{"id":24938,"date":"2017-08-19T12:55:00","date_gmt":"2017-08-19T12:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/19\/enea-personaggio-drammatico-perche-sdoppiato\/"},"modified":"2017-08-19T12:55:00","modified_gmt":"2017-08-19T12:55:00","slug":"enea-personaggio-drammatico-perche-sdoppiato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/19\/enea-personaggio-drammatico-perche-sdoppiato\/","title":{"rendered":"Enea, personaggio drammatico perch\u00e9 sdoppiato"},"content":{"rendered":"<p>Chiunque abbia letto l&#8217;<em>Eneide<\/em>, sia pure un po&#8217; superficialmente, non potr\u00e0 non essere rimasto colpito da una strana e, a prima vista, difficilmente precisabile caratteristica del personaggio di Enea: la sua elusivit\u00e0, la sua segretezza, il suo distacco; un certo qual senso di estraneit\u00e0 rispetto agli altri, che lo proietta in una dimensione tutta sua, fatta di silenzio e riflessione, assai diversa da quella che ci aspetteremmo in un eroe classico e molto pi\u00f9 complessa, problematica e &quot;moderna&quot;, appunto perch\u00e9 molto pi\u00f9 interiorizzata. Si pensi, per fare un confronto, ad Achille, Agamennone, Diomede, Aiace; si pensi anche ad Ettore; e si pensi all&#8217;ingegnoso Ulisse, cos\u00ec curioso del mondo da trasformare anche una decennale peregrinazione marittima, impostagli dall&#8217;ira di Poseidone per ritardare il suo ritorno a casa, in una continua occasione di scoperte, di meraviglie, di esperienze uniche al mondo, che nessun altro ha fatto, come udire il canto delle Sirene senza con ci\u00f2 essere votato alla morte: ciascuno di essi si muove entro una sfera assai ristretta, ben definita e piuttosto &quot;primitiva&quot;. In fondo, oltre alla gloria e al bottino, e con la parziale eccezione di Enea, che difende la sua citt\u00e0, e di Ulisse, per le ragioni suddette, gli eroi antichi non s&#8217;interesano d&#8217;altro; e quel che accade loro, lo vivono a un livello alquanto superficiale, nel senso che, per quanto forte sia l&#8217;impatto emotivo e anche affettivo (si pensi al dolore lancinante di Achille per la morte di Patroclo) non si traduce mai in una occasione di ripensamento della propria visione del mondo, non modifica sostanzialmente il personaggio, gli scorre sopra e poi lascia che esso si ricomponga secondo le sue linee, precedenti l&#8217;evento. In un certo senso, nessuno impara mai nulla, nel significato pi\u00f9 profondo della parola; nessuno \u00e8 capace di rimettere in discussione le proprie certezze, e nemmeno \u00e8 disposto a farlo. Inoltre, tutti subiscono la volont\u00e0 degli dei e vi si adattano, assecondandola, o, talvolta, tentando di opporvisi, ma con l&#8217;intima persuasione che il destino umano \u00e8 gi\u00e0 scritto e che vano sarebbe sperare di poterlo cambiare. Gli uomini si succedono, una generazione dopo l&#8217;altra, e cadono come le foglie degli alberi in autunno: cos\u00ec Omero fa dire da Glauco a Diomede, nel sesto libro dell&#8217;<em>Iliade<\/em>. Sullo sfondo di questo pessimismo e di questo nichilismo cosmico, tutto ci\u00f2 che possono fare gli eroi \u00e8 di godersi il loro momento di gloria e inebriarsi al profumo della vita, prima di scendere nel buio, come \u00e8 destino di ogni essere umano.