{"id":24980,"date":"2017-04-02T12:58:00","date_gmt":"2017-04-02T12:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/02\/vulcano-tambora-10-aprile-1815-la-piu-grande-eruzione-della-storia\/"},"modified":"2017-04-02T12:58:00","modified_gmt":"2017-04-02T12:58:00","slug":"vulcano-tambora-10-aprile-1815-la-piu-grande-eruzione-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/02\/vulcano-tambora-10-aprile-1815-la-piu-grande-eruzione-della-storia\/","title":{"rendered":"Vulcano Tambora, 10 aprile 1815: la pi\u00f9 grande eruzione della storia"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;isola di Sumbawa \u00e8 una delle maggiori fra le Piccole isole della Sonda, in Indonesia, fra l&#8217;Oceano Indiano e il Pacifico: con i suoi 15.500 kmq. (in cifra tonda), ha una superficie &#8212; per fare un paragone &#8211; quasi doppia della Corsica o dell&#8217;isola di Creta.<\/p>\n<p>Nella parte centro-settentrionale di essa s&#8217;innalza una montagna poderosa, che, un tempo, sfiorava i 4.300 metri: misura notevole, che ne faceva di gran lunga la vetta pi\u00f9 alta di tutto l&#8217;Arcipelago indo-malese (a parte la Nuova Guinea, che, geograficamente, fa gi\u00e0 parte dell&#8217;Oceania): il monte Rantemaio, sull&#8217;isola di Sulawesi, nota anche come Celebes, raggiunge, infatti, &quot;appena&quot; i 3.478 metri; il Semeru, sull&#8217;isola di Giava, arriva a 3.676 e il Kinabalu, nel Borneo, a stento tocca i 4.000. In Europa sono solo sei le cime pi\u00f9 note che oltrepassano quota 4.000, tre delle quali nel Caucaso (tra cui la maggiore di tutte, l&#8217;Elbrus, 5.642 m.), al confine con l&#8217;Asia; le altre tre sono tutte nelle Alpi Occidentali: il Monte Bianco (4.810 m.), il Monte Rosa e il Dom.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che il Tambora <em>sfiorava<\/em> i 4.300 metri, per la precisione toccava i 4.282 sul livello del mare; oggi, infatti, la sua vetta \u00e8 &quot;scesa&quot; a quota 2.850, che \u00e8 pur sempre una bella altezza, ma qualcosa come 1.500 metri <em>di meno<\/em> dell&#8217;altezza originaria: e diciamo &quot;originaria&quot; per comodit\u00e0 di linguaggio, perch\u00e9, di fatto, nessuna montagna resta sempre uguale a se stessa, ma <em>tutte<\/em> sono soggette a crescere o diminuire d&#8217;altezza, per una serie di fenomeni fisici, sia di erosione da parte degli agenti atmosferici, sia d&#8217;innalzamento delle dorsali di cui fanno parte, soprattutto per l&#8217;azione reciproca delle &quot;placche&quot; o &quot;zolle&quot; di cui \u00e8 costituita la crosta terrestre, insieme alla parte superiore del mantello, chiamata dai geologi astenosfera. La drastica riduzione del Tambora \u00e8 dovuta a quella che \u00e8 stata la pi\u00f9 grande esplosione vulcanica nella storia della Terra, almeno negli ultimi secoli, e una delle pi\u00f9 imponenti in assoluto su scala storica; per la preistoria, la pi\u00f9 grande dovrebbe essere stata quella del Toba, sempre in Indonesia, databile a circa 750.000 anni fa, e che pare abbia avuto conseguenze apocalittiche sulla popolazione umana allora esistente su tutto il pianeta, a causa degli sconvolgimenti climatici che determin\u00f2 (il monte Toba, fra parenesi, non esiste pi\u00f9 e gli scienziati ne sospettano l&#8217;esistenza a causa delle caratteristiche del lago omonimo, che, secondo il geologo olandese Rein van Bemmelen, sarebbe la caldera di un vulcano scomparso).<\/p>\n<p>Era il 10 aprile del 1815: Napoleone era rientrato trionfalmente a Parigi il 20 marzo 1815, mentre i ministri delle grandi potenze erano da tempo riuniti a Vienna, per ridisegnare la carta dell&#8217;Europa; le Indie orientali olandesi erano state temporaneamente occupate dalla flotta britannica, che le avrebbe poi &quot;restituite&quot; ai legittimi proprietari (legittimi, si fa per dire); la decisiva battaglia di Waterloo era nell&#8217;aria, ma sarebbe stata combattuta solo il 18 giugno. In Europa nessuno, o ben pochi, avevano mai sentito nominare il Monte Tambora; ma se ne sarebbero ricordati un anno dopo, perch\u00e9 l&#8217;inverno del 1815-16 fu freddissimo e il 1816 sarebbe