{"id":25014,"date":"2010-02-12T01:34:00","date_gmt":"2010-02-12T01:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/12\/prima-della-manifestazione-delluniverso-non-vi-era-che-lessere-coscienza-beatitudine\/"},"modified":"2010-02-12T01:34:00","modified_gmt":"2010-02-12T01:34:00","slug":"prima-della-manifestazione-delluniverso-non-vi-era-che-lessere-coscienza-beatitudine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/12\/prima-della-manifestazione-delluniverso-non-vi-era-che-lessere-coscienza-beatitudine\/","title":{"rendered":"Prima della manifestazione dell\u2019universo non vi era che l\u2019Essere-Coscienza- Beatitudine"},"content":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 la relazione fra noi, creature finite, e l&#8217;Essere infinito, assolto, eterno, da cui tutto promana e tutto \u00e8 destinato a fare ritorno?<\/p>\n<p>Non \u00e8 questione che possa decidersi solo sulla base del Logos razionale, le cui caratteristiche precipue sono quelle della strumentalit\u00e0 e del calcolo, vale a dire l&#8217;attitudine a porsi in un rapporto egoico, avido, possessivo e manipolatorio nei confronti del reale.<\/p>\n<p>Le filosofie dell&#8217;Oriente, e specialmente quelle dell&#8217;India, sanno, da sempre, che il solo Logos razionale \u00e8 del tutto inadeguato a sondare tali abissali profondit\u00e0: perch\u00e9 non sono soltanto profondit\u00e0 speculative, vale a dire gnoseologiche (concernenti la conoscenza), ma altres\u00ec ontologiche (concernenti l&#8217;Essere in quanto tale). E che cosa \u00e8 mai il nostro pensiero: limitato, imperfetto, presuntuoso e arrogante, a confronto delle inconcepibili profondit\u00e0 dell&#8217;Essere, rispetto alle quali esso \u00e8 meno di niente?<\/p>\n<p>Accanto al pensiero strumentale e calcolante, \u00e8 necessario attivare un pensiero contemplativo, spassionato, accogliente ed equanime; ed accanto e oltre tale forma superiore di pensiero, \u00e8 necessario affidarsi ad una facolt\u00e0 diversa, ma niente affatto inferiore, cio\u00e8 all&#8217;intuizione profonda, essenziale, luminosa e beatifica, senza la quale le porte della visione dell&#8217;Essere non si socchiudono nemmeno, ma noi siamo costretti a rimanere fuori, almanaccando vanamente su ci\u00f2 che si trova oltre.<\/p>\n<p>La maggior parte dei filosofi occidentali si sono sempre rifiutati di intraprendere una tale strada, se pure si sono posti il problema in questi termini; per essi, tutto ci\u00f2 che sta al di fuori del Logos razionale \u00e8 indegno di fiducia quale strumento di conoscenza, perch\u00e9 si tratta &#8211; secondo loro &#8211; di cose che stanno al di sotto della ragione. E lo scientismo oggi dominante li ha ancor pi\u00f9 rafforzati nel loro ottuso pregiudizio razionalista.<\/p>\n<p>Ebbene: i grandi Maestri dell&#8217;India, e tutti i filosofi che hanno avuto l&#8217;ardimento concettuale di spingersi al di l\u00e0 del pensiero strumentale e calcolante e di affidarsi alla luminosa corrente dell&#8217;Essere, concordemente riferiscono che, una volta spinta la meditazione al centro di se stessi, ci\u00f2 che si trova \u00e8 precisamente il cuore pulsante di tutto ci\u00f2 che esiste, che \u00e8 esistito, che esister\u00e0: l&#8217;Assoluto e l&#8217;Eterno, di cui noi stessi siamo delle schegge luminose (con il piccolo particolare che, il pi\u00f9 delle volte, ignoriamo di esserlo).<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un diamante luminoso e d&#8217;impareggiabile valore, proprio nelle profondit\u00e0 abissali del nostro essere; e, sebbene nascosto e ricoperto da densi strati di scorie d&#8217;ogni genere e circondato da spessi veli di nebbia e d&#8217;ignoranza, esiste sempre la possibilit\u00e0 che noi, attivando il processo del risveglio spirituale, ne acquistiamo consapevolezza e ci dedichiamo all&#8217;opera di disperdere la nebbia e le scorie, onde riportarlo in piena luce e permettergli di rischiarare il mondo, e noi stessi, con il suo meraviglioso fulgore.