{"id":25006,"date":"2009-02-04T05:10:00","date_gmt":"2009-02-04T05:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/04\/ci-sono-troppe-cose-che-non-quadrano-nel-racconto-biblico-dellesodo\/"},"modified":"2009-02-04T05:10:00","modified_gmt":"2009-02-04T05:10:00","slug":"ci-sono-troppe-cose-che-non-quadrano-nel-racconto-biblico-dellesodo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/04\/ci-sono-troppe-cose-che-non-quadrano-nel-racconto-biblico-dellesodo\/","title":{"rendered":"Ci sono troppe cose che non quadrano nel racconto biblico dell&#8217;Esodo"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 poco da fare: qualche cosa non torna nel racconto biblico della schiavit\u00f9 del popolo di Israele in terra d&#8217;Egitto, della sua fuga e della migrazione attraverso il deserto, del suo arrivo nella terra di Canaan e, infine, della conquista di quest&#8217;ultima, a cominciare dalla presa di Gerico al suono delle trombe che ne avrebbero sbriciolato le mura.<\/p>\n<p>Non si tratta di particolari. Il problema non riguarda il fatto che esistono delle incertezze circa i tempi e i modi di tali eventi, ma coinvolge tali eventi nella loro globalit\u00e0.<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, noi non sappiamo quando si sarebbero svolti. Non \u00e8 che ignoriamo il momento preciso: ignoriamo tutto; ignoriamo i nomi dei faraoni che vi sarebbero stati coinvolti; ignoriamo il secolo in cui si sarebbero svolti; ignoriamo perfino se davvero vi era un popolo ebreo in Egitto, e, a maggior ragione, se esso vi fosse tenuto in condizioni di schiavit\u00f9.<\/p>\n<p>Tutte queste cose le racconta il Pentateuco, ossia l&#8217;insieme dei primi cinque libri dell&#8217;Antico Testamento: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Questi scritti vennero compilati molti secoli (secoli, non anni o decenni) dopo i presunti avvenimenti, che si possono collocare, forse (ma la cosa \u00e8 dubbia, e oggetto di interminabili discussioni), attorno al XIII secolo avanti Cristo.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che nessuna fonte egiziana, nessuna fonte extrabiblica vi accenna minimamente, nemmeno di sfuggita; silenzio assoluto.<\/p>\n<p>La cosa \u00e8 strana, comunque la si voglia considerare.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che, per un&#8217;epoca storica cos\u00ec remota, non \u00e8 affatto insolito dover ricostruire una determinata vicenda sulla base di un&#8217;unica fonte. \u00c8 vero: ma qui non si parla di un evento trascurabile. Anche a non voler prendere per buono il numero degli Ebrei che, secondo la Bibbia, avrebbero lasciato l&#8217;Egitto sotto la guida di Mos\u00e8 (603.350 secondo il Libro dei Numeri, capitolo 2, versetto 34), e ammettendo che la cifra reale fosse enormemente pi\u00f9 modesta, resta il fatto che qui si parla di un popolo intero: uomini, donne e bambini, con tutti i loro beni e il loro bestiame.<\/p>\n<p>Ora, lo Stato egiziano era &#8211; per l&#8217;epoca &#8211; un autentico prodigio di organizzazione, di efficienza, di precisione: la sua amministrazione registrava tutto, prendeva nota di ogni cosa avesse una sia pur piccola rilevanza nella vita del regno. Eppure, della partenza di un intero popolo straniero che sarebbe stato tenuto in servit\u00f9, nessuno scriba, nessun papiro, nessuna iscrizione hanno conservato memoria.