{"id":24915,"date":"2006-06-03T05:14:00","date_gmt":"2006-06-03T05:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/06\/03\/elisa-e-il-poeta\/"},"modified":"2006-06-03T05:14:00","modified_gmt":"2006-06-03T05:14:00","slug":"elisa-e-il-poeta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/06\/03\/elisa-e-il-poeta\/","title":{"rendered":"Elisa e il poeta"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo racconto \u00e8 compreso nel volume &quot;La bambina dei sogni e altri racconti&quot; di F. Lamendola, editore Lalli, Poggibonsi (Siena), 1984, pagg. 120-130.<\/em><\/p>\n<p><em>(N. B.: il libro \u00e8 da tempo esaurito e fuori commercio. Chi fosse eventualmente interessato, pu\u00f2 mettersi in contatto con l&#8217;Associazione Eco-Filosofica).<\/em><\/p>\n<p>Il giovane poeta viveva lass\u00f9, sopra la foresta dei tetti e dei camini. La sua finestra era spalancata sul cielo, a un passo dalle nuvole bianche. A sera, in primavera, era tutto uno strid\u00eco di rondini che sfiorando la finestra descrivevano ampi velocissimi cerchi. Certune, staccandosi dalle compagne, si spingevano solitarie in alto, in alto, fin sotto la v\u00f2lta delle nuvole portatrici di pioggia, e rimpicciolivano come puntini neri persi nell&#8217;azzurro infinito. Egli stava affacciato e le seguiva con lo sguardo, finch\u00e8 scomparivano del tutto alla sua vista. Allora, respirando profondamente, ritornava al suo lavoro. Era quella infatti l&#8217;ora da lui preferita per scrivere e per dipingere. Perch\u00e9 in fondo ad ogni poeta vi \u00e8 anche un pittore. Di lui si sarebbe potuto dire, come di Wang Wei, che le sue poesie erano pitture e le sue pitture, poesie. (1) Ma, a differenza del grande artista cinese, egli era passato finora quasi del tutto inosservato e continuava a lavorare tutto solo, povero e sconosciuto, libero per\u00f2 da ogni conformismo, e sereno. Una ricchezza, questa, cui egli ben difficilmente si sarebbe risolto a rinunciare, e sia pure in cambio dei riconoscimenti e della celebrit\u00e0.<\/p>\n<p>1)  La definizione \u00e8 di un poeta dell&#8217;XI secolo, Su Tung-p&#8217;o.<\/p>\n<p>Adesso che stava avanzando l&#8217;estate, aprendo le finestre e svuotando le strade, si avvicinava la stagione dell&#8217;anno a lui pi\u00f9 gradita. Il poeta non amava la citt\u00e0 e, trovandosi a viverci, la prediligeva nelle ore deserte, come l&#8217;alba che l&#8217;accende di magici riflessi, e nella stagione in cui la gente parte per le vacanze. Allora, a sera, restava padrone delle vie pacifiche e silenziose, allietato dalle sue amiche rondini, e si spingeva volentieri in lunghe tranquille passeggiate. Nell&#8217;insolita quiete cittadina, che avrebbe depresso gli amanti del chiasso e del movimento, egli raccoglieva il pensiero e con la mente anticipava i suoi quadri e le sue nuove poesie. Finalmente le pietre lisciate da innumerevoli passi, i balconi frastornati dal trambusto dei mesi lavorativi gli sorridevano con aria amica, e gli parlavano il loro linguaggio segreto, che agli spiriti volgari e sempre affaccendati non \u00e8 dato sentire. Le v\u00f2lte dei porticati gli narravano la loro antica storia, e i gerani bianchi e rossi alle finestre descrivevano per lui la vita segreta delle case rimaste vuote, dopo la partenza degli abitanti per il mare. Allora nel suo animo intirizzito dallo squallore dell&#8217;inverno si scioglievano gli ultimi residui di ghiaccio, ed egli era il padrone di quel mondo fatato e silenzioso.