{"id":24997,"date":"2016-10-03T06:24:00","date_gmt":"2016-10-03T06:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/03\/lesistenza-malata-e-la-sindrome-della-modernita\/"},"modified":"2016-10-03T06:24:00","modified_gmt":"2016-10-03T06:24:00","slug":"lesistenza-malata-e-la-sindrome-della-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/03\/lesistenza-malata-e-la-sindrome-della-modernita\/","title":{"rendered":"L&#8217;esistenza malata \u00e8 la sindrome della modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>In una societ\u00e0 che sia fondamentalmente sana esiste un forte legame fra i singoli individui e il principio di realt\u00e0: le persone, cio\u00e8, non sopravvalutano le proprie percezioni soggettive e non fanno di esse la chiave di lettura del reale, ma, pur essendo consapevoli che esiste un certo grado di soggettivit\u00e0 nel conoscere, e quindi nell&#8217;agire, conservano ben chiara la distinzione fra le due cose: il proprio mondo interiore, che pu\u00f2 anche essere fatto di sogni bellissimi (o bruttissimi, a seconda dei casi) e il mondo esterno, che \u00e8 quello che \u00e8, indipendentemente da noi, sia che ci piaccia, sia che non ci piaccia.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 moderna \u00e8 una societ\u00e0 essenzialmente malata e lo si vede sin dal suo sorgere, vale a dire al principio del XVII secolo: il suo primo eroe letterario, infatti, \u00e8 quel Don Chisciotte della Mancia che non riesce a tenere distinto il mondo dei propri sogni, dei propri ideali e delle proprie aspirazioni, dal mondo esterno, concreto e reale; che non riesce, insomma, a conservare un rapporto sano con il principio di realt\u00e0, e finisce, pertanto, per scivolare in un mondo tutto suo, carico di situazioni equivoche, penose, sgradevoli, che sono il frutto del suo obnubilamento: uno scollamento fra l&#8217;io e il mondo che, agli occhi degli altri, \u00e8 puramente e semplicemente una forma di pazzia. Seguiranno altri eroi tragici del medesimo tipo, dal Re di Spagna del <em>Diario di un pazzo<\/em>, di Nikolaj Gogol&#8217;, a Ivan Karamazov, che impazzisce appunto perch\u00e9 non riesce a sopportare le conseguenze dello scollamento, che lui stesso ha creato, fra il proprio mondo interiore e il mondo esterno: ma Dostoevskij, pi\u00f9 preveggente di Cervantes e pi\u00f9 acuto di Gogol&#8217;, vede anche dove sia la radice di codesta &quot;pazzia&quot; moderno: nell&#8217;ipertrofia dell&#8217;ego e nel conseguente abbandono di Dio. Voltando le spalle a Dio, negandolo, e pretendendo di farsi il dio di se stesso, l&#8217;uomo moderno impazzisce e si condanna a una vita infernale, si consegna ad un futuro intollerabile. L&#8217;individuo, dunque, \u00e8 malato quando non riconosce il principio di realt\u00e0: vede le cose, ma non le accetta cos\u00ec come sono, rifiuta di riconoscerle: non \u00e8 che non le veda, ma non le vuole accogliere secondo la loro realt\u00e0; pretende di sovrapporre alla loro realt\u00e0 un&#8217;altra realt\u00e0, la sua. L&#8217;uomo moderno \u00e8 malato di solipsismo, il che lo conduce inevitabilmente verso il nichilismo. Intanto, la malattia dilaga e tutta la societ\u00e0 si ammala: \u00e8 una societ\u00e0 popolata di malati che non sanno rassegnarsi alla realt\u00e0, <em>perch\u00e9 la realt\u00e0 che hanno creato \u00e8 anti-umana<\/em>. In fondo, si tratta di una reazione difensiva non solo comprensibile, ma, in un certo senso, perfino positiva: in qualche modo, testimonia che l&#8217;uomo moderno non \u00e8 contento della societ\u00e0 che egli stesso ha creato, che la trova orribile, e che vorrebbe sottrarsi alla schiavit\u00f9 che si \u00e8 forgiato con le sue stesse mani. Ma non vede alcuna via d&#8217;uscita, alcuna possibilit\u00e0 di reazione o di fuga: non gli resta che impazzire, covare la sua malattia, e, quando \u00e8 arrivato al limite, esplodere, in maniera pi\u00f9 o meno distruttiva, per se stesso e per gli altri.