{"id":24960,"date":"2019-07-13T10:27:00","date_gmt":"2019-07-13T10:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/13\/era-davvero-belluno-quella-citta-intravista\/"},"modified":"2019-07-13T10:27:00","modified_gmt":"2019-07-13T10:27:00","slug":"era-davvero-belluno-quella-citta-intravista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/13\/era-davvero-belluno-quella-citta-intravista\/","title":{"rendered":"Era davvero Belluno, quella citt\u00e0 intravista?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile che un giorno, durante la visita ad un luogo in cui non eravamo mai stati, ci affacciamo a una terrazza, a un angolo di strada, a una porta civica, e gettiamo uno sguardo su <em>un paesaggio che non c&#8217;\u00e8<\/em>, su una citt\u00e0 che non corrisponde a quella che si mostra per mezzo dei cinque sensi, senza per\u00f2 averne coscienza, almeno in un primo tempo, appunto perch\u00e9 non pratici del luogo? Che cosa diremmo, che cosa penseremmo, se capitasse a noi, proprio a noi, di fare un&#8217;esperienza del genere? Di vedere, cio\u00e8, da breve distanza, delle case, delle vie, dei palazzi, dei campanili, senza per\u00f2 avere la possibilit\u00e0 di ammirarli da vicino; e poi di ritornare in quel luogo, col preciso proponimento di fare la visita che ci era stata impossibile la volta precedente, ma non rivedere, non ritrovare pi\u00f9 nulla, assolutamente nulla, di ci\u00f2 che avevamo scorto con chiarezza e che si \u00e8 impresso nella nostra memoria, tanto da ricordarlo perfettamente?<\/p>\n<p>Leo Talamonti (1914-1998), il noto e bravo giornalista e saggista, studioso del paranormale, riporta in un suo libro la testimonianza alquanto insolita d&#8217;un lettore, che ha vissuto una simile esperienza (<em>Parapsicologia della vita quotidiana<\/em>, Milano, Rizzoli, 1975, p. 119; la lettera, per\u00f2, come precisa lo stesso Autore, \u00e8 del 1962, mentre il fatto cui si riferisce risale al 1960):<\/p>\n<p><em>Egregio signor Leo Talamonti,<\/em><\/p>\n<p><em>gradirei conoscere il Suo parere su questa curiosa faccenda. Un paio d&#8217;anni fa mi trovai a Belluno per la prima volta, di passaggio nel non breve intervallo tra l&#8217;arrivo di un treno e la partenza di un altro. Non sapevo come impiegare il tempo: non ce n&#8217;era abbastanza per fare un bel giro in citt\u00e0, ma non volevo neppure starmene a far niente in sala d&#8217;aspetto. Uscii dalla stazione, mi comprai della frutta in un negozio di fronte e me ne andai nell&#8217;attiguo giardinetto a mangiarmela. Dopo di che, calcolai il tempo che mancava alla partenza e decisi di fare una rapida passeggiata in citt\u00e0, impiegando la met\u00e0 del tempo disponibile ad andare, e l&#8217;altra met\u00e0 a tornare in stazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Giunsi a una porta civica e mi soffermai a guardarla. Al di l\u00e0 si intravedevamo architetture di vario stile, molto interessanti: peccato non potermi recare ad ammirarle pi\u00f9 da vicino! Non varcai i fornici della porta, perch\u00e9 erano ormai trascorsi i minuti previsti; tanto sarei tornato di l\u00ec a qualche giorno, e allora avrei potuto concedermi tutto il tempo di andare a spasso.<\/em><\/p>\n<p><em>Tornai qualche giorno dopo, infatti, ma ebbi una grande sorpresa. A eccezione del negozio e del giardinetto, tutto era cambiato. Per dirne una, mentre prima avevo camminato in linea retta per diversi minuti, poi invece trovai una breve strada con un incrocio a &quot;T&quot;, da cui, girando a sinistra, si va al centro della citt\u00e0. Stupefatto, feci tentativi su tentativi andando su e gi\u00f9 per molte vie e in molte direzioni, ma della&quot;veduta&quot; che avevo ammirato solo pochi giorni prima, non trovai pi\u00f9 alcuna traccia. Rimasi perplesso, e, vorrei dire, anche piuttosto scosso, per parecchio tempo.<\/em><\/p>\n<p><em>Grazie della Sua eventuale risposta.<\/em><\/p>\n<p><em>Mario Frizziero, Venezia.