<\/p>\n<p>Non sappiamo affatto chi furono i faraoni coinvolti in una tale vicenda: alcuni studiosi hanno pensato a Ramsete II, che combatt\u00e9 duramente contro gli Ittiti; altri al famoso Amenofis IV, autore del velleitario tentativo di introdurre in Egitto un monoteismo solare (tanto \u00e8 vero che alcuni hanno immaginato un collegamento tra il monoteismo di quel Faraone e quello predicato da Mos\u00e8); ed altri hanno pensato a ulteriori possibilit\u00e0, come il Faraone Merneptah. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che non sappiamo niente di niente: se non che, presso il delta del Nilo, nel Basso Egitto, dovevano essersi stabilite delle popolazioni semite di varia provenienza, praticamente indistinguibili le une dalle altre e, comunque, nessuna delle quali identificabile con Israele.<\/p>\n<p>Le modalit\u00e0 dell&#8217;Esodo sono altrettanto misteriose. Tutto quel che sappiamo \u00e8 che la Penisola del Sinai, attraverso la quale si sarebbe svolta la migrazione, era ed \u00e8 un deserto tremendamente inospitale, che nessun gruppo umano &#8211; e men che meno un gruppo piuttosto consistente &#8211; poteva o potrebbe attraversare a piedi, dimorandovi per quattro decenni, per l&#8217;assoluta impossibilit\u00e0 di rifornirsi di cibo e, pi\u00f9 ancora, di acqua.<\/p>\n<p>Pertanto, alla luce della evidenza geografica, non vi fu alcun passaggio del Mar Rosso (che giace molto pi\u00f9 a sud del Delta del Nilo); nessuna peregrinazione nel deserto, con o senza manna, con o senza sorgenti che scaturiscono dalla roccia (come narra il racconto biblico).<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. Noi non sappiamo affatto chi fosse, realmente, il personaggio chiamato Mos\u00e8: nessuna fonte antica ne parla, all&#8217;infuori del Deuteronomio. E non basta: non sappiamo nemmeno se fu lui a introdurre presso i suoi seguaci il culto di Yahwehh, o se non fece altro che rafforzare e istituzionalizzare un culto preesistente; e, se fu lui a introdurlo, da dove lo avesse, a sua volta, acquisito. In altre parole, non sappiamo se gli Ebrei fossero, o no, monoteisti prima della partenza dall&#8217;Egitto (ammesso che tale partenza vi sia stata; e che, anzi, vi sia stato un soggiorno in Egitto sotto forma di schiavit\u00f9). La Bibbia, che \u00e8 la nostra unica fonte in proposito, non lo lascia capire in maniera chiara e incontrovertibile.<\/p>\n<p>Le carovane che volevano passare dall&#8217;Egitto in Palestina, e viceversa, si servivano della pista costiera, che correva lungo il Mediterraneo e collegava Pelusio a Rafia. Non c&#8217;erano altre vie per traversare il deserto, e anche quella era piuttosto difficile, sempre per l&#8217;assoluta mancanza d&#8217;acqua, per cui bisognava farne buona provvista prima di intraprendere il viaggio. E quell&#8217;unica strada era, ovviamente, presidiata dalle guarnigioni egizie che vigilavano alla frontiera: quella era la porta d&#8217;accesso al loro Paese, e dalla sua difesa dipendeva la sicurezza contro possibili invasioni di origine asiatica.<\/p>\n<p>Ma, ripetiamo, nessun documento egiziano parla dell&#8217;esodo degli Ebrei dall&#8217;Egitto: che \u00e8 come dire che le guarnigioni militari dislocate lungo la costa del Mediterraneo non videro nulla d&#8217;insolito, assolutamente nulla.<\/p>\n<p>Anche per l&#8217;arrivo degli Israeliti nella cosiddetta Terra Promessa (promessa loro da Yahweh) esistono molti pi\u00f9 interrogativi di quante siano le risposte che siamo in gradi di fornire. Gli studi archeologici sembrano portare ad escludere che Gerico pot\u00e9 essere l&#8217;obiettivo iniziale della conquista; anzi, per dirla tutta, molti studiosi pensano che non vi sia stata alcuna conquista, ma solo una graduale e pacifica infiltrazione degli Ebrei in Palestina, in mezzo alle popolazioni ivi preesistenti: Cananei, Filistei, nonch\u00e9 quelle delle regioni limitrofe, come gli Amorrei, gli Amaleciti, eccetera.