{"id":24977,"date":"2016-03-24T09:31:00","date_gmt":"2016-03-24T09:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/24\/il-grande-errore-della-teologia-della-liberazione\/"},"modified":"2016-03-24T09:31:00","modified_gmt":"2016-03-24T09:31:00","slug":"il-grande-errore-della-teologia-della-liberazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/24\/il-grande-errore-della-teologia-della-liberazione\/","title":{"rendered":"Il grande errore della teologia della liberazione"},"content":{"rendered":"<p>Non vogliamo fare qui tutta la storia della teologia della liberazione, delle sue origini, delle sue formulazioni, delle sue prese di posizione nel corso degli ultimi decenni; ci vorrebbero parecchi volumi. Vogliamo solo andare al nocciolo della questione, non senza aver ricordato, qualora ce ne fosse bisogno, che la teologia della liberazione \u00e8 una dottrina non cattolica e non riconosciuta come tale dal Magistero ecclesiastico, il quale per due volte, con Giovanni Paolo II e con Benedetto XVI, si \u00e8 pronunciato su di essa in forma solenne, e l&#8217;ha irrevocabilmente condannata. Perci\u00f2 i cattolici progressisti e i preti e modernisti e pauperisti si mettano il cuore in pace: se si parla della teologia della liberazione, non \u00e8 per vedere se sia o no compatibile, sia o no accettabile, se sia o no auspicabile, all&#8217;interno della Chiesa acattolica; perch\u00e9, all&#8217;interno della Chiesa cattolica, non c&#8217;\u00e8 posto per essa, punto e fine. Semmai, quel che interessa \u00e8 capire dove stia esattamente l&#8217;errore, dove si nasconda il pungiglione velenoso, per trarre un insegnamento da tale esperienza e stare in guardia affinch\u00e9 simili deviazioni non abbiano a ripetersi.<\/p>\n<p>E allora diciamolo subito: il problema non \u00e8, o non \u00e8 principalmente, nel fatto della &quot;opzione preferenziale dei poveri&quot;, ma nel fatto dello slittamento della dottrina e della prassi cattolica dal piano religioso a quello politico-sociale; e, come se ci\u00f2 non bastasse &#8212; e gi\u00e0 sarebbe una eresia gravissima &#8211; l&#8217;adozione sistematica di categorie e chiavi di lettura desunte di sana pianta dall&#8217;ideologia marxista-leninista, con tanto di lotta di classe, rivoluzione e soppressione fisica degli avversari. Uno dei suoi massimi esponenti, il sacerdote colombiano Camilo Torres Restrep, ne ha dato personalmente l&#8217;esempio, andando a combattere in montagna, armi alla mano, contro il governo &quot;ingiusto&quot; e &quot;oppressivo&quot;, rimanendo ucciso quasi subito, nel 1966, durante una operazione militare (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abSe Ges\u00f9 Cristo va alla guerra, mitra in spalla\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb in data 18\/05\/2015). Una scelta legittima in quanto marxisti o in quanto rivoluzionari; non in quanto cristiani, e tanto meno in quanto preti. Che c&#8217;entra il mitra col Vangelo? Oh, sappiamo bene quel che dicono, arrivati a questo punto, i fautori della teologia della liberazione: &quot;Voi cattolici conservatori siete solidali con i poveri solo a parole; ma, quando si passa all&#8217;atto pratico, siete contrari a qualunque azione politica mirante alla giustizia, e dunque, obiettivamente, siete dalla parte dei ricchi oppressori: siete dalla parte del ricco Epulone contro il povero Lazzaro&quot;.<\/p>\n<p>Risposta: i cattolici non sono n\u00e9 conservatori, n\u00e9 rivoluzionari, per il semplice fatto che il cattolicesimo non \u00e8 una ideologia politica. Se ha, talvolta, dei riflessi politici, segue la prassi pacifica e democratica, e tenta di modificare le situazioni di ingiustizia in maniera non violenta. Ha, inoltre, una sua dottrina sociale, che \u00e8 ben diversa da quella del marxismo e di tutte le altre ideologie di sinistra, rivoluzionarie, atee e materialiste: perch\u00e9 si fonda sull&#8217;idea e sulla prassi della collaborazione armoniosa fra le classi e non sull&#8217;idea della loro contrapposizione implacabile e permanente, che trasformerebbe la societ\u00e0 in un perenne