essere se stessa oppure il nulla"},"content":{"rendered":"<p>Il problema \u00e8 sempre lo stesso che fu posto da Friedrich Nietzsche poco meno di un secolo e mezzo fa: se l&#8217;Europa voglia essere se stessa, oppure se scelga di rinunciare alla propria identit\u00e0, e dunque di essere niente.<\/p>\n<p>Il fatto che i totalitarismi del XX secolo, e specialmente il fascismo e il nazismo, ma &#8212; in effetti &#8211; anche il comunismo, abbiano voluto porsi, deliberatamente, come la &quot;risposta&quot; alla decadenza dell&#8217;Europa, alla perdita di identit\u00e0 dell&#8217;Europa (nel caso del comunismo, identificando la decadenza della classe borghese e della sua cultura con la decadenza <em>tout-court<\/em>), e il fatto che essi abbiano conosciuto l&#8217;evoluzione &#8212; o l&#8217;involuzione &#8212; che sappiamo, e si siano conclusi in modo disastroso per se stessi e per il mondo, sembrerebbe aver mostrato che non esistono alternative al nichilismo incombente; che il nichilismo e la negazione di s\u00e9 \u00e8 il destino finale dell&#8217;Europa, e dunque la sua auto-distruzione radicale; che chiunque osi anche solo immaginare qualcosa di diverso, viene immediatamente tacciato di inconfessabili nostalgie totalitarie e di non avere imparato niente dalla tragica lezione dei lager di Hitler e dei gulag di Stalin.<\/p>\n<p>Si direbbe, pertanto, che l&#8217;Europa sia arrivata ad un punto morto: se persiste nella masochistica affermazione del nichilismo, affretta ogni giorno la sua fine; se prova a pensare, per se stessa e per il mondo, un destino diverso, viene accusata di revisionismo, di arroganza, di non saper (o, peggio ancora, di non voler) fare tesoro delle lezioni della storia, di voler cancellare dalla propria memoria il monito dell&#8217;Olocausto: e, anche in questo caso, la sua fine \u00e8 certa.<\/p>\n<p>Esiste una possibilit\u00e0 di uscire da un simile circolo vizioso, che si alimenta da se stesso e che vorrebbe eternamente inchiodarla, oltretutto, al senso di colpa, come se Auschwitz fosse l&#8217;esito inevitabile della sua civilt\u00e0 e come se, oltre ad Auschwitz, essa non fosse mai stata capace di produrre niente di buono, di vero, di bello? Esiste una possibilit\u00e0 di uscire dal cerchio stregato del senso di colpa, senza per questo perdere la memoria storica di ci\u00f2 che va ricordato, e facendo tesoro di quello che \u00e8 stato, ma continuando a guardare avanti, cio\u00e8 al futuro?<\/p>\n<p>\u00c8 ormai da pi\u00f9 di un secolo che il calo demografico dell&#8217;Europa, sempre pi\u00f9 vistoso, e sempre pi\u00f9 in contrasto con la tendenza in atto negli altri continenti, sembra attestare che gli Europei non credono pi\u00f9 in se stessi, hanno smesso di amare la propria cultura e di investire risorse di coraggio e di speranza nel destino dei loro figli e dei loro nipoti. \u00c8 come se i nonni, per usare la celebre immagine virgiliana, ma rovesciandola, avessero rinunciato a piantare alberi destinati a creare ombra e frescura non gi\u00e0 per se stessi, che non faranno in tempo a goderne, ma per le generazioni future.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, dunque, \u00e8 finita? Attenzione: non si tratta solo del significato e del futuro peso politico, economico, culturale dell&#8217;Europa nel mondo; si tratta, prima di tutto, dell&#8217;idea che l&#8217;Europa \u00e8 venuta maturando di se stessa. Perch\u00e9 \u00e8 chiaro che, dopo il 1918, e soprattutto dopo il 1945, il tempo dell&#8217;egemonia mondiale dell&#8217;Europa \u00e8 finito, ed \u00e8 finito per sempre; nondimeno, che l&#8217;Europa sia condannata irreversibilmente alla decadenza, al rattrappimento, alla paralisi, questo dipende dagli Europei; non \u00e8 un destino, non \u00e8 scritto nelle stelle (con buona pace di Spengler e di tutti gli altri profeti di sventura). Per chi crede ancora in se stesso, nulla \u00e8 perduto, anche se versa nelle condizioni peggiori; ma per chi ha smesso di credere in s\u00e9 e nel domani, per chi dispera, \u00e8 finita, anche se le sue forze sono ancora intatte. Non si tratta di volontarismo a buon mercato, ma di un dato di fatto, che la storia &#8212; degli individui, ma anche dei popoli &#8212; ha mostrato infinite volte.