{"id":24972,"date":"2012-02-11T10:18:00","date_gmt":"2012-02-11T10:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/11\/nei-libri-di-ernst-wiechert-lardente-nostalgia-dellassoluto-in-un-tempo-fuori-del-tempo\/"},"modified":"2012-02-11T10:18:00","modified_gmt":"2012-02-11T10:18:00","slug":"nei-libri-di-ernst-wiechert-lardente-nostalgia-dellassoluto-in-un-tempo-fuori-del-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/11\/nei-libri-di-ernst-wiechert-lardente-nostalgia-dellassoluto-in-un-tempo-fuori-del-tempo\/","title":{"rendered":"Nei libri di Ernst Wiechert l\u2019ardente nostalgia dell\u2019Assoluto, in un tempo fuori del tempo"},"content":{"rendered":"<p>Sarebbe tempo di chiedersi perch\u00e9 certi libracci, scritti malissimo e grondanti luoghi comuni e pornografia, che trasudano compiacimento per tutto ci\u00f2 che \u00e8 degradazione, vadano sempre pi\u00f9 per la maggiore, si traducano in numerose lingue, si vendano a milioni e milioni di copie, se ne traggano, perfino, film di successo, interpretati dai soliti bellissimi del cinema e diano occasione all&#8217;apertura di forum in rete, dove legioni di persone banali danno la stura a interminabili banchetti di riflessioni banali, sentendosi persone eccezionali che disquisiscono di cose eccezionali.<\/p>\n<p>E sarebbe tempo di chiedersi perch\u00e9 i libri che trasmettono all&#8217;anima un senso di pace e di armonia, che medicano le ferite, che incoraggiano la speranza, che mostrano la strada di una possibile rinascita, diventino sempre pi\u00f9 rari, siano ridotti a un rigagnolo che sembra ormai sul punto di esaurirsi e scomparire nelle sabbie del deserto; mentre, fino a due o tre generazioni fa, erano ancora relativamente frequenti, gli editori se li contendevamo, i signori critici li recensivano e il pubblico li leggeva, non senza profitto culturale, morale e spirituale.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 che fa la differenza? Cos&#8217;\u00e8 che fa preferire al pubblico la cattiva letteratura, o la non letteratura, alla letteratura di qualit\u00e0?<\/p>\n<p>Non basta dire che il presente ama poco il passato e che le ultime generazioni non sono pi\u00f9 disposte ad ascoltare la saggezza di quelle che le hanno precedute; resterebbe comunque da capire perch\u00e9 si siano prodotti una tale situazione, un tale accecamento, una tale esasperata febbre del nuovo.<\/p>\n<p>Una prima risposta, di ordine assai generale, ma sufficientemente lucida, ci sembra essere che la modernit\u00e0, come tutti i paradigmi cultuali, non vede che se stessa e non intende celebrare altro che se stessa: anche la spazzatura, purch\u00e9 &quot;moderna&quot;, trova accoglienza nel conformismo cultuale oggi dominante; mentre un gioiello, se non presenta le caratteristiche specifiche della modernit\u00e0, viene rifiutato senz&#8217;altro, non riconosciuto come tale, denigrato o, peggio ancora, ignorato e passato completamente sotto silenzio.<\/p>\n<p>La modernit\u00e0 \u00e8 una visione del mondo; ma non \u00e8 solamente questo: \u00e8 la prima visione del mondo che abbia deciso, deliberatamente, di fermarsi alla &quot;pars destruens&quot;: in altre parole, \u00e8 la prima civilt\u00e0 della storia che sia anche, programmaticamente, nemica dichiarata, o quantomeno fortemente critica e sospettosa, verso tutto ci\u00f2 che \u00e8 certezza, verit\u00e0, stabilit\u00e0, fede in qualche cosa che vada oltre le apparenze del mondo sensibile.<\/p>\n<p>E non \u00e8 nemmeno solo questo: \u00e8 anche la prima civilt\u00e0 che, in nome della distruzione di tutti gli idoli, della demistificazione di tutti i credi, del sospetto verso tutte le verit\u00e0, si \u00e8 avvolta in un denso strato di astuzia ideologica: in nome del pensiero debole, del pluralismo, del laicismo e di chi sa quanti altri &quot;ismi&quot;, ha instaurato la monarchia del relativismo, l&#8217;impero del pessimismo antropologico, il pi\u00f9 radicale totalitarismo nichilista; ha fatto quadrato attorno al dogma del rifiuto, al canone della irrisione, al conformismo dell&#8217;anticonformismo.