{"id":24922,"date":"2020-09-10T12:18:00","date_gmt":"2020-09-10T12:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/09\/10\/elogio-della-raccomandazione\/"},"modified":"2020-09-10T12:18:00","modified_gmt":"2020-09-10T12:18:00","slug":"elogio-della-raccomandazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/09\/10\/elogio-della-raccomandazione\/","title":{"rendered":"Elogio della raccomandazione"},"content":{"rendered":"<p>S\u00ec, avete letto bene; e no, non siamo impazziti, o almeno crediamo di no: eppure intendiamo proprio fare qui, adesso, e del tutto seriamente, l&#8217;elogio della raccomandazione. Ma questo, obietter\u00e0 qualcuno, non solo \u00e8 di per s\u00e9 immorale, ma \u00e8 anche in contrasto con tutto quello che andiamo dicendo e scrivendo da anni, da decenni, in tutte le salse e in tutte le lingue possibili, a proposito del degrado del tessuto sociale, sui nefasti effetti della scomparsa del merito e della selezione all&#8217;incontrario, che fa passare i peggiori davanti ai migliori, in ogni ambito della vita associata. Calma: se resisterete all&#8217;impulso di passare oltre con una sdegnosa scrollata di spalle, accusandoci d&#8217;incoerenza e di sfrontatezza senza neanche averci ascoltati, proveremo a spiegarvi perch\u00e9 ci \u00e8 saltato il ghiribizzo di fare proprio il pi\u00f9 impopolare degli elogi, in questa societ\u00e0 dove tantissimi razzolano male ma tutti, chi sa come, predicano bene, anzi amano alzare il ditino accusatore con saccenteria, e indossare i panni dei moralisti senza macchia e senza paura, come se fossero i detentori e i giudici supremi di quello che si pu\u00f2 considerare un comportamento etico e di quello che invece si deve bollare come inaccettabile e immorale. In effetti, \u00e8 impossibile negarlo: la raccomandazione gode oggi di una pessima fama. Dire che qualcuno \u00e8 stato raccomandato \u00e8 quasi come dire che ha rubato il posto che occupa, sottraendolo a qualcun altro pi\u00f9 meritevole di lui; che \u00e8 arrivato dove \u00e8 arrivato grazie agli intrallazzi, una volta si diceva ai buoni uffici, di qualcuno che ha il potere di candidare chi vuole ad occupare i posti che vuole, in barba al merito, ai concorsi, all&#8217;anzianit\u00e0 di servizio, e scavalcando chi ne avrebbe legittimamente diritto. Questo, per\u00f2, \u00e8 il significato che la attualmente ha assunto la parola, nel linguaggio comune: bisogna tuttavia osservare che \u00e8 il contesto culturale a determinare la percezione positiva o negativa di una certa espressione, pi\u00f9 che un fattore oggettivo ed ad essa intrinseco. Ci\u00f2 si vede benissimo nel caso delle ideologie: essere un fascista fiero e tutto d&#8217;un pezzo era certo un fattore di merito, nell&#8217;Italia degli anni &#8217;30 del secolo scorso; cos\u00ec come essere un intellettuale comunista era motivo di vanto negli anni &#8217;60 e &#8217;70, e chi non lo era, doveva in qualche modo giustificarsi, oppure rassegnarsi a restare in un angolo, a stento tollerato, come si addice a chi non ha capito nulla delle <em>magnifiche sorti e progressive<\/em>. Oppure, uscendo dall&#8217;ambito dell&#8217;ideologia, essere dei cittadini acquista un significato generalmente riduttivo, se non vagamente derisorio, se ci si trova in un contesto fortemente rurale, in un piccolo paese dove tutti si conoscono, o in una comunit\u00e0 montana un po&#8217; isolata; mentre \u00e8 indubbiamente un elemento di vantaggio per chi, in citt\u00e0 appunto, cerca un impiego e desidera farsi una posizione. In tal caso, infatti, se nel corso del suo colloquio di lavoro dovesse ammettere di non aver fatto mai altro che l&#8217;agricoltore, difficilmente potrebbe aspirare a un incarico, anche modesto, che richieda un minimo di conoscenza e di esperienza della complessa e sofisticata realt\u00e0 metropolitana. Ora, la parola <em>raccomandazione<\/em> ha subito anch&#8217;essa, a nostro avviso, uno slittamento semantico che l&#8217;ha portata a designare qualcosa di negativo, di brutto, di sconveniente; ma non \u00e8 detto che sia sempre stato cos\u00ec. Anzi, siamo certi che in un tempo non lontano essa indicava qualcosa di socialmente e moralmente pi\u00f9 che accettabile, addirittura di utile, non solo per il singolo individuo che eventualmente ne beneficiava, ma anche per la comunit\u00e0 nel suo insieme.