{"id":25043,"date":"2017-06-11T08:39:00","date_gmt":"2017-06-11T08:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/11\/chi-e-il-vero-eroe-dellilliade-achille-o-ettore\/"},"modified":"2017-06-11T08:39:00","modified_gmt":"2017-06-11T08:39:00","slug":"chi-e-il-vero-eroe-dellilliade-achille-o-ettore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/11\/chi-e-il-vero-eroe-dellilliade-achille-o-ettore\/","title":{"rendered":"Chi \u00e8 il vero eroe dell&#8217;Illiade: Achille o Ettore?"},"content":{"rendered":"<p><em>Cantami, o Diva, del Pelide Achille l&#8217;ira funesta<\/em>: cos\u00ec inizia l&#8217;<em>Iliade<\/em>; ed \u00e8 strano, ma sintomatico, il fatto che tanti lettori e commentatori contemporanei, pur davanti all&#8217;esplicita indicazione di Omero, abbiano continuato, e, in verit\u00e0, seguitino tuttora, a domandarsi, in toni variamente accorati, chi sia il <em>vero<\/em> protagonista del poema, ovviamente ponendo un&#8217;alternativa fra Achille, il candidato pi\u00f9 ovvio e quasi scontato, ed Ettore, l&#8217;eroe gentile, umano, tanto pi\u00f9 vicino, almeno in apparenza, alla sensibilit\u00e0 moderna, e, in ogni caso, tanto pi\u00f9 simpatico alla maggior parte dei lettori, proprio in virt\u00f9 di tale consonanza del sentire e dell&#8217;agire.<\/p>\n<p>In effetti, come potrebbe il lettore moderno trovare simpatico, o anche solamente accettabile, un Achille il quale, davanti alla richiesta, umanissima, del suo valoroso nemico morente, di rendere il suo cadavere ai propri genitori, gli risponde che non lo far\u00e0, che lo lascer\u00e0 insepolto, abbandonato alle fiere dei campi, anzi, che vorrebbe poter sbranare lui stesso, con i propri denti, il suo corpo, tale \u00e8 l&#8217;odio e cos\u00ec grande il desiderio di vendetta che ha nei suoi confronti, per avergli ucciso il diletto amico Patroclo? E chi, avendo ammirato Ettore, presso le Porte Scee, nell&#8217;atto di accomiatarsi dolcemente dalla fedele sposa, Andromaca, e di alzare sulle braccia il piccolo figlio, Astianatte, non ha provato un vivissimo moto di simpatia nei suoi confronti, per quel coraggioso, che unisce al sentimento di patria un cos\u00ec vivo amore per la famiglia, e che \u00e8 cos\u00ec umano e comprensivo con tutti, forse il solo troiano che non disprezza n\u00e9 maledice la cognata Elena, causa della guerra e dell&#8217;assedio, e che perfino per lei ha una parola buona, in mezzo a tanto furore belluino?<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che, se ci lasciassimo guidare da queste simpatie spontanee, non faremmo altro che assecondare il nostro gusto, ma ci precluderemmo la possibilit\u00e0 di entrare, o almeno di tentar di entrare, in quel mondo: il mondo della poesia omerica. Esattamente come se, viaggiando in un Paese straniero, invece di provare ad adeguarci agli usi e costumi del luogo, a cominciare dalla lingua, dalla cucina, dal modo di porsi nei confronti dell&#8217;altro, noi pretendessimo di seguire, imperterriti, le nostre vecchie abitudini, trasportandole, per cos\u00ec dire, in terra straniera: senza provare ad imparare quella lingua, senza mai gustare quella cucina, senza mai tentare di porci in relazione con gli altri alla maniera di quelle persone e di quella societ\u00e0. In tal modo, potremmo anche soggiornare in quel Paese lontano per dei mesi o degli anni, ma impareremmo ben poco della sua civilt\u00e0, e torneremmo infine a casa nostra senza aver oltrepassato neppure la scorza di quel mondo, cos\u00ec diverso dal nostro. Orbene, proprio la stessa cosa accade ai lettori di Omero, i quali, per abitudine, affezione ai propri modi di pensare e, forse, anche per una forma di pigrizia mentale, pur avendolo letto l&#8217;<em>Iliade<\/em> pi\u00f9 volte, non abbiano mai fatto il minimo sforzo per vedere il mondo cos\u00ec come lo vedevano i guerrieri greci (e troiani), per capire quali fossero le cose importanti per loro, per tentar di comprendere il loro animo, e tutto questo dall&#8217;interno, non gi\u00e0 applicando loro, dal di fuori, le loro categorie mentali, le loro abitudini, i loro tipici modi di sentire e di pensare, che poi sono quelli degli uomini moderni.