{"id":24935,"date":"2015-08-15T12:44:00","date_gmt":"2015-08-15T12:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/15\/lenciclopedia-italiana-e-la-prova-irrefutabile-dellapertura-culturale-del-fascismo\/"},"modified":"2015-08-15T12:44:00","modified_gmt":"2015-08-15T12:44:00","slug":"lenciclopedia-italiana-e-la-prova-irrefutabile-dellapertura-culturale-del-fascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/15\/lenciclopedia-italiana-e-la-prova-irrefutabile-dellapertura-culturale-del-fascismo\/","title":{"rendered":"L\u2019\u00abEnciclopedia Italiana\u00bb \u00e8 la prova irrefutabile dell\u2019apertura culturale del fascismo"},"content":{"rendered":"<p>Dal 1929 al 1937, al ritmo di quattro volumi l&#8217;anno, venne pubblicata l&#8217;\u00abEnciclopedia Italiana\u00bb (meglio nota, ma anche questo \u00e8 significativo, soltanto come \u00abEnciclopedia Treccani\u00bb): alla fine i volumi erano trentacinque, pi\u00f9 uno di indici. Si tratt\u00f2 di un&#8217;opera gigantesca, in tutti sensi, che dava al nostro Paese, finalmente, la fierezza di possedere una grande enciclopedia nazionale, come l&#8217;avevano gi\u00e0 le altre nazioni europee &#8212; la Francia, la Spagna, la Germania, l&#8217;Inghilterra -, realizzata con tale vastit\u00e0 di concezione e dispiego di mezzi, e con tale dispendio di energia, da non aver mai avuto l&#8217;eguale in Italia, n\u00e9 allora, n\u00e9 in seguito.<\/p>\n<p>Qualunque altro popolo, qualunque altra cultura, andrebbero fieri di una simile impresa editoriale; da noi, a parte la pubblicazione di una serie di volumi di aggiornamento, nessuno ha mai osato n\u00e9 riprenderla, n\u00e9 emularla: \u00e8 rimasta come una cattedrale nel deserto, una grandiosa enciclopedia per una ex grande potenza che ha scelto il basso profilo a tutti i livelli, compreso quello culturale; una enciclopedia addirittura sfarzosa, per il formato dei volumi, la pregevolezza della rilegatura, la qualit\u00e0 della carta, realizzata da un Paese povero, un Paese rurale e di emigranti, che non ha pi\u00f9 trovato imitatori o prosecutori dopo che quel Paese \u00e8 diventato ricco ed \u00e8 entrato a far parte del ristretto <em>club<\/em> delle superpotenze economiche.<\/p>\n<p>Che cosa strana! I danari, che allora c&#8217;erano per simili iniziative, ora non ci sono pi\u00f9. Ma, cosa pi\u00f9 strana ancora: a realizzare quell&#8217;opera egregia, che adesso se ne va in malora per mancanza di manutenzione, come se ne sono andati in malora molti dei grandiosi edifici destinati all&#8217;Expo del 1942 e mai tenuto, per il sopraggiungere della guerra (si pensi solo alle materie scientifiche e tecnologiche, per le quali sarebbe stato necessario un costante, radicale lavoro di aggiornamento, visto il ritmo frenetico assunto dal progresso in quei settori), vennero chiamati i migliori specialisti di ciascuna disciplina, senza chiedere loro n\u00e9 la tessera di partito &#8212; l&#8217;Italia, allora, aveva un regime dittatoriale &#8212; n\u00e9 le idee politiche, filosofiche, religiose: i migliori, e basta. E furono molti, moltissimi gli autori notoriamente antifascisti, chiamati a collaborare, sia nelle discipline pi\u00f9 lontane dall&#8217;attualit\u00e0 politica, sia in quelle ove risultava inevitabile entrare nel terreno scabroso del dibattito ideologico: ebbene, nessuno, nemmeno dopo &#8212; dopo la guerra civile, dopo Piazzale Loreto &#8212; ha trovato qualcosa di serio da eccepire sulle migliaia e migliaia di &quot;voci&quot; compilate durante il periodo fascista. Al contrario: vi si trovano pressoch\u00e9 tutte le firme che avrebbero contraddistinto la cultura italiana della stagione democratica e repubblicana. C&#8217;\u00e8 qualcuno che riesce, onestamente, a immaginarsi una cosa del genere nella Germania hitleriana o nell&#8217;Unione Sovietica staliniana? C&#8217;\u00e8 qualcuno che riesce onestamente a immaginare un qualcosa di analogo alla \u00abEnciclopedia Italiana\u00bb nella patria del nazismo o in quella del comunismo?