{"id":25053,"date":"2017-01-27T09:19:00","date_gmt":"2017-01-27T09:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/27\/siamo-fermi-al-problema-di-un-secolo-fa-leuropa-e-rimasta-senza-una-morale\/"},"modified":"2017-01-27T09:19:00","modified_gmt":"2017-01-27T09:19:00","slug":"siamo-fermi-al-problema-di-un-secolo-fa-leuropa-e-rimasta-senza-una-morale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/27\/siamo-fermi-al-problema-di-un-secolo-fa-leuropa-e-rimasta-senza-una-morale\/","title":{"rendered":"Siamo fermi al problema di un secolo fa: l\u2019Europa \u00e8 rimasta senza una morale"},"content":{"rendered":"<p>Basta dare una scorsa distratta al giornale o ascoltare, altrettanto distrattamente, un telegiornale, per avere la conferma (fatta la tara al sensazionalismo di un sistema dell&#8217;informazione che vive enfatizzando i fatti di cronaca nera e gli scandali, dato che la notizia \u00e8 stata completamente mercificata e quindi si vendono le notizie che suscitano orrore, spavento, disgusto, paura, e non le altre), del fatto che siamo afflitti da una perdita di senso morale, perdita che ormai dilaga ovunque e che \u00e8 qualcosa di assai diverso dal libertinismo o dall&#8217;edonismo sfrenato, dall&#8217;utilitarismo selvaggio o dall&#8217;opportunismo calcolato, teorizzati da vari pensatori moderni, a cominciare da Machiavelli, nel corso degli ultimi cinque secoli (<em>Il Principe<\/em> ha compiuto e superato i 500 anni, essendo stato scritto nel 1513).<\/p>\n<p>\u00c8 qualcosa di diverso, infatti, nel senso che si tratta non di una anti-morale, ma di una assenza di morale; non di una opposizione alla morale corrente, o tradizionale, ma di uno smarrimento, diciamo cos\u00ec, &quot;naturale&quot;, del senso etico. Fino ad ora, nessuna societ\u00e0, e dunque neanche la nostra, aveva mai potuto vivere senza un sistema di norme morali, e senza impegnarsi a trasmetterlo ai suoi figli, e a farlo rispettare dagli eventuali trasgressori; mentre, nel corso della modernit\u00e0, \u00e8 come se la nostra societ\u00e0 &#8212; quella che suole dirsi occidentale &#8211; si fosse gradualmente sbarazzata della morale, pi\u00f9 o meno come, all&#8217;arrivo della primavera, ci si sbarazza degli indumenti invernali e si fa a meno del cappotto, del maglione, dei guanti, delle scarpe pesanti: non senza scoprire, proprio come nell&#8217;esempio in questione, che la cosa \u00e8 molto piacevole, e non senza meravigliarsi di come si potesse, prima, sopportare una condizione cos\u00ec &quot;sacrificata&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno, pertanto, si \u00e8 sbarazzato della morale, cos\u00ec come ci si sbarazza di qualcosa che non serve pi\u00f9, che non ha ormai ragione di essere, e che, se venisse conservato, causerebbe fastidio, disagio, insofferenza; come qualcosa che \u00e8 stato utile in passato, ma che adesso deve sparire, perch\u00e9 ha perso ogni funzione e ogni significato. La cosa \u00e8 avvenuta non solo senza che l&#8217;<em>intellighenzia<\/em> lanciasse l&#8217;allarme, senza che un solo intellettuale, fra quelli pi\u00f9 quotati e pi\u00f9 ascoltati, dicesse a voce alta: <em>Ehi, ragazzi, ma che diavolo state facendo? La nostra societ\u00e0 non pu\u00f2 vivere senza una morale; nessuna societ\u00e0 pu\u00f2 sopravvivere senza di essa: ne va, quindi, della nostra sopravvivenza!