<\/p>\n<p>\u00abTat Tvam Asi\u00bb, \u00abTu Sei Quello\u00bb: cos\u00ec recita la sapienza antichissima dell&#8217;India. Come dire: non cercare l&#8217;oggetto al di fuori di te; tu e l&#8217;oggetto siete una sola e medesima cosa; e non cercare Dio al di fuori di te; tu e Dio siete una sola e medesima cosa.<\/p>\n<p>Arthur Avalon (pseudonimo di Sir John Woodroffe, che non si considerava l&#8217;unico autore dei suoi eccellenti libri), ha cos\u00ec riassunto la questione ne \u00abIl potere del serpente\u00bb (laddove il &quot;serpente&quot; \u00e8, naturalmente, Kundalini, l&#8217;energia divina raccolta nelle nostre stesse profondit\u00e0; traduzione italiana di Franco Pintore, Roma, Edizioni Mediterranee, 1968, 2002, pp. 30-32, 33):<\/p>\n<p>\u00abIl Veda dice: &quot;Tutto ci\u00f2 (cio\u00e8 il mondo nella sua molteplicit\u00e0) \u00e8 (l&#8217;unico) Brahman.&quot; (Sarvam khalvidam Brahma). Come il molteplice ossa essere uno \u00e8 spiegato in maniera diversa dalle differenti scuole. L&#8217;interpretazione datane qui \u00e8 quella contenuta negli Shkta Tantra o Agama. In primo luogo, che cosa \u00e8 quest&#8217;unica Realt\u00e0 che appare in aspetti molteplici? Quale \u00e8 la natura del Brahman nella sua essenza (Svarupa)? La risposta \u00e8 Sat-Chit-Ananda &#8211; cio\u00e8 Essere-Coscienza-Beatitudine. Coscienza o sensazione, come tale (Chit, o Samvit), \u00e8 identica all&#8217;Essere come tale. Sebbene nell&#8217;esperienza comune siano strettamente congiunti, pure divergono, o sembrano divergere. L&#8217;uomo per sua natura crede ostinatamente in una esistenza oggettiva esterna ed indipendente da lui. Questo finch\u00e9 , essendo uno spirito racchiuso in un corpo (Jivatama), la sua coscienza \u00e8 velata o contratta dalla Maya. Ma al limite estremo dell&#8217;esperienza, che \u00e8 lo Spirito Supremo (Paramatma), la divergenza sparisce, poich\u00e9 in esso coincidono in un tutto indistinto colui che l&#8217;esperienza, l&#8217;esperienza e l&#8217;oggetto dell&#8217;esperienza. Comunque, quando parliamo di Chit come Sensazione-Coscienza, dobbiamo ricordare che ci\u00f2 che noi conosciamo ed osserviamo come tale \u00e8 soltanto una manifestazione limitata e mutevole di Chit, che \u00e8 nella sua essenza il principio infinito e immutabile base di ogni esperienza. Questo Essere-Coscienza \u00e8 la Beatitudine assluta (Ananada), definita &quot;il riposo nel s\u00e9&quot; (Svarupa-vishranti). \u00c8 Beatutudine perch\u00e9, essendo l&#8217;infinito Tutto (Purna), nulla pu\u00f2 mancargli. Questa felice consapevolezza \u00e8 la natura ultima e irriducibile di Svarupa, o forma propria della Realt\u00e0 unica, che \u00e8 nello stesso tempo il Tutto in quanto Reale irriducibile, e Parte in quanto Reale riducibile. Svarupa \u00e8 la natura di ogni cosa nella sua essenza, ben distinta da ci\u00f2 che pu\u00f2 apparire. Questa Suprema Coscienza \u00e8 la Coppia Suprema (Parashiva-Parashakti) che non cambia mai, ma rimane eternamente la stessa attraverso ogni cambiamento che interessi il suo aspetto creatore di Shiva-Shakti.