{"id":25021,"date":"2008-10-22T08:34:00","date_gmt":"2008-10-22T08:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/22\/ben-piu-importante-del-fatto-di-esistere-e-lo-sforzo-di-essere-reali\/"},"modified":"2008-10-22T08:34:00","modified_gmt":"2008-10-22T08:34:00","slug":"ben-piu-importante-del-fatto-di-esistere-e-lo-sforzo-di-essere-reali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/22\/ben-piu-importante-del-fatto-di-esistere-e-lo-sforzo-di-essere-reali\/","title":{"rendered":"Ben pi\u00f9 importante del fatto di esistere \u00e8 lo sforzo di essere reali"},"content":{"rendered":"<p>Che <em>esistere<\/em> ed <em>essere reale<\/em> non siano sinonimi, la cultura moderna lo ha acquisito da tempo e ne ha fatto oggetto di appassionata riflessione.<\/p>\n<p>Luigi Pirandello ha posto una tale problematica al centro del suo percorso intellettuale: nei <em>Sei personaggi in cerca d&#8217;autore<\/em> si vede come il personaggio letterario sia, per certi aspetti, molto pi\u00f9 reale del suo autore o degli attori che lo interpretano, perch\u00e9, pur non possedendo l&#8217;esistenza, possiede per\u00f2 l&#8217;<em>essenza<\/em>, ossia quella intrinseca unit\u00e0, compattezza e coerenza che quelli non hanno, n\u00e9 possono avere. Ne <em>Il fu Mattia Pascal<\/em> un uomo, che si \u00e8 fatto credere morto, scopre che il suo personaggio, vale a dire quell&#8217;io inautentico che svolgeva il suo ruolo sociale, \u00e8 tanto pi\u00f9 reale di lui, da rendergli impossibile la vita anche dopo il suo ritorno al paese natio; tanto che si riduce a portare i fiori sulla sua stessa tomba, e a rifugiarsi in una vita puramente letteraria (virtuale), scrivendo le sue memorie. Nell&#8217;<em>Enrico IV<\/em>, poi, il personaggio si sovrappone per sempre alla persona, ossia all&#8217;individuo in carne e ossa, allorch\u00e9 una serie di drammatiche circostanze obbligano quest&#8217;ultimo ad assumere definitivamente e senza residui la \u00abmaschera\u00bb che aveva indossato, per gioco, nel corso di una festa in costume medioevale: quella dell&#8217;imperatore tedesco dell&#8217;XI secolo, protagonista del famoso episodio di Canossa.<\/p>\n<p>Tutto questo, ripetiamo, \u00e8 stato ormai acquisito dalla cultura moderna; la quale, del resto, vive la consapevolezza della disgregazione dell&#8217;io come uno degli aspetti centrali, sul quale la filosofia, la letteratura, il cinema e le arti visive continuano a confrontarsi e a interrogarsi.<\/p>\n<p>Non si tratta di una tematica nuova alle concezioni filosofiche dell&#8217;Oriente; nel buddhismo Theravada, come abbiamo pi\u00f9 volte avuto occasione di far notare, non esiste l&#8217;idea di un io unitario e coeso, bens\u00ec quella di un gruppo di operazioni mentali continuamente mutevoli. \u00c8 nuova, invece, alla cultura occidentale, e invano se ne cercherebbero tracce consistenti e consapevolmente sviluppate prima che il <em>cogito<\/em> cartesiano la ponesse sul tappeto, sia pure per risolverla in senso razionalistico e ottimistico.<\/p>\n<p>Il tarlo del dubbio., per\u00f2, era penetrato nei recessi pi\u00f9 oscuri della coscienza occidentale: e, a partire da quel momento &#8211; ossia a partire dalla Rivoluzione scientifica del XVII secolo &#8211; ha cominciato a lavorare con febbrile intensit\u00e0, giungendo a minare le basi stesse della credenza in una coscienza unitaria ed autoconsapevole, fino agli esiti paradossali del teatro di Pirandello o della narrativa di Miguel de Unamuno.<\/p>\n<p>Fino a quando l&#8217;uomo conserva la fede in un progetto cosmico di cui \u00e8 parte essenziale, ma che lo trascende ed invera la sua esistenza, rendendola significativa, un tale dubbio non si affaccia se non in casi isolati e particolari. Ma quando egli smarrisce il senso del proprio essere nel mondo, viene a sgretolarsi anche la coscienza nella unitariet\u00e0 del proprio io e si fa strada, sempre pi\u00f9 incalzante, il dubbio radicale circa la propria stessa realt\u00e0.