{"id":25038,"date":"2009-03-20T11:17:00","date_gmt":"2009-03-20T11:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/03\/20\/il-pensiero-abissale-delleterno-ritorno-vuole-liberare-le-cose-da-una-tragicita-senza-redenzione\/"},"modified":"2009-03-20T11:17:00","modified_gmt":"2009-03-20T11:17:00","slug":"il-pensiero-abissale-delleterno-ritorno-vuole-liberare-le-cose-da-una-tragicita-senza-redenzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/03\/20\/il-pensiero-abissale-delleterno-ritorno-vuole-liberare-le-cose-da-una-tragicita-senza-redenzione\/","title":{"rendered":"Il pensiero abissale dell&#8217;Eterno Ritorno vuole liberare le cose da una tragicit\u00e0 senza redenzione"},"content":{"rendered":"<p>In un nostro saggio di circa un anno fa, \u00abLa redenzione del passato, culmine dell&#8217;eterno ritorno di Nietzsche\u00bb (consultabile anch&#8217;esso sul sito di Arianna Editrice) avevamo notato che, per il filosofo tedesco, superuomo \u00e8 solo chi \u00e8 in grado di introiettare il pensiero dell&#8217;eterno ritorno, di vincerne la ripugnanza istintiva, di dire ad esso un \u00abs\u00ec\u00bb integrale e senza riserva alcuna; non a caso Zarathustra lo chiama \u00abil pi\u00f9 abissale dei suoi pensieri\u00bb.<\/p>\n<p>La vita deve riscoprire in se stessa il proprio valore, rifiutando ogni ricerca di senso che sia al di fuori di s\u00e9 stessa: questo \u00e8 il dionisiaco messaggio di Zarathustra agli uomini. La dottrina dell&#8217;eterno ritorno, pertanto, lungi dall&#8217;essere una sorta di eccentricit\u00e0 del pensiero nietzschiano, ne costituisce il coronamento e la chiave di lettura fondamentale. Non \u00e8 peraltro chiaro se la teoria dell&#8217;eterno ritorno debba essere intesa come una certezza scientifico-cosmologica, oppure come un&#8217;ipotesi etica (bisogna vivere \u00abcome se\u00bb ogni cosa ritornasse); o, ancora, come una possibilit\u00e0 esistenziale che l&#8217;uomo pu\u00f2 scegliere, diventando &#8211; cos\u00ec &#8211; un superuomo.<\/p>\n<p>Ci sembra che la terza ipotesi sia la pi\u00f9 plausibile; e che Nietzsche abbia voluto operare un radicale superamento della concezione lineare del tempo, la quale ci condanna a vivere in un presente che viene continuamente divorato dal futuro e diventa passato, ossia in un istante che non ha mai il proprio significato in s\u00e9 stesso, ma in qualcosa che sta fuori di esso: il passato (la memoria) o il futuro (l&#8217;attesa). Solo accettando integralmente l&#8217;idea che ogni cosa ritorni infinite volte, sempre identica a s\u00e9 stessa, possiamo riappropriarci del nostro presente e della nostra vita: perch\u00e9, a quel punto, \u00e8 chiaro che ogni istante pu\u00f2 essere vissuto come un valore autosufficiente; come in un cerchio ogni punto \u00e8 ugualmente importante di ciascun altro, mentre in una retta solo le estremit\u00e0 (l&#8217;inizio e la fine) hanno veramente una meta e uno scopo.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, si pu\u00f2 facilmente mostrare (e noi lo avevamo fatto nel lavoro sopra citato) che l&#8217;interpretazione nietzschiana del tempo circolare potrebbe essere agevolmente rovesciata: se ogni istante \u00e8 destinato a ritornare, <em>identico a s\u00e9 stesso,<\/em> esso non \u00e8 pi\u00f9 realmente un istante, ma una eternit\u00e0: nell&#8217;eterno e nell&#8217;infinito, infatti, le parti <em>non<\/em> sono minori del tutto: l&#8217;infinita serie di <em>un<\/em> singolo istante <em>non<\/em> \u00e8 meno infinita della serie di tutti gli istanti che formano la nostra vita.