<\/em>; ma, addirittura, con la volonterosa, meglio, della entusiastica partecipazione dell&#8217;<em>intellighenzia<\/em>. Gli scrittori, i poeti, gli artisti, i musicisti, i registi cinematografici e teatrali, hanno fatto a gara nel denigrare la &quot;vecchia&quot; morale e nell&#8217;esaltare non gi\u00e0 una nuova morale, ma l&#8217;abbandono e il rifiuto &#8211; a livello pratico, se non teorico &#8211; di qualsiasi morale; e parecchi pensatori, o sedicenti tali, hanno benedetto e sancito la pena legittimit\u00e0 di tale scriteriata operazione: basta vedere l&#8217;atteggiamento di gran parte dei &quot;nuovi filosofi&quot; spuntati come funghi dopo la pioggia all&#8217;ombra della <em>rive gauche<\/em> parigina (ed europea, anzi, mondiale) nel 1968 e dintorni. Tutto quel che hanno saputo fare costoro \u00e8 stato di lanciare quantit\u00e0 industriale d&#8217;immondizia contro la morale dei loro padri (nonch\u00e9 contro i loro padri stessi) e contro qualsiasi morale, in nome della <em>vita<\/em>, o della <em>giovinezza<\/em>, o della <em>libert\u00e0<\/em>, o altri slogan fasulli e pazzamente demagogici di tal genere.<\/p>\n<p>Ebbene, c&#8217;\u00e8 stato almeno un pensatore europeo che vide questa deriva per tempo e che la denunci\u00f2, bench\u00e9 il suo libro, notissimo e citatissimo, anche nelle aule universitarie, non abbia stimolato alcuna seria riflessione: lo spagnolo Ortega y Gasset. Troppo forte era l&#8217;ubriacatura nichilista e troppo impopolare sarebbe stato proporre alle &quot;masse&quot; un cambiamento di rotta.<\/p>\n<p><em>La ribellione delle masse<\/em>, il famoso saggio di Jos\u00e9 Ortega y Gasset, venne pubblicato nel 1930, ma, in essa, il filosofo spagnolo condens\u00f2 alcun aspetti essenziali del suo pensiero, elaborati nel corso di un ampio arco do tempo (nato a Madrid nel 1883, si era laureato nel 1902 con una tesi su <em>I terrori dell&#8217;anno Mille. Critica di una leggenda<\/em>; e si sarebbe poi spento nel 1955, dopo un intermezzo in esilio volontario, per non partecipare alla guerra civile spagnola). Si pu\u00f2 dunque affermare che le tesi contenute ne <em>La rebeli\u00f3n de las masas<\/em> sono il risultato di una riflessione che risale a circa un secolo fa; ed \u00e8 interessante constatare quanto poco siano cambiate le cose rispetto all&#8217;analisi che in quel libro viene tracciata della civilt\u00e0 europea. Semmai, le cose sono cambiate in peggio, e di molto; ma, quanto al problema essenziale che Ortega y Gasset poneva sul tappeto, non c&#8217;\u00e8 stata alcuna risposta, e perfino alcun tentativo di risposta: la cultura europea non ha saputo mettere in cantiere nulla, assolutamente nulla, che rispondesse al quesito: dove andr\u00e0 a finire una societ\u00e0 che ha perso per strada ogni senso morale?<\/p>\n<p>Al termine del suo saggio, infatti, il pensatore spagnolo concludeva con queste taglienti, ma realistiche osservazioni (da: Jos\u00e9 Ortega y Gasset, <em>La ribellione delle masse<\/em>; traduzione dallo spagnolo di Salvatore Battaglia, Bologna, Il Mulino, 1962, e Roma, La biblioteca di Libero, 2003, pp. 152-154):<\/p>\n<p><em>Questo \u00e8 il problema: l&#8217;Europa \u00e8 rimasta senza morale. Non \u00e8 che l&#8217;uomo-massa disprezzi la morale antiquatta a vantaggio di un&#8217;altra che s&#8217;annunzia, ma \u00e8 che il centro del suo regime vitale consiste precisamente nell&#8217;aspirazione a vivere senza sottoporsi a nessuna morale. Non \u00e8 da prestar fede a nessuna parola quando si sentono parlare i giovani di &quot;nuova morale&quot;. Nego recisamente che esista oggi in qualunque angolo del continente un qualsiasi gruppo informato da un nuovo &quot;ethos&quot; che abbia sembianze d&#8217;una morale. Quando si parla di &quot;nuova morale&quot;, non si fa altro che commettere una immoralit\u00e0 di pi\u00f9 e tentare il mezzo pi\u00f9 comodo per compiere un contrabbando.