<\/p>\n<p>In tutte le altre civilt\u00e0 e culture essa vede il bruscolo nell&#8217;occhio; solo della trave che ha nel proprio occhio non si accorge per nulla. Le basta dissacrare, ridicolizzare, demolire il passato; non importa cosa mettere al suo posto: basta che sia qualcosa di nuovo.<\/p>\n<p>Lo si vede non solo in ambito culturale, ma anche nell&#8217;urbanistica, nell&#8217;edilizia, nell&#8217;architettura. La seconda guerra mondiale, con le sue immani distruzioni, le ha offerto l&#8217;occasione per rifare di sana pianta il volto delle citt\u00e0 e dei paesi d&#8217;Europa; e quel che non avevano distrutto le bombe dei &quot;liberatori&quot;, \u00e8 stato distrutto intenzionalmente, sistematicamente, per fare spazio ai profeti del nuovo, agli araldi del moderno: essa ha voluto tagliarsi i ponti dietro le spalle, imporre il cambiamento ad ogni costo.<\/p>\n<p>La modernit\u00e0 d\u00e0 per scontato di rappresentare il bene e che tutto ci\u00f2 che \u00e8 pre-moderno sia il male: per questa ragione sopporta a stento la \u00abDivina Commedia\u00bb (ma la legge spogliandola delle sue premesse spirituali e religiose, vale a dire che la legge senza capirla affatto); sbuffa con impazienza davanti ai \u00abPromessi Sposi\u00bb, cui non perdono la fede cristiana, n\u00e9 la struttura tradizionale del romanzo; e proprio non tollera che, dopo Manzoni, ci sia ancora qualcuno che osa parlare di Dio, dell&#8217;anima, del bene e del male, o che pone al centro del discorso sull&#8217;uomo la libert\u00e0 di scelta, l&#8217;impegno morale, il dovere di rispondere del proprio fratello.<\/p>\n<p>Un romanzo che non sfoderi la psicanalisi, che non strizzi l&#8217;occhio al marxismo, che non civetti con il superomismo, che non celebri lo smarrimento dell&#8217;uomo, la disgregazione dell&#8217;io, la perdita dei punti di riferimento; che non si compiaccia di tale confusione, che non indulga nella palude del relativismo, che non si pasca dello sberleffo, del cachinno, della blasfemia, dell&#8217;edonismo pi\u00f9 matto e bestiale, dell&#8217;utilitarismo pi\u00f9 volgare e grossolano: un romanzo del genere non pu\u00f2 piacere, perch\u00e9 giudicato non al passo coi tempi; perch\u00e9, appunto, non moderno.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9: un romanzo di tal fatta, un romanzo che parli dell&#8217;amore, del bene, del divino, specialmente se scritto con maestria, NON DEVE piacere al pubblico: quindi gli editori lo rifiutano, i critici lo snobbano, tuttologi e opinionisti a un tanto il chilo, nei loro salotti, televisivi o meno, lo ignorano o lo deridono e passano ad altro, con arroganza beffarda.<\/p>\n<p>La modernit\u00e0 vuol convertire i popoli al proprio credo &#8211; non importa se non \u00e8 un credo di salvezza, ma di distruzione, che insegna a vedere un nemico nel prossimo e a dare libero sfogo a qualsiasi egoistico istinto; e, per riuscirvi, deve fare piazza pulita del passato (come volevano i futuristi) e terra bruciata intorno a quanti ancora non si arrendono al suo verbo, non baciano le sue bandiere e non si genuflettono davanti ai suoi feticci.<\/p>\n<p>Uno di quegli scrittori che non si sono mai genuflessi, che non hanno mai adorato gli idoli, che non si sono mai piegati a corteggiare la cultura dei vincitori, \u00e8 stato il tedesco Ernst Wiechert (1887-1950), nato in una propriet\u00e0 rurale della Prussia Orientale &#8211; una regione che pi\u00f9 non esiste, letteralmente cancellata dal rullo compressore della modernit\u00e0, in questo caso nella sua versione marxista e sovietica: svuotata dei suoi abitanti con una spietata pulizia etnica, divisa assurdamente fra Polonia e Unione Sovietica, irrimediabilmente stravolta nelle sue caratteristiche storiche, paesaggistiche, culturali.