{"id":24923,"date":"2009-09-28T12:01:00","date_gmt":"2009-09-28T12:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/28\/elogio-della-sconfitta\/"},"modified":"2009-09-28T12:01:00","modified_gmt":"2009-09-28T12:01:00","slug":"elogio-della-sconfitta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/28\/elogio-della-sconfitta\/","title":{"rendered":"Elogio della sconfitta"},"content":{"rendered":"<p>La vita \u00e8 una lotta; a volte, una lotta molto dura.<\/p>\n<p>Lo sappiamo, eppure tendiamo a dimenticarcene o a confondere i nostri desideri con la realt\u00e0; ci piacerebbe che cos\u00ec non fosse, e finiamo per cadere nella rete dei nostri stessi sogni e delle nostre confuse aspirazioni.<\/p>\n<p>In fondo all&#8217;anima dell&#8217;uomo, vi \u00e8 una profonda aspirazione alla pace: per questo vorremmo poter dimenticare, qualche volta, che la pace non \u00e8 un dato acquisito e stabilito una volta per tutte, ma, semmai, un punto di arrivo e una dura conquista.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 non dovremmo essere troppo indulgenti nell&#8217;educazione dei bambini: non facciamo il loro bene, se li portiamo a credere che la vita non sia lotta, e che la pace sia la condizione normale dell&#8217;esistenza. Li mandiamo disarmati ad affrontare un mondo difficile, che richiede occhi e orecchi sempre pronti a cogliere i segnali di pericolo, e nervi pronti e muscoli allenati per fronteggiare la lotta, quando essa risulta inevitabile.<\/p>\n<p>Quello che dovremmo imparare, e insegnare a nostra volta ai nostri figli, \u00e8 che, pur essendo la lotta un elemento ineliminabile della vita, \u00e8 possibile e doveroso impedirle di avvincere e soggiogare i nostri pensieri e le nostre emozioni. Dobbiamo diventare dei guerrieri imperturbabili, che non temono lo scontro, ma che non lo vanno a cercare e, soprattutto, che non se ne lasciano turbare emotivamente.<\/p>\n<p>Vale pur sempre l&#8217;esortazione di Krishna ad Arjuna, sul campo di battaglia di Kuruksetra, cos\u00ec come ci viene riferito nella \u00abBhagavad-gita\u00bb:\u00abCerto che molti uomini moriranno, quest&#8217;oggi; e tu dovrai brandire la spada contro i tuoi stessi parenti ed amici; e nondimeno, combatti, o figlio di Kunti: combatti senza esitazioni e senza paura!\u00bb.<\/p>\n<p>Il male, dunque, non \u00e8 nella lotta che siamo costretti ad affrontare; il male \u00e8 nel lasciarsi turbare e sottomettere dai pensieri e dalle emozioni della lotta, perdendo il proprio equilibrio interiore e smarrendo la propria serenit\u00e0 d&#8217;animo.<\/p>\n<p>Come insegna il Tai chi &#8211; che \u00e8 pur sempre, non dimentichiamolo, un&#8217;arte marziale, anche se assolutamente non violenta -: lo scopo della lotta \u00e8 quello di fortificare corpo e spirito, affinch\u00e9 nulla ci faccia perdere il nostro baricentro. Si tratta di imparare a controbilanciare la spinta aggressiva, che ci viene portata dal di fuori, con la spinta propositiva, che parte da noi stessi, in maniera dinamica ed elastica: chi \u00e8 centrato in se stesso, vi riesce; chi non lo \u00e8, non vi riesce. In altre parole, \u00e8 gi\u00e0 predisposto alla sconfitta colui che non possiede il proprio centro interiore; mentre non potr\u00e0 perdere colui che lo possiede e che, quindi, \u00e8 in grado di ritrovarlo, a dispetto di ogni pressione e di ogni assalto.<\/p>\n<p>Noi dobbiamo imparare a lottare, se necessario, perch\u00e9 la vita \u00e8 lotta; ma, al tempo stesso, dobbiamo imparare a farlo senza attaccamento, senza odio, senza paura, senza esaltazione o frenesia di vittoria. L&#8217;importante \u00e8 far s\u00ec che niente e nessuno possano strapparci fuori da noi stessi, dal nostro centro interiore, facendoci smarrire l&#8217;equilibrio spirituale.