{"id":24943,"date":"2007-08-16T11:54:00","date_gmt":"2007-08-16T11:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/16\/si-entra-nellessere-con-un-atto-di-fedelta-e-di-amore\/"},"modified":"2007-08-16T11:54:00","modified_gmt":"2007-08-16T11:54:00","slug":"si-entra-nellessere-con-un-atto-di-fedelta-e-di-amore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/16\/si-entra-nellessere-con-un-atto-di-fedelta-e-di-amore\/","title":{"rendered":"Si entra nell&#8217;essere con un atto di fedelt\u00e0 e di amore"},"content":{"rendered":"<p>Alcuni decenni di &quot;pensiero debole&quot; nelle sue versioni pi\u00f9 varie e aggiornate ci hanno ormai quasi abituato a credere che la filosofia, se pure ha ancora un senso e uno scopo, non pu\u00f2 che limitarsi a una riflessione di <em>seconda scelta<\/em> (rispetto al sapere scientifico e tecnologico) oppure, come voleva Wittgenstein, a rovistare nella mera analisi del linguaggio, rinunziando per sempre a dire &quot;quello che non si pu\u00f2 dire&quot;. Di contro a queste tendenze nichiliste della filosofia contemporanea, occorre invece dire ad alta voce, e ripetere senza mai stancarsene, che non si d\u00e0 pensiero filosofico che non sia riflessione sull&#8217;essere, dell&#8217;essere e per l&#8217;essere; che tutti i problemi filosofici riconducono, in ultima analisi, alla questione dell&#8217;essere; che se avremo dato una risposta a tutte le domande possibili e immaginabili, ma non avremo saputo porre la domanda fondamentale sull&#8217;essere, non ci saremo avvicinati neppure di un millimetro alla risposta sul senso del mondo e sul nostro ultimo destino. \u00c8 la porta dell&#8217;essere, quella a cui non dobbiamo stancarci di bussare ribussare, mai, mai, checch\u00e9 ne dicano semiologi e filosofi del linguaggio, esperti di estetica e di metafisica, di logica e di epistemologia e di tutte le possibili branche e specializzazioni del sapere contemporaneo, cosmologi e teologi compresi.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;essere? Perch\u00e9, invece del nulla, esiste qualcosa? E qual \u00e8 la relazione che sussiste fra il nostro essere, il nostro dato di esserci, e l&#8217;essere in generale, l&#8217;essere in quanto tale, assoluto, radicalmente e ontologiamente contrapposto al non-essere? Se la filosofia non si riappropria di queste domande, sempre pi\u00f9 si arrogheranno il diritto di porle e di rispondervi coloro che rappresentano, oggi, la deliberata e programmatica negazione dell&#8217;autentico spirito filosofico: quegli scienziati che sconfinano dal proprio legittimo campo d&#8217;indagine per autonominarsi filosofi e per porre i problemi filosofici su di un piano scientifico, con una metodologia filosoficamente erronea e animati da un pregiudizio scientista in base al quale solo la scienza ha il diritto di avanzare delle risposte alle domande ultime dell&#8217;uomo, perch\u00e9 solamente essa \u00e8 in possesso di un criterio di verit\u00e0 rigoroso e inconfutabile.<\/p>\n<p>Ne riportiamo due tipici esempi: quello degli astrofisici cinesi Fang Li Zhi e i Shu Xian e quello del cosmologo inglese Stephen Hawking.<\/p>\n<p>Scrivono i due citati scienziati cinesi (in <em>La creazione dell&#8217;universo,<\/em> Milano, Garzanti, 1990, pp. 207-210):<\/p>\n<p><em>&quot;Si \u00e8 sempre pensato che la prima mossa, ossia l&#8217;origine dell&#8217;universo, esulasse dal campo della fisica, poich\u00e9 in linea di principio sembra impossibile determinare la prima mossa con mezzi fisici.