<\/p>\n<p>Ma allora, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che noi vediamo \u00e8 associato a un&#8217;apparente incoscienza? perch\u00e9 il nostro mentale non \u00e8, evidentemente, coscienza pura, ma limitata. ci\u00f2 che limita deve essere o qualcosa di non cosciente in se stesso, o, se cosciente, capace di produrre l&#8217;apparenza d&#8217;incoscienza. Nel mondo fenomenico non vi \u00e8 nulla che sia cosciente o non cosciente in senso assoluto. Cosciente e non-cosciente sono sempre fusi insieme. Tuttavia alcune cose appaiono pi\u00f9 coscienti o meno di altre. Ci\u00f2 si deve al fatto che il Chit, sempre presente in ogni cosa, si manifesta in diverso grado. Il grado della sua manifestazione \u00e8 determinato dalla natura e dallo sviluppo del mentale e del corporeo che lo racchiudono. Lo Spirito rimane lo stesso; il mentale e il corporeo mutano. La manifestazione di coscienza \u00e8 pi\u00f9 o meno limitata secondo lo sviluppo progressivo dal minerale all&#8217;uomo. Nel regno minerale il Chit si manifesta nella pi\u00f9 bassa forma di percezione, cio\u00e8 come riflesso in reazione a uno stimolo, e in quella coscienza fisica che gli scienziati chiamano memoria atomica. La percettivit\u00e0 delle piante \u00e8 pi\u00f9 sviluppata, sebbene, come dice Chakrapani nella &quot;Bhanumati&quot;, sia una coscienza inattiva. Meglio si manifesta in quei microrganismi che sono degli stati intermedi tra il regno vegetale e il regno animale e possiedono una propria vita psichica. Nel regno animale la coscienza diventa pi\u00f9 centralizzata e complessa, raggiungendo il suo massimo sviluppo nell&#8217;uomo, che possiede tutte le funzioni psichiche: la conoscenza, la percezione, il sentimento e la volont\u00e0. Ma oltre queste forme particolari e mutevoli di sensazione di conoscenza vi \u00e8 l&#8217;unico, aformale, immutabile Chit, distinto, nella sua essenza, dalle forme particolari della sua manifestazione.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 il Chit, attraverso tutti questi stadi di vita, rimane lo stesso, esso non si sviluppa realmente. l&#8217;apparenza di un progresso si deve al fatto che esso ora pi\u00f9 ora meno velato dal Mentale e dalla Materia. \u00c8 questo velare, attuato dalla Potenza della Coscienza (Shakti), che crea il mondo. Ma che cos&#8217;\u00e8 dunque che vela la coscienza e produce l&#8217;esperienza del mondo?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8: la Shakti quale Maya. Maya Shakti \u00e8 ci\u00f2 che, in apparenza, muta il Tutto (Purna) in non-tutto (Apurna), l&#8217;infinito in finito, l&#8217;aformale nel formale, e cos\u00ec di seguito. \u00c8 dunque una potenza che riduce, vela e nega. Nega che cosa? La Coscienza perfetta. La Shakti \u00e8 in fondo uguale o diversa da Shiva o da Chit? \u00c8 necessariamente la stessa cosa, altrimenti non potrebbero essere tutti l&#8217;unico Brahman. Ma se \u00e8 la stessa cosa, deve essere anche Chit o Coscienza. [&#8230;]<\/p>\n<p>Prima della manifestazione dell&#8217;universo vi era soltanto l&#8217;Essere-Coscienza-Beatitudine, cio\u00e8 Shiva-Shakti, rispettivamente come Chit e come Chidrupini. Questa \u00e8 l&#8217;esperienza totale (Purna) nella quale, dice l&#8217;Upanishad, &quot;il S\u00e9 conosce il S\u00e9 e Lo ama&quot;. \u00c8 quell&#8217;Amore che \u00e8 Beatitudine o &quot;riposo nel S\u00e9&quot;, poich\u00e9, come \u00e8 detto altrove, l&#8217;Amore Supremo \u00e8 beatitudine&quot;. Questo \u00e8 Parashiva, che nello schema dei Trentasei Tattva \u00e8 conosciuto come Parasamvit. Tale monismo presuppone un duplice aspetto dell&#8217;unica Coscienza: l&#8217;aspetto Trascendente, immutabile (Parasamvit), e l&#8217;aspetto creatore e mutevole, che \u00e8 detto Shiva-Shaktui Tattva. Nel Parasamvit, l&#8217;&quot;I&quot;o (Aham) e il &quot;Ci\u00f2&quot; (Idam) o mondo degli oggetti, sono indissolubilmente fusi nell&#8217;esperienza suprema dell&#8217;unit\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Impressionanti le analogie fra questa dottrina dello Yoga tantrico e le intuizioni di alcuni filosofi occidentali, sia antichi e medievali che moderni.