<\/p>\n<p>Wiechert, lo si vede anche solo dalle fotografie, era un uomo buono; un uomo dalla intensa spiritualit\u00e0: la Germania che descrive nei suoi romanzi \u00e8 una Germania senza tempo o piuttosto fuori del tempo, fatta di boschi e paludi che si perdono nella foschia, di laghi e brughiere solitarie, dagli spazi dilatati, dalle albe e dai tramonti struggenti, dalle voci degli uccelli di passo e dai grandi, immensi, solenni silenzi carichi di mistero.<\/p>\n<p>Della sua narrativa, che culmina nei due romanzi \u00abLa vita semplice\u00bb (1939) e \u00abMissa sine nomine\u00bb (1950), la solita critica &quot;illuminata&quot; e &quot;progressista&quot; ha rilevato, oltre al conservatorismo politico (come se ci\u00f2 fosse una macchia e, prima ancora, come se ci\u00f2 fosse pertinente), da un lato la tendenza all&#8217;idillio astorico, dall&#8217;altra una continua ricerca di senso che sempre sfugge ai personaggi dei sui romanzi e che d\u00e0 luogo a una pensosa, malinconica rassegnazione: senza rendersi conto della palese contraddizione di una simile lettura.<\/p>\n<p>Se davvero la dimensione poetica della narrativa di Wiechert fosse la ricerca di un idillio fuori della storia, allora non si capisce perch\u00e9 i suoi personaggi dovrebbero consumare la propria vita in una incessante ricerca di senso:\u00e8 evidente che se una cosa \u00e8 vera, non pu\u00f2 esserlo anche l&#8217;altra. E allora diciamo subito che non di idillio fuori della storia si tratta, ma, al contrario, di un tempo fuori della storia, e dunque sacro, tale da permettere il contatto con il divino: perch\u00e9 il nucleo dell&#8217;ispirazione di questo scrittore \u00e8 la fede cristiana e, spogliata della dimensione religiosa, essa non sa pi\u00f9 di niente, come non saprebbe di niente il romanzo di Manzoni.<\/p>\n<p>Il paesaggio romantico, alla Caspar David Friedrich, di cui si \u00e8 detto, scaturisce non da una esigenza lirica fine a se stessa, e meno ancora da un ricerca dell&#8217;idillio (quanti equivoci su questa faccenda dell&#8217;idillio: basti dire che anche la tormentata poesia bucolica di Pascoli \u00e8 stata a lungo giudicata come &quot;idillica&quot;!), ma da un atteggiamento complessivo dell&#8217;animo dell&#8217;autore, nonch\u00e9 da una esigenza interna dei suoi personaggi: che hanno bisogno di spazio, di silenzio, di solitudine per ritrovare se stessi e, insieme a Dio, il senso della vicenda umana.<\/p>\n<p>Altro che fuga dalla storia! Una atmosfera fuori dal tempo non \u00e8, necessariamente, indizio di una fuga dalla storia: tutto al contrario; quale errore grossolano, scambiare il tempo con la storia e concludere che, se uno scrittore cerca la solitudine nel contatto fresco e amorevole con la natura, \u00e8, perci\u00f2 stesso, un fuggiasco dai problemi politici, sociali, eccetera: e s\u00ec che la vicenda di Pasternak e del suo \u00abDottor \u017divago\u00bb avrebbe pur dovuto insegnare qualcosa a codesti critici seriosi e superciliosi, tutti rigorosamente progressisti e possibilmente rivoluzionari, che vedono la ricerca dell&#8217;interiorit\u00e0 non, come realmente \u00e8, quale bisogno di autenticit\u00e0 e, quindi, anche di una pi\u00f9 consapevole partecipazione dell&#8217;uomo alle vicende storiche, ma come diserzione, come fuga, come intimismo decadente e, magari, come narcisismo piccolo borghese e perci\u00f2, almeno potenzialmente, controrivoluzionario. D\u00e0lli all&#8217;untore, dunque!