passato alla storia come &quot;l&#8217;anno senza estate&quot;, a causa del cielo coperto e delle temperature insolitamente fresche, tanto da causare danni gravissimi ai raccolti e da ridurre alla fame milioni di persone in tutto il mondo, compresa l&#8217;America Settentrionale. Se all&#8217;eruzione del Tambora, che scagli\u00f2 nell&#8217;atmosfera immense quantit\u00e0 di materiale eruttivo, si sommano gli effetti di altre eruzioni vulcaniche avvenute quasi contemporaneamente, come quella del Soufri\u00e8re, nell&#8217;isola caraibica di Montserrat, nel 1812, e quella del Mayon, sull&#8217;isola filippina di Luzon, nel 1814, si comprende perch\u00e9 i climatologi chiamino quel periodo storico come la &quot;piccola era glaciale&quot; del XIX secolo, caratterizzato da inverni particolarmente rigidi e da una serie di estati &quot;mancate&quot;.<\/p>\n<p>Scrive il geologo americano Stanely Williams, professore all&#8217;Universit\u00e0 dell&#8217;Arizona, nel suo libro <em>Sopravvivere all&#8217;inferno<\/em> (titolo originale: <em>Surviving Galeras<\/em>, 2001; traduzione dall&#8217;inglese di Lidia Perria, Milano, Casa Editrice Corbaccio, 2001, pp. 242-244):<\/p>\n<p><em>Trentadue anni dopo la pi\u00f9 grande eruzione non esplosiva della nostra era [quella del Laki, in Islanda, nel 1783], il mondo assisteva al&#8217;eruzione esplosiva pi\u00f9 potente che si conosca a memoria d&#8217;uomo, un&#8217;eruzione che ha modificato il clima globale ancora pi\u00f9 del Laki e ha avuto un impatto di gran lunga superiore sul piano sociale in tutto il mondo [alcuni studiosi pensano che gli effetti sul clima di quella eruzione, e i conseguenti cattivi raccolti, abbiano contribuito alo scoppio della Rivoluzione francese del 1789]. L&#8217;eruzione \u00e8 avvenuta nell&#8217;aprile 1815sul Tambora, uno dei tanti vulcani situati sulle isole dell&#8217;Indonesia, come il Krakatoa, che \u00e8 entrato a sua volta in attivit\u00e0 sessantotto ani dopo. (Questa collana di vulcani indonesiani fa parte dell&#8217;&quot;anello di fuoco&quot; del Pacifico). Il Tambora, che sorge nell&#8217;isola densamente popolata di Sumbawa, era la montagna pi\u00f9 imponente dell&#8217;Indonesia, con i suoi 4.282 metri di altezza.<\/em><\/p>\n<p><em>In un&#8217;eruzione che probabilmente \u00e8 la pi\u00f9 potente degli ultimi diecimila anni, il Tambora erutt\u00f2 dagli ottanta ai centodieci chilometri cubi di magma, gas e cenere, da cento a centocinquanta volte pi\u00f9 del St. Helens [il vulcano Sant&#8217;Elena, nello Stato di Washington, che l&#8217;eruzione del 18 maggio 1980 &quot;abbass\u00f2&quot; di 400 metri]. L&#8217;esplosione del 10 aprile fu udita a 2.500 chilometri di distanza e la colonna eruttiva raggiunse i 48 chilometri di altezza. Ricadendo, diede origine ad almeno otto imponenti flussi piroclastici, che si prolungarono per quasi veti chilometri a partire dalla vetta, decimando la popolazione di Sumbawa. La cenere cadde a 1.300 chilometri di s\u00ec distanza facendo piombare nell&#8217;oscurit\u00e0 la regione del Tambora per due giorni e per un raggio di 480 chilometri. Un&#8217;onda di maremoto provocata dal vulcano, probabilmente per effetto dei flussi piroclastiche raggiunsero il mare, viaggi\u00f2 per oltre 1.200 chilometri . Il mare di Giava fu ricoperto tutt&#8217;intorno da uno strato di pomice alto sessanta centimetri, tanto da interferire con la navigazione: quattro anni dopo, le navi che salpavano dal porto incontravano ancora zattere di detriti vulcanici. Il vulcano espulse tanto materiale da collassare, formando una classica caldera del diametro di oltre sei chilometri e della profondit\u00e0 di quasi ottocento metri. Nel disastro, l&#8217;altezza della montagna si ridusse di 1.432 metri tanto che attualmente misura 2.850 metri.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;eruzione del Tambora fu la pi\u00f9 grave della storia per quanto riguarda il numero delle vittime, valutate fra le 92.000 e le 117.000. Circa diecimila morirono subito per effetto dei flussi piroclastici, mentre gli altrui furono uccisi da crolli, carestie ed epidemie, quando la cenere ricopr\u00ec le isole di Sumbawa, Lombok e Bali.