{"id":24958,"date":"2007-11-12T12:20:00","date_gmt":"2007-11-12T12:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/11\/12\/lequivoco-di-fondo-dei-volonterosi-antropologi-anti-razzisti\/"},"modified":"2007-11-12T12:20:00","modified_gmt":"2007-11-12T12:20:00","slug":"lequivoco-di-fondo-dei-volonterosi-antropologi-anti-razzisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/11\/12\/lequivoco-di-fondo-dei-volonterosi-antropologi-anti-razzisti\/","title":{"rendered":"L&#8217;equivoco di fondo dei volonterosi antropologi anti-razzisti"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uscita del libro <em>Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni<\/em> di Jared Diamdond (edizione originale New York-Londra, 1997, col titolo <em>Guns, Germs and Steel. The Fates of Human Societies<\/em>; traduzione italiana Torino, Einaudi, 1998 e 2000) ha attirato l&#8217;attenzione della critica sulle tesi di questo professore, docente all&#8217;Universit\u00e0 di California a Los Angeles e membro dell&#8217;Accademia Nazionale delle scienze americane. Non si tratta di un autore sconosciuto al pubblico europeo ed italiano; nel nostro Paese era gi\u00e0 stato tradotto un altro suo libro, <em>Il terzo scimpanz\u00e9<\/em> (Bollati Boringhieri, 1994), e un terzo \u00e8 apparso in libreria due anni fa: <em>Collasso. Come le societ\u00e0 scelgono di morire o vivere<\/em> (Torino, Einaudi, 2005).<\/p>\n<p>Tuttavia, <em>Armi, acciaio e malattie<\/em> \u00e8 certamente il pi\u00f9 originale e quello che maggiormente ha fatto discutere e che pi\u00f9 si presta a una seria riflessione su un problema nodale dell&#8217;antropologia e della storia comparata: perch\u00e9 alcune societ\u00e0 si sono evolute tecnologicamente, e altre no? Perch\u00e9 alcune sono diventate ricche, e altre no? Perch\u00e9 alcune &#8211; quelle dell&#8217;Asia e soprattutto dell&#8217;Europa &#8211; si sono imposte sul resto del mondo? James Diamond ha scritto il suo libro &#8211; che si avvale di una ricca e scrupolosa documentazione che va dalla geografia alla botanica, dall&#8217;archeologia alla linguistica &#8211; per tentar di rispondere alla domanda. Non \u00e8 per\u00f2, la sua, una indagine imparziale e scevra da preconcetti: egli si \u00e8 accinto a un lavoro cos\u00ec imponente mosso da un intento ben preciso: dimostrare l&#8217;infondatezza delle teorie razziste, secondo le quali vi sarebbero dei popoli o delle razze umane intrinsecamente superiori. I razzisti, in genere, portano a sostegno di tale affermazione il fatto che n\u00e9 gli Africani, n\u00e9 gli Amerindi e tantomeno gli Australiano hanno raggiunto un livello di civilt\u00e0 vagamente paragonabile a quello europeo; e che ci\u00f2 dipenderebbe, secondo loro, da una serie di virt\u00f9 innate degli abitanti del vecchio continente.<\/p>\n<p>Diamond invece, esaminando la storia antichissima dei vari continenti (a partire dall&#8217;ultima glaciazione), confuta tale impostazione e individua l&#8217;inferiorit\u00e0 in cui si vennero a trovare Africani, Amerindi ecc. davanti all&#8217;assalto degli Europei, in una serie di ragioni geografiche, climatiche, botaniche e zoologiche. Ad esempio, l&#8217;Africa sub-sahariana e l&#8217;Australia sono pi\u00f9 piccole del continente euroasiatico e di gran lunga meno popolate; hanno pochi o nessun animale domesticabile; poche specie vegetali utili per l&#8217;agricoltura; e condizioni climatiche tali per cui le piante alimentari importate dall&#8217;esterno stentano ad attecchire, se non nell&#8217;ambito di fasce relativamente ristrette. Gli europei potevano disporre del cavallo, domesticato nelle steppe dell&#8217;Asia centrale; gli Africani non potevano opporre il rinoceronte, perch\u00e9 non poterono domesticarlo; e ci\u00f2 costitu\u00ec un notevole svantaggio sul piano militate, quando i due mondi giunsero allo scontro. A sud dell&#8217;Equatore, poi, le stagioni sono invertite e le piante domestiche, per giungere all&#8217;estremit\u00e0 dell&#8217;Africa, si trovano la strada sbarrata da una serie di fasce climatiche latitudinali caratterizzate da condizioni di piovosit\u00e0 alle quali non possono adattarsi. Come tipico esempio di ci\u00f2, egli cita il caso del grano, che giunse in Sudafrica dall&#8217;Egitto solo con l&#8217;arrivo delle navi europee, nel 1652.