campo di battaglia. La lotta violenta non \u00e8 mai legittima dal punto di vista cristiano: Ges\u00f9 Cristo si \u00e8 lasciato mettere in croce, e a Pilato che lo interrogava, ha risposto che, se il suo regno fosse stato di questo mondo, i suoi servi avrebbero lottato per difenderlo. Egli ha anche ammonito che non c&#8217;\u00e8 servo superiore al padrone; perci\u00f2, se Ges\u00f9 Cristo ha dato il supremo esempio della non violenza e del perdono (&quot;Padre, perdona loro, perch\u00e9 non sanno quello che fanno&quot;), non si capisce con quale diritto e con quale legittimit\u00e0 coloro i quali si proclamano suoi seguaci, si sentano autorizzati ad agire diversamente da lui, a impugnare le armi e a uccidere i loro nemici, e sia pure per far trionfare la &quot;buona causa&quot;. Per il cristiano, infatti, nessuna causa \u00e8 buona, se passa attraverso il sangue del proprio fratello. Solo la legittima difesa \u00e8 ammessa dalla dottrina cristiana, ma la teologia della liberazione dilata in maniera abnorme tale concetto, trasformando, di fatto, la difesa in offesa, e giustificando ogni sorta di violenza, purch\u00e9 parta dai &quot;poveri&quot; e sia diretta contro i &quot;ricchi&quot;. Il che, appunto, equivale a trasformare il cristianesimo, religione di pace e di amore, in un una dottrina politica fondata sull&#8217;odio e sulla violenza.<\/p>\n<p>Come se ci\u00f2 non bastasse, qui c&#8217;\u00e8 un grave fraintendimento riguardo al concetto evangelico dei &quot;poveri&quot;: che non sono, o non sono principalmente, i poveri in senso puramente economico, ma sono, innanzitutto, i &quot;poveri in spirito&quot;, cio\u00e8 i semplici, i miti, i fanciulli e coloro che somigliano ai fanciulli per la loro mansuetudine e per la loro disponibilit\u00e0 ad accogliere fiduciosamente la Buona Novella. Ma anche di questo abbiamo gi\u00e0 parlato, per cui non vi insisteremo oltre (cfr. il nostro articolo: \u00abBeati i poveri. Il Vangelo \u00e8 annunciato specialmente ai poveri. Ma chi sono i poveri?\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb il 06\/05\/2015).<\/p>\n<p>Alla base della teologia della liberazione, inoltre, c&#8217;\u00e8 un errore di prospettiva <em>storica<\/em>: l&#8217;assolutizzazione della dimensione socio-economico-politica e, pi\u00f9 ancora, l&#8217;assolutizzazione delle situazioni storicamente date, negli anni centrali del XX secolo, in America Latina. I fondatori della teologia della liberazione erano quasi tutti vescovi e preti del Brasile e dei Paesi di lingua spagnola del Centro e Sud America, ossia nazioni dominate, per la pi\u00f9 parte, da regimi militari, e caratterizzate da forti sperequazioni sociali. Da tale contesto specifico, quei vescovi e quei preti hanno estrapolato una dottrina di carattere generale, che, pertanto non \u00e8 &quot;cattolica&quot;, in quanto non \u00e8 universale. Non \u00e8 ammissibile che ciascun continente abbia la sua particolare dottrina cattolica: il cattolicesimo \u00e8 uno, il Magistero \u00e8 uno, il Lieto Annunzio \u00e8 uno, la Chiesa \u00e8 una. Certo, si possono capire, e autorizzare, forme specifiche di liturgia e di pastorale, adeguate ai differenti contesti: ma sempre fino a un certo punto, e sempre nel rispetto dell&#8217;unit\u00e0 fondamentale dei cattolici. I cattolici dell&#8217;America Latina non sono cattolici &quot;speciali&quot;. Forse che in altre parti del mondo, sia allora, che oggi, non esistevano e non esistono situazioni di povert\u00e0, oppressione e ingiustizia? Per\u00f2 solo quei vescovi e quei preti ne ricavarono la conclusione che il cattolicesimo, in presenza di tali condizioni, deve schierasi a fianco dei poveri nelle forme della lotta di classe, e, se necessario, della rivoluzione e della lotta armata. Ma che cosa credono, i vescovi e i preti seguaci della teologia della liberazione: che nella Giudea del I secolo, al tempo di Ges\u00f9, non vi fossero l&#8217;ingiustizia, l&#8217;oppressione e la povert\u00e0? Eppure, Ges\u00f9 non ha voluto mettersi alla testa di un movimento politico rivoluzionario: la tentazione della politica \u00e8 stata una delle tre tentazioni che ha affrontato e vinto nel deserto, quando il Diavolo ha cerato di trascinarlo fuori dal solco della sua autentica missione religiosa.