{"id":25036,"date":"2011-11-02T10:50:00","date_gmt":"2011-11-02T10:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/02\/quali-nodi-irrisolti-si-agitano-dietro-la-sindrome-delleterna-infermiera\/"},"modified":"2011-11-02T10:50:00","modified_gmt":"2011-11-02T10:50:00","slug":"quali-nodi-irrisolti-si-agitano-dietro-la-sindrome-delleterna-infermiera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/02\/quali-nodi-irrisolti-si-agitano-dietro-la-sindrome-delleterna-infermiera\/","title":{"rendered":"Quali nodi irrisolti si agitano dietro la sindrome dell\u2019Eterna Infermiera?"},"content":{"rendered":"<p>Un consistente numero di donne e un certo numero di uomini sono letteralmente afflitti dalla sindrome dell&#8217;Eterna Infermiera: ossia dal bisogno esasperato, compulsivo, pi\u00f9 forte di un riflesso condizionato, di prodigarsi in soccorso del prossimo bisognoso.<\/p>\n<p>Che cosa c&#8217;\u00e8 di male nel volersi rendere utili alle persone in difficolt\u00e0, nel volersi mettere a disposizione di chi \u00e8 meno fortunato di noi?<\/p>\n<p>Assolutamente niente, ci mancherebbe altro: ce ne fossero di pi\u00f9, di persone sensibili e altruiste, capaci di spingersi un poco al di fuori della propria dura corazza, per portare qualche conforto e per offrire consolazione a coloro che soffrono, che non ce la fanno, che disperano.<\/p>\n<p>E dunque?<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che esistono due tipi di persone altruiste, assolutamente diversi e quasi antitetici: quelle che desiderano aiutare gli altri per sovrabbondanza del cuore, per generosit\u00e0 autentica, per trasparente spirito di servizio; e quelle che non sanno vivere la propria vita, non sanno affrontare e neppure guardare in faccia i propri problemi, e tuttavia pretendono, anzi, appunto per questo pretendono, di farsi carico di quelli altrui.<\/p>\n<p>Un terzo gruppo, che potremmo considerare come un sottogruppo del secondo genere, \u00e8 formato da quelle persone che, sovente dietro la maschera della sensibilit\u00e0 e della dolcezza, nutrono in s\u00e9 un feroce bisogno di dominare il prossimo, di manipolarlo, di cambiarlo, insomma di esercitare un pieno e indiscusso controllo su di esso: e cosa c&#8217;\u00e8 di meglio, per farlo, che volare al suo soccorso e acquisire cos\u00ec il diritto di consigliare, guidare, instradare l&#8217;altro, fino a ridurlo come un semplice burattino nelle proprie mani &quot;amorevoli&quot;?<\/p>\n<p>Che il Cielo ci scampi e ci protegga da simili forme di sollecitudine: esse equivalgono a un genere larvato di schiavit\u00f9, a una transazione poco pulita, in cui si riceve aiuto e conforto in cambio di una totale e definitiva sottomissione.<\/p>\n<p>Infine dobbiamo segnalare un quarto gruppo, anch&#8217;esso classificabile come un sottogruppo del secondo tipo: quello di coloro che sono perseguitati da un oscuro senso di colpa e che, perci\u00f2, si sentono responsabili di qualunque disgrazia, di qualunque sofferenza, di qualunque ingiustizia avvengano sulla faccia della Terra e che, a causa di ci\u00f2, si sentono in dovere di fare il possibile e l&#8217;impossibile affinch\u00e9 tali situazioni vengano sanate.<\/p>\n<p>Si osservi che la differenza fra il terzo e il quarto gruppo di persone non \u00e8 affatto cos\u00ec grande, cos\u00ec abissale come potrebbe sembrare a prima vista; al contrario, esse hanno molti punti in comune e, in certi casi, si possono considerare semplicemente come due facce di una stessa medaglia: perch\u00e9 il sentirsi in colpa per tutto, e quindi responsabili di tutto, \u00e8 qualcosa che ha a che fare, s\u00ec, con il senso di colpa, ma anche con il delirio di onnipotenza.