{"id":24918,"date":"2007-09-19T10:42:00","date_gmt":"2007-09-19T10:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/19\/elogio-dellinquietudine\/"},"modified":"2007-09-19T10:42:00","modified_gmt":"2007-09-19T10:42:00","slug":"elogio-dellinquietudine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/19\/elogio-dellinquietudine\/","title":{"rendered":"Elogio dell&#8217;inquietudine"},"content":{"rendered":"<p>Tornando a casa, stasera, abbiamo assistito allo stupendo spettacolo, donatoci gratuitamente dalla natura, di un cielo temporalesco alla El Greco. Da una parte, nuvoloni scurissimi che galoppavano e si accavallavano gli uni sugli altri, sino a formare una cappa quasi nera, impressionante; dall&#8217;altra, un azzurro indescrivibile, purissimo, solcato da poche nuvolette che il sole al tramonto bordava d&#8217;oro, mentre l&#8217;orizzonte si andava tingendo, dietro la linea gi\u00e0 cupa dei monti, di una serie di delicatissime tonalit\u00e0 dal giallo al verde all&#8217;indaco. Il pomeriggio era stato afoso, opprimente; l&#8217;umidit\u00e0 si era stesa come un velo sulle cose e provocava un senso di disagio, quasi di soffocamento. Ora che il crepuscolo sta scendendo lentamente su questa giornata di un tardo settembre che pare ancora estate, un vento gagliardo si \u00e8 levato e spazza le fronde degli alberi che si agitano e si scuotono fremendo, stormendo come se una forza prodigiosa le avesse afferrate dall&#8217;interno e si fosse aperta un varco sino al centro del loro essere.<\/p>\n<p>Ecco: questa, forse, \u00e8 l&#8217;inquietudine: lo scuotersi e il fremere degli enti quando li afferra la sublime nostalgia dell&#8217;essere; il vento gagliardo che spazza l&#8217;afa stagnante e irrompe sulle cose come un soffio di vita nuova; lo squarciarsi delle nubi e l&#8217;apparire di un altro orizzonte, di un nuovo cielo e di una terra nuova, pi\u00f9 fresca, pi\u00f9 viva, come se fosse stata investita da un&#8217;ondata di amore e gratitudine; come questi abeti e questi platani che si piegano e si contorcono in una convulsione che \u00e8 l&#8217;aspra sincerit\u00e0 e la gioia dolorosa della vita stessa.<\/p>\n<p>A torto si guarda all&#8217;inquietudine come ad una condizione interiore preoccupante e potenzialmente pericolosa. Non parliamo, ovviamente, dell&#8217;inquietudine legata a circostanze contingenti e travagliate, per esempio al senso di colpa per una cattiva azione commessa, o all&#8217;incertezza per un evento minaccioso che ci viene incontro, o &#8211; ancora &#8211; alla difficolt\u00e0 di prendere una decisione difficile, penosa, che ci vede obbligati a scegliere tra due mali. Parliamo invece dell&#8217;inquietudine come condizione esistenziale e legata a un&#8217;intima esigenza di cambiamento, di rinnovamento, di superamento, da una condizione chiusa e frustrante verso una di la libert\u00e0, apertura, realizzazione. L&#8217;inquietudine esistenziale \u00e8 il segno di una intensa vitalit\u00e0 dell&#8217;anima, che non si accontenta della banalit\u00e0 del quotidiano e aspira a una meta degna dei suoi sforzi e dei suoi ardori (Giordano Bruno parlava di &quot;heroici furori&quot;). Grazie ad essa, la coscienza si pone di fronte al mondo e a se stessa in un atteggiamento di stupore, ma anche di insoddisfazione per i limiti di ci\u00f2 che \u00e8 abitudinario, per i sentieri ormai ben noti, per gli orizzonti ristretti e ormai troppo familiari; e avverte una pungente nostalgia di ci\u00f2 che sta <em>oltre<\/em>: non oltre questo o quell&#8217;oggetto particolare della nostra esperienza, ma oltre la nostra stessa condizione di persone inautentiche, spente, ingrigite. Essa \u00e8 come un pungolo nella carne, che ci sprona a non sederci sulle comodit\u00e0 di quanto gi\u00e0 riteniamo acquisito e ci sfida a osare, a buttarci, a lasciarci andare nella grande corrente dell&#8217;Essere, dalla quale proveniamo e alla quale aneliamo a fare ritorno. <em>Inqueutm est cor nostrum donec requiescat in Te, Domine<\/em>: &quot;inquieto \u00e8 il nostro cuore finch\u00e9 non trova pace e riposo in Te, o Signore&quot;: cos\u00ec scriveva Sant&#8217;Agostino nelle <em>Confessioni<\/em>; e raramente un filosofo \u00e8 riuscito a esprimere una tale densit\u00e0 di pensiero e di sentimento in una formula cos\u00ec efficace e sintetica.