<\/em><\/p>\n<p>Sono tre le porte dell&#8217;antica cinta muraria di Belluno: porta Dojona, Porta Dante e Porta Rugo. Quest&#8217;ultima \u00e8 la pi\u00f9 antica e la pi\u00f9 suggestiva, ma \u00e8 improbabile che sia quella cui si affacci\u00f2 il visitatore veneziano, perch\u00e9 sorge in basso, poco al di sopra della sponda del Piave, all&#8217;estremit\u00e0 opposta rispetto alla stazione ferroviaria. Ma forse il problema non \u00e8 topografico e non si tratta di vagliare la possibilit\u00e0 che si sia trattato dell&#8217;una o dell&#8217;altra porta cittadina. Forse il problema \u00e8 di tutt&#8217;altro tipo e richiede un&#8217;interpretazione del tutto diversa da quella che si pu\u00f2 fare semplicemente calcolando i tempi a disposizione del viaggiatore in quel preciso spazio, probabilmente non pi\u00f9 di un&#8217;ora, un&#8217;ora e un quarto al massimo, compresa la sosta per acquistare la frutta e mangiarla ai giardinetti presso la stazione.<\/p>\n<p>Leo Talamonti suggerisce una prima interpretazione ricorrendo a un &quot;salto temporale&quot;, cio\u00e8 a uno sbalzo della coscienza o in avanti o, come in questo caso, all&#8217;indietro nella linea sequenziale del tempo, esperienza documentata con sicurezza in un certo numero di casi, come quello, assai celebre, delle due turiste inglesi nel parco di Versailles, ma in realt\u00e0 pi\u00f9 frequente di quanto non si creda (cfr. il nostro articolo: <em>Quel vecchio borgo cittadino mai visto prima, riemerso dal passato<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 27\/10\/09 e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 14\/12\/17). Esperienza frequente, beninteso, per una mente particolarmente ricettiva e dotata di particolari virt\u00f9 extrasensoriali, come \u00e8 stato il caso del protagonista dell&#8217;esperienza bellunese, reduce anche da altre esperienze piuttosto insolite che ne attestano le predisposizioni particolari. Un&#8217;altra possibilit\u00e0, pi\u00f9 semplice e meno spettacolare, anzi apparentemente quasi banale, \u00e8 che l&#8217;uomo non sia mai uscito dal giardinetto, si sia assopito sulla panchina e abbia sonnecchiato, immaginando di vedere cose che non esistono sul piano fisico, ma forse esistevano tempo addietro, chi sa quando, allorch\u00e9 l&#8217;aspetto della citt\u00e0 doveva essere alquanto diverso da quello odierno. Forse quell&#8217;uomo si \u00e8 affacciato, per un momento, su una &quot;finestra&quot; dell&#8217;altrove e ha potuto gettare uno sguardo non sul presente, ma sul passato? Forse quelle ricche e suggestive architetture, intraviste al di l\u00e0 dei fornici (<em>i fornici<\/em>, al plurale, farebbero pensare alla Porta Dojona, se pure \u00e8 stato un viaggio fisico quello che si \u00e8 svolto fin l\u00e0). Abbiamo detto che questa soluzione, del leggero sonnellino o dormiveglia, \u00e8 banale solo in apparenza, perch\u00e9 in tal caso la coscienza dell&#8217;uomo sarebbe venuta a trovarsi in quella &quot;terra di nessuno&quot; che non \u00e8 n\u00e9 la veglia, n\u00e9 il sonno vero e proprio, e dove possono verificarsi esperienze le quali, pur appartenendo a una dimensione psichica, hanno tuttavia la vivacit\u00e0 e il senso di concretezza delle esperienze reali. Si possono fare varie ipotesi in proposito, anche tirando in ballo, pi\u00f9 che il <em>d\u00e9j\u00e0 vu<\/em>, o addirittura la reincarnazione, l&#8217;inconscio collettivo o il superconscio, ovvero l&#8217;&quot;archivio&quot; dell&#8217;Akasha, nel quale sarebbero registrate tutte le cose presenti, passate e future, ciascuna delle quali lascia un&#8217;orma o un riflesso in qualche dimensione dello spazio-tempo, cui le menti dotate di un particolare intuito possono accedere, un po&#8217; come avviene al <em>medium<\/em> nel corso delle sedute spiritiche. E si badi che il concetto di superconscio, ipotizzato con assoluto rigore scientifico da un matematico del valore di Luigi Fantappi\u00e9 (1901-1956), rimanda non alla rozza idea moderna della &quot;reincarnazione&quot;, bens\u00ec alla dottrina ind\u00f9 degli stati multipli dell&#8217;essere, nonch\u00e9 ai dieci mondi della ontologia buddista (cfr. il nostro articolo: <em>Dall&#8217;inferno alla Buddit\u00e0: i Dieci Mondi della condizione esistenziale<\/em>, sul sito di Arianna Editrice il 08\/10\/08 e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 29\/11\/17) o, per usare il linguaggio scientifico di Fantappi\u00e9, a quella parte del nostro essere che si trova direttamente a contatto &#8211; anche se lo ignora &#8211; con la fonte della sintropia, centro di aggregazione e di riunificazione degli enti e delle esperienze che giacciono per cos\u00ec dire sparpagliate (<em>ci\u00f2 che per l&#8217;universo si squaderna<\/em>, dice Dante in <em>Par.