<\/p>\n<p>Intendiamoci: entrare nel mondo di altri uomini \u00e8 sempre una cosa estremamente difficile e, al limite, impossibile, specie se essi appartengono a un altro tempo o ad un&#8217;altra civilt\u00e0, o entrambe le cose insieme; tuttavia, un conto \u00e8 provarci, e un altro \u00e8 restare ermeticamente chiusi e corazzati nella propria mentalit\u00e0. E si tenga presente che tentar di entrare nel mondo altrui non implica la condivisione del giudizio sulle cose. Per entrare nel mondo del fumatore, o in quello del cacciatore, tanto per fare due esempi banali, non \u00e8 necessario approvare il fatto di fumare, e neppure quello di cacciare la selvaggina; n\u00e9 la cosa richiede che uno si metta a fumare o ad andare a caccia. Semplicemente, richiede un atteggiamento di benevolenza, o almeno di neutralit\u00e0, verso quelle persone che fumano e si dedicano alla caccia: non si tratta di entusiasmarsi per ci\u00f2 che esse fanno, ma di provare a capire, e a capirlo dal loro punto di vista, perch\u00e9 lo fanno, e che gusto ci provano. Similmente, entrare nel mondo degli eroi omerici non implica che si debba approvare, ad esempio, l&#8217;idea che la guerra sia la cosa pi\u00f9 bella che esista, perch\u00e9 in essa si pu\u00f2 fare mostra del proprio valore e guadagnarsi, cos\u00ec, una fama imperitura, capace di volare fino ai posteri: ma significa, assai pi\u00f9 modestamente, non giudicare il loro atteggiamento verso la guerra secondo le nostre categorie, ma provare a vederlo cos\u00ec essi lo vivevano in se stessi: a cercar di capire la loro mentalit\u00e0 dall&#8217;interno, e non dal di fuori. Diversamente, il loro mondo ci rester\u00e0 sempre totalmente precluso, come una lingua straniera che non comprendiamo. La stessa cosa vale per il lettore della <em>Divina Commedia<\/em>, il quale, pur essendo &#8212; poniamo &#8211; ateo, o irreligioso, non si sforzi di entrare nella viva fede cristiana di Dante; o per il visitatore di una cattedrale medievale, o per colui che contempla un affresco di Giotto, o per lo studioso di san Tommaso d&#8217;Aquino che si confronta con la <em>Summa theologiae<\/em>, o per lo storico del regno di Federico II che legga il suo trattato sulla caccia col falcone, o, ancora, del biografo di san Francesco d&#8217;Assisi che cerchi di penetrare il mondo descritto nei <em>Fioretti<\/em>, o il biografo di Marco Polo che s&#8217;immerga nelle descrizione de <em>Il Milione<\/em>.<\/p>\n<p>E adesso veniamo al quesito che, qui, c&#8217;interessa: chi \u00e8 il vero eroe, il vero protagonista del&#8217;Iliade? Per innumerevoli generazioni di lettori, non vi \u00e8 mai stato dubbio di sorta che egli sia proprio quello indicato da Omero sin dal primo verso: Achille, il figlio di Peleo e della pi\u00f9 bella delle Nereidi, Teti, amata invano sia da Zeus che da Poseidone. Ettore, tutt&#8217;al pi\u00f9, gli fa da contrappeso, al punto che \u00e8 difficile immaginare l&#8217;uno senza l&#8217;altro: la genialit\u00e0 dell&#8217;autore dell&#8217;<em>Iliade<\/em> consiste proprio nel fare in modo che le caratteristiche e la gloria dell&#8217;uno contribuiscano a dare maggior rilievo alla figura dell&#8217;altro. Ettore non sarebbe Ettore, se non fosse l&#8217;antagonista di Achille; ma anche Achille non sarebbe Achille, non sarebbe l&#8217;eroe che conosciamo e ammiriamo, se non avesse quale degno avversario il generoso, valoroso, nobilissimo Ettore, e non solo la folla indistinta degli eroi troiani &quot;minori&quot; (per non parlare del bellissimo, ma vile Paride, il rapitore di Elena, certo non degno di stargli a fronte). Questo \u00e8 certo.