{"id":24979,"date":"2018-12-19T03:41:00","date_gmt":"2018-12-19T03:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/12\/19\/errore-o-peccato\/"},"modified":"2018-12-19T03:41:00","modified_gmt":"2018-12-19T03:41:00","slug":"errore-o-peccato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/12\/19\/errore-o-peccato\/","title":{"rendered":"Errore o peccato?"},"content":{"rendered":"<p>Mano a mano che la societ\u00e0 occidentale si \u00e8 secolarizzata, mano a mano che il processo di laicizzazione \u00e8 penetrato e si \u00e8 diffuso perfino nel clero e fra i teologi cattolici, si \u00e8 verificato uno slittamento semantico della parola &quot;peccato&quot; verso la parola &quot;errore&quot;. Naturalmente sono due cose diverse e questi slittamento ha un solo significato: il tentativo di naturalizzare gli istinti cattivi e di liberalizzare il peccato, togliendogli la macchia di riprovazione morale che da sempre lo accompagna, almeno in tutti quei casi nei quali \u00e8 possibile attenuare o minimizzare la sua gravit\u00e0. Fateci caso: non si sentono pi\u00f9 frequentemente espressioni che un tempo, fra i cattolici, erano comuni, come l&#8217;umanit\u00e0 peccatrice; perfino il concetto della Redenzione di Cristo viene sovente banalizzato, perch\u00e9 riducendo il peccato ad un semplice errore, non si capisce bene che cosa sia venuto a fare Cristo in terra e perch\u00e9 si sia dato la pena di moire sulla croce. La svalutazione del senso del peccato ha prodotto, quindi, la svalutazione implicita della Redenzione: in fin dei conti, la condizione morale dell&#8217;umanit\u00e0 non \u00e8 poi cos\u00ec disastrosa da dover richiedere un estremo rimedio come l&#8217;Incarnazione di Cristo e la sua Passione, Morte e Resurrezione. Diamo allora una definizione, che dissipi ogni possibile ambiguit\u00e0: il peccato \u00e8 in primo luogo una offesa fatta a Dio, una trasgressione della sua legge e un rifiuto del suo amore e dell&#8217;ordine da lui stabilito; secondariamente, \u00e8 un danno fatto a se stessi o ad altri, recato in piena consapevolezza e quindi con una volont\u00e0 malvagia. Un errore, viceversa, pu\u00f2 essere, s\u00ec, di danno a qualcuno, ma senza intenzione malvagia o senza iena consapevolezza. Un ragazzo dotato di talento artistico, che decide di iscriversi alla facolt\u00e0 di matematica, commette certamente un errore, perch\u00e9 mortifica il suo talento e va incontro a delusioni e insuccessi: questo \u00e8 un errore. Ma una ragazza che rimane incinta e rifiuta di assumersi la responsabilit\u00e0 della vita nascente, preferendo risolvere il suo problema andando ad abortire, non commette solo un errore, ma un peccato, e anche molto grave. Un errore pu\u00f2 essere un peccato, ma pu\u00f2 anche non esserlo; un peccato \u00e8 certamente un errore, ma non \u00e8 solo un errore, \u00e8 una cosa assai pi\u00f9 grave: \u00e8 un disprezzare l&#8217;amore di Dio e un calpestare la sua santa volont\u00e0.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che la trasformazione del peccato in errore riflette una secolarizzazione della societ\u00e0 e tradisce una naturalizzazione degli istinti. Se gli istinti vengono presentati come qualcosa di naturale, e perci\u00f2 di innocente, \u00e8 chiaro che il peccato finisce per svaporare, per dissolversi: dov&#8217;\u00e8 il peccato, se il peccatore non ha fatto altro che assecondare i propri istinti? Non solo: proseguendo per questa strada, si arriva necessariamente al capovolgimento della morale: se gli istinti sono innocenti, se sono tutti buoni, allora il vero peccato \u00e8 reprimerli, e il vero peccatore \u00e8 colui che non permette loro di manifestarsi liberamente. Questo capovolgimento non \u00e8 recente, anzi: appare gi\u00e0 esplicitamente delineato nel\u00a0<em>Decameron<\/em>. Per Boccaccio, il vero peccato consiste nel resistere al richiamo dell&#8217;amore; e poco importa che egli precisi, ma non sempre, che l&#8217;amore di cui si parla \u00e8 qualcosa di onesto e finalizzato al matrimonio, come nella novella di Nastagio degli Onesti: il fatto \u00e8 che per Boccaccio l&#8217;amore \u00e8 un istinto naturale, e dunque buono in se stesso. Qui, a ben guardare, c&#8217;\u00e8 un doppio errore: che gli istinti siano tutti buoni, e che