{"id":24998,"date":"2012-12-11T10:59:00","date_gmt":"2012-12-11T10:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/11\/pessimismo-irrazionalismo-disperazione-sono-la-via-obbligata-al-cristianesimo\/"},"modified":"2012-12-11T10:59:00","modified_gmt":"2012-12-11T10:59:00","slug":"pessimismo-irrazionalismo-disperazione-sono-la-via-obbligata-al-cristianesimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/11\/pessimismo-irrazionalismo-disperazione-sono-la-via-obbligata-al-cristianesimo\/","title":{"rendered":"Pessimismo, irrazionalismo, disperazione sono la via obbligata al cristianesimo?"},"content":{"rendered":"<p>Si suole parlare di esistenzialismo ateo e di esistenzialismo cristiano: quello di Sartre e Camus contro quello di Gabriel Marcel e di Berdjaev.<\/p>\n<p>Ogni definizione vale quello che valgono le etichette, e noi non staremo qui a discuterla: tanto varrebbe discutere sul sesso degli angeli. Piuttosto ci sembra interessante partire da una riflessione sul cosiddetto esistenzialismo cristiano, per vedere se i suoi presupposti filosofici siano la via necessaria per giungere al cristianesimo.<\/p>\n<p>Partiamo dall&#8217;esistenzialismo tout-court, senz&#8217;altra specificazione. Esso sostiene che la persona umana si caratterizza innanzitutto per l&#8217;esercizio della libert\u00e0, vista, quest&#8217;ultima, come irriducibile a qualsivoglia principio d&#8217;ordine, sia esso immanente o trascendente. Per\u00f2 la libert\u00e0 si esplica per mezzo di una scelta di un atto e ci\u00f2, a giudizio degli esistenzialisti, rende &quot;inutili&quot; e vacui tutti i momenti dell&#8217;esistenza in cui la libert\u00e0 non si esercita, anzi, giunge a disgregare e dissolvere l&#8217;unit\u00e0 della persona. Infine, la libert\u00e0 arriva ad essere una maledizione, cos\u00ec come una maledizione sono gli altri, che limitano da ogni lato la mia libert\u00e0: \u00abl&#8217;inferno sono gli altri, dice Sartre\u00bb.<\/p>\n<p>Di qui si giunge, inevitabilmente, al pi\u00f9 cupo pessimismo: un pessimismo che, dell&#8217;esistenzialismo di Kierkegaard, ha conservato solo la &quot;pars destruens&quot;: l&#8217;angoscia come condizione tipica dell&#8217;uomo, lo scacco davanti ad essa, il senso di fragilit\u00e0, di precariet\u00e0, di smarrimento della coscienza davanti a una realt\u00e0 incomprensibile e apparentemente assurda; ma non la &quot;pars costruens&quot;, ossia il salto nella fede, il paradosso della fede, l&#8217;aspirazione alla ricomposizione del conflitto e la cristiana speranza fondata sulla Lieta Novella dell&#8217;amore divino.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che anche in Kierkegaard, proprio in quanto pensatore luterano &#8212; che pure va molto oltre Lutero e il suo desolante pessimismo antropologico &#8211; permane una marcata propensione a vedere l&#8217;uomo come povera creatura impotente e incapace di collaborare alla propria redenzione; anche in lui \u00e8 Dio che fa tutto, che viene incontro all&#8217;uomo e che lo tocca, salvandolo, con il dono gratuito della grazia. &#8212; senza ch&#8217;egli mai sappia se tale dono gli verr\u00e0 elargito o meno, perch\u00e9 indipendente dai suoi meriti, che sono comunque insufficienti.