<\/p>\n<p>Osservava a questo proposito un illustre filologo classico, Enrico Turolla (Venezia, 1896-ivi, 1985), docente di letteratura latina a Catania e di letteratura greca a Genova, nel suo <em>Saggio sulla poesia di Omero<\/em> (Bari, Laterza Editore, 1930, p. 70 sgg.; cit. in: Omero, <em>Iliade<\/em>, a cura di Athos Sivieri, Firenze, Casa Editrice G. D&#8217;Anna, 1962, pp. 425-426):<\/p>\n<p><em>Questo affiorare d&#8217;un mondo di umanit\u00e0, che forma la grandezza e la caratteristica dell&#8217;&quot;Iliade&quot;, si esprime nella figura di un personaggio la cui figura agisce largamente nel poema, e attorno alla quale si concentrano tutte le vicende che, nel poema, sono narrate. In altre parole, l&#8217;&quot;Iliade&quot; ha un protagonista; anzi, a dire pi\u00f9 esattamente, una copia di protagonisti: i due mortali nemici, Achille ed Ettore, le cui esistenze sono legate, misteriosamente, da uguale destino: il pi\u00f9 forte uccide l&#8217;avversario, ma poi egli stesso morr\u00e0, e la morte del primo \u00e8 la premessa e la condizione della morte del secondo. Presso &#8216;uno e presso l&#8217;altro, \u00e8 facile vedere come l&#8217;interiorit\u00e0 e la spiritualit\u00e0 abbiano il sopravvento sopra l&#8217;esteriorit\u00e0 e direi quasi la meccanicit\u00e0 secondo cui agiscono eroi come Diomede e come Aiace. In queste ultime figure di eroi, Omero ha fatto forse opera ligia alla tradizione; egli on ha rivissuto i caratteri di questi personaggi desunti dalla tradizione senza rinnovamento. Con sicurezza, anche senza conoscere la precedente tradizione epica, possiamo, insomma, stabilire la posizione e la ragione stessa della vitalit\u00e0 dei poemi di Omero. Achille ed Ettore sono espressioni d&#8217;umanit\u00e0 sofferente nella passione e nel dolore, sono, in essi le creazioni eterne e grandi del poeta.<\/em><\/p>\n<p><em>La ragione del dolore di Ettore \u00e8, in fondo, chiara. Creatura di riflessione, vive conscio del suo destino e pare, anzi, quasi conscio di un destino pi\u00f9 triste di quello della sua stessa patria; un comune destino di infelicit\u00e0 umana di cui \u00e8 un esempio la disgraziata guerra che Troia combatte contro i Greci. Ettore \u00e8 il personaggio meno primitivo e perci\u00f2 stesso figura dolorosissima. In lui la mite natura e l&#8217;accettazione di una sorte di dolore, conducono ad una rassegnazione che tinge d&#8217;un tono di mestizia e di dolcezza tutta la sua figura su cui la morte distende gi\u00e0 la sua ombra.<\/em><\/p>\n<p><em>Senza dubbio tuttavia Achille, per ricchezza di echi umani e grandi, per una sua tragicit\u00e0, per una pi\u00f9 vasta capacit\u00e0 di interpretazione simbolica di tutta la vita umana, \u00e8 qualche cosa di ben pi\u00f9 grande e di ben pi\u00f9 alto che non sia la figura del suo avversario, a prima vista pi\u00f9 simpatica, sia perch\u00e9 pi\u00f9 calma e pi\u00f9 gentile, sia anche per la sua sconfitta finale, nella lotta con Achille, allorch\u00e9 il poeta non ha nessuna preoccupazione di farcelo apparire in una luce di simpatia e di bont\u00e0, superiore a quella del suo avversario&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>La figura di Ettore, in fondo, serve, nella mente del poeta, a porre pi\u00f9 in luce, per via di contrasto, la figura del protagonista che \u00e8, senza dubbio di equivoco, quella di Achille. Come nella tragedia sofoclea ad &quot;Antigone&quot; fa riscontro la figura pi\u00f9 mite e pi\u00f9 normale di Ismene; come nell&#8217;&quot;Edipo&quot; alla figura nobile ed ardente dell&#8217;infelice re di Tebe \u00e8 posta, quasi per sfondo, la figura grigia e troppo chiusa di Creonte, cos\u00ec, in ultima analisi, \u00e8 anche qui. Sullo sfondo del carattere di Ettore, in cui la mitezza del sentimento e la gentilezza del cuore si effondono in rassegnazione accorata e pensosa, senza contrasti e senza tempeste, si erge la figura del pi\u00f9 vasto e pi\u00f9, direi quasi, cosmico eroe figlio della dea del mare.<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec, non c&#8217;\u00e8 dubbio che Omero abbia voluto rappresentare in Achille il vero eroe del suo poema, e non certo in Ettore, per quanta simpatia egli provi nei confronti del principe troiano e per quanta sensibilit\u00e0 e delicatezza dimostri nel rappresentarci i tratti pi\u00f9 umani del suo carattere, e specialmente la nobilt\u00e0 delle sue ultime parole, prima di morire. Tuttavia, non lo si scordi mai, Omero non \u00e8 Virgilio: se, per Virgilio, simpatizzare con i perdenti, con i morituri (e non si pensi solamente a Turno, ma anche e soprattutto all&#8217;infelice Didone!) \u00e8 un fatto, per cos\u00ec dire, istintivo, connaturato al suo animo, che \u00e8, appunto, l&#8217;animo di un poeta essenzialmente elegiaco, e non certo epico, per Omero le cose stanno in tutt&#8217;altro modo. Per quanto egli possa provare simpatia per i perdenti, a patto che siano nobili e valorosi come lo \u00e8, in sommo grado, lo sfortunato Ettore, le sue vere e profonde simpatie vanno ai greci, ai suoi compatrioti, ai rappresentanti della sua cultura e della sua civilt\u00e0, non ai troiani, i quali, oltre ad essere i nemici, sono anche gli stranieri, e, perci\u00f2, dal punto di vista greco, dei &quot;barbari&quot;.