<\/em><\/p>\n<p><em>Per questa ragione sarebbe un&#8217;ingenuit\u00e0 rinfacciare all&#8217;uomo d&#8217;oggi la sua carenza di moralit\u00e0. L&#8217;imputazione lo lascerebbe senza disagio e, anzi, lo lusingherebbe. L&#8217;immoralismo \u00e8 arrivato a un prezzo molto basso, e chiunque ostenta di esercitarlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Se mettiamo da parte [&#8230;] tutti i gruppi che significano sopravvivenza del passato &#8212; i cristiani, gli &quot;idealisti&quot;, i vecchi liberali, ecc. &#8212; non si trover\u00e0 fra tutti quelli che rappresentano l&#8217;epoca attuale uno solo la cui attitudine dinanzi alla vita non si riduca a credere che gli spettino tutti i diritti e nessun obbligo. \u00c8 indifferente che si mascheri di reazionario o di rivoluzionario: per modi attivi o per vie passive, alla fine, il suo stato d&#8217;animo consister\u00e0, in maniera decisiva, nell&#8217;ignorare ogni obbligo e nel sentirsi, senza che egli stesso sospetti perch\u00e9, soggetto di illimitati diritti. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Perci\u00f2, non bisogna nobilitare la crisi attuale considerandola come il conflitto fra due moralit\u00e0 o civilt\u00e0, l&#8217;una caduca e l&#8217;altra albeggiante. L&#8217;uomo massa manca semplicemente di morale, che \u00e8 sempre, per essenza, sentimento di sottomissione a qualcosa, coscienza di osservanza e di obbligo. Per\u00f2 forse \u00e8 un errore dire &quot;semplicemente&quot;. Perch\u00e9 non si tratta soltanto del distacco di questo tipo di creatura dalla morale. No: non rendiamogli cos\u00ec facile la sua fatica. Dalla morale non \u00e8 possibile affrancarsi senz&#8217;altro. Ci\u00f2 che con un vocabolo perfino difettoso dal lato grammaticale, si chiama &quot;amoralit\u00e0&quot; \u00e8 una cosa che non esiste. Se non ci si vuole affidare ad alcuna orma, bisogna pure, si voglia o no, sottostare alla forma di negare ogni morale: e ci\u00f2 non \u00e8 amorale, ma immorale. \u00c8 una morale negativa che conserva dell&#8217;altra la forma vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Come si \u00e8 potuto credere nella &quot;amoralit\u00e0&quot; della vita? Senza, dubbio, perch\u00e9 ogni cultura e la civilt\u00e0 moderna conducono a questa convinzione. Adesso l&#8217;Europa raccoglie le penose conseguenze della sua condotta spirituale. Si \u00e8 gettata senza riserve nella direzione d&#8217;una cultura magnifica ma sprovvista di radici.<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 stato, recentemente, un filosofo, compatriota di Ortega y Gasset, il quale ha avuto l&#8217;ardire di proporre un nuovo sistema di morale pratica, ispirato ai &quot;valori&quot; della modernit\u00e0; una morale, ovviamente, interamente laica e razionale: Fernando Savater, del quale abbiamo altra volta parlato (cfr. il nostro articolo <em>L&#8217;etica atea di Fernando Savater non \u00e8 che una mescolanza di stoicismo e cristianesimo<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 13\/12\/20112, e ripubblicato su <em>Il Corriere delle Regioni<\/em> il 14\/12\/2015). Ma si \u00e8 trattato di un tentativo cos\u00ec fiacco e mediocre, cos\u00ec screditato in partenza, cos\u00ec inconsistente e quasi ridicolo, da rientrare, semmai, in quei conati che il buon Ortega y Gasset definiva come nuove forme d&#8217;immoralit\u00e0, o, se si vuole, come dei nuovi tentativi di contrabbando. Perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 che, dopo l&#8217;abbandono della morale tradizionale, che era, essenzialmente, la morale cristiana, niente \u00e8 stato costruito al suo posto; e, anche se molto se ne \u00e8 parlato e sproloquiato, niente si potr\u00e0 mai fare, perch\u00e9 un sistema di morale non si costruisce in due o tre generazioni, e, soprattutto, non si costruisce sul nulla: e la basi della civilt\u00e0 moderna sono il nulla, ossia il nichilismo pi\u00f9 radicale.