{"id":25007,"date":"2020-02-22T09:40:00","date_gmt":"2020-02-22T09:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/02\/22\/esorcizzare-gli-orridi-miti-di-un-mondo-senza-spirito\/"},"modified":"2020-02-22T09:40:00","modified_gmt":"2020-02-22T09:40:00","slug":"esorcizzare-gli-orridi-miti-di-un-mondo-senza-spirito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/02\/22\/esorcizzare-gli-orridi-miti-di-un-mondo-senza-spirito\/","title":{"rendered":"Esorcizzare gli orridi miti di un mondo senza spirito"},"content":{"rendered":"<p>Quando una civilt\u00e0 degenera e si corrompe, non \u00e8 pi\u00f9 capace di rappresentarsi correttamente la realt\u00e0 e allora, per sopravvivere a qualunque costo, si mette a produrre dei miti, mediante i quali viene offerto ai suoi membri il surrogato di un rapporto sano con le cose reali. In una societ\u00e0 malata si verifica un corto circuito fra la realt\u00e0 e la sua rappresentazione: non conta pi\u00f9 la realt\u00e0, conta solo ci\u00f2 che al posto di essa viene somministrato come se fosse la realt\u00e0, ma che in effetti \u00e8 solo una costruzione artificiale ed illusoria. Per fare un esempio: non conta pi\u00f9 ci\u00f2 che concretamente significa, per un Paese come l&#8217;Italia, far parte di un&#8217;istituzione sovranazionale come l&#8217;Unione Europea, che non \u00e8 uno Stato, ma ha una sua moneta (paradosso mai visto in tutto il corso della storia); non contano i fatti oggettivi, osservabili e quantificabili: le quote di produzione industriale perdute, le imprese commerciali che falliscono, gli artigiani e i piccoli imprenditori che devono chiudere, restano senza lavoro e devono trasformarsi in lavoratori dipendenti sempre peggio pagati e peggio trattati in termini di orari, salute, ecc.: conta ci\u00f2 che l&#8217;Unione Europea, e la sua moneta fasulla, rappresentano nell&#8217;immaginario collettivo, ossia qualcosa di utile, di prezioso, addirittura di salvifico e pertanto d&#8217;irrinunciabile. Dove andremmo a finire, ci viene continuamente detto e ripetuto, se non ci fosse l&#8217;euro? Precipiteremmo in Africa: questo \u00e8 lo spauracchio che ci viene agitato davanti da parte di chi \u00e8 interessato alla permanenza nell&#8217;euro. E intanto la maggior parte del popolo italiano, al quale viene rifilata questa <em>narrazione<\/em> della realt\u00e0, pare non rendersi conto che in Africa <em>ci siamo gi\u00e0<\/em>, e che da quinta potenza economica mondiale l&#8217;Italia \u00e8 retrocesso, in base ai dati ufficiali del P.I.L., all&#8217;undicesimo posto, superata perfino dall&#8217;Indonesia e dal Brasile, e quasi raggiunta dal Messico e dalla Turchia. Oppure, per fare un esempio di carattere pi\u00f9 generale, i popoli sono ancora ipnotizzati dal mito del benessere, esportato in tutto il mono dagli Stati Uniti d&#8217;America a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale; e bench\u00e9 si tratti solo di un mito ingannevole e delirante, intrinsecamente malvagio e distruttivo, perch\u00e9 pospone le persone e i valori al possesso delle cose e all&#8217;efficienza della tecnica, pare che solo una minoranza relativamente piccola si \u00e8 accorta che il benessere non \u00e8 mai stato raggiunto o che, se pure \u00e8 stato raggiunto sul piano materiale (ma la sua caratteristica essenziale \u00e8 quella di spostare sempre pi\u00f9 in l\u00e0 la meta desiderata, alzando continuamente l&#8217;asticella delle aspettative), non ha generato gli effetti sperati in termini di vero benessere e tantomeno di felicit\u00e0, ma al contrario, tensioni, competizione distruttiva, frustrazione, depressione, rabbia, invidia, amarezza e infelicit\u00e0. Un altro esempio di mito come surrogato della realt\u00e0 \u00e8 quello del progresso (che \u00e8 il mito fondativo della modernit\u00e0, grazie all&#8217;illuminismo); una altro quello della potenza; un altro ancora, quello della giustizia. Non, si badi, la ricerca razionale della giustizia, bens\u00ec il mito della giustizia, presentata nell&#8217;ottica deformante dell&#8217;istinto. Diceva giustamente Georges Bernanos che non c&#8217;\u00e8 istinto umano che, abbandonato a se stesso, non sia suscettibile di condurre l&#8217;uomo all&#8217;autodistruzione; di fatto, la civilt\u00e0 consiste nell&#8217;imporre agli istinti dei freni e nell&#8217;incanalarli in forme che risultino costruttive, anzich\u00e9 distruttive, per mezzo della ragione. Non la ragione, a sua volta mitizzata, degli illuministi, ma la ragione come l&#8217;intendeva Aristotele e come l&#8217;intendeva san Tommaso d&#8217;Aquino: la ragione come strumento per conoscere la realt\u00e0 nella verit\u00e0: <em>adaequatio rei et intellectus<\/em>, corrispondenza fra la cosa e il giudizio.