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In primo luogo, non possiamo cercare la causa della prima mossa, o inizio dell&#8217;universo, poich\u00e9 tale concetto implica che prima della prima mossa non esisteva nulla.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In secondo luogo, non possiamo cercare la causa della prima mossa, o inizio dell&#8217;universo, fuori dell&#8217;universo, poich\u00e9 il concetto di universo implica che nulla esista al di fuori di esso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In terzo luogo, non possiamo andare a cercare la causa neppure dentro l&#8217;universo. Poich\u00e9 il concetto di prima mossa, o inizio dell&#8217;universo, implica che tutto ci\u00f2 che \u00e8 dentro l&#8217;universo ne \u00e8 il risultato, e non pu\u00f2 esserne la causa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec, non possiamo cercare la base fisica della prima mossa n\u00e9 prima della genesi dell&#8217;universo, n\u00e9 dopo la sua genesi, n\u00e9 al di fuori di esso. Se ne pu\u00f2 concludere soltanto ce: nulla inizi\u00f2 la prima mossa, o inizio dell&#8217;universo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A prima vista, siamo dunque in un vicolo cieco! Ma l&#8217;uscita dall&#8217;inferno sta precisamente in questo vicolo cieco. Il cosiddetto &#8216;nulla&#8217; significa &#8216;non-essere&#8217;, e perci\u00f2 la nostra ultima proposizione pu\u00f2 essere definita come equivalente a: \u00abIl &#8216;non-essere&#8217; pu\u00f2 dare inizio alla prima mossa, cio\u00e8 all&#8217;inizio dell&#8217;universo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La soluzione del problema della prima mossa incomincia dalla scoperta, cui dobbiamo mirare, del modo in cui l&#8217;universo pu\u00f2 essere generato dal &#8216;non-essere&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abL&#8217;essere dal &#8216;non-essere&#8217;, com&#8217;\u00e8 mai possibile?\u00bb. Sembra un&#8217;affermazione puramente metafisica: come si pu\u00f2 costruire una teoria fisica dell&#8217;essere dal &#8216;non-essere&#8217;? La gente ha avuto questo timore per molto tempo, e con piena giustificazione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nel 1982, la situazione incominci\u00f2 a cambiare. Quell&#8217;anno si svolse a Cambridge in Inghilterra un simposio in cui, per la prima volta, la genesi dell&#8217;universo dal nulla fu esaminata come un problema fisico. Il fisico sovietico Linde, a questo simposio, disse alcune cose che rappresentano il pensiero di molti cosmologi sull&#8217;\u00abessere dal non-essere\u00bb. Disse fra l&#8217;altro:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abLa possibilit\u00e0 che l&#8217;universo sia stato generato dal nulla \u00e8 un&#8217;ipotesi molto interessante e dovrebbe essere approfondita. Una domanda che rende molto perplessi relativamente alla singolarit\u00e0 \u00e8 questa: che cosa precedette la genesi dell&#8217;universo? Questa domanda sembra assolutamente metafisica, ma la nostra esperienza ci dice che tali problemi metafisici trovano talvolta soluzione attraverso la fisica\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il commento di Linde non era dettato da un impulso momentaneo, ma aveva a fondamento l&#8217;intera evoluzione della cosmologia. In particolare, varie &#8216;risposte chiave&#8217; dell&#8217;intera questione &#8216;essere dal non essere&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Una di queste chiavi \u00e8 il conoscere che cosa \u00e8 il &#8216;non-essere&#8217;. Nella cosmologia moderna, il &#8216;non-essere&#8217; \u00e8 definito come