{"id":24970,"date":"2015-07-30T07:48:00","date_gmt":"2015-07-30T07:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/ernst-bloch-o-i-contorsionismi-di-un-pensatore-marxista-per-conciliare-linconciliabile\/"},"modified":"2015-07-30T07:48:00","modified_gmt":"2015-07-30T07:48:00","slug":"ernst-bloch-o-i-contorsionismi-di-un-pensatore-marxista-per-conciliare-linconciliabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/ernst-bloch-o-i-contorsionismi-di-un-pensatore-marxista-per-conciliare-linconciliabile\/","title":{"rendered":"Ernst Bloch, o i contorsionismi di un pensatore marxista per conciliare l\u2019inconciliabile"},"content":{"rendered":"<p>In che rapporto stanno il marxismo, ideologia politica che si \u00e8 sempre autodefinita &quot;scientifica&quot;, con l&#8217;utopia, categoria ideologica quanto mai vaga ed evanescente, da sempre guardata con sospetto misto a disprezzo da parte, appunto, dei pensatori marxisti ortodossi?<\/p>\n<p>Se lo \u00e8 domandato Ernst Bloch (1885-1977), intellettuale marxista della generazione &quot;di mezzo&quot;, figlio dei duri e puri dell&#8217;et\u00e0 staliniana e padre degli eurocomunisti e dei marxisti eretici e un po&#8217; scettici della terza, ed ultima, generazione: quella che fino all&#8217;ultimo ha tentato di rivitalizzare una ideologia (per fortuna) morente, da ultimo di rimettere insieme con ostinazione, con pervicacia, i cocci del crudele idolo andato in frantumi.<\/p>\n<p>Il solo fatto che Bloch abbia tentato l&#8217;operazione di &quot;sdoganare&quot; l&#8217;utopia dal purgatorio marxista e di accreditarla come una forma di pensiero presentabile e rispettabile, anzi, addirittura come la cifra per comprendere la stessa ideologia marxista &#8212; operazione da lui svolta nel celebre saggio filosofico \u00abIl principio speranza\u00bb, apparso in tre volumi fra il 1954 e il 1959 &#8212; illustra in maniera eloquente, da un lato i contorsionismi cui era costretto chiunque volesse &quot;aggiornare&quot; il marxismo dopo il manifestarsi delle crepe, sempre pi\u00f9 vistose, dell&#8217;edificio comunista &#8212; dai massacri di Kronstad, alle &quot;grandi purghe&quot; staliniane, al patto Hitler-Stalin, ai fatti di Budapest &#8212; e, dall&#8217;altro, la via obbligata che doveva imboccare un pensatore ateo militante che volesse salvare e giustificare, nondimeno, la fiducia marxista (ma di origine hegeliana) del &quot;meglio&quot; cui \u00e8 diretta l&#8217;evoluzione storica, dopo aver leopardianamente affermato che non solo la storia umana, ma l&#8217;intera evoluzione cosmica non sono che un &quot;esperimento fallito&quot; e che il nulla sar\u00e0 il suo inevitabile e insindacabile atto conclusivo.<\/p>\n<p>Marx ha fede nell&#8217;avvento della societ\u00e0 comunista: tanta fede quanta ne ha Hegel nella marcia trionfale della Ragione; tanta che, a ben guardare, non si capisce bene perch\u00e9 i lavoratori debbano prendersela cos\u00ec calda per fare la rivoluzione, visto che il comunismo sar\u00e0 comunque l&#8217;esito inesorabile delle contraddizione intrinseche al sistema di produzione capitalista e la borghesia \u00e8 destinata ad autodistruggersi. A che serve, dunque, la speranza, un concetto che, da sempre &#8212; secondo l&#8217;ottica marxista &#8212; preti e altri mistagoghi hanno sfruttato per esercitare un dominio politico e sociale sulle masse lavoratrici? E, inoltre, come giustificarla, in una prospettiva che prevede non solo il fallimento totale e inescusabile non solo dell&#8217;esperimento &quot;uomo&quot;, ma anche dell&#8217;esperimento &quot;mondo&quot;? In altri termini: come far digerire ai compagni marxisti un principio cos\u00ec palesemente contro-rivoluzionario, cos\u00ec irrimediabilmente piccolo-borghese, individualista, narcisista e reazionario; e, nello stesso tempo, come persuaderli che di un principio &quot;speranza&quot; &#8212; ma, ben s&#8217;intende, diverso e opposto a quello dei preti e dei metafisici &#8212; v&#8217;\u00e8 bisogno, proprio per fondare l&#8217;attesa messianica del paradiso marxista e, addirittura, per spiegare la stessa natura del marxismo, che non \u00e8 solo &quot;scientifica&quot;, ma anche &#8212; e qui l&#8217;ebreo Bloch s&#8217;incontra con l&#8217;ebreo Benjamin &#8212; chiamata a colmare quella che un critico ha definito \u00abla terribile carenza di fantasia marxista\u00bb, non senza influenze talmudiche e cabalistiche.