<\/p>\n<p>Il giovane poeta vide Elisa per la prima volta in piscina. Vi era andato in cerca di un po&#8217; di refrigerio dopo il calore ardente di una giornata di luglio, e dapprima senza accorgersene rimase colpito dalla grazia e dalla felicit\u00e0 serena che emanavano da lei. Non si poteva dire che nuotasse molto bene, anzi si tuffava in maniera goffa e nuotando sollevava alti spruzzi, eppure possedeva una compostezza innata di movimenti che faceva passare inosservata la sua inesperienza. Nel suo volto simpatico e schietto, nei suoi occhi lucenti, nel suo modo di ridere erano una tale delicatezza di linee e tanta naturale semplicit\u00e0, quali egli non aveva mai vedute in vita sua. Nessuna donna da lui conosciuta o anche soltanto vista poteva reggere il confronto con la bellezza inconsapevole, e perci\u00f2 meravigliosa, di quella fanciullina che non era pi\u00f9 bambina ma nemmeno gi\u00e0 ragazza. Prima che nella mente di lui si fosse formato alcun preciso ragionamento, istintivamente la sua fantasia stava gi\u00e0 lavorando per dare una collocazione plausibile a quella apparizione. Da dove veniva? Quanti anni aveva? Cosa faceva la sua famiglia? Come sarebbe stato bello poterne eseguire il ritratto! Era il modello che aveva sempre vagheggiato, sempre cercato, senza averlo mai trovato. Il caso glielo offriva cos\u00ec, all&#8217;improvviso, in una calda e pigra sera di luglio, quando anche le voci e i rumori giungevano smorzati e come rapiti dall&#8217;indolenza.<\/p>\n<p>Non sapeva da quanto tempo fosse l\u00ec a guardarla, quando una signora, ch&#8217;egli suppose esser la madre o forse una zia, chiam\u00f2 la fanciulla ed ella usc\u00ec raggiante dall&#8217;acqua e in un attimo disparve. Di lei non gli era rimasto che il nome: Elisa.<\/p>\n<p>Passarono i giorni. Il poeta continuava a scrivere e a dipingere, ma non aveva potuto dimenticare quella visione, il cui ricordo specialmente a sera gli turbava il cuore. Un paio di volte era stato tentato di prendere i colori e farne il ritratto a memoria, ma quest&#8217;ultima lo aveva tradito e aveva dovuto rinunciare. Non ricordava bene i particolari del volto; piuttosto, gli era rimasta nell&#8217;anima una vaga ma intensa impressione di leggiadria inesprimibile. Era come se una luce misteriosa aleggiasse su quel volto di fanciulla e lo rischiarasse della sua segreta dolcezza. Tutto quel che egli aveva potuto fare era stato buttar gi\u00f9 qualche schizzo a matita della piccola nuotatrice. Con pochi segni si era sforzato di ricostruire quell&#8217;incanto indefinibile, quella naturale compostezza ed eleganza che annullavano gli stessi difetti del movimento. Ne era uscita una figuretta svelta, ridente di vita e al tempo stesso misurata e tranquilla.<\/p>\n<p>Allora egli aveva intuito il prodigio di Elisa, che fin dal primo istante lo aveva incantato: come una creatura uscita dal pi\u00f9 alto ideale della Grecia classica, ella fondeva ed armonizzava in s\u00e9 stessa la gioia del corpo e la spiritualit\u00e0 dell&#8217;anima, con tale perfetto equilibrio che nemmeno per un istante esse si facevano ombra l&#8217;una con l&#8217;altra. La felicit\u00e0 della sua giovanissima vita era trascesa dalla superiore compostezza del sentimento, e la profondit\u00e0 vagamente pensosa di esso temperava la sua esuberanza, senza far velo alla grazia tipica della sua et\u00e0. Ella esprimeva nel medesimo tempo la giocondit\u00e0 della bambina e l&#8217;armonia dolcemente pensosa della donna. Il poeta aveva vissuto solitario per tutti quegli anni alla ricerca di un tale ideale. Ora sapeva che esso era concretamente vivo ed esistente, che aveva un nome, una figura precisa. La sua lunga attesa silenziosa era stata premiata.