<\/p>\n<p>Se ne potrebbe anche trarre la conseguenza che, \u00abintensive\u00bb, se non \u00abextensive\u00bb, l&#8217;istante unico e assolutamente irripetibile della concezione lineare del tempo (ebraico-cristiana) non \u00e8 meno prezioso ed \u00abautonomo\u00bb rispetto all&#8217;intero, cio\u00e8 alla vita; anzi, potrebbe esserlo assai di pi\u00f9, proprio per il suo carattere di radicale irripetibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Avevamo poi osservato che, in Nietzsche, il concetto dell&#8217;eterno ritorno si configura come lo sviluppo e la definizione di un concetto che fa la sua comparsa verso la fine del terzultimo capitolo della seconda parte dello \u00abZarathustra\u00bb, intitolato \u00abDella redenzione\u00bb, in cui egli sostiene la necessit\u00e0 di giungere ad una redenzione del passato: pi\u00f9 precisamente, ad una trasformazione di ci\u00f2 che \u00e8 stato, dunque del passato, in ci\u00f2 che noi abbiamo voluto che fosse, dunque della nostra volont\u00e0. Mediante la volont\u00e0 di potenza, l&#8217;essere umano si emancipa dal passato, col suo peso estenuante, e celebra la vittoria sul tempo, sul tempo lineare, trasformandolo in tempo circolare, ove ogni cosa ritorner\u00e0 <em>perch\u00e9 cos\u00ec essa vuole<\/em>.<\/p>\n<p>Certo, possiamo sempre domandare donde e in che modo l&#8217;uomo potr\u00e0 forgiare con le proprie mani un tal genere di volont\u00e0 radicale, se l&#8217;orizzonte di senso di colui che vuole redimersi, di colui che vuol realizzare in se stesso il superuomo, non eccede n\u00e9 deve eccedere una radicale fedelt\u00e0 alla terra e ai valori immanenti.<\/p>\n<p>La vita terrena, infatti, non pu\u00f2 dare altro che vita terrena, l&#8217;immanenza non d\u00e0 altro che immanenza: se l&#8217;uomo \u00e8 strutturalmente schiavo, come potr\u00e0 liberarsi, o anche solo concepire l&#8217;anelito verso la propria liberazione? Donde lo avr\u00e0 appreso, chi glielo avr\u00e0 insegnato?<\/p>\n<p>A queste domande, sembra che l&#8217;unica ragionevole risposta sia che la redenzione di cui parla Zarathustra non si riferisce ad una redenzione storica (ossia dalla morale giudaico-cristiana), bens\u00ec metafisica, da una condizione strutturale di schiavit\u00f9 rispetto al proprio passato, alla propria storia, al tempo in quanto tale. Se \u00e8 cos\u00ec, allora verrebbe confermata la nostra ipotesi che l&#8217;idea dell&#8217;eterno ritorno non si collochi sul piano di una verit\u00e0 scientifica, bens\u00ec su quello di una possibilit\u00e0 esistenziale.<\/p>\n<p>Si tratta di uno dei tentativi pi\u00f9 audaci e radicali di superare le aporie della temporalit\u00e0; e, tuttavia, i limiti una tale operazione sono abbastanza evidenti, e si possono riassumere in due ordini di ragionamento.<\/p>\n<p>La prima obiezione che ci sembra di dover avanzare \u00e8 sul piano logico: infatti, non si comprende come possa la volont\u00e0 folle e vendicativa, prigioniera della irreversibilit\u00e0 della freccia del tempo, trasformarsi in pura volont\u00e0 di potenza, sciolta da ogni limitazione e gioiosamente protesa al di l\u00e0 di se stessa.<\/p>\n<p>Una seconda obiezione, ancora pi\u00f9 forte, \u00e8 quella che si pu\u00f2 muovere sul piano etico. Se l&#8217;unica maniera di incurvare la freccia del tempo e trasformare il passato da una prigione in una liberazione, \u00e8 quella di accettare incondizionatamente e volonterosamente tutto l&#8217;esistente &#8211; passato, presente e futuro -,ebbene una tale operazione rischia di condurre ad un atteggiamento ciecamente servile nei confronti dell&#8217;esistente reale, a discapito dell&#8217;esistente possibile. Di fatto, per tal via, si finisce per escludere ogni idea di progresso spirituale, ogni fiducia nella perfettibilit\u00e0 della coscienza. Inoltre, si finisce per autoassolversi da ogni colpa, da ogni errore e traviamento.