{"id":25035,"date":"2010-09-26T12:44:00","date_gmt":"2010-09-26T12:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/09\/26\/il-mistero-di-eta-carinae-ci-porta-lontano-nello-spazio-e-nel-tempo\/"},"modified":"2010-09-26T12:44:00","modified_gmt":"2010-09-26T12:44:00","slug":"il-mistero-di-eta-carinae-ci-porta-lontano-nello-spazio-e-nel-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/09\/26\/il-mistero-di-eta-carinae-ci-porta-lontano-nello-spazio-e-nel-tempo\/","title":{"rendered":"Il mistero di Eta Carinae ci porta lontano nello spazio e nel tempo"},"content":{"rendered":"<p>Eta Carinae \u00e8 uno degli oggetti celesti pi\u00f9 sorprendenti e grandiosi, uno di quelli che si potrebbero definire dei veri e propri \u00abmostri del cielo\u00bb; inoltre, \u00e8 sempre stato un enigma per gli astronomi, fin da quando \u00e8 stata individuata al telescopio, in una remota regione del cielo visibile solo dall&#8217;emisfero meridionale.<\/p>\n<p>Si tratta di una stella appartenente al gruppo delle ipergiganti blu, situata nella costellazione della Carena, una delle costellazioni del cielo australe in cui \u00e8 stata suddivisa la vastissima costellazione della Nave Argo.<\/p>\n<p>Fino a tempi assai recenti, quando \u00e8 stata &quot;superata&quot; da un nuovo astro denominato R136a1, era la stella pi\u00f9 massiccia conosciuta, con una massa superiore a quella del Sole da 100 a 150 volte, nonch\u00e9 una delle pi\u00f9 luminose, ben cinque milioni di volte pi\u00f9 del Sole; ed era classificata fra le variabili del tipo S Doradus.<\/p>\n<p>Si tratta, insomma, non solo di una delle stelle pi\u00f9 grandi mai conosciute, ma anche di una delle pi\u00f9 grandi che possano esistere: la sua massa si avvicina, infatti, al cosiddetto limite di Eddington, oltre il quale la pressione di radiazione diventa cos\u00ec forte, che le parti pi\u00f9 esterne della stella, specialmente nelle regioni polari, vengono scagliate lontano nello spazio, formando delle caratteristiche strutture a forma di clessidra.<\/p>\n<p>Attualmente Eta Carinae \u00e8 di magnitudine compresa fra 6 e 7 e non \u00e8 isolata, ma avvolta in una nebulosa di straordinaria bellezza, conosciuta come Nebuloso della Carena (NGC3372); lancia periodicamente potentissimi lampi di energia.<\/p>\n<p>Come ricorda Piero Bianucci nel suo libro \u00abStella per stella\u00bb (Firenze, Giunti, 1997, p. 264), tale fenomeno si \u00e8 manifestato nel 1730, nel 1801, fra il 1820 e il 1827, nel 1843, nel 1890 e nel 194. Il pi\u00f9 spettacolare fu quello del 1843, allorch\u00e9 giunse a brillare ben 10 milioni di volte pi\u00f9 del Sole e, per alcune notti, arriv\u00f2 ad eclissare lo splendore della vicina Canopus, nella medesima costellazione, che \u00e8 la seconda stella per luminosit\u00e0 di tutto il cielo (dopo Sirio, nella costellazione boreale del Canis Major).<\/p>\n<p>Eta Carinae non \u00e8 solo un asterismo di incomparabile suggestione estetica, ma \u00e8 anche uno dei corpi celesti pi\u00f9 interessanti, e ci\u00f2 appare anche all&#8217;occhio dell&#8217;astrofilo dilettante, non appena l&#8217;abbia inquadrata nella lente del telescopio. La forte instabilit\u00e0 dei fenomeni fisici che la caratterizzano e la sua stessa enorme massa, lasciano pensare che Eta Carinae concluder\u00e0 la sua esistenza esplodendo in una supernova o, addirittura, in una ipernova, entro alcune migliaia di anni, vale a dire un tempo astronomicamente piuttosto breve.