<\/p>\n<p>Se tutto dipende da me, infatti, ci\u00f2 significa che io sono una persona importantissima, anzi, indispensabile al mantenimento dell&#8217;ordine dell&#8217;universo; una persona addirittura sovrumana, una specie di piccolo (e forse neanche tanto piccolo) Dio.<\/p>\n<p>Le donne affette dalla sindrome dell&#8217;Eterna Infermiera, vi abbiamo accennato all&#8217;inizio, sono pi\u00f9 numerose degli uomini, anzi, si pu\u00f2 dire che, percentualmente, forse lo \u00e8 una donna su due; questo non significa che non vi siano anche diversi rappresentanti del sesso maschile nella caritatevole confraternita di cui stiamo discorrendo.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un ragazzo, per esempio, che beve, che si droga, che frequenta pessime compagnie, insomma che sta buttando via la sua vita? Ecco che l&#8217;amica o l&#8217;amante affette dalla sindrome dell&#8217;Eterna Infermiera volano letteralmente al suo soccorso, bramose di redimerlo sopra ogni altra cosa. E si martoriano, si esauriscono, si massacrano nell&#8217;improba fatica, non di rado fino ai limiti, e magari oltre i limiti, dell&#8217;autodistruzione.<\/p>\n<p>Gli amici e i parenti osservano la scena, costernati, ma anche commossi, e non possono fare a meno di pensare: \u00abGuarda fino a che punto lo ama, fino a che punto si sta sacrificando per lui!\u00bb; poveri sciocchi, non hanno capito niente: l&#8217;Eterna Infermiera non ama le persone a dispetto della loro sofferenza, del loro disadattamento, della loro abiezione, ma proprio a motivo di essi; e, se non li trovasse gi\u00e0 belli e pronti sul proprio cammino, andrebbe a cercarli con la lanterna, come Diogene faceva per le vie di Atene, sebbene fosse pieno giorno.<\/p>\n<p>Ora, quando si ha bisogno di aiutare gli altri perch\u00e9, diversamente, non ci si potrebbe godere in santa pace la propria vita, vuol dire che c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va; vuol dire che si sta manifestando un malessere, che si sta lanciando, in codice, un segnale di estremo pericolo.<\/p>\n<p>E c&#8217;\u00e8 ancora dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Si direbbe che pi\u00f9 una situazione umana sia compromessa, quasi disperata, e pi\u00f9 l&#8217;Eterna Infermiera sia propensa a gettarvisi a capofitto, quasi che l&#8217;estrema difficolt\u00e0 dell&#8217;impresa stimolasse e lusingasse il suo istinto di onnipotenza: e, di fatto, si tratta proprio di questo.<\/p>\n<p>Se io riesco in un&#8217;impresa disperata; se riesco a redimere, a salvare un essere umano che, ormai, tutti davano per irrecuperabile, per spacciato, allora ci\u00f2 vuol dire che sono veramente una persona eccezionale, una persona che merita ammirazione sconfinata da parte dei suoi simili; il che mi esime dalla dura necessit\u00e0 di lavorare su me stesso.<\/p>\n<p>Mi esime solo in apparenza, per\u00f2: tutto ci\u00f2 che non facciamo di bene a noi stessi, di bene nel senso spirituale della parola e non nel senso edonistico, prima o poi ci chieder\u00e0 conto del nostro comportamento, sotto forma di disturbi, di malesseri, di angoscia, di depressione: non ci servir\u00e0 a nulla dire: \u00abMa io ho fatto del bene ad altri!\u00bb; una parte profonda di noi, che non si lascia incantare dalle nostre stesse chiacchiere, ci risponder\u00e0 con durezza: \u00abIpocrita! Il bene che facevi agli altri, lo facevi perch\u00e9 non avevi il coraggio di farlo a te stesso\u00bb.<\/p>\n<p>Infatti, \u00e8 pi\u00f9 facile prendersi cura degli altri che di se stessi, perch\u00e9 gli altri si pu\u00f2 sempre fingere di amarli, anche se non li si ama per davvero, mentre \u00e8 quasi impossibile fingere con se stessi di amarsi, quando non ci si ama; in ogni caso, \u00e8 molto pi\u00f9 difficile che farlo credere al prossimo.