<\/p>\n<p>In effetti, le cose sono arrivate a un puto tale che l&#8217;uomo moderno sembra aver perso non solo ogni residuo di morale (ci vorrebbero un carabiniere e un giudice per sorvegliare ogni cittadino; ma chi sorveglierebbe il carabiniere e il giudice?), ma perfino gli organi per percepire la morale, proprio come un cieco dalla nascita che non sa cosa sia il vedere, o un sordo dalla nascita che ignora che cosa siano i suoni. Un numero sempre pi\u00f9 grande di persone mentono, tradiscono, calunniano, truffano, rubano, rapinano, stuprano, feriscono e uccidono, senza quasi provare emozioni, e quindi senza provare rimorso. \u00c8 diventato un mestiere durissimo, oggi, quello del magistrato inquirente: a differenza di un tempo, il reo non \u00e8 soggetto ad alcun rimorso, e la sua unica preoccupazione \u00e8 quella di scansare le conseguenze delle sue azioni; azioni che sa benissimo di aver compiuto (altro che <em>incapace d&#8217;intendere e di volere<\/em>, come troppo spesso dicono gi avvocati difensori dei peggiori criminali), sapendo benissimo che erano illecite, ma per le quali non prova alcuna vergogna e alcun disagio, anzi, sarebbe pronto a compierle di nuovo. I tempi di <em>Delitto e castigo<\/em> sembrano appartenere a una lontanissima preistoria; e il commissario Maigret, oggi, molto probabilmente, chiederebbe il pensionamento anticipato. Come si fa a ristabilire la giustizia, in un mondo dal quale \u00e8 stata bandita l&#8217;esistenza del male?<\/p>\n<p>Parliamoci chiaro: un sistema etico presuppone l&#8217;esistenza del bene e del male (e dunque rifiuta qualunque naturalismo), nonch\u00e9 la capacit\u00e0, da parte dell&#8217;uomo, di riconoscere, e pertanto distinguere, l&#8217;uno dall&#8217;altro. Per\u00f2 del male, ormai, non si parla pi\u00f9; ha smesso di parlarne la societ\u00e0 civile; ha quasi smesso di parlarne anche la Chiesa cattolica. L&#8217;una non parla pi\u00f9 del reato, l&#8217;altra non parla pi\u00f9 del peccato. Pare che solo il bene abbia ormai cittadinanza; e, naturalmente, i diritti, questo nuovo idolo laico, sempre pi\u00f9 esigente e sempre pi\u00f9 insaziabile. Ma questa \u00e8 una menzogna, perch\u00e9, se ci fosse solo il bene, vorrebbe dire che la societ\u00e0 \u00e8 formata solamente da angeli: il che \u00e8 manifestamente falso.<\/p>\n<p>A questa situazione siamo arrivati per gradi, ma con una coerenza costante. Del resto, ci\u00f2 era inevitabile, da quando la nostra civilt\u00e0 ha deciso di gettarsi Dio dietro le spalle, fra i ricordi del passato, e di andare avanti da sola, basando ogni cosa sulle sole capacit\u00e0 dell&#8217;uomo. La cultura dei diritti esagerati ha fatto il resto: ogni serio progetto educativo \u00e8 stato abbandonato, e ai bambini \u00e8 stato fatto credere che va bene qualsiasi comportamento, che tutto \u00e8 permesso, che si pu\u00f2 fare qualsiasi cosa, senza doverne poi rispondere (cfr. i nostri precedenti articoli: <em>Parliamo ai giovani di mille cose superflue, ma non parliamo pi\u00f9 loro del Bene e del Male<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 15\/10\/2008; e <em>Abbiamo smarrito il senso del bene e del male<\/em>, del vero e del falso, del giusto e dell&#8217;ingiusto, pubblicato sul <em>Il Corriere delle Regioni<\/em> il 22\/02\/2016). Non avremmo perci\u00f2 alcun diritto di lamentarci delle conseguenze disastrose di questa anti-pedagogia e di questa contro-educazione, perch\u00e9 abbiamo fatto tutto con le nostre mani.