<\/p>\n<p>In Kierkegaard, tuttavia, c&#8217;\u00e8 una nobile aspirazione a trascendere la condizione disperante dell&#8217;uomo caduto nelle tenebre del peccato, ad uscirne per trovare la pienezza esistenziale nel&#8217;abbraccio di Dio, a deporre in lui la propria debolezza, fiduciosamente, sapendo che il paradosso della croce \u00e8 proprio quello di accettare di perdersi, per potersi ritrovare. Invece negli esistenzialisti moderni questa aspirazione non c&#8217;\u00e8, l&#8217;uomo \u00e8 chiuso in se stesso, nel circolo stregato e asfittico della propria finitezza, assurdamente prigioniero della propria libert\u00e0, di cui non sa che farsene, perch\u00e9 ogni volta che sceglie qualcosa, si priva di essa e cade nell&#8217;auto-annullamento, dato che la scelta coincide con il diventare altro da quel che egli \u00e8, dunque diventare nulla.<\/p>\n<p>Per Sartre, il nulla \u00e8 ontologicamente legato all&#8217;essere, e l&#8217;essere della coscienza \u00e8 la coscienza del nulla, perch\u00e9 quando la coscienza pensa qualcosa, si protende verso qualcosa, diventa altro da s\u00e9 e dunque si annulla: diviene l&#8217;in-s\u00e9, tutto quel essa non \u00e8, gli oggetti che abbraccia. La coscienza \u00e8 l&#8217;essere per s\u00e9: ma questo essere per s\u00e9 le sfugge continuamente, perch\u00e9, per estrinsecarsi, essa si fa quel che non \u00e8, esce da s\u00e9 e si annulla. L&#8217;uomo, dunque, \u00e8 perennemente fuori di se stesso, annaspa in un Limbo che lo costringe a una perpetua inautenticit\u00e0, ad una eterna frustrazione, quella di non essere mai veramente libero, anche se la libert\u00e0, o proprio perch\u00e9 la libert\u00e0, \u00e8 la sua condizione ontologica essenziale.<\/p>\n<p>Il risultato di tale contraddizione \u00e8 la nausea esistenziale: l&#8217;uomo \u00e8 nauseato dalle cose che lo circondano, anche dalle pi\u00f9 belle, perch\u00e9 lo afferrano e lo trasportano fuori di s\u00e9, in una dimensione che non \u00e8 quella della coscienza; se, poi, la coscienza si raccoglie in se stessa, allora si annulla, non avendo alcun oggetto con cui determinarsi e in cui riconoscersi.<\/p>\n<p>Pessimismo, irrazionalismo, disperazione sono la condizione &quot;normale&quot; dell&#8217;uomo; da qui al &quot;salto&quot; nella fede, in un cristianesimo che plachi l&#8217;angoscia esistenziale e combatta la nausea con la certezza in un senso superiore della vita umana, garantito dalla promessa divina, il passo, volendo, \u00e8 breve: ed \u00e8 ci\u00f2 che hanno fatto Karl Barth, L\u00e9on Chestov e gli esponenti della &quot;Philosophie de l&#8217;esprit&quot;, fra i quali Gabriel Marcel, convertitosi al cattolicesimo nel 1929.<\/p>\n<p>Ora, la domanda che ci poniamo \u00e8 la seguente: \u00e8 necessario disperare completamente dell&#8217;uomo, per giungere al cristianesimo? \u00c8 necessario condividere il pi\u00f9 totale pessimismo antropologico e trasferire ogni ansia di redenzione in qualcosa che sta radicalmente fuori di lui? Oppure \u00e8 possibile arrivare al cristianesimo vedendo l&#8217;uomo come una creatura bens\u00ec decaduta, ma non per questo annientata, non per questo spregevole, non per questo del tutto impotente: come una creatura fatta a immagine di Dio e, dunque, in se stessa buona, anzi eccellente, bench\u00e9 ferita dal Peccato originale, e dunque capace di realizzarsi pienamente in Dio, collaborando con Lui alla propria redenzione e attuando in se stessa le proprie potenzialit\u00e0 positive, ossia portando al massimo grado l&#8217;eccellenza della propria umanit\u00e0?