<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre il Tambora espulse nell&#8217;atmosfera circa duecento milioni di tonnellate di aerosol vulcanico, una quantit\u00e0 enorme, che fu in parte responsabile di alcune annate particolarmente rigide in molte zone del globo. Nei primi anni, l&#8217;enorme infusione di gas e cenere nell&#8217;atmosfera e nella stratosfera cre\u00f2 dei tramonti straordinari, dal momento che i raggi solari venivano filtrati attraverso la nebbia vulcanica. Nell&#8217;estate e nell&#8217;autunno del 1815 gli inglesi rimasero incantati da quei tramonti, soffusi di un rosso e di un arancio luminoso, che il pittore inglese J. M. W. Turner riusc\u00ec a e sulla tela in tutta la loro intensit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma gli effetti del Tambora si avvertirono ancor pi\u00f9 l&#8217;anno successivo, che negli Stati Uniti \u00e8 diventato proverbiale col nome di &quot;anno senza estate&quot;. Sulla costa atlantica dell&#8217;America settentrionale e in Europa, le temperature scesero in modo significativo al di sotto della norma, e numerose gelate estive, insieme alla brevit\u00e0 della stagione mite, danneggiarono i raccolti, causando problemi di vettovagliamento. Negli Dati Uniti e carestie in alcune regioni dell&#8217;Europa. In America, il freddo e la scarsit\u00e0 del raccolto solecitarono un&#8217;imponente migrazione verso il West, mentre in Europa le carestie diedero inizio a un vasto movimento migratorio verso gli Stati Uniti.<\/em><\/p>\n<p><em>Per i cittadini della giovane repubblica americana, gli anni dal 1810 al 1815 erano gi\u00e0 stati pi\u00f9 freddi del normale, in apparenza a causa dell&#8217;attivit\u00e0 delle macchie solari e di altre anomalie solari. Nel 1813, 1814 e 1815 il rendimento del raccolto negli stati nordorientali era stato inferiore alla norma. Nel 1815 e 1816 gli americani avevano assistito a tramonti di fuoco e notato una foschia persistente, che conferiva al sole un alone rosso.<\/em><\/p>\n<p>Fin qui, gli aspetti scientifici dell&#8217;eruzione del Tambora del 1815. E mentre il vulcanologo calcola quanti milioni di metri cubi di roccia, di magma, di cenere e di gas il vulcano ha eruttato, e a quanti chilometri di distanza li ha scagliati; mentre il climatologo studia gli effetti della dispersione nell&#8217;atmosfera di tutti quei materiali, e perfino l&#8217;economista fa un inventario e un bilancio dei danni sofferti dall&#8217;agricoltura nel periodo 1815-1817, il moralista ha di che ispirarsi per le sue riflessioni sulla caducit\u00e0 della vita umana, e il filosofo, specialmente se \u00e8 un cattivo filosofo &#8212; come Voltaire, o come Leopardi &#8211; ossia uno che si lascia guidare dall&#8217;emotivit\u00e0 e da idee preconcette, pi\u00f9 che dal ragionamento rigoroso basato sui fatti, vede nella eruzione del Tambora l&#8217;ennesima prova circa la irrilevanza della presenta umana sulla terra, e un ulteriore indizio della probabile inesistenza di Dio, o, quanto meno, di una divina Provvidenza. Un buon filosofo, invece, come del resto un teologo serio, vedono in simili fatti la naturale manifestazione di forze fisiche presenti nel sistema terreste, che, essendo legato alle condizioni della materia, non pu\u00f2 che produrre <em>anche<\/em> eventi i quali, dal punto di vista umano, sono catastrofici, bench\u00e9 non lo siano, per la natura, in senso assoluto, tanto \u00e8 vero che per milioni di microrganismi la morte di alcune migliaia di esseri umani non solo non \u00e8 un male, ma \u00e8 decisamente un bene; e tuttavia non assolutizza una tale constatazione, non la estende dal piano fisico a quello spirituale, non ne fa discendere delle conclusioni metafisiche alquanto maggiori delle premesse, ma sa vedere, anche dietro il male e la distruzione, il disegno complessivo di una Intelligenza buona, di un Amore universale che si serve di tutte le manifestazioni della realt\u00e0 materiale per suggerire &#8211; senza violare, imponendosi, la libert\u00e0 umana &#8211; la propria presenza discreta, e per attirare le anime a S\u00e9, non <em>a dispetto<\/em> del male e della sofferenza, ma proprio <em>attraverso<\/em> la misteriosa via del male e della sofferenza, cio\u00e8 la via della Croce.