{"id":25005,"date":"2007-10-16T06:45:00","date_gmt":"2007-10-16T06:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/10\/16\/esistono-valori-fondamentali-condivisibili-da-culture-diverse\/"},"modified":"2007-10-16T06:45:00","modified_gmt":"2007-10-16T06:45:00","slug":"esistono-valori-fondamentali-condivisibili-da-culture-diverse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/10\/16\/esistono-valori-fondamentali-condivisibili-da-culture-diverse\/","title":{"rendered":"Esistono valori fondamentali condivisibili da culture diverse"},"content":{"rendered":"<p>La recente decisone di un prefetto che ha autorizzato le donne islamiche a indossare il <em>burkha<\/em> nei luoghi pubblici, nonostante che la legge italiana vieti esplicitamente a chiunque di girare per la strada con il viso mascherato, ha acceso le solite polemiche pro e contro l&#8217;integrazione e su cosa si debba intendere per integrazione. Al di l\u00e0 del fatto che tali polemiche siano immancabilmente sfruttate da opposte ideologie politiche, che le trascinano su un terreno d rozza e istintiva emotivit\u00e0 (o, magari, di calcolo politico travestito da ingenua emotivit\u00e0), resta il fatto che il caso del <em>burkha<\/em> solleva importanti questioni etiche e cultuali; per non parlare dell&#8217;infibulazione o dell&#8217;escissione femminile e di casi ancor pi\u00f9 gravi, come quello della ragazza pakistana uccisa dai suoi familiari, perch\u00e9 colpevole d essersi fidanzata con un ragazzo italiano.<\/p>\n<p>La domanda fondamentale che tali episodi sollecitano \u00e8 se esistano dei valori etici assoluti che possano essere condivisi da culture diverse, pur nel riconoscimento della specificit\u00e0 di ciascuna di esse. Rinunciamo a riflettere, in questa sede, sul problema pratico collaterale che scaturisce inevitabilmente dalla coesistenza di culture diverse sul medesimo territorio e nell&#8217;ambito della stessa sovranit\u00e0 giuridica, perch\u00e9 ci allontanerebbe dal nostro assunto fondamentale. Certamente si verificano delle esagerazioni nello sforzo di realizzare le massime condizioni di rispetto della cultura altrui nel proprio territorio: come quando si rinuncia, in una scuola elementare frequentata da una larga maggioranza di bambini italiani, a intonare dei canti natalizi per non &quot;offendere&quot; l&#8217;altrui sensibilit\u00e0 religiosa. Ma di ci\u00f2, ripetiamo, non vogliamo parlare adesso, perch\u00e9 questo sposterebbe la discussione su un piano eminentemente pratico; mentre compito della filosofia \u00e8 riflettere sui problemi generali dell&#8217;esistenza e cercar di chiarirne i legami con l&#8217;Essere, e non offrire ricette e soluzioni di pronto impiego.<\/p>\n<p>Una prima considerazione \u00e8 che molti usi delle singole culture, essendo il prodotto di condizioni storiche specifiche, sono talmente particolari che, agli occhi dei membri di un&#8217;altra cultura, non possono non apparire come delle vere e proprie curiosit\u00e0, se non, decisamente, come delle stranezze. Gli anelli metallici delle donne-giraffa presso il popolo dei Naga, all&#8217;estremit\u00e0 nord-orientale dell&#8217;India, in origine erano una forma di difesa contro gli assalti delle tigri e solo in un secondo tempo l&#8217;allungamento del collo, che ne deriva, \u00e8 stato percepito come un valore estetico. Come insegna anche L\u00e9vy-Strauss, col passare del tempo molti usi e tradizioni perdono il loro significato originario e sopravvivono per forza d&#8217;inerzia, spesso nell&#8217;ignoranza delle loro origini da parte di coloro stessi che li praticano, in un contesto ormai profondamente cambiato.