{"id":25024,"date":"2015-12-18T04:21:00","date_gmt":"2015-12-18T04:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/18\/essere-coscienza-felicita-la-triplice-natura-delluomo\/"},"modified":"2015-12-18T04:21:00","modified_gmt":"2015-12-18T04:21:00","slug":"essere-coscienza-felicita-la-triplice-natura-delluomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/18\/essere-coscienza-felicita-la-triplice-natura-delluomo\/","title":{"rendered":"Essere, coscienza, felicit\u00e0: la triplice natura dell\u2019uomo"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo, in primo luogo, \u00e8 &#8212; o, quanto meno, presume di esserci; in secondo luogo, \u00e8 cosciente di esistere, lo sente, lo respira, lo vive, se ne stupisce, ne gode, ne soffre, si fa mille domande, a molte delle quali non trova le risposte; in terzo luogo, egli cerca la felicit\u00e0, perch\u00e9 il bisogno di essere felice \u00e8 l&#8217;impulso invincibile che lo tiene legato al mondo ed a se stesso, che lo accompagna nei tratti perigliosi del suo cammino terreno, che lo sprona ad andare sempre avanti, confidando, se il suo presente non \u00e8 felice, che il domani sar\u00e0 migliore dell&#8217;oggi.<\/p>\n<p>Ora, essere significa partecipare della realt\u00e0 dell&#8217;Essere, ossia dell&#8217;Assoluto; sapere di essere, significa partecipare alla realt\u00e0 del conoscere, che \u00e8 la ricerca della Verit\u00e0; essere felici significa essersi pienamente realizzati, aver trovato quella Verit\u00e0 che si cercava e goderne pienamente e irrevocabilmente, perch\u00e9 la felicit\u00e0 suprema, quella di divenire tutt&#8217;uno con l&#8217;Essere e con la Verit\u00e0, una volta conquistata, non pu\u00f2 andare mai pi\u00f9 smarrita: \u00e8 per sempre. Questa \u00e8 la triade fondamentale della condizione umana: essere, coscienza, felicit\u00e0; che corrisponde anche alla tripartizione fondamentale della filosofia: l&#8217;ontologia, o scienza dell&#8217;essere; la gnoseologia, o scienza del conoscere; e infine l&#8217;etica, o scienza del bene e del male, da cui dipende la possibilit\u00e0 di realizzarsi, e pertanto di essere felici.<\/p>\n<p>Lo sciocco e superficiale edonismo della cultura moderna suggerisce, e persino afferma, che la felicit\u00e0 \u00e8 premio a se stessa e che consiste, semplicemente, nella rimozione o nella sospensione di tutto ci\u00f2 che ostacola o impedisce il benessere della coscienza; \u00e8 una concezione che risale ad Epicuro ed \u00e8, oltre che molto povera, anche di segno puramente negativo. Ma la felicit\u00e0 non pu\u00f2 essere solo una condizione definibile in negativo, cio\u00e8 come assenza del dolore; senza contare che il dolore non \u00e8 necessariamente un impedimento alla felicit\u00e0, intendendo quest&#8217;ultima nel senso pi\u00f9 profondo della parola. La felicit\u00e0 deve essere una condizione attiva e naturale della natura umana, dal momento che l&#8217;anima tende verso di essa con tutte le sue forze. Di conseguenza, non si pu\u00f2 neppure immaginare che la felicit\u00e0 non sia connaturata al destino umano: e l&#8217;unica condizione che soddisfa tali premesse \u00e8 che la felicit\u00e0 debba consistere non nel possesso di questo o quel bene, transitorio e fuggevole, ma del Bene in se stesso.<\/p>\n<p>Ma il Bene \u00e8 anche la Verit\u00e0, perch\u00e9 non possiamo certo supporre che in esso risieda qualche traccia di menzogna. Se cos\u00ec fosse, non sarebbe il Bene, ma uno dei tanti beni contingenti: non beni assoluti, ma relativi; beni che hanno in se stessi anche il proprio contrario. Per esempio: non possiamo immaginare che soddisfare la fame e la sete sia il Bene, anche se, mangiando e bevendo, allontaniamo dalla coscienza una condizione negativa, che le reca sofferenza; infatti, se mangiamo e beviamo oltre il giusto limite, incominciamo a stare male; e ci\u00f2 renderebbe falsa l&#8217;affermazione che il mangiare e il bene sono la Verit\u00e0. Nella Verit\u00e0, tutto \u00e8 sempre e solo Bene: \u00e8 inimmaginabile che qualcosa divenga l&#8217;opposto del bene, se lo era in un primo momento. La Verit\u00e0 non \u00e8 mai un male, non rappresenta mai un male: non si pu\u00f2 fare indigestione della Verit\u00e0; non si pu\u00f2 provarne nausea, non si pu\u00f2 provarne disgusto: essa \u00e8 sempre e solo un bene, anzi, \u00e8 il Bene.