<\/p>\n<p>Ma che cosa vuol dire, alla fine, prendersi cura dell&#8217;altro, quando codesto &quot;altro&quot; \u00e8 in una grave situazione di bisogno, di smarrimento, di abbandono? Se la sua situazione \u00e8 veramente grave, allora bisogna impegnarsi per &quot;salvarlo&quot; fino allo stremo delle forze; e, cos\u00ec facendo, si viene dispensati dal dovere di rimanere sempre umani.<\/p>\n<p>Avete mai notato quanto poca umanit\u00e0 ci sia nelle situazioni ospedaliere pi\u00f9 difficili, dove si lotta letteralmente per strappare alla morte il paziente? Tutti, medici e infermieri, sono spasmodicamente impegnati a fare quello che deve essere fatto per salvare quella vita; e lo fanno come macchine, non come esseri umani. Questa non \u00e8 una critica, \u00e8 la realt\u00e0. Le macchine agiscono pi\u00f9 in fretta, con pi\u00f9 freddezza e con maggiore efficienza di un essere umano, per quanto quest&#8217;ultimo sia un bravo medico o un bravo infermiere.<\/p>\n<p>E adesso proviamo a trasportare questa situazione nel contesto della relazione tra l&#8217;Eterna Infermiera e l&#8217;essere umano che ella ha deciso di salvare, di riscattare, di strappare agli artigli del Male, per donargli quasi una seconda vita. Quale obiettivo ammirevole! \u00c8 chiaro che, se ci riesce, tutto le verr\u00e0 perdonato: anche la mancanza di umanit\u00e0 con cui avr\u00e0 agito; anche l&#8217;atteggiamento puramente meccanico; anche l&#8217;aver tenuto dentro di s\u00e9, ben chiuso a doppia mandata, il segreto del proprio cuore, delle proprie emozioni, dei propri sentimenti.<\/p>\n<p>Non si chiede di mostrare emozioni e sentimenti a colui che sta lottando strenuamente per salvare una vita! E questo pu\u00f2 anche far passare inosservato il fatto che, forse, non ci sono pi\u00f9 emozioni e sentimenti da mostrare, perch\u00e9 il cuore \u00e8 divenuto di pietra e la vita dell&#8217;anima si \u00e8 rattrappita, anchilosata, completamente inaridita&#8230;<\/p>\n<p>Ha scritto Olivier Cotinaud nel suo libro \u00abElementi di psicologia per l&#8217;infermiera\u00bb (titolo originale: \u00abElements de psychiologie pur l&#8217;infirmiere\u00bb; traduzione italiana di Marialusisa Cairssoni, Milano, Editrice Ancora, 1972, pp. 208, 209-10):<\/p>\n<p>\u00abNon abbiamo pi\u00f9 tempo sufficiente per occuparci veramente dell&#8217;ammalato (contatto personale, conforto). Sovraccariche di lavoro, preoccupate soprattutto di effettuare le cure, non troviamo pi\u00f9 i momenti necessari per parlare con lui. L&#8217;ammalato talvolta si rende conto di non essere considerato come persona umana, e tuttavia egli aspetta simpatia, conforto e non vuole essre curato da un robot (macchina che distribuisce le comprese). Da parte nostra, ci troviamo a disagio perch\u00e9 noi abbiamo scelto di curare l&#8217;uomo nella sua totalit\u00e0.<\/p>\n<p>Si ha talvolta l&#8217;imptre4ssionme che l&#8217;uomo sia messo a servizio della scienza e della tecnica e ci\u00f2 \u00e8 per noi un motivo di conflitto interiore. [&#8230;]<\/p>\n<p>In questi reparti si verifica un processori disumanizzazione dei rapporti umani; la lotta per mantenere in vita questi malati richiede l&#8217;impegno di un grande numero di persone; le \u00e9quipes sono numerose, i loro compiti spesso si intersecano. In un groviglio di fili elettrici, aiutanti e infermiere si incaricano ogni quarto d&#8217;ora di misurare il polso, la pressione arteriosa, le temperature, un drenaggio ogni mezz&#8217;ora; mentre anestesisti e rianimatori cambiano continuamente il contenuto delle fleboclisi, gli specialisti dell&#8217;E. E .G. aspettano il turno per le loro registrazioni Per evitare disagi e per assicurare un efficace lavoro d&#8217;\u00e9quipe \u00e8 assolutamente necessario delimitare i compiti di ciascuno;: ma non \u00e8 molto semplice.