<\/p>\n<p>Non aveva Calder\u00f3n de la Barca (sempre nel XVII secolo) posto il dubbio che la vita umana non sia altro che un sogno? E non aveva Shakespeare, nel suo <em>Amleto<\/em>, posto la radicale domanda se sia meglio l&#8217;essere o il non essere, per l&#8217;ente chiamato uomo? E, nel <em>Sogno di una notte di mezza estate<\/em>, non aveva suggerito che anche la pi\u00f9 intensa esperienza affettiva dell&#8217;uomo &#8211; l&#8217;amore &#8211; altro non sia che un sogno illusorio, all&#8217;interno di quel breve sogno che chiamiamo vita? E il protagonista del <em>Don Chisciotte<\/em> di Cervantes non aveva finito per considerare i personaggi e le situazioni dei romanzi cavallereschi pi\u00f9 reali, e infinitamente pi\u00f9 affascinanti, della cosiddetta vita vera, fino al punto di perdere completamente il contatto con quest&#8217;ultima, per inseguire il sogno di identificarsi con quell&#8217;altra?<\/p>\n<p>Si faccia caso alle date: tutto ci\u00f2 avviene nell&#8217;epoca della Rivoluzione scientifica, quando si afferma il nuovo paradigma culturale della modernit\u00e0, basato su una concezione della natura materialistica, meccanicistica, riduzionistica e sulla pretesa, da parte del soggetto, di poterne penetrare l&#8217;essenza per via esclusivamente razionale; pi\u00f9 precisamente, per via logico-matematica, implicitamente svalutando e declassando ogni altra forma di conoscenza.<\/p>\n<p>La cultura post-moderna ha cercato di convivere con questa crisi del fondamento coscienziale; e, dopo averla introiettata e averne fatto uno dei propri pilastri filosofici (e sia pure di tipo nichilista), ha voltato pagina ed \u00e8 andata avanti per la sua strada &#8211; o forse <em>indietro<\/em>, dipende dai punti di vista &#8211; senza pi\u00f9 darsene troppo pensiero.<\/p>\n<p>Strana pretesa!<\/p>\n<p>\u00c8 come se lo scettico radicale pretendesse di continuare a vivere la vita di tutti i giorni, come nulla fosse, dopo aver revocato in dubbio ogni pi\u00f9 elementare certezza, contraddicendo tutte le sue affermazioni intorno alle aspettative \u00abingiustificate\u00bb sul principio di causa ed effetto, a cominciare da quella che domani sorger\u00e0 il sole; anzi, che vi sar\u00e0 un domani., Perfino lo scettico Hume era arretrato davanti a una simile pretesa, e l&#8217;aveva dichiarata inconciliabile con le esigenze primarie della vita (anche se non confutabile sul terreno della logica).<\/p>\n<p>E cos\u00ec, il cancro del dubbio radicale, non curato e non affrontato, continua a lavorare nascostamente nelle profondit\u00e0 della coscienza contemporanea, intorbidendo e avvelenando le sorgenti stesse della vita.<\/p>\n<p>Nel precedente articolo <em>L&#8217;essere umano cerca nell&#8217;Altro il fondamento e il possesso di se stesso<\/em> (sul sito di Arianna Editrice) avevamo delineato un ritratto dell&#8217;io che cerca di realizzarsi, possedendosi pienamente, attraverso la scoperta della propria <em>estraneit\u00e0 interiore<\/em> &#8211; il termine \u00e8 di Armando Rigobello &#8211; e la tensione al di l\u00e0 del proprio \u00ablimite\u00bb ontologico.<\/p>\n<p>Da un punto di vista esistenziale, questa ricerca di inveramento si potrebbe considerare come il tentativo, da parte dell&#8217;io, di divenire pi\u00f9 reale a se medesimo, non con un semplice (semplice, si fa per dire) atto di autoconoscenza, come quello auspicato e predicato da Socrate; bens\u00ec come una trasformazione profonda e radicale di se stesso, alla luce della ritrovata unit\u00e0 con l&#8217;Essere dal quale esso trae il senso della propria esistenza. Proprio quel senso, cio\u00e8, che era andato perduto nella coscienza occidentale a partire dalla cosiddetta Rivoluzione scientifica.<\/p>\n<p>Questo, in una prospettiva di tipo spiritualistico e trascendentale.<\/p>\n<p>Ci sono anche altri modi concepire la cosa, ossia il movimento dell&#8217;io che cerca di conquistarsi un maggiore grado di realt\u00e0.