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che nella societ\u00e0 di massa la persona tende a disgregarsi, a scomparire, a evaporare, per sciogliersi, appunto, nella massa: e la massa, per definizione, \u00e8 priva di etica, \u00e8 amorale. Per ristabilire la morale a livello sociale, bisognerebbe realizzare il processo inverso a quello che ha condotto alla nascita della societ\u00e0 di massa: riportare le persone ad essere se stesse, farle uscire dalla massa e restituirle alla loro individualit\u00e0: perch\u00e9 solo dove c&#8217;\u00e8 individualit\u00e0, c&#8217;\u00e8 anche responsabilit\u00e0. La massa non \u00e8 responsabile di quel che fa, perch\u00e9 la massa non ha un nome, non ha un volto, non ha uno stato civile, e tanto meno un indirizzo. \u00c8 formata da tutti e da nessuno. Dunque, non \u00e8 nemmeno punibile: \u00e8 giuridicamente irresponsabile dei propri atti, nel senso tecnico dell&#8217;espressione, come lo erano, secoli addietro, i sovrani per diritto divino: un bel paradosso, sul quale gli adoratori acritici della democrazia dovrebbero riflettere a lungo. Cos\u00ec come dovrebbero riflettere sul fatto che i peggiori crimini della storia umana sono stati perpetrato nella modernit\u00e0, da parte di societ\u00e0 che avevano deciso di crearsi una nuova etica: quella giacobina, che benedisse il genocidio del popolo della Vandea; quella comunista, con gli stermini staliniani; quella nazista, con il genocidio delle razze &quot;inferiori&quot;; e quella democratica, con i vari genocidi dei quali non si parla mai, alcuni dei quali in corso, a cominciare da quello dei nascituri, perfettamente legalizzato con le leggi sulla interruzione volontaria della gravidanza, presentate come la realizzazione di un diritto sacrosanto della donna a disporre pienamente di se stessa.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che l&#8217;unico sistema di morale che abbia dimostrato di saper resistere alla sfida dei secoli e delle trasformazioni sociali, \u00e8 quello cristiano; ma ad esso abbiamo voltato deliberatamente le spalle. Avremo il coraggio e l&#8217;onest\u00e0 di rendercene conto e di tornare sui nostri passi, prima di essere travolti dalle forze distruttive da noi stessi scatenate in nome del&#8217;umanismo?<\/p>\n<p>Quanto all&#8217;ultima osservazione di Ortega y Gasset, e cio\u00e8 che la &quot;perdita&quot; della morale corrisponde, in concreto, e sia pure inconsapevolmente, alla adozione di una &quot;contro-morale&quot;, questo suggerisce al credente uno spunto di riflessione estremamente serio, per non dire drammatico. Il filosofo spagnolo sostiene che le societ\u00e0 umane non possono rimanere neutre di fronte alla morale: se non scelgono una morale, cio\u00e8 un principio di distinzione del bene e del male, e quindi l&#8217;adozione del punto di vista del bene, allora, necessariamente, scelgono il male. Questa, in termini religiosi, sarebbe la vittoria definitiva del diavolo: e, di questi tempi, se ne scorgono numerosi indizi, tali che perfino una mente perfettamente laica, ma che sia onesta dal punto di vista intellettuale, non pu\u00f2 non essersene resa conto anch&#8217;essa. L&#8217;avventura della civilt\u00e0 moderna \u00e8 destinata dunque a concludere la sua parabola nelle braccia del diavolo?<\/p>\n<p>Ciascuno \u00e8 libero di trarre le proprie conclusioni. A colui che possiede uno spirito religioso resta una sola cosa da fare, dopo tante celebrazioni dell&#8217;attivismo e del volontarismo umano: pregare, pregare sempre, come raccomandava il Maestro, senza stancarsi mai&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Basta dare una scorsa distratta al giornale o ascoltare, altrettanto distrattamente, un telegiornale, per avere la conferma (fatta la tara al sensazionalismo di un sistema dell&#8217;informazione<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141],"class_list":["post-25053","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25053","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25053"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25053\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25053"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25053"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25053"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}