{"id":25051,"date":"2017-08-17T09:15:00","date_gmt":"2017-08-17T09:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/17\/leuropa-si-e-spenta-con-la-civilta-cristiana\/"},"modified":"2017-08-17T09:15:00","modified_gmt":"2017-08-17T09:15:00","slug":"leuropa-si-e-spenta-con-la-civilta-cristiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/17\/leuropa-si-e-spenta-con-la-civilta-cristiana\/","title":{"rendered":"L&#8217;Europa si \u00e8 spenta con la civilt\u00e0 cristiana"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa \u00e8 stata la civilt\u00e0 europea? L&#8217;incontro fra il cristianesimo latino e lo spirito guerriero e avventuroso germanico. Da questi due elementi \u00e8 nata la cavalleria, come istituzione del mondo feudale e come <em>Weltanschauung<\/em> propria dell&#8217;uomo medievale. L&#8217;Impero carolingio prima, quello ottoniano poi, traggono origine da qui; da qui traggono origine il monachesimo cluniacense e le Crociate, le cattedrali gotiche e la <em>Divina Commedia<\/em>, quanto di meglio ha saputo produrre la cultura medievale, le sue istituzioni, il suo diritto, la sua spiritualit\u00e0, la sua fierezza, la sua tenacia, il suo senso del limite, la sua capacit\u00e0 di conservarsi e di espandersi, superando innumerevoli tempeste e risorgendo ogni volta, dopo le rinnovate invasioni barbariche &#8211; dei Vichinghi, degli Ungari, dei Saraceni -, dopo le carestie, le pestilenze, le guerre intestine, perfino i mutamenti climatici: sempre conscia di s\u00e9 perch\u00e9 conscia dei suoi valori, del senso della vita, del legame con il trascendente, il sacro, il divino, e ingentilita dal messaggio di amore del Vangelo, che rimase sempre il termine di paragone, anche quando era disatteso, edulcorato, perfino tradito.<\/p>\n<p>Ma, fra tutti gli altri elementi, quello cavalleresco resta, probabilmente, il pi\u00f9 importante, non tanto per ci\u00f2 che fu effettivamente, quanto per ci\u00f2 che seppe ispirare nell&#8217;immaginario collettivo, per i sentimenti che seppe accendere, per l&#8217;energia che seppe alimentare, e del quale le opere dei romanzieri e dei poeti conservano un riflesso, ma col quale la societ\u00e0 materiale non s&#8217;identifica assolutamente, non pi\u00f9 di quanto il <em>Don Chisciotte<\/em> s&#8217;identifichi con il vero spirito della cavalleria. Perch\u00e9 l&#8217;uomo medievale fu dotato di vivissima immaginazione e seppe vedere nel mondo che lo circondava, come accade a tutti i popoli nella loro infanzia, ci\u00f2 che l&#8217;uomo moderno non sa pi\u00f9 vedere: una foresta di simboli; un linguaggio misterioso di cui egli aveva, e sia pure parzialmente, la chiave; e la chiara consapevolezza che la realt\u00e0 visibile \u00e8 solo una piccola parte del reale, paragonata a ci\u00f2 che non appartiene alla dimensione fisica e materiale. Senza tenere costantemente presente lo spirito di cavalleria, senza ricordare l&#8217;importanza e il valore del Sacro Graal, o meglio, della <em>ricerca<\/em> del Sacro Graal (perch\u00e9, per l&#8217;uomo medievale, l&#8217;impegno \u00e8 pi\u00f9 importante del risultato), non si capiscono n\u00e9 Carlo Magno, n\u00e9 san Tommaso d&#8217;Aquino, n\u00e9 Federico II, n\u00e9 Innocenzo III, n\u00e9 Dante, n\u00e9 i trovatori, n\u00e9 le eresie medievali, n\u00e9 l&#8217;arte medievale e nemmeno il pensiero del Medioevo. Al cuore dello spirito di cavalleria vi \u00e8 un sentimento eroico della vita e una concezione di essa proporzionata a tale sentimento: la vita, pertanto, \u00e8 vista come una prova, come una guerra, come una missione, nella quale \u00e8 necessario mettere in gioco tutte le proprie risorse, fisiche, intellettuali, spirituali, morali, per