<\/p>\n<p>Ma il caso pi\u00f9 eclatante, secondo Diamdond, per smentire le tesi dei razzisti, \u00e8 quello dell&#8217;Australia: il pi\u00f9 piccolo e il pi\u00f9 isolato dei continenti. Questi due fattori &#8211; la piccolezza (relativa) e l&#8217;isolamento, durato dall&#8217;arrivo dei primi abitanti, 40.000 anni fa, fino a quello degli Europei, nel XVIII secolo, sono stati determinanti nel &quot;fermare&quot; l&#8217;evoluzione degli aborigeni all&#8217;et\u00e0 della pietra. A conferma di ci\u00f2, egli cita il caso della Tasmania, che fu popolata da circa 4.000 aborigeni durante l&#8217;ultima glaciazione, quando era ancora unita al continente, i quali poi rimasero isolati dall&#8217;innalzamento del livello marino. Tagliati fuori dal gruppo principale, essi regredirono e perdettero una serie di abilit\u00e0 &#8211; come l&#8217;arte di costruire imbarcazioni o di andare a pesca, e perfino quella di accendere il fuoco &#8211; che in precedenza possedevano; mentre alcune centinaia di essi, che avevano popolato alcune isole dello Stretto di Bass, si estinsero addirittura. Secondo Diamond, una popolazione numerosa e stabilmente collegata con l&#8217;esterno costituisce un pre-requisito perch\u00e9 possano evolvere le tecniche materiali e si formi un processo virtuoso che traccia la via da una economia di cacciatori-raccoglitori, ad una di agricoltori, che a sua volta realizza la scoperta della ceramica, dei metalli, delle citt\u00e0 e della scrittura. Questo processo pu\u00f2 verificarsi in un vasto paese popolato da centinaia di milioni di individui, come la Cina, ma non in un paese spopolato e appartato, anche se l&#8217;uomo vi \u00e8 comparso millenni prima che altrove. Inoltre, in un paese relativamente molto popolato e in costante interscambio con gli altri continenti, l&#8217;organismo umano ha il tempo e il modo di elaborare gli anticorpi delle malattie infettive portate dall&#8217;esterno; ci\u00f2 che non accadde nel caso degli Africani, degli Amerindi, ecc.., che vennero letteralmente decimati dallo shock batteriologico dovuto all&#8217;impatto con gli Europei. Lo steso discorso vale per le piante e per gli animali domestici.<\/p>\n<p>Ma cediamo la parola all&#8217;Autore e seguiamolo nel suo ragionamento (<em>Armi, acciaio e malattie<\/em>, ed.cit., pp. 236-237).<\/p>\n<p><em>Molti sono portati a descrivere le societ\u00e0 tradizionali australiane con un solo aggettivo: &#8216;arretrate&#8217;. Questo \u00e8 l&#8217;unico continente in cui gl&#8217;indigeni vivessero ancora in tempi moderni privi di tutto ci\u00f2 che in genere associamo alla civilt\u00e0: agricoltura e allevamento, archi e frecce, edifici stabili, villaggi permanenti, scrittura, organizzazione politica. Gli aborigeni erano cacciatori-raccoglitori nomadi o seminomadi, organizzati in bande, che vivevano in capanne o ripari temporanei, e usavano ancora attrezzi di pietra. Negli ultimi 13.000 anni la cultura australiana si \u00e8 evoluta assai meno che sugli altri continenti L&#8217;atteggiamento prevalente degli europei nei confronti dei nativi \u00e8 gi\u00e0 presente nelle parole di uno dei primi esploratori, un francese che scriveva: \u00abSono il pi\u00f9 infelice tra i popoli della Terra, e i pi\u00f9 vicini alle bestie\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Eppure, 40.000 anni fa, gli aborigeni poterono beneficiare di una partenza assai anticipata rispetto all&#8217;Europa e agli altri continenti. Risalgono a quel periodo alcuni tra i primi utensili di pietra dai bordi smerigliati, i primi oggetti composti da pi\u00f9 parti (come un&#8217;ascia innestata nel suo manici) e di gran lunga le prime imbarcazioni del mondo. Alcuni degli esempi pi\u00f9 antichi di pittura parietale vengono proprio dall&#8217;Australia, ed \u00e8 probabile che gli<\/em> Homo sapiens <em>anatomicamente moderni siano comparsi qui prima che in Europa. Perch\u00e9, nonostante questo vantaggio iniziale, furono gli Europei a sconfiggere gli aborigeni, e non viceversa?