<\/p>\n<p>Ma facciamo un passo alla volta. Per prima cosa, andiamo a consultare un buon vocabolario ella lingua italiana, ad esempio quello della Treccani, e vediamo quale definizione d\u00e0 del sostantivo <em>raccomandazione<\/em>, derivato del verbo <em>raccomandare<\/em>. Ci\u00f2 che balza subito all&#8217;occhio, e genera una certa sorpresa, \u00e8 che i significati, nel linguaggio comune, sono ben tre, e solo il secondo corrisponde a quel che ci aspettavamo; pi\u00f9 un quarto che attiene al linguaggio specialistico della giurisprudenza, a sua volta suddiviso in due ambiti: diritto marittimo e diritto internazionale. Limitiamoci dunque a riportare il secondo significato: <em>Intercessione in favore di una persona, soprattutto al fine di ottenerle ci\u00f2 che le sarebbe difficile conseguire con i mezzi e i meriti propri o per le vie ordinarie.<\/em> Ebbene, vorremmo far notare che, sino a qualche decennio fa, in moltissimi casi la raccomandazione era uno strumento sociale non solo diffuso, ma utile e benevolo: non serviva a scavalcare qualcun altro, n\u00e9 a creare o inasprire le ingiustizie sociali, ma, al contrario, a contenerle e ad attenuarle. Un bravo ragazzo, figlio di contadini, il quale sapeva accudire benissimo le mucche ma non aveva alcuna esperienza del mondo, e tuttavia possedeva una bella intelligenza, grazie alla parola buona del parroco aveva delle possibilit\u00e0 di avanzamento sociale: poteva venire assunto in qualit\u00e0 di contabile, o amministratore, o sovrintendente presso qualche azienda agricola, e fare il suo tirocinio partendo da un gradino sociale superiore a quello di provenienza: poi, se effettivamente aveva capacit\u00e0 e voglia di lavorare, il resto veniva da s\u00e9, per merito suo. Ma se si dimostrava un pigro, un lavativo, cos\u00ec come gli era stata fatta un&#8217;apertura di credito, quella fiducia poteva essergli tolta, anche bruscamente: e lo sciocco veniva rispedito da dove era arrivato, senza tanti complimenti, dopo essersi bruciato con le sue stesse mani. In altre parole, la raccomandazione serviva a fargli superare le barriere di classe e i pregiudizio sociali, e a introdurlo, partendo dal livello pi\u00f9 modesto, in un ambiente nel quale non avrebbe avuto speranze di farsi strada, se nessuno avesse garantito per lui. Anche nel rapporto fra le vecchie banche, che erano in sostanza delle casse di risparmio, e i loro clienti, le cose andavano a quel modo: vi era una conoscenza diretta fra il direttore e i clienti, e se una persona che aveva fama di onest\u00e0 aveva bisogno di un prestito, l&#8217;impiegato metteva una parola buona presso il direttore, e il prestito veniva accordato con pi\u00f9 facilit\u00e0 che ad un perfetto sconosciuto. Stessa cosa per l&#8217;accesso agli studi liceali e a quelli universitari: se un giovane si faceva notare per la sua seriet\u00e0 e diligenza, forse il suo datore di lavoro gli avrebbe pagato gli studi, in attesa che il ragazzo, diplomato o laureato, potesse poi sdebitarsi, mettendo su un&#8217;attivit\u00e0 in proprio con la quale ripagare quanto gi era stato anticipato. E una cosa simile, in un certo senso, accadeva quando le mamme mettevano una parola buona per un certo giovanotto, quale possibile fidanzato, allorch\u00e9 le loro figlie raggiungevano l&#8217;et\u00e0 da prendere marito. Allora dicevano loro press&#8217;a poco cos\u00ec: \u00abTi ricordi la mia vecchia amica Rosa, quella che abita in borgo XXX? Ha un figlio, un ragazzo di ventisei anni, molto serio e gran lavoratore, che vorrebbe metter su famiglia e cerca una ragazza, ma non una qualsiasi, bens\u00ec una che abbia la sua stessa concezione di vita, che sia seria e senza grilli per la testa. Non lo si vede mai all&#8217;osteria, a perder tempo con le carte o davanti alla bottiglia; tutti lo stimano e gli vogliono bene; \u00e8 anche un bel ragazzo: aspetta, ti faccio vedere la sua foto. Che ne pensi?