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che si delinea una straordinaria deduzione logica: noi siamo fatti per la verit\u00e0 e per la felicit\u00e0, perch\u00e9, se cos\u00ec non fosse, non saremmo fatti come siamo fatti; non avremmo in noi la brama dell&#8217;Assoluto e non continueremmo ad avere fame e sete di verit\u00e0 e di felicit\u00e0, anche dopo esserci imbattuti in cose vere e buone. Se fossimo fatti in modo da accontentarci delle piccole verit\u00e0 e delle piccole felicit\u00e0, allora ci basterebbe quel che possiamo conoscere umanamente e quel che possiamo godere umanamente; invece, anche l&#8217;uomo pi\u00f9 sapiente avverte il morso doloroso della propria ignoranza, e anche l&#8217;uomo pi\u00f9 felice avverte il pungolo angosciante della propria finitezza, della propria limitatezza e della propria provvisoriet\u00e0. Se ci bastassero il sapere ed il godere puramente umani, da dove deriverebbero questa scontentezza, questa insoddisfazione? Perch\u00e9 non dovrebbe bastarci quel che possiamo conoscere sul piano intellettuale, e perch\u00e9 non saremmo appagarti dal piacere che possiamo raggiungere, semplicemente, qui ed ora?<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, invece, \u00e8 sempre proiettato in avanti; \u00e8 sempre un poco oltre se stesso. Secondo la psicologia materialista, questo \u00e8 un male: \u00e8 una forma di nevrosi, che deve essere curata, perch\u00e9 impedisce all&#8217;uomo di essere felice. Secondo la <em>philosophia perennis<\/em>, invece, questo non solo \u00e8 un bene, ma \u00e8 la garanzia e, in un certo senso, la caparra della vocazione ad una felicit\u00e0 soprannaturale; \u00e8 la testimonianza viva della coscienza a se medesima, un costante richiamo ad una m\u00e8ta pi\u00f9 alta, ad un destino ulteriore, che non finisce con la morte fisica, ma che si proietta verso l&#8217;Infinito. Per duemila anni, il pensiero occidentale \u00e8 stato, in prevalenza, di questa opinione; solo con l&#8217;avvento della modernit\u00e0 le cose sono cambiate; solo con la Ragione illuminista l&#8217;uomo ha &quot;scoperto&quot; che le piccole felicit\u00e0 sono tutta la felicit\u00e0 cui pu\u00f2 aspirare, e ha deciso di perseguirle con tutte le sue forze, persino d&#8217;imporle agli individui ed ai popoli che non ne siano persuasi, scordandosi o cancellando il ricordo di quell&#8217;altra Felicit\u00e0, quella totale, incondizionata, soprannaturale, che, da Platone in poi, \u00e8 sempre stata la m\u00e8ta suprema tanto della filosofia che della vita pratica, e che il cristianesimo ha mostrato coincidere con la ricerca e il &quot;possesso&quot; di Dio da parte della coscienza: <em>itinerarium mentis in Deum<\/em>.<\/p>\n<p>Cos\u00ec scriveva Fritjhof Schuon in \u00abL&#8217;esoterismo come principio e come via\u00bb (titolo originale: \u00abL&#8217;Esoterisme comme principe et comme voie\u00bb, Paris, Dery Livres, 1987; traduzione dal francese di Giorgio Jannaccone, Roma, Edizioni Mediterranee, 1984, pp. 101-03):<\/p>\n<p><em>\u00abL&#8217;intelligenza umana \u00e8 essenzialmente oggettiva, dunque totale: essa \u00e8 capace di giudizio disinteressato, di ragionamento, di meditazione assimilante e deificante, se la grazia aiuta. Il carattere d&#8217;oggettivit\u00e0 appartiene anche alla volont\u00e0 &#8211; proprio esso la rende umana &#8211; e appunto perci\u00f2 la nostra volont\u00e0 \u00e8 libera, ossia atta al superamento, al sacrificio, all&#8217;ascesi; il nostro volere non attinge soltanto ai nostri desideri, ma fondamentalmente alla verit\u00e0, che indipendente dai nostri interessi immediati. Del pari per la nostra anima, la nostra sensibilit\u00e0, la nostra capacit\u00e0 d&#8217;amare umana \u00e8 oggettiva per definizione, quindi imparziale nella sua essenza o nella sua perfezione primordiale e innocente, \u00e8 capace di bont\u00e0, di generosit\u00e0, di compassione. Vale a dire che essa \u00e8 atta a trovare la sua felicit\u00e0 in quella altrui, e a scapito delle proprie soddisfazioni; cos\u00ec essa \u00e8 atta a trovare la sua felicit\u00e0 al di sopra di se stessa, nella sua personalit\u00e0 celeste che non le appartiene ancora del tutto. Da questa natura specifica, fatta di totalit\u00e0 e di oggettivit\u00e0, derivano la vocazione dell&#8217;uomo, i suoi diritti e i suoi doveri.