{"id":24991,"date":"2008-11-04T08:08:00","date_gmt":"2008-11-04T08:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/04\/esiste-lanima-delluomo-nella-filosofia-buddhista\/"},"modified":"2008-11-04T08:08:00","modified_gmt":"2008-11-04T08:08:00","slug":"esiste-lanima-delluomo-nella-filosofia-buddhista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/04\/esiste-lanima-delluomo-nella-filosofia-buddhista\/","title":{"rendered":"Esiste l&#8217;anima dell&#8217;uomo nella filosofia buddhista?"},"content":{"rendered":"<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti &#8211; e, per un occidentale, pi\u00f9 sconcertanti &#8211; della ontologia buddhista \u00e8 la sua dottrina relativa al s\u00e9 o anima individuale. Nel panorama della filosofia europea, ben pochi pensatori si sono spinti fino a dubitare dell&#8217;esistenza del s\u00e9; o, se lo hanno fatto &#8211; come Cartesio &#8211; sono poi passati ad affermarne risolutamente la consistenza ontologica, sulla base del <em>cogito<\/em> inteso quale auto-evidenza della coscienza.<\/p>\n<p>Invece, molti ritengono che, nel buddhismo, la dottrina della non esistenza dell&#8217;anima individuale occupi una parte molto significativa nell&#8217;insieme di questa filosofia; cosa che appare tanto pi\u00f9 sconcertante agli occhi di quegli occidentali, i quali pensano il buddhismo soprattutto in termini di religione. Altrettanto sconcertante, invero, \u00e8 la posizione buddhista circa il problema dell&#8217;esistenza di Dio, che viene, se non negata, messa tra parentesi, almeno nella corrente pi\u00f9 antica, quella Theravada. E grande fu l&#8217;imbarazzo dei primi missionari gesuiti che, giunti in Cina nel XVII secolo, ebbero l&#8217;impressione di essere giunti in una grande e civilissima nazione che non aveva, per\u00f2, la nozione del divino in senso personale; e ci\u00f2 guardando non solo al buddhismo, ma anche al confucianesimo e al taoismo.<\/p>\n<p>A questo proposito, \u00e8 noto l&#8217;apologo del Buddha e dei suoi discepoli che lo interrogavano circa l&#8217;esistenza di Dio. Al primo, che gli aveva chiesto: \u00abMaestro, \u00e8 vero che Dio non esiste?\u00bb, egli rispose: \u00abNo, non esiste\u00bb. Al secondo, che lo aveva interpellando dicendo: \u00abMaestro, Dio esiste, non \u00e8 vero?\u00bb, egli replic\u00f2: \u00abCerto, Dio esiste\u00bb. E a un terzo, che &#8211; osservata la scena &#8211; gli aveva chiesto ragione di quelle due risposte cos\u00ec diametralmente antitetiche, egli disse: \u00abA ciascuno di essi ho detto quello che egli desiderava sentirsi dire. Ma chi vuole trovare la risposta a tale interrogativo, non deve attenderla da altri, bens\u00ec cercarla in s\u00e9 stesso\u00bb.<\/p>\n<p>Resta comunque il fatto che tanto su Dio, quanto sull&#8217;anima individuale, Buddha non volle mai precisare la natura del suo intimo convincimento: si tratta, infatti, di due problemi certo importantissimi, ma di genere prettamente metafisico; mentre egli volle sempre rimanere sul terreno concreto della psicologia, della fenomenologia e dell&#8217;etica.<\/p>\n<p>La convinzione comune, in Occidente, \u00e8 che la dottrina Theravada escluda esplicitamente l&#8217;esistenza di un s\u00e9 o anima individuale. Vedremo tra poco che si tratta di una notevole semplificazione di una questione assai pi\u00f9 complessa, anche limitandoci a considerare \u00abl&#8217;anima\u00bb come una entit\u00e0 relativamente unitaria e non volendo distinguere, in essa, diversi livelli di consistenza ontologica: tre, secondo gli antichi Egiziani; e ben sette, ad esempio, fra i moderni antroposofi, seguaci di Rudolf Steiner.