{"id":25019,"date":"2018-07-21T11:51:00","date_gmt":"2018-07-21T11:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/21\/per-trovare-la-verita-bisogna-essere-in-grazia-di-dio\/"},"modified":"2018-07-21T11:51:00","modified_gmt":"2018-07-21T11:51:00","slug":"per-trovare-la-verita-bisogna-essere-in-grazia-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/21\/per-trovare-la-verita-bisogna-essere-in-grazia-di-dio\/","title":{"rendered":"Per trovare la verit\u00e0 bisogna essere in grazia di Dio"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 opinione largamente diffusa nella cultura moderna, talmente diffusa che desterebbe stupore una richiesta di chiarimento, se non di vera e propria dimostrazione, che la ricerca del vero prescinda completamente dalla condizione soggettiva del ricercatore e anche, come corollario, dai mezzi dei quali egli si serve; che essa non abbia nulla a che fare, insomma, n\u00e9 con le sue motivazioni, n\u00e9 con le sue qualit\u00e0 morali, n\u00e9 con i suoi strumenti. Quel che conta \u00e8 il risultato: e, in questo senso, non solo nella politica, ma anche nel concetto di scienza in generale, Machiavelli ha fatto scuola ed \u00e8 il maestro riconosciuto, perch\u00e9 <em>il fine giustifica i mezzi<\/em>. Non chiedetemi chi sono, n\u00e9 perch\u00e9 agisco, e neppure a quale prezzo procedo: chiedetemi solo se ho raggiunto lo scopo, o no. Questa filosofia \u00e8 particolarmente evidente nel caso delle ricerche scientifiche condotte mediante l&#8217;uso di cavie animali: ben pochi si turbano all&#8217;idea che, per sapere come funziona l&#8217;intelligenza, un animale viene ridotto alla fame, o gli viene impedito il sonno, oppure gli viene asportato un occhio, o un pezzo del cervello. Strappare alla natura i suoi segreti, conquistare una conoscenza certa e inconfutabile, sapere come stanno le cose in realt\u00e0: questi obiettivi sembrano pi\u00f9 che mai a portata di mano e la stragrande maggioranza delle persone, e la quasi totalit\u00e0 degli studiosi e dei ricercatori, non hanno obiezioni in merito, purch\u00e9 si raggiunga l&#8217;obiettivo prefissato. Ma perch\u00e9 si vuole conoscere la verit\u00e0? Per poter esercitare un dominio sempre maggiore sulle cose. Naturalmente, in questa prospettiva, che \u00e8 la prospettiva positivista e utilitarista, il &quot;vero&quot; \u00e8 qualcosa che viene concepito in senso puramente materialistico: dopotutto, la lezione di Kant \u00e8 servita a qualcosa, la metafisica \u00e8 stata messa fra parentesi e il sapere occidentale si \u00e8 caratterizzato quasi esclusivamente come conoscenza dei fenomeni. Sapere perch\u00e9 i fenomeni esistono, e non soltanto perch\u00e9 e come avvengono, questa \u00e8 metafisica, cio\u00e8 qualcosa di non pertinente. Poi ci si sono messi i filosofi del linguaggio, sempre in un&#8217;ottica neopositivista: il &quot;vero&quot; \u00e8 una proposizione fornita di significato, una proposizione verificabile dal punto di vista logico. Hanno preso il celebre aforisma di Wittgenstein, <em>bisogna tacere quello che non si pu\u00f2 dire<\/em>, nel senso pi\u00f9 meschinamente riduttivo, in pratica ne hanno capovolto il reale significato, e hanno bandito dall&#8217;orizzonte della conoscenza tutte le proposizioni che, secondo loro, non hanno un significato logico, cio\u00e8 pratico e fattuale. Qualunque domanda su Dio, sulla trascendenza, sull&#8217;anima, \u00e8 priva di senso logico e perci\u00f2 sarebbe una grave infrazione alle buone maniere il fatto di porla.<\/p>\n<p>Eppure, forse \u00e8 proprio il presupposto di questo atteggiamento che andrebbe rimesso in discussione, anche perch\u00e9 in esso si annida una evidente tautologia. \u00c8 chiaro, infatti, che se si parte dall&#8217;assunto: <em>Solo le mele sono interessanti, le pere non c&#8217;interessano<\/em>, chiunque si azzardi a parlare di pere viene zittito e accusato di non capire niente, e le mele, e solo le mele, saranno sempre al centro di qualunque dibattito. Le mele sono la realt\u00e0 materiale e visibile; le pere, poniamo, sono la realt\u00e0 immateriale, e perci\u00f2 invisibile. Ma chi ha stabilito che solo la realt\u00e0 materiale vale la pena di essere esplorata? Gli stessi