<\/p>\n<p>Vale la pena di chiedersi quale sia stata e quale tuttora sia la radice di quella malattia che \u00e8 la modernit\u00e0. Lo scientismo e il tecnicismo esasperati, il produttivismo e l&#8217;efficientismo spietati, l&#8217;urbanesimo selvaggio, lo sradicamento dai luoghi natali e la perdita dei legami con la tradizione, perfino l&#8217;allontanamento da Dio, sono tutti sintomi e, nello stesso tempo, effetti, ma non sono le cause. La causa ultima va cercata nell&#8217;ipertrofia dell&#8217;ego, diabolicamente coltivata dai meccanismi economici miranti a trasformare gli esseri umani in altrettanti consumatori passivi di una quantit\u00e0 sempre maggiore di beni, sostanzialmente inutili, quando non decisamente dannosi. L&#8217;uomo moderno vuole troppo, vuole tutto: \u00e8 una creatura perennemente desiderante (come aveva ben visto Ludovico Ariosto, fin dal XVI secolo). La sua malattia \u00e8 qui: infatti, se \u00e8 abbastanza normale desiderare, inconsciamente, ogni cosa, non \u00e8 normale pretendere di trasformare tali desideri in altrettanti possessi. Non c&#8217;\u00e8 niente di male nel desiderare, istintivamente, tutte le cose belle, o utili, o preziose, che si vedono, o delle quali si sente parlare, o che ci vengono offerte dietro i cristalli di vetrine invitanti e seducenti; ma \u00e8 folle volerle possedere tutte realmente, e ancora pi\u00f9 folle \u00e8 porsi in un tale atteggiamento nei confronti del successo, del potere, e degli altri esseri umani. Il miliardario che continua ad accumulare tesori, che non sa pi\u00f9 come spendere; che continua a collezionare mogli e amanti, passando da un matrimonio all&#8217;altro, da una relazione all&#8217;altra; che va fiero dei suoi molti figli e dei suoi numerosissimi nipoti, non perch\u00e9 li ami o perch\u00e9 gl&#8217;importi qualcosa di essi, ma semplicemente perch\u00e9 rappresentano un prolungamento ed un segno visibile della sua &quot;potenza&quot; e della sua vitalit\u00e0, \u00e8 il classico esempio dell&#8217;uomo moderno ammalato di ipertrofia dell&#8217;ego. Va da s\u00e9 che un tale orientamento esistenziale conduce alla conflittualit\u00e0 cronica, al <em>bellum omnium contra omnes<\/em> di hobbesiana memoria; e va da s\u00e9 che molti, moltissimi individui, finiscono per soccombere, o, il che \u00e8 lo stesso &#8212; per lo scollamento dal principio di realt\u00e0 di cui parlavamo prima &#8212; si sentono dei perdenti, degli sconfitti, dei falliti: una societ\u00e0 malata di questo genere, insomma, lascia ogni giorno migliaia e migliaia di cadaveri dietro di s\u00e9, fatti di sogni infranti, di speranze deluse, di amarezze immedicabili. Se quel che conta \u00e8 solo e unicamente la propria percezione soggettiva delle cose, \u00e8 inevitabile che moltissime persone si sentano frustrate e sconfitte anche senza esserlo realmente: perch\u00e9, in una societ\u00e0 follemente competitiva, ci s&#8217;imbatte continuamente in qualcuno che \u00e8 pi\u00f9 giovane di noi, pi\u00f9 bello, pi\u00f9 ricco, pi\u00f9 ammirato, pi\u00f9 potente, e cos\u00ec via: e, e a causa della mancanza di spirito realistico, si gonfiano a dismisura tali confronti tra gli altri e se stessi, e si sprofonda inesorabilmente nel baratro della auto-svalutazione e della disistima di s\u00e9, anticamera della depressione cronica. Non solo: in una societ\u00e0 malata, popolata di frustrati e di perdenti, la disistima di s\u00e9 dell&#8217;individuo si estende a tutto ci\u00f2 che lo circonda, e ne deriva il disprezzo del proprio mondo, a cominciare dalla famiglia e finendo con la patria: tutto ci\u00f2 che la civilt\u00e0 ha prodotto, anche le cose valide, la tradizione, la cultura, l&#8217;arte, il pensiero, tutto diviene oggetto di disaffezione, rancore, rifiuto. La societ\u00e0 modera odia se stessa; e, cos\u00ec, prepara il terreno per essere conquistata da pare dei figli di altre culture che non soffrono d&#8217;un tale complesso.