l&#8217;amore sia un istinto, mentre l&#8217;amore \u00e8 cosa diversa dall&#8217;istinto sessuale; eppure la concezione naturalistica dell&#8217;amore \u00e8 arrivata fino a noi, e, se possibile, \u00e8 stata ulteriormente rafforzata, fino ad assurgere allo status di un dogma. Sia maledetto chi vuol porre dei confini all&#8217;amore, dice una delle &quot;donne dannate&quot; di Baudelaire, nei <em>Fiori del male<\/em>: che c&#8217;entra la morale con l&#8217;amore? Oggi le cose sono giunte a un punto tale che tutto, in amore, sembra lecito, perch\u00e9 tutto sembra buono; se c&#8217;\u00e8 l&#8217;amore, che cosa manca? Questo \u00e8 il ritornello che gli stessi cattolici progressisti non si stancano di ripetere, ad esempio quando si parla di coppie omosessuali e di adozioni di bambini da parte di tali coppie. Non \u00e8 forse l&#8217;amore la sola cosa che conta veramente? Ma, come gi\u00e0 faceva Boccaccio, non ci si prende la briga di distinguere fra eros e amore, fra passione erotica e sentimento amoroso.<\/p>\n<p>Inoltre non \u00e8 vero che gli istinti sono tutti buoni; \u00e8 vero che Freud ha messo in guardia contro il tentativo di reprimerli, perch\u00e9 ci\u00f2 condurrebbe fatalmente alla nevrosi. Ha anche detto, per\u00f2, che fra la nevrosi e la barbarie, il male minore \u00e8 pur sempre la nevrosi: cedere a tutti gli impulsi equivarrebbe a precipitare l&#8217;umanit\u00e0 nell&#8217;abisso del disordine pi\u00f9 distruttivo. Ma i moderni freudiani non hanno dato retta al maestro a questo proposito, e si sono spinti ben oltre, fino a capovolgere il ragionamento: meglio la barbarie che la nevrosi, perch\u00e9 la repressione, e la nevrosi che ne \u00e8 il frutto, \u00e8 il male assoluto. La societ\u00e0 repressiva, infatti, \u00e8 la societ\u00e0 che i contemporanei odiano, la societ\u00e0 che vorrebbero bruciare, sulla quale vorrebbero sputare tutto il loro disprezzo: peccato che non in possano levarsi nemmeno questa soddisfazione postuma, perch\u00e9 la societ\u00e0 repressiva non esiste pi\u00f9, almeno in Occidente. Al suo posto, si \u00e8 affermata la societ\u00e0 permissiva: la societ\u00e0 educata, o piuttosto diseducata, all&#8217;insegna del <em>proibito proibire<\/em>, con i genitori e gli insegnanti letteralmente terrorizzati dall&#8217;idea di dire un &quot;no&quot; al bambini o al ragazzo, perch\u00e9 quel &quot;no&quot; potrebbe traumatizzarlo e causargli chiss\u00e0 quali terribili scompensi e conflitti psicologici, se non scatenare una nevrosi vera e propria.<\/p>\n<p>Si osservi la parentela fra Sade e Bernardin de Saint Pierre, fra il volto brutale e il volto zuccheroso dell&#8217;antropologia illuminista (e anche di quella preromantica). Per Sade si dovrebbe instaurare una nuova societ\u00e0 con una nuova religione: la religione degli istinti soddisfatti, del piacere raggiunto calpestando ogni pudore e ogni legge morale; per i cultori del mito del &quot;buon selvaggio&quot;, l&#8217;uomo primitivo \u00e8 naturalmente buono perch\u00e9 innocente, ed \u00e8 innocente perch\u00e9 in lui gli istinti prevalgono sulla ragione e sulla volont\u00e0. Sono due facce della stessa medaglia: il marchese de Sade, in fondo, si sente nel giusto, o perlomeno nel suo diritto, a calpestare la morale in nome del proprio piacere, cos\u00ec come il buon selvaggio \u00e8 &quot;innocente&quot; nei suoi istinti, e quindi nei suoi amori. Il selvaggio \u00e8 gi\u00e0 felice cos\u00ec com&#8217;\u00e8, perch\u00e9 vive allo stato di natura; il sadico parigino lotta per riconquistare la felicit\u00e0 perduta, che gli \u00e8 stata sottratta dalla societ\u00e0 civilizzata. La sua violenza, in ultima analisi, \u00e8 diretta a spezzare le catene di un lungo servaggio e di una lunga repressione, quindi \u00e8 pi\u00f9 che giustificata; non stupida e nemmeno inutile. Infatti: c&#8217;\u00e8 un <em>metodo<\/em> negli eroi di Sade, c&#8217;\u00e8 una rigorosa consequenzialit\u00e0 nel modo in cui perseguono il male (altrui), sostenendo che \u00e8 un bene, perch\u00e9 <em>a loro<\/em> fa bene riconquistare la perduta libert\u00e0 degli istinti. E la prova che l&#8217;ordine dell&#8217;universo \u00e8 dalla loro parte, e non dalla parte delle persone virtuose, si trova nel destino di Justine, l&#8217;infelice