{"id":25017,"date":"2009-10-15T09:25:00","date_gmt":"2009-10-15T09:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/15\/essere-felici-vuol-dire-conoscere-ed-amare-il-sommo-bene-che-e-lessere\/"},"modified":"2009-10-15T09:25:00","modified_gmt":"2009-10-15T09:25:00","slug":"essere-felici-vuol-dire-conoscere-ed-amare-il-sommo-bene-che-e-lessere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/15\/essere-felici-vuol-dire-conoscere-ed-amare-il-sommo-bene-che-e-lessere\/","title":{"rendered":"Essere felici vuol dire conoscere ed amare Il Sommo Bene, che \u00e8 l&#8217;Essere"},"content":{"rendered":"<p>In diversi precedenti scritti abbiamo parlato, soprattutto dal punto di vista teorico, della felicit\u00e0; ma che cosa succede quando ci si sposta dal terreno della teoria a quello della pratica? Comprendere quale sia la natura della felicit\u00e0, e come la si realizzi: conoscendo ed amando ci\u00f2 che \u00e8 buono, implica senz&#8217;altro che sia possibile tradurre nella sfera della vita quotidiana ci\u00f2 che \u00e8 stato compreso in senso filosofico? \u00c8 possibile una filosofia che sia anche, allo stesso tempo, una filosofia di vita, e non destinata al puro piacere intellettuale?<\/p>\n<p>Cercheremo ora di rispondere a tali domande.<\/p>\n<p>Prima di tutto, se l&#8217;essenza della felicit\u00e0 consiste nel conoscere ed amare ci\u00f2 che \u00e8 buono, non \u00e8 esatto affermare che essa sia sempre un passo davanti a noi; che essa ci sfugga inesorabilmente; che noi non possiamo mai dire, per definizione, di averla afferrata.<\/p>\n<p>Certo, il saggio l&#8217;avr\u00e0 raggiunta in maniera pi\u00f9 stabile e pi\u00f9 perfetta dell&#8217;uomo comune; ma l&#8217;uno e l&#8217;altro possono giungere ad essa, se sono capaci di perseverare nella ricerca incessante del bene. Ricerca che non \u00e8, nemmeno essa, un fatto puramente astratto e intellettuale, ma, al contrario, si deve costantemente misurare con il dato immediato dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>In teoria, il vero filosofo dovrebbe, per ci\u00f2 stesso, essere felice; mentre l&#8217;immagine pi\u00f9 frequente che ci si presenta alla mente, quando pensiamo ad un filosofo, \u00e8 quella di una fronte pensosa, aggrottata, per non dire quella di un severo cipiglio o, peggio, di una piega amara della bocca. Ora, l&#8217;essere pensieroso \u00e8 indice di un&#8217;anima che \u00e8 tuttora immersa nella ricerca, e che poco o nulla ha trovato, di quanto \u00e8 essenziale; non solo: di una ricerca puramente intellettuale, la quale esclude per principio che si possa trovare la verit\u00e0 all&#8217;infuori delle strette categorie razionali.<\/p>\n<p>Viceversa, crediamo che ognuno di noi abbia avuto la ventura di conoscere almeno una persona dall&#8217;animo felice, che vive in pace con se stessa e con il mondo, senza dare alcun peso a ci\u00f2 che \u00e8 secondario, ma concentrandosi sull&#8217;essenziale; di una persona, vogliamo dire, che non ha condotto studi superiori o universitari, che non ha letto molti libri e che, forse, non ne ha mai letto neppure uno di filosofia, n\u00e9, se lo avesse letto, lo avrebbe capito. Che cosa significa questo?<\/p>\n<p>\u00c8 un monito: un monito all&#8217;arroganza intellettuale, alla presunzione e alla boria del Logos strumentale e calcolante, che si nutre di concetti talmente rarefatti, da diventare quasi evanescenti; e di paroloni talmente altisonanti, che, forse, non significano un bel nulla. Per conto nostro, e sia detto senza alcuna civetteria anti-intellettualistica, \u00e8 mille volte preferibile la tranquilla felicit\u00e0 del vecchio contadino, che ha trascorso sui campi l&#8217;intera sua esistenza, ma che sa guardare ad ogni cosa con stupore, gratitudine e amore, alla spigolosa ed arida sapienza del filosofo di professione, il quale, chiuso nel castello delle sue costruzioni intellettuali, non si \u00e8 innalzato di un millimetro al di sopra delle paure e delle brame che rendono cos\u00ec amara l&#8217;esistenza di tante persone comuni, tormentandola con mille fantasmi angosciosi.