combattere la buona battaglia a servizio del bene e per debellare il male, con l&#8217;aiuto di Dio; ma \u00e8, prima di tutto, una guerra che si combatte nell&#8217;interiorit\u00e0 dell&#8217;anima, e un uomo degno di questo nome, che sia un monaco o un guerriero, deve aver prima affrontato e vinto i propri demoni, le proprie tentazioni, le proprie debolezze, se vuol diventare degno di affrontare, a viso aperto, i nemici esterni, che poi sono i nemici dei suoi simili, della sua civilt\u00e0, della sua fede religiosa. L&#8217;ideale eroico della cavalleria sposa, infatti, il massimo della tensione individualistica, che esalta le qualit\u00e0 del singolo, quelle che lo distinguono e lo fanno emergere dalla folla anonima (il Medioevo non conosce il concetto di &quot;massa&quot;, perch\u00e9 non \u00e8 malato, come la modernit\u00e0, di egualitarismo velleitario), con il massimo del comunitarismo, nel senso che tutte le azioni e tutte le intenzioni hanno come orizzonte spirituale non la realt\u00e0 dell&#8217;io, ma quella della comunit\u00e0; non i bisogni dell&#8217;io, non le brame dell&#8217;io, ma i bisogni e le necessit\u00e0 vere e profonde della comunit\u00e0, sia essa la corte del signore, o il villaggio, o il regno, o l&#8217;Impero, o la cristianit\u00e0 tutta, concetto molto ampio che abbraccia l&#8217;intera Europa, non solo in senso geografico, ma soprattutto in senso culturale, spirituale, religioso. Il pellegrino che va a piedi, partendo dalla Scandinavia, a Santiago di Compostela, o quello che, partendo dall&#8217;Inghilterra, si reca al santuario di San Michele Arcangelo, sul Monte Gargano, non pensa di attraversare dei Paesi straneri, ma un&#8217;unica patria ideale. L&#8217;Europa, pertanto, comincia a tramontare quando si offusca lo spirito di cavalleria; quando il mercante e il banchiere cominciano a imporre la loro logica, la loro concezione del reale; e quando la Chiesa, che, fino ad allora, aveva sostanzialmente inglobato in s\u00e9 l&#8217;ideale cavalleresco, ovviamente cristianizzandolo, viene a patti con questa nuova mentalit\u00e0 borghese e si predispone a quel lunghissimo processo di auto-svalutazione e di auto-liquidazione cui oggi siamo assistendo nella sua fase pi\u00f9 clamorosa, ma che parte, in effetti, da molto lontano: precisamente, da quando essa lasci\u00f2 cadere la condanna dell&#8217;usura e si adatt\u00f2 a un compromesso con il sistema delle banche, cercando di strappare per s\u00e9 qualche vantaggio.<\/p>\n<p>Vale la pena di rileggersi il bel saggio <em>La nascita dell&#8217;Europa<\/em> di Christopher Dawson (Hay Castle, Galles, 12 ottobre 1889-Budleigh Salterton, Devon, 25 maggio 1970), uno dei migliori medievisti britannici ed europei, forse non abbastanza conosciuto e apprezzato perch\u00e9 cattolico (si era convertito nel 1914 dall&#8217;anglo-cattolicesimo e insegn\u00f2 anche Religione cattolica all&#8217;Universit\u00e0 di Harvard, negli Stati Uniti) e perch\u00e9 convinto dell&#8217;importanza, per la societ\u00e0 europea odierna, di conoscere le proprie radici, un concetto oggi sempre meno apprezzato dalla cultura dominante, relativista, internazionalista, immigrazionista, che fa di tutto per nascondere ai popoli d&#8217;Europa le loro radici appunto per poterne distruggere l&#8217;identit\u00e0 e, quindi, la speranza nel futuro. Dawson era uno che diceva, senza tanti giri di parole<em>: Solo studiando la cultura cristiana noi possiamo capire com&#8217;\u00e8 nata la cultura occidentale e quali sono i valori essenziali sui quali \u00e8 fondata. Perci\u00f2, se vogliamo che tale tradizione sopravviva, ritengo che lo studio della cultura cristiana sia indispensabile.