<\/p>\n<p>A noi, comunque, non interessa istituire un raffronto fra <em>tutti<\/em> gli usi e costumi delle diverse culture, ma soffermare l&#8217;attenzione soltanto su quelli che hanno una certa rilevanza dal punto di vista dei problemi morali che sollevano nella percezione dei membri di un&#8217;altra cultura, che convivano fisicamente sul medesimo territorio. Non vogliamo cio\u00e8 discettare se l&#8217;infibulazione &#8212; per fare un esempio &#8212; sia un fatto positivo o negativo <em>in s\u00e9 e per s\u00e9<\/em>, ma semplicemente riflettere se essa possa venire accettata, come una &quot;normale&quot; tradizione della cultura islamica, nel contesto delle societ\u00e0 occidentali ove eventualmente sia praticata. Stesso discorso per l&#8217;uso di indossare il <em>burkha<\/em>: non si discute se sia una cosa buona o meno il fatto che le donne afgane lo indossino nel proprio Paese d&#8217;origine, ma se gli effetti pratici che determina e i valori che evoca siano accettabili nel contesto dei Paesi occidentali che accolgono quote di immigrazione dai Paesi di cultura islamica. Ora, \u00e8 chiaro che il ragionamento vale ne due sensi: se, cio\u00e8, determinate abitudini occidentali siano tollerabili nel contesto delle altre culture, nei paesi d&#8217;origine di queste ultime. Pi\u00f9 in generale, poi, ci domandiamo se possano darsi dei valori realmente universali , condivisibili dall&#8217;essere umano in quanto tale, al di fuori e al di sopra delle singole culture, filosofie e religioni.<\/p>\n<p>Innanzitutto, uno sguardo alla storia antica. Per gli antichi Ebrei, come &#8212; in seguito &#8212; per i Cristiani &#8212; l&#8217;omosessualit\u00e0 era un vizio contro natura, mentre i Greci &#8212; com&#8217;\u00e8 noto &#8212; la pensavano in maniera completamente diversa: tanto che Platone, nel <em>Simposio<\/em>, la celebra come la forma pi\u00f9 alta di amore fra due esseri umani. E tuttavia, anche nella societ\u00e0 greca esisteva una percezione negativa dell&#8217;omosessualit\u00e0, in particolare quando un uomo adulto assumeva il ruolo che, nella pederastia codificata quasi ufficialmente, spettava invece all&#8217;<em>eromen\u00f2s,<\/em> ossia al giovinetto (ma su tutto ci\u00f2, cfr .il classico studio di Kenneth J. Dover, <em>L&#8217;omosessualit\u00e0 nella Grecia antica,<\/em> 1978; tr. it. Torino, Eiunaudi, 1985).<\/p>\n<p>Ci sia consentito riportare una pagina della teologa Uta Ranke-Heinemann (dal suo libro <em>Eunuchi per il regno dei Cieli<\/em>, 1998; tr. It. Milano, Rizzoli, 1990, pp. 314-315):<\/p>\n<p><em>&quot;Dunque ci\u00f2 che il cristianesimo considera contro natura, tanto che nel corso della sua storia mand\u00f2 al rogo molti omosessuali per il loro vizio, \u00e8 indicato nel mito greco [dell&#8217;androgino] come &#8216;naturale&#8217;. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;ebreo paolo, nella lettera ai Romani, annovera con ripugnanza l&#8217;omosessualit\u00e0 come e l&#8217;amore lesbico tra i vizi tipici dei Greci. Neanche tra loro l&#8217;omosessualit\u00e0 era pacifica, come dimostra questo fatto: lo storico greco Pluatrco (morto nel 120 d.C.) d\u00e0 notizie del &#8216;battaglione degli amanti&#8217; di Tebe, una specie di battaglione scelto costituito da omosessuali. Esso funzionava secondo il principio che &#8216;\u00e8 bene collocare l&#8217;amante vicino all&#8217;amato&#8217; ,perch\u00e9 nel pericolo ci si preoccupa al massimo dell&#8217;amato. Inoltre ci si vuole distinguere