<\/p>\n<p>Come non mettere in relazione l&#8217;idea che nel regno minerale giaccia una forma embrionale di Coscienza, sua pure allo stato pi\u00f9 primitivo, con la teoria di Schelling circa il mondo minerale come Spirito pietrificato?<\/p>\n<p>E come non ricordarsi, di fronte alla affermazione delle Upanishad che \u00abil S\u00e9 conosce il S\u00e9 e Lo ama\u00bb, di quei famosi versi di Dante (\u00abParadiso\u00bb, XXXIII, 124-126):<\/p>\n<p>\u00abO luce eterna che sola in te sidi,<\/p>\n<p>sola t&#8217;intendi, e da te intelletta<\/p>\n<p>e intendente te ami e arridi!\u00bb.<\/p>\n<p>Tutto sta, dunque, a oltrepassare il &quot;velo di Maya&quot; e liberarsi dalla credenza illusoria nella realt\u00e0 separata e autosufficiente degli enti. Questo \u00e8 il vero peccato delle moderne filosofie materialistiche: aver posto gli enti come separati gli uni dagli altri e come capaci di sussistere &#8211; a somiglianza del funambolo sulla corda &#8211; fra il nulla che li precede e da cui compaiono, ed il nulla che li segue e in cui scompaiono.<\/p>\n<p>Gli enti non sono separati, ma sono tutti intimamente collegati fra loro, perch\u00e9 non sono altro che aspetti manifestati dell&#8217;unica realt\u00e0 autosussistente: l&#8217;Essere non manifestato, perfetto, imperituro, luminoso, consapevole e beato.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, colui il quale riesce a liberarsi dall&#8217;illusione della realt\u00e0 sensibile e a cogliere, al di sotto di essa, l&#8217;immutabile ed eterno splendore dell&#8217;Essere, trova anche, automaticamente, la suprema consapevolezza e la suprema beatitudine. Ed \u00e8 cos\u00ec che, cercando la verit\u00e0, egli riceve in premio anche la felicit\u00e0: felicit\u00e0 piena e perfetta, che nulla e nessuno potranno strappargli.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 anche il sorriso del Buddha.<\/p>\n<p>\u00c8 il sorriso, unico e inimitabile, di colui il quale, dopo aver molto cercato e lottato, ha scoperto che la verit\u00e0 si trova allorquando ci si lascia trasportare, con piena fiducia e con totale abbandono, dalla corrente dell&#8217;Essere, come dalle acque cristalline di un ampio fiume che corre maestoso verso la pace del mare.<\/p>\n<p>Il nostro errore \u00e8 quello di volerci aggrappare. Ci vogliamo aggrappare alle cose, alle emozioni, ai sentimenti, ai pensieri; alle paure e alle speranze, agli od\u00ee e agli amori: ciecamente, testardamente, come le foglie di un albero che, in autunno, non vogliano cedere al soffio del vento. Tremiamo di spavento al pensiero del vento che ci porter\u00e0 via; puntiamo i piedi e ripetiamo, disperatamente, istericamente: \u00abIo, io, io, io, io\u00bb.<\/p>\n<p>Dobbiamo liberarci dalla paura; dobbiamo aprire le mani, che ora stringiamo a pugno per afferrare le cose e per afferrarci ad esse: e lasciarci condurre dalla corrente. Lievemente, dolcemente, senza movimenti convulsi.<\/p>\n<p>Scopriremo che tutto diventa pi\u00f9 facile; e impareremo a sorridere. A sorridere veramente: non di questa o quella cosa, illusoria e transitoria, ma della nostra identit\u00e0 con il Tutto, sorgente perenne e gioiosa di luce, di pace e di consapevolezza.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 il sorriso della liberazione e dell&#8217;amore disinteressato.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 un riflesso del sorriso stesso di Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 la relazione fra noi, creature finite, e l&#8217;Essere infinito, assolto, eterno, da cui tutto promana e tutto \u00e8 destinato a fare ritorno? 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