{"id":24957,"date":"2011-03-04T03:42:00","date_gmt":"2011-03-04T03:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/04\/lequanimita-verso-il-passato-e-la-condizione-per-vivere-armoniosamente-il-presente\/"},"modified":"2011-03-04T03:42:00","modified_gmt":"2011-03-04T03:42:00","slug":"lequanimita-verso-il-passato-e-la-condizione-per-vivere-armoniosamente-il-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/04\/lequanimita-verso-il-passato-e-la-condizione-per-vivere-armoniosamente-il-presente\/","title":{"rendered":"L\u2019equanimit\u00e0 verso il passato \u00e8 la condizione per vivere armoniosamente il presente"},"content":{"rendered":"<p>Chi non sa fare i conti con il proprio passato \u00e8 condannato a trascinarsi per tutta la vita il peso dei rimorsi, dei rimpianti, delle contraddizioni irrisolte; a dare la colpa al mondo intero per i propri insuccessi e per i propri fallimenti; a ripetere sempre gli stessi errori.<\/p>\n<p>Vi sono molte persone che vivono cos\u00ec.<\/p>\n<p>Ve ne sono anche parecchie che si affidano alle stregonerie a pagamento degli psicanalisti, questi lugubri sacerdoti di una forma di magia nera i quali, il pi\u00f9 delle volte, sono essi stessi preda di ossessioni e contraddizioni irrisolte, cui si sommano quelle evocate nel corso dei loro sinistri riti che chiamano, con pomposa impudenza pseudoscientifica, &quot;terapie&quot;.<\/p>\n<p>Ma innanzitutto, domandiamoci: che cos&#8217;\u00e8 il nostro passato? E quando diciamo &quot;nostro&quot;, che cosa intendiamo esattamente?<\/p>\n<p>Certo, non si tratta di un qualcosa che si possa definire &quot;nostro&quot; nel significato di possesso: perch\u00e9 il passato, per definizione, \u00e8 il tempo che pi\u00f9 non ci appartiene, dunque non \u00e8 pi\u00f9 &quot;nostro&quot; se non nel ricordo, ossia nell&#8217;esercizio, volontario o involontario, della memoria.<\/p>\n<p>\u00c8 involontario quando una esperienza del passato torna a perseguitare colui che l&#8217;ha vissuta; o quando basta rivedere un luogo, una persona, riudire una musica, perfino una singola parola, perch\u00e9 quella persona venga sopraffatto dal flusso incontrollato dei ricordi.<\/p>\n<p>Il ricordo, peraltro, non \u00e8 la stessa cosa di ci\u00f2 che denominiamo &quot;memoria&quot;: la memoria \u00e8 la facolt\u00e0 del ricordare, mentre il ricordo \u00e8 l&#8217;oggetto, ossia il contenuto di quella facolt\u00e0. Il ricordo sta alla memoria come l&#8217;acqua sta alla corrente del fiume. Noi vediamo la corrente del fiume, non l&#8217;acqua in se stessa; se l&#8217;acqua evaporasse, infatti, o se la siccit\u00e0 prosciugasse il corso del fiume, noi non vedremmo pi\u00f9 l&#8217;acqua, ma tuttavia sapremmo per certo che, in quel letto, scorreva un fiume.<\/p>\n<p>Similmente, quello che noi ricordiamo non \u00e8 l&#8217;evento passato in se stesso, ma l&#8217;idea che di quell&#8217;evento ha elaborato la nostra memoria: noi ricordiamo la memoria, non il ricordo. Il ricordo \u00e8 la cosa in s\u00e9, e nulla potr\u00e0 restituircela cos\u00ec come essa era.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9: nemmeno quando l&#8217;evento ci era presente, nemmeno quando noi eravamo presenti ad esso, l&#8217;evento era per noi una realt\u00e0 oggettiva: se avessimo confrontato le nostre impressioni con quelle di altri a proposito del medesimo evento, ci saremmo resi conto, gi\u00e0 allora, che noi non avevamo sperimentato la realt\u00e0, ma la nostra interpretazione di essa.<\/p>\n<p>Dunque, la memoria \u00e8 l&#8217;interpretazione del passato e non ci restituisce il passato cos\u00ec com&#8217;era (posto e non concesso che una tale esperienza sia mai stata possibile), ma soltanto come noi lo abbiamo rielaborato: non \u00e8 un passato &quot;ingenuo&quot;, ma sovraccarico delle mille e mille modificazioni che, nel frattempo, si sono prodotte a causa della distanza temporale e della evoluzione della nostra coscienza.