<\/p>\n<p>E ora veniamo al nocciolo <em>teologico<\/em> della questione. La teologia della liberazione \u00e8 un errore perch\u00e9 equivale ad una abdicazione della teologia, ad un suicidio e ad una auto-demolizione della teologia, a favore di altre categoria del pensiero e della vita, e ci\u00f2 per un illogico e incomprensibile senso di colpa nei confronti dei &quot;poveri&quot;: come se il teologo dovesse vergognarsi, davanti allo spettacolo della povert\u00e0, del proprio sapere. Quel suo voler abbandonare i libri per mettersi al servizio dei poveri sembra un grande, ammirevole slancio di generosit\u00e0, e invece \u00e8 la cosa pi\u00f9 stupida, intellettualmente e moralmente parlando, che egli possa fare. Quando mai la persona dotta deve vergognarsi del suo sapere, o la persona intelligente della sua intelligenza, per un malinteso senso di solidariet\u00e0 con gli ignoranti o con i semplici di mente? Forse che una persona sana deve vergognarsi della sua salute, quando va a visitare un malato? O una persona onesta deve vergognarsi della sua libert\u00e0, quando va a trovare carcerato? Via, questo \u00e8 assurdo. Al contrario: chi ha ricevuto dei doni da Dio, deve metterli a frutto, a vantaggio dei suoi fratelli. Il teologo deve mettere il suo sapere a vantaggio degli uomini (di tutti gli uomini, e non solo di alcune classi sociali), e non rinunciare ad esso, non gettarlo via come qualcosa di &quot;aristocratico&quot;. Cos\u00ec facendo, egli tradisce la sua missione e deruba il suo prossimo della propria competenza, cio\u00e8, nel caso della teologia, della propria guida spirituale. Sarebbe come se il comandante di una nave, in mezzo alla tempesta, gettasse fuori bordo gli strumenti di navigazione, smettesse di dare ordini agli ufficiali, e si unisse ai passeggeri sballottati e impauriti dai marosi, rinunciando a fare ci\u00f2 che saprebbe e potrebbe fare per la salvezza comune, nella sciocca idea che, unendosi agli &quot;ultimi&quot;, adempir\u00e0 in modo migliore alla propria missione. E <em>questo<\/em> non \u00e8 certo un peccato da poco.<\/p>\n<p>Per i teologi della liberazione, al contrario, il vero peccato \u00e8 la povert\u00e0: peccato non dei poveri, ovviamente, ma dei ricchi; un <em>peccato sociale,<\/em> che contraddice il disegno divino. Per non essere corresponsabili di tale peccato, per non sporcarsene le mani, i preti e i vescovi latino-americani proclamano di voler stare dalla parte dei deboli e degli sfruttati e di rompere i ponti con i ricchi e i potenti. Visto che essi amano richiamarsi a una indefinito &quot;cristianesimo delle origini&quot;, che sarebbe stato colmo di tutte le benedizioni, mentre il cristianesimo odierno \u00e8 ricco, secondo loro, solamente di vizi e di meschinit\u00e0, giova ricordare, ancora una volta, che i primi cristiani, nell&#8217;Impero Romano del I, II e III secolo, non pensavano e non agivano come loro; e che non mutarono opinione o linea di condotta nemmeno a partire dal IV, allorch\u00e9, dopo Costantino, e soprattutto dopo Teodosio, presero il sopravvento all&#8217;interno dello Stato romano. O meglio, alcuni lo fecero, come i Circumcellioni in Nord Africa, ma vennero condannati e scomunicati: non era cos\u00ec che si doveva attuare il Vangelo; e nemmeno come, parecchi secoli pi\u00f9 tardi, fecero Fra Dolcino e altri capi di movimenti pauperisti e rivoluzionari medievali d&#8217;ispirazione cristiana. Dante Alighieri pone Fra Dolcino all&#8217;Inferno, fra gli eretici; ed \u00e8 l\u00ec che meritano di stare tutti quei pastori che, tradendo radicalmente il Vangelo, si fanno assertori di una &quot;giustizia&quot; esclusivamente mondana e sanguinaria, e la spacciano per dottrina cristiana.