<\/p>\n<p>Enea non ha nulla a che fare con questo tipo di eroe, e non solo per la sua ben nota <em>pietas<\/em>, ma per una sorta di malinconia che crea come una barriera invisibile fra lui e tutti gli altri, compresi i compagni (amici, non diremmo che ne abbia: nemmeno il fido Acate; nemmeno il figlio Ascanio; nemmeno il buon re Evandro, o il figlio di lui, Pallante). \u00c8 come se Enea portasse un peso sulle spalle, invisibile agli altri, ma estremamente reale e gravoso, che lui solo conosce, e che gli vieta di vivere come vivono gli altri, di godere, amare e perfino soffrire come gli altri; un fardello che ispira i suoi atti, che alimenta i suoi pensieri, che disciplina i suoi sentimenti, e ne fa molto pi\u00f9 di un capo per la sua gente; ma che non deriva solo, o tanto, dal fatto di essere figlio lui stesso di una dea, ma dall&#8217;essere stato chiamato dal Fato a farsi il mezzo indispensabile per la realizzazione dei futuri destini di Roma. Questa \u00e8 una cosa che viene detta a ogni studente, fin dai banchi della scuola media: Enea \u00e8 quello che \u00e8, perch\u00e9 agisce come lo strumento del Fato; non \u00e8 padrone della sua volont\u00e0, non pu\u00f2 fare quello che vuole, non pu\u00f2 nemmeno concedersi di amare, riamato, una donna dalle qualit\u00e0 eccezionali, come la regina Didone. Egli \u00e8 stato chiamato a condurre i Troiani sulle coste del&#8217;Italia, alla foce del Tevere, per gettare il primo seme, fondendosi coi Latini, della grandezza futura di Roma, destinata a dominare il mondo e a dare le sue leggi a tutti i popoli, per farli vivere in pace e in sicurezza, sino agli estremi confini della terra. Ne deriva che la <em>pietas<\/em> \u00e8 legata inscindibilmente alla sua chiamata; e ne deriva, anche, una singolare scissione. Fra tutti i personaggi del modo antico, quello a cui pi\u00f9 somiglia \u00e8 Abramo. Come al patriarca ebreo, una voce dell&#8217;alto ordina di fare ci\u00f2 che al suo cuore ripugna: ed egli piega la testa e obbedisce. Ora ci resta da vedere e capire quali siano le ragioni profonde di questo sdoppiamento e quali le conseguenze. Certo, il personaggio di Enea \u00e8 sdoppiato perch\u00e9 il Fato lo vuole strappare alla sua normale condizione di uomo fra gli uomini, cosa che lo pone talvolta in contrasto con se stesso, coi suoi desideri e sentimenti di uomo. Emblematico \u00e8 il caso dell&#8217;amore fra lui e Didone, nel quarto libro. Tutti i critici, o quasi, si sono meravigliati del pochissimo <em>pathos<\/em> che egli mette nell&#8217;accomiatarsi dalla regina cartaginese, nello spiegarle le ragioni della sua prossima partenza; la sua incapacit\u00e0 di addolcire la pillola, di rendere un po&#8217; meno amara la sofferenza del distacco, la cocente delusione di lei, con qualche espressione di dolcezza e con qualche parola di amore che egli, invece, non sa o non vuole pronunciare. Se la cava dicendo che, se dipendesse da lui, resterebbe a Cartagine; ma una volont\u00e0 pi\u00f9 forte della sua lo spinge a salpare verso l&#8217;Italia. Tutto qui. E intanto lei soffre, supplica, non sa darsi pace in alcun modo; finir\u00e0 per suicidarsi, non senza aver prima lanciato contro di lui e contro i suoi discendenti una terribile maledizione. Il fatto \u00e8 che il personaggio di Enea non pu\u00f2 permettersi gesti o discorsi patetici, perch\u00e9 ci\u00f2 lo renderebbe grottesco: chi ha ricevuto una chiamata dal destino, non pu\u00f2 poi scendere a giustificarsi, e nemmeno lamentarsi o recriminare: nel momento in cui ha detto <em>s\u00ec<\/em> a quella chiamata, ha rinunciato alla propria individualit\u00e0 e si \u00e8 annullato come io, per rendersi totalmente disponibile alla realizzazione di quel futuro di gloria per i suoi discendenti, che egli non arriver\u00e0 mai a vedere e che dovr\u00e0 accontentarsi di anti-vedere, durante il viaggio nell&#8217;Averno, sotto la guida della Sibila cumana. Ed \u00e8 l\u00ec che vedr\u00e0 Didone per l&#8217;ultima volta; \u00e8 l\u00ec che la pregher\u00e0, ma invano, di fermarsi e ascoltarlo.