<\/p>\n<p>In altre parole: la via della croce va intesa come un riconoscimento dell&#8217;assoluta impotenza umana, della sua radicale insufficienza, perfino della assurdit\u00e0 della sua condizione nel mondo, e perci\u00f2 anche della mancanza di senso del reale; oppure come un riconoscimento della inevitabilit\u00e0 della sofferenza, ma anche come la maniera in cui il male pu\u00f2 essere trasformato in bene e la natura, la natura tutta, non solo quella umana, pu\u00f2 essere redenta e collaborare essa medesima alla propria redenzione, nel quadro di un progetto amorevole fondato su Dio?<\/p>\n<p>Gli esistenzialisti cristiani, un po&#8217; come certi spiriti torturati dalla coscienza della propria indomabile concupiscenza (da Sant&#8217;Agostino a L\u00e9on Bloy), giungono a Dio attraverso la totale svalutazione dell&#8217;uomo: e pongono un Dio che fa tutto, mentre l&#8217;uomo non \u00e8 capace di far niente, neanche di tendere la mano con la quale Lui li possa salvare. La loro sembra essere una reazione alla presunzione dell&#8217;uomo che vuol fare da solo, che vuol salvarsi da solo, che vuol prendere su di s\u00e9 la responsabilit\u00e0 del mondo intero, perfezionandolo secondo i dettami della ragione; salvo poi precipitare nello sconforto davanti ai propri ripetuti fallimenti: il grande abbaglio del pensiero illuminista, i cui prodromi si manifestano gi\u00e0 nell&#8217;Umanesimo e nella Rivoluzione scientifica del XVII secolo.<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 un modo anche questo di giungere al cristianesimo: ma \u00e8 il modo migliore, \u00e8 il modo giusto? Per arrivare a riconoscere che solo Dio pu\u00f2 tutto e che l&#8217;uomo, senza Dio, \u00e8 l&#8217;ombra e l&#8217;aborto di se stesso, bisogna perci\u00f2 calunniare la natura umana, calunniare la creazione tutta, e ritenere che l&#8217;uomo e il mondo, in se stessi, siano qualcosa di sbagliato e di malvagio, qualcosa di irrimediabilmente insensato, dimenticando che l&#8217;uomo e il mondo sono creature di Dio e, dunque, pervase da quel soffio, da quella luce, da quell&#8217;amore che da Lui s&#8217;irradiano e che conferiscono senso e dignit\u00e0 anche alla creatura pi\u00f9 umile, anche all&#8217;ente pi\u00f9 fragile e provvisorio?<\/p>\n<p>Si tratta di vedere in modo equilibrato la condizione umana e il posto dell&#8217;uomo nel mondo, senza sopravvalutarne l&#8217;autonomia, ma anche senza negarla e disprezzarla, perch\u00e9 ci\u00f2 equivarrebbe a negare o disprezzare la libert\u00e0 e, dunque, a dichiarare fallimentare la creazione e il progetto divino da cui essa trae origine: il che sarebbe una contraddizione in termini. Dio non pu\u00f2 essere n\u00e9 cos\u00ec goffo, n\u00e9 cos\u00ec impotente da aver creato un mondo che Egli solo pu\u00f2 redimere, senza che questo collabori con Lui: sarebbe come dire che lo ha creato male, e che lo ha creato invano. Se il mondo fosse radicalmente insensato, se l&#8217;uomo fosse radicalmente cattivo, allora Dio non sarebbe pi\u00f9 Dio: sarebbe un Dio malvagio; sarebbe il Diavolo.<\/p>\n<p>La questione \u00e8 stata riassunta con l&#8217;abituale chiarezza concettuale dal filosofo personalista Luigi Stefanini (L. Stefanini, \u00abL&#8217;esistenzialismo\u00bb, in: A.A. V.V., \u00abEresie del secolo\u00bb, Assisi, Edizioni pro Civitate Christiana, 1954, pp. 84-87):<\/p>\n<p>\u00ab[Gli esistenzialisti cristiani] hanno accettato il pessimismo, l&#8217;irrazionalismo, la disperazione , tutto ci\u00f2 che costituisce l&#8217;esito fallimentare dell&#8217;esistenzialismo ateo, allo scopo di poter offrire, a tanto disastro, una riparazione religiosa. Dove l&#8217;esistenzialismo ateo finiva, cio\u00e8 al nulla del&#8217;uomo, essi ricominciavano per riempire questo vuoto col tutto di Dio. Essi scontavano l&#8217;esperienza luterana di