<\/em> Riportiamo, dunque, la conclusione de <em>La nascita dell&#8217;Europa<\/em> (titolo originale: <em>The Making of Europe: An Introduction to the History of the European Unity<\/em>, London, Sheed and Ward, 1932, ripubblicato dalla Catholic University of America Press, 2003; traduzione dall&#8217;inglese di Cesare Pavese, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1959, 1969, pp. 330-333):<\/p>\n<p><em>Questo territorio mediano [tra la Francia settentrionale e la Germania occidentale], che si estendeva dalla Loira al Reno, fu la vera patria della cultura medievale e la fonte delle sue creazioni pi\u00f9 caratteristiche. Esso fu la culla dell&#8217;architettura gotica, delle grandi scuole medievali, del movimento di riforma monastica ed ecclesiastica e dell&#8217;ideale delle crociate. Fu il centro del tipico sviluppo dello stato feudale, del movimento comunale nord-europeo e dell&#8217;istituto della cavalleria. Fu qui che venne finalmente raggiunta una completa sintesi del Nord germanico e dell&#8217;ordine spirituale della chiesa e delle tradizioni della cultura latina. L&#8217;et\u00e0 delle crociate vide apparire un nuovo ideale etico e religioso, che rappresenta la trasposizione in forme cristiane dell&#8217;antico ideale eroico della cultura guerresca nordica. Nella &quot;Chanson de Roland&quot; troviamo gli stesi sentimenti che ispiravano l&#8217;antica epica pagana: la fedelt\u00e0 del guerriero al suo signore, la gioia della guerra per la guerra, e soprattutto la glorificazione della sconfitta onorevole. Ma ora tutto ci\u00f2 \u00e8 subordinato al dovere di servire la cristianit\u00e0 e messo a contatto con gli ideali cristiani. Il caparbio rifiuto di Rolando di suonare il corno \u00e8 interamente nella tradizione della vecchia poesia, ma nella scena della morte al posto dello sdegnoso fatalismo degli eroi nordici come Hogni e Hamdis c&#8217;\u00e8 l&#8217;atteggiamento cristiano della sottomissione e del pentimento. &quot;Verso la terra di Spagna egli volse la faccia, sicch\u00e9 Carlo e tutto il suo esercito potessero scorgere ch&#8217;era morto da valoroso vassallo con la faccia rivolta al nemico. Poi si confess\u00f2, pieno di santo zelo, e lev\u00f2 il suo guanto al cielo in pegno dei suoi peccati&quot; (&quot;Chanson de Roland&quot;, vv. 2360-65; anche 2366-96).<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 vero che l&#8217;ideale eroico aveva gi\u00e0 trovata un&#8217;espressione nella letteratura dei popoli cristiani, soprattutto nel nobile &quot;Lamento di Maldon&quot; con quei grandi versi: &quot;La mente sar\u00e0 pi\u00f9 risoluta, il cuore pi\u00f9 indomito, il coraggio pi\u00f9 grande, via via che perderemo la forza&quot;. Ma qui per ora troviamo ben poca traccia di sentimento cristiano. Sopravvive intatta l&#8217;antica tradizione. Invero, per tutta l&#8217;&quot;et\u00e0 oscura&quot; la societ\u00e0 occidentale fu caratterizzata da un dualismo etico che corrispondeva a un dualismo culturale. C&#8217;era un ideale per il guerriero e un altro ideale per il cristiano, e il primo apparteneva ancora in spirito al mondo barbarico del paganesimo nordico. Solo nel secolo XI la societ\u00e0 militare venne incorporata nell&#8217;organismo spirituale del mondo cristiano sotto l&#8217;influsso ideale delle crociate. L&#8217;istituto della cavalleria \u00e8 il simbolo della fusione delle tradizioni nordiche e cristiane nell&#8217;unit\u00e0 medievale, ed essa rimarr\u00e0 tipica della societ\u00e0 occidentale dal tempo della &quot;Chanson de Roland&quot; sino al giorno in cui, durante il passaggio della Sesia, nei tempi di Lutero e di Machiavelli, il suo ultimo rappresentante, Baiardo, &quot;il buon cavaliere&quot;, morir\u00e0 