<\/p>\n<p>A dispetto delle sue enormi dimensioni, non \u00e8 visibile a occhio nudo, poich\u00e9 la sua magnitudine (luminosit\u00e0 apparente) \u00e8 di appena 6,21. Altri due fattori hanno fatto che s\u00ec che, prima che Bayer compilasse il suo atlante celeste ai primi del XVII secolo (precisamente nel 1603), essa sia sfuggita alle osservazioni degli antichi astronomi: la sua declinazione, pari a -5,9, che la rende invisibile dalle regioni boreali come l&#8217;Europa, buona parte dell&#8217;Asia e quasi tutta l&#8217;America Settentrionale; e il fatto che nella vasta e complessa nebulosa in cui si trova, splendano parecchie altre stelle di quarta, quinta e sesta magnitudine.<\/p>\n<p>Con un diametro che \u00e8 circa 80 volte quello del Sole e una massa valutata, come si \u00e8 detto, in qualcosa come 100-150 volte quella solare, Eta Carinae rappresenta un oggetto di gradissimo interesse per gli astrofisici, in quanto piuttosto raro; una galassia come la nostra, la Via Lattea, che si pu\u00f2 considerare di medie dimensioni, secondo calcoli abbastanza attendibili non dovrebbe contenerne pi\u00f9 di alcune decine.<\/p>\n<p>La storia delle osservazioni di Eta Carinae \u00e8 stata riepilogata dall&#8217;astronomo Palo Maffei nel suo ormai classico \u00abI mostri del cielo\u00bb (Milano, Edizioni Scientifiche e Tecniche Mondadori, 1976, pp.145-49):<\/p>\n<p>\u00abDa quanto ci risulti gli astronomi dell&#8217;et\u00e0 greco-alessandrina non la conoscevano. Tolomeo, pur avendo rilevato le stelle principali della Nave, non la cit\u00f2 nel suo Almagesto e neppure F. V. Houtmann la not\u00f2 nel 1600, quando osserv\u00f2 stelle di quella regione fino alla quarta magnitudine. Comparve per la prima volta, appena tre anni dopo, nell&#8217;atlante celeste di J. Bayer, pubblicato appunto nel 1603, nel quale figurava come stella di quarta magnitudine. E Halley l&#8217;osserv\u00f2 dall&#8217;isola di S. Elena nel 1677 e la catalog\u00f2 stimandola sempre di quarta magnitudine mentre La Caille, che l&#8217;osserv\u00f2 quasi un secolo dopo, la trov\u00f2 pi\u00f9 brillante (2m). A partire dal 1811 Eta Carinae cominci\u00f2 ad essere osservata da J. W. Burchell, un botanico che era anche un ottimo osservatore di fenomeni celesti. Nel suo soggiorno in Africa, fino al 1815, l&#8217;osserv\u00f2 spesso trovandola sempre di quarta magnitudine. Nel dicembre 1829, tornando a osservare il cielo australe da San Paolo, in Brasile, si accorse con suon grandissimo stupore che Eta Carinae era diventata di prima magnitudine,confrontabile in splendore alla stella pi\u00f9 brillante della Croce del Sud.<\/p>\n<p>Nel febbraio del 1830 la stella si era leggermente affievolita, fino alla 2m, e tra 1m e 2m la trov\u00f2 sempre, dal 1834 al 1837, anche John Herschel, il figlio del grande Wilhelm, che si era installato al Capo di Buona Speranza, per compiere osservazioni del cielo australe. Quest&#8217;ultimo, nel dicembre del 1837. Mentre fotometrava le stelle della zona, not\u00f2 che Eta Carinae era ancora aumentata di splendore. Nel mese successivo la stella rivaleggi\u00f2 con le pi\u00f9 brillanti del cielo poi torn\u00f2 a indebolirsi leggermente, di circa 1 magnitudine. ma nel marzo del 1843, quando J. Herschel era tornato nell&#8217;emisfero boreale, Eta Carinae tocc\u00f2 uno splendore che non aveva mai raggiunto, superando persino canopo (-0m,9). In quel periodo, che sembr\u00f2 durare qualche mese, diede un n uovo aspetto a quella parte del cielo australe che dominava con la sua luce rosso arancione. Solo Sirio, la pi\u00f9 brillante stella del cielo (-1m,6) riusciva a superare ancora in splendore questo luminosissimo astro che fino a un secolo e mezzo prima non era neppure visibile a occhio nudo [ma qui bisogna leggere: \u00abfino a due secoli e mezzo prima\u00bb, cio\u00e8, come si \u00e8 visto, dai primi del XVII secolo. E questa superiorit\u00e0 era solo apparente perch\u00e9 in realt\u00e0 Sirio \u00e8 una delle stelle pi\u00f9 vicine a noi, essendo distante appena 8,8 anni luce, mentre Eta Carinae, come vedremo