<\/p>\n<p>Esemplari, in questo senso, le riflessioni svolte da Stefano Zecchi nel suo \u00abSillabario del nuovo millennio\u00bb (Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1993, pp. 53-56):<\/p>\n<p>\u00abNietzsche alla fine dell&#8217;altro secolo si chiedeva se l&#8217;Europa voleva se stessa oppure aveva rinunciato alla propria identit\u00e0. Per la generazione di giovani poeti, pittori e musicisti, come Stefan George, Egon Schiele o Alban Berg, che vivevano in epoca precedente alla prima guerra mondiale, l&#8217;intero mondo cristiano-borghese era gi\u00e0 spaccato molto tempo prima di Hitler. Ed significativo che a trasformare questa diffusa coscienza della decadenza e del trapasso &#8211; il nichilismo &#8212; nel tema di fondo della filosofia del nostro secolo sia stato un tedesco, Nietzsche appunto, e che soltanto in Germania questa filosofia abbia raggiunto la sua compiuta radicalit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma Nietzsche, finch\u00e9 \u00e8 stato in rado, ha sempre combattuto l&#8217;idea germanica di Bismarck, e se avesse potuto si sarebbe opposto al paganesimo senza mito del nazismo, e il suo Zarathustra avrebbe deriso chi voleva costruire la forza dell&#8217;Occidente sulla purezza di un&#8217;unica razza. Quando il partito di Hitler prese il potere, la sua propaganda si preoccup\u00f2 subito di mostrare l&#8217;inversione di un processo: contro la coscienza della disgregazione e del tramonto furono usate parole come &quot;risveglio&quot;, &quot;rottura&quot;, &quot;insurrezione&quot;, per sottolineare che se l&#8217;epoca borghese stava per finire, qualcosa di nuovo stava nascendo. Il nazionalsocialismo si presentava come superamento del nichilismo, ereditando e riscattando la tradizione europea moderna che ha nella cultura tedesca un punto di riferimento fondamentale. Ma ci\u00f2 che \u00e8 accaduto ha indotto il filosofo tedesco Theodor Adorno a dire che dopo Auschwitz non sarebbe pi\u00f9 stato possibile scrivere una poesia, perch\u00e9 qualunque opera avrebbe portato con s\u00e9 i segni della colpa, della colpa di appartenere alla tradizione culturale che ha condotto all&#8217;Olocausto. Ai suoi figli, la miseria e la grandezza della Germania, la sua ambizione e il suo fanatismo, la sua vilt\u00e0 e la sua intelligenza, consegnano cos\u00ec la complessit\u00e0 di un mondo che sembra arrestarsi, che dichiara la resa dopo la tragedia. Le devastazioni della guerra sono allora l&#8217;atto finale di una logica e rigorosa conseguenza della storia della cultura tedesca? Il crollo del Reich mostra l&#8217;impossibilit\u00e0 del superamento del nichilismo?<\/p>\n<p>Rispondere affermativamente significa ammettere di appartenere ad una tradizione non pi\u00f9 recuperabile, di cui ora non rimane pi\u00f9 nulla, neppure la disperazione: ci\u00f2 che pu\u00f2 aiutare soltanto un atteggiamento scettico, una posizione intransigente di fronte a quello che accade e che pu\u00f2 ancora accadere. Verso questa soluzione si \u00e8 orientata la grande maggioranza degli intellettuali tedeschi che hanno visto il 1933 come un&#8217;improvvisa infrazione della razionalit\u00e0 della storia, come la fine disastrosa di quell&#8217;ideologia borghese della sicurezza tanto amata da tutti.