che sentenziano sulla irrilevanza, o sulla inconoscibilit\u00e0, della realt\u00e0 immateriale: dunque, si fanno essi giudici di cosa \u00e8 reale e di cosa non lo \u00e8 (o non merita di essere esplorato). Ci troviamo in presenza, pertanto, di un paradigma culturale che ha fissato la cornice generale ed i margini di ricerca; che stabilisce da s\u00e9 cosa sia il reale, prima ancora di aver iniziato la ricerca; ragion per cui gli scienziati, i filosofi, i sociologi, gli storici, gli storici dell&#8217;arte e perfino gli artisti, i poeti, i pittori, trovano, guarda caso, solo ed esclusivamente quel che avevamo deciso di trovare: che la realt\u00e0 \u00e8 la realt\u00e0 materiale; che essa si pu\u00f2 conoscere mediante le leggi della scienza positiva; che tutto ci\u00f2 che esorbita dalla realt\u00e0 materiale, o che non pu\u00f2 essere studiato semplicemente con le leggi scientifiche, o non esiste o non merita che ci si sprechino tempo ed energie. Come volevasi dimostrare. Questo \u00e8 il significato della cultura moderna: una drastica riduzione dell&#8217;orizzonte, un radicale restringimento del senso del reale.<\/p>\n<p>C&#8217;era ancora una categoria di persone che, fino a mezzo secolo fa, resisteva alla pressione della cultura moderna e conservava il legame con il trascendente, la certezza in una realt\u00e0 invisibile, e soprattutto il senso di un destino ulteriore dell&#8217;esistenza umana: e questa categoria era quella dei cattolici. I teologi, in particolare, unici, o quasi, fra tutti gli studiosi, avevano conservato il senso della tradizione, leggevano la realt\u00e0 con gli occhi di san Tommaso e di Aristotele, oltre, naturalmente, a quelli del Vangelo; non si lasciavano impressionare dal materialismo dilagante, non si facevano ricattare dall&#8217;utilitarismo, e affermavano fieramente che non tutto \u00e8 visibile e non tutto si fa per avere un risultato pratico sul breve periodo. Impavidi, avevano conservato la propria concezione del mondo, antica di duemila anni: nello studio della natura o nel godimento di un&#8217;opera d&#8217;arte, il loro atteggiamento era sostanzialmente lo stesso: rispetto per il mistero della natura, timor di Dio davanti al mistero dell&#8217;Essere. Ma poi anch&#8217;essi hanno ceduto, quasi di schianto; hanno ammainato e ripiegato le loro bandiere, si sono arresi allo spirito della modernit\u00e0. Si sono messi a correr dietro a ci\u00f2 che piace al mondo, hanno chiesto scusa per gli errori passati, hanno promesso di emendarsi e, per mostrare la loro sincerit\u00e0, si son dati a picconare e demolire il vetusto edificio della Chiesa e a smantellare tutto l&#8217;insieme delle loro credenze e della loro concezione. La preghiera? Una perdita di tempo; le opere sociali, piuttosto; e far pranzare i poveri dentro le chiese e le basiliche, col profumo del rag\u00f9 al posto di quello dell&#8217;incenso. Dio non sa che farsene della spiritualit\u00e0, del misticismo; ci vuole attivi e impegnati a favore dei poveri (i poveri in senso economico, e solamente in quello). Il digiuno? Una forma di masochismo; semmai, le battaglie per i diritti civili, per l&#8217;inclusione dei diversi e contro i pregiudizi. Il Rosario? Una superstizione medievale. Il culto dei santi, di Maria Vergine? Tutta roba che non serve a nulla, roba per le vecchiette di cent&#8217;anni fa. E cos\u00ec via, sulla scorta del nuovo vangelo laico di Karl Rahner e di Enzo Bianchi, con la supervisione del professor Andrea Riccardi.<\/p>\n<p>I miracoli? Racconti allegorici. Gli angeli, i diavoli? Immagini simboliche. La vita eterna? Chiss\u00e0. Il giudizio? Niente affatto: Dio non giudica nessuno, \u00e8 buono e misericordioso, perdona anche chi non si pente affatto delle sue colpe. La sua lettura preferita \u00e8 <em>Misericordia<\/em> di Walter Kasper; sicuramente anche Dio \u00e8 d&#8217;accordo con la scuola di Tubinga, con la svolta antropologica e con la teologia della liberazione. L&#8217;inferno e il paradiso? L&#8217;inferno, certamente no; il paradiso, forse. Del resto, se non c&#8217;\u00e8 l&#8217;inferno, quel che resta non \u00e8 propriamente il paradiso. Ma l&#8217;inferno non esiste, per la semplice ragione che il concetto