come Rolando col viso rivolto verso gli Spagnoli. Il medioevo \u00e8 infatti l&#8217;epoca del cattolicesimo nordico, e dur\u00f2 solamente finch\u00e9 dur\u00f2 l&#8217;alleanza tra il papato e il Nord: un&#8217;alleanza che era stata inaugurata da Bonifacio e Pipino, e rassodata dall&#8217;opera del moto settentrionale di riforma ecclesiastica nel secolo XI, moto ch&#8217;ebbe la sua origine nella Lorena e nella Borgogna. Quest&#8217;alleanza fu spezzata per la prima volta da un altro Bonifacio e da un altro re dei Franchi, alla fine del secolo XIII, ma, sebbene dopo di allora non si ricostituisse mai pi\u00f9 interamente, tuttavia rimase la pietra angolare: dell&#8217;unit\u00e0 occidentale, sino a quando il papato non divenne una potenza del tutto italiana e i popoli del Nord cessarono di essere cattolici.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma, sebbene la cultura medievale fosse la cultura del Settentrione cristiano la sua faccia, come quella di Rolando, era rivolta verso il Sud islamico, e non c&#8217;era terra dal Tago all&#8217;Eufrate dove i guerrieri nordici non avessero versato il loro sangue. Principi normanni regnavano in Sicilia e ad Antiochia, principi lorenesi a Gerusalemme e a Edessa, principi borgognoni nel Portogallo e ad Atene, principi fiamminghi a Costantinopoli; e i ruderi dei loro castelli nel Peloponneso, a Cipro e in Siria, testimoniano ancor della potenza e dell&#8217;iniziativa dei baroni franchi.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo contatto con la superiore civilt\u00e0 del mondo islamico e bizantino ebbe un influsso decisivo sull&#8217;Europa occidentale, e fu tra i pi\u00f9 importanti elementi che contribuirono allo sviluppo della cultura medievale. Esso si rivel\u00f2, da una parte, nella formazione della nuova cultura aristocratica cortigiana e della nuova letteratura dialettale, e, dall&#8217;altra, nell&#8217;assimilazione della tradizione scientifica greco-araba e nella formazione di una nuova cultura intellettuale d&#8217;Occidente. Questi influssi rimasero vivi finch\u00e9 non li arrest\u00f2 la rinascita della tradizione classica, che coincise con la conquista turca dell&#8217;Oriente e la separazione dell&#8217;Europa occidentale dal mondo islamico. Con la fine del medioevo, p&#8217;Europa volse la schiena all&#8217;Oriente e cominci\u00f2 a guardare all&#8217;Atlantico.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec l&#8217;unit\u00e0 medievale non era duratura, perch\u00e9 fondata sull&#8217;unione della chiesa e dei popoli nordici con un lievito d&#8217;influssi orientali. Tuttavia, il suo tramonto non signific\u00f2 la fine dell&#8217;unit\u00e0 europea. Al contrario, la cultura occidentale divenne pi\u00f9 autonoma, pi\u00f9 autosufficiente e pi\u00f9 &quot;occidentale&quot; che mai. La perdita dell&#8217;unit\u00e0 spirituale non implic\u00f2 la separazione dell&#8217;Occidente in due unit\u00e0 culturali esclusive e nemiche, come sarebbe certamente accaduto se essa fosse successa quattro o cinque secoli prima. A dispetto della separazione religiosa, l&#8217;Europa conserv\u00f2 la sua unit\u00e0 culturale, ma stavolta fondata pi\u00f9 su una tradizione intellettuale comune e una comune fedelt\u00e0 alla tradizione classica che non su una fede comune.