<\/p>\n<p>Davanti al silenzio assordante di tutte le fonti extra-bibliche circa quegli avvenimenti, molti studiosi della scuola, chiamiamola, cos\u00ec, tradizionale, hanno argomentato che una tradizione come quella dell&#8217;esodo non pu\u00f2 sorgere dal nulla, tanto pi\u00f9 che si tratta non di un&#8217;epopea vittoriosa, ma della rievocazione di una vergognosa schiavit\u00f9 in terra straniera. Nessun popolo, essi dicono ragionando per assurdo, si inventerebbe un passato del genere: dunque, il racconto del Pentateuco circa la schiavit\u00f9 e circa l&#8217;esodo deve ritenersi veritiero.<\/p>\n<p>Chi ragiona cos\u00ec, per quanto possa essere un esperto conoscitore della lingua e della cultura ebraica, si lascia sfuggire il punto essenziale della questione: e cio\u00e8 che gli Ebrei non ragionavano come i Greci o come gli altri popoli a noi noti dell&#8217;antichit\u00e0 classica, o quali fondavano il proprio &quot;ethos&quot; nazionale su imprese eroiche e vittoriose dei loro progenitori (sul tipo di quelle che possiamo leggere nell&#8217;Iliade o nell&#8217;Eneide).<\/p>\n<p>Gli Ebrei erano un popolo teocratico: un popolo-religione; dunque, per essi, non avrebbe avuto alcun senso glorificare la propria potenza politica e militare, almeno fino a che non si erano ben radicati nel culto di Yahweh (altro discorso va fatto per l&#8217;epoca pi\u00f9 tarda, culminante nei regni di Davide e Salomone). Al contrario, essi intendevano glorificare non se stessi, ma il Dio da essi adorato; e tutto l&#8217;&quot;epos&quot; biblico, se cos\u00ec vogliamo chiamarlo, si basa sulla costante volont\u00e0 di far risaltare la potenza di Dio in contrasto con l&#8217;impotenza degli uomini. Tale impotenza tocca il punto pi\u00f9 basso quando il popolo di Yahweh si allontana dalla vera religione, e subito viene sopraffatto dagli altri popoli; ma, finch\u00e9 esso si mostra a lui fedele, \u00e8 lo stesso Yaweh a moltiplicarne le forze e a guidarlo di successo in successo.<\/p>\n<p>Quanto al fatto che una tradizione cos\u00ec importante e radicata nella vita di un popolo, come lo \u00e8 quella della schiavit\u00f9 in Egitto e dell&#8217;esodo verso la Terra Promessa, non pu\u00f2 nascere dal nulla, si tratta di un ragionamento senz&#8217;altro valido e condivisibile: nessuna tradizione storica, o anche mitica, di un popolo (i due piani, anticamente, erano indistinguibili) nasce dal nulla: questo \u00e8 poco ma sicuro.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, ripetiamo che il tempo trascorso tra le vicende relative all&#8217;esodo narrate nella Bibbia e il momento in cui esse vennero trascritte, \u00e8 stato un tempo semplicemente enorme. Perci\u00f2, bisogna distinguere tradizione da tradizione.<\/p>\n<p>La critica neotestamentaria ha discusso a lungo se, nell&#8217;arco dei pochi decenni che separa la morte di Ges\u00f9 dalla composizione degli scritti paolini e, poi, dei Vangeli canonici, una tradizione come quella della religione cristiana avrebbe potuto essere creata dal nulla: e tutti gli studiosi seri, o quasi tutti, sono giunti alla conclusione che ci\u00f2 \u00e8 impossibile.