<\/p>\n<p>Fra coloro che vi si sono cimentati, ricordiamo il filosofo americano Robert Nozick &#8211; insegnante di filosofia all&#8217;Universit\u00e0 di Harvard e gi\u00e0 noto al pubblico italiano per libri come <em>Anarchia, Stato e Utopia<\/em> (Firenze, 1981) e <em>Spiegazioni filosofiche<\/em> (Milano, 1987) -, col suo ultimo saggio <em>La vita pensata.<\/em><\/p>\n<p>Scrive, dunque, Robert Nozick in un capitolo de <em>La vita pensata<\/em> (titolo originale: <em>The Examined Life<\/em>, 1989; traduzione italiana di Giulia Boringhieri, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1990, pp. 138-143), significativamente intitolato <em>Essere pi\u00f9 reali<\/em>:<\/p>\n<p><em>Noi non siamo semplici sacchi vuoti da riempire di felicit\u00e0 o di piacere; noi anche la natura e il carattere del s\u00e9 sono importanti, anzi, ancora pi\u00f9 importanti. \u00c8 facile attribuire al s\u00e9 uno \u00abstadio finale\u00bb, una particolare condizione che esso dovrebbe raggiungere e mantenere. Altrettanto importanti dei costituenti e della natura del s\u00e9 sono, tuttavia, i modi in cui esso si trasforma. E non solo perch\u00e9 \u00e8 importante raggiungere quel risultato finale. Come una nazione \u00e8 formata in parte dai suoi processi di cambiamento costituzionale, compresa la possibilit\u00e0 di emendare la costituzione, cos\u00ec il s\u00e9 \u00e8 formato in parte dai<\/em> suoi <em>processi di cambiamento. Il s\u00e9 non si limita a subire questi processi, bens\u00ec li foggia e li sceglie, li avvia e li governa. Una parte del valore del s\u00e9 risiede nella sua capacit\u00e0 di trasformar<\/em>si <em>e quindi (in misura considerevole) di crearsi; una parte risiede anche nella speciale struttura dei suoi processi. Il s\u00e9 fa bene, penso, ad autoconcepirsi parzialmente come l&#8217;agente non-statico del proprio cambiamento, come la sede di determinati processi di trasformazione, processi che in seguito potranno essere sostituiti da altri ancora. Forse, al livello pi\u00f9 alto, ci saranno alcuni costanti processi di cambiamento, tuttavia anche questi un giorno potrebbero essere applicati a loro stessi e cos\u00ec subire un auto-cambiamento.<\/em><\/p>\n<p><em>Poich\u00e9 la nostra vita si snoda nel tempo, abbiamo la possibilit\u00e0 di sperimentare e mettere alla prova varie scelte, oppure di modificarle. Possiamo anche coltivare pi\u00f9 intensamente alcuni tratti della nostra personalit\u00e0 senza dover rinunciare per sempre agli altri; questi aspetteranno il loro momento. Possiamo quindi proporci di avere un s\u00e9 che si sviluppi, che con l&#8217;andare del tempo includa e integri i suoi tratti pi\u00f9 importanti. Questo pu\u00f2 spiegare in che senso alcuni compiti e tratti particolari siano pi\u00f9 adatti a determinate et\u00e0 e fasi della vita che ad altre. Essendocene molti che devono trovare posto, forse alcuni sono soddisfatti pi\u00f9 pienamente e pi\u00f9 facilmente se vengono prima (o dopo) altri; forse alcune sequenze si svolgono pi\u00f9 facilmente di altre.<\/em><\/p>\n<p><em>Certe volte una persona sente di essere pi\u00f9 reale. Voi lettori smettete per un momento di fare domande, e rispondete invece a questa: quando vi sentite pi\u00f9 reali? (E ora smettete di pensarci, invece di rispondere. Qual \u00e8 la<\/em> vostra <em>risposta?).