<\/p>\n<p>Un dato interessante \u00e8 che la negazione dell&#8217;esistenza dell&#8217;anima, cos\u00ec come generalmente si intende questo concetto in Occidente, non impedisce affatto ai seguaci del Theravada &#8211; cos\u00ec come a tutti gli altri seguaci del buddhismo, per non parlare dell&#8217;induismo &#8211; di credere alla dottrina della reincarnazione (che essi, per la verit\u00e0, preferiscono definire &quot;rinascita&quot;, e vedremo perch\u00e9). Infatti, come osserva la ricercatrice inglese Joan Forman nel suo interessante libro <em>La maschera del tempo<\/em> (titolo originale: <em>The Mask of Time<\/em>, 1978; traduzione italiana di Ugo D\u00e8ttore, Milano, SIAD Edizioni, 1979, p. 188):<\/p>\n<p><em>Una delle principali autorit\u00e0 moderne sulla reincarnazione \u00e8 il dott. Ian Stevenson, professore di psichiatria all&#8217;Universit\u00e0 della Virginia. A suo parere non \u00e8 necessario credere nell&#8217;anima per credere nella reincarnazione, ed egli porta a esempio i buddhisti Theravada, i quali sostengono che l&#8217;uomo possiede non gi\u00e0 un&#8217;anima ma un gruppo di processi mentali sempre cangianti.<\/em><\/p>\n<p>E, visto che \u00e8 stato citato il dott. Stevenson, siamo andati a verificare il contesto originario della sua affermazione, nel suo ampio studio (oltre 500 pagine) intitolato <em>Reincarnazione. Venti casi a sostegno<\/em> (titolo originale: <em>Twenty Cases Suggestives of Reincarnation<\/em>, American Society for Psychical Research, 1966; traduzione italiana a cura di Paquale Brazzini e Piero Bona Veggi, Milano, Armenia Editore, 1975, pp. 124-125):<\/p>\n<p><em>Gli Ind\u00f9 credono nella persistenza dopo la morte fisica di un elemento essenziale, o Atman, in ogni individuo, idea che grosso modo, corrisponde all&#8217;idea dell&#8217;anima nell&#8217;occidente. L&#8217;Atman (dopo un intervallo variabile) si associa a un nuovo organismo fisico ed entra in esistenza terrena di nuovo, continuando cos\u00ec l&#8217;ascesa (o il declino) della personalit\u00e0 che visse prima. Queste idee richiamano il postulato di un&#8217;entit\u00e0 continua e presumibilmente permanente. Al contrario, molti buddhisti, specialmente del ramo Theravada, non credono nella persistenza di un&#8217;entit\u00e0 od anima permanente. Secondo loro vi \u00e8 un flusso costante di azioni, di desideri, di effetti e reazioni, ma non un&#8217;anima persistente. Quando uno muore, gli effetti accumulati delle sue azioni pongono in movimento un&#8217;ulteriore corrente di eventi che portano a nuove conseguenze, una delle quali pu\u00f2 essere la nascita terrena di un&#8217;altra personalit\u00e0. Se la prima personalit\u00e0 ha conquistato il distacco dai desideri sensuali, pu\u00f2 avvenire la nascita in un altro &#8216;piano&#8217;, invece di una nuova nascita terrena. Ma questa personalit\u00e0 rinata si riallaccia alla precedente solo come la fiamma di una candela (prima che essa si estingua definitivamente) pu\u00f2 accendere la fiamma di un&#8217;altra candela. I buddhisti spesso preferiscono il termine &#8216;rinascita&#8217; a quello di &#8216;reincarnazione&#8217; per mettere in rilievo questa distinzione. Differenti scuole di buddhismo accettano concetti in qualche modo differenti di ci\u00f2 che pu\u00f2 persistere dopo la morte fisica. Ma concordano (d&#8217;accordo con gli ind\u00f9) nel credere che la condotta di una personalit\u00e0 pu\u00f2 avere effetti sul comportamento, sull&#8217;organismo fisico e sugli eventi della vita di una successiva personalit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>In realt\u00e0, la credenza che la scuola Theravada neghi, <em>sic et simpliciter<\/em>, l&#8217;esistenza dell&#8217;anima individuale, \u00e8 il risultato di una eccessiva semplificazione.<\/p>\n<p>Alla base della meditazione buddhista vi sono due convinzioni fondamentali: che il corpo sia un&#8217;illusione creata dalla mente e che ogni cosa, compreso il corpo, sia una manifestazione del <em>dharma<\/em>, ossia delle forze e delle particelle subatomiche (che sono invisibili, ma non irreali). Theravada e Mahayana differiscono riguardo alla &quot;materia&quot; di cui \u00e8 composta la realt\u00e0: i seguaci del primo ritengono che i <em>dharma<\/em> siano reali, bench\u00e9 transitori; mentre quelli del secondo ritengano che essi esistano nella dimensione fenomenica, ma non in quella dell&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>In altre parola il Theravada &#8211; pi\u00f9 concreto e meno speculativo &#8211; ritiene che non solo la realt\u00e0 fenomenica, ma anche quella coscienziale, siano mera illusione, reali essendo solo i <em>dharma<\/em>; mentre il Mahayana ritiene che, nella dimensione trascendente, non esistano n\u00e9 l&#8217;<em>Atman<\/em>, n\u00e9 i <em>dharma.