<\/p>\n<p>L&#8217;ideatore e l&#8217;artefice di quell&#8217;opera grandiosa, che onora il nostro Paese, ma soprattutto quella generazione di uomini di cultura, \u00e8 stato il filosofo Giovanni Gentile: il quale, assassinato nel 1944, mentre predicava la riconciliazione nazionale, dai fautori della guerra civile, era stato precisamente l&#8217;uomo che l&#8217;aveva voluta, cos\u00ec come essa fu realizzata: un&#8217;opera non ideologica, non faziosa, non bigotta, ma di grande qualit\u00e0 scientifica e di notevole onest\u00e0 intellettuale. Delle tre grandi imprese nelle quali Gentile si \u00e8 segnalato &#8212; la formulazione delle sua filosofia, una particolare versione dell&#8217;idealismo chiamata attualismo; la riforma scolastica, voluta quando egli fu, sia pure per breve tempo, titolare del ministero della Pubblica Istruzione; e la realizzazione della \u00abEnciclopedia Italiana\u00bb, \u00e8 quest&#8217;ultima che gli avrebbe meritato gloria imperitura presso i posteri, se la gratitudine, e soprattutto l&#8217;onest\u00e0 intellettuale, fossero una merce diffusa tra i nostri accademici e i nostri cosiddetti intellettuali. Eppure la sua filosofia costituisce un&#8217;opera imponente del pensiero; la sua riforma scolastica era talmente buona, checch\u00e9 se ne dica, che per decenni neppure i ministri democratici e repubblicani hanno osato modificarla (almeno fino al 1962); ma l&#8217;\u00abEnciclopedia Italiana\u00bb ha avuto il destino pi\u00f9 amaro. Non \u00e8 stata abolita, come accadde all&#8217;Accademia d&#8217;Italia, ma ha subito il trattamento equivalente: un silenzio imbarazzato, una diffidente presa di distanza, in quanto sapeva troppo di fascismo. Anche se non era vero.<\/p>\n<p>Sia pure un poco a denti stretti, anche Norberto Bobbio ha dovuto riconoscere l&#8217;apertura, la generosit\u00e0 e il disinteresse mostrati da Gentile, e quindi dal regime fascista al potere, nei criteri ispiratori della gigantesca opera editoriale (da: Norberto Bobbio, \u00abLa cultura e il fascismo\u00bb, in: AA.VV., \u00abFascismo e societ\u00e0 italiana\u00bb, Torino, Einaudi, 1973, pp. 215-217):<\/p>\n<p>\u00abLa pi\u00f9 grande impresa culturale di quegli anni, e indiscutibilmente la pi\u00f9 grande rassegna che sia mai stata tentata sino ad oggi della cultura accademica del nostro paese, l&#8217;&quot;Enciclopedia Italiana&quot;, che usc\u00ec puntualmente, quattro volumi all&#8217;anno per otto anni dal 1929 al 1937, sotto l&#8217;egida di Gentile, coadiuvato da un comitato direttivo di cui fece parte sino all&#8217;ultimo Gaetano De Sanctis, uno degli undici che non avevano giurato [al principio dell&#8217;anno accademico 1931-32, quando venne richiesto ai professori universitari un giuramento di fedelt\u00e0, solo undici su milleduecento avevano rifiutato], non \u00e8, se non in qualche frangia marginale, che appare una stonatura, un&#8217;opera fascista. Temi scottanti, se pur dottrinali, come comunismo, socialismo, materialismo storico, socialdemocrazia, furono affidati a Rodolfo Mondolfo, il pi\u00f9 noto studioso del marxismo in quegli anni, e socialista egli stesso. L&#8217;amplissima voce &quot;democrazia&quot;, affidata a Felice battaglia, giovane gentiliano, \u00e8 una storia dell&#8217;idea di democrazia dai greci ai giorni nostri (l&#8217;ultimo autore citato \u00e8 il Bryce) e termina con un breve e temperato giudizio storico sulla democrazia italiana, &quot;impotente ad arginare un moto come il fascismo, in parte espresso da quelle stesse forze sindacalistiche che essa aveva ignorato&quot;. Mentre la voce &quot;Liberalismo&quot; di Ugo Spirito, che fu uno dei teorici del corporativismo, contiene anche un manifesto politico, la voce &quot;diritti di libert\u00e0&quot; fu redatta da Gioele Solari, maestro di Gobetti, uno dei docenti notoriamente antifascisti dell&#8217;Universit\u00e0 di Torino. Non \u00e8 un caso, per\u00f2, che l&#8217;punica voce, tra quelle politicamente pi\u00f9 compromettenti, manifestamente, sebbene grossolanamente, tendenziosa sia &quot;Bolscevismo&quot;; ma come se gli accademici non avessero voluto sporcarsi le mani, \u00e8 scritta da un illustre sconosciuto. Marx, invece, affidata