segue:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abCi\u00f2 che \u00e8 fuori dell&#8217;universo \u00e8 &#8216;non-essere&#8217;, ossia: nulla pu\u00f2 esistere fuori dell&#8217;universo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 un&#8217;affermazione molto recisa. In filosofia, la si chiama negazione categorica. Molti precedenti ci mostrano che e pi\u00f9 fondamentali leggi fisiche sono spesso formulate in forma di negazioni categoriche. Per esempio, il Primo Principio della Termodinamica afferma che \u00e8 impossibile costruire una macchina di mito perpetuo di prima specie; il Secondo Principio della Termodinamica afferma la stessa cosa a proposito di una macchina capace di produrre un moto perpetuo di seconda specie; il principio della Relativit\u00e0 afferma che \u00e8 impossibile misurare la velocit\u00e0 assoluta; il Principio di Equivalenza afferma che \u00e8 impossibile distinguere, localmente, massa inerziale e massa gravitazionale. Queste negazioni categoriche sono molto ricche e feconde. Da esse possiamo trarre molte conclusioni affermative dal punto di vista della fisica.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La teoria dell&#8217;\u00abessere dal non-essere\u00bb ha scelto anch&#8217;essa questo metodo per trattare il problema della genesi del cosmo. L&#8217;essenza di questa teoria \u00e8 la seguente: partendo dalla negazione \u00abnulla pu\u00f2 esistere fuori dell&#8217;universo\u00bb arriveremo ad affermazioni, a risposte positive riguardanti la prima mossa. In particolare, avendo come premessa che \u00abci\u00f2 che \u00e8 fuori dell&#8217;universo \u00e8 non-essere\u00bb. Cercheremo di determinare il tempo, lo spazio e il vuoto del periodo inflazionario.&quot;<\/em><\/p>\n<p>In questa pagina, colpiscono affermazioni come quella secondo la quale il problema del non-essere possa venire trattato come un qualsiasi altro principio della fisica; o quella seconda la quale i problemi metafisici possono trovare una soluzione attraverso la fisica. Il meno che si possa dire in proposito \u00e8 che,quando i filosofi diventano troppo timidi (e abdicano al loro diritto-dovere di riflettere sulla natura e sui fini della scienza), gli scienziati diventano un po&#8217; troppo audaci (e pretendono di dare risposte fisiche ai problemi filosofici; o meglio, pretendono di dare risposte filosofiche ai problemi filosofici, ma al di fuori una corretta impostazione filosofica e soprattutto <em>servendosi di una metodologia fisica.<\/em><\/p>\n<p>Il secondo esempio \u00e8 quello che ci presenta il celebre cosmologo Stephen Hawking, titolare della cattedra di matematica lucasiana all&#8217;Universit\u00e0 di Cambridge. Nel suo recente libro <em>La teoria del tutto. Origine e destino dell&#8217;universo<\/em> (Milano, Mondolibri, 2003, pp.167-168), egli testualmente afferma:<\/p>\n<p>: <em>\u00abUna volta, Einstein si pose questa domanda: &#8216;Quanto fu ampia la libert\u00e0 di scelta di Dio nella costruzione dell&#8217;universo?&#8217;. Se la proposta dell&#8217;assenza di confini \u00e8 corretta, Egli non ebbe alcuna libert\u00e0 nella scelta delle condizioni iniziali. Avrebbe avuto ancora, naturalmente, la libert\u00e0 di scegliere le leggi alle quali l&#8217;universo doveva obbedire, ma questa, in realt\u00e0, potrebbe non essere stata poi una gran scelta: ci potrebbero infatti essere soltanto poche (e forse solo una) teorie complete unificate non autocontraddittorie e tali da permettere l&#8217;esistenza di esseri intelligenti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma possiamo interrogarci