<\/em><\/p>\n<p><em>Dire che la prerogativa della condizione umana \u00e8 la capacit\u00e0 d&#8217;essere oggettivi, equivale a riconoscere che il contenuto quintessenziale e la ragion d&#8217;essere finale di tale capacit\u00e0 \u00e8 l&#8217;Assoluto: difatti l&#8217;intelligenza \u00e8 oggettiva qualora non annoti soltanto ci\u00f2 che \u00e8, bens\u00ec tutto ci\u00f2 che \u00e8; un&#8217;intelligenza che rifiuta l&#8217;Assoluto non d\u00e0 contezza del Reale totale al quale \u00e8 proporzionata; essa non \u00e8 pi\u00f9 umana e non putendo essere animale poich\u00e9 in realt\u00e0 \u00e8 quella dell&#8217;uomo, non ha che la scelta di essere satanica. La volont\u00e0 invece \u00e8 oggettiva non solo a misura che mira a uno scopo attuabile e utile o a un bene reale, ma pure, anzi soprattutto, al Sommo Bene, e alle cose nella loro connessione vicina o lontana con questo Bene. E l&#8217;anima \u00e8 oggettiva qualora ami ci\u00f2 che \u00e8 degno di essere amato, e la cui essenza trascendente \u00e8 la Divina Bellezza e il divino Amore.<\/em><\/p>\n<p><em>Il soggetto umano tende necessariamente al contingente perch\u00e9 anch&#8217;esso \u00e8 contingente e a misura che lo \u00e8; e tende all&#8217;Assoluto appunto perch\u00e9 per la sua capacit\u00e0 d&#8217;oggettivit\u00e0 partecipa dell&#8217;Assoluto, e perch\u00e9 questa capacit\u00e0 gli rivela che all&#8217;Assoluto appartiene ogni realt\u00e0 positiva, dunque tutto quello che denominiamo un bene.<\/em><\/p>\n<p><em>Evidentemente l&#8217;oggettivit\u00e0 non \u00e8 che la verit\u00e0, nella quale il soggetto e l&#8217;oggetto coincidono nei limiti del possibile, e in cui l&#8217;essenziale prevale sull&#8217;accidentale &#8211; o il necessario sul contingente &#8211; sia estinguendolo in certo qual modo, sia reintegrandolo, a seconda dei diversi aspetti ontologici della relativit\u00e0 medesima.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo \u00e8 stato definito un animale ragionevole, il che, pur essendo insufficiente e disdicevole, suggerisce di meno ellitticamente una realt\u00e0 incontestabile: difatti la facolt\u00e0 razionale indica la facolt\u00e0 trascendente dell&#8217;uomo rispetto all&#8217;animale. L&#8217;uomo \u00e8 ragionevole perch\u00e9 possiede l&#8217;Intelletto, che per definizione, \u00e8 capace d&#8217;assoluto e quindi del senso del relativo in s\u00e9; e possiede l&#8217;Intelletto in quanto \u00e8 fatto &quot;a immagine di Dio&quot;, cosa che peraltro manifesta &#8211; \u00e8 appena il caso di ricordarlo &#8211; con la forma fisica, il dono della parola, e la capacit\u00e0 di produrre e di costruire. L&#8217;uomo \u00e8 una teofania, e per la sua forma e per le sue facolt\u00e0; negarlo significa negare indirettamente Dio. Senza apertura verso la trascendenza, l&#8217;intelligenza umana sarebbe un lusso tanto inesplicabile quanto inutile.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;anima ama la bellezza e si impegna cos\u00ec nella virt\u00f9, che \u00e8 la bellezza e la felicit\u00e0 dell&#8217;anima; la bellezza, e l&#8217;amore della bellezza, donano all&#8217;anima la felicit\u00e0 cui aspira per sua natura. L&#8217;anima ama la bellezza, desidera la felicit\u00e0, e pratica la bont\u00e0; dire che l&#8217;anima \u00e8 fondamentalmente felice solo per la bellezza equivale a dire che \u00e8 felice soltanto nella virt\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>Le bellezze sensibili sono poste al di fuori del&#8217;anima, e il loro incontro con essa \u00e8 pi\u00f9 o meno accidentale; se l&#8217;anima vuol essere felice in modo assoluto e permanente, deve recare in se stessa il bello; ora la bellezza interiore non \u00e8 che la coscienza della Sorgente d&#8217;ogni armonia; \u00e8 il senso del sacro ed \u00e8 la fede, il &quot;s\u00ec&quot; dell&#8217;anima che incontra Dio. E di qui scaturiscono le virt\u00f9, che comunicano la bellezza dell&#8217;anima, e pi\u00f9 fondamentalmente quella del Sommo Bene.