Kierkegaard, pere cui l&#8217;uomo altro non \u00e8 che peccato e nulla pu\u00f2 fare, nell&#8217;approfondire la sua persona e nell&#8217;esercitare la propria libert\u00e0, che mettersi in opposizione con Dio: sicch\u00e9 l&#8217;incontro dell&#8217;uomo con Dio avviene, per Kierkegaard, non gi\u00e0 in seguito a una elevazione dell&#8217;uomo a Dio, con tutte le risorse positive della sua volont\u00e0 e del suo pensiero, ma per uno scontro drammatico, per una collisione dell&#8217;umano e del divino, ci\u00f2 che costituirebbe, secondo il teologo danese, il paradosso essenziale dell&#8217;esperienza cristiana. Non molto diversamente, Karl Barth, il teologo svizzero, attuale divulgatore dell&#8217;ispirazione kierkegaardiana nel mondo calvinista e luterano del nord, scava nell&#8217;uomo quanto pi\u00f9 a fondo possibile per sottrargli ogni pregio, ogni virt\u00f9 positiva, riducendolo al di qua della linea del nulla e della morte, affinch\u00e9 possa intervenire il divino a &quot;invaderlo&quot; e &quot;requisirlo&quot; con la fede e la grazia. Cos\u00ec L\u00e9on Chestov [&#8230;] considera la ragione come la conseguenza del peccato originale dell&#8217;uomo e pretende che il riscatto religioso avvenga con la negazione della scienza, di ogni ordine legale e morale del mondo, andando verso l&#8217;irrazionale, l&#8217;impossibile, l&#8217;assurdo, che dovrebbero essere, appunto, le condizioni stesse in cui vive Dio. Anche Marcel, nei drammi del primo periodo, che sono stati detti &quot;notturni&quot;, ama accentuare tutti i motivi di tragica sconnessione dell&#8217;ordine terreno, per far emergere l&#8217;invocazione dalla disperazione, la speranza dall&#8217;irreparabile rovina di tutte le possibilit\u00e0 umane.[&#8230;]<\/p>\n<p>Si tratta di vituperare l&#8217;uomo, per trarre da questo vituperio l&#8217;inno di lode al Creatore: di annullare la Creatura, affinch\u00e9 emerga la sovranit\u00e0 assorbente e risolvente della sovrannatura. Non \u00e8 questo il buon metodo che la sapienza cristiana, custodita dal magistero di Roma, ha tramandato a noi. Invece di annullare le risorse dell&#8217;esistente creato, bisogna esercitarle nella loro rettitudine fino al limite estremo delle loro possibilit\u00e0, per ricavare dallo stesso approfondimento dei valor umani il senso del limite dell&#8217;umano e l&#8217;appello a un compimento dell&#8217;uomo che dall&#8217;uomo non pu\u00f2 derivare. La natura non \u00e8 da &quot;tollere&quot;, ma da guarire, da redimere, da &quot;perficere&quot;. La via non \u00e8 quella dello &quot;svuotamento&quot;, che Mastro Eckhart ha insegnato ai mistici del nord, ma quella della sovracostruzione, dell&#8217;innalzamento dell&#8217;uomo, della storia, della civilt\u00e0, su se stesse, con la capitalizzazione dei meriti e delle opere che Dio ha concesso all&#8217;uomo di trarre da se medesimo e dalla propria libert\u00e0, affinch\u00e9 sia affrettato l&#8217;incontro dell&#8217;uomo con Dio e sia reso fecondo nella natura il soccorso della grazia. Togliere qualche cosa alla perfezione delle creature \u00e8 contestare la perfezione della virt\u00f9 creatrice; contestare le virt\u00f9 proprie delle cose \u00e8 infirmare la bont\u00e0 divina [&#8230;]<\/p>\n<p>In &quot;Homo viator&quot;, una delle sue opere redenti, G. Marcel scrive che la nostra generazione vede perseguita con straordinaria tenacia un&#8217;opera di sovversione sistematica, che non incide soltanto sui dati della rivelazione o sui principi consacrati della tradizione, ma sulla natura stessa