<\/em><\/p>\n<p><em>Qualcuno potrebbe pensare che la domanda \u00e8 confusa. In tutti i momenti in cui la persona esiste, esiste, e quindi deve essere reale. Nondimeno, anche se forse non possiamo ancora dire qual \u00e8 la nozione di realt\u00e0 a cui facciamo riferimento, possiamo per\u00f2 distinguere vari gradi di realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Consideriamo, innanzitutto, i personaggi letterari. Alcuni sono pi\u00f9 reali di altri. Pensiamo ad Amleto, Sherlock Holmes, Lear, Antigone, Don Chisciotte, Raskolnikov. Nessuno di loro esiste, eppure sembrano addirittura pi\u00f9 reali di certe persone che conosciamo e che esistono. Il punto non \u00e8 che questi personaggi letterari sono reali perch\u00e9 sono \u00abverosimili\u00bb, perch\u00e9 sono individui che potremmo incontrare sul serio. La loro realt\u00e0 consiste nella loro vivacit\u00e0 e incisivit\u00e0, nella coerenza con cui sono mossi o afflitti da un determinato fine. Anche quando non hanno ben chiaro il loro obiettivo, lo stanno comunque mettendo a fuoco o sono presentati (come Flaubert presenta Madame Bovary) con estrema chiarezza. Questi personaggi sono \u00abpi\u00f9 reali della vita\u00bb, sono scolpiti pi\u00f9 nettamente, con meno particolari estranei, incongruenti. Le caratteristiche che esibiscono ne fanno nuclei pi\u00f9 concentrati di organizzazione psicologica. Simili personaggi letterari diventano simboli, paradigmi, modelli, epitomi. Sono fette estremamente concentrate di realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli stessi aspetti che rendono alcuni personaggi letterari pi\u00f9 concentrati di altri, fissandoli in un&#8217;immagine paradigmatica, si trovano anche al di fuori della letteratura. Opere d&#8217;arte, dipinti, pezzi musicali o poesie spesso sembrano fortemente reali; la nettezza con cui sono scolpite le loro caratteristiche li fa emergere dallo sfondo degli oggetti indistinti e vaghi a cui siamo abituati. Con la loro organizzazione pi\u00f9 serrata e coerente, o per lo meno pi\u00f9 evidente e pi\u00f9 interessante, essi costituiscono totalit\u00e0 pi\u00f9 integrate. La bellezza delle opere d&#8217;arte o degli spettacoli naturali, l&#8217;equilibrio dinamico della loro forma, li rende pi\u00f9 vividi, pi\u00f9 reali del solito guazzabuglio che conosciamo. Forse \u00e8 che le cose sembrano essere esattamente come dovrebbero, hanno una perfezione tutta loro. O forse \u00e8 che esse, proprio per le loro qualit\u00e0, trattengono e ripagano pi\u00f9 durevolmente l&#8217;attenzione che dedichiamo loro. In ogni caso le percepiamo pi\u00f9 equilibrate e pi\u00f9 nitide; le percepiamo pi\u00f9 vividamente. Anche caratteristiche diverse dalla bellezza, come l&#8217;intensit\u00e0, la potenza, e la profondit\u00e0, danno luogo a questa vivezza di percezione. Gli artisti cercano, penso, di creare oggetti che siano, in un modo o nell&#8217;altro, pi\u00f9 reali.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche i matematici delineano oggetti e strutture in cui propriet\u00e0 molto nette si intrecciano in una rete fittamente stratificata di possibilit\u00e0, relazioni,, implicazioni combinatorie. Chiedere: \u00abLe entit\u00e0 matematiche<\/em> esistono<em>?\u00bb &#8211; la domanda che fanno i filosofi della matematica &#8211; non coglie il senso della loro vivida realt\u00e0. I Greci non poterono mancare di essere affascinati da questi oggetti e dalle complesse combinazioni che essi esibivano con tanta precisione e nettezza, anche quando si trattava di numeri \u00abirrazionali\u00bb, che erano incommensurabili. Stando alla tradizione, Platone riteneva che le Forme &#8211; che secondo le sue teorie erano le entit\u00e0 pi\u00f9 reali &#8211; fossero (come) numeri. La sfera della matematica, con la sua chiarezza, attira la nostra attenzione per questa sua realt\u00e0.<\/em>_3C/p>\n<p><em>Cos\u00ec come alcuni personaggi letterari sono pi\u00f9 reali, lo sono anche alcune persone. Socrate, Buddha, Mos\u00e9, Gandhi, Ges\u00f9&#8230; queste figure catturano la nostra immaginazione e attenzione in virt\u00f9 della loro maggiore realt\u00e0. Sono pi\u00f9 vivide, concentrate, focalizzate, delineate, integrate, internamente belle. In confronto a noi, sono pi\u00f9 reali.