in seguito, dista intorno a 8.000 anni luce. Portando entrambe alla distanza standard di 33 anni luce, le loro magnitudini visuali apparenti sarebbero diventate rispettivamente 1,4 e -13,0. Nella primaveras del 1843, dunque, Eta Carinae era in realt\u00e0 quasi 600 mila volte pi\u00f9 brillante di Sirio e oltre 12 milioni di volte pi\u00f9 del Sole. Se fosse stata effettivamente alla distanza di 33 anni luce, alla quale si riferiscono le magnitudini assolute, avrebbe illuminato i nostri paesaggi notturni con uno splendore superiore a quello della Luna piena. Un simile splendore \u00e8 superato solo da quello delle Supernovae nei pochi giorni in cui sono al massimo. \u00c8 dunque quasi sicuro che nella primavera del 1843 Eta Carinae fu la stella pi\u00f9 luminosa dell&#8217;intera Galassia; la pi\u00f9 brillante di oltre 100 miliardi di stelle.<\/p>\n<p>Negli anni successivi lo splendore declin\u00f2 e, salvo qualche massimo secondario nel 1856, 1871 e 1889, continu\u00f2 a scendere, stabilizzandosi intorno alla 8m. Dal 1940, per\u00f2, sta tornando a diventare sempre pi\u00f9 luminosa e attualmente (1976) ha gi\u00e0 raggiunto di nuovo il limite della visibilit\u00e0 a occhio nudo.<\/p>\n<p>Questo fatto pu\u00f2 far pensare che forse le variazioni mostrate da Eta Carinae in circa 300 anni non sono altro che un ciclo che torna a ripetersi periodicamente. Forse era proprio Eta Carinae, come riteneva l&#8217;assirologo Jensen, quella stella brillante e misteriosa che secondo le iscrizioni babilonesi, gi\u00e0 alcune migliaia di anni fa appariva soggetta a occasionali diminuzioni di splendore.<\/p>\n<p>Per ora, comunque, le uniche osservazioni sicure sono quelle effettuate dall&#8217;epoca di Halley ad oggi. [&#8230;]<\/p>\n<p>Le straordinarie variazioni di luminosit\u00e0 di Eta Carinae furono accompagnate da fenomeni spettroscopici altrettanto eccezionali. Purtroppo non si sa niente del periodo pi\u00f9 interessante, durante il quale raggiunse il massimo splendore, e di quello precedente. La prima osservazione spettroscopica fu effettuata nel 1869 da A. Le Sueur. Si trattava ancora di un&#8217;osservazione visuale, perch\u00e9 solo tre anni pi\u00f9 tardi si cominciarono a registrare fotograficamente gli spettri delle stelle pi\u00f9 luminose, come Vega. Sembra tuttavia, dalla descrizione di Le Sueur, che lo spettro non apparisse molto diverso da quello attuale. D&#8217;altra parte venti anni dopo, alla stazione astrale dell&#8217;Osservatorio di Harvard, cominciarono a essere registrati i primi spettri, che avevano le caratteristiche di quelli delle supergiganti di tipo F5.<\/p>\n<p>Questi spettri, e soprattutto quelli successivi, permisero di scoprire che Eta Carinae mostrava il pi\u00f9 straordinario campionario di righe in emissione mai osservato in uno spettro stellare.\u00bb<\/p>\n<p>Dal 2003 sappiamo che Eta Carinae non \u00e8 una stella singola, ma binaria o, forse, multipla (vedi anche il nostro articolo \u00abAlgol, la pi\u00f9 famosa variabile a eclisse, era gi\u00e0 nota agli Arabi come stella del demonio\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 12\/07\/2010).<\/p>\n<p>La sua distanza dal Sole \u00e8 stata calcolata fra sette ed ottomila anni luce: ci\u00f2 significa che la luce che noi vediamo giungerci da essa \u00e8 partita, in effetti, prima che i Fenici inventassero il loro alfabeto, prima che gli Egiziani costruissero le piramidi di Giza e prima del sorgere di qualunque civilt\u00e0 a noi storicamente nota.