<\/p>\n<p>Nietzsche, insomma, ossessionato dal problema della redenzione del passato &#8211; non \u00abdal\u00bb passato, si badi, ma proprio \u00abdel\u00bb passato &#8211; ha cercato disperatamente la strada per uscire dal vicolo cieco della sua irreversibilit\u00e0; e, non trovandola, credette che l&#8217;unica soluzione perch\u00e9 la volont\u00e0 non se ne ammalasse e non impazzisse, fosse quella di indurla ad approvare entusiasticamente passato, presente e futuro, non una sola volta, ma all&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Una interpretazione suggestiva sul piano letterario, ma non altrettanto convincente su quello filosofico, della dottrina dell&#8217;eterno ritorno, \u00e8 stata avanzata dallo scrittore Milan Kundera. Secondo quest&#8217;ultimo, Nietzsche, con essa, avrebbe inteso liberare l&#8217;uomo &#8211; caricandolo del fardello pi\u00f9 pesante, quello di una schiacciante responsabilit\u00e0 verso ogni istante della propria vita, destinato a ripetersi infinitamente &#8211; dal peso opprimente dell&#8217;unicit\u00e0 delle cose. Allora le nostre vite, su questo sfondo di pesantezza, possono apparire in tutta la loro meravigliosa leggerezza.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Milan Kundera nell&#8217;incipit del suo famoso romanzo &#8211; forse, a suo tempo, un po&#8217; sopravvalutato, ma comunque notevole &#8211; \u00abL&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere\u00bb (titolo originale: \u00abNesnesiteln\u00e1 lehkost byt\u00ed\u00bb, 1984; traduzione italiana di Antonio Barbato, Milano, Adelphi, 1985, p. 11)14):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;idea dell&#8217;eterno ritorno \u00e8 misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell&#8217;imbarazzo: pensare che ogni cosa un giorno si ripeter\u00e0 cos\u00ec come l&#8217;abbiamo gi\u00e0 vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all&#8217;infinito! Che significato ha questo folle mito?<\/p>\n<p>Il mito dell&#8217;eterno ritorno afferma, per negazione, che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, \u00e8 simile a un&#8217;ombra, \u00e8 priva di peso, \u00e8 morta gi\u00e0 in precedenza, e che, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla. Non occorre tenerne conto, come di una guerra tra due Stati africani del quattordicesimo secolo che non ha cambiato nulla sulla faccia della terra., bench\u00e9 trecentomila negri vi abbiamo trovato la morte fra torture indicibili.<\/p>\n<p>E anche in questa guerra fra due Stati africani del quattordicesimo secolo, cambier\u00e0 qualcosa se si ripeter\u00e0 innumerevoli volte nell&#8217;eterno ritorno?<\/p>\n<p>S\u00ec, qualcosa cambier\u00e0: essa diventer\u00e0 un blocco che svetta e perdura, e la sua stupidit\u00e0 non avr\u00e0 rimedio.<\/p>\n<p>Se la Rivoluzione francese dovesse ripetersi all&#8217;infinito, la storiografia francese sarebbe meno orgogliosa di Robespierre. Dal momento, per\u00f2, che parla di qualcosa che non ritorna, gli anni di sangue si sono trasformati in semplici parole, in teorie, in discussioni, sono diventati pi\u00f9 leggeri delle piume, non incutono paura. C&#8217;\u00e8 un&#8217;enorme differenza tra un Robespierre che si \u00e8 presentato una sola volta nella storia e un Robespierre che torna eternamente a tagliare la testa ai francesi.<\/p>\n<p>Diciamo quindi che l&#8217;idea dell&#8217;eterno ritorno indica una prospettiva dalla quale le cose appaiono in maniera diversa da come noi le conosciamo: appaiono prive della circostanza attenuante della loro fugacit\u00e0. Questa circostanza attenuante ci impedisce infatti di pronunciare un qualsiasi verdetto. Si pu\u00f2 condannare ci\u00f2 che \u00e8 effimero? La luce rossastra del tramonto illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia: anche la ghigliottina.<\/p>\n<p>Or non \u00e8 molto, mi sono sorpreso a provare una sensazione incredibile: stavo sfogliando un libro su Hitler e mi sono commosso alla vista di alcune sue fotografie: mi ricordavano la mia infanzia; io l&#8217;ho vissuta durante la guerra, parecchi miei familiari hanno trovato la morte nei campi di concentramento hitleriani; ma che cos&#8217;era la loro morte davanti a una fotografia di Hitler che mi ricordava un periodo scomparso della mia vita, un periodo che non sarebbe pi\u00f9 tornato?