<\/em> Ecco perch\u00e9 quest&#8217;ultimo insegna che i quattro elementi universali (aria, acqua, terra e fuoco) sono &quot;il vuoto&quot; (in cinese: <em>si da jie kong<\/em>). Di conseguenza, anche la concezione del <em>nirvana<\/em> varia profondamente dall&#8217;uno all&#8217;altro: per il Theravada esso \u00e8 l&#8217;estinzione del desiderio, del rancore, dell&#8217;illusione; per il Mahayana, esso \u00e8 l&#8217;esperienza diretta della realt\u00e0 cosmica, la luminosa comunione con il Tutto.<\/p>\n<p>Scrive Wong Kiew Kit, successore del monaco Jiang Nan del monastero Shaolin e insegnante all&#8217;Istituto Shaolin Wahnam Kung Fu, ne <em>Il grande libro dello Zen<\/em> (titolo originale: <em>The Complete Book of Zen<\/em>, 1998; traduzione italiana di Silvia Castoldi, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1999, pp. 67-70 e 77-78):<\/p>\n<p><em>la questione pi\u00f9 controversa del Buddhismo \u00e8 probabilmente quella dell&#8217;esistenza dell&#8217;anima. Il maestro Theravada Walpola Rahula afferma:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abIl Buddhismo \u00e8 l&#8217;unico nella storia del pensiero umano a negare l&#8217;esistenza di un&#8217;anima, S\u00e9 o<\/em> Atman. <em>Secondo gli insegnamenti del Buddha, l&#8217;idea del s\u00e9 \u00e8 una credenza falsa e immaginaria, che non ha alcuna corrispondenza nella realt\u00e0, e che produce pensieri dannosi come &quot;me&quot; e &quot;mio&quot;, desideri egoistici, brama, attaccamento, rancore, malvagit\u00e0, presunzione, orgoglio, egoismo e altre forme di corruzione, impurit\u00e0 e problemi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Tuttavia tali affermazioni vanno attribuite unicamente al Buddhismo Theravada, perch\u00e9 senza dubbio gli insegnamenti Mahayana e Vajrayana affermano che l&#8217;anima esiste.<\/em><\/p>\n<p><em>Il professor Kenneth Ch&#8217;en afferma che \u00abDurante il periodo Han i precedetti fondamentali del Buddhismo erano l&#8217;indistruttibilit\u00e0 dell&#8217;anima e il ciclo di rinascita e karma\u00bb. In effetti l&#8217;anima era uno degli argomenti principali di cui si servivano i confuciani e taoisti per attaccare il Buddhismo all&#8217;epoca in cui esso si diffuse in Cina. Ad esempio, Fan Chen critic\u00f2 il concetto buddhista dell&#8217;indistruttibilit\u00e0 dell&#8217;anima, sottolineando l&#8217;opinione confuciana secondo cui, dato che non conosciamo neppure la vita, non possiamo certo conoscere la morte. Hui Lin, nel suo<\/em> Pai Hei Lun <em>(<\/em>Trattato sul bianco e il nero<em>), accus\u00f2 i buddhisti di tentare e spaventare i fedeli creando i concetti di paradiso e inferno per le loro anime. Replicando a questo attacco, il laico buddhista del III secolo Mo Tzu, in<\/em> Li Huo Lun <em>(<\/em>Trattato sul chiarimento dei dubbi<em>, la prima opera sul Buddhismo scritta da un cinese), afferm\u00f2 che la credenza nell&#8217;esistenza dell&#8217;anima era gi\u00e0 presente nella pratica cinese autoctona. Il famoso maestro buddhista cinese del IV secolo Hui Yuan, nel suo<\/em> Shen Pu Mieh Lun <em>(<\/em>Trattato sull&#8217;indistruttibilit\u00e0 dell&#8217;anima<em>), si serv\u00ec di citazioni tratte da Chuang Tzu e Wen Tzu a sostegno della concezione buddhista dell&#8217;anima. Un altro famoso maestro cinese, Tao Sheng, chiese: \u00abSe non esiste un S\u00e9 permanente nel<\/em> samsara<em>, esiste un s\u00e9 permanente nel nirvana? Se non esiste alcun s\u00e9, che cosa entra nel nirvana?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>La credenza nell&#8217;anima \u00e8 indubitabile anche nel Buddhismo Vajrayana. Ad esempio, nella grande liberazione attraverso l&#8217;udito nel<\/em> bardo<em>, una funzione celebrata dai tibetani per i loro morti (e descritta in versione popolare nel<\/em> Libro Tibetano dei morti<em>), l&#8217;anima viene guidata attraverso il<\/em> bardo<em>, o l&#8217;intervallo tra la morte e la nascita, nella speranza che possa liberarsi e non sia costretta a reincarnarsi. Quella che segue \u00e8 una delle preghiere di liberazione che il monaco officiante insegna all&#8217;anima perch\u00e9 possa recitarla nel<\/em> bardo<em>:<\/em><\/p>\n<p><em>Quando vago nel<\/em> samsara<em>, attraverso un intenso desiderio,<\/em><\/p>\n<p><em>sul luminoso sentiero della saggezza che discrimina,<\/em><\/p>\n<p><em>possa il benedetto Amitabha precedermi,<\/em><\/p>\n<p><em>e la sua consorte Pandaravasini seguirmi;<\/em><\/p>\n<p><em>aiutatemi ad attraversare il periglioso sentiero del<\/em> bardo<\/p>\n<p><em>e conducetemi nel perfetto stato di Buddha.