&quot;<\/em><\/p>\n<p>Dopo aver esaminato i vari elementi della geografia, del clima, della flora, della fauna e dei rapporti (o meglio della estrema scarsit\u00e0 di rapporti) con il mondo esterno &#8211; quest&#8217;ultimo costituito, nel caso specifico, gli agricoltori indonesiani che si spinsero, al massimo, fino alle coste occidentali della Nuova Guinea, ma non all&#8217;Australia vera e propria, se non sporadicamente &#8211; Diamond giunge alla conclusione che, anche in questo caso, fu una serie di condizioni naturali svantaggiose a determinare l&#8217;arretratezza degli aborigeni e, quindi, la loro tragica inferiorit\u00e0 tecnica e militare quando gli Europei, dal 1788, iniziarono a colonizzare il continente australiano (p. 255):<\/p>\n<p><em>&quot;Torniamo alla domanda con cui abbiamo iniziato il capitolo. Come spiegare, in un modo che non tiri in ballo l&#8217;inferiorit\u00e0 degli aborigeni, il fatto che i coloni europei siano riusciti a creare una democrazia moderna con agricoltura, industria e scrittura in pochi decenni, mentre i nativi dopo 40.000 anni erano ancora cacciatori-raccoglitori nomadi? Non \u00e8 forse questo un esperimento controllato di evoluzione parallela di due societ\u00e0, che ci costringe a giungere a tesi razziste?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La risposta \u00e8 semplice. I coloni bianchi inglesi non crearono proprio nulla in Australia, ma importarono tutti gli elementi della loro democrazia avanzata dall&#8217;esterno: il bestiame, le culture (tranne le noci di macadamia), le conoscenze metallurgiche, le macchine a vapore, le armi da fuoco, l&#8217;alfabeto, le istituzioni, persino le malattie. Tutti questi erano i prodotti finali di 10.000 anni di evoluzione in territorio eurasiatico, che per un accidente della geografia erano a disposizione di quei coloni che sbarcarono a Sydney nel 1788. Gli Europei non hanno mai impararono a sopravvivere in Australia senza la loro tecnologia: Burke e Wills<\/em> [due esploratori del XIX secolo che perirono di fame nel tentativo di attraversare a piedi il continente australiano, dopo essere stati salvati pi\u00f9 volte dagli aborigeni che per\u00f2, alla fine, non si fecero pi\u00f9 vedere dopo che uno di essi fu ucciso da Burke: nota nostra] <em>erano abbastanza intelligenti per saper leggere e scrivere, ma non abbastanza per vivere in un&#8217;area desertica come facevano i nativi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gli aborigeni crearono davvero una societ\u00e0 in Australia, e per ovvie ragioni questa non divenne una democrazia industriale avanzata. Tali ragioni derivano in modo diretto dalle caratteristiche dell&#8217;ambiente in cui vivevano.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Quello che a Diamond (il cui libro \u00e8 stato calorosamente lodato da un certo Bill Gates) non sembra essere venuto in mente \u00e8 che, forse, non valeva la pena di affannarsi tanto per dimostrare che, se gli Africani avessero avuto a che fare con una specie di mammifero simile al rinoceronte, ma domesticabile, sarebbero stati militarmente pi\u00f9 forti degli Europei, e che se gli aborigeni australiani avessero potuto coltivare il grano, si sarebbero moltiplicati di numero e avrebbero costruito armi e tecniche (compresi gli anticorpi) atti a respingere l&#8217;assalto europeo. La vera questione, a nostro avviso, non \u00e8 sapere di chi o di che cosa fu la <em>colpa<\/em> del mancato passaggio dal neolitico all&#8217;et\u00e0 del bronzo e del ferro, dalla caccia e raccolta all&#8217;agricoltura, dalla lancia all&#8217;arco e alle frecce e, infine, al fucile e alla bomba atomica; la vera questione \u00e8 stabilire se esista un modello unico di civilt\u00e0, oppure no.