ad un economista di vaglia come Augusto Graziani. Lenin e Trockij, dove uno si aspetterebbe di trovare chi sa quali enormit\u00e0, voci anodine, se mai cronachistiche, ma senza polemica per partito preso. Pi\u00f9 che anodina,male informata, brevissima, come se si trattasse di un personaggio insignificante, non ancora assurto al cielo della Storia, la voce dedicata a Stalin, sul quale l&#8217;unico giudizio che si riesce a raccogliere dall&#8217;anonimo estensore \u00e8 il seguente: &quot;temperamento essenzialmente pratico&quot;. Due tra le voci pi\u00f9 importanti, &quot;Rinascimento&quot; e &quot;Risorgimento&quot;, affidate rispettivamente a Federico Chabod e a Walter Maturi, tra i maggiori storici della nuova generazione. Negli ultimi volumi innumerevoli sono le voci di Delio Cantimori, piccole, anche minime e di argomento disparatissimo, su cui spiccano alcune su temi e personaggi della Riforma. Innumerevoli furono le voci filosofiche scritte da Guido Calogero. Vi collaborarono, oltre Luigi Russo (ricordo la voce &quot;D&#8217;Annunzio&quot;), pi\u00f9 vicino alla generazione dei maestri, giovani critici come Mario Fubini e Natalino Sapegno, insomma tutto o quasi tutto lo stato maggiore della cultura accademica postfascista. Non c&#8217;\u00e8 da stupirsi che non appena fu annunciato il programma dello pera qualcuno osservasse con intenzioni persecutorie, che peraltro non ebbero mai alcun effetto, che tra i collaboratori vi erano nientemeno novanta firmatari del manifesto antifascista di Croce.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che vi fu di fascistico, anzi di &quot;squisitamente&quot; fascistico, nei trentasei volumi, fu concentrato nella voce &quot;Fascismo&quot;, divisa tra gentile, che tracci\u00f2 i lineamenti della dottrina, e Gioacchino Volpe che ne tracci\u00f2 la storia. La voce &quot;Mussolini&quot;, anonima, brevissima e cronachistica, quasi come quella di Stalin, se pure meglio informata, salvo uno svolazzo finale di poche righe. La voce &quot;Impero&quot;, scritta da Francesco Ercole, uno dei pi\u00f9 noti storiografi della rivoluzione fascista, tratta, professoralmente, della storia del sacro romano impero. Battaglia condanna l&#8217;imperialismo nella voce omonima in nome del nazionalismo italiano che si riconosce nello Stato etico (uno Stato etico come potrebbe essere imperialista?). Chi pensasse di trovare nella voce &quot;Nazionalsocialismo&quot;, uscita nel 1934, l&#8217;apologia del F\u00fchrer e del movimento delle camicie brune, si sbaglierebbe: la voce, essenzialmente storica, fu scritta da Carlo Antoni, non certo in odore di fascismo, che di l\u00ec a poco avrebbe contribuito col libro &quot;Dallo storicismo alla sociologia&quot; (1940) a suscitare il primo vasto dibattito sullo storicismo tedesco, a cominciare da Max Weber. La voce &quot;Razzismo&quot; (siamo arrivati ormai al 1935) \u00e8 assente; la voce &quot;Razza&quot; \u00e8 scritta da un antropologo che critica le deformazioni nazionalistiche di alcuni antropologi tedeschi (Rosenberg non \u00e8 ancora apparso all&#8217;orizzonte). Ci si aspetterebbe un recupero della dottrina italianissima nella voce &quot;Stirpe&quot;: non c&#8217;\u00e8. Lo spirito della rivoluzione appare &#8212; s\u00ec &#8212; ma qua e l\u00e0 di soppiatto, quando uno meno se lo aspetta; la voce &quot;Martire&quot;, ad esempio, dopo un sobrio excursus storico sui martiri cristiani e su quelli del Risorgimento, finisce con una particolareggiatissima storia del martirologio fascista, affidata ad Arturo Marpicati, vicesegretario del partito, che salta con il linguaggio delle cerimonie patriottiche il sacrificio dei caduti contro le &quot;forze sovversive&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Norberto Bobbio avrebbe potuto essere, se non pi\u00f9 generoso, pi\u00f9 equanime. Egli si limita quasi interamente a considerare le singole &quot;voci&quot;; ma un&#8217;opera come l&#8217;\u00abEnciclopedia Italiana\u00bb, cos\u00ec vasta e ambiziosa, va giudicata anche, e soprattutto, nell&#8217;insieme. Perch\u00e9 non dire francamente, ad