<\/p>\n<p>Questa riconciliazione con Hitler tradisce la profonda perversione morale che appartiene a un mondo fondato essenzialmente sull&#8217;inesistenza del ritorno, perch\u00e9 in un mondo simile tutto \u00e8 gi\u00e0 perdonato e quindi tutto \u00e8 cinicamente permesso.<\/p>\n<p>Se ogni secondo della nostra vita si ripete un numero infinito di volte, siamo inchiodati all&#8217;eternit\u00e0 come Ges\u00f9 Cristo alla croce. \u00c8 un&#8217;idea terribile. Nel mondo dell&#8217;eterno ritorno, su ogni gesto grava il peso di una insostenibile responsabilit\u00e0. Ecco perch\u00e9 Nietzsche chiamava l&#8217;idea dell&#8217;eterno ritorno il fardello pi\u00f9 pesante (&quot;das schwerste Gewicht&quot;).<\/p>\n<p>Se l&#8217;eterno ritorno \u00e8 il fardello pi\u00f9 pesante, allora le nostre vite su questo sfondo possono apparire in tutta la loro meravigliosa leggerezza.<\/p>\n<p>Ma davvero la pesantezza \u00e8 terribile e la leggerezza meravigliosa?<\/p>\n<p>Il fardello pi\u00f9 pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. Ma nella poesia d&#8217;amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell&#8217;uomo. Il fardello pi\u00f9 pesante \u00e8 quindi allo stesso tempo l&#8217;immagine del pi\u00f9 intenso compimento vitale. Quanto pi\u00f9 il fardello \u00e8 pesante, tanto pi\u00f9 la nostra vita \u00e8 vicina alla terra, tanto pi\u00f9 \u00e8 reale e autentica.<\/p>\n<p>Al contrario, l&#8217;assenza assoluta di un fardello fa s\u00ec che l&#8217;uomo diventi pi\u00f9 leggero dell&#8217;aria, prenda il volo verso l&#8217;alto, si allontani dalla terra, dall&#8217;essere terreno, diventi solo a met\u00e0 reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato.<\/p>\n<p>Che cosa dobbiamo scegliere, allora? La pesantezza o la leggerezza?<\/p>\n<p>Questa domanda se l&#8217;era posta Parmenide nel sesto secolo avanti Cristo. Egli vedeva l&#8217;intero universo diviso in coppie di opposizioni: luce-buio, spesso-sottile, caldo-freddo, essere-non essere. Uno dei poli dell&#8217;opposizione era per lui positivo (la luce, il caldo, il sottile, l&#8217;essere), l&#8217;altro negativo. Questa suddivisione in un polo positivo e in uno negativo pu\u00f2 apparirci di una semplicit\u00e0 puerile. Salvo in un caso: che cos&#8217;\u00e8 positivo, la pesantezza o la leggerezza?<\/p>\n<p>Parmenide rispose: il leggero \u00e8 positivo, il pesante \u00e8 negativo.<\/p>\n<p>Aveva ragione oppure no? Questo \u00e8 il problema. Una sola cosa \u00e8 certa: l&#8217;opposizione pesante-leggero \u00e8 la pi\u00f9 misteriosa e la pi\u00f9 ambigua tra tutte le opposizioni.\u00bb<\/p>\n<p>Kundera, dunque, si domanda se sia propria vero che la pesantezza \u00e8 qualcosa di terribile, mentre la leggerezza sarebbe qualcosa di meraviglioso.<\/p>\n<p>La pesantezza &#8211; stando alla definizione di Kundera &#8211; \u00e8 la condizione di chi sia gravato da uno schiacciante fardello di responsabilit\u00e0. Lo scrittore ceco collega poi questa definizione con quella di Nietzsche, che designa l&#8217;eterno ritorno come \u00abil fardello pi\u00f9 pesante\u00bb; e ne trae la tesi conclusiva che l&#8217;eterno ritorno renda le cose terribili, perch\u00e9, reiterandole all&#8217;infinito, grava ogni azione umana di un carico morale insostenibile.<\/p>\n<p>Poi, Kundera incorre un grosso incidente allorch\u00e9 attribuisce a Parmenide la dottrina degli opposti che \u00e8, invece, di Eraclito; mentre, per Parmenide, solo l&#8217;essere \u00e8, ingenerato, imperituro, eterno ed immobile; mentre il non essere, non \u00e8.