<\/p>\n<p>In realt\u00e0, l&#8217;itinerario spirituale della narrativa di Wiechert \u00e8 un lungo viaggio all&#8217;interno dell&#8217;uomo, dell&#8217;uomo che cerca se stesso e che, cercando se stesso, cerca Dio; dell&#8217;uomo che, reso saggio dalle sciagure della storia e dalle disillusioni delle ideologie, impara la virt\u00f9 fondamentale che lo rende meritevole di perdono, anche dopo le peggiori aberrazioni: la compassione; di una ricerca esigente di verit\u00e0, di purezza, di trascendenza, che rifiuta ogni compromesso e che non si accontenta di niente di meno che della totalit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco il punto: l&#8217;uomo, per Wiechert, \u00e8 una totalit\u00e0; non \u00e8 un atomo, non \u00e8 un frammento, non \u00e8 una scheggia impazzita; in lui non c&#8217;\u00e8 una sola dimensione, quella politica, o quella razionale, o quella sensuale; non \u00e8 una cosa, non \u00e8 un&#8217;appendice, non \u00e8 un prodotto del caso: e non lo si pu\u00f2 accostare, non lo si pu\u00f2 comprendere, non lo si pu\u00f2 amare, se non si accetta questa sua unit\u00e0, o, almeno, questo suo bisogno di unit\u00e0, di fusione del sensibile e dell&#8217;invisibile, di corpo e spirito.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 quel caratteristico rispetto, quel caratteristico pudore, quella caratteristica gentilezza, che contraddistinguono il modo in cui Wiechert si avvicina ai suoi personaggi, per sfiorare il mistero che si cela in essi, anche il mistero della malvagit\u00e0: perch\u00e9 anche nei confronti dei malvagi vi \u00e8 un raggio di speranza, una parola buona da spendere, un gesto di perdono da compiere; i buoni e i cattivi non sono tali fin dalla nascita (come vorrebbe il naturalismo alla Zola) e non sono diventati tali in base alle scelte ideologiche (come vorrebbe la cultura progressista e politicamente corretta, inguaribilmente manichea, uscita dalla grande guerra mondiale del 1914-1945, al cui interno si colloca l&#8217;Ottobre sovietico): il male ed il bene sono presenti in ogni essere umano e per tutti arriva il momento della prova, il momento del dolore.<\/p>\n<p>Il dolore, l&#8217;altro grande polo della riflessione di Wiechert: il dolore non come ironia o suprema mancanza di senso, ma, al contrario, cristianamente, come inveramento del senso pi\u00f9 profondo della vita; il dolore come occasione di redenzione, di purificazione, di trasformazione e di rinascita; anche se certe ferite sono terribili e certe piaghe non cicatrizzano mai; anche se certi traumi, certe offese alla dignit\u00e0 umana, non si cancellano mai, mai, mai.<\/p>\n<p>Wiechert \u00e8 stato a Buchenwald: ormai sessantenne, i nazisti lo avevano gettato in quel campo di concentramento per la sua opposizione al loro regine; ha conosciuto il dolore e l&#8217;orrore della storia, ha toccato con mano la follia distruttrice, il demone maligno che, talvolta, s&#8217;impadronisce dei popoli, li acceca, li travolge, li trascina verso il precipizio.<\/p>\n<p>A differenza di G\u00fcnther Grass, che si \u00e8 fatto una fama di scrittore progressista e solo alla fine ha ammesso di aver fatto parte della Giovent\u00f9 hitleriana (cosa di per s\u00e9 non ignobile, dato che i ragazzi venivano arruolati a forza, specie al crepuscolo del regime: ma perch\u00e9 non dirlo subito?), Wiechert ha avuto fama di conservatore; ma la coerenza con cui si \u00e8 opposto al nazismo e il prezzo che ha pagato lo avrebbero autorizzato, se avesse avuto un altro temperamento, a gonfiare il petto e a pavoneggiarsi pi\u00f9 di tanti scrittori di sinistra, che l&#8217;opposizione al nazismo l&#8217;hanno fatta solo a posteriori, oppure, prudentemente, dall&#8217;America o da qualche altro Paese straniero.