\u00bb.<\/p>\n<p>Poi tutto \u00e8 cambiato: sull&#8217;onda del cinema e dello stile di vita americano &#8211; anche questi sono effetti della sconfitta del 1945, come i balli sculettanti e la febbre del sabato sera &#8212; i ragazzi hanno preteso di cercare da s\u00e9 il grande amore, non hanno pi\u00f9 tollerato intromissioni da parte dei genitori o di nessun altro, e hanno scelto di sposarsi senza tener conto del parere del padre e della madre. La cultura progressista, naturalmente, ha lodato questo nuovo orientamento e si \u00e8 chiesta come sia stato possibile tollerare tanto a lungo che le cose fossero andate altrimenti. Strano a dirsi, per\u00f2, \u00e8 un fatto che le famiglie di prima restavano unite per tutta la vita, mentre poi, e specialmente negli ultimi anni, hanno cominciato a disgregarsi sempre pi\u00f9 spesso, e separazioni e divorzi sono diventati quasi la regola, con i figli sballottati di qua e di \u00e0 a colpi di sentenza del tribunale. Si dir\u00e0 che l&#8217;amore, l&#8217;amore passionale, la libert\u00e0 di scegliersi la persona con cui sposarsi, sono conquiste che valevano quel prezzo. \u00c8 questione di opinioni. Noi siamo alquanto scettici a proposito dell&#8217;amore romantico: sospettiamo che sia un&#8217;invenzione degli scrittori e dei poeti e che, in ogni caso, abbia poco a che fare con il matrimonio. Il fatto \u00e8 che tutte le societ\u00e0 tradizionali, caratterizzate da stabilit\u00e0 e coesione, e quasi sempre da una lunga durata, vedevano il matrimonio come un onesto contratto per unire il destino dell&#8217;uomo e della donna, per generare dei figli e tenere in piedi l&#8217;ossatura fondamentale della societ\u00e0, sulla quale ogni alta istituzione si regge. Solo la societ\u00e0 moderna ha privilegiato il fattore emozionale e passionale dell&#8217;amore e ha preteso di declinarlo nel matrimonio; alla fine, davanti all&#8217;evidenza del suo fallimento, ha rinunciato al matrimonio stesso. Oggi le coppie che si sposano sono una minoranza, e anche fra queste sono poche quelle che riescono a rimanere unite, resistendo vittoriosamente ai molti fattori che le vorrebbero dividere. Si direbbe che la societ\u00e0 moderna sia fatta perch\u00e9 tutto duri poco, dai libri agli elettrodomestici, e dalle amicizie ai matrimoni: \u00e8 la societ\u00e0 del consumo, dell&#8217;usa e getta, per cui ci\u00f2 che ha una lunga durata non \u00e8 visto di buon occhio. Le vecchie case sono un ostacolo da abbattere per edificare nuovi palazzi dai quali si potr\u00e0 ricavare un maggior profitto, vendendoli o mettendoli in affitto; le vecchie chiese devono essere abbattute o trasformate affinch\u00e9 i nuovi &quot;credenti&quot; si sentano pi\u00f9 a loro agio in un edificio che di sacro non ha pi\u00f9 nulla e dove tutto parla un linguaggio meramente umano. Lo stesso principio utilitaristico vale per il matrimonio: \u00e8 meglio che non duri troppo. Come un frigorifero che dura a lungo fa diminuire le vendite degli industriali, cos\u00ec un matrimonio che si ostina a durare, fa diminuire i guadagni degli avvocati divorzisti e tutto il sistema del consumo, che trova maggiori profitti nel vendere le sue merci e i suoi servizi a delle persone singole che non a delle famiglie. Una famiglia di quattro, cinque o sei persone consuma di meno, in proporzione, di un nucleo familiare di due o una sola persona: dall&#8217;affitto al vestiario, dal riscaldamento all&#8217;automobile, e dalle vacanze alla benzina, meno si \u00e8, pi\u00f9 ci sono margini di guadagno per i fornitori di beni e di servizi.