<\/p>\n<p>In effetti, dovremmo smetterla di pensare alla verit\u00e0 come ad uno stato dell&#8217;anima che, per definizione, non potremo mai raggiungere; perch\u00e9 credere fortemente in ci\u00f2 che si vuole, \u00e8 gi\u00e0 essere a met\u00e0 dell&#8217;opera; e credere che la felicit\u00e0, a determinate condizioni, sia possibile, significa avere gi\u00e0 imboccato la strada giusta per arrivarvi. I filosofi che sono partiti da una costituzionale impossibilit\u00e0, per l&#8217;uomo, di essere felice, in genere non si sono presi la briga di dimostrarla.<\/p>\n<p>Ha scritto lo psichiatra spagnolo Enrique Rojas, gi\u00e0 titolare della cattedra di Psichiatria all&#8217;Universit\u00e0 di Madrid, nel suo libro \u00abUna teoria della felicit\u00e0\u00bb (titolo originale: \u00abUna teoria de la felicidad\u00bb, Madrid, Editoria Dossat, 1986; traduzione italiana di Grazia e Luigi Ferrero de G. V., Cinisello Balsamo, Milano, Edizioni Paoline, 1988, pp. 22-24):<\/p>\n<p>\u00abLa felicit\u00e0 consiste in un&#8217;operazione che io protagonizzo con lo scopo di raggiungere ci\u00f2 che \u00e8 di buono vi \u00e8 nella vita, nel lavoro, nell&#8217;amore e nel patrimonio culturale del mio ambiente. Questa operazione risveglia e stimola molti aspetti che mi portano a configurare il mondo secondo uno stile di vita peculiare (leggasi progetto, per\u00f2 in senso pi\u00f9 ampio). \u00c8 per questo che nella sua &quot;Etica Nicomachea&quot; Aristotele dice: &quot;Essentia felicitatis in acta intellectus consistit&quot; (l&#8217;essenza della felicit\u00e0 consiste in un atto dell&#8217;intelletto). Nella misura in cui io ho una concezione del mondo, avr\u00f2 anche una concezione della felicit\u00e0 e potr\u00f2 camminare verso di essa. Ugo da San Vittore dice: &quot;la felicit\u00e0 consiste nel conoscere e amare ci\u00f2 che \u00e8 buono&quot;. \u00c8 una frase degna di essere incorniciata. Tuttavia sant&#8217;Agostino \u00e8 pi\u00f9 concreto ancora: &quot;Beatus est cui habet omnia quae vult&quot; (felice \u00e8 colui che ha tutto ci\u00f2 che vuole) Questa concezione implica un risveglio della potenza della volont\u00e0. La prima fase \u00e8 CONOSCERE, la seconda AMARE.<\/p>\n<p>Attraverso la conoscenza mi approprio, in qualche modo, di ci\u00f2 a cui mi avvicino. Sono signore e padrone in quanto approfondisco nella sua essenza. Conoscere \u00e8 un modo di appropriarsi di qualcosa. Quindi non si pu\u00f2 amare quello che non si conosce. Ecco sorgere da questo due caratteristiche che sono presenti nello steso atto operativo:<\/p>\n<p>CONOSCERE \u00e8 il primo passo. Tutto si vive all&#8217;inizio come un desiderio, una aspirazione. Nel linguaggio popolare si dice di qualcuno che ha un simile atteggiamento, che \u00e8 una persona con molte aspirazioni, attenta a molte questioni primordiali dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>AMARE \u00e8 il secondo passo. \u00c8 la conseguenza del primo. E questo porta con s\u00e9 l&#8217;allegria, la gioia di possedere ci\u00f2 che \u00e8 buono. &quot;Multo minus motus est finis&quot;: ogni movimento cerca il riposo. Quindi amare vuol dire essere con quello che si ama. Non si tratta pi\u00f9 di una questione intellettuale pi\u00f9 o meno astratta, bens\u00ec di un esercizio attivo di effettivo ravvicinamento. \u00c8 per questo che non vi \u00e8 felicit\u00e0 senza amore. Ci\u00f2 non \u00e8 possibile poich\u00e9 l&#8217;amore \u00e8 un ingrediente indispensabile per la felicit\u00e0. Tuttavia l&#8217;amore non \u00e8 sufficiente per raggiungerla: \u00e8 necessaria la sua incorporazione nel progetto personale, secondo il tripode prima proposto [lavoro, affetti, cultura].