particolarmente nel valore agli occhi dell&#8217;amato. Questo corpo di tebani, chiamato anche &#8216;battaglione sacro&#8217;, rimase invitto fino alla battaglia di Cheronea, quando fu vinto nel 338 da Filippo II, padre di Alessandro Magno. \u00abFilippo, quando al termine della battaglia ispezion\u00f2 i morti, si ferm\u00f2 nel punto ove i trecento ella compagnia giacevano per terra ancora con le armi indosso, tutti colpiti dalle picche dei Macedoni sul petto e l&#8217;uno stretto all&#8217;altro. Grande fu la sua ammirazione, e sentendo dire che era la compagnia degli amanti e degli amati, scoppi\u00f2 in lacrime ed esclam\u00f2: &#8211; Muoia di mala morte di pensa che costoro compirono o subirono qualcosa di cui debbano vergognarsi. -\u00bb (<\/em>Vite parallele <em>di Plutarco,<\/em> Pelopida<em>, 18, tr. it. di C. Carena, Einaudi, Torino, 1958, vol. II, p. 243). Che Filippo si sia pronunciato contro la diffamazione degli omosessuali dimostra che essa di fatto esisteva.<\/em><\/p>\n<p><em>Un simile disprezzo nei confronti degli omosessuali lo si deduce anche dalle parole di Seneca (padre del noto Seneca, che fu costretto al suicidio sotto Nerone nel 65 d.C.). Cos\u00ec descrive la loro corruzione: \u00abUn&#8217;insana passione per il canto e per la danza riempie l&#8217;anima di questi effeminati. Si fanno i capelli ondulati, rendono delicata la loro voce perch\u00e9 assomiglia alla morbidezza della voce femminile. Gareggiano con le donne nella mollezza dei movimenti e si dedicano a ricerche oscene. Questo \u00e8 l&#8217;ideale della nostra giovent\u00f9. Fin dalla nascita effeminati e fragili, rimangono coscientemente tali, sempre pronti a offendere il pudore degli altri e a non curarsi del proprio\u00bb. (<\/em>Controversiae <em>I,<\/em> <em>Prefazione 8). Lo stoico Epitteto (morto il 135 d. C. circa) descrive gli oratori profumati e riccioluti di cui ci si chiede se siano donne o uomini (<\/em>Dissertazioni<em>, III, 1).In modo simile si era gi\u00e0 fatto beffe di loro il commediografo ateniese Aristofane, nel IV secolo avanti Cristo: \u00abColorito pallido, guance rasate, voce femminile, vesti di color croco, reticella per i capelli, cos\u00ec che uno si chiedeva se avesse di fronte una donna o un uomo\u00bb (<\/em>Tesmoforiazuse<em>, V, 130 sgg.).<\/em><\/p>\n<p>Dunque, la percezione di una determinata pratica culturale (nel senso pi\u00f9 ampio del termine) varia non solo da una cultura all&#8217;altra, ma anche nella medesima cultura, nel corso del tempo e a seconda delle situazioni. Quello che era nomale diventa turpe e peccaminoso, e viceversa.. Ci\u00f2 significa che non esistono valori assoluti e che ogni pratica deve ritenersi valida e accettabile quanto qualsiasi altra?<\/p>\n<p>La tentazione di saltare subito a una simile conclusione \u00e8 piuttosto forte, ma \u00e8 bene non essere precipitosi, perch\u00e9 le conseguenze di un tale relativismo sarebbero estremamente gravi. Ogni azione umana, infatti, riflette un codice valoriale; e, quando parliamo di azioni e pratiche collettive, stiamo riflettendo non semplicemente su singole azioni e pratiche, ma sull&#8217;essenza stessa dell&#8217;etica. Se esiste un&#8217;etica universale, allora si possono ricondurre tutte le azioni e tutte le pratiche culturali entro un orizzonte comune e condiviso di valori fondamentali e, quindi, di norme e sanzioni; se non esiste, non rimane che andare verso lo scontro di civilt\u00e0: non solo di quella occidentale con quella islamica, ma di tutte le culture contro ciascuna. <em>Tertium non datur<\/em>, checch\u00e9 ne dicano i campioni di un multiculturalismo astratto e velleitario, i quali nemmeno si rendono conto che le loro premesse &#8211; relativistiche, illuministiche e &quot;laiche&quot;- sono semplicemente una forma culturale come le altre e non la panacea universale per far convivere senza scosse e senza traumi culture diverse su un medesimo territorio.