<\/p>\n<p>Vale la pena di riflettere su ci\u00f2 che diceva Bernanos, l&#8217;autore del celeberrimo <em>Diario di un curato di campagna<\/em>, in anni non sospetti, cio\u00e8 poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, in una serie di cinque conferenze, tenute fra il 1946 e il 1947, riunite poi un libro di riflessioni che, lette ai nostri giorni, hanno in gran pare un tono di attualit\u00e0 quasi sconcertante, <em>Lo spirito europeo e il mondo delle macchine<\/em> (titolo originale: <em>La libert\u00e9, pour quoi faire?<\/em>, Paris, Gallimard, 1953; traduzione dal francese di Gennaro Auletta, Torino, Borla, 1963, e Milano, Rusconi, 1972, pp. 79-82):<\/p>\n<p><em>Una volta c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;Europa, voglio dire una civilt\u00e0 europea, e in quel tempo non si parlava o si parlava il meno possibile di spirito europeo: non ne valeva la pena.<\/em><\/p>\n<p><em>A quel tempo le grandi democrazie non avevano ancora inventato il nazionalismo e se i popoli non avevano gi\u00e0 molti motivi per amarsi non conoscevano ancora che una piccolissima parte dei motivi che avevano per odiarsi. L&#8217;avvento dei nazionalismi democratici \u00e8 stato un colpo fatale per la civilt\u00e0 europea, l&#8217;hanno sommersa, e poich\u00e9 lei non era capace di portare sulle spalle simili mostri, ha cominciato a colare a picco sotto il loro peso.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli imbecilli potrebbero dire che essa non era abbastanza solida; ma se io avessi voglia di rispondere, direi che una civilt\u00e0 \u00e8 stata sempre un&#8217;ingegnosa ripartizione di pesi da portare o di problemi da risolvere. Una civilt\u00e0 umana non potrebbe resistere a qualsiasi cosa, non potrebbe sopportare qualsiasi pressione. La civilt\u00e0 non \u00e8 solo opera dell&#8217;uomo, \u00e8 l&#8217;uomo stesso. Non si pu\u00f2 esigere da lei, sia pure con il pretesto della giustizia, quel che non \u00e8 ragionevole esigere dall&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma i tecnici non si imbarazzano per tanto poco; essi sovraccaricano la civilt\u00e0 umana come gli ingegneri sovraccaricano l&#8217;arco maestro di un ponte per trovare il suo punto di rottura. Trovato il punto di rottura, essi ritengono di aver soddisfatto coscienziosamente i termini del loro contratto e ci presentano la nota delle spese.<\/em><\/p>\n<p><em>La civilt\u00e0 europea, a somiglianza di tutte quelle che l&#8217;hanno preceduta nella storia, era un compromesso tra ci\u00f2 che \u00e8 buono e ci\u00f2 che \u00e8 cattivo nell&#8217;uomo, era un sistema di difesa contro i suoi istinti. Non c&#8217;\u00e8 istinto dell&#8217;uomo che non sia capace di rivolgersi contro l&#8217;uomo stesso e distruggerlo. L&#8217;istinto di giustizia \u00e8 forse il pi\u00f9 pericoloso. Passando dalla ragione all&#8217;istinto, l&#8217;idea di giustizia, per esempio, acquista una prodigiosa capacit\u00e0 di distruzione, D&#8217;altronde, in questo caso, essa non \u00e8 pi\u00f9 giustizia, come l&#8217;istinto sessuale non \u00e8 l&#8217;amore, e non \u00e8 neanche il desiderio di giustizia ma la concupiscenza feroce e una delle forme pi\u00f9 efficaci dell&#8217;odio dell&#8217;uomo per l&#8217;altro uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;istinto di giustizia, quando dispone di tutte le risorse della tecnica, \u00e8 disposto a devastare la terra.<\/em><\/p>\n<p><em>Le civilt\u00e0 corrotte generano dei miti. Si tratta innanzitutto di distruggere questi miti, questi mostri. \u00c8 ridicolo pretendere di costruire o ricostruire checchessia in un mondo in cui i miti vanno e vengono liberamente facendo tremare il suolo sotto i loro enormi piedi. Se credete veramente che sia possibile edificare una civilt\u00e0 sulla misura di queste colossali bestie, mi domando che cosa stiamo a fare qui.