<\/em><\/p>\n<p><em>La virt\u00f9 consiste nel messaggio di bellezza costituito dalla bont\u00e0. Ora la bont\u00e0 si diversifica estrinsecamente secondo le circostanze: accade che debba farsi adamantina, invece folgorante, a contatto con quanto si oppone ad essa; ma tali veli sono sempre rivestiti dalla bont\u00e0. Il bene non combatte il male cessando di essere il bene, ma perch\u00e9 \u00e8 il bene.<\/em><\/p>\n<p><em>La virt\u00f9 significa lasciare un varco libero, nell&#8217;anima, alla Bellezza di Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>Sat, Chit, Ananda: Essere, Coscienza, Felicit\u00e0. Essere, dunque Potenza; Coscienza, dunque Sapienza; Felicit\u00e0, dunque Bellezza. Al ternario divino corrisponde, nel microcosmo umano, il ternario volont\u00e0, intelligenza, sentimento; o attivit\u00e0, conoscenza, amore.<\/em><\/p>\n<p><em>Si potrebbe esprimere la dottrina delle tre dimensioni umane in modo del tutto semplice e immediatamente plausibile: il bene che l&#8217;uomo \u00e8 capace di conoscere, lo deve parimente volere a misura che pu\u00f2 essere un oggetto della volont\u00e0; e lo si deve inoltre amare, e contemporaneamente amare la conoscenza di questo bene e la volont\u00e0 verso di esso; come deve volerne e amarne i riflessi terreni e contingenti secondo ci\u00f2 che esige o permette la loro natura. Non ci si pu\u00f2 votare alla conoscenza senza amarla e senza volerla, come non si pu\u00f2 volere qualcosa senza conoscerla e senza amarne l&#8217;attuazione; e on si pu\u00f2 amare senza conoscere un oggetto n\u00e9 senza volerlo amare.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Essere, coscienza, felicit\u00e0: ecco la triplice realizzazione dell&#8217;uomo; ecco la m\u00e8ta, lo scopo supremo della vita umana: trovare se stessi, realizzare se stessi, ricongiungersi a Dio. L&#8217;uomo esiste, perch\u00e9 \u00e8 parte dell&#8217;essere, e non un accidente derivante dal Caso; e sa di esistere, perch\u00e9 possiede i mezzi per interrogarsi e per interrogare il mondo, e per comprendere il valore della verit\u00e0, senza la quale ogni opera umana e ogni umano pensiero divengono inutili, sterili, ingannevoli; infine, sa che tutto quanto di buono egli pu\u00f2 desiderare e immaginare, anzi, un bene ancora pi\u00f9 grande, \u00e8 il destino finale della sua esistenza, se egli sar\u00e0 abbastanza tenace e perseverante da non deflettere nel suo cammino alla ricerca della Verit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 un pensiero estremamente consolante, che dovrebbe darci la forza di affrontare e superare anche i momenti pi\u00f9 difficili. Non veniamo dal nulla, non siamo destinati al nulla, e il nostro sentire e il nostro cercare non sono nulla: sono qualcosa; sono piccoli passi sul cammino della Verit\u00e0, che \u00e8 anche il cammino del ritorno a Dio e della nostra piena, felice, ineffabile realizzazione suprema&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo, in primo luogo, \u00e8 &#8212; o, quanto meno, presume di esserci; in secondo luogo, \u00e8 cosciente di esistere, lo sente, lo respira, lo vive, se<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[263],"class_list":["post-25024","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25024","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25024"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25024\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25024"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25024"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25024"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}