<\/p>\n<p>Ma esiste, poi, una coscienza? Esiste un &quot;io&quot;?<\/p>\n<p>Probabilmente no, e hanno ragione i Buddisti Theravada quando affermano che noi non possediamo un &quot;io&quot;, ma solo un gruppo di operazioni mentali sempre mutevoli; e aveva ragione anche Pirandello, quando sosteneva che, sotto la forma impostaci dalle &quot;maschere&quot;, in noi non vi \u00e8 che un flusso continuo e una incessante trasformazione di temporanei stati della coscienza &#8211; anche se egli si \u00e8 malignamente compiaciuto di trarre da ci\u00f2 delle conseguenze molto maggiori della premessa, tutte di segno distruttivo e nichilista.<\/p>\n<p>Il fatto che una coscienza permanente, un &quot;io&quot; unitario e coeso forse non esistano, o, comunque, siano indimostrabili (a dispetto del &quot;cogito&quot; cartesiano, che non ci dice affatto che un &quot;io&quot; permanente esiste, ma soltanto che vi \u00e8 una coscienza la quale, in questo preciso istante, sta dubitando), non significa che non si possa istituire alcun legame fra &quot;noi&quot; e i &quot;nostri&quot; ricordi, usando queste due parole, &quot;noi&quot; e &quot;nostri&quot;, in senso convenzionale e puramente pratico. Significa soltanto che non bisogna intendere ci\u00f2 in senso rigido, in senso possessivo: perch\u00e9 se noi non possediamo, a rigor di termini, un &quot;io&quot;, ancor meno possediamo un passato.<\/p>\n<p>Ma allora, che cos&#8217;\u00e8 quel passato con il quale bisogna imparare a fare i conti, che bisogna saper accettare e metabolizzare, per poter vivere serenamente il presente? E, soprattutto, di chi \u00e8, se non lo possiamo considerare veramente come &quot;nostro&quot;?<\/p>\n<p>Il passato, in quanto tale, non \u00e8 nemmeno un ente, \u00e8 una realt\u00e0 al negativo: un tempo di cui si pu\u00f2 solamente dire che non \u00e8, che non \u00e8 pi\u00f9 e che non torner\u00e0 mai pi\u00f9 ad essere. Invece il passato in quanto ricordo \u00e8, s\u00ec, un ente, ma &quot;nostro&quot; solo in senso convenzionale: &quot;nostro&quot; nel senso che la nostra memoria tende ad appropriarsene e a considerarlo tale. Neppure la memoria, a stretto rigor di termini, \u00e8 veramente &quot;nostra&quot;: dunque, tanto meno si pu\u00f2 dire che essa ci restituisca il &quot;nostro&quot; passato.<\/p>\n<p>Ma che cosa ci rimane, allora? E perch\u00e9 noi abbiamo un bisogno vitale di riconciliarci con quello che chiamiamo il passato, il nostro passato, se vogliamo vivere pienamente il presente?<\/p>\n<p>Alla prima domanda rispondiamo che a noi rimangono una serie di operazioni mentali in continuo movimento; e il fatto che la nostra evoluzione interiore ci porti a riconsiderare incessantemente il nostro passato, a vederlo sotto una luce sempre nuova, \u00e8 la migliore dimostrazione che noi non siamo alle prese con un ente, &quot;il nostro passato&quot;, ma con un fantasma, che muta continuamente forma ed aspetto a seconda degli stati di coscienza che lo considerano e, per cos\u00ec dire, lo osservano (che poi quegli stati di coscienza siano &quot;nostri&quot;, lo diciamo in senso puramente pratico, per non sottoporre il linguaggio ad uno sforzo continuo ed eccessivo).