sulla natura di Dio anche se c&#8217;\u00e8 solo una possibile teoria unificata, che si riduce a un semplice insieme di leggi ed equazioni. Che cos&#8217;\u00e8 che soffia il fuoco vitale nelle equazioni, e crea un universo che esse possono descrivere? L&#8217;approccio solitamente adottato dalla scienza, quello di costruire dei modelli matematici, non pu\u00f2 rispondere alla domanda del perch\u00e9 dovrebbe esserci un universo descrivibile da quei modelli. Perch\u00e9 mai l&#8217;universo si d\u00e0 la pena di esistere? La teoria unificata ha una forza tale da determinare la sua propria esistenza? O ha invece bisogno di un creatore? E, in tal caso, questo creatore esercita qualche altro effetto sull&#8217;universo oltre a essere responsabile della sua esistenza? E chi ha creato questo creatore?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fino a oggi, gli scienziati sono stati troppo occupati a elaborare nuove teorie che descrivono che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;universo per porsi la domanda del perch\u00e9. D&#8217;altro canto, le persone il cui lavoro \u00e8 proprio quello di chiedersi il perch\u00e9 delle cose &#8211; ossia i filosofi &#8211; non sono riuscite a tenere il passo con il progresso delle teorie scientifiche. Nel XVIII secolo, essi ritenevano che l&#8217;intero scibile umano, scienza inclusa, fosse di loro competenza, e discutevano su questioni come &#8216;l&#8217;universo ha avuto un inizio?&#8217;. Nel corso del XIX e del XX secolo, per\u00f2, la scienza \u00e8 diventata troppo tecnica e troppo matematica per i filosofi o per chiunque altro, tranne per pochi specialisti. I filosofi hanno quindi a tal punto ridotto l&#8217;ambito delle proprie ricerche che Ludwig Wittgenstein, il filosofo pi\u00f9 illustre del XX secolo, \u00e8 venuto ad affermare che \u00abl&#8217;unico compito che resta alla filosofia \u00e8 l&#8217;analisi del linguaggio\u00bb. Che declino rispetto a quella tradizione filosofica che da Aristotele va fino a Kant!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tuttavia, se riuscissimo a scoprire una teoria completa, col tempo tutti &#8211; e non solo pochi scienziati &#8211; dovrebbero essere in grado di comprenderla, almeno nei suoi principi generali. Saremmo quindi tutti in grado di prender parte alla discussione sul perch\u00e9 l&#8217;universo esiste. E, se trovassimo la risposta a quest&#8217;ultima domanda, decreteremmo il definitivo trionfo della ragione umana, poich\u00e9 allora conosceremmo il pensiero stesso di Dio.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Leggere nella mente di Dio: niente male come pretesa, specialmente considerato che viene presentata come <em>una conquista della scienza<\/em> e non certo come un atto di apertura e di disponibilit\u00e0 da parte della fede.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che mai profetiche ci sembrano, nell&#8217;attuale congiuntura storica, le parole di un grandissimo filosofo della prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, S\u00f6ren Kierkegaard, a proposito dei concetti di &quot;progresso&quot; e di &quot;regresso&quot; che la cosiddetta <em>modernit\u00e0<\/em> maneggiava e maneggia con tanta disinvoltura, senza avere la minima idea di quel che stia dicendo:<\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;umanit\u00e0 nel corso delle generazioni \u00e8 divenuta sempre pi\u00f9 insulsa. Questo dipende al fatto che \u00e8 cresciuta soltanto in direzione della razionalit\u00e0, della razionalit\u00e0 finita. Ma questo progresso \u00e8 in un senso