<\/p>\n<p>Quando furono composte e largamente diffuse le lettere di San Paolo e, poi, lo furono anche i quattro Vangeli, la generazione che aveva assistito ai fatti narrati in quegli scritti era ancor viva e vegeta. Se il racconto della vita di Cristo fosse stato inventato dal nulla o se, quanto meno, fosse stato inventato il racconto relativo agli eventi della sua predicazione, del processo, della condanna a morte e relativa esecuzione, migliaia di persone si sarebbero levate a smentirlo, a gridare alla mistificazione.<\/p>\n<p>Ne dobbiamo dedurre che quei fatti erano sostanzialmente veri: e coloro che avversavano le prime comunit\u00e0 cristiane (la Sinagoga e i farisei tradizionalisti) non si spingevano affatto a negare che Ges\u00f9 fosse vissuto, avesse predicato e fosse stato mandato a morte sotto Ponzio Pilato: negavano, piuttosto, che egli fosse il Figlio di Dio e, quindi, che fosse risorto. Ci\u00f2 risulta chiaramente dagli Atti degli Apostoli, ma anche da fonti extra-bibliche, come la storia della guerra giudaica scritta dallo storico ebreo Giuseppe Flavio.<\/p>\n<p>Ma il caso dell&#8217;esodo del popolo d&#8217;Israele dall&#8217;Egitto \u00e8 completamente diverso. Qui assistiamo a una narrazione che fu compilata non alcuni anni o, al massimo, pochi decenni dopo lo svolgersi dei fatti, bens\u00ec centinaia di anni dopo.<\/p>\n<p>Se collochiamo l&#8217;esodo dall&#8217;Egitto, come oggi tende a fare la maggior parte degli storici, intorno al 1250 avanti Cristo, e fissiamo la composizione del Libro dell&#8217;Esodo, la nostra fonte principale su quegli avvenimenti, intorno al IV-V secolo avanti Cristo, come oggi si tende a fare, rimane pur sempre una voragine di circa otto secoli. Otto secoli di distanza tra i fatti e la loro narrazione sono veramente tanti; un po&#8217; troppi, si sarebbe portati a pensare, perch\u00e9 ci si possa aspettare di aver a che fare con una narrazione veritiera, e sia pure nelle cose essenziali e tralasciando i dettagli (dove avvenne il passaggio del &quot;Mar Rosso&quot;; quale strada percorsero gli Ebrei nella Penisola del Sinai; quale sia il monte da identificare con quello ove Mos\u00e8 ricevette da Yahweh i Dieci Comandamenti, tanto per citarne alcuni).<\/p>\n<p>Non vogliamo, comunque, sostenere la tesi che tutto il racconto dell&#8217;esodo, dal soggiorno in Egitto al trasferimento verso la Palestina, sia totalmente &quot;inventato&quot;; vogliamo solo sottolineare, da un lato, l&#8217;impossibilit\u00e0 pressoch\u00e9 totale di definire gli aspetti qualificanti di quella vicenda, a cominciare dall&#8217;introduzione del monoteismo; dall&#8217;altro, l&#8217;incredibile disinvoltura con cui generazioni e generazioni di storici hanno preso per buona la tradizione biblica e, sull&#8217;unica base di essa, hanno accettato anche i particolari pi\u00f9 dubbi, per non dire inverosimili, del suo racconto.<\/p>\n<p>Per essere precisi, una sola fonte extra-biblica \u00e8 venuta alla luce: una stele di basalto nero trovata a Tebe nel 1895, in cui si legge un&#8217;iscrizione relativa alla &quot;distruzione&quot; di Israele da parte del faraone Merneptah. Ma &#8211; nuovo problema &#8211; nell&#8217;esodo non si parla affatto della distruzione di Israele; al contrario, si dice che furono gli Egiziani a perire travolti dalle acque, mentre inseguivano gli Ebrei in fuga. Dunque, buio totale anche da questa parte.<\/p>\n<p>Si prenda il caso di John Bright, stimato biblista americano e studioso della storia di Israele. Di formazione presbiteriana, nato a Chattanooga nel Tennessee, diplomato in Teologia nel 1931 presso l&#8217;Union Theological Seminary, in Virginia (dove ha poi insegnato ebraico e interpretazione dell&#8217;Antico Testamento fino al 1975), \u00e8 morto nel 1995.