<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un racconto di Karel Chapek Chod che parla di come un equivoco abbia cambiato, in negativo, la vita di un essere umano. Un bambino, mentre giace a letto ammalato, si accorge che \u00e8 scomparso il suo amatissimo album di francobolli: tutti gli indizi accusano un compagno, quello che lui credeva il suo migliore amico. Tornato a scuola, non lo affronta apertamente, ma gli mostra il massimo disprezzo: e, a partire da quel momento, incomincia a chiudersi con tutti, a divenire sospettoso e diffidente, a inaridirsi precocemente. Cresce senza pi\u00f9 amici, si sposa senza amore, rinchiuso in una gabbia di amarezza che il suo atteggiamento, senza rendersene conto, tende a giustificare, poich\u00e9 gli altri si discostano da lui, avvertendo il suo rancore profondo e la sua amarezza. Un giorno, per caso, ritrova l&#8217;album dei francobolli: glielo aveva nascosto suo padre, credendo di agire per il suo bene, dato che il ragazzo sottraeva troppo tempo allo studio per la passione della filatelia. Cos\u00ec, il protagonista si rende conto di aver sprecato e avvelenato la sua intera vita per un fatto inesistente: il supposto tradimento del pi\u00f9 caro amico.<\/p>\n<p>Questa novella offre un buon esempio di come il passato, in se stesso, non sia qualcosa di reale, ma una sorta di magazzino nel quale noi mettiamo tutto quel che vogliamo, consciamente o inconsciamente. In un certo senso, \u00e8 il nostro presente che costruisce il passato e non viceversa: perch\u00e9 noi &quot;vediamo&quot; il passato, sino a gioirne o a soffrirne atrocemente, in base a ci\u00f2 che \u00e8 il presente della coscienza che lo rivisita. Possiamo arrivare ad abbellire o ad imbruttire il passato a volont\u00e0, e, di fatto, lo facciamo, mano a mano che il tempo scorre ed i contenuti del pretesto &quot;passato&quot; sfumano nella lontananza, obbligando la memoria a compiere uno sforzo sempre pi\u00f9 grande per tentare di recuperarli.<\/p>\n<p>Ma la memoria non ci restituisce mai il passato, bens\u00ec l&#8217;idea, attuale, della coscienza che lo rivisita. E tale idea muta continuamente, insieme alla coscienza stessa, che diciamo &quot;nostra&quot; solo per comodit\u00e0. Tutto questo pu\u00f2 sembrare bizzarro e molto cerebrale; invece, a ben guardare, \u00e8 quello che noi facciamo abitualmente, ma senza consapevolezza, ogni volta che ci accostiamo al passato. Lo rielaboriamo, vi aggiungiamo o vi togliamo qualcosa, lo rivestiamo di una tonalit\u00e0 affettiva ed emozionale che gli \u00e8 estranea.<\/p>\n<p>Nel romanzo \u00abSenilit\u00e0\u00bb, di Italo Svevo, il protagonista, un assicuratore trentacinquenne di nome Emilio Brentani, finisce per trasfigurare il ricordo della ragazza che aveva amato, Angiolina &#8211; una popolano scaltra, volgare ed egoista &#8211; in una sorta di creatura eterea e dolcemente pensosa, perfino in una donna angelo, associandole, inoltre, alcuni caratteri della propria sorella defunta, Amalia: la sollecitudine, l&#8217;istinto materno, la mitezza e lo spirito di abnegazione. E con quel falso ricordo Emilio si accinge ad affrontare tutto il resto della propria vita, ben deciso a vivere in esso anzich\u00e9 nel presente, che lo ha deluso e ferito irreparabilmente.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ora siamo pronti a rispondere alla seconda domanda che ci eravamo posta: perch\u00e9 sia tanto importante fare i conti con il passato e riconciliarsi con esso. La risposta, arrivati a questo punto, \u00e8 intuitiva: perch\u00e9 ne va del nostro presente, che \u00e8 tutto quello che possediamo; ne va della nostra vita, della nostra pace, del nostro equilibrio, di tutto quello che pu\u00f2 consentirci di realizzare la nostra chiamata, nel modo migliore di cui siamo capaci.<\/p>\n<p>Un rapporto erroneo con il passato, o con quello che riteniamo essere tale, pu\u00f2 compromettere seriamente il nostro qui ed ora, costringendoci a una vita amareggiata da inutili fantasmi o da assurdi rimpianti.<\/p>\n<p>Eppure, quanti di noi si abbandonano a questo errore; e, come se non bastasse, vi aggiungono l&#8217;errore di credersi irrimediabilmente &quot;malati&quot; e, per conseguenza, di affidarsi, per ottenere la sospirata &quot;guarigione&quot;, ad ogni sorta di stregone mercenario.<\/p>\n<p>Che cosa bisognerebbe fare, dunque, quando si \u00e8 ossessionati dal passato; in che modo bisogna porsi di fronte all&#8217;incalzare crudele delle sue ombre dolorose?