pi\u00f9 profondo talmente ambiguo che \u00e8 un regresso, un vero regresso dell&#8217;Assoluto, dall&#8217;impressione dell&#8217;idea di assoluto: ed \u00e8 un progresso nel senso di intendersela sempre pi\u00f9 con ci\u00f2 che \u00e8 relativo e mediocre, con ci\u00f2 che \u00e8 \u00abfino a un certo punto\u00bb. Cos\u00ec si vede anche facilmente che questo progresso \u00e8 una caduta da ci\u00f2 che \u00e8 eterno. Perch\u00e9 la vita di questo mondo \u00e8 \u00abfino a un certo punto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Dunque, dicevamo che la filosofia non deve mai stancarsi di battere alle porte dell&#8217;essere, di tornare ancora e ancora a porre la domanda fondamentale, la domanda sull&#8217;essere.<\/p>\n<p>Ma come si entra nell&#8217;essere?<\/p>\n<p>Secondo Gabriel Marcel (1889-1973), filosofo originale e notevole rappresentante del cosiddetto &quot;esistenzialismo cristiano&quot;, l&#8217;entrata nell&#8217;essere (e, per contro, la penetrazione dell&#8217;essere nell&#8217;uomo) coincide con un atto di fede.<\/p>\n<p>Riportiamo l&#8217;acuta sintesi del pensiero di Marcel del massimo studioso italiano di Kierkegaard, il compianto Cornelio Fabro (nella sua <em>Storia della filosofia,<\/em> Roma, Coletti Editore, 1959, vol. 2, p. 909):<\/p>\n<p><em>&quot;Anche presso Marcel quindi si afferma il &#8216;primato dell&#8217;atto&#8217;: l&#8217;uomo entra nell&#8217;essere con l&#8217;atto con il &#8216;suo&#8217; atto, e pi\u00f9 concretamente con l&#8217;atto di Fede cio\u00e8 con il mio, tuo&#8230; ciascuno col proprio atto di Fede. L&#8217;essere \u00e8 quindi l&#8217;attuarsi della Fede, il suo muoversi in atto, il suo portarsi perci\u00f2 o il volgersi al \u00abTu\u00bb in cui il rapporto si compie e di cui vive. La Fede si attua quindi come \u00abfedelt\u00e0\u00bb e qui il Marcel (molto opportunamente a mio avviso) ci ha tenuto a separare il suo pensiero da quello della tradizione attualista francese che passa come \u00abfilosofia della libert\u00e0\u00bb (Ravaisson, Boutroux, lo stesso Bergson, ecc.). Piuttosto egli ha trasporto nella sfera ontologico-religiosa quella \u00abfilosofia della fedelt\u00e0\u00bb che il Royce (da lui attentamente studiato) aveva considerata soltanto nell&#8217;ambito di un idealismo empirico. Con un estremo sforzo di chiarezza il Marcel precisa l&#8217;oggetto delle sue ricerche dalle quali \u00e8 emerso il suo concetto di essere come \u00abluogo della fedelt\u00e0\u00bb, scrivendo, :\u00abIl s&#8217;agissait pour moi de d\u00e9couvrir comment le sujet, dans sa condition m\u00eame de sujet, s&#8217;articule \u00e0 la fois exig\u00e9e et reconnue comme r\u00e9alit\u00e9\u00bb. Questo non \u00e8 affatto psicologismo, limitato a caratterizzare certi dati atteggiamenti senza prendere in considerazione il loro scopo, la loro intenzionalit\u00e0 concreta. E il Marcel parla espressamente della \u00abconvergence absolute du m\u00e9taphysique et du religieux\u00bb che si rivela fin dai suoi primi scritti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un itinerario quindi di \u00abesperienza vissuta\u00bb e non di riflessione concettuale, un&#8217;esperienza autentica tuttavia e non, come vuole l&#8217;empirismo, di mero riflesso, ma che implica una sua capacit\u00e0 d&#8217;invenzione o perfino, ci dice il Marcel, d&#8217;\u00abiniziativa creatrice\u00bb. Ritorna cos\u00ec il tema centrale di questa filosofia dell&#8217;intimit\u00e0 personale, vale a dire che la penetrazione dell&#8217;essere diventa una \u00abfedelt\u00e0 all&#8217;essere\u00bb e non un