<\/p>\n<p>Eppure, non si tratta solo di questo; non \u00e8 solo l&#8217;aver detto s\u00ec alla grande, misteriosa chiamata, che rende Enea un personaggio lacerato: \u00e8 anche il fatto che egli si osserva mentre agisce, si valuta mente decide, si giudica mentre fa questa o quella cosa. In lui vi \u00e8 un uomo esteriore che naviga, combatte, sacrifica agli d\u00e8i, interroga i responsi; e un uomo interiore che custodisce in cuore i presagi, le visioni, sa di non poter condividere con nessuno la propria responsabilit\u00e0 e si auto-esclude dalla vita degli altri, dalle loro gioie e dai loro dolori, e perfino dalle proprie gioie e dai propri dolori. Pi\u00f9 sacerdote che guerriero, pi\u00f9 mistico che uomo d&#8217;azione, pi\u00f9 uomo della rinuncia che eroe nel senso comune della parola, Enea guida il suo popolo e segue il suo destino come un sonnambulo, o, se si preferisce, come un veggente: come colui che vede ci\u00f2 che gli altri non vedono, il che lo condanna a un&#8217;amara solitudine. Questo, forse, \u00e8 il tratto pi\u00f9 notevole, e anche il pi\u00f9 &quot;moderno&quot;, di Enea: l&#8217;immersione in una solitudine profondissima, quasi inumana, anche quando si trova in mezzo agli altri, anche nei pochi momento sereni, come durante i giochi celebrati durante la stanza in Sicilia, in onore del defunto Anchise. Nessun eroe antico \u00e8 cos\u00ec solo, come lo \u00e8 Enea; per trovarne uno che, in qualche modo, gli si avvicini, bisogna andare avanti di secoli e secoli. No, non \u00e8 don Chisciotte, il quale, s\u00ec, nello scudiero Sancio ha, in fondo, anche un amico; e nemmeno Robinson Crusoe, la cui solitudine, bench\u00e9 assoluta, almeno all&#8217;inizio, \u00e8 dovuta a circostanze meramente esteriori, ed \u00e8 tale solo in senso fisico; forse bisogna arrivare fino al protagonista delle <em>Memorie dal sottosuolo<\/em> di F\u00ebdor Dostoevskij. L&#8217;accostamento pu\u00f2 sembrare strano, incongruo; eppure, riflettendoci, si finir\u00e0 per trovarlo meno stravagante di quanto a prima vista potesse apparire. Entrambi gli &quot;eroi&quot; vivono in un isolamento doloroso; entrambi sono scissi; entrambi sono difficili da rappresentare, anche come personaggi, dai rispettivi autori; ma di entrambi il loro autore si \u00e8 servito per raffigurare un tipo antropologico particolare, che si distacca dalla massa perch\u00e9 sa, o ha visto, qualcosa che gli altri ignorano. Qui finiscono le analogie e incominciano le differenze. L&#8217;uno ha &quot;visto&quot; il futuro destino della sua stirpe e del mondo, e si \u00e8 reso docile strumento di una provvidenza soprannaturale; l&#8217;altro ha visto, o intravisto, quel che si cela nel fondo melmoso di se stesso, tra vapori caliginosi e odori nauseabondi, e, soprattutto, ha avuto l&#8217;intuizione del nulla su cui si fonda la sua vita, e verso il quale \u00e8 diretto. L&#8217;uno \u00e8 divenuto estraneo alla vita degli altri per il desiderio di proteggerli, guidarli, condurli alla salvezza; l&#8217;altro, perch\u00e9 risucchiato in una spirale di egoismo sempre pi\u00f9 cieca. Enea si sacrifica e viene spogliato dei legami con le persone che ama &#8212; la moglie Creusa, la stessa regina Didone, e molti compagni che cadono lungo il viaggio, come Palinuro, e poi sul campo di battaglia; l&#8217;altro \u00e8 solo come un cane perch\u00e9 non sa amare, sa solo odiare e invidiare, e respinge da s\u00e9, nella maniera pi\u00f9 ignobile e meschina, l&#8217;unica persona che aveva creduto in lui e che, forse, gli aveva voluto perfino un po&#8217; di bene, la prostituta Liza.