<\/p>\n<p>Ma egli non apparteneva a quel tipo d&#8217;uomini; non amava il clamore, non amava i riflettori, n\u00e9 aveva bisogno degli applausi: era un solitario, un introverso; e non per misantropia o per superbia, ma proprio per quel suo spirito fanciullescamente, francescanamente puro e disinteressato, che lo rendevano una figura d&#8217;altri tempi fin dal primo dopoguerra, quando cominci\u00f2 a scrivere e a farsi conoscere per i suoi romanzi e racconti.<\/p>\n<p>Il dramma della Germania novecentesca \u00e8 abbracciato nell&#8217;arco della sua produzione; dalla disperazione dopo la sconfitta del 1918, che vide crollare in frantumi tante illusioni giovanili, al cupo e tormentato dopoguerra, con le sue spietate lotte politiche, i suoi drammi sociali, le sue crisi economiche; all&#8217;avvento del nazismo, con il suo paganesimo razzista e inumano, alla tragedia apocalittica della seconda guerra mondiale, che tutti attribuiscono sempre e solo a quella nazione, senza pensare che, al di l\u00e0 della ricerca delle responsabilit\u00e0 per il suo scatenamento (che porta necessariamente a riconoscere che vi furono anche altre colpe, altri errori, altri delitti), essa fu la prima vittima di tutta quella cieca distruzione, e che funse addirittura da laboratorio sperimentale per la pi\u00f9 odiosa, la pi\u00f9 tremenda, la pi\u00f9 crudele forma di guerra moderna: quella dei bombardamenti aerei a tappeto, martellanti, inesorabili, sulle citt\u00e0 grandi e medie, sulle abitazioni civili, sulla popolazione inerme, non in base ad un obiettivo strategico, ma unicamente allo scopo di terrorizzare le persone e piegare la loro capacit\u00e0 di resistenza (calcolo che, fra l&#8217;altro, si rivel\u00f2 errato: e, come disse Fouch\u00e9, un errore politico \u00e8 ancor peggio di un delitto).<\/p>\n<p>Wiechert, dunque, fu un cercatore di Dio e dell&#8217;uomo, un asceta, un uomo buono: non un buon uomo &#8211; la distinzione \u00e8 di un altro grande &quot;umanista&quot; tedesco di quegli anni, Peter Lippert &#8211; perch\u00e9 nell&#8217;espressione &quot;buon uomo&quot; vi \u00e8, accanto all&#8217;ammirazione per la bont\u00e0, una sfumatura di derisione, o almeno di condiscendenza, per la sua maniera ingenua di rapportarsi agli altri; mentre nella espressione &quot;un uomo buono&quot; non vi \u00e8 ombra di superiorit\u00e0, vi \u00e8 solo incondizionata ammirazione, come davanti a un evento straordinario, semplice e tuttavia raro, che ci colpisce dritti al cuore.<\/p>\n<p>\u00abNon posso credere che un libro sia buono &#8211; ebbe a dire una volta uno scrittore celebre &#8211; se non riesce a rendere almeno un po&#8217; pi\u00f9 buono colui che lo legge\u00bb.<\/p>\n<p>Ebbene, i libri di Ernst Wiechert forse non riusciranno a rendere pi\u00f9 buoni i loro lettori, ma certamente riescono a renderli pi\u00f9 pensosi, pi\u00f9 sensibili, pi\u00f9 attenti al mistero dell&#8217;uomo e al mistero del divino.<\/p>\n<p>E non \u00e8 cosa da poco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sarebbe tempo di chiedersi perch\u00e9 certi libracci, scritti malissimo e grondanti luoghi comuni e pornografia, che trasudano compiacimento per tutto ci\u00f2 che \u00e8 degradazione, vadano sempre<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[202,263],"class_list":["post-24972","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-modernita","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24972","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24972"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24972\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24972"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24972"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24972"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}