processo concettuale, e si attua come \u00abintroduzione al mistero\u00bb di questo essere e non come soluzione, data una volta per sempre, del \u00abproblema dell&#8217;essere\u00bb. Evidente: perch\u00e9 se l&#8217;essere spirituale si attua come libert\u00e0, questa non pu\u00f2 essere mai data, ma si d\u00e0 volta per volta, e l&#8217;attualit\u00e0 di questo darsi non pu\u00f2 essere anticipata dal pensiero, ma ha in s\u00e9 il suo principio. Il termine di \u00abfid\u00e9lit\u00e9 cr\u00e9atrice\u00bb che il Marcel ha dato a un suo Saggio indica precisamente questa priorit\u00e0 dell&#8217;atto ch&#8217;egli non cessa d&#8217;inculcare.<\/em><\/p>\n<p><em>Si comprende allora l&#8217;ulteriore sviluppo dato dal Marcel al suo pensiero con l&#8217;analisi metafisica della<\/em> speranza <em>che viene ad essere, se non m&#8217;inganno, quasi pi\u00f9 una preparazione all&#8217;attuarsi di tale \u00abfedelt\u00e0 creatrice\u00bb che non una sua conseguenza. La speranza \u00e8 una virt\u00f9 e ogni virt\u00f9 \u00e8 una forza interiore cos\u00ec che vivere di speranza \u00e8 ottenere di<\/em> restar fedeli <em>nelle ore di oscurit\u00e0 a ci\u00f2 che non fu forse all&#8217;origine che un&#8217;ispirazione, un&#8217;esaltazione, un rapimento. Ma questa fedelt\u00e0, spiega il Marcel, non pu\u00f2 a sua volta essere praticata che per via di una collaborazione il cui principio \u00e8 e rester\u00e0 sempre il mistero stesso, fra una buona volont\u00e0 ch&#8217;\u00e8 dopo tutto il solo contributo positivo di cui noi siamo capaci, e per via d&#8217;iniziative&#8230;\u00abdont le foyer r\u00e9side hors de nos prises, l\u00e0 o\u00f9 les valeurs sont des gr\u00e2ces\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec che alla fine la speranza a sua volta rimanda come a suo fondamento all&#8217;<\/em>amore<em>, che ha vinto il semplice desiderio ancora egoista e che si pone come \u00abdisponibilit\u00e0\u00bb incondizionata. Si parla perci\u00f2 di una \u00abindissoluble connecsion qui lie esp\u00e9rance et charit\u00e9. Plus l&#8217;amour est \u00e9go\u00efste, plus les affirmations d&#8217;allures proph\u00e9tiques qu&#8217;il inspire devront \u00eatre regard\u00e9es comme sujettes \u00e0 caution, comme susceptible d&#8217;\u00eatre litt\u00e9ralement d\u00e9menties par l&#8217;exp\u00e9rience; plus au contraire il se rapproche de la v\u00e9ritable charit\u00e9, plus le sens de ces affirmations s&#8217;infl\u00e9chit et tend \u00e0 se chargere d&#8217;une intentionnalit\u00e9 qui est le signe m\u00eame de la pr\u00e9sence\u00bb. Questa \u00abpresenza\u00bb s&#8217;incarna nel \u00abnoi\u00bb che rende possibile lo \u00abio spero in Te\u00bb, cio\u00e8 in una \u00abcomunione\u00bb di cui proclamo l&#8217;indistruttibilit\u00e0. E il Marcel conclude la sua indagine con una definizione piuttosto complicata, ma il cui senso non pu\u00f2 essere dubbio: \u00abL&#8217;esp\u00e9rance est essentiellemnet, pourrait on dire, la disponibilit\u00e9 d&#8217;une \u00e2me assez intimement engag\u00e9e dans une exp\u00e9rience de communion pour accomplir l&#8217;acte trascendant, \u00e0 l&#8217;opposition du vouloir et du conna\u00eetre par lequel elle affirme la p\u00e9rennit\u00e9 vivante dont cette exp\u00e9rience offre \u00e0 la fois le gage et les pr\u00e9mices\u00bb.<\/em> (<em>Esquisse d&#8217;une Ph\u00e9nom\u00e9nologie et d&#8217;un M\u00e9taphysique de l&#8217;esp\u00e9rance,<\/em> in <em>Homo viator<\/em>, Paris, 1944).