<\/p>\n<p>Come dice Paul Claudel nella sua &quot;Corrispondenza&quot;: &quot;L&#8217;amore \u00e8 il richiamo di ci\u00f2 che \u00e8 perfetto a ci\u00f2 che \u00e8 imperfetto&quot;. Quelle parole di Platone che troviamo nel suo trattato &quot;Le leggi&quot; possono essere applicate all&#8217;uomo felice: &quot;&#8230;il mondo \u00e8 equilibrato, tutto converge verso un fine,. Nel fondo delle cose vi sono, nonostante tutto, la pace, la salvezza, la gloria; niente e nessuno \u00e8 perduto&quot;.<\/p>\n<p>Vivere cos\u00ec, amando, rende felice l&#8217;uomo perch\u00e9 il senso della sua vita si orienta verso ci\u00f2 che \u00e8 buono, verso un ordinamento personale e in qualche modo, bench\u00e9 meno intenso, verso un ordinamento collettivo, sapendo tuttavia che non si dar\u00e0 mai fra gli uomini un ordinamento totale.<\/p>\n<p>Infine si pu\u00f2 dedurre che quando amo una persona ci\u00f2 che voglio \u00e8 farla felice secondo le mie possibilit\u00e0, ed \u00e8 per questo che sto con lei, che costruisco la vita con lei, viviamo insieme. Tutto questo produrr\u00e0 il passaggio dal &quot;nihil novum sub sole&quot; all&#8217;&quot;omnia nova sub sole&quot;. Tutto \u00e8 nuovo e tutto mi meraviglia e mi interessa. Il mondo ha per me un argomento, ha profondit\u00e0 e prospettiva ed \u00e8 capace di incitarmi all&#8217;avventura.<\/p>\n<p>La felicit\u00e0 porta dunque con s\u00e9 un certo tipo di vita della quale diciamo che \u00e8 la migliore. Implica una serie di sforzi che culminano in un modo certamente positivo, che tuttavia non \u00e8 definito. Essendo l&#8217;uomo incompleto per costituzione, soffre di una specie di scontentezza cronica. Ecco una evidente ambiguit\u00e0. Anche se tutte le cose andassero bene, vi sar\u00e0 sempre una limitazione. Quindi l&#8217;uomo pu\u00f2 sentirsi felice in un determinato momento della sua vita e pi\u00f9 tardi sentirsi sventurato se la rotta dei suoi avvenimenti personali viene modificata. In fondo rimane quella frase di Ortega: &quot;La vita \u00e8 un dramma&quot;. Ed \u00e8 drammatica perch\u00e9 \u00e8 irreversibile bench\u00e9 sia possibile in qualche modo rettificarla verso l&#8217;avvenire. L&#8217;uomo deve lanciarsi senza riserve nell&#8217;avventura che \u00e8 la sua vita e deve farlo come Hernan Cort\u00e9s, bruciando le navi.\u00bb<\/p>\n<p>Bruciare le navi dietro di s\u00e9: ecco un&#8217;immagine forte, ma che rende assai bene l&#8217;idea della disposizione d&#8217;animo con la quale dovremmo affrontare la sfida della vita; sfida che costituisce, al tempo stesso, una impareggiabile opportunit\u00e0: quella, appunto, di essere felici.<\/p>\n<p>Requisito essenziale per la conquista della felicit\u00e0 \u00e8 l&#8217;aver conservato l&#8217;incanto del mondo, proprio di quando eravamo bambini: ne abbiamo pi\u00f9 volte parlato in precedenza, per cui non insisteremo oltre su questo punto.<\/p>\n<p>Molto appropriata, comunque, \u00e8 la formula di Enrique Rojas &quot;omnia nova sub sole&quot;, ossia che tutto dovrebbe apparirci come fosse nuovo e tutto ci dovrebbe riempire di meraviglia e di interesse. Solo se il mondo acquister\u00e0 per noi una profondit\u00e0 nuova ed una luminosa prospettiva, esso sci apparir\u00e0 tale da incitarci a vivere sino in fondo l&#8217;avventura della vita. Chi non prova pi\u00f9 l&#8217;incanto del mondo, \u00e8 come se vivesse solo a met\u00e0: le cose gli appariranno inerti ed opache, senza splendore, senza bellezza.<\/p>\n<p>Vi sono delle giornate, dopo un brusco cambiamento atmosferico ed un improvviso abbassamento della temperatura, che porta via con s\u00e9 ogni traccia di umidit\u00e0 dall&#8217;aria, in cui gli alberi, i campi, le colline, le montagne e il cielo stesso appaiono pi\u00f9 vivi, pi\u00f9 freschi, quasi trasfigurati; gli oggetti lontani sembrano vicinissimi, e un senso di trionfo e di bellezza pervade l&#8217;animo davanti a un simile spettacolo. Ebbene, cos\u00ec dovrebbe apparirci il mondo sempre, con il sole e con la pioggia, in mezzo alle circostanze liete e a quelle tristi: ammantato dei suoi colori pi\u00f9 sfarzosi, e illuminato dai riflessi pi\u00f9 vividi e gioiosi.