<\/p>\n<p>Prima di tutto, riconoscerne la reale natura: esso non \u00e8 un qualcosa di reale, ma un prodotto della nostra immaginazione; o, per dir meglio: una proiezione delle nostre attuali paure, delle nostre attuali brame, della nostra attuale confusione. Chi riesce a stabilire un rapporto limpido con se stesso, automaticamente spezza il cerchio stregato del passato e si libera dal peso opprimente dei ricordi, che gli impediscono di vivere un presente sereno.<\/p>\n<p>Questo non va interpretato alla lettera: non si tratta, per esempio, di cancellare il ricordo delle persone care che hanno lasciato questa vita; tutt&#8217;altro: semmai, di comprendere che non vi \u00e8 nulla da rimpiangere, perch\u00e9 esse non se ne sono andate per sempre, non ci hanno lasciato soli, ma sono passate su un altro piano di esistenza, dal quale continuano a seguirci, ad amarci, a proteggerci per quanto possibile.<\/p>\n<p>Liberarsi dal peso del passato significa non che dobbiamo cancellare o rimuovere i suoi contenuti (cosa due volte impossibile, dato che questi, come abbiamo gi\u00e0 detto, non sono mai stati &quot;nostri&quot; e nulla sappiamo realmente di essi), ma che dobbiamo ristabilire la giusta gerarchia fra l qui ed ora e l&#8217;altrove: e il passato, come il futuro, appartiene all&#8217;altrove. \u00c8 assurdo subordinare il qui ed ora all&#8217;altrove; a meno che si tratti dell&#8217;Altrove assoluto, che, da lontano, ci richiama al senso pi\u00f9 profondo della nostra esistenza e ci invita a ritornarvi.<\/p>\n<p>Il passato \u00e8 come uno spaventapasseri in un campo di grano. Il vento muove le cordicelle e fa tintinnare le scatolette che pendono da esso, per spaventare i passeri e indurli ad allontanarsi. Noi non dobbiamo comportarci come i passeri ingenui, ma come i passeri esperti, i quali, dopo un certo numero di prove, si sono resi conto che quel fantoccio non \u00e8 veramente un essere umano, e che n\u00e9 lui, n\u00e9 il rumore metallico prodotto dal vento, costituiscono un reale pericolo. Possiamo continuare a nutrirci dei semi di grano del nostro presente, dunque, liberandoci una volta per sempre da paure e turbamenti ingiustificati.<\/p>\n<p>Certo, per riuscire a fare questo, dobbiamo anche imparare a guardare meglio in noi stessi. Sono le nostre paure di adesso e le nostre brame di adesso che ci portano a creare l&#8217;immagine di quel fantoccio, di quello spaventapasseri; sono esse che gli danno la forza di perseguitarci a distanza di anni, come un brutto sogno che non se ne vuole andare.<\/p>\n<p>Non esistono ricette miracolose al riguardo e chiunque affermi il contrario \u00e8 soltanto un cialtrone o un furbastro che trae qualche vantaggio dai nostri terrori e dalle nostre insicurezze.<\/p>\n<p>L&#8217;unica strada efficace \u00e8 quella che ci guida, attraverso cadute e riprese, lungo il sentiero della consapevolezza di noi stessi, da cui discende la consapevolezza di tutto il resto, compreso il passato che diciamo nostro.<\/p>\n<p>Coraggio, dunque: il Sole \u00e8 ancora alto, e c&#8217;\u00e8 tanta strada da fare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi non sa fare i conti con il proprio passato \u00e8 condannato a trascinarsi per tutta la vita il peso dei rimorsi, dei rimpianti, delle contraddizioni<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-24957","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24957","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24957"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24957\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24957"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24957"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24957"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}