<\/p>\n<p>A proposito dello sdoppiamento del personaggio di Enea, ha osservato il latinista Gian Biagio Conte (nato a La Spezia, classe 1941), nel suo <em>Saggio di interpretazione dell&#8217;Eneide. Ideologia e forma del contenuto<\/em>, in <em>Virgilio, il genere e i suoi confini<\/em>(Milano, Garzanti, 1984, p. 89 e sgg., _3Cem>passim<\/em>; cit. in: Maria Belponer, <em>Epica antica<\/em>, Milano, Principato, 1993, pp. 441-443):<\/p>\n<p><em>Enea che, evolvendosi, trapassa da una propria soggettivit\u00e0 alla verit\u00e0 oggettiva, \u00e8 per\u00f2 solo l&#8217;illusione di chi articola in successione cronologica le opposizioni logiche insite nel personaggio. Di fatto nel protagonista virgiliano sii incontrano due diverse funzioni contestuali: cio\u00e8 egli risponde a un DOPPIO STATUTO LETTERARIO. Egli rappresenta, come ognuno dei personaggi dell&#8221;&quot;Eneide&quot;, un punto di vista soggettivo che lo individua; ma rappresenta insieme la volont\u00e0 del Fato di cui \u00e8 portatore. La funzione soggettiva che abbiamo sopra attribuito ai personaggi convive in Enea con la funzione oggettiva della Verit\u00e0 cosmica e storica, con cui si scontrano e su cui si misurano le singole verit\u00e0 individuali. Enea \u00e8 cos\u00ec personaggio e non-personaggio: la sua posizione semantica nel testo \u00e8 (a seconda della sua funzione) per certi aspetti relativa, per altri assoluta. Ed \u00e8 solo questa faccia di verit\u00e0 assoluta, o meglio oggettiva, che egli mostra ed oppone ai punti di vista relativi dei personaggi. [&#8230;] Nella sua funzione di oggettivit\u00e0 egli \u00e8 dalla parte del Fato &#8212; e del poeta che del Fato narra la realizzazione. Ma identit\u00e0 di funzione non significa identit\u00e0 di conoscenza; se come protagonista epico Enea segue il poeta la rivelazione del Fato, come personaggio non ne possiede la medesima conoscenza. Nasce allora un dislivello tra funzione e coscienza personale: Enea potr\u00e0 realizzare la sua tensione verso lo &quot;status&quot; di personaggio solo nelle intermittenze di quella sua funzione epica oggettiva: sar\u00e0 personaggio l\u00e0 dove non pu\u00f2 essere il protagonista, l&#8217;elemento dinamico della narrazione (situazione paradossale che imprime sul testo dell&#8217;&quot;Eneide&quot; la sua duplicit\u00e0, e finisce anche per rendere conto delle tante oscillazioni della critica). Il poeta &#8212; testimone onnisciente &#8212; affida ai destini stessi di Roma, che il Fato vuole incrollabile e potente per sempre, il valore di queste morti immature. Egli stesso, dando la propria voce al senso positivo del Fato, si rivela coscienza oggettiva del poema. Il poeta \u00e0ncora il suo intervento a questa oggettivit\u00e0: anzi la crea egli stesso fondandola sulla propria onniscienza, del tempo futuro (degli eventi che nasceranno da questa giovane morte: &quot;Turno tempus erit&#8230;&quot;, 10, 503 ss.) e del senso ultimo delle cose. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Il doppio statuto letterario che governa la figura di Enea, e ne indirizza le reazioni, prevede anche la funzione opposta. Il depositario della volont\u00e0 costruttiva del Fato pu\u00f2 anche mostrare di colpo la sua faccia nascosta, quella personale, segnata dall&#8217;incertezza e dal dubbio (ma pu\u00f2 mostrarla solo a se stesso). Il testo d\u00e0 spazio a questa funzione soggettiva nella misura in cui la realizza come &quot;punto di vista&quot;: ed Enea allora non \u00e8 molto diverso dagli altri personaggi e risulta portatore di una visione soltanto relativa. Si \u00e8 gi\u00e0 visto come nel sistema di significazione del testo la relativit\u00e0 delle singole visioni entra necessariamente in conflitto con l&#8217;assoluta verit\u00e0 del fato (il quale, peraltro, sottraendosi al rischio della verifica, lascia cadere le loro istanze drammatiche). Ma se per le altre visioni relative l&#8217;affermazione di s\u00e9 conduce ad un&#8217;estrinsecazione violenta e ad uno