di peccato \u00e8 ormai superato: dov&#8217;\u00e8 il peccato? Chi fa il peccato? L&#8217;uomo ha degli istinti; tutto qui. Ha dei bisogni, ha delle necessit\u00e0 da soddisfare: e chi siamo noi per giudicarlo? Per troppo tempo i preti hanno parlato di peccato e di peccatori; ora basta, il terrorismo psicologico \u00e8 finito, la pedagogia della paura non \u00e8 pi\u00f9 di moda (padre Ermes Ronchi). L&#8217;anima immortale? Difficile dirlo; forse (Hans K\u00fcng). Ges\u00f9 Cristo? Un grandissimo modello di vita. Ma Ges\u00f9 era Dio? Andiamoci piano; aveva qualcosa di divino; era figlio di Dio, come lo siamo noi tutti. E la Trinit\u00e0? Un simbolo, anche quello. Oppure diciamo che esiste, ma le Tre Persone sono sempre l\u00ec, a litigare fra di loro, come nelle famiglie umane (Bergoglio). E l&#8217;Incarnazione? Un altro simbolo. E la morale cattolica? Ah, qui non ci siamo davvero: ci sono tre secoli di ritardo da recuperare (cardinale Martini). Bisogna far presto, bisogna avanzare a passo di corsa. L&#8217;adulterio? Peccato veniale. L&#8217;aborto? Idem. E poi la donna che abortisce vive gi\u00e0 un dramma per conto suo; vogliamo aggravarlo accusandola, facendola sentire in colpa? Non sia mai. L&#8217;eutanasia? Piano con le parole grosse; diciamo che non va bene l&#8217;accanimento terapeutico. E la sodomia? Be&#8217;, s\u00ec, perch\u00e9 no: ciascuno ha il diritto di realizzarsi, di seguire la sua strada. <em>Va&#8217; dove ti porta il cuore<\/em>, come dice la grande teologa Susanna Tamaro: in fondo \u00e8 semplice, no? E le unioni omosessuali? Certo, ottima cosa: insegnano il valore della fedelt\u00e0 e della stabilit\u00e0, colmano una lacuna della legge Cirinn\u00e0 (che del dovere della fedelt\u00e0 non parla).Ma queste unioni, possono arrivare fio al sacramento del matrimonio? Certo (suor Teresa Forcades); in ogni caso, \u00e8 giusto lavorare in quella prospettiva (cardinale De Kesel). E il sacerdozio femminile? Ma s\u00ec, prima o poi; e allora perch\u00e9 non prima? La Chiesa deve superare gli ultimi residui di sessismo e di maschilismo, deve liberarsi della misoginia di san Paolo. E il celibato ecclesiastico? Via anche quello: non si pu\u00f2 chiedere un simile sacrificio a nessuno, non siamo mica dei sadici, che si divertono a torturare le persone. Ecco, questo \u00e8 il quadro della neochiesa, dei neopreti, della nuova teologia: un quadro desolante, che non ha pi\u00f9 nulla di cattolico. Pure, questi signori hanno la sfrontatezza di dirci che nulla, in definitiva, \u00e8 cambiato; che la dottrina rimane quella di sempre; che si sta solo operando un aggiornamento nei modi di annunciare il Vangelo. Si tratta solo di annunciare il Vangelo in una maniera che sia accessibile e accettabile agli uomini d&#8217;oggi. Si era cominciato col Concilio Vaticano II, poi c&#8217;\u00e8 stato un rallentamento, sapete, le solite resistenze dei soliti conservatori, dei soliti tradizionalisti, nemici del dialogo, dell&#8217;apertura e dell&#8217;ecumenismo. Ma ora, con papa Francesco, si sta recuperando il tempo perduto. Una meraviglia.<\/p>\n<p>E invece, dobbiamo recuperare il concetto che era tanto chiaro ai nostri nonni: per trovare la verit\u00e0, bisogna essere in grazia di Dio. Nessuno che non abbia il timor di Dio, nessuno che non sia in grazia di Dio, trover\u00e0 mai la verit\u00e0. Non la trover\u00e0 come scienziato, n\u00e9 come filosofo, n\u00e9 come scrittore, n\u00e9 come artista, n\u00e9 semplicemente come uomo. Non la trover\u00e0 perch\u00e9 essa non si lascer\u00e0 trovare; meglio ancora: perch\u00e9 gli occhi di chi non \u00e8 in grazia di Dio sono chiusi e non vedono; i suoi orecchi sono sordi, e non odono; la sua mente \u00e8 accecata, le sue passioni si ribellano, il suo cuore \u00e8 agitato da mille moti disordinati. Anche se avesse la verit\u00e0 davanti al naso, non la vedrebbe. Cos\u00ec come non vede la giustizia, la bont\u00e0, la bellezza. Come pu\u00f2 vedere la bellezza, la vera bellezza, colui che si rotola nel fango delle passioni aberranti, colui che calpesta la legge umana e divina, colui che insegue affannosamente il suo piacere e che sottomette ad esso ogni altra cosa? Non la trover\u00e0 mai. Non