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche noi, per\u00f2, siamo pi\u00f9 reali in certi momenti che in altro, pi\u00f9 quando siamo in un certo modo piuttosto che in un altro. Sovente le persone dicono di sentirsi pi\u00f9 reali quando stanno lavorando con molta concentrazione e attenzione, quando le loro attitudini e capacit\u00e0 sono impegnate con successo; si sentono pi\u00f9 reali quando si sentono pi\u00f9 creative. Alcune dicono durante l&#8217;eccitazione sessuale, altre quando sono lucide e imparano cose nuove. Siamo pi\u00f9 reali quando tutte le nostre energie sono focalizzate, la nostra attenzione \u00e8 concentrata, quando siamo attenti, nel pieno dell&#8217;efficienza, e usiamo i nostri (positivi) poteri. Concentrandoci intensamente mettiamo pi\u00f9 a fuoco anche noi stessi.<\/em><\/p>\n<p><em>Consideriamo una seconda domanda: quando vi sentite pi\u00f9 voi stessi? (\u00c8 diverso dal chiedere quando vi sentite pi\u00f9<\/em> un <em>s\u00e9, e anche dal chiedere quando vi sentite pi\u00f9<\/em> vivi<em>). La risposta non sar\u00e0 esattamente la stessa di quando vi sentite pi\u00f9 reali. Le persone si sentono pi\u00f9 se stesse quando sono \u00abin contatto\u00bb con alcuni aspetti di loro stesse che di solito non sono significativamente presenti alla loro coscienza, quando si lasciano prendere da emozioni inusuali e li integrano con le parti di s\u00e9 che conoscono meglio. Camminando pensierosi per un bosco, contemplando il mare, meditando, o durante una conversazione intima con un amico, le parti pi\u00f9 profonde di noi sino portate alla consapevolezza e integrate con il resto, e quel che ne risulta \u00e8 una maggiore serenit\u00e0 del s\u00e9, la percezione di un s\u00e9 pi\u00f9 sostanziale.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo aumento di (consapevolezza dell&#8217;) integrazione di parti precedentemente isolate del s\u00e9 permette di agire con pi\u00f9 vigore e con una intensa coincentrazine su una banda pi\u00f9\u00f9ampia, e quindi di sentirsi pi\u00f9 reali.<\/em><\/p>\n<p><em>La sfera del reale. Di ci\u00f2 che possiede pi\u00f9 di un certo grado di realt\u00e0, non coincide con ci\u00f2 che esiste. I personaggi letterari possono essere reali pur non esistendo; le cose esistenti possono avere solo il grado minimo di realt\u00e0 richiesto per esistere. \u00c8 possibile situare il limite inferiore della realt\u00e0 al livello dell&#8217;esistenza; niente di ci\u00f2 che \u00e8<\/em> meno <em>vivido e nitido di ci\u00f2 che esiste potr\u00e0 essere definito reale.. Ma la realt\u00e0 ha diversi gradi, e la realt\u00e0 che qui ci interessa particolarmente sta al di sopra di questo limite inferiore minimo.<\/em><\/p>\n<p><em>Secondo questa concezione, la realt\u00e0 ha molti aspetti; esistono varie dimensioni che possono conferire un pi\u00f9 alto grado di realt\u00e0. Avere una posizione o un punteggio superiore in una di tali dimensioni (ferma restando la posizione sulle altre dimensioni in questione) significa avere un pi\u00f9 alto gradi di realt\u00e0. Queste altre dimensioni possono avere a che fare con la chiarezza della messa a fuoco e la vivacit\u00e0 dell&#8217;organizzazione, ma non si limitano a questo. Abbiamo gi\u00e0 citato la bellezza a proposito delle opere d&#8217;arte, pi\u00f9 una cosa \u00e8 bella, pi\u00f9 ha realt\u00e0. Un&#8217;altra dimensione della realt\u00e0 \u00e8, penso, il (maggior) valore. Pi\u00f9 \u00e8 grande il valore intrinseco di una cosa, pi\u00f9 questa ha realt\u00e0. Anche una maggiore profondit\u00e0 conferisce pi\u00f9 realt\u00e0, come una maggiore perfezione e una maggiore espressivit\u00e0. Avremo modo di indagare queste e altre dimensioni, e la struttura secondo cui si combinano, in seguito.