<\/p>\n<p>Ma ecco come il teologo francescano Leonardo Boff, brasiliano, uno degli uomini di punta della teologia della liberazione, descrive la stupefacente scoperta che tutta la sua teologia non valeva niente (cit. nella rivista <em>Presenza Cristiana<\/em> dei Padri Dehoniani, , n. 27 del 1984, Andria, p. 34):<\/p>\n<p><em>&#8230; noi siamo abituati al linguaggio della teologia. Come parlare a gente semianalfabeta, che ha una propria esperienza di vita ma mana assolutamente di basi teoriche? Com&#8217;\u00e8 difficile essere semplici! Nelle discussioni con la gente si scopre di essere culturalmente sradicati. Il nostro linguaggio risente dei condizionamenti di classe e soltanto quelli che sono andati a scuola o all&#8217;universit\u00e0 riescono a comprenderlo. Noi riteniamo che il nostro modo di parlare sia scientifico ed universalmente valido, ma dopo un&#8217;ora trascorsa con questa gente ci rendiamo conto che il linguaggio della nostra teologia \u00e8 tutt&#8217;altro che universale. \u00c8 il linguaggio di un gruppo privilegiato della Chiesa e della societ\u00e0. D&#8217;improvviso mi accorgevo che tutta la mia teologia nella sua forma linguistica non valeva niente, perci\u00f2 ha passato le notti a cambiare per me e per la gente la valuta della teologia e dell&#8217;etica in valuta locale.<\/em><\/p>\n<p>E queste sarebbero le sagge riflessioni di un teologo? Che grosso, banale fraintendimento vi \u00e8 alla base del complesso di colpa che porta un teologo cattolico a gettar via la sua teologia per farsi vicino ai poveri! Chi gli avrebbe impedito di stare vicino ai raccoglitori di caucci\u00f9 dell&#8217;Amazzonia (mentre \u00e8 rimasto pochissimo tempo con loro), lontano dalla odiata &quot;sovrastruttura&quot; (\u00e8 il suo linguaggio, ed \u00e8 un linguaggio tipicamente marxista) e accanto alle &quot;radici della vita&quot; (ossia nel mito del buon selvaggio), se lo avesse voluto, ma restando teologo? Qui c&#8217;\u00e8 una totale confusione di piani: un teologo pu\u00f2 farsi prete fra i poveri; ma \u00e8 ovvio che, fra di essi, non far\u00e0 il teologo: far\u00e0 il prete. Il teologo \u00e8 un pensatore che cerca la fede, che la rischiara alla luce della ragione naturale e delle Scritture, fin dove possibile: e chi mai gli potrebbe chiedere di rinunciare al suo sapere, per il fatto che ama i poveri e vuole star loro vicino? Se, poi, Leonardo Boff non \u00e8 stato capace di rendere i concetti della teologia accessibili a un pubblico di persone semplici, quello \u00e8 stato un suo limite personale. Ma la teologia \u00e8 una scienza: la si pu\u00f2 spiegare ai non specialisti fino a un certo punto; poi, per eccesso di semplificazione, si rischia di stravolgerla. Ed \u00e8 quello che hanno fatto i teologi della liberazione: hanno stravolto e distrutto la teologia, inseguendo la chimera di renderla accessibile ai poveri e agli analfabeti. Il teologo non studia, <em>direttamente,<\/em> per gli analfabeti: studia soprattutto per formare dei sacerdoti, i quali, a loro volta, hanno bisogno di una guida intellettuale, per poter svolgere bene la loro missione in mezzo ai fedeli, poveri compresi. E cos\u00ec il capitano della nave non ha studiato navigazione per spiegarla ai passeggeri ignoranti, ma per guidare la nave con competenza, e rendere sicuro il viaggio di coloro che trasporta. Questo si chiede a un teologo, e non altro. Forse che Ges\u00f9 aveva a che fare con una folla di dotti? Eppure, sapeva farsi capire da tutti&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non vogliamo fare qui tutta la storia della teologia della liberazione, delle sue origini, delle sue formulazioni, delle sue prese di posizione nel corso degli ultimi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[157,257],"class_list":["post-24977","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-gesu-cristo","tag-teologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24977","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24977"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24977\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24977"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24977"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24977"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}