ragazza che soffre le peggiori miserie per aver difeso la propria virt\u00f9; mentre la malvagia Juliette, sua sorella, che ha assecondato tutti i propri vizi, trionfa sul piano sociale e finisce per diventare addirittura una nobildonna. \u00c8 la stessa filosofia che gi\u00e0 aveva teorizzato Bernard de Mandeville con la <em>Favola delle api<\/em>: i vizi sono necessari al progresso della societ\u00e0 e anche al suo benessere, mentre le virt\u00f9 saranno anche belle, per\u00f2 sono sterili. Da questa idea deriva una importante conseguenza che sar\u00e0 destinata a un grande avvenire: coprire il proprio egoismo \u00e8 indice d&#8217;ipocrisia. Migliori, molto migliori sono i selvaggi, che non si curano di apparire diversi da quel che sono; e perci\u00f2 anche i libertini, i sadici e i depravati, per la stessa ragione: non si nascondono, non coprono le loro azioni dietro il manto del perbenismo. Infatti, nei <em>Viaggi di Gulliver<\/em>, i miserabili e fecali Yahoo sono, in fin dei conti, migliori della razza umana, mentre quest&#8217;ultima si ammanta di ipocrisia, ma \u00e8 ben peggiore degli stesi Yahoo, dato che in essa albergano lussuria, violenza e avarizia. Arrivando ai nostri giorni: un vecchio borghese che vuol portarsi a letto una ragazzina \u00e8 disgustoso, abominevole, meriterebbe la forca o la lapidazione; ma un pasoliniano &quot;ragazzo di vita&quot; \u00e8 giustificato a priori, e una eroina di Moravia, come la protagonista de <em>La vita interiore<\/em>, lo \u00e8 altrettanto, perch\u00e9 loro, almeno, sono innocenti o vorrebbero riconquistare l&#8217;innocenza, non gi\u00e0 nel senso di comportarsi secondo la morale, ma nel senso di non provare alcuna vergogna e di non celare in alcun modo quel che sono e quel che fanno. E se un facoltoso uomo politico di sinistra va all&#8217;estero a comperare un bambino con la pratica dell&#8217;utero in affitto, poi se ne torna a casa per godere, insieme al suo compagno, le gioie della paternit\u00e0 (o della maternit\u00e0?), nessuno fra gli intellettuali politicamente corretti, nessuno fra gli scrittori e i pensatori progressisti trova che ci sia qualcosa da eccepire; ma se un uomo politico di tutt&#8217;altra area indulge alle feste e ai balletti rosa con le minorenni, allora costui \u00e8 un miserabile, uno sporcaccione, un delinquente<\/p>\n<p>La stessa dinamica del doppio binario si verifica nel mondo cattolico e all&#8217;interno della Chiesa. Se un prete progressista seduce e fa l&#8217;amore con parecchie delle sue parrocchiane o se allunga le mani su qualche chierichetto o qualche imberbe seminarista, subito trova una legione di avvocati difensori, sempre in nome della &quot;innocenza&quot; di certi istinti (quando non negano addirittura che abbia commesso qualcosa di penalmente rilevante); ma se nell&#8217;accusa di pederastia o sodomia incorre un prelato considerato conservatore e &quot;tradizionalista&quot;, nessuno gli porge un salvagente, anzi, tutti sparano a raffica su di lui e si compiacciono del fatto che sia stato condannato da un tribunale, anche se esistono fortissime ragioni di sospetto nei confronti sia delle accuse, sia della sentenza. Ci siamo soffermati su questo aspetto per far notare come l&#8217;accusa d&#8217;ipocrisia, quando si parla di comportamenti moralmente censurabili, sia sempre un&#8217;arma a doppio taglio: i progressisti la usano solitamente per infangare e denigrare i conservatori, ma, se a incorrere nei medesimi comportamenti sono degli altri progressisti, allora essi adoprano due pesi e due misure e trovano il modo di scagionare e assolvere quelli che ritengono dei compagni ideologici, oppure si spingono ancor pi\u00f9 in l\u00e0 e affermano che non c&#8217;\u00e8 nulla di censurabile, nulla di cui valga la pena discutere in quei comportamenti. Che la societ\u00e0 laica abbia totalmente espulso da s\u00e9 la nozione di peccato e che l&#8217;abbia trasformata in errore, \u00e8 perfettamente comprensibile: una volta imboccata la strada dell&#8217;umanesimo, bisognava rimuovere quel che, dell&#8217;uomo come essere naturale, pu\u00f2 non piacere, perch\u00e9 non \u00e8 bello; e soprattutto bisogna far sparire anche il ricordo, se possibile, dei tempi &quot;oscuri&quot; nei quali la morale si permetteva