<\/p>\n<p>Il lavoro impone un ritmo di vita troppo rapido, troppo estenuante, perch\u00e9 ci si possa dedicare ad una altra attivit\u00e0 all&#8217;infuori di qualche svago pi\u00f9 o meno passivo. L&#8217;amministrazione non ha seguito lo sviluppo della nostra professione e non conosce per es. le nuove qualifiche professionali (aiuto anestesista, rianimatrice).<\/p>\n<p>La tecnica e l&#8217;organizzazione dell&#8217;ospedale ignorano assai spesso la vita umana dell&#8217;infermiera, mentre desidereremmo che si tenesse conto della vita personale di ognuno. Il lavoro \u00e8 divenuto faticoso, esige una tensione psicologica pi\u00f9 grande&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Ebbene, le stesse identiche osservazioni che qui vengono fatte per le vere infermiere che lavorano in un vero complesso ospedaliero, si possono estendere alle persone, maschi e femmine, affette dalla sindrome dell&#8217;Eterna Infermiera;<\/p>\n<p>Con una aggravante, per\u00f2: che quest&#8217;ultima non solo ha poco tempo per ascoltare VERAMENTE il suo protetto, dal momento che \u00e8 troppo impegnata a cercare di salvarlo; ma ha anche pochissimo tempo, o forse non ne ha affatto, per parlare di se stessa, per aprirsi, per mostrarsi come realmente \u00e8 e non come a tutti i costi vuole apparire agli altri.<\/p>\n<p>Comodo, vero?<\/p>\n<p>Con tutto quel daffare, con tutta quella responsabilit\u00e0 sulle spalle, con tutta quella fatica che si sta sobbarcando, l&#8217;Eterna Infermiera viene ad essere dispensata da ci\u00f2 che, normalmente, costituisce la premessa di qualunque relazione umana che non voglia restare su un livello meramente superficiale: il fatto di mostrarsi, di confidarsi, di rivelare i propri pensieri intimi, le proprie speranze e anche le proprie debolezze ed i propri timori.<\/p>\n<p>E, se \u00e8 dispensata dal farlo con l&#8217;altro, a maggior ragione si sente dispensata dal farlo con il giudice pi\u00f9 temuto ed esigente: se stessa.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 possiamo dire che la sindrome dell&#8217;Eterna Infermiera \u00e8, fondamentalmente, una strategia per non doversi confrontare con se stessi, ci\u00f2 che metterebbe in pericolo i propri deboli equilibri, la propria vacillante autostima, le proprie traballanti certezze; insomma \u00e8 una strategia contro la fatica di adattarsi al cambiamento.<\/p>\n<p>Ora, si d\u00e0 il caso che la vita sia continuo cambiamento; per cui l&#8217;Eterna Infermiera \u00e8 una persona che non vuole cambiare n\u00e9 adattarsi, che non vuole mettersi in discussione, che non vuole crescere; e non vuole farlo perch\u00e9 \u00e8 piena di paura.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 deriva la priorit\u00e0 numero uno: vincere la paura, lasciarsi andare, essere finalmente se stessi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un consistente numero di donne e un certo numero di uomini sono letteralmente afflitti dalla sindrome dell&#8217;Eterna Infermiera: ossia dal bisogno esasperato, compulsivo, pi\u00f9 forte di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-25036","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25036","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25036"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25036\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25036"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25036"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25036"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}