<\/p>\n<p>N\u00e9 dobbiamo immaginarci il nostro antagonista nei panni di un altro essere umano. Pu\u00f2 essere una malattia, una partenza, una separazione, uno scacco professionale o una delusione affettiva. Dobbiamo affrontare ciascuno di tali avversari con freddezza, energia e coraggio, ma soprattutto con distacco e imperturbabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 evidente che, se la vita \u00e8 una lotta continua, incessante, nessuno pu\u00f2 pensare di uscirne sempre vincitore, ogni giorno e ogni ora. Anche il miglior lottatore, prima o poi, subisce la sconfitta: \u00e8 inevitabile. Ed \u00e8 proprio allora, nel momento della sconfitta, che si pu\u00f2 vedere, meglio che in qualunque altra circostanza, di che stoffa sia fatto il guerriero che \u00e8 in noi.<\/p>\n<p>La differenza fra un guerriero stupido, alla Rambo, ed un guerriero consapevole, non \u00e8 solo che il primo ama la lotta fine a se stessa, mentre il secondo la considera come una dura necessit\u00e0, un semplice strumento per difendersi; risiede anche nel fatto che il primo si sente umiliato e furioso se perde, mentre il secondo sa che la sconfitta \u00e8 una occasione preziosa per migliorarsi e imparare nuove cose dalla vita.<\/p>\n<p>Per il guerriero consapevole, distaccato ed equanime, l&#8217;importante non \u00e8 vincere sempre, ma combattere con onore e spirito puro, ossia senza odio e senza cattiveria; quanto alla sconfitta, egli la vive come un momento di perfezionamento spirituale e come uno stimolo potente a ripensare se stesso, i valori che lo ispirano e le cose che lo circondano.<\/p>\n<p>La stupidit\u00e0, quindi, non risiede nel fatto di voler vincere sempre (chi mai si batte con il desiderio di perdere?), ma nell&#8217;assoluta incapacit\u00e0 di comprendere che nella sconfitta si possono imparare pi\u00f9 cose che nella vittoria; e che, pertanto, pur essendo in se stessa un&#8217;esperienza indesiderata, nondimeno essa \u00e8 la vera maestra di vita dell&#8217;uomo saggio.<\/p>\n<p>Questa conclusione, dal punto di vista della societ\u00e0 odierna, scioccamente e gratuitamente competitiva, non suoner\u00e0 gradita a molti orecchi ed anzi, senza dubbio, provocher\u00e0 scandalo, se non irrisione e disprezzo.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, agli occhi della maggioranza, la lotta ha il solo scopo di offrire occasioni per vincere, ossia per ottenere plauso e ammirazione dagli altri, possibilmente anche invidia. Ben difficilmente la persona che non abbia intrapreso un cammino di consapevolezza, arriva a riconoscere che, se noi viviamo nel migliore dei mondi possibili e se, quindi, ogni cosa \u00e8 esattamente cos\u00ec come dev&#8217;essere, come \u00e8 giusto che sia, allora anche la sconfitta non \u00e8 pi\u00f9 un accidente deprecabile e molesto, ma parte di un disegno intelligente e benevolo, che ci offre le pi\u00f9 ampie possibilit\u00e0 di comprensione e di perfezionamento.<\/p>\n<p>Solo chi pensa che il mondo sia casuale, che noi siamo casuali e insignificanti, si dispera per la sconfitta e smania perch\u00e9 vorrebbe vincere sempre; costui parte da un grave errore di prospettiva, e finisce per fraintendere completamente il senso della lotta in cui siamo coinvolti nel corso della nostra esistenza terrena.