<\/p>\n<p>Prima di domandarsi, per\u00f2, se abbia ragione Eraclito oppure no, nel definire positiva la leggerezza e negativa la pesantezza, bisognerebbe vedere: primo, se per Eraclito \u00abpositivo\u00bb e \u00abnegativo\u00bb vadano intesi nel senso del linguaggio comune; secondo, se sia proprio vero che la \u00abpesantezza\u00bb dell&#8217;eterno ritorno, di cui parla Nietzsche, debba essere intesa in un senso puramente negativo.<\/p>\n<p>La risposta alla prima domanda \u00e8 no: la polarit\u00e0 degli opposti, formulata da Eraclito, non pu\u00f2 essere intesa in senso morale; si tratta di coppie di opposti che sono entrambi necessari all&#8217;esistenza del tutto, che in questa lotta manifesta la profonda razionalit\u00e0 dell&#8217;esistente; dunque, \u00e8 arbitrario definire la pesantezza come \u00abnegativa\u00bb, nel senso corrente del linguaggio. Non per nulla Nietzsche vede in Eraclito l&#8217;espressione dell&#8217;innocenza dionisiaca del mondo, al di l\u00e0 del bene e del male e prima della degenerazione moralistica di Socrate e Platone.<\/p>\n<p>La risposta alla seconda domanda \u00e8, di nuovo, no: l&#8217;idea dell&#8217;eterno ritorno \u00e8, per il filosofo tedesco, un \u00abpesante fardello\u00bb, non perch\u00e9 ci lega ancora di pi\u00f9 alle cose, crocifiggendoci con la tremenda responsabilit\u00e0 di ogni singola scelta (e, semmai, ci sembra pi\u00f9 terribile la solitudine di una scelta che rimane unica e irripetibile per tutta l&#8217;eternit\u00e0, piuttosto che la continua ripetizione della medesima scelta), ma perch\u00e9 essa \u00e8 \u00ababissale\u00bb, nel senso che implica una trasvalutazione di tutti i valori, un totale rovesciamento di prospettiva esistenziale.<\/p>\n<p>In ogni caso, un elemento fondamentale ci sembra assente nella riflessione di Kundera sul concetto dell&#8217;eterno ritorno, ossia la debita distinzione tra l&#8217;uomo ordinario e il superuomo, al quale soltanto quella dottrina si riferisce.<\/p>\n<p>Infatti, a nostro avviso, l&#8217;eterno ritorno corrisponde a una circolarit\u00e0 del tempo <em>per coloro che sono in grado di accettarla,<\/em> realizzandola in s\u00e9 stessi (nella famosa pagina dello \u00abZarathustra\u00bb, il pastore che morde la testa del serpente e la sputa lontano da s\u00e9), ma non per tutti. Non tutti sono capaci di mordere il serpente che li soffoca, introducendosi loro in gola, e di sputarne lontano la testa, ossia, fuor di metafora, il tempo lineare, con il peso del passato. Il che, del resto, \u00e8 perfettamente coerente con l&#8217;aristocraticismo di fondo di tutta la concezione filosofica di Nietzsche, che \u00e8 una filosofia \u00abper tutti\u00bb, ma anche \u00abper nessuno\u00bb.<\/p>\n<p>Possiamo &#8211; pertanto &#8211; avanzare l&#8217;ipotesi che, formulando la dottrina dell&#8217;eterno ritorno, Nietzsche abbia postulato l&#8217;esistenza di due realt\u00e0 temporali differenti, le quali esistono contemporaneamente, come due universi paralleli i quali si sfiorano e, a volte, si toccano, ma restano nettamente distinti: quella del tempo lineare, in cui giace la massa degli esseri umani; e quella dell&#8217;eterna circolarit\u00e0, in cui si muove, <em>danzando<\/em>, l&#8217;umanit\u00e0 dionisiaca: quella di coloro che hanno accettato la profondit\u00e0 abissale di un tale pensiero, e ne sono stati redenti e trasformati in esseri di luce, ossia in superuomini.<\/p>\n<p>Secondo Milan Kundera, nella circolarit\u00e0 dell&#8217;eterno ritorno le cose appaiono prive della circostanza attenuante della loro fugacit\u00e0, il che ci impedisce di pronunciare un qualsiasi verdetto, dato che non si pu\u00f2 condannare ci\u00f2 che \u00e8 effimero. Egli sostiene che un mondo fondato essenzialmente sull&#8217;inesistenza del ritorno \u00e8 moralmente perverso, perch\u00e9 in un mondo simile tutto \u00e8 gi\u00e0 perdonato e, quindi, tutto \u00e8 cinicamente permesso.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero?<\/p>\n<p>Le conclusioni, in questo ragionamento, ci paiono maggiori della premessa. Se le cose sono uniche e irripetibili (visione lineare del tempo), perch\u00e9 mai esse dovrebbero essere automaticamente perdonate, e perch\u00e9 mai se ne dovrebbe ricavare che tutto \u00e8 permesso?<\/p>\n<p>Al contrario, si potrebbe pensare che proprio perch\u00e9 le cose sono uniche e irripetibili, esse devono sottostare a un giudizio morale inappellabile, nel bene o nel male; mentre il fatto esse si ripetano all&#8217;infinito (concezione circolare del tempo) potrebbe anche attenuarne la seriet\u00e0 (o la tragicit\u00e0).<\/p>\n<p>Contrariamente a quel che pensa Kundera, un Robespierre che ritornasse continuamente a tagliare le teste dei Francesi (a parte la banalit\u00e0 storiografica dell&#8217;immagine) non sarebbe spaventoso, se non per un certo numero di volte: diverrebbe monotono, finirebbe per diventare \u00abroutine\u00bb. E la monotonia dei fatti corrisponde sempre, infallibilmente, a una loro banalizzazione.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio questo uno dei modi di intendere il concetto della \u00abbanalit\u00e0 del male\u00bb: ossia il male che diventa fatto quotidiano, il male distribuito a dosi industriali, ma secondo modalit\u00e0 regolari, scandite da precisi intervalli di tempo, e che, in ragione di ci\u00f2, finisce per non essere pi\u00f9 percepito come male.<\/p>\n<p>Anche la scena di Ges\u00f9 Cristo che muore sulla Croce infinite volte, finirebbe per perdere di seriet\u00e0 e di credibilit\u00e0.<\/p>\n<p>A tutto gli uomini si abituano, purch\u00e9 lo possano prevedere. Se sanno che il peggiore dei mali arriver\u00e0 ad intervalli precisi, vi si adatteranno, in un modo o nell&#8217;altro: finiranno per considerarlo una parte del paesaggio della loro vita.<\/p>\n<p>Se fosse giusta l&#8217;interpretazione di Kundera &#8211; allora &#8211; nell&#8217;eterno ritorno ogni evento sarebbe immerso in una tragicit\u00e0 senza redenzione.<\/p>\n<p>E non vale dire che \u00abse l&#8217;eterno ritorno \u00e8 il fardello pi\u00f9 pesante, allora le nostre vite su questo sfondo possono apparire in tutta la loro meravigliosa leggerezza\u00bb; questo sembra pi\u00f9 un gioco di parole. Perch\u00e9 mai le nostre vite dovrebbero apparire pi\u00f9 leggere, contro lo sfondo dell&#8217;eterno ritorno? Al contrario, dovrebbero apparire terribilmente pi\u00f9 pesanti.<\/p>\n<p>Ma Nietzsche ha concepito la dottrina dell&#8217;eterno ritorno non per far risaltare, per contrasto, la leggerezza meravigliosa della nostra vita, bens\u00ec per rendere possibile la redenzione del passato e, quindi, la nostra liberazione dal suo peso opprimente.<\/p>\n<p>Pertanto, l&#8217;eterno ritorno non preclude la redenzione del passato (come avverrebbe se la nostra vita fosse crocefissa ad ogni suo singolo istante), ma, anzi, la rende possibile, proprio mediante l&#8217;\u00abamor fati\u00bb che spinge la volont\u00e0 a dire \u00abs\u00ec\u00bb, gioiosamente, ad ogni singolo istante della nostra vita.<\/p>\n<p>:<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un nostro saggio di circa un anno fa, \u00abLa redenzione del passato, culmine dell&#8217;eterno ritorno di Nietzsche\u00bb (consultabile anch&#8217;esso sul sito di Arianna Editrice) avevamo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[148],"class_list":["post-25038","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-friedrich-nietzsche"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25038","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25038"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25038\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25038"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25038"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25038"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}