<\/p>\n<p>Quando fece questa scoperta &#8211; era di primo mattino, ed egli disteso nel letto lasciava vagare la mente nell&#8217;alba rosata &#8211; un&#8217;esultanza simile a un tuffo di gioia gl&#8217;infiamm\u00f2 il cuore. Da quel momento ebbe la misteriosa certezza che avrebbe rivisto Elisa.<\/p>\n<p>Una sera, passeggiando senza m\u00e8ta nel verde e nella pace d&#8217;una strada di periferia, si trov\u00f2 a passare quasi in mezzo a un gruppo di ragazzi che giocavano a palleggio, padroni della via. Immerso nei suoi pensieri non vi fece gran caso, fin quando la palla, mancando evidentemente il giocatore cui era diretta, gli arriv\u00f2 incontro. Egli apr\u00ec istintivamente le braccia e la ricevette al volo fra le mani, indi alz\u00f2 gli occhi verso il punto di dove era arrivata: e gli manc\u00f2 il fiato. Davanti a lui, sorridendo con simpatica naturalezza, stava Elisa.<\/p>\n<p>Era pi\u00f9 bella che mai: lo guardava e tendeva a sua volta le mani aperte, come per invitarlo a rinviarle la palla. Tutta la sua piccola persona emanava freschezza e allegria, mentre gli occhi si posavano su di lui con garbata disinvoltura, come se ricevere la palla da quello sconosciuto, cui era capitata per caso, fosse per lei la cosa pi\u00f9 naturale del mondo. Egli invece tardava a farlo, sorpreso e felice per quell&#8217;incontro inatteso, ma soprattutto colpito dallo splendore della ragazzina, che sorpassava perfino il ricordo. Vedendola cos\u00ec da vicino provava una contrastante sensazione: che ella fosse cio\u00e8 ad un tempo pi\u00f9 piccola e pi\u00f9 grande di come l&#8217;aveva veduta la prima volta. Pi\u00f9 piccola fisicamente, perch\u00e9 in piscina l&#8217;aveva osservata solo a distanza, e adesso constatava che gli arrivava appena al mento: e tuttavia pi\u00f9 grande, come pi\u00f9 adulta, forse per via di quel costume rosso dall&#8217;aria un po&#8217; infantile, che adesso non aveva; o forse per la profondit\u00e0 inattesa dello sguardo, che adesso poteva notare da vicino.<\/p>\n<p>Mentre tali pensieri gli attraversavano in folla la mente, egli restava l\u00ec fermo con la palla tra le mani, e un&#8217;ombra leggera e graziosissima pass\u00f2 appena sugli occhi di Elisa. Allora subito si riebbe e le lanci\u00f2 la palla: lei la ricevette con presa sicura e gli sorrise, e prima di riprendere il gioco con i compagni gli rivolse un &quot;grazie&quot; con voce gaia ed acuta. Tutto ci\u00f2 non dur\u00f2 che qualche istante, eppure rimase impresso in ogni particolare nell&#8217;animo del poeta. Non era pi\u00f9 lo stesso uomo di prima quello che con passo apparentemente tranquillo si rimise per la sua strada nella sera pacifica d&#8217;estate. Due volte di seguito non \u00e8 pi\u00f9 una coincidenza, pensava: \u00e8 un segno del destino. E tornato a casa si mise a dipingere.