<\/p>\n<p>Il secondo requisito per la conquista della felicit\u00e0 \u00e8 conoscere se stessi: non aver paura di guardarsi dentro sino in fondo, di riconoscersi, di perdonarsi e di volersi bene, nonostante i propri difetti e le proprie debolezze (che pure bisogna cercare di correggere). La maggior parte degli esseri umani non si vuole bene; crede di volersi bene, ma il suo comportamento lo smentisce: a cominciare da coloro i quali hanno sempre bisogno dell&#8217;approvazione e magari dell&#8217;ammirazione altrui, perch\u00e9, in fondo al cuore, sanno di disprezzarsi.<\/p>\n<p>Il terzo requisito \u00e8 quello di ascoltare, riconoscere e mettere in pratica la propria chiamata. Tutti noi siamo stati chiamati alla vita per uno scopo; nessuno \u00e8 qui per caso. La chiamata, o vocazione, \u00e8 la meta verso la quale dobbiamo dirigere i nostri passi: la felicit\u00e0 \u00e8 imboccare la direzione giusta, l&#8217;infelicit\u00e0 \u00e8 perdersi fuori dalla strada. Ora, la chiamata \u00e8 una cosa strettamente individuale; e tuttavia, tutte le chiamate possiedono un elemento comune: il senso ultimo da dare alla propria vita: che \u00e8 quello di essere felici, conoscendo e amando ci\u00f2 che \u00e8 il \u00absummum bonum\u00bb.<\/p>\n<p>A questo punto, bisogna mettere bene in chiaro &#8211; e non lo si ripeter\u00e0 mai abbastanza &#8211; che la felicit\u00e0 e il piacere sono due cose profondamente diverse. Infatti, \u00e8 certo che nella felicit\u00e0 risiede il massimo piacere; per\u00f2 \u00e8 altrettanto vero che vi sono moltissimi piaceri i quali non procurano alcuna felicit\u00e0, ma seminano soltanto amarezze, dolori, rimorsi e disprezzo di s\u00e9. Noi non dobbiamo cercare il piacere, ma la felicit\u00e0: se la troveremo, ci sar\u00e0 dato anche il piacere, magari in mezzo alle tribolazioni: perch\u00e9 si pu\u00f2 essere felici anche nel dolore.<\/p>\n<p>Concludendo.<\/p>\n<p>Noi siamo chiamati alla vita per essere felici: e possiamo divenirlo solo a condizione di realizzare noi stessi, di attuare la nostra profonda natura, che \u00e8 quella di conoscere e amare il bene.<\/p>\n<p>Ma che cos&#8217;\u00e8 il bene? E poi, quale bene: il bene per me, il bene per te, il bene per lui?<\/p>\n<p>Il bene vero, il bene ultimo, non \u00e8 \u00abper me\u00bb o \u00abper te\u00bb: \u00e8 bene universale, bene immutabile e indefettibile. Il mio bene non pu\u00f2 essere in contrasto con il bene altrui; n\u00e9 il bene altrui potrebbe calpestare il mio.<\/p>\n<p>Il Sommo Bene \u00e8 il motore dell&#8217;universo e scende dall&#8217;alto, come una forza cosmica che si irradia su tutti: suoi buoni e sui cattivi, sui giusti e sugli ingiusti. Solo che i buoni e i giusti lo sanno trasformare in gioia e sostanza vitale, mentre i cattivi e gli ingiusti non sanno goderne e lo trasformano in veleno e strumento di perdizione.<\/p>\n<p>In ultima analisi, noi facciamo tutto da soli: non dovremmo dare la colpa a nessuno per la nostra felicit\u00e0 o la nostra infelicit\u00e0.<\/p>\n<p>Il Sommo Bene non \u00e8 altri che l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Dall&#8217;Essere noi veniamo e all&#8217;Essere aspiriamo a ritornare.<\/p>\n<p>E la strada del ritorno, la strada di casa, passa per il paese della felicit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In diversi precedenti scritti abbiamo parlato, soprattutto dal punto di vista teorico, della felicit\u00e0; ma che cosa succede quando ci si sposta dal terreno della teoria<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[97,141],"class_list":["post-25017","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-aristotele","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25017","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25017"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25017\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25017"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25017"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25017"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}