scontro portato all&#8217;estremo [&#8230;], la contraddizione di Enea-personaggio col Fato non pu\u00f2 che insediarsi al suo interno. Il conflitto che si genera \u00e8 allora interno al soggetto; la possibilit\u00e0 di esplicazione drammatica &#8212; che gi\u00e0 negli altri soggetti, si \u00e8 visto, conosce solo la forma immobile di una &quot;dialettica negativa&quot; &#8212; qui risulta ancora maggiormente compressa e frammentata. Lo spazio chiuso in cui viene costretta \u00e8 quello dell&#8217;io riflesso che non pu\u00f2 portarsi al di fuori (altrimenti Enea tradirebbe definitivamente la sua missione: sarebbe s\u00ec personaggio, ma non protagonista epico). Ecco allora che anche la &quot;forma drammatica superficiale&quot;, concessa all&#8217;estrinsecazione degli altri personaggi, subisce una riduzione: manca quasi sempre ad Enea il gesto apertamente patetico e si accentua invece l&#8217;isolamento riflessivo. Interiorizzato, il conflitto si fa esitazione e dubbio; pi\u00f9 che una contraddizione si insedia nell&#8217;animo di Enea l&#8217;incertezza dinanzi a ci\u00f2 che gi\u00e0 \u00e8 deciso, \u00e8 pi\u00f9 il bisogno di una conferma che il proporsi di una scelta problematica. N\u00e9 d&#8217;altronde per lui esiste un reale spazio di alternativa e decisione: se \u00e8 il Fato che guida le cose del futuro (ed Enea deve saperlo meglio di chiunque altro), resta solo lo spazio per incertezze momentanee e vincolate ai punti inerti dell&#8217;azione epica (ed essi segue infatti una epifania della divina volont\u00e0 del Fato). Enea, in quanto personaggio &#8212; punto di vista relativo &#8212; pu\u00f2 ritrovare la sua posizione soggettiva solo cercando per s\u00e9 una posizione distinta da quella del Fato. E se la parte di s\u00e9 che rappresenta l&#8217;assoluto guarda al futuro, l&#8217;altra, la dimensione soggettiva, deve ritirarsi e volgersi al passato. Se accettasse di cercare nel futuro strade diverse da quelle volute dal Fato, Enea tradirebbe la sua stessa elezione, vivrebbe soltanto una vita che assomiglia ai suoi ricordi, quale era possibile solo prima della chiamata dall&#8217;alto. La duplice funzione che la figura dell&#8217;eroe trova nel testo, corrisponde, se proiettata sull&#8217;organizzazione del tempo, al contrasto fra due dimensioni: l&#8217;avvenire, cui tende l&#8217;azione del Fato, e il passato, che \u00e8 l&#8217;unico possesso proprio di Enea-personaggio. Ma l&#8217;eroe-agente per farsi protagonista [&#8230;] deve spogliarsi della funzione soggettiva che lo rende personaggio; e la memoria del passato &#8212; sguardo privato volto all&#8217;indietro &#8212; contrasta col senso del Fato. Confinata ai margini dell&#8217;azione epica, non mai cancellata ma neppure accordata al disegno costruttivo del poema, la memoria resister\u00e0 come rimpianto. Essa \u00e8 il segno del sacrificio che Enea-personaggio &#8212; non diversamente, in questo, da ognuno dei soggetti cui il poeta concede una voce e uno sguardo sul mondo &#8212; deve subire. Anche Enea paga il suo prezzo all&#8217;ideologia della norma epica romana: egli si carica del peso che essa gli impone quando da individuo eroico lo fa popolo, assegnandogli le proprie pretese di assolutezza e di totalit\u00e0. La &quot;pietas&quot; di Enea potrebbe essere vista, se mi si concede, in termini di ossimoro come insensibile sensibilit\u00e0, ossia una partecipazione al dolore di personaggi perduti o vinti durante il cammino, ma al tempo stesso un vietarsi ad essa in nome del valore della meta da raggiungere. L&#8217;apparenza &quot;passiva&quot; di Enea, che fa tutt&#8217;uno con la sua pensosit\u00e0, nasce strutturalmente dall&#8217;alternarsi (in sistole e diastole) di pause di riflessione sul proprio itinerario e dalla decisione teorica e pratica di spingersi avanti: \u00e8 l&#8217;abito costante che accompagna l&#8217;agire, ora che l&#8217;orizzonte della responsabilit\u00e0 dell&#8217;agire si \u00e8 allargato a dismisura.