esempio, che, specialmente in ambito umanistico, l&#8217;Italia non aveva mai conosciuto prima un simile contributo culturale, una simile ampiezza di orizzonti, una simile apertura internazionale, una cos\u00ec documentata, ponderata, poderosa mole di dati culturali, messi a disposizione del pubblico in maniera tale, da risultare fruibili sia dallo specialista pi\u00f9 esigente e raffinato, sia dallo studente o dal semplice lettore di media cultura? Insomma: un&#8217;opera cos\u00ec sofisticata e cos\u00ec &quot;democratica&quot; nello stesso tempo? Forse perch\u00e9 bisogna continuare a ripetere, come tanti pecoroni, che la cultura fascista non \u00e8 mai esistita, o che, se pure \u00e8 esistita, era una cultura chiusa, retriva, provinciale, miope, e anche un po&#8217; buffa, con le sue pretese di autarchia?<\/p>\n<p>Pare che senza le traduzioni dall&#8217;americano di Cesare Pavese, o senza gli &quot;astratti furori&quot; di Elio Vittorini, la cultura italiana sarebbe precipitata nell&#8217;Inferno dell&#8217;ignoranza, di Strapaese, di energumeni tutti manganello e olio di ricino; pare che la cultura italiana degli anni Trenta, soffocata e avvilita da una dittatura occhiuta, rabbiosa, poliziesca, fosse ormai agonizzante, sul punto di spegnersi; pare che solo la doppia tragedia e la doppia disfatta, materiale e morale, della guerra mondiale e della guerra civile, siano valse a rianimare la cultura italiana, gi\u00e0 in procinto di esalare l&#8217;ultimo respiro, dopo che per due decenni Mussolini e i suoi scagnozzi le avevano fatto mancare perfino l&#8217;ossigeno &#8212; per non dire del pane e companatico.<\/p>\n<p>Strano. Perch\u00e9 a leggere le innumerevoli voci compilate da autori antifascisti, molti dei quali avevano firmato il Manifesto di Benedetto Croce, verrebbe da pensare che, in ambito culturale, vi fosse pi\u00f9 libert\u00e0 di quanta non ve ne sia oggi, quando \u00e8 diventato impossibile trovare un editore o un giornale disposti ad ospitare qualche voce che sia ideologicamente appena un po&#8217; fuori dal coro. Oggi che, a criticare appena un poco la politica di Israele, si rischia un&#8217;accusa di antisemitismo; e a parlare di famiglie con mamma e pap\u00e0, si rischia una denuncia per omofobia. E guai a dire che l&#8217;Italia \u00e8 sottoposta, ormai da venticinque anni, a una autentica invasione da parte di immigrati d&#8217;ogni lingua e provenienza: in questo caso, oltre alle eventuali sanzioni di legge, si rischia anche la scomunica da parte della Chiesa cattolica, debitamente progressista e politicamente corretta.<\/p>\n<p>Non si vuol negare, con questo, che il fascismo sia stato una dittatura; ma che, come dittatura (o, se si preferisce, come totalitarismo alquanto imperfetto), almeno nell&#8217;ambito culturale, esso fu assai pi\u00f9 liberale e signorile di quel che non lo siano i poteri baronali della cultura odierna, democratici e antifascisti, televisione di Stato compresa. I redattori della \u00abEnciclopedia Italiana\u00bb si sarebbero vergognati di parlare il linguaggio sistematicamente fazioso di certi professori universitari &quot;progressisti&quot; e di certi giornalisti Rai, che corteggiano i nemici dell&#8217;Italia con i soldi dello stato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 1929 al 1937, al ritmo di quattro volumi l&#8217;anno, venne pubblicata l&#8217;\u00abEnciclopedia Italiana\u00bb (meglio nota, ma anche questo \u00e8 significativo, soltanto come \u00abEnciclopedia Treccani\u00bb): alla<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[137,141,164],"class_list":["post-24935","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-fascismo","tag-filosofia","tag-giovanni-gentile"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24935","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24935"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24935\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24935"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24935"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24935"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}