<\/p>\n<p>Ha scritto, a questo proposito, Giuseppe Colombero nel suo libro <em>Cammino di guarigione interiore. Per abitare meglio se stess<\/em>i (Cinisello Balsamo, Milano, Edizioni San Paolo, 1996, pp. 193-195):<\/p>\n<p><em>Nel secolo scorso [cio\u00e8 nel XIX, n. b. ] le malattie dominanti in campo psichiatrico erano l&#8217;isteria e la schizofrenia, le quali monopolizzarono a lungo la ricerca e la letteratura medica. Oggi le patologie pi\u00f9 diffuse, sempre di competenza psichiatrica, sono quelle che hanno origine dal disadattamento sociale, le malattie psicosociali e psicosomatiche: la depressione, la nevrosi ansiosa, fobica, ossessiva, le varie forme di paranoia o caratteriali, i disturbi dell&#8217;umore e del comportamento; come pure le innumerevoli e sfumate forme di malcontento e malessere.<\/em><\/p>\n<p><em>Stati morbosi difficili da definire e da curare, spesso privi di base organica, ma penosamente reali la cui origine di chiara matrice sociale. La nostra societ\u00e0 \u00e8 tagliata su misura per produrre dei frustrati. I miti che costruisce nei vari settori della vita e che sbandiera su tutti i canali comunicativi, cin una enfatizzazione tra il grottesco e il furbesco, il confronto che viene istintivo fare con coloro che, pi\u00f9 abili o pi\u00f9 fortunati, camminano al di l\u00e0 dei desideri, insinuano fatalmente la SINDROME DELLA SCONFITTA: senso di inferiorit\u00e0, di inadeguatezza, di emarginazione,m di vuoto esistenziale, sensazione di camminare in coda a un corteo di gente privilegiata e di cibarsi solo delle briciole che cadono dalla loro tavola.<\/em><\/p>\n<p><em>Elementi che configurano la PERSONALIT\u00c0 MARGINALE, l&#8217;individuo che ha l&#8217;impressione di vivere ai bordi della societ\u00e0 e della vita vera. Di qui a entrare in conflitto con la societ\u00e0 il passo \u00e8 breve. Il ricorso alla droga, la delinquenza, il disorientamento e il disagio giovanili, la devianza di vario genere, i suicidi, ne sono le conseguenze palesi. Come nel matrimonio cos\u00ec nella vita sociale, il CONFRONTO CON GLI ALTRI, per molti, \u00e8 fonte di frustrazione. Bisogna disporre di un solido equilibrio interiore per saper perdere, per capire che la vita \u00e8 una scacchiera sulla quale si giocano varie partite: mole si vincono, altre si perdono. Si vince e si perde, su molti fronti e mai una volta per tutte.<\/em><\/p>\n<p><em>Vi \u00e8 nell&#8217;uomo una tale fame di esistere che lo spinge a desiderare di possedere tutta la creazione. Come il bambino che afferra TUTTO ci\u00f2 che \u00e8 nel suo raggio d&#8217;azione per portarlo alla bocca e consumarlo, cos\u00ec ciascuno di noi, nel suo intimo, desidera possedere tutto, conoscere tutto, provare tutte le emozioni, partecipare a tutte e esperienze, consumare tutto l&#8217;essere. Occorre imparare a contemplare le cose belle che si incontrano lungo la strada, godere della loro bellezza, senza desiderare di portarle a casa.<\/em><\/p>\n<p><em>Chi segue questa verit\u00e0 evita di identificarsi col successo o la ricchezza o il potere a ogni costo; pone il suo obiettivo nell&#8217;ESSERE SE STESSO. \u00c8 il segreto per amare la propria casa e abitarla con soddisfazione. Molte persone soffrono senza avere una vera malattia. LA LORO ESISTENZA \u00c8 MALATA, dal momento che lo \u00e8 il loro rapporto con se stessi e con la vita.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;esistenza \u00e8 una serie ininterrotta di passaggi da una situazione a un&#8217;altra, da un equilibrio a un altro, dovuti alla crescita, all&#8217;ampliamento dell&#8217;esperienza o alle vicende della vita. Pu\u00f2 capitare che in qualcuno di questi passaggi non si riesca a trovare un congruo adattamento al nuovo e a dare la risposta necessaria per ricuperare il normale equilibrio affettivo. Allora qualcosa si inceppa o si spezza; la crisi, comprensibilissima, si acutizza, si cronicizza e si tramuta in nevrosi. Per C. G. Jung, la sofferenza in una nevrosi pu\u00f2 essere definita UN TENTATIVO FALLITO DI ADATTAMENTO.<\/em><\/p>\n<p><em>Le prime conseguenze sono un senso fallimentare di s\u00e9 e un giudizio svalutativo sulla propria identit\u00e0, con la conseguente impossibilit\u00e0 di vivere in armonia con se stessi. E se non si \u00e8 in amicizia con se stessi non lo si \u00e8 con nessuno. Il pi\u00f9 delle volte non si \u00e8 esclusi, CI SI AUTOESCLUDE, non si \u00e8 soli, CI SI SENTE SOLI. E neppure si \u00e8 sconfitti: CI SI SENTE SCONFITTI.