dell&#8217;uomo e delle cose. Avviene perci\u00f2 che, infettato dal contagio d&#8217;un mondo malefico, il cristiano stesso sia tentato ai giorni nostri di mettere l&#8217;accento sulla miseria e l&#8217;abiezione del mondo abbandonato a se stesso, per far meglio risaltare la virt\u00f9 redentrice delle forze sovrannaturali che lo inquietano dall&#8217;alto e al&#8217;interno di se stesso. Ma con ci\u00f2 lo spirito rischia di essere indotto a portare sulle cose un giudizio negativo che nel suo principio pu\u00f2 essere sacrilego e che in ogni caso contribuisce fatalmente alla sconsacrazione progressiva del mondo umano, del mondo senz&#8217;altro,. &quot;Bisogna riconoscere, mi sembra, che esiste un cristianesimo eretico, senza dubbio, ma irrecusabile che, con la prevalenza accordata al piano escatologico, pu\u00f2 affievolire o estinguere nelle anime k&#8217;amore della vita, cio\u00e8 quello che chiamerei il senso etico-lirico della famiglia umana. Molte anime, in ci fermentano ancora i germi del giansenismo, cedono senza dubbio alla tentazione di rinnegare l&#8217;umano e disertare la terra, forse senza avvantaggiarsi affatto, da tale loro disposizione, nei loro rapporti col cielo&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Noi non sapremmo dire, come invece ne sembra convinto Gabriel Marcel &#8212; e, con lui, Luigi Stefanini &#8212; se un siffatto cristianesimo, pessimista e &quot;giansenista&quot;, sia davvero un cristianesimo eretico; ci limitiamo a constatare che esso \u00e8 sempre esistito, accanto a quello pi\u00f9 ottimista, che trova in molte parabole e dialoghi del Vangelo, oltre che nel \u00abCantico delle creature\u00bb di Francesco d&#8217;Assisi, accenti di ammirazione e di lode per le creature e per la natura tutta, vista come il riflesso della perfezione e dello splendore divini.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, non sapremmo decidere &#8212; non \u00e8 compito nostro &#8211; se l&#8217;unica maniera &quot;giusta&quot; di arrivare al Vangelo sia quella serena e ottimista, convinta dell&#8217;intima bont\u00e0 del creato e fiduciosa nella capacit\u00e0 dell&#8217;uomo di protendersi efficacemente verso Dio, e se l&#8217;altra sia irrimediabilmente &quot;sbagliata&quot;. Forse \u00e8 preferibile pensare che esistano numerose strade per arrivare alla Verit\u00e0, sempre; e che ogni uomo deve costruire da s\u00e9 la propria strada, certo con l&#8217;aiuto soprannaturale, ma seguendo un percorso che non \u00e8 mai uguale a quello di nessun altro. Nel caso specifico, forse \u00e8 pi\u00f9 giusto pensare che la rivelazione della croce, come passaggio obbligato per arrivare a Dio, si possa intendere sia come riconoscimento dell&#8217;impotenza umana e della vanit\u00e0 dei progetti fondati sulla pretesa dell&#8217;autosufficienza, e dunque dallo scacco della sconfitta e dall&#8217;amarezza della disillusione nelle proprie forze, sia dalla operosa collaborazione con il piano di salvezza divino e con la volont\u00e0 di portare alla massima perfezione le facolt\u00e0 propriamente umane, la volont\u00e0 prima di tutte, come adeguato trampolino per spiccare il balzo verso una verit\u00e0 pi\u00f9 alta e una pienezza pi\u00f9 soddisfacente, che egli, da solo, non \u00e8 in grado di raggiungere.