di fargli i conti in tasca e gli chiedeva ragione dei suoi comportamenti illeciti e aberranti. Ma che la stessa operazione sia stata intrapresa dalla cultura cattolica e perfino dai teologi, e che da l\u00ec si sia riversata, per mille rivoli, dall&#8217;alto al basso clero, e infine tra i fedeli, sino a far sparire, o quasi, la nozione di peccato, grazie a una malintesa idea di &quot;realizzazione&quot; dell&#8217;uomo, sempre vista in senso antropocentrico, oppure fino a pretendere che ogni peccato scompaia davanti alla misericordia di Dio, come se Dio fosse un prestigiatore che fa sparire con la bacchetta magica quello che non \u00e8 buono, e lo trasformi in qualcosa di valido, di lecito, perfino di apprezzabile, \u00e8 semplicemente un tradimento. Cos\u00ec, le acrobazie di padre James Martin per dimostrare che <em>gay \u00e8 bello<\/em> e che la Chiesa non solo non dovrebbe condannare la sodomia, ma dovrebbe aprirsi al mondo omosessuale e valorizzarlo, perch\u00e9 formato da persone che vanno benissimo cos\u00ec come sono, e nel cui modo di vivere non c&#8217;\u00e8 niente di sbagliato, questo \u00e8 un tradimento vero e proprio nei confronti dell&#8217;idea cristiana di purezza e di fedelt\u00e0 a Dio. E anche l&#8217;idea che l&#8217;uomo abbia comunque il diritto di &quot;realizzarsi&quot; \u00e8 totalmente sbagliata da un punto di vista cristiano, perch\u00e9 non esiste alcuna possibilit\u00e0 di realizzazione per l&#8217;uomo, se questi rifiuta di accordare la propria vita con ci\u00f2 che Dio chiede: una vita pura e aliena dal peccato. <em>Se il tuo occhio ti d\u00e0 scandalo, strappatelo<\/em> &#8212; dice Ges\u00f9 <em>-: \u00e8 meglio per te entrare nel regno dei cieli senza un occhio che finire nella Geeenna con entrambi gli occhi<\/em>; \u00e8 un discorso molto chiaro, non \u00e8 vero? D&#8217;altra parte, si farebbe troppo onore a quei signori impostando una discussione come questa sul piano puramente speculativo Non si tratta solo di una nuova concezione del peccato, pi\u00f9 aperta, pi\u00f9 elastica, pi\u00f9 tollerante, penetrata nel cattolicesimo dalla cultura profana, che l&#8217;ha gi\u00e0 accolta e fatta propria da almeno due o tre secoli; no: \u00e8 sostanzialmente qualcosa di pi\u00f9 concreto, di pi\u00f9 basso e pi\u00f9 meschino; e anche di pi\u00f9 sporco. Mano a mano che appaiono le proporzioni colossali degli abusi sessuali da parte del clero, e mano a mano che viene in luce &#8212; bench\u00e9 i <em>mass-media<\/em> facciano di tutto per occultarlo &#8212; il legame fra clero progressista e abusi sessuali, appare sempre pi\u00f9 chiaro che i teologi, i cardinali e i vescovi progressisti, minimizzando il peccato, e specialmente il peccato contro natura, hanno condotto la propria difesa preventiva: dovevano proteggere il loro stile di vita. Sprofondati nel vizio, dediti allo stupro dei minori e alla fornicazione incessante, molti di loro si sentivano spinti a elaborare gli strumenti concettuali e teologici, diciamo cos\u00ec, per attenuare le loro colpe, una volta che fossero venute in luce, e per predisporre una rete sulla quale sarebbero potuti cadere, se mai fossero caduti, senza riportare alcun danno. La vicenda del cardinale McCarrick e la fitta ed estesissima rete di complicit\u00e0 ed omert\u00e0 che essa fa emergere, indica quanto in profondit\u00e0 fosse giunta la putredine, cos\u00ec come mostra i legami palesi fra questo clero corrotto e le istanze progressiste d&#8217;una certa chiesa che, anche a casa nostra, adora Marco Pannella e la signora Bonino&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mano a mano che la societ\u00e0 occidentale si \u00e8 secolarizzata, mano a mano che il processo di laicizzazione \u00e8 penetrato e si \u00e8 diffuso perfino nel<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[157],"class_list":["post-24979","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24979","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24979"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24979\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24979"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24979"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24979"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}