<\/em><\/p>\n<p><em>Nell&#8217;ipotesi in cui un tipo interamente nuovo di civilt\u00e0, una civilt\u00e0 di massa, stesse per uscire dall&#8217;anarchia morale e intellettuale di una civilt\u00e0 quasi completamente despiritualizzata, a che pro discutere tra noi dello spirito europeo? Lo spirito dell&#8217;antica civilt\u00e0 europea \u00e8 condannato per sempre. E quanto allo spirito della nuova, non se ne parla ancora. Per il momento si ratta solo della tecnica. In nessun modo siamo dei tecnici. I tecnici non hanno bisogno di noi. Si tratta di sapere se la Storia ha un significato oppure se \u00e8 la tecnica a dargliene uno. Oppure, per parlare pi\u00f9 chiaramente, si tratta di decidere se la Storia \u00e8 la storia dell&#8217;uomo oppure soltanto la storia della tecnica.<\/em><\/p>\n<p>La civilt\u00e0 europea moderna \u00e8 una civilt\u00e0 despiritualizzata per la ragione che abbiamo indicato gi\u00e0 tante volte, ossia perch\u00e9 ha rigettato la propria anima, che era l&#8217;anima cristiana, e ha voluto costruire un nuovo <em>ethos<\/em> che non \u00e8 un <em>ethos<\/em>, ma \u00e8 solo una partita commerciale, cio\u00e8 ha voluto rifiutare qualunque dimensione spirituale, ritenendola un impaccio, una palla al piede sulla via del progresso e del benessere, e puntare unicamente allo sviluppo economico e tecnologico. Da ultimo, infatti, il mito della tecnica ha finito per sostituire la percezione realistica della tecnica e dei suoi effetti: quello che conta non \u00e8 il principio di realt\u00e0, ma il filtro attraverso il quale la tecnica \u00e8 percepita mitologicamente. A sua volta, il mito della tecnica \u00e8 stato posto al servizio di un altro mito, il mito della giustizia, che si alimenta di un istinto irrazionale e brutale: quello dell&#8217;uguaglianza. La tecnica, cio\u00e8, porrebbe tutte le persone su un piano di uguaglianza, perch\u00e9 consentirebbe a tutte di vincere la natura e piegare gli ostacoli che limitano la loro libert\u00e0: e questa onnipotenza della tecnica, posta al servizio dei desideri individuali, creerebbe una fratellanza universale che \u00e8 anche, al tempo stesso, la versione pi\u00f9 moderna del concetto di giustizia. \u00c8 giusto che chiunque possa fare, mediante la tecnica, tutto quel che gli piace fare. Ora, il mito della giustizia \u00e8 quello che in passato ha sostenuto, contro ogni evidenza dei fatti e contro tutte le obiezioni della logica, la Grande Promessa del comunismo; caduto il comunismo, l&#8217;istinto che lo alimentava si \u00e8 immediatamente trovato un altro serbatoio di energie nell&#8217;istinto del piacere. Da esso nasce la filosofia dei diritti a senso unico e la pretesa di piegare la realt\u00e0 ai desideri individuali, presentati come l&#8217;ultima frontiera della giustizia. Un tempo l&#8217;istinto della giustizia pretendeva d&#8217;imporre l&#8217;uguaglianza economica; oggi pretende d&#8217;imporre l&#8217;uguaglianza edonistica, anche se, ovviamente, si tratta di un&#8217;uguaglianza teorica, perch\u00e9 di fatto chi \u00e8 ricco pu\u00f2 essere infinitamente pi\u00f9&quot;uguale&quot; di chi \u00e8 povero nella soddisfazione del proprio piacere. Cos\u00ec viene affermato solennemente, sempre in spregio al principio di realt\u00e0, che chiunque, quindi anche una coppia omosessuale, ha diritto alla soddisfazione di essere genitore, perch\u00e9 <em>dove c&#8217;\u00e8 amore, l\u00ec c&#8217;\u00e8 famiglia<\/em> (orrida contraffazione di un concetto giusto, che la famiglia nasce dall&#8217;amore), laddove \u00e8 evidente che soltanto delle coppie omosessuali benestanti possono soddisfare un tale &quot;diritto&quot;, con la pratica della fecondazione eterologa o con quella dell&#8217;utero in affitto, mentre le coppie omosessuali povere devono limitarsi al riconoscimento del loro desiderio sul piano giuridico; quanto poi a realizzarlo, evidentemente ci\u00f2 confina con la barriera dei sogni.