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Buddha non ha mai dichiarato in maniera categorica che l&#8217;anima non esiste. Occasionalmente, ha parlato del<\/em> pudgala<em>, o del s\u00e9; altre volte ha nominato il non-s\u00e9; ma in altre circostanze non ha menzionato n\u00e9 il s\u00e9 n\u00e9 il non-s\u00e9. Tutte le scuole buddhiste, compresa quella Theravada, accettano le cinquecento vite passate del Buddha Gautama. Lo stesso s\u00e9 \u00e8 passato attraverso tutte queste reincarnazioni. Il Buddha ha affermato chiaramente che in una di tali reincarnazioni il s\u00e9 chiamato Sunetra era lui stesso.<\/em><\/p>\n<p><em>Il concetto di anima o di s\u00e9 viene nominato anche in importanti scruti Theravada. Il dottor RuneE. A. Johansson afferma che \u00abla<\/em> Digha Nikaya <em>riporta un gran numero di opinioni su questioni speculative. Gli argomenti discussi erano soprattutto la natura dell&#8217;anima e del mondo, la natura della virt\u00f9 e i suoi risultati, l&#8217;esistenza di un altro mondo, e se l&#8217;anima e il mondo abbiano o meno una causa\u00bb. L&#8217;<\/em>Abhidharma <em>descrive gli otto tipi di esseri illuminati come gli otto<\/em> pudgala <em>o s\u00e8. Uno studioso occidentale del Buddhismo, il professor Edward Conze, conclude che \u00abi maestri ortodossi dovettero ammettere l&#8217;esistenza di tali brani, ma affermarono che in realt\u00e0 non volessero dire ci\u00f2 che dicevano\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella citazione qui di seguito riportata, lo studioso del Buddhismo Theravada, il professor Jayatilleke, , ha evitato di servirsi dell&#8217;espressione &quot;anima&quot;o &quot;s\u00e9&quot;, sostituendolo con l&#8217;espressione &quot;spirito disincarnato&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLa legge della continuit\u00e0, nota ai pi\u00f9 come rinascita, assicura la persistenza della coscienza dinamica dell&#8217;individuo con la morte del corpo fisico. Se tale non-coscienza non viene indirizzata verso mondi pi\u00f9 elevati dallo sviluppo mirale e spirituale del soggetto, di solito si dice che rimane nella sfera dello spirito (<\/em>pettivisaya<em>) come spirito disincarnato, e di conseguenza rinasce come essere umano\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche tra i seguaci Hinayana, da cui ebbe origine la scuola Theravada, vi erano molti che affermavano esplicitamente di credere nell&#8217;esistenza dell&#8217;anima. Queste scuole erano note collettivamente come pudgalavadiane, a causa della loro credenza inequivocabile nel<\/em> pudgala<em>, o s\u00e9. I pudgalavadiani costituivano una percentuale molto consistente dei seguaci Hinayana: il famoso pellegrino cinese Yuan Zang nel VII secolo cont\u00f2 66 mila monci pudgalavadiani su un totale di 250 mila.<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9, allora, insegn\u00f2 la dottrina della non- anima? Senza comprendere la saggezza superiore del Buddhismo, questa dottrina fondamentale (cruciale per l&#8217;ottenimento della perfetta illuminazione) pu\u00f2 essere facilmente interpretata nel senso che i buddhisti non credevano nell&#8217;anima individuale&#8230; (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Comprendere la natura del<\/em> dharmna <em>per raggiungere lo stato del Buddha non significa semplicemente capire gli insegnamenti del Buddha e diventare moralmente puri e liberi dalla sofferenza, come Gautama. Questa condizione \u00e8 un prerequisito; l&#8217;espressione va oltre tale stadio preparatorio. Essa implica comprendere che la natura del<\/em> dharma <em>\u00e8 il vuoto (cio\u00e8 che il mondo fenomenico \u00e8 una illusione), raggiungendo cos\u00ec l&#8217;illuminazione perfetta. Qui<\/em> dharma <em>si riferisce alle forze e alle particelle subatomiche che si manifestano come fenomeni, e non agli insegnamenti del Buddha. \u00abBuddha\u00bb in questa espressione indica l&#8217;Eterno Buddha, e non la manifestazione fisica nota come Buddha Gautama.