<\/p>\n<p>Si tratta di uno dei pi\u00f9 noti studiosi, apprezzato per la sua chiarezza e per il suo metodo innovativo, che consiste in una combinazione dello studio della storia con quello della teologia. Per usare le sue parole, \u00abuna storia d&#8217;Israele che non sia in qualche misura una storia della sua fede non \u00e8 n\u00e9 significativa n\u00e9 possibile\u00bb (con qualche incongruenza logica, dato che se una cosa non \u00e8 possibile, cade il problema se essa debba venire considerata significativa oppure no).<\/p>\n<p>Fedele a questo postulato, egli ha combinato insieme i risultati delle ricerche archeologiche, le fonti storiche del Medio Oriente antico e un attento esame delle Scritture, servendosi di queste ultime per integrare e, quando necessario, per colmare le lacune della documentazione &quot;esterna&quot; (come lui stesso la chiama), ossia extrabiblica.<\/p>\n<p>Vediamo dunque come egli ci presenta le vicende essenziali dell&#8217;Esodo, e domandiamoci se, per qualunque altro argomento della storia umana, sia antica che moderna, accetteremmo un metodo di ricostruzione che si basa quasi interamente su una sola fonte, per giunta spesso contraddittoria. Leggendo il seguente brano, noteremo la disinvoltura con cui ricorre, da un lato, la frequentissima constatazione dell&#8217;<em>ignoramus et ignorabimus<\/em>, dall&#8217;altro la sbrigativa conclusione che, comunque, non \u00e8 poi tanto importante sapere come e perch\u00e9 sono andate le cose, dato che disponiamo, comunque, di quell&#8217;unica fonte (cio\u00e8 il Deuteronomio) e, pertanto, non \u00e8 possibile mettere in dubbio la fondamentale veridicit\u00e0 di quanto ivi asserito.<\/p>\n<p>Scrive. Dunque, John Bright nel suo testo pi\u00f9 famoso, che ha venduto oltre centomila copie ed \u00e8 stato tradotto in quattro lingue, \u00abStoria dell&#8217;antico Israele. Dagli albori del popolo ebraico alla rivolta dei Maccabei\u00bb (titolo originale: \u00abA History of Israel\u00bb, 2000; traduzione italiana di Patrizia Benfenati, Lucilla Rodin\u00f2 , Anna Tabet, Roma, Newton Compton Editori, 2002, 2006, pp. 137-47 <em>passim<\/em>):<\/p>\n<p>\u00abSebbene non vi sia alcuna testimonianza diretta nella documentazione egiziana circa la presenza di Israele in Egitto, la tradizione biblica richiede fede a priori: non \u00e8 quel tipo di tradizione che un popolo inventerebbe! Non si tratta di un&#8217;epica eroica di migrazione, ma il ricordo di una servit\u00f9 disonorevole, dalla quale solo la potenza di Dio port\u00f2 una liberazione, suffragato inoltre da un buon numero di fattori oggettivi La prevalenza di nomi egiziani nell&#8217;antico Israele, specialmente nella trib\u00f9 di Levi, certamente fanno intendere un legame con l&#8217;Egitto. (&#8230;)<\/p>\n<p>Dell&#8217;esodo di per se stesso non abbiamo nessuna prova extrabiblica. Ma la testimonianza della Bibbia \u00e8 cos\u00ec impressionante da lasciare pochi dubbi che qualche incredibile liberazione debba aver avuto luogo. Israele ricord\u00f2 l&#8217;esodo per tutto il tempo a venire come l&#8217;evento costitutivo che lo avrebbe reso un popolo. (&#8230;)<\/p>\n<p>Riguardo a questi eventi, non possiamo certamente aggiungere nulla a ci\u00f2 che la Bibbia ci dice. (&#8230;)<\/p>\n<p>Dal momento che molti dei luoghi menzionati sono difficili da individuare, l&#8217;esatta locazione dell&#8217;esodo \u00e8 incerta. (&#8230;) In ogni caso, non si tratta di una questione di primaria importanza. La locazione precisa dell&#8217;esodo \u00e8 marginale per la fede di Israele, come lo \u00e8 quella del Santo Sepolcro per la cristianit\u00e0 [sic].