<\/p>\n<p>Diamond non fa il minimo tentativo per formulare una definizione di cosa sia la civilt\u00e0; e usa termini come &#8216;evoluzione&#8217;, &#8216;progresso&#8217;, ecc. dando per scontata la loro evidenza, nonch\u00e9 la loro positivit\u00e0. Altrettanto scontata, per lui, \u00e8 la superiorit\u00e0 della sedentariet\u00e0 sul nomadismo, dell&#8217;agricoltura sulla caccia, della casa stabile sulla capanna provvisoria, della scrittura sulla comunicazione esclusivamente orale. Peggio ancora, egli d\u00e0 per scontato che la democrazia, anzi, per usare le sue parole, la &quot;moderna democrazia&quot;, sia il vertice e il coronamento di tutte le meraviglie possibili del progresso; e in questo \u00e8 molto, molto americano. Non il fatto di essere un ammiratore della democrazia liberale, ma il fatto di vederla come l&#8217;unica forma di organizzazione politica superiore e la cui eccellenza \u00e8 auto-evidente: questo s\u00ec che \u00e8 americano, per non dire reaganiano. Lo stesso discorso si pu\u00f2 fare per l&#8217; industria, presentata come <em>non plus ultra<\/em> della tecnica produttiva.<\/p>\n<p>Peccato che a Diamond, tanto impegnato nello sforzo di confutare le tesi dell&#8217;antropologia razzista, non sorga mai il dubbio che, forse, il problema non \u00e8 quello di &quot;scagionare&quot; i popoli extra-europei e le societ\u00e0 tradizionali dall&#8217;accusa di non avere raggiunto gli <em>standard<\/em> tecnologici e politici occidentali, bens\u00ec quello di prendere atto che le culture non sono confrontabili e, quindi, non esiste un criterio per affermare che un popolo con la scrittura \u00e8 pi\u00f9 civile di uno senza scrittura, o che una societ\u00e0 capace di lavorare i metalli \u00e8 pi\u00f9 progredita di una che adopera strumenti di pietra. Significativamente, Diamond non dice nulla di nulla circa l&#8217;evoluzione spirituale dei popoli presi minuziosamente in esame dal punto di vista tecnico, economico e perfino biologico. Nel capitolo dedicato agli aborigeni australiani, per esempio, non dice una parola sulla loro mitologia, sul &quot;tempo del sogno&quot;, sul loro universo interiore. Si limita a osservare che essi sono riusciti a vivere in un deserto inospitale per 40.000 anni, mentre Burke e Wills sono morti di fame in pochi giorni. Questo \u00e8 gi\u00e0 qualcosa: riconoscere, cio\u00e8, che il primo indizio di evoluzione \u00e8 la capacit\u00e0 di adeguarsi al proprio ambiente naturale e saper vivere in armonia con esso, per quanto inospitale possa rivelarsi dal punto di vista umano. Egli, per\u00f2, non fa il passo successivo: ammettere che un popolo capace di vivere per 40.000 anni in un ambiente difficile, ove gli &#8216;evoluti&#8217; europei morirebbero in poche ore (senza automobili, telefoni, aria condizionata, frigoriferi e tutto il resto) non \u00e8 affatto un popolo &#8216;primitivo&#8217;. E quindi non ha bisogno di alcun avvocato difensore per difendersi dall&#8217;imputazione, tipicamente etnocentrica, di non essere stato capace di avviarsi verso <em>le magnifiche sorti e progressive<\/em> della macchina a vapore, del telegrafo, del televisore, dell&#8217;energia atomica, dei viaggi spaziali, della ingegneria genetica e dell&#8217;informatica (Bill Gates <em>docet<\/em>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uscita del libro Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni di Jared Diamdond (edizione originale New York-Londra, 1997, col titolo Guns,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30160,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[47],"tags":[87,133],"class_list":["post-24958","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geografia","tag-africa","tag-europa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-geografia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24958","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24958"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24958\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30160"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24958"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24958"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24958"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}