<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 una categoria di sconfitte e di vittorie che avvengono sul campo, nel contesto di circostanze e avvenimenti che non dipendono da noi. Ce ne sono altre che si decidono dentro di noi. Sono le pi\u00f9 importanti perch\u00e9 concorrono, in misura preponderante, a costituir el&#8217;esperienza, il nostro sentire e il nostro sentirci.<\/em><\/p>\n<p>Evidentemente, per spezzare il circolo stregato della auto-svalutazione e dell&#8217;amarezza radicale, che conducono verso la palude della depressione cronica, bisogna impostare il proprio progetto di vita in una direzione completamente differente da quella suggerita e favorita, per non dire quasi imposta, dai meccanismi spietati e impersonali della societ\u00e0 consumista: bisogna risalire alle pure sorgenti dell&#8217;essere, l\u00e0 dove \u00e8 importante non quel che si appare, ma quel che si \u00e8; e dove i primi giudici dell&#8217;essere, e non dell&#8217;apparire, siamo proprio noi, nei confronti di noi stessi, del nostro corpo, della nostra intelligenza, della nostra sensibilit\u00e0, del nostro lavoro, della nostra casa, dei nostri amici, e, in definitiva, della nostra vita. Se non impariamo a volerci bene e ad impostare la nostra vita sulla realizzazione dei veri bisogni della nostra persona, e non su quelli fasulli dell&#8217;apparire, saremo sempre in pericolo di perdere il contatto con il principio di realt\u00e0 e, pertanto, di scivolare nei gorghi della auto-svalutazione, della disistima di noi stessi, e della depressione.<\/p>\n<p>Ma chi ci far\u00e0 da garante, quando noi vorremo essere giusti giudici di noi stessi, evitando i due estremi della presunzione ingiustificata e della svalutazione sistematica? Gli altri, evidentemente, no. Noi stessi, allora: ma dove troveremo, non solo la forza, ma anche l&#8217;obiettivit\u00e0 e la serenit\u00e0 necessarie? Digerire una sconfitta; elaborare un lutto; metabolizzare una perdita: si fa presto a dire cose simili; ma, nella realt\u00e0 della vita, sappiamo bene quanto tali cose siamo difficili. Eppure, a ben guardare, la leva di Archimede esiste; esiste il modo di ritrovare un giusto giudice e, nello stesso tempo, un potentissimo alleato, per ritrovare l&#8217;armonia di noi con noi stessi, e di noi con il mondo degli altri: e tale alleato \u00e8 Dio. Come dice san Paolo: <em>se Dio \u00e8 con noi, chi sar\u00e0 contro di noi?<\/em> Quale ostacolo, quale avversario oser\u00e0 resisterci, se Dio combatter\u00e0 al nostri fianco, se sar\u00e0 Lui a sostenerci, a consigliarci, a incoraggiarci, nei passi pi\u00f9 pericolosi o difficili?<\/p>\n<p>Ed ecco, allora, che siamo tornati, in un certo senso, al punto di partenza. Se la malattia della modernit\u00e0 incomincia con l&#8217;allontanamento dell&#8217;uomo da Dio, il principio della guarigione consiste nel ritornare a Lui. L&#8217;uomo moderno, per\u00f2, \u00e8 troppo gonfio di superbia per farlo: gli sembra che si abbasserebbe, si umilierebbe troppo. Come se non si fosse umiliato, con le proprie opere, gi\u00e0 abbastanza; come se non si fosse gi\u00e0 fatto tutto il male possibile. Due guerre mondiali; alcuni genocidi; la bomba atomica: tutto in pochi anni. Se vuole risollevarsi, non gli resta che una cosa: tornare a Dio, come il figlio prodigo, dicendo: <em>Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una societ\u00e0 che sia fondamentalmente sana esiste un forte legame fra i singoli individui e il principio di realt\u00e0: le persone, cio\u00e8, non sopravvalutano le<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-24997","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24997","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24997"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24997\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24997"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24997"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24997"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}