<\/p>\n<p>Questa impostazione del problema potrebbe anche sembrare troppo teorica, ma \u00e8 facile rendersi conto che non lo \u00e8 affatto, se solo si riflette che, oggi, grazie alla globalizzazione, il mondo intero \u00e8 divenuto un villaggio e che, a rigor di termini, non esistono pi\u00f9 culture separate che possano vivere indipendentemente le une dalle altre. Perfino nelle foreste pluviali della Nuova Guinea o fra i ghiacci dell&#8217;Artide, l&#8217;arrivo del modello di vita occidentale ha incrinato tradizioni millenarie; e, viceversa, non esiste pi\u00f9 paesino dell&#8217;Occidente, per quanto appartato fra le montagne e lontano dalle grandi vie di traffico, che non debba fare i conti con la presenza di immigrati delle pi\u00f9 disparate provenienze, portatori di pratiche e valori molto diversi da quelli del Paese ospitante, ma anche fra le loro differenti comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Certo, possiamo deprecare che i miti della modernit\u00e0 &#8211; primo fra tutti il mito del progresso e, poi, la sua figlia malata, l&#8217;aspettativa &#8211; abbiano distrutto in pochi decenni culture millenarie e creato un guazzabuglio mondiale, caotico e quasi ingovernabile, percorso da spaventose tensioni e contraddizioni stridenti; che l&#8217;egoismo e la miopia dell&#8217;umanit\u00e0 ricca abbiano contribuito a distruggere le culture tradizionali, per poi attrarre sconsideratamente flussi migratori di portata biblica verso l&#8217;Occidente. E tuttavia ci\u00f2 non ci aiuterebbe n\u00e9 ci scioglierebbe dalla necessit\u00e0 di capire se vi siano dei valori assoluti, tali da potersi imporre al di sopra della Babele di usi, costumi e religioni che caratterizza la realt\u00e0 attuale.<\/p>\n<p>Certo, per il mistico un tale problema non si pone neppure. Quando egli, nell&#8217;interiorit\u00e0 della propria coscienza, realizza l&#8217;unione con l&#8217;Assoluto, allora cessa di essere un sufi, o uno yogin, o un buddhista o un cristiano: per lui, ogni cosa si reintegra nella luce dell&#8217;Amore divino; nulla \u00e8 pi\u00f9 di ostacolo, se non come prova che dev&#8217;essere superata e occasione di ulteriore perfezionamento. L&#8217;esperienza vissuta del trascendente fa cadere le barriere artificiali e non \u00e8 pi\u00f9 questione di Yahw\u00e9, Allah, Dio, Brahman e Tao: tutto \u00e8 Uno, e tutti gli uomini di buona volont\u00e0 non possono che essere fratelli.<\/p>\n<p>Ma per l&#8217;uomo comune? L&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 fatta, al novantanove per centro e oltre, di uomini e donne comuni: attaccati ai loro usi, alle loro tradizioni, alle loro credenze, come se fossero gli unici buoni e veri &#8211; mentre quelli degli altri sono falsi e cattivi (<em>gli dei falsi e bugiardi<\/em>, diceva Dante parlando del paganesimo greco-romano). Grandi anime si sono sforzate di enucleare il principio fondamentale dell&#8217;etica, per gettare un ponte al di sopra delle diverse tradizioni culturali e gerarchie valoriali. Albert Schweitzer, ad esempio, credeva di averlo trovato nel principio universale del <em>rispetto per la vita.<\/em> Ma anche la vita, come abbiamo visto a suo luogo (cfr. il nostro articolo <em>Di chi \u00e8 la mia vita?