<\/em><\/p>\n<p>E tuttavia, pur condividendo quasi tutta l&#8217;analisi di Dawson circa la formazione della civilt\u00e0 europea medievale quale risultato della fusione fra la tradizione guerriera, e poi cavalleresca, dei popoli nordici, e il cristianesimo, organizzato dalla Chiesa, dei popoli latini, il tutto stimolato da proficui contatti con l&#8217;Oriente islamico e bizantino (cio\u00e8 arabo e greco), abbiamo qualche riserva da fare su ci\u00f2 che egli dice circa la fine della civilt\u00e0 medievale, laddove sostiene che l&#8217;Europa conserv\u00f2 la sua unit\u00e0 culturale anche dopo la perdita dell&#8217;unit\u00e0 spirituale e religiosa, provocata dalla cosiddetta Riforma protestante. Perch\u00e9 \u00e8 vero quel che egli dice, che la grammatica latina, nelle scuole e nelle universit\u00e0, prese il posto della perduta liturgia latina nelle chiese (ovviamente, in quelle del Nord protestante, che adottarono la liturgia nelle lingue volgari fin dal XVI secolo), sicch\u00e9 l&#8217;unit\u00e0 culturale permase; ma l&#8217;unit\u00e0 culturale non \u00e8 sufficiente a tenere in piedi una civilt\u00e0, a nostro modo di vedere, se non esteriormente e superficialmente. Il vero elemento unificatore di una civilt\u00e0, quello che fa di essa ci\u00f2 che \u00e8, ossia una civilt\u00e0, una <em>Kultur<\/em>, e non solamente una cultura, una <em>Bildung<\/em>, risiede non in un fatto intellettuale, ma in un fatto essenzialmente spirituale e religioso. Per cui, venuta meno l&#8217;unit\u00e0 spirituale e religiosa, viene meno anche l&#8217;unit\u00e0 complessiva, se non, appunto, esteriormente; anzi, bisogna chiedersi se sia possibile parlare ancora di civilt\u00e0. Infatti, se \u00e8 vero che il professore di latino (e di greco) prese il posto del chierico, da Londra a Palermo e da Berlino a Lisbona, ci\u00f2 non fu sufficiente a rimpiazzare quel ch&#8217;era andato perso, e che era insostituibile: il sentimento della comune idealit\u00e0 spirituale e religiosa. Il mondo protestante incominci\u00f2 a non sentire alcun legame con il mondo cattolico, perch\u00e9 proprio della rottura dell&#8217;unit\u00e0 esso aveva fatto la sua bandiera e la sua nuova ragion d&#8217;essere: non avrebbe potuto agire diversamente, senza suicidarsi. Il Nord era costretto, dalla sua stessa dinamica interna, ad andare sempre pi\u00f9 lontano; e infatti, anche geograficamente ed economicamente, il suo sguardo si rivolse sempre pi\u00f9 oltre l&#8217;Atlantico, e sempre di meno verso il Mediterraneo. Ci\u00f2 lo rese sempre pi\u00f9 commerciale e sempre pi\u00f9 finanziario &#8212; e sempre meno cristiano. Sotto la vernice cristiana, il Nord incominci\u00f2 a secolarizzarsi; poi, gradualmente, a divenire irreligioso, come lo \u00e8 diventato, sostanzialmente, oggi. Il Sud, ripiegato su se stesso, arretrato economicamente e socialmente (nel XVII secolo vi fu un vero e proprio processo di rifeudalizzazione) cer\u00f2 un compenso nel rinnovato slancio missionario e religioso: e buona parte del moto della espansione coloniale portoghese, e soprattutto spagnola, pu\u00f2 essere letto in quest&#8217;ottica. Dal punto di vista spirituale, lo slancio missionario della Compagnia di Ges\u00f9 in Paraguay, in Cina, in Giappone, alle Molucche, \u00e8 certo pi\u00f9 significativo dello slancio guerriero dei <em>conquistadores<\/em>; e anche se le sue &quot;conquiste&quot; furono pi\u00f9 labili, o addirittura nulle, contribu\u00ec pi\u00f9 di questo alla ristrutturazione spirituale del Sud cattolico.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, mentre l&#8217;Europa del Nord, divenuta protestante, scivolava passo a passo verso il distacco, non da Roma, ma da Dio, e gettava le basi di quella anti-civilt\u00e0, materialista, atea e brutalmente edonista, che \u00e8 la cosiddetta civilt\u00e0 moderna, il Sud resisteva ancora per qualche secolo, e solo alla seconda met\u00e0 del XX alzava anch&#8217;esso bandiera bianca, rinunciando alla propria identit\u00e0 spirituale e assimilando la mentalit\u00e0 materialista e mercantile del mondo moderno. L&#8217;atto