<\/p>\n<p>Era, insomma, un tentativo di conciliare il Diavolo dell&#8217;utopia, cio\u00e8 della metafisica, con l&#8217;acqua santa (si fa per dire) del marxismo ortodosso: tentativo che incontr\u00f2 le ire dei marxisti ortodossi &#8212; celebre la contestazione subita da Bloch a Lipsia, in occasione della sua ultima lezione pubblica nella Repubblica Popolare Tedesca, correva l&#8217;anno 1956 e le strade di Budapest stavano per tingersi di sangue &#8212; e che costrinse l&#8217;Autore ad abbandonare la cattedra e la &quot;patria&quot; socialista: gesto senza dubbio coerente e dignitoso, ma, nello stesso tempo, conferma lampante della insostenibilit\u00e0 teorica della sua posizione. Perch\u00e9, bisogna pur dirlo &#8211; anche se questo discorso, senza dubbio, oggi non piace e non pu\u00f2 piacere n\u00e9 a destra, n\u00e9 a sinistra &#8212; avevano pienamente ragione i suoi detrattori, a cominciare da R. O Gropp, allorch\u00e9 lo accusarono di aver frainteso la dialettica materialista di Marx.<\/p>\n<p>Cosi Ernst Bloch si esprimeva, nel corso di una intervista concessa alla televisione francese, nel magio del 1974 (in: M. Bloch, &quot;Marxismo e utopia&quot;, a cura di Virginio Marzocchi, Roma, Editori Riuniti, 1984, pp. 97-100; titolo originale: &quot;Tagtraume vom aufrechten Gang. Sechs Interviews&quot;, Suhrkamp Verlag, 1977):<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] In &quot;Das Prinzip Hoffnung&quot; allargai l&#8217;arco dell&#8217;utopico, di quell&#8217;utopico che viene speso equiparato in modo denigratorio al perdersi tra le nuvole, \u00a0ai &#8216;dreams&#8217;, ai vuoti sogni. L&#8217;espressione: E&#8217; una cosa utopica, \u00e8 divenuta quasi un insulto. Come a dire: Va \u00a0bene, non c&#8217;\u00e8 bisogno di parlarne. O se se ne parla, lo si fa solo in tono polemico. L&#8217;altro concetto \u00e8 la casa natale del&#8217;utopia, di quell&#8217;utopia che \u00a0esiste fin dai tempi pi\u00f9 antichi come utopia sociale, ovvero come sogno di una migliore societ\u00e0, di una societ\u00e0 utopicamente sognata. Il che \u00e8 esatto; anzi, costituisce una grande categoria, che per\u00f2, allorch\u00e9 viene giustificata prendendo le mosse non solo da esigenze sociali, ma insieme dalla tecnica (in Bacon, dapprima, ma anche in Campanella, e di poi in Jules Verne), conserv\u00f2, a prescindere da alcune eccezioni, un aspetto romanzesco, spassoso, divertente, da &#8216;science fiction&#8217; di provenienza americana, ovvero mantenne la configurazione di utopia puramente tecnica. Tutto ci\u00f2 non venne preso molto sul serio. Noi invece lo prendiamo sul serio. Nasce cos\u00ec un nuovo principio nella filosofia, ovvero la speranza. Di che si tratta? Si tratta della speranza non come affetto, in opposizione alla paura, bens\u00ec della speranza \u00a0come atto cognitivo, come atto di conoscenza; della speranza non come concetto oppositivo, bens\u00ec alternativa: ricordo di ci\u00f2 che \u00e8 stato e \u00a0speranza per il futuro, per ci\u00f2 che sta per venire. Non in modo astratto, non necessariamente in modo astratto, cos\u00ec come il piccolo commerciante \u00a0intende l&#8217;utopia \u00a0e come essa, a ragione, venne intesa anche da Marx ed Engels in riferimento ai grandi utopisti sociali come Tommaso Moro, Campanella, nel XVI e XVII secolo, ai grandi francesi come Fourier, Saint-Simon e Etienne Cabet, ovvero ai grandi precursori del socialismo scientifico, secondo le parole di Engels. Essi, dunque, non sono soltanto degli almanaccanti sognatori, bens\u00ec primariamente utopisti ancora astratti, che non hanno considerato le condizioni di un&#8217;epoca, a causa \u00a0delle quali, quando cio\u00e8 i tempi non sono ancora maturi, ogni utopia \u00e8 destinata a fallire e, fallendo, a sfociare nel suo contrario; cos\u00ec come accadde anche all&#8217;utopia della rivoluzione francese con la sua \u00a0libert\u00e0, uguaglianza, fraternit\u00e0&#8217;, &#8216;libert\u00e9, egalit\u00e9, fraternit\u00e9&#8217;, insieme alla grande immagine che le fu di guida, quella del &#8216;citoyen&#8217;. In luogo dell&#8217;immagine sognata, dell&#8217;utopica immagine del &#8216;citoyen&#8217;, divenne realt\u00e0 l&#8217;altra figura, n\u00e9 grande n\u00e9 di sogno, del &#8216;bourgeois&#8217;, giacch\u00e9 non si erano considerate le condizioni mediante cui soltanto la prima poteva giungere a maturazione. Ma a questo punto, come anche nel libro, interviene una svolta: anche il marxismo \u00e8 un&#8217;utopia, per la prima volta un&#8217;utopia concreta, ovvero un paradosso, un &#8216;ferro di legno&#8217;. A Lipsia provocai delle gran risate, quando dissi: &#8216;In tal modo il marxismo non \u00e8 un&#8217;utopia, bens\u00ec il &quot;novum&quot; d&#8217;una concreta utopia&#8217;. Oltre a ci\u00f2 il mio libro riflette su ci\u00f2 che si agita in ogni uomo e soprattutto nella giovinezza d&#8217;ognuno, sui &#8216;dreams of a better life&#8217;, sogni d&#8217;una vita migliore, sui periodi di svolta, sui tempi di mutamento (dove qualcosa \u00e8 nell&#8217;aria, dove l&#8217;aria \u00e8 gravida di qualcosa), sui pericoli che contengono cio\u00e8 le successive vittorie, come il rinascimento, lo Sturm und Drang, il primo e giovane romanticismo, su tutti i periodi di svolta: quelli del naturalismo, dell&#8217;espressionismo. Un po&#8217; dovunque \u00e8 presente un&#8217;alta percentuale di ci\u00f2 che io ho chiamato il non-ancora-conscio, unitamente al suo correlato oggettivo-reale, il non-ancora-divenuto, il non-divenuto di cui \u00e8 gravida la materia dell&#8217;essere. Esso si manifesta nella creativit\u00e0, nella produzione di un &quot;novum&quot; che non \u00e8 mai esistito e che di pio, improvvisamente, quando esso si impone, appare come ci\u00f2 che \u00e8 stato atteso da lungo tempo.Qui interviene, come ho gi\u00e0 detto, un attento esame delle connessioni dell&#8217;utopia con l&#8217;ideologia, con l&#8217;ideale, con l&#8217;allegoria, col simbolo, e quindi l&#8217;ampliamento della categoria dell&#8217;utopico \u00a0a tutti i settori, insieme al tentativo di una &quot;enciclopedia degli umani desideri e sogni ad occhi aperti&quot;, a cominciare dall&#8217;infanzia e, a maggior \u00a0ragione, dalla pubert\u00e0, i sogni sessuali, erotici: &quot;Che cosa voglio diventare, che cosa mi attendo, che cosa mi attende?&quot;. Le categorie dell&#8217;attesa, le categorie del sogno diurno, le utopie sociali, ovvero la gigantesca casa madre costituita dalle utopie tecniche, \u00a0insieme alle utopie \u00a0geografiche, ai viaggi d&#8217;esplorazione verso un nuovo paese. Colombo salp\u00f2 per ritrovare il paradiso perduto che avrebbe dovuto stare nelle Indie; cerca dunque la via di mare delle Indie e battezza poi gli aborigeni della terra da lui scoperta con il nome di indiani. L&#8217;India \u00a0come paese di sogno, le cui vie di accesso ci sono precluse; ma i fiumi eterni scorrono ancora dal paradiso, trasportando con s\u00e9 oro, gemme e la pietra della saggezza. Questo era ci\u00f2 che cercava Colombo, se si presta fede al suo carteggio. Tutte le utopie geografiche che si erano date fino ad allora avevano mancato il loro scopo. [&#8230;] Con la rivoluzione francese, con gli utopisti francesi, ovvero con Fourier, Saint-Simon e Cabet, l&#8217;utopia venne trasferita dalla lontananza dello spazio geografico nel futuro. Essa giunger\u00e0, forse, soltanto alla fine dei tempi. E qui subentr\u00f2 di nuovo l&#8217;utopia religiosa, l&#8217;apocalisse. Alla fine dei giorni s&#8217;avanza la Gerusalemme celeste, ornata come una sposa; scompaiono sole e luna, cessano la morte e il peccato, \u00e8 giunta la fine dei giorni; tutto \u00e8 escatologico; l&#8217;attesa, che ora traluce anche nelle utopie puramente geografiche, si sposta nella lontananza del futuro; l&#8217;utopia non \u00e8 pi\u00f9 considerata come qualche cosa di gi\u00e0 presente in qualche luogo. [&#8230;].