<\/em>, XXXIII, 87) finch\u00e9 si resta confinati nella dimensione ordinaria del tempo e dello spazio (cfr. il nostro articolo: <em>La matematica, per Fantppi\u00e9, \u00e8 scienza non solo dell&#8217;essere, ma del poter essere, cio\u00e8 metafisica<\/em>, su sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 23\/11\/17).<\/p>\n<p>Adesso proveremo a dare una nostra interpretazione dell&#8217;esperienza fatta dal signor Frizziero. Il fatto \u00e8 accaduto in circostanze casuali: una sosta alla stazione dovuta all&#8217;attesa del treno con cui proseguire il viaggio; una citt\u00e0 mai vista prima; il desiderio di approfittarne per vederla, ma l&#8217;inconveniente di aver troppo poco tempo a disposizione (la stazione ferroviaria di Belluno sorge a una certa distanza dal centro cittadino). Egli sapeva che di l\u00ec a pochi giorni sarebbe tornato e avrebbe potuto visitare la citt\u00e0 con suo agio; d&#8217;altra pare, gli dispiaceva restare in ozio, tanto pi\u00f9 che la bella stagione lo invitava ad evitare una sosta noiosa in sala d&#8217;aspetto e a gettare almeno uno sguardo su di essa. Una citt\u00e0 sconosciuta \u00e8 sempre una fonte d&#8217;interesse: davanti ad essa si prova quel sottile senso di eccitazione che danno le cose nuove. L&#8217;attesa di scoprirla coi propri occhi si carica delle tonalit\u00e0 dell&#8217;aspettazione, mentre la fantasia gareggia con il brevissimo tempo che la separa dalla realt\u00e0, per cui le facolt\u00e0 sensoriali sviluppano il massimo della ricettivit\u00e0, un po&#8217; come accade prima di un concerto o della proiezione di un film. Tuttavia la curiosit\u00e0 di esplorare quel luogo era frenata dalla consapevolezza di avere un tempo insufficiente per farlo, perci\u00f2 lo stato d&#8217;animo del viaggiatore era sospeso fra il desiderio di spingersi verso il centro e il timore di perdere la coincidenza col prossimo treno, con la prospettiva di dover ritardare di molte ore l&#8217;arrivo a destinazione. Incerto fra osare e rinunciare, dapprima egli acquista della frutta e la va a mangiare ai giardinetti; poi, calcolando il tempo residuo, si spinge fino alle immediate vicinanze del centro, pur sapendo di dover tornare subito indietro, avendo giusto il tempo per l&#8217;andata e il ritorno ma non quello di dedicare anche solo pochi minti alla visita. Giunge davanti a una porta monumentale oltre la quale intravede un paesaggio urbano <em>molto interessante<\/em>, formato da un complesso di <em>architetture di vario stile<\/em>: evidentemente, case e palazzi d&#8217;epoca, quasi un compendio di ci\u00f2 che un turista colto e curioso desidera poter visitare. Purtroppo non c&#8217;\u00e8 neanche un minuto per andar pi\u00f9 in l\u00e0 e l&#8217;uomo, senza neanche varcare il fornice, \u00e8 costretto a tornare sui suoi passi, verso la stazione, con un certo rammarico. Quel che ha visto tuttavia lo stimola a voler tornare il pi\u00f9 presto possibile; e infatti, appena qualche giorno dopo, avendo tutto il tempo a disposizione, scende nuovamente alla stazione di Belluno e si dirige verso il centro cittadino. Con viva sorpresa, per\u00f2, anzi con uno sconcerto crescente, non ritrova affatto la &quot;veduta&quot; che tanto lo aveva affascinato, anzi non trova nemmeno la porta civica; prova e riprova, ma nessuna delle vie che percorre gli ricorda ci\u00f2 che aveva visto la volta precedente. La cosa pi\u00f9 sconcertante \u00e8 che la topografia urbana non corrisponde a quella della prima esperienza: allora aveva camminato in linea retta, ora invece s&#8217;imbatte ben presto in un incrocio a &quot;T&quot; oltre il quale bisogna svoltare a sinistra per giungere in centro (la descrizione corrisponde all&#8217;incrocio tra via Loreto e Via Matteotti, che porta in Piazza dei Martiri, il cuore della citt\u00e0). A questo punto appare chiaro che, durante la prima visita, egli ha percorso un altro itinerario, il che si scontra col