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 in gioco, non \u00e8 l&#8217;orgoglio o il nostro senso di superiorit\u00e0 sugli altri; la posta in gioco \u00e8 la nostra capacit\u00e0 di aprire gli occhi sulla realt\u00e0, liberandoli dalla benda che ci rende simili a dei ciechi e ci costringere a procedere a tentoni, sbattendo qua e l\u00e0 senza posa. Colui che vince una battaglia, ma \u00e8 inconsapevole, continuer\u00e0 ad andare a sbattere dappertutto, come un cieco: ripeter\u00e0 le stesse dinamiche regressive, rinnover\u00e0 sempre i medesimi errori, senza fine; mentre colui che perde una battaglia, ma \u00e8 divenuto consapevole, aprir\u00e0 gli occhi sulla vera natura delle cose, si liberer\u00e0 da pericolose illusioni e comincer\u00e0, finalmente, a muovere i propri passi nella giusta direzione: quella del ritorno all&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Nel \u00abDiario di un curato di campagna\u00bb di Bernanos si esprime il concetto che tutto \u00e8 grazia: e tale \u00e8 la visione del mondo di colui che ha raggiunto la consapevolezza e che sa vedere, oltre le antinomie e le contraddizioni, anche dolorose, della vita, l&#8217;ordito mirabile sopra il quale essa viene tessendo la propria tela. Di conseguenza, anche la sconfitta \u00e8 grazia: anche la malattia, l&#8217;insuccesso, la perdita di ci\u00f2 che amiamo: la perdita fisica, beninteso; perch\u00e9 nulla e nessuno potranno mai toglierci l&#8217;oggetto del nostro amore.<\/p>\n<p>Arrivare a riconoscere ovunque i segni di una perfezione che abbraccia l&#8217;intero universo, non \u00e8 cosa che si possa improvvisare: presuppone un aspro e solitario cammino verso la consapevolezza, costellato di sconfitte, pi\u00f9 che di vittorie. Ma che cos&#8217;\u00e8 la vittoria, senza consapevolezza? Vanit\u00e0, puerile orgoglio e ridicola esibizione di esultanza.<\/p>\n<p>Si tratta di un duro cammino, perch\u00e9, sul piano della coscienza ordinaria, lo spettacolo del male crea scandalo e ci porta a giudicare assai severamente l&#8217;ordine del mondo in cui viviamo. Il male, in effetti, \u00e8 ovunque: non solo nell&#8217;aereo americano che, dotato di sensori, centra in piena notte un villaggio afghano seminascosto fra le montagne, distruggendolo sotto un diluvio di droni; non solo nella bambina che muore di fame tra le braccia di sua madre, in qualche plaga del Sudan sconvolta dalla siccit\u00e0 e dalla violenza degli uomini; ma anche nella lampreda che si attacca al pesce di cui ha deciso di cibarsi, divorandolo vivo a poco a poco, o nelle piante parassite che si abbarbicano all&#8217;albero e lo soffocano lentamente, portandolo inesorabilmente alla morte: in breve, in ogni manifestazione della vita.<\/p>\n<p>Gli esseri umani, la cui visuale \u00e8 irrimediabilmente viziata dal loro antropocentrismo, si preoccupano principalmente del male morale; ma siamo proprio sicuri che il male che distrugge la vita di un passero, ghermito da un rapace, sia soltanto di tipo fisico? Siamo sicuri che il male fisico non implichi un male morale, anche nel mondo degli esseri non umani? Forse che solo gli uomini amano la vita, e soffrono quando la malattia e la morte bussano alla loro porta o a quella dei loro simili, cui si sentono maggiormente legati?<\/p>\n<p>Eppure, abbiamo detto che tutto \u00e8 grazia; che tutto \u00e8 cos\u00ec, come dev&#8217;essere. Come \u00e8 possibile fare delle affermazioni simili, in presenza di un male cos\u00ec universalmente diffuso, cos\u00ec ontologicamente inseparabile dalla condizione dell&#8217;esistente?<\/p>\n<p>Lo \u00e8, nella misura in cui riusciamo ad abbandonare la visuale ristretta, propria del piano della contingenza, per innalzarci gradualmente alla visuale a trecentosessanta gradi, propria del piano della necessit\u00e0. Nel piano della contingenza, le cose si presentano in opposizione polare: caldo e freddo, luminoso e oscuro, salute e malattia, vita e morte; e, di conseguenza, come lotta continua e incessante. Ma nel piano della necessit\u00e0, che \u00e8 il piano dell&#8217;Essere, gli opposti si abbracciano e si fondono; scompaiono per lasciare il posto ad una armonia assoluta, dove tutto \u00e8 grazia sovrabbondante e splendore infinito.