<\/p>\n<p>Da questi dati [?] discende poi la questione legata alla datazione della conquista, che \u00e8 stata molto dibattuta. Mentre non \u00e8 possibile stabilire le date esatte di nessun o dei due eventi, possiamo essere abbastanza certi che l&#8217;esodo non avvenne prima del XIII secolo. (&#8230;)<\/p>\n<p>Non possiamo avventurarci a ricostruire i dettagli della marcia di Israele nel deserto, sia perch\u00e9 gli eventi effettivi furono senza dubbio pi\u00f9 complessi di quanto la narrativa biblica indichi, sia perch\u00e9 quasi nessuno dei luoghi menzionati pu\u00f2 essere identificato con certezza. Non si pu\u00f2 tuttavia dubitare che proprio durante questo periodo che Israele ricevette la sua fede distintiva e divenne un popolo.<\/p>\n<p>Secondo la Bibbia, ci\u00f2 avvenne sul monte Sinai (o Horeb, come \u00e8 anche chiamato), dove Israele si trattenne dopo aver lasciato l&#8217;Egitto. Sfortunatamente, la collocazione del Sinai \u00e8 incerta. (&#8230;)<\/p>\n<p>Tutto considerato, quindi, una locazione per il Sinai che si avvicini a quella tradizionale sembra preferibile. Ma dobbiamo ammettere che non lo sappiamo. N\u00e9 il problema riveste una importanza cruciale per la storia di Israele.<\/p>\n<p>Sebbene la locazione del Sinai sia incerta, non vi \u00e8 motivo di dubitare che fu l\u00ec che Israele ricevette quella legge e quell&#8217;alleanza che l&#8217;avrebbero reso un popolo. (&#8230;)<\/p>\n<p>Se Yahweh fosse o no adorato prima di Mos\u00e8 \u00e8 una domanda alla quale non si pu\u00f2 fornire una risposta. Molti studiosi favoriscono l&#8217;ipotesi che Yahweh fosse conosciuto tra i clan madianiti (Keniti) della penisola del Sinai e che e che Mos\u00e8 ne sia venuto a conoscenza dal suocero, Ietro. Ci\u00f2 non \u00e8 da escludere. (&#8230;)<\/p>\n<p>Dobbiamo ammettere comunque che non sappiamo se Israele abbia adottato la venerazione di Yahweh dai Madianiti o no. (&#8230;)<\/p>\n<p>Secondo il libro dei Numeri, Israele, una volta lasciato il Sinai, si ferm\u00f2 per qualche tempo a Kadesh, una grande oasi a circa ottanta chilometri a sud di Bershabea. Poi, dopo aver fallito nel tentativo di attaccare la Palestina da sud e dopo altre marce nel deserto, fu effettuata una grande deviazione attraverso la Transgiordania, che culmin\u00f2 nella conquista del regno amorreo di Chesbon. L&#8217;evidenza esterna getta poca luce su queste tradizioni. Le marce di Israele non possono essere chiarite dettagliatamente, sia perch\u00e9 la maggior parte dei luoghi menzionati sono sconosciuti, sia perch\u00e9 le stesse tradizioni sono a volte difficili da armonizzare l&#8217;una con l&#8217;altra. \u00c8 probabile che nella tradizione si associano le marce di diversi gruppi.<\/p>\n<p>Cionondimeno, possiamo affermare che il quadro rappresentato \u00e8 autentico.(&#8230;)<\/p>\n<p>Quando arriviamo ai racconti della conquista, abbiamo a nostro vantaggio il sostegno delle prove esterne. Ma si deve dire che questa, sebbene impressionante, \u00e8 in molti punti ambigua, anche confusa, e non sempre facile da correlare con la narrativa biblica.<\/p>\n<p>Il problema sorge in parte dalla Bibbia stessa, dal momento che essa non presenta una singola e coerente descrizione della conquista. (&#8230;)<\/p>\n<p>Sicuramente, l&#8217;evidenza non \u00e8 mai stata completamente non ambigua. In particolare, si sono sempre avute difficolt\u00e0 ad adattare a Gerico una tale ipotesi [ossia la conquista israelita alla fine del XIII secolo a. C.], specialmente alla luce degli scavi pi\u00f9 recenti.