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un altro aspetto, tuttavia, che non pu\u00f2 non attirare l&#8217;attenzione del filosofo: vogliamo dire la struggente bellezza di quei tramonti infuocati che brillarono per mesi nei cieli dell&#8217;Europa e dell&#8217;America, e che conferirono un alone d&#8217;incomparabile splendore allo spettacolo quotidiano del sole che declina e scompare dietro l&#8217;orizzonte occidentale; splendore che venne prontamente catturato dal pennello di artisti come il grande pittore inglese William Turner, le cui tele donarono al pubblico delle anime gentili, e doneranno sempre, momenti di sublime contemplazione e bagliori di estatico rapimento. \u00c8 dunque crudele, il vasto e misterioso oceano della bellezza sensibile? La conquista della bellezza implica un atto di crudelt\u00e0, e si nutre della sofferenza e del terrore altrui? Non \u00e8 infatti crudele pensare che un evento cos\u00ec catastrofico, cos\u00ec luttuoso, non solo per le popolazioni della remota isola di Sumbawa, le quali erano state colpite direttamente, ma anche per decine di migliaia di altri esseri umani, i quali morirono di fame o dovettero stiparsi sulle navi degli emigranti, e lasciare i loro paesi affamati in cerca di fortuna dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano, gener\u00f2, per un effetto dovuto alle ceneri sospese negli strati superiori dell&#8217;atmosfera, dei fenomeni ottici di una bellezza fastosa ed esotica, stendendo una patina preziosa sullo spettacolo abituale del cielo vespertino, ed ispirando poeti, pittori e coppie di romantici innamorati? Questione ardua, estremamente complessa, che altra volta abbiamo toccato, ma che meriterebbe una riflessione ancor pi\u00f9 ampia, vista la sua profondit\u00e0 abissale, e la rilevanza delle sue implicazioni sotto il profilo spirituale e morale, oltre che sotto quello strettamente estetico (cfr. i nostri precedenti articoli: <em>Se la bellezza \u00e8 terrore, cos&#8217;\u00e8 allora il desiderio?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 19\/12\/2010; e L&#8217;estetica romantica del Sublime si \u00e8p alimentata con la &quot;scoperta&quot; dei Monti Pallidi, pubblicato su <em>Il Corriere delle Regioni<\/em> il 30\/082015). Non \u00e8 certo questa la sede adatta per sviluppare un simile discorso. Nondimeno, cos\u00ec come il binomio amore-morte ha prodotto numerosi capolavori artistici, perch\u00e9 affonda le sue radici in una realt\u00e0 misteriosa, ma innegabile e viva, che giace negli abissi dell&#8217;anima umana, la stessa cosa si pu\u00f2 dire per il binomio terrore-bellezza, che \u00e8 stato esplorato da numerosi pittori, poeti, musicisti, e anche da un certo numero di pensatori e di mistici. Che altro \u00e8, per esempio, se non contemplazione di un s\u00ec tremendo mistero, la devozione e la preghiera speciale vissuta dal credente dinanzi all&#8217;immagine del Crocifisso, morente e con il capo incoronato di spine?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;isola di Sumbawa \u00e8 una delle maggiori fra le Piccole isole della Sonda, in Indonesia, fra l&#8217;Oceano Indiano e il Pacifico: con i suoi 15.500 kmq.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30160,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[47],"tags":[92],"class_list":["post-24980","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geografia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-geografia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24980","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24980"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24980\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30160"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24980"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24980"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24980"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}