fatto che non esiste una strada rettilinea che dalla stazione conduca direttamente in centro. \u00c8 dunque inevitabile concludere che, in occasione della prima sosta, si \u00e8 verificato <em>qualcosa<\/em> che non corrisponde a un&#8217;esperienza fisica, bens\u00ec mistica. Usiamo questa parola con tutta la prudenza del caso, in mancanza d&#8217;un vocabolo pi\u00f9 appropriato. Il misticismo \u00e8 porsi direttamente a contatto con l<em>&#8216;altrove<\/em> ed \u00e8 intimamente associato alla fede religiosa, ma presuppone anche l&#8217;emergere della dimensione sconosciuta che giace nel profondo dell&#8217;essere umano. In altre parole, dentro di noi ci sono molte pi\u00f9 cose di quante non ne sospetti la coscienza ordinaria; sappiamo molto di pi\u00f9 di quel crediamo di sapere. Ma cosa ha visto, in definitiva, il signor Frizziero, attraverso il fornice di quella porta? Gi\u00e0, la porta: ma esisteva realmente, poi? A ben riflettere, il suo racconto non ha una tonalit\u00e0 realistica, ma onirica: chi di noi, pur avendo i minuti contati, se giunge ad una porta urbana che si affaccia su un quartiere particolarmente interessante dal punto di vista architettonico, non si spinge almeno al di l\u00e0 di essa, per godere di una vista pi\u00f9 ampia? La cosa, tanto naturale, non richiede minuti, ma secondi; eppure lui non la fa e torna sui suoi passi, pago di ci\u00f2 che ha intravisto. Forse la sua coscienza \u00e8 giunta sul limite di una porta, s\u00ec, ma non fisica, bens\u00ec interdimensionale? Forse ha potuto gettare uno sguardo non sulla citt\u00e0 vera, ma sulla citt\u00e0 com&#8217;era in passato, oppure su un&#8217;alta citt\u00e0, impossibile da identificare, frutto di associazioni mentali, ricordi, rielaborazioni della fantasia? A noi sembra probabile che quella porta &#8211; vista magari, a suo tempo, in un libro illustrato &#8212; non appartenga al mondo fisico e che egli non sia mai uscito dai giardinetti: diversamente, il suo itinerario risulterebbe inspiegabile. La sua mente si sarebbe proiettata aldil\u00e0 del corpo fisico, come nei viaggi astrali, mostrandogli non la citt\u00e0 reale, ma un&#8217;altra citt\u00e0.<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima osservazione. Belluno \u00e8 la citt\u00e0 natale dello scrittore Dino Buzzati (1906-1972), l&#8217;autore del <em>Deserto dei Tartari<\/em> e <em>La boutique del mistero<\/em>; e nella villa di famiglia, a San Pellegrino, un chilometro e mezzo fuori citt\u00e0 (nella cui chiesetta ora riposano le sue spoglie mortali), da bambino fece un&#8217;esperienza inesplicabile e paurosa, che abbiamo altra volta riferito (cfr. l&#8217;articolo: <em>Pu\u00f2 un disegno diventare un essere vivente e uscire dalle pagine d&#8217;un libro?<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 18\/10\/17). Forse l&#8217;enorme insetto dalle zampe pelose, che si anima dalla figura di un libro e terrorizza il bambino, appartiene a un mondo parallelo non poi tanto dissimile da quello della citt\u00e0 intravista dal signor Frizziero: un mondo fantastico e minaccioso nel primo caso, arcano e seducente, ma irraggiungibile, nel secondo. Ci\u00f2 che li accomuna \u00e8 che in entrambi i casi l&#8217;<em>altrove<\/em> si \u00e8 rivelato improvvisante, affacciandosi sull&#8217;al di qua e generando una notevole confusione nei due testimoni dell&#8217;insolita e sconcertante esperienza. Dice Amleto che <em>ci son pi\u00f9 cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia<\/em>; e Shakespeare, con ci\u00f2, ha espresso una profonda verit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile che un giorno, durante la visita ad un luogo in cui non eravamo mai stati, ci affacciamo a una terrazza, a un angolo di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-24960","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24960","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24960"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24960\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24960"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24960"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24960"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}