<\/p>\n<p>Ma ora torniamo alla raccomandazione. Quando il parroco raccomandava un bravo giovane a un datore di lavoro, non violava alcuna norma sociale, anzi offriva una possibilit\u00e0 a chi, senza di essa, sarebbe rimasto confinato nell&#8217;ambito del mestiere paterno: il figlio dei contadini sarebbe rimasto per sempre un contadino, un figlio di operai o minatori sarebbe rimasto un operaio o un minatore per tutta la vita, o forse avrebbe dovuto emigrare lontano; anche se intelligente, non avrebbe avuto accesso agli studi superiori e tanto meno all&#8217;universit\u00e0, e cos\u00ec sarebbe rimasto confinato all&#8217;ambito della sua classe di appartenenza. E questa era la vera ingiustizia, che frustrava la legittima ambizione individuale e condannava la societ\u00e0 all&#8217;immobilismo e a un conformismo ottuso. Ma se quel ragazzo non frequentava la parrocchia, obietter\u00e0 qualcuno, il parroco certo non avrebbe speso una buona parola nei suoi confronti: il che \u00e8 un&#8217;ingiustizia. Rispondiamo che si tratta di un&#8217;ingiustizia, se giudicata dal punto di vista odierno; ma cinquant&#8217;anni fa le cose stavano altrimenti. Prima di tutto perch\u00e9 la stabilit\u00e0 sociale era un valore generalmente condiviso, e il suo presupposto era la conoscenza personale, diretta dei membri del gruppo, di contro alla societ\u00e0 liquida e anonima di oggi, dove le persone non si conoscono affatto e forse non si salutano, pur abitando nello stesso condominio e allo stesso pianerottolo; in secondo luogo perch\u00e9 la condivisione dei valori e della concezione generale della vita era essa stessa un valore inestimabile, e se per rafforzarla era necessario tagliare fuori qualche ribelle, qualche sradicato, qualche contestatore, ebbene la societ\u00e0 nel suo insieme non solo non ne soffriva, ma indubbiamente se ne avvantaggiava. Come nel caso del matrimonio, prima veniva la considerazione per ci\u00f2 che torna di beneficio al singolo, ma anche alla comunit\u00e0; poi, e solamente a certe condizioni, era approvato ci\u00f2 che risulta vantaggioso per il singolo, ma non per il gruppo al quale egli appartiene, nel quale si muove e grazie al quale pu\u00f2 vivere, lavorare e progredire. E come si pensava che fosse immorale che un ragazzo, dopo aver ricevuto tutto dalla sua famiglia, una volta divenuto capace di lavorare e guadagnare, pensasse solo a se steso, e non rivolgesse pi\u00f9 alcuna attenzione, n\u00e9 fornisse alcun contributo ai suoi genitori, altrettanto si pensava circa il rapporto fra il singolo individuo e la societ\u00e0 nel suo insieme. Esisteva un patto di reciprocit\u00e0: l&#8217;individuo riceveva il necessario finch\u00e9 non diventava autonomo; poi, era giusto che restituisse, almeno in parte, materialmente e moralmente, il beneficio ricevuto, contribuendo alle spese e occupandosi dei genitori anziani o malati. Non che le cose andassero sempre in questo modo, per\u00f2 questa era la regola, e chi non vi si atteneva, incorreva nella disapprovazione sociale. Solo nel corso degli ultimi anni \u00e8 divenuto normale vivere e pensare in termini esasperatamente individualistici, cio\u00e8 come se la societ\u00e0 fosse composta di monadi isolate, ciascuna delle quali non deve nulla ad alcuno, ma \u00e8 giusto che pensi unicamente a soddisfare le proprie ambizioni e i propri desideri.<\/p>\n<p>Oggi la societ\u00e0 \u00e8 cambiata, e la raccomandazione \u00e8 diventata, quasi sempre, un&#8217;illecita facilitazione che danneggia, inevitabilmente, qualcun altro, e che contribuisce a collocare nei posti migliori delle persone mediocri. Non si deve per\u00f2 scordare il suo significato originario: mettere una parola buona per qualcuno meritevole, ma sprovvisto di mezzi, non \u00e8 una cosa riprovevole, semmai il contrario. \u00c8 un atto di verit\u00e0 e di giustizia, perch\u00e9 consiste nell&#8217;aiutare qualcuno che merita di essere aiutato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S\u00ec, avete letto bene; e no, non siamo impazziti, o almeno crediamo di no: eppure intendiamo proprio fare qui, adesso, e del tutto seriamente, l&#8217;elogio della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-24922","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24922","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24922"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24922\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24922"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24922"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24922"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}