<\/p>\n<p>Se prendiamo come ipotesi di lavoro la concezione di Marcel, dobbiamo riconoscere che, pur essendo tutti gi\u00e0 immersi, ontologicamente parlando, nell&#8217;essere, vi entriamo in senso proprio, cio\u00e8 <em>intenzionale e personale,<\/em> solo mediante un atto della coscienza, che \u00e8 un atto di fede e di amore nell&#8217;essere, o meglio, di fedelt\u00e0 nell&#8217;amore dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che anche un atto di fede nell&#8217;amore di una manifestazione della vita sensibile (estetica) o di un ente finito (etica) <em>pu\u00f2 essere<\/em> una via che conduce all&#8217;entrata e alla compenetrazione concreta, esistenziale nell&#8217;essere propriamente detto, in quell&#8217;Essere che i filosofi di un tempo scrivevano con l&#8217;iniziale maiuscola (mentre oggi ci\u00f2 sarebbe considerato politicamente scorretto, in omaggio allo scientismo imperante e ai suoi dignitari al seguito: materialismo, laicismo, agnosticismo e simili). Pu\u00f2 anche essere, al contrario, un vicolo cieco, ove la coscienza non trova una scala per salire verso l&#8217;essere, ma un vicolo cieco ove si sfinisce nel vano attaccamento all&#8217;effimero e (come dice la spiritualit\u00e0 induista) all&#8217;impermanente. Compito della filosofia, allora, sar\u00e0 quello di ricordare all&#8217;uomo la sua natura di essere votato alla fedelt\u00e0, alla speranza e all&#8217;amore, tre diversi aspetti o manifestazioni di un&#8217;unica realt\u00e0, la realt\u00e0 autentica dell&#8217;essere; di ammonirlo circa il rischio dell&#8217;inautenticit\u00e0, che fatalmente lo terrebbe fuori della dimora armoniosa dell&#8217;essere, di cui pure \u00e8 l&#8217;erede designato a pieno titolo; di incoraggiarlo a bussare, senza stancarsi mai, alla porta dell&#8217;essere, aprendosi alla dimensione dell&#8217;amore che \u00e8 fatto, oltre che di desiderio assoluto del bene dell&#8217;altro, di speranza e di fedelt\u00e0. Ci\u00f2 significa che noi dobbiamo sperare che l&#8217;amore riuscir\u00e0 ad operare in noi la trasformazione in abitanti consapevoli dell&#8217;essere e che la fedelt\u00e0 ci terr\u00e0 uniti per sempre ai sacri legami che abbiamo contratto col &quot;tu&quot;, per quante delusioni e scoraggiamenti possano attenderci lungo la via. Perch\u00e9 non dobbiamo mai dimenticare che la speranza (come, del resto, l&#8217;amore e la fedelt\u00e0) agisce nei due sensi: da parte nostra verso l&#8217;essere, e da parte dell&#8217;essere verso di noi. In altre parole, l&#8217;essere ci \u00e8 fedele anche quando noi tentenniamo e dubitiamo: \u00e8 sufficiente che la nostra coscienza si sia aperta una volta, con un atto di fiducia totale, alla bellezza e alla verit\u00e0 del &quot;tu&quot; &#8211; e quindi dell&#8217;essere che nel &quot;tu&quot; si rivela -, perch\u00e9 l&#8217;essere non ci abbandoni mai pi\u00f9 e continui a vegliare su di noi e a chiamarci a s\u00e9 &#8211; anche se, molte volte, non ce ne rendiamo neppure conto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcuni decenni di &quot;pensiero debole&quot; nelle sue versioni pi\u00f9 varie e aggiornate ci hanno ormai quasi abituato a credere che la filosofia, se pure ha ancora<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-24943","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24943","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24943"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24943\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24943"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24943"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24943"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}