<\/em><\/p>\n<p><em>Quel che vorrei dire \u00e8 che voi siete la vostra realt\u00e0. La nostra identit\u00e0 consiste in quelle caratteristiche, in quegli aspetti e in quelle attivit\u00e0 che non solo esistono, ma sono anche (pi\u00f9) reali. Quanto pi\u00f9 una caratteristica \u00e8 reale, tanto pi\u00f9 ha peso nella nostra identit\u00e0. In parte la nostra realt\u00e0 consiste nei valori che perseguiamo e a cui ci atteniamo, nella vivacit\u00e0, intensit\u00e0 e integrazione con cui li incarniamo. Ma i nostri valori da soli, perfino il nostro stesso valore, non sono tutta la nostra realt\u00e0; la nozione di realt\u00e0 in generale include anche dimensioni diverse dal valore. Quando dico che noi siamo la nostra realt\u00e0, voglio dire che la sostanza del s\u00e9 \u00e8 la realt\u00e0 che esso riesce ad acquisire. L&#8217;immortalit\u00e0 potrebbe consistere in questo: che ci\u00f2 che sopravvive alla morte \u00e8 la nostra realt\u00e0, qualsivoglia realt\u00e0 siamo riusciti a realizzare.<\/em><\/p>\n<p>Al termine di questa citazione (chi voglia farsi un&#8217;idea completa del pensiero di questo Autore, tuttavia, deve proseguire nella lettura integrale del suo volume), non possiamo fare a meno di notare che la problematica dell&#8217;\u00abessere pi\u00f9 reali\u00bb sembra impostata dal Nozick pi\u00f9 su un terreno di tipo psicologico, che propriamente filosofico.<\/p>\n<p>Sembra &#8211; cio\u00e8 &#8211; che, per lui, la tensione verso un maggiore grado realt\u00e0 da parte degli esseri umani si debba intendere come la conquista di un maggiore grado di coerenza, incisivit\u00e0, efficacia: ossia le caratteristiche di un personaggio letterario ben riuscito (ancora Pirandello!); il quale, se \u00e8 davvero ben riuscito, risulta pi\u00f9 reale di una \u00absemplice\u00bb persona, che ha il torto di essere fatta anche di contraddizioni e debolezze.<\/p>\n<p>A noi sembra, invece, che lo sforzo di divenire pi\u00f9 reali, che dovrebbe far parte del nostro sforzo complessivo di essere pi\u00f9 noi stessi, non vada inteso tanto in senso psicologico, quanto in senso ontologico. O meglio, il maggior grado di realt\u00e0 psicologica passa attraverso un maggior grado di autoconoscenza e autorealizzazione dell&#8217;io: ma questo \u00e8 solo il primo gradino.<\/p>\n<p>La fase successiva consiste nello sforzo di dare maggiore realt\u00e0 alla nostra natura di esseri umani in quanto tale; ossia nell&#8217;essere fedeli al compito che ci \u00e8 stato dato, di realizzare in noi stessi il principio della nostra umanit\u00e0: ovvero nel cercare una risposta radicale a una radicale domanda di senso, che \u00e8 costitutiva del nostro essere.<\/p>\n<p>E noi, in quanto esseri umani, <em>siamo<\/em> questa radicale domanda; e tanto pi\u00f9 siamo uomini, quanto pi\u00f9 siamo in grado di porcela con chiarezza, e quanto pi\u00f9 siamo disposti a metterci in giuoco per dare ad essa una risposta.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo gradino del processo ascendente (l&#8217;ultimo per modo di dire: non c&#8217;\u00e8 un \u00abultimo\u00bb gradino nella scalata dell&#8217;evoluzione spirituale) consiste nella scoperta, gioiosa e sconvolgente &#8211; e che pu\u00f2 solo essere oggetto di un sofferto percorso personale e solitario, non gi\u00e0 di una semplice applicazione di ricette preconfezionate &#8211; che <em>noi siamo sia la domanda, che la risposta<\/em>; e che la risposta, quindi, \u00e8 gi\u00e0 in noi, anzi, era in noi <em>ab initio<\/em>, ma non riconosciuta e non espressa.<\/p>\n<p>Noi, infatti, siamo gi\u00e0 nell&#8217;Essere: questa \u00e8 la nostra gloria, la nostra bellezza; questo \u00e8 il senso ultimo del nostro esistere &#8211; e anche del nostro soffrire, inciampare, cadere e rialzarci.<\/p>\n<p>Noi siamo gi\u00e0 nell&#8217;Essere, perch\u00e9 il nostro essere ne \u00e8 una scintilla e, al tempo stesso, una viva testimonianza.<\/p>\n<p>A noi sta solo la scelta se vogliamo fare in modo che esso sia una testimonianza di luce, oppure di opacit\u00e0 e di tenebra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che esistere ed essere reale non siano sinonimi, la cultura moderna lo ha acquisito da tempo e ne ha fatto oggetto di appassionata riflessione. 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