<\/em>), non pu\u00f2 essere assunta alla dignit\u00e0 di valore assoluto, perch\u00e9 vi sono valori che la trascendono: l&#8217;amore, la libert\u00e0, la verit\u00e0, la giustizia. Vi sono persone che hanno sacrificato la propria vita per affermare tali valori, e ci\u00f2 viene percepito come un fatto altamente ammirevole anche all&#8217;interno di quelle culture che sostengono con forza il principio della sacralit\u00e0 della vita stessa.<\/p>\n<p>A nostro parere, dopo aver sfrondato, con implacabile senso critico, la credenza nella universalit\u00e0 di molti valori, comprese la giustizia, la libert\u00e0 e la verit\u00e0 (<em>Ma cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0?<\/em>, chiede il procuratore Ponzio Pilato a Ges\u00f9 Cristo, in <em>Gv.<\/em>, XVIII, 38), uno solo regge alla prova ed \u00e8 proprio l&#8217;amore, a patto di intenderlo nel senso di dono e non di attaccamento, di apertura e non di esclusivismo, di <em>porre l&#8217;altro<\/em> e non di cercare la propria gratificazione. L&#8217;amore: una parola cos\u00ec inflazionata che si ha quasi vergogna di pronunciarla ad alta voce; che non si ha quasi il coraggio di darne una definizione. Forse, la definizione migliore \u00e8 quella che ne ha dato Cristo quando gli fu chiesto quale sia il comandamento pi\u00f9 grande e, subito dopo (avendo egli risposto <em>Ama il tuo Dio con tutto il cuore e ama il tuo prossimo<\/em>), chi sia il nostro prossimo. Egli rinunci\u00f2 a dare una vera e propria definizione; piuttosto raccont\u00f2 una parabola: la parabola del buon Samaritano. Amare vuol dire, pertanto, farsi carico dell&#8217;altro, della sua sofferenza, del suo bisogno, senza nulla chiedere in cambio. Ecco, questo \u00e8 forse il valore universale capace di imporsi come auto-evidente, al di sopra di tutte le culture e di tutte le pratiche.<\/p>\n<p>Certo, si potrebbe obiettare che la pratica di indurre le vedove indiane a gettarsi sulla pira del defunto marito nasce come gesto di amore, ma \u00e8 una forma di amore che &#8211; quantomeno &#8211; crea divisione, perch\u00e9 ripugna alle convinzioni profonde e alla sensibilit\u00e0 delle altre culture, e specialmente della nostra. Ebbene, non pretendiamo di avere in tasca la soluzione miracolosa per dirimere tale questione, n\u00e9 altre simili, di natura etica, che inevitabilmente si presentano nell&#8217;incontro (spesso forzato, e perci\u00f2 inautentico) fra culture diverse. Questo significa che neppure l&#8217;amore \u00e8 un valore assoluto, visto che le sue manifestazioni si prestano a interpretazioni cos\u00ec contrastanti?<\/p>\n<p>Forse no. Forse, le contraddizioni e i contrasti sorgono allorch\u00e9 si perde di vista l&#8217;<em>essenza<\/em> dell&#8217;amore e si indugia a considerarne le <em>manifestazioni<\/em> culturali, storicamente diversificate. Ma l&#8217;essenza dell&#8217;amore non dovrebbe prestarsi ad equivoci. Essa, infatti, si riconosce dai suoi frutti: se \u00e8 autentica, non pu\u00f2 dare frutti cattivi; mentre, se non lo \u00e8, non pu\u00f2 dare frutti buoni. Di nuovo, si obietter\u00e0 che le folle in delirio che adoravano Hitler o Stalin erano pervase d&#8217;amore: eppure, in nome di quell&#8217;amore, esse furono capaci di calpestare i principi fondamentali dell&#8217;etica &#8211; della <em>propria<\/em> etica. Ma bisogna ricordare con forza che non ogni forma di amore \u00e8 un valore; gi\u00e0 lo abbiamo detto: non l&#8217;amore che nasce dal bisogno di attaccamento, ma solo quello che sa dire con benevolenza: <em>tu,<\/em> merita l&#8217;appellativo di valore. Solo quello che si propone, e che non perde mai di vista, il <em>bene dell&#8217;altro.