tutto quel che ribolle in fondo all&#8217;anima umana \u00e8 buono; al contrario, c&#8217;\u00e8 anche molto di cattivo. Il cristianesimo ha insegnato, per secoli, a sorvegliare il proprio cuore e la propria mente: agli studiosi ha insegnato il senso del limite; alle persone comuni, la modestia; a tutti la fortezza, la temperanza e il timor di Dio: in altre parole, il dominio di s\u00e9. Ma l&#8217;uomo non pu\u00f2 dominarsi con le sue sole forze: \u00e8 un controsenso, non ci riuscirebbe. Cos\u00ec il cristianesimo ha insegnato agli uomini a confidare in Dio, a chiedere a Lui che li soccorra, che li consigli, che li conforti, che dia loro i mezzi per esercitare il giusto dominio di se stessi. Poi \u00e8 arrivata la psicologia del profondo, e ha detto: ma perch\u00e9 reprimersi? Reprimersi fa male alla salute: provoca le nevrosi, e naturalmente l&#8217;infelicit\u00e0. E poi \u00e8 arrivata la svolta antropologica, e ha detto: perch\u00e9 parlare sempre di Dio? parliamo dell&#8217;uomo, invece: parliamo del suo diritto a realizzarsi, parliamo del suo ardente desiderio di felicit\u00e0. E ha cercato le risposte in una prospettiva tutta umana, attingendole solo dal mondo del visibile: per essere felici, basta soddisfare gl&#8217;impulsi naturali. Anche se gl&#8217;impulsi naturali non sono sempre buoni; ma questo \u00e8 diventato scorretto dirlo. Per quale motivo, osservando i dipinti del Beato Angelico, si prova quel senso di pace, di pienezza, di letizia; ci si sente afferrati e trasportati in alto, come se le cose di quaggi\u00f9 non avessero pi\u00f9 peso; ci si sente turbati, commossi fino alle lacrime, come in presenza di una rivelazione divina? Il segreto \u00e8 tutto qui: che il Beato Angelico dipingeva come se pregasse, e si accingeva a raffigurare le sue Madonne annunziate come se contemplasse l&#8217;insondabile mistero della divina Incarnazione. Ha scritto il teologo domenicano Aldino Cazzago nel libro <em>I Santi danno fastidio<\/em> (Milano, Jaca Book, 2004, pp. 129-130):<\/p>\n<p><em>Noi moderni, dopo secoli di razionalismo sciocco, e spesso anche disumano, facciamo fatica a concepire un&#8217;esistenza dove fede e evita, storia sacra e storia profana non siano in perenne contrasto o quanto meno realt\u00e0 giustapposte l&#8217;una all&#8217;altra con i rispettivi e inconciliabili campi di azione. Per l&#8217;artista e religioso fra Giovanni [Beato Angelico] le cose non sono state evidentemente cos\u00ec. La storia sacra non era meno storia di quella profana e anzi non andava considerata come una sorta di rivestimento spirituale a qualcosa che le restava intimamente estraneo o peggio ostile. Per lui il mondo dell&#8217;uomo e il mondo di Dio non erano due mondi incompatibili. Molte delle sue scene sacre hanno come sfondo paesaggi storici a lui contemporanei, e on scenari atemporali. La fede cristiana era certamente l&#8217;angolo prospettico da cui guardare la realt\u00e0. Lo stupore non sta nel fatato che sia accaduto cos\u00ec, ma nell&#8217;ipotesi che ci\u00f2 non fosse accaduto. Se a secoli di distanza anche il turista pi\u00f9 profano esperimenta una sensazione di smarrimento davanti all&#8217;Annunciazione &quot;in cima alla scala&quot; [nel convento di San Marco a Firenze], significa che la realt\u00e0 pensata a partire dalla fede non \u00e8 meno convincente di altre cosiddette &quot;libere&quot; da pesanti gioghi religiosi&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 opinione largamente diffusa nella cultura moderna, talmente diffusa che desterebbe stupore una richiesta di chiarimento, se non di vera e propria dimostrazione, che la ricerca<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[191,263],"class_list":["post-25019","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-ludwig-wittgenstein","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25019","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25019"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25019\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25019"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25019"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25019"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}