<\/p>\n<p>\u00c8 troppo facile allora scoprire improvvisamente l&#8217;orrore e decretare la fine di una tradizione nei campi di battaglia e di concentramento, sostenendo, poi, che la libert\u00e0 dell&#8217;esistenza pu\u00f2 essere garantita soltanto da un disilluso abbraccio al nulla. \u00c8 chiaro che cos\u00ec non solo non si pu\u00f2 capire quello che \u00e8 accaduto politicamente, ma soprattutto non si comprende neppure perch\u00e9 alcuni grandi, come Gottfried Benn, Ernest J\u00fcnger, lo stesso Heidegger o &#8212; fuori della Germania &#8212; Pound, C\u00e9line, si fossero illusi, anche solo per poco, che il nazismo potesse ereditare e difendere la tradizione dell&#8217;Occidente, rinnovando la visione simbolica del mondo appiattita dal sentimento diffuso della decadenza e del tramonto. Era rischioso, per\u00f2 la scommessa era su qualcosa di essenziale: si doveva guardare alla vita del cosmo come a ci\u00f2 che d\u00e0 senso alla vita umana, si doveva dare forma a un sentimento che lucidamente e disperatamente avvertiva che ogni &quot;prima&quot; e &quot;dopo&quot; della Storia scompaiono sulla scala dell&#8217;eternit\u00e0. Alla fine, certo, fu una grande illusione, che celava, per\u00f2, l&#8217;esigenza reale di definire un rapporto organico tra l&#8217;uomo e la tecnica, in grado di far ritrovare identit\u00e0 e nuova forza creativa nella nostra tradizione.<\/p>\n<p>Nessuna politica democratica, nata dalle macerie della guerra, \u00e8 riuscita non tanto a risolvere, ma soltanto a pensare questo problema. Ci\u00f2 che invece \u00e8 accaduto ha costruito la solida certezza che chiunque avesse cercato di riannodare i fili spezzati tra le mani di J\u00fcnger, di Benn, di Spengler, avrebbe portato con s\u00e9 i segni della colpa di appartenere ad un&#8217;idea di cultura e di politica che aveva condotto all&#8217;Olocausto. \u00c8 stata cos\u00ec cullata, pi\u00f9 o meno consapevolmente, un&#8217;altra illusione, e cio\u00e8 che l&#8217;unica cultura degna di rispetto fosse quella impegnata nella denuncia e nella critica ad oltranza, quella che pretende di negare il significato mitico di ogni cosa del mondo e di annullare il valore simbolico dell&#8217;esistenza e del nostro incontro con gli altri.\u00bb<\/p>\n<p>Insomma: in un empito di furore auto-punitivo, si \u00e8 gettato via il bambino insieme all&#8217;acqua sporca; per esorcizzare l&#8217;immagine di Auschwitz (l&#8217;immagine, non il ricordo: perch\u00e9 non bisognava mai pi\u00f9 dimenticare Auschwitz, ed era un crimine, per Adorno, scrivere anche una sola poesia dopo Auschwitz), si \u00e8 calpestato quel poco che restava della tradizione, anche della miglior tradizione europea; si sono eretti il relativismo e il nichilismo al rango di nuovi dogmi intoccabili; si \u00e8 bollata qualunque affermazione come un atto di arroganza, e si \u00e8 benedetta qualsiasi negazione; infine, si \u00e8 tacciato di vergognosi scopi revisionisti chiunque osasse tornare a parlare di metafisica, di cultura dei valori, di etica dei doveri oltre che dei diritti, di merito, di selezione, di ordine, di gerarchia, di pulizia (fisica e morale), di rispetto del passato. Perch\u00e9 il passato era quello che aveva condotto ad Auschwitz; tutto il resto, non era stato che il preambolo. Dietro i versi immortali di Dante, dietro la musica divina di Bach, dietro le cattedrali e le universit\u00e0, dietro la religione cristiana e il diritto romano, si vedeva, in controluce, Auschwitz: la sua preparazione sotterranea, la sua segreta incubazione. L&#8217;Europa aveva commesso una colpa collettiva inespiabile; dunque, chiunque avesse ancora parlato, o anche solo pensato, un&#8217;Europa proiettata in avanti, fiera di s\u00e9, capace di dialogare da pari a pari (perlomeno) con il resto del mondo, sarebbe apparso come un criptonazista o, nel migliore dei casi, come un imbecille, un presuntuoso, un insensibile. Per non offendere la memoria dei morti, bisognava che i vivi smettessero di amare la vita, di amare se stessi, di amare la propria terra, la propria religione, la propria tradizione. Bisognava che si suicidassero intellettualmente, spiritualmente e moralmente. E allora, ecco il ghigno: ecco il teatro dell&#8217;assurdo e della crudelt\u00e0; il trionfo del brutto e del disgustoso; il corteggiamento del sadico e dell&#8217;aberrante; l&#8217;esaltazione del deforme e del grottesco; il compiacimento ed il plauso riservati all&#8217;illogico, al folle, al ripugnante, alla nausea, al vomito, alla bile, a tutto ci\u00f2 che \u00e8 sordido, necrofilo, blasfemo, a tutto ci\u00f2 che suona come latrato animalesco, come imprecazione e come maledizione.