visibile e simbolico di questa resa \u00e8 stato il Concilio Vaticano II, con il quale la Chiesa cattolica &#8211; che s&#8217;era tenuta ancorata allo spirito della vecchia civilt\u00e0 medievale europea &#8211; dicendo e, forse, credendo, di rinnovarsi e riorganizzarsi, si \u00e8, di fatto, suicidata, svendendo il proprio patrimonio spirituale e svuotando di sostanza effettiva la propria religiosit\u00e0. Lo spettacolo penoso dei preti e dei vescovi &quot;di strada&quot; che, con la scusa di andare &quot;incontro al mondo&quot;, di fatto abbassando la religione al livello del mondo e la svuotano della sua specifica essenza, ossia della sua dimensione spirituale e trascendente, \u00e8 il penultimo atto di questa lenta agonia. L&#8217;ultimo, sar\u00e0 simile a quello che si \u00e8 gi\u00e0 verificato nell&#8217;Europa del Nord: l&#8217;abbandono in massa delle chiese da parte dei fedeli, sedotti da altre voci mondane, pi\u00f9 appetitose di quelle dei preti &quot;di strada&quot; e dei teologi della &quot;liberazione&quot;. E, con l&#8217;estinzione dell&#8217;ultima favilla della civilt\u00e0 cristiana, l&#8217;Europa piomber\u00e0 nel buio: perch\u00e9, ripetiamo, i frigoriferi pieni e i quattro televisori in casa non sostituiscono la sostanza spirituale di una civilt\u00e0, al massimo possono tentare di contraffarla con una illusoria apparenza di dinamismo e vitalismo. La cosa \u00e8 doppiamente grave, perch\u00e9 l&#8217;Europa, proprio in questa fase storica, \u00e8 sottoposta ad una sfida di una gravit\u00e0 quale mai si era vista nella sua storia, dai tempi dell&#8217;assedio turco di Vienna: una invasione islamica capillare, incessante, inarrestabile, che, sotto le specie d&#8217;una pacifica migrazione, si delinea, di fatto, in tutto e per tutto, non solo come una conquista, ma come una autentica sostituzione di popolazione. Ma vi \u00e8 una logica, in questo: allorch\u00e9 una civilt\u00e0 si estingue e si riduce a una cultura materialista, vuol dire che i tempi sono maturi perch\u00e9 venga qualche potenza esterna a impadronirsene, e perfino a rimpiazzare fisicamente i suoi abitanti, uno ad uno. Per ogni bambino europeo che non nasce, o che viene ucciso nel ventre di sua madre mediante l&#8217;aborto, vi sono due o tre bambini stranieri, figli di genitori islamici, che si apprestano a prenderne il posto.<\/p>\n<p>Dawson, a nostro giudizio, aveva intravisto alcune di queste dinamiche, compresa l&#8217;insorgente minaccia da Oriente, ma gli era sfuggita la cosa pi\u00f9 importante, pur avendo visto che una civilt\u00e0, per usare le sue parole, non \u00e8 fatta solo di effimeri successi materiali e di progresso tecnologico: gli era sfuggito che la civilt\u00e0 europea \u00e8 la civilt\u00e0 cristiana, per cui essa ha cominciato a morire alla fine del Medioevo, con il progressivo distacco della societ\u00e0, dell&#8217;economia, infine della cultura, dai valori cristiani; distacco di cui la cosiddetta Riforma luterana non \u00e8 stata che l&#8217;atto visibile, ancorch\u00e9 mascherato da motivi religiosi. In realt\u00e0, la posta in gioco non era il <em>rinnovamento<\/em> del cristianesimo, ma la sua messa in liquidazione e la sua sostituzione con la cultura del profitto economico, che non era mai stata al centro della civilt\u00e0 medievale. Vi \u00e8 ancora qualche speranza di sottrarci a un tale destino? Umanamente parlando, no: siamo giunti al capolinea. Eppure, niente \u00e8 impossibile a Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa \u00e8 stata la civilt\u00e0 europea? L&#8217;incontro fra il cristianesimo latino e lo spirito guerriero e avventuroso germanico. 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