<\/p>\n<p>[Da ultimo, compare nel libro di Bloch la pi\u00f9 potente delle &quot;contro utopie&quot;: la morte.] Con la morte ha termine la nostra vita:; ma anche l&#8217;intera umanit\u00e0 finir\u00e0 d&#8217;esistere, quando interverr\u00e0 l&#8217;entropia, cio\u00e8 quando il sole e le stelle si raffredderanno e si lever\u00e0 di nuovo l&#8217;antica caligine nebbiosa da cui \u00e8 sorto questo intero carosello di pianeti, stelle e stelle fisse; cos\u00ec \u00e8 tutto finito. A che cosa ci servono dunque le nostre utopie, a che cosa ci servono dunque le nostre culture, se tutto affonda nel &quot;nihil&quot;, nel nulla, nel nichilismo? Anche contro di ci\u00f2 esistono altre utopie, e tentate direzioni di marcia, che incontriamo sul fronte dell&#8217;umano, cos\u00ec come esistono frottole e favole e sogni in senso peggiorativo. [&#8212;]<\/p>\n<p>[&quot;Il principio speranza&quot;] termina con la categoria di patria, che \u00e8 ci\u00f2 che viene propriamente cercato: giungere in un mondo dove l&#8217;oggetto non \u00e8 pi\u00f9 affetto da qualcosa ad esso estraneo. L&#8217;ultima parola del libro \u00e8 dunque: patria.\u00bb<\/p>\n<p>La cosa che balza evidente da queste affermazioni \u00e8 la dilatazione smisurata, abnorme, confusionaria del concetto di utopia, sino ad abbracciare praticamente qualunque forma di speranza, di aspettativa, di attesa. Oltre a ci\u00f2, risulta perfino imbarazzante la sciatteria con cui Bloch maneggia concetti filosofici quali &quot;niente&quot; e &quot;nichilismo&quot;, adoperandoli come equivalenti; o l&#8217;ingenuit\u00e0 con cui si serve di concetti fisici e cosmologici, come l&#8217;entropia e il raffreddamento delle stelle, equiparandoli, biblicamente, alla &quot;fine del mondo&quot;: come se il mondo fosse, \u00absic et simpliciter\u00bb, quello che si vede e che si pu\u00f2 studiare scientificamente; come se la realt\u00e0, in senso filosofico, non fosse altro che questo, il cosmo materiale e osservabile: e ci\u00f2 non al termine di una discussione e di una serie di ragionamenti, ma cos\u00ec, come se fosse un dato di fatto di per s\u00e9 evidente. Ce n&#8217;era abbastanza per scandalizzare i suoi compagni marxisti ortodossi; ma, diciamolo con franchezza, ce n&#8217;era e ce n&#8217;\u00e8 d&#8217;avanzo per mostrare tutta la fragilit\u00e0 speculativa, tutta l&#8217;ambiguit\u00e0 concettuale del suo &quot;principio di speranza&quot;, tirato fuori per i capelli l\u00e0 donde nulla di simile potrebbe mai uscire, in alcuna maniera, almeno fino a che si vogliano tener ferme, come Bloch mostra di voler fare, le premesse speculative non solo del marxismo, da del positivismo e dello scientismo a quello sottesi.<\/p>\n<p>Interessante, infine, la comparsa del concetto di &quot;patria&quot;, da parte di un pensatore che, in quanto marxista, dovrebbe odiare tutte le patrie in nome dell&#8217;internazionalismo. \u00abS\u00ec, ma egli parla della &quot;patria&quot; assoluta, una specie di Patria platonica, giacente nella dimensione dell&#8217;intellegibile e non in quella della realt\u00e0 concreta\u00bb. Sar\u00e0; ma a noi questa &quot;patria&quot; che salta fuori all&#8217;improvviso, come dal cilindro del prestigiatore, non risulta affatto chiara. E poi, come pu\u00f2 un filosofo della &quot;praxis&quot; approdare all&#8217;Assoluto? Appunto: non vuole ammetterlo. Sar\u00e0 per questo che non nomina l&#8217;Essere?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In che rapporto stanno il marxismo, ideologia politica che si \u00e8 sempre autodefinita &quot;scientifica&quot;, con l&#8217;utopia, categoria ideologica quanto mai vaga ed evanescente, da sempre guardata<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[111,153,185],"class_list":["post-24970","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-comunismo","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel","tag-karl-marx"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24970","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24970"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24970\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24970"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24970"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24970"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}