<\/p>\n<p>L&#8217;interrogativo finale posto da Bernanos pi\u00f9 di settanta anni fa, <em>si tratta di decidere se la Storia \u00e8 la storia dell&#8217;uomo oppure soltanto la storia della tecnica<\/em>, purtroppo sta ricevendo una risposta sempre pi\u00f9 netta e sempre pi\u00f9 impietosa: l&#8217;uomo sta diventando uno strumento della tecnica e la storia dell&#8217;uomo si sta effettivamente convertendo nella storia del delirio di onnipotenza di una tecnica divenuta fine a se stessa. Vi sono alcuni che si consolano obiettando che la tecnica, per quanto male indirizzata e male utilizzata, \u00e8 pur sempre un prodotto della mente umana e quindi non potr\u00e0 mai procedere per conto proprio, sostituendosi all&#8217;uomo. Ahim\u00e8, costoro sono ancora prigionieri, forse volontari, di una concezione ottocentesca della tecnica. Oggi la tecnica \u00e8 in grado di sostituire interamente il computer all&#8217;uomo; di produrre esseri umani in maniera puramente artificiale; di creare ibridi umani e animali; di creare macchine cos\u00ec intelligenti da funzionare in maniera autonoma, con una volont\u00e0 propria; di creare umanoidi in parte umani, in parte artificiali, cio\u00e8 una via di mezzo fra l&#8217;uomo e la macchina, laddove sar\u00e0 impossibile separare nettamente le due nature che li compongono. Ci\u00f2 che il pubblico di film di fantascienza, come <em>Blade Runner<\/em>, o i lettori di romanzi come <em>L&#8217;isola del Dottor Moreau<\/em>, ha incontrato nelle sue scorribanda fantastiche, sta divenendo realt\u00e0. Entro pochi anni sar\u00e0 praticamente impossibile capire se avremo a che fare con degli esseri umani o con degli automi programmati; di pi\u00f9: cominceremo a dubitare di noi stessi, a dubitare della nostra umanit\u00e0. E di pi\u00f9 ancora: come nel film <em>Matrix<\/em>, cominceremo a chiederci se l&#8217;intero quadro della cosiddetta realt\u00e0, a cominciare da noi stessi, non sia, per caso, il programma di un supercomputer, vale a dire qualcosa che possiede un&#8217;esistenza virtuale, ma non concreta. E se nel nostro cervello sar\u00e0 stato inserito un microchip capace di dare ordini alla nostra volont\u00e0, che cosa saremo diventati, a quel punto? Saremo ancora classificabili come esseri umani? Domanda di per s\u00e9 oziosa: qualunque denominazione si vorr\u00e0 dare a tali esseri, di fatto non saranno pi\u00f9 creature umane, ma automi telecomandati, i quali di umano conserveranno solo l&#8217;apparenza (cosa che dar\u00e0 luogo a infiniti equivoci nei rapporti interpersonali).<\/p>\n<p>Ricordiamo le sagge parole di Georges Bernanos: <em>la civilt\u00e0 non \u00e8 solo opera dell&#8217;uomo, \u00e8 l&#8217;uomo stesso: non si pu\u00f2 esigere da lei, sia pure con il pretesto della giustizia, quel che non \u00e8 ragionevole esigere dall&#8217;uomo.<\/em> Ora, la cosiddetta civilt\u00e0 della tecnica, logico sviluppo della modernit\u00e0, pretende n\u00e9 pi\u00f9, n\u00e9 meno, che l&#8217;uomo si faccia da parte per non ostacolare lo sviluppo delle macchine. Lo vediamo a tutti i livelli, a cominciare da quello economico e produttivo: le macchine non servono per dar lavoro all&#8217;uomo o per facilitare il lavoro dell&#8217;uomo, ma per sostituirsi all&#8217;uomo; quindi, se le macchine possono fare, pi\u00f9 in fretta, con maggior precisione e a minor costo, il lavoro dell&#8217;uomo, \u00e8 chiaro che \u00e8 l&#8217;uomo a divenir superfluo, non certo la macchina. Il che puntualmente sta accadendo&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando una civilt\u00e0 degenera e si corrompe, non \u00e8 pi\u00f9 capace di rappresentarsi correttamente la realt\u00e0 e allora, per sopravvivere a qualunque costo, si mette a<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[110,124],"class_list":["post-25007","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-civilta","tag-educazione"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25007","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25007"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25007\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25007"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25007"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25007"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}