<\/p>\n<p>Agli umani non \u00e8 dato portarsi sul piano dell&#8217;Essere, se non per pochi istanti, sicch\u00e9 ne possono cogliere solamente qualche fugace visione, qualche isolata scintilla: almeno nella presente condizione, appesantita dall&#8217;illusione. Nel nostro stato ordinario, infatti, non riusciamo a cogliere l&#8217;armonia dell&#8217;insieme, ma rimaniamo continuamente turbati, nel bene e nel male, dalle singole cose, le quali ci appaiono &#8211; erroneamente &#8211; slegate le une dalle altre.<\/p>\n<p>Innalzarsi verso il piano dell&#8217;Essere, significa incominciare col fare silenzio entro noi stessi, mettendo a tacere le mille voci chiassose e insulse che ci distraggono dall&#8217;unica voce che realmente conti: la voce della chiamata; poi, imparare gradualmente a liberarsi dalla smania giudicante, per assumere il punto di vista di una spassionata, equanime e benevola accettazione dell&#8217;esistente, pur nella consapevolezza delle molte cose che &#8211; sul piano del relativo &#8211; dovrebbero essere cambiate. Ma nessuno \u00e8 mai riuscito a cambiare in meglio neppure un filo d&#8217;erba, se prima non ha posto mano al proprio io; se prima non si \u00e8 impegnato per migliorare se stesso.<\/p>\n<p>La storia \u00e8 piena di esempi di individui i quali credevano che bastasse rovesciare governi, mandare a morte avversari e stabilire nuove leggi, per rinnovare e purificare il mondo; e che, invece, hanno aggiunto alle brutture che gi\u00e0 esistevano, anche le proprie, non di rado assai peggiori di quelle. Ribadiamo il concetto: nessuno pu\u00f2 presumere di cambiare il mondo in meglio, se prima non \u00e8 capace di cambiare in meglio, almeno in parte, se stesso.<\/p>\n<p>Credere che basti agire sulle cose esterne per stabilire verit\u00e0 e giustizia nel mondo, \u00e8 una illusione funesta: una delle tante di cui \u00e8 vittima l&#8217;individuo inconsapevole, che avanza a tentoni come un cieco, ossia come il guerriero sciocco.<\/p>\n<p>Noi non siamo stati chiamati alla vita per giudicarla, ma per accettarla ed amarla; non possiamo sostituirci a Dio, e, del resto, non abbiamo alcun titolo per improvvisarci giudici del bene e del male. \u00c8 chiaro che, in presenza di un&#8217;azione che riteniamo malvagia, abbiamo il dovere morale di intervenire: ma dovremmo farlo senza l&#8217;illusione, e la presunzione, di essere i guerrieri del bene in lotta contro il male. Il nostro occhio non \u00e8 limpido; il giudizio che emettiamo sulle cose non pu\u00f2 che essere limitato e imperfetto, come lo \u00e8 il nostro punto di osservazione &#8211; almeno finch\u00e9 ci manteniamo sul piano della contingenza.<\/p>\n<p>No; non siamo stati chiamati per questo: ma per dire \u00abs\u00ec\u00bb alla vita, anche l\u00e0 dove essa appare sotto scacco: come avviene, appunto, nel caso della sconfitta.<\/p>\n<p>Per usare il linguaggio di san Francesco, la sconfitta \u00e8 nostra sorella e noi dobbiamo amarla, perch\u00e9 \u00e8 solo grazie ad essa che ci ricordiamo della nostra piccolezza e ci sentiamo spronati a volare alto.<\/p>\n<p>\u00c8 la sconfitta che ci rende veramente umani e che, talvolta, ci fa degni di essere amati a nostra volta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vita \u00e8 una lotta; a volte, una lotta molto dura. 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