<\/p>\n<p>Amare la vita \u00e8 stato equiparato ad un colpa; desiderare dei bambini, ad una manifestazione di egoismo e d&#8217;incoscienza; voler insegnare qualcosa ai giovani, ad un atto di prepotenza e di arroganza; voler distinguere il bello dal brutto, a un arbitrio e ad una forma di fondamentalismo estetico; voler distinguere il giusto dall&#8217;ingiusto, ad una inqualificabile pretesa autoritaria; voler distinguere il bene dal male, poi, poco meno che ad un attentato alla sacra libert\u00e0 individuale, un rigurgito di Medioevo, un intollerabile ritorno alle Crociate e ai metodi nazisti, ai massacri dei <em>conquistadores<\/em>, e via di seguito. Proibito educare, proibito ammonire, proibito proibire: del resto, come si permette la famiglia, che &#8212; notoriamente &#8212; \u00e8 il luogo pi\u00f9 sozzo, immondo e rivoltante che esista al mondo &#8212; di voler educare, ammonire e proibire qualcosa ai ragazzi? E come si permette la scuola, l&#8217;infame combriccola dei maestri e dei professori, di assegnare compiti, di dare voti e perfino di bocciare i pi\u00f9 somari? I somari, del resto, non esistono: esistono solo alunni incompresi, avviliti, sfruttati da un sistema iniquo, dentro e fuori le pareti scolastiche.<\/p>\n<p>Questi sono i termini della questione. Se si crede ancora nel domani, se gli Europei amano ancora la vita e sperano ancora nel futuro, devono superare il proprio senso di colpa. Nessuno dice che debbano dimenticare Auschwitz; del resto, non debbono dimenticare neppure Dresda, Amburgo, Tokyo, Hiroshima e Nagasaki (oppure queste ultime &quot;non valgono&quot;, perch\u00e9 sono fuori dell&#8217;Europa? Bisognerebbe chiederlo ad Adorno: si pu\u00f2 ancora scrivere una poesia dopo Hiroshima?). E devono sbarazzarsi, a calci nel sedere, di tutta la genia di pseudo-intellettuali, di questi signorini del &quot;no&quot; per partito preso, di questi nichilisti politicamente corretti e di questi <em>radical-chic<\/em> campioni di relativismo, che ammorbano l&#8217;aria e stendono un sudario di morte sull&#8217;Europa. Pretendono di essere la sua vigile coscienza, mentre sono solo la sua zavorra, se non il suo tumore.<\/p>\n<p>Se gli Europei torneranno a volersi un po&#8217; di bene, ad amare le proprie radici, a riscoprire la loro ricca e gloriosa tradizione, la loro storia entusiasmante (che contiene, certo, anche pagine brutte: come quella di ogni altro continente), forse siamo ancora in tempo a fermare il declino. Nulla \u00e8 deciso, nulla \u00e8 perduto per chi crede in se stesso. Ma prima bisogna perdonarsi, amare ed amarsi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il problema \u00e8 sempre lo stesso che fu posto da Friedrich Nietzsche poco meno di un secolo e mezzo fa: se l&#8217;Europa voglia essere se stessa,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[86,133,148],"class_list":["post-25055","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-adolf-hitler","tag-europa","tag-friedrich-nietzsche"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25055","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25055"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25055\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25055"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25055"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25055"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}