<\/p>\n<p>Sorge, perci\u00f2, il legittimo interrogativo su come abbia potuto nascere, diffondersi e radicarsi, l&#8217;idea, invero decisamente incongrua, per non dire bizzarra, che proprio Ettore possa essere il &quot;vero&quot; protagonista dell&#8217;Iliade, il vero eroe della guerra di Troia, nella prospettiva di Omero (e quando diciamo&quot;Omero&quot;, naturalmente, alludiamo all&#8217;autore, o agli autori, del poema iliaco, senza addentrarci, in questa sede, nella complessa, spinosa e aggrovigliata &quot;questione omerica&quot;). Ebbene: per rispondere al nostro quesito, crediamo che si debba spostare lo sguardo sul mondo della scuola. Ciascuno di noi ha incontrato Ettore e Achille, per la prima volta, sui banchi di scuola: specialmente chi non \u00e8 pi\u00f9 tanto giovane, su quelli della scuola media; gli altri, su quelli del liceo. Gli eroi dell&#8217;<em>Iliade<\/em>, pertanto, sono entrati a far parte del nostro immaginario con la mediazione dei libri di testo e, soprattutto, con quella dei professori di lettere. Finch\u00e9 la nostra societ\u00e0 ha condiviso alcuni valori fondamentali con la mentalit\u00e0 di Omero &#8212; strano ma vero, una certa continuit\u00e0 di fondo \u00e8 esistita fino a cinquant&#8217;anni fa -, cio\u00e8 dio, patria e famiglia, i professori, quasi tutti uomini, non si sono mai sognati di anteporre la figura di Ettore a quella di Achille. Hanno sempre ammirato Ettore e provato simpatia per la sua causa persa, ma non sono mai stati cos\u00ec offuscati, nel loro giudizio, da preferirlo ad Achille quale protagonista del poema: non hanno fatto l&#8217;errore di sovrapporre i loro gusti di uomini moderni, ai gusti di Omero. Ma poi \u00e8 arrivata la mentalit\u00e0 libertaria ed egualitaria del &#8217;68; sono arrivate &#8212; con tutto rispetto, per carit\u00e0 &#8212; le professoresse di lettere; ed \u00e8 arrivata, pi\u00f9 in generale, una diffusa femminilizzazione della scuola. A partire da quel momento, la gloria di Ettore ha surclassato quella di Achille, e la prospettiva dei ragazzi \u00e8 stata spostata e deformata cos\u00ec da portarli a vedere, nell&#8217;<em>Iliade<\/em>, quel che non c&#8217;\u00e8. Valga per tutti il caso di Tersite, che, stando a una recente antologia scolastica, avrebbe espresso l&#8217;autentico sentire, non solo dei guerrieri greci, ma anche di Omero: il che equivale a non aver capito assolutamente nulla dell&#8217;<em>Iliade<\/em>.<\/p>\n<p>Per favore, care professoresse-mamme, non vogliate femminilizzare anche Omero; non capovolgete la sua prospettiva. L&#8217;eroe, il protagonista del poema, \u00e8 Achille, senza ombra di dubbio. Oltre al fatto che ce lo dice Omero, e fin dal primo verso, ce lo dovrebbero dire anche il buon senso e una lettura onesta e serena dell&#8217;<em>Iliade<\/em>. &quot;Onesta&quot; nel senso della <em>poesia onesta<\/em> di Saba: che cerca solo la verit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cantami, o Diva, del Pelide Achille l&#8217;ira funesta: cos\u00ec inizia l&#8217;Iliade; ed \u00e8 strano, ma sintomatico, il fatto che tanti lettori e commentatori contemporanei, pur davanti<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[210],"class_list":["post-25043","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-omero"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25043","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25043"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25043\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25043"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25043"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25043"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}