<\/p>\n<p>A rigore, non siamo neppure certi che Eta Carinae esista ancora e che non sia gi\u00e0 esplosa: se cos\u00ec fosse, noi lo verremmo comunque a sapere con sette od ottomila anni di ritardo. Peraltro, quando adoperiamo la parola &quot;noi&quot;, lo facciamo in senso improprio; ma \u00e8 abbastanza evidente che, fra alcune migliaia di anni, l&#8217;uomo, cos\u00ec come noi lo conosciamo adesso, non esister\u00e0 pi\u00f9 su questo pianeta che abbiamo denominato Terra: o si sar\u00e0 autodistrutto, o sar\u00e0 emigrato su qualche altro corpo celeste, oppure la tecnologia ne avr\u00e0 radicalmente mutato le caratteristiche mentali e, forse, anche quelle fisiche.<\/p>\n<p>La temperatura media, infine, dovrebbe aggirarsi intorno ai 40.000 K; quella del nostro Sole, tanto per stabilire un paragone, \u00e8, in superficie, di 5.780 K: un valore impressionante, dunque, per noi semplicemente inimmaginabile.<\/p>\n<p>Notiamo, fra parentesi, che l&#8217;astronomia tende a maneggiare con una certa disinvoltura queste misure di grandezza iperbolica. Si fa presto a dire: una massa 150 volte maggiore del Sole; un diametro 80 volte maggiore; una temperatura sette od otto volte maggiore; una distanza di 7-8.000 anni luce. La verit\u00e0 \u00e8 che si tratta di grandezze semplicemente inconcepibili, che noi possiamo bens\u00ec formulare in maniera teorica, ma che la nostra mente, la nostra immaginazione non riescono, in pratica, ad afferrare, anzi nemmeno a sfiorare.<\/p>\n<p>Come si fa ad immaginare una stella con una massa superiore di 150 volte a quella del Sole, quando gi\u00e0 ci riesce difficile concepire un corpo celeste come il Sole, cos\u00ec immensamente grande rispetto alla nostra Terra? Sarebbe come se una formica, dall&#8217;alto del suo sassolino, tentasse di farsi un&#8217;idea delle montagne dell&#8217;Himalaya.<\/p>\n<p>Di queste cose noi possiamo solo avere un concetto astratto, come quelli della geometria: cos\u00ec come non ci spaventa il concetto delle rette che corrono all&#8217;infinito, ma solo perch\u00e9 non tentiamo nemmeno di immaginarci delle linee FISICAMENTE ESISTENTI che si allungano all&#8217;infinito, senza principio n\u00e9 fine.<\/p>\n<p>Non parliamo poi della grandezza &quot;tempo&quot;. Ci \u00e8 realmente difficile immaginare un tempo cos\u00ec antico, che precede tutte le civilt\u00e0 storiche da noi conosciute con certezza; ma che dire di un corpo celeste, come Eta Carinae, la cui et\u00e0 \u00e8 stata stimata (peraltro con molte incertezze) intorno a 3 x 10 anni alla sesta? Come potrebbe, la nostra mente che ragiona in termini di anni o, al massimo, di secoli, concepire davvero un tempo che si misura in MILIONI DI ANNI?<\/p>\n<p>Prima di congedarci da una stella come Eta Carinae, in cui tutto \u00e8 grandioso e tutto affascinante, un ultimo mistero: la sua ciclicit\u00e0. Si era creduto di aver individuato una certa regolarit\u00e0 nelle sue fasi; ma tale convinzione \u00e8 andata in frantumi nel 2008, quando il suo ciclo si \u00e8 bruscamente alterato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eta Carinae \u00e8 uno degli oggetti celesti pi\u00f9 sorprendenti e grandiosi, uno di quelli che si potrebbero definire dei veri e propri \u00abmostri del cielo\u00bb; inoltre,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30140,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[49],"tags":[92],"class_list":["post-25035","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-astronomia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-astronomia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25035","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25035"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25035\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30140"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25035"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25035"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25035"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}