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che un giudizio interamente negativo sulla natura &#8211; e non soltanto su quella umana -, non corrisponde allo spirito del cristianesimo e reintroduce l&#8217;opposizione manichea fra un Bene celeste e un Male terreno, due polarit\u00e0 alternative e irriducibili l&#8217;una all&#8217;altra. Chi svaluta radicalmente la natura non pu\u00f2 dirsi, pertanto, cristiano e chi pensa di poter giungere a Dio denigrando il mondo non Gli rende il dovuto onore, ma, forse inconsapevolmente, Lo bestemmia e Lo offende. Il malinteso di questo &quot;cristianesimo&quot;, radicalmente pessimista, \u00e8 che esso confonde il piano del relativo e quello dell&#8217;assoluto, attribuendo al mondo una negativit\u00e0 che ha senso solo se confrontata con la perfezione celeste (e qui, forse, Stefanini ha frainteso Meister Ekhart). Il &quot;mondo&quot;, come \u00e8 chiamato nel quarto Vangelo, \u00e8 sinonimo di &quot;male&quot; solo se inteso come negazione del piano divino di salvezza: non in se stesso, non in quanto tale; pertanto la sua imperfezione \u00e8 relativa, non assoluta. Umanamente parlando, quindi, non si pu\u00f2 giungere a Dio se non passando attraverso la croce, cio\u00e8 attraverso la negazione del &quot;mondo&quot;: ma questo non significa che il mondo in se stesso sia male, n\u00e9 significa che si debba cercare la croce o corteggiare il dolore con spirito masochista.<\/p>\n<p>La croce si presenta all&#8217;uomo perch\u00e9 la sofferenza \u00e8 ineliminabile dalla vita umana; e cos\u00ec l&#8217;ingiustizia, l&#8217;abbandono, la malattia e il supremo scandalo della morte, che pare annullare le cose pi\u00f9 care e togliere significato all&#8217;intera esistenza. Il cristianesimo, allora, insegna all&#8217;uomo a portare la propria croce nel modo giusto, che \u00e8 quello di Cristo: accettandola come invito divino a cooperare alla propria salvezza, perch\u00e9 solo cos\u00ec, solo vivendo in tal modo la sofferenza, \u00e8 possibile trasformare il male in bene, l&#8217;assurdit\u00e0 in significato ricco e salvifico.<\/p>\n<p>Se all&#8217;uomo non venisse richiesta questa cooperazione, il male non potrebbe essere trasformato in bene, n\u00e9 l&#8217;assurdo in significato; e lo scandalo degli innocenti che soffrono, lo scandalo della morte che annulla e pareggia ogni cosa con la sua falce affilata, resterebbero. Ma il cristianesimo ha una parola di vita da dire all&#8217;uomo, non di morte: e questa parola \u00e8 che la natura pu\u00f2 e deve essere redenta, e che all&#8217;uomo stesso \u00e8 chiesta la sua attiva partecipazione alla redenzione, mediante la volont\u00e0, il sacrificio, la capacit\u00e0 di uscire dall&#8217;&quot;io&quot; cieco e narcisista, per dire &quot;tu&quot; e aprirsi al mistero dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Ma, per aprirsi veramente al mistero dell&#8217;altro, bisogna aprirsi all&#8217;amore dell&#8217;Altro, che \u00e8 sempre, a differenza di quello, assolutamente gratuito e assolutamente incondizionato: ed \u00e8 qui che l&#8217;uomo ha bisogno di trovare un sostegno alla propria debolezza, alla propria insufficienza. L&#8217;amore dell&#8217;altro e per l&#8217;altro non \u00e8 mai perfetto, \u00e8 sempre insufficiente o inadeguato, \u00e8 sempre velato di tristezza e costantemente minacciato dalla precariet\u00e0, dalla possibilit\u00e0 tremenda di annullarsi o da quella, ancor pi\u00f9 tremenda, di trasformarsi nel suo contrario. Solo nell&#8217;Altro, esso diviene pieno e perfetto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si suole parlare di esistenzialismo ateo e di esistenzialismo cristiano: quello di Sartre e Camus contro quello di Gabriel Marcel e di Berdjaev. 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