<\/p>\n<p>Non si confonda l&#8217;inquietudine esistenziale con la nevrosi, con l&#8217;iperattivismo, con lo scomposto agitarsi, correre qua e l\u00e0, mangiarsi le unghie, imbottirsi di sonniferi per riuscire a dormire, tempestare amici e conoscenti di telefonate per essere continuamente rassicurati su questo e su quello. La nevrosi \u00e8 un&#8217;altra cosa: \u00e8 una malattia della psiche che nasce da un groviglio di traumi, complessi, paure e insicurezze che avvertiamo come dei corpi estranei che c&#8217;ingombrano e dei quali vorremmo liberarci ad ogni costo. L&#8217;inquietudine, invece, \u00e8 una malattia dell&#8217;anima, ma \u00e8 una malattia provvidenziale; non riguarda determinati aspetti della nostra vita psicologica, ma investe la totalit\u00e0 della nostra coscienza; non agisce come un peso opprimente, come una maledizione incontrollabile; e non vorremmo, in fondo, liberarcene, <em>perch\u00e9 avvertiamo che essa \u00e8 tutt&#8217;uno con noi, con la parte migliore di noi stessi: la generosit\u00e0, lo slancio idealistico, l&#8217;apertura, il dono, il coraggio, la ricerca di senso, la lotta per progredire, l&#8217;impulso a trascendere ontologicamente la nostra stessa natura.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;inquietudine \u00e8 la molla che ci proietta sempre avanti, al di l\u00e0 delle certezze prefabbricate, delle verit\u00e0 rassicuranti, delle formulette da prontuario a un tanto il chilo; ci strappa al nostro quieto vivere, ci schioda dal nostro mediocre desiderio di tirare a campare; ci scaraventa nell&#8217;arena, nel rischio, nel pericolo. Non in senso fisico: o, comunque, non per amore del rischio <em>fisico<\/em>: la pratica dei cosiddetti sport estremi nasce dalla noia ed \u00e8 il rovescio della medaglia dello spirito borghese che tutto vuole etichettare, incasellare, normalizzare. L&#8217;inquietudine \u00e8 amore del pericolo in senso esistenziale: perch\u00e9 ci spinge fin sul baratro di abissi che non conosciamo, ma oltre i quali intuiamo che deve trovarsi qualcosa capace di dare un senso al nostro tendere, al nostro interrogarci incessante, alla nostra stessa inquietudine. Chi pratica gli sport estremi vuole semplicemente uccidere la noia e, al tempo stesso, esorcizzare la paura della morte, reiterando estreme manifestazioni di coraggio. Chi \u00e8 pungolato dall&#8217;inquietudine esistenziale, invece, sente l&#8217;angustia della finitudine e vorrebbe aprirsi una strada verso l&#8217;assoluto, verso l&#8217;Essere; non vuole esorcizzare nulla e non deve dimostrare niente a nessuno, n\u00e9 a se stesso, n\u00e9 agli altri: \u00e8 protagonista e testimone solitario del proprio rischio, del proprio azzardo.<\/p>\n<p>Certo, esistono tante forme d&#8217;inquietudine quanti sono gli esseri umani. L&#8217;animale (come osserva anche Leopardi nel <em>Canto notturno di un pastore errante dell&#8217;Asia<\/em>) non conosce questo sentimento. O forse no? Un cane che abbaia alla luna non manifesta anch&#8217;esso, a suo modo, la propria inquietudine? Sia come sia, esistono diverse maniere di vivere l&#8217;inquietudine esistenziale e ciascuna di esse, ovviamente, dipende dal livello della evoluzione spirituale di quella data persona. In un individuo spiritualmente poco evoluto, l&#8217;inquietudine porter\u00e0 a galla le tendenze inferiori, le paure, i difetti, gli egoismi, le piccole astuzie per aggirarla o per eluderla. Poich\u00e9 essa \u00e8 un sintomo, noi possiamo anche ignorarla: non siamo obbligati a darle ascolto. Possiamo anche stordirla con l&#8217;acool, il sesso, la droga; possiamo ridurla al silenzio sommergendola sotto ritmi febbrili di superlavoro; possiamo beffarla sfogando il nostro malessere in bizze e capricci, tormentando il prossimo, ingegnandoci a complicare le cose semplici.