<\/em><\/p>\n<p>Il bene dell&#8217;altro \u00e8 qualcosa di oggettivabile? S\u00ec e no. S\u00ec, se ci si basa sulla massima di fare all&#8217;altro quel che vorremmo fosse fatto a noi stessi; no, se si pretende di sapere con certezza che cosa l&#8217;altro consideri il proprio bene. Quest&#8217;ultimo aspetto \u00e8 particolarmente delicato e richiede una vasta, paziente capacit\u00e0 di cogliere le sfumature, di camminare lungo sentieri a fil di rasoio. Se il mio amico ritiene un bene per s\u00e9 il fatto di uccidersi lentamente con l&#8217;assunzione di eroina, \u00e8 chiaro che il mio amore per lui non potr\u00e0 consistere nell&#8217;assecondarlo. Ma se decide di donare tutte le sue ricchezze ai poveri e di affrontare una vita di durissime privazioni per seguire una precisa vocazione, il mio amore per lui si manifester\u00e0 nell&#8217;accertarmi, per quanto possibile, circa la genuinit\u00e0 di una tale vocazione e, poi, nell&#8217;aiutarlo a perseguire il suo obiettivo, anche se &#8211; poniamo &#8211; non ne condividessi n\u00e9 le premesse spirituali, n\u00e9 le conseguenze pratiche.<\/p>\n<p>Ma che fare, obietter\u00e0 ancora qualcuno, quando dei testimoni di Geova si oppongono alla trasfusione di sangue, dalla quale dipende la vita o la morte del loro bambino? Qual \u00e8 dunque il vero amore: il loro, che cos\u00ec hanno deciso, pur straziati dal dolore; oppure il nostro, che vorremmo procedere alla trasfusione, loro malgrado?<\/p>\n<p>Non esistono, lo ripetiamo, ricette preconfezionate e prontuari di morale universale. \u00c8 inevitabile, su questo terreno, procedere a tentoni, andando magari a sbattere dolorosamente, cadendo e &#8211; talvolta &#8211; non riuscendo a comprendere.<\/p>\n<p>Eppure, la &quot;regola&quot; universale, forse, esiste: agisci ogni volta in modo da considerare il tuo prossimo non come un mezzo, ma sempre come un fine. Non l&#8217;abbiamo inventata ora, l&#8217;aveva formulata Kant pi\u00f9 di due secoli fa; ed \u00e8, probabilmente, ancora pi\u00f9 antica.<\/p>\n<p>Muniti di questa bussola, talvolta incomprensibile, dobbiamo sforzarci di attraversare il mare della vita. Non \u00e8 detto che, grazie ad essa, saremo sicuri di non fare mai naufragio. Ma, se ci\u00f2 dovesse accadere, avremmo comunque la consapevolezza di aver fatto del nostro meglio per portare un po&#8217; di luce e di calore in questa foresta crudele, che ottimisti in mala fede ci presentano come il <em>non plus ultra<\/em> del progresso: la societ\u00e0 globalizzata, consumista, senz&#8217;anima dei nostri giorni, costruita a misura delle multinazonali e non dei veri bisogni degli esseri umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente decisone di un prefetto che ha autorizzato le donne islamiche a indossare il burkha nei luoghi pubblici, nonostante che la legge italiana vieti esplicitamente<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[211,259],"class_list":["post-25005","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-omosessualismo","tag-tradizione"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25005","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25005"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25005\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25005"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25005"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25005"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}