\u00bb<\/p>\n<p>Il lettore avr\u00e0 notato il continuo ricorrere di espressioni come \u00abnon abbiamo alcuna testimonianza diretta\u00bb, \u00abnon siamo in grado di dire\u00bb o \u00abnon si pu\u00f2 fornire una risposta\u00bb; fino a raggiungere dei veri e propri contorsionismi verbali, come nella frase: \u00abSicuramente, l&#8217;evidenza non \u00e8 mai stata completamente non ambigua\u00bb.<\/p>\n<p>Che cosa vogliamo concludere da tutto questo?<\/p>\n<p>Due cose.<\/p>\n<p>Primo, e fino a prova contraria, per l&#8217;esodo biblico si dovrebbe adottare lo stesso criterio di ogni altra presunta vicenda che non \u00e8 riportata se non nel racconto delle origini di un determinato popolo: ossia inscriverla nella dimensione del mito (cos\u00ec come lo intendevano gli antichi, e non gi\u00e0 come lo intendono i moderni) invece che in quella della storia.<\/p>\n<p>Secondo, che gli storici dovrebbero adottare, nei confronti della storia dell&#8217;antico Israele, esattamente lo stesso atteggiamento spassionato e obiettivo che assumono allorch\u00e9 si parla degli Egiziani, dei Sumeri, degli Assiri o degli Ittiti, senza lasciarsi influenzare dal fatto che l&#8217;Antico Testamento \u00e8 una raccolta di libri sacri di due religioni tuttora vitali, ebraismo e cristianesimo; senza, cio\u00e8, mescolare il piano teologico con quello storico.<\/p>\n<p>In ci\u00f2 ci sembra consistere l&#8217;errore capitale dell&#8217;approccio di studiosi come John Bright, i quali, credendo di aver fatto chiss\u00e0 quale scoperta, tendono a riportare il metodo della scienza storica indietro di secoli e di millenni: a prima di Tucidide e a prima di Erodoto.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 teologica, infatti, si colloca su un diverso ordine di realt\u00e0 rispetto alla verit\u00e0 storica. Non \u00e8 che quella sia meno vera di quest&#8217;ultima, tutt&#8217;altro: ma si tratta di due ordini di verit\u00e0 diversi e incommensurabili. Eccezionalmente, le loro strade possono anche incrociarsi, ma per poi subito tornare a dividersi.<\/p>\n<p>La teologia, di per s\u00e9, non potr\u00e0 mai supportare la storia, sostituendosi ai dati documentari mancanti: ci\u00f2 vorrebbe dire fare della cattiva storia; e, oltretutto, della pessima teologia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 poco da fare: qualche cosa non torna nel racconto biblico della schiavit\u00f9 del popolo di Israele in terra d&#8217;Egitto, della sua fuga e della migrazione<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30181,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[73],"tags":[125,203,237],"class_list":["post-25006","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sacra-scrittura","tag-egitto","tag-mose","tag-sacra-scrittura"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-sacra-scrittura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25006","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25006"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25006\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30181"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25006"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25006"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25006"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}