<\/em><\/p>\n<p>Abbiamo detto che Enea \u00e8 sdoppiato fra colui che agisce e colui che osserva l&#8217;agire; aggiungiamo e precisiamo che Enea \u00e8 scisso non solo in due, ma in tre: il terzo \u00e8 quello che incessantemente interroga gli dei per avere i loro responsi, per sapere che fare, dove volger la prua delle navi, quale sia la meta del viaggio &#8212; che non gli viene rivelata subito, ma solo dopo una serie di tentativi e di errori &#8211; e se deve sposare la figlia di Latino, e combattere contro Turno, oppure no. Ma gli dei tacciono, o rispondono in modo evasivo, insufficiente. Ci\u00f2 dipende dalla concezione religiosa degli antichi, che, fin dall&#8217;epoca di Omero, vedono il Fato come una forza superiore a quella degli stessi dei. Ma Virgilio, ormai sulle soglie dell&#8217;era cristiana, vi aggiunge, con la sua squisita sensibilit\u00e0, un elemento nuovo: la sofferenza per il silenzio degli dei, soprattutto riguardo alla grande questione &#8212; che \u00e8 anche la grande questione di Dostoevskij &#8212; della sofferenza degli innocenti. Perch\u00e9 tanto dolore \u00e8 necessario per realizzare il fine voluto dal Fato? Perch\u00e9 tante giovani vite vengono recise come i fiori sotto la falce del mietitore? Perch\u00e9 \u00e8 necessaria la morte di Eurialo, Niso, Pallante, Lauso e Camilla, tutti giovani nel fiore degli anni? E chi dar\u00e0 una risposta al grido d&#8217;angoscia della madre di Eurialo, quando le si palesa la terribile verit\u00e0 della morte del suo unico, amatissimo figlio Virgilio non ha una risposta a questi interrogativi, ed Enea meno ancora. Qui non c&#8217;\u00e8 contrasto fra ci\u00f2 che sa l&#8217;autore e ci\u00f2 che sa il personaggio; sial&#8217;uno che l&#8217;altro ignorano il mistero del bene e del male. Sanno solo che la storia \u00e8 fatta di lacrime &#8212; <em>sunt lacrimae rerum<\/em> &#8212; e che agli uomini sono date due sole possibilit\u00e0: assecondare i voleri del Fato, contribuendo alla costrizione del destino, oppure rifiutarsi, ma sapendo che non servir\u00e0 a nulla. I giovani moriranno lo stesso, le citt\u00e0 verranno prese col tradimento e incendiate, le madri piangeranno straziate la perdita dei figli. Solo il cristianesimo giunger\u00e0 a dare una risposta, sia pure indiretta, al terribile mistero del male e del prezzo che il bene richiede per affermarsi: mostrando il Sacrificio di Cristo sulla croce. Il pagano Virgilio \u00e8 arrivato vicinissimo alla risposta: gli mancava il contenuto <em>positivo<\/em> della Rivelazione, ma si \u00e8 spinto pi\u00f9 avanti di chiunque, intuendo, in qualche modo inesplicabile, il mistero della divina Provvidenza&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiunque abbia letto l&#8217;Eneide, sia pure un po&#8217; superficialmente, non potr\u00e0 non essere rimasto colpito da una strana e, a prima vista, difficilmente precisabile caratteristica del<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[264],"class_list":["post-24938","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-virgilio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24938","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24938"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24938\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24938"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24938"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24938"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}