<\/em><\/p>\n<p><em>In realt\u00e0, secondo le dottrine Mahayana, \u00e8 proprio l&#8217;incapacit\u00e0 di comprendere i concetti di<\/em> dharma <em>e di Buddha che impedisce ai seguaci Theravada di accedere alla saggezza superiore. Esistono due forme di liberazione: quella dal s\u00e9 e quella dal<\/em> dharma. <em>In altre parole, l&#8217;illuminato comprende che sia il proprio s\u00e9 sia il mondo fenomenico sono illusioni, che nella Realt\u00e0 Suprema il s\u00e9 e i<\/em> dharma <em>che si manifestano come fenomeni non esistono.<\/em><\/p>\n<p><em>Per aiutare i propri seguaci a comprendere l&#8217;illusione del s\u00e9 nella dimensione trascendentale, il Buddha trasmise loro la dottrina del non-s\u00e9. A livello trascendentale il s\u00e9, cos\u00ec come qualsiasi altra realt\u00e0 separata, non esiste, perch\u00e9 il Supremo Assoluto \u00e8 indifferenziato. Ma il s\u00e9, come le altre entit\u00e0 separate, esiste a livello fenomenico. Secondo il Buddhismo Mahayana, l&#8217;incapacit\u00e0 dei Theravada di comprendere la saggezza superiore riguardante la realt\u00e0 trascendentale li spinge a interpretare la dottrina del non-s\u00e9 unicamente a livello fenomenico. Quindi, esso non colgono il fatto fondamentale che tale dottrina del non-s\u00e9 \u00e8 transitoria, in quanto il suo unico scopo \u00e8 quello di aiutare i fedeli a liberarsi dal<\/em> samsara<em>. Se non si comprende l&#8217;uso transitorio del linguaggio in queste due dottrine \u00e8 facile scambiarle per dogmi immutabili, i quali stabiliscono che il s\u00e9 o l&#8217;anima non esistono e che la vita \u00e8 sofferenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Buddhismo Mahayana afferma che, sebbene i Theravada riescano a liberarsi dall&#8217;attaccamento al s\u00e9, non sono in grado di porre fine all&#8217;attaccamento al<\/em> dharma. <em>I Theravada comprendono che il s\u00e9 \u00e8 un&#8217;illusione, ma partono dal presupposto che i<\/em> dharma <em>siano entit\u00e0 reali, sebbene dotate unicamente di un&#8217;esistenza momentanea. In effetti la scuola Sarvastivada, che un tempo era una delle principali correnti Theravada ma che oggi \u00e8 poco conosciuta, deriva il proprio nome dalla dottrina secondo cui i<\/em> dharma <em>sono reali. Invece i seguaci Mahayana affermano che sia il s\u00e9 sia il<\/em> dharma <em>sono illusori. Nella dimensione trascendentale, essi ritengono che la realt\u00e0 cosmica sia il vuoto, che l&#8217;esistenza illusoria del s\u00e9 e dei fenomeni sia causata dagli errori della nostra mente. Questa \u00e8 una delle differenze fondamentali tra Mahayana e Theravada. Dal punto di vista ontologico, il Buddhismo Vajrayana \u00e8 simile al Mahayana, anche se la sua pratica spirituale presenta forti elementi di misticismo.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti &#8211; e, per un occidentale, pi\u00f9 sconcertanti &#8211; della ontologia buddhista \u00e8 la sua dottrina relativa al s\u00e9 o anima individuale.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30159,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[43],"tags":[96,117,119,141],"class_list":["post-24991","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-orientali","tag-anima","tag-dio","tag-dottrina","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-orientali.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24991","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24991"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24991\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30159"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24991"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24991"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24991"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}