<\/p>\n<p>L&#8217;inquietudine \u00e8 una sfida che sollecita le persone mature, abituate a vivere nella dimensione dell&#8217;essere e non in quella dell&#8217;avere; che le obbliga a non adagiarsi mai sugli allori, a proseguire sempre il cammino solitario del perfezionamento spirituale; a sforzarsi di dare il meglio di s\u00e9 senza giocare al risparmio, senza badare a spese. Nelle persone predisposte alla generosit\u00e0, all&#8217;apertura, al dono, nonch\u00e9 dotate di spirito di sacrificio, l&#8217;inquietudine \u00e8 lo strumento capace di stimolarle a dare il meglio di s\u00e9 in un vasto progetto di amore universale; nelle persone abituate al calcolo, al nascondimento, al compromesso, essa si riduce a svolgere la funzione di cattiva coscienza e di sterile rovello interiore. Infatti l&#8217;inquietudine \u00e8 una prova, un vaglio, un setaccio: serve a dividere il frumento dalle erbacce, le anime che aspirano alla nobilt\u00e0 da quelle che si compiacciono di meschinit\u00e0 e bassezza. L&#8217;inquietudine \u00e8 un marchio di nobilt\u00e0 per le anime nobili (<em>e tu, ateo nobilmente pensoso,<\/em> scriveva padre David Maria Turoldo); ma \u00e8 una forma di nevrosi e un inutile tormento per le anime grette ed egoiste. Per l&#8217;anima malata, l&#8217;inquietudine \u00e8 una malattia che si aggiunge alle altre. Per l&#8217;anima sana e forte, \u00e8 una sfida a mettersi in gioco, una finestra spalancata sull&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Se \u00e8 una finestra, essa \u00e8 anche una <em>possibilit\u00e0.<\/em> L&#8217;inquietudine, di per s\u00e9, non rende n\u00e9 migliori n\u00e9 peggiori coloro che ne sono afferrati; essa apre degli scenari nuovi e mette in gioco delle forze dello spirito che erano rimaste latenti. Il suo insorgere costituisce un <em>richiamo<\/em>, il richiamo delle lontananze, delle altezze. Il corvo ne sar\u00e0 spaventato; ma l&#8217;aquila se ne sentir\u00e0 vibrare tutta, ricorder\u00e0 di avere un paio d&#8217;ali possenti, e si lancer\u00e0 dalla vetta della montagna che, sino allora, le era parsa una disperata prigione.<\/p>\n<p>Tuttavia, se \u00e8 una possibilit\u00e0, l&#8217;inquietudine \u00e8 anche la possibilit\u00e0 del nulla. La sua sollecitazione pu\u00f2 non venire accolta, oppure pu\u00f2 essere degradata a ossessione che si compiace di s\u00e9 stessa. Il mondo \u00e8 pieno di ossessionati che non hanno saputo completare il movimento della coscienza, che dell&#8217;inquietudine non hanno saputo farsi un trampolino per spiccare il volo verso le altezze. La letteratura contemporanea \u00e8 piena di queste figure di ossessionati, uomini e donne non-morti ma che non sono mai riusciti ad essere vivi. Un buon esempio di un simile tipo umano \u00e8 offerto dal romanzo di Carson McCullers <em>Riflessi in un occhio d&#8217;oro,<\/em> magistralmente portato sullo schermo dal regista John Huston nel 1967.<\/p>\n<p>Quando l&#8217;inquietudine si accende in un cuore generoso e lo spinge a osare la grande avventura, essa prefigura, mediante la nostalgia che ne scaturisce, lo stadio pi\u00f9 alto del movimento ascensionale dell&#8217;anima: quello della speranza. L&#8217;inquietudine nasce dalla delusione del desiderio che non trova adeguata soddisfazione nei singoli oggetti finiti; e la nostalgia d&#8217;infinito, che da essa si origina, apre la strada alla speranza, attesa fiduciosa di quella pienezza e di quell&#8217;appagamento profondo che solo nel ritorno all&#8217;Essere gli essenti possono assaporare. Il cuore tiepido, che non ha mai bruciato d&#8217;inquietudine, che non si \u00e8 mai acceso di nostalgia, non arriva nemmeno a capire la bellezza e la profonda necessit\u00e0 di questo movimento. Se non ha mai provato la divorante nostalgia dell&#8217;Essere, vuol dire che non \u00e8 mai salito in coperta, dove soffiano liberi i venti, a contemplare l&#8217;orizzonte marino disseminato di nubi, a respirare profondamente l&#8217;odore di salso delle vastit\u00e0 equoree. Vuol dire che \u00e8 sempre rimasto acquattato in un angolo buio della stiva, nell&#8217;odore di muffa e di stantio, dove giunge appena un&#8217;eco del possente fragore delle onde e dove le ragnatele tessono indisturbate la tela fra vecchie cose logore e polverose.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tornando a casa, stasera, abbiamo assistito allo stupendo spettacolo, donatoci gratuitamente dalla natura, di un cielo temporalesco alla El Greco. 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