<\/p>\n<p>Lavor\u00f2 con foga, quasi con frenesia, come non gli accadeva da tempo. Strano a dirsi, la sua mano correva sicura quasi come se stesse eseguendo il ritratto dal vero. Questa volta la sua mente aveva fotografato con precisione tutti i dettagli salienti ed era in grado di riprodurli sulla tela, senza che nell&#8217;atto materiale tendessero a sfuggire di nuovo, come gli era gi\u00e0 accaduto. E la gioia di vedere quell&#8217;immagine riapparire poco a poco sotto il suo pennello era tale, che non avvertiva n\u00e9 lo sforzo n\u00e9 il trascorrere del tempo. Era come riportare alla luce un poco alla volta un tesoro sepolto, mai per\u00f2 completamente dimenticato. Anzi in un certo senso provava la netta sensazione di essere stato fedele ad Elisa assai prima di averla veduta quel pomeriggio in piscina: di essere suo da sempre. Di averla aspettata prima ancora d&#8217;averla conosciuta, e di averla riconosciuta pur non avendola mai vista prima. Quando termin\u00f2 il quadro, a notte fonda, si allontan\u00f2 di due passi e rimase a lungo a contemplarlo: s\u00ec: i capelli, gli occhi, il nasino, la bocca sorridente, tutto era fedelmente riprodotto. Elisa lo guardava sorridente dalla tela, quasi stupita lei stessa di quel ritrovamento improvviso, di essere stata rievocata dai sogni irriducibili d&#8217;un giovane poeta solitario.<\/p>\n<p>Solo allora egli avvert\u00ec la stanchezza, guard\u00f2 l&#8217;orologio: aveva lavorato per ore ed ore senza un attimo di pausa. E adesso era talmente stanco che si gett\u00f2 sul letto senza neanche svestirsi, felice. Prima di addormentarsi, nel riflesso della luna attraverso la finestra aperta sul cielo, rimase a lungo a contemplare il ritratto della piccola Elisa, che a sua volta lo fissava con un vago sorriso.<\/p>\n<p>La rivide appena due giorni dopo, tali sono le bizzarre leggi del caso. A meno che la nostra vita sia regolata da qualcosa di pi\u00f9 alto del caso. Ma la rivide in circostanze completamente diverse. Stava tornando a casa passando attraverso il parco pubblico, a sera: la magica ora in cui il lungo giorno d&#8217;estate esita un poco prima di morire, e i suoni giungono attenuati e discreti, quasi timorosi di spezzare un incantesimo. L&#8217;ora in cui Elisa gli era gi\u00e0 apparsa, impensatamente, le prime due volte.<\/p>\n<p>A un tratto, mentre procedeva per il viale alberato, gli sembr\u00f2 di scorgerla su una panchina, tutta sola, col capo tra le mani volto a terra. Ma no, non poteva essere lei. Quella ragazzina laggi\u00f9 stava piangendo, mentre Elisa era felice. Non poteva essere la stessa persona che solo due sere prima aveva veduto giocare al pallone con gli amici nella via, fresca e sorridente come se la vita stessa si fosse inchinata davanti allo spettacolo di tanta serena semplicit\u00e0 e letizia. Nondimeno, si avvicin\u00f2 alla fanciulla sulla panchina. Rimase qualche trempo incerto, perch\u00e9 non riusciva a vederne il viso: si diceva comunque che non poteva andarsene cos\u00ec, chiunque ella fosse, senza fare qualcosa.<\/p>\n<p>A un tratto fu lei ad alzare il capo, come se avesse sentito su di s\u00e9 il suo sguardo, e lo fiss\u00f2 con occhi arrossati di pianto: era Elisa. Il poeta prov\u00f2 una fitta al cuore, poi il bisogno irrevocabile di lenire in qualche modo quel precoce dolore di bambina super\u00f2 le resistenze dell&#8217;imbarazzo, e le sedette accanto. Poteva fare qualcosa per lei?, chiese. No, nessuno poteva. Perch\u00e9 piangeva l\u00ec nel parco tutta sola? A quella domanda Elisa fu scossa da un nuovo singhiozzo, ma pi\u00f9 silenzioso, perch\u00e9 si sforzava di reprimerlo. Egli le diede il suo fazzoletto e rimase qualche minuto in silenzio, lasciandola sfogare. Poi, quando ella si fu alquanto calmata, le ripet\u00e8 con dolcezza la domanda. Allora, esitando, con voce ancora un poco spezzata, Elisa disse che la mamma stava male, molto male. Il poeta cerc\u00f2 di sapere qualcosa di pi\u00f9, ma tutto quello che seppe fu che la mamma era in ospedale ed era molto ammalata.<\/p>\n<p>Egli aveva l&#8217;impressione di stare sognando. Seduta accanto a lui era una ragazzetta rattrappita dalla sofferenza, con gli occhi gonfi, i cui piedi sfioravano appena il terreno sotto l&#8217;alta panchina. Eppure in quegli occhi, in quella bocca, in quel piccolo corpo vi erano una tale profonda dignit\u00e0, una cos\u00ec acuta consapevolezza da adulta, da sottolineare per contrasto e al tempo stesso da annullare la prima impressione, che fosse solo una bambina all&#8217;alba della giovinezza. Come quando, in piscina, la sua grazia senza sforzo era risaltata proprio dal suo modo impacciato di nuotare. Era e non era la creatura dei suoi sogni: al primo sguardo sembrava solamente un piccolo essere addolorato, subito dopo la sua misteriosa maturit\u00e0 avvertiva il poeta di aver accanto ben pi\u00f9 di una comunissima bambina.<\/p>\n<p>Senza sapere lui stesso come, si mise a parlarle. Soltanto poco tempo pi\u00f9 tardi non avrebbe saputo pi\u00f9 dire di cosa le avesse parlato. Fu un discorso pacato e appassionato al tempo stesso, ardente di fiducia e di speranza, dettatogli l\u00ec per l\u00ec dal desiderio struggente di consolarla. Le disse che forse la mamma sarebbe guarita; che forse sarebbe guarita presto; ma che lei non doveva scoraggiarsi, perch\u00e9 le avrebbe dato un dolore. E poi le disse ancora tante cose: quelle cose che si dicono in tali circostanze e che suonano cos\u00ec banali, a meno che vi si oda vibrare la commozione vera di chi partecipa al nostro dolore. Parl\u00f2 a lungo, sforzandosi d&#8217;infonderle il coraggio, e quando ebbe finito Elisa doveva avere avvertito pienamente la sincerit\u00e0 della sua partecipazione, perch\u00e9 non solo smise di piangere ma si volse a fissarlo, per la prima volta da che egli le si era seduto accanto, con un sorriso di gratitudine in fondo agli occhi ancora lucidi. Gli tese la mano con gesto solenne, ed egli la strinse, commuovendosi nel sentirla cos\u00ec piccola e delicata nella sua. Poi gli restitu\u00ec il fazzoletto e con seriet\u00e0 da adulta si alz\u00f2 dirigendosi verso l&#8217;uscita. Lui rimase seduto a guardare la sua figuretta allontanarsi sotto l&#8217;ombra fresca dei salici. Quando fu arrivata alla svolta del viale, Elisa si volse improvvisamente e agit\u00f2 la mano con calore infantile, sorridendogli come a un vecchio amico, prima di sparire nella quiete della sera.<\/p>\n<p>Passarono i giorni, le settimane, i mesi. Il poeta si era gettato febbrilmente nel lavoro. Aveva scritto per Elisa le sue pi\u00f9 belle poesie, sforzandosi di trarre fuori e per cos\u00ec dire di visualizzare l&#8217;incanto misterioso e assolutamente indefinibile che emanava dalla sua piccola amica. Nei suoi versi chiari e delicati la figura di lei emergeva poco alla volta con evidenza irresistibile, come in un ritratto, pennellata dopo pennellata, conservando intatto tutto il fascino dolce e strano dell&#8217;originale. Egli si era dedicato a questa impresa come al compito supremo della sua vita di artista, come a un dovere quasi religioso, soffrendo e gioendo con tutta l&#8217;anima: e veramente super\u00f2 s\u00e9 stesso. Per merito di Elisa le sue poesie si accesero di vita e si animarono al soffio immortale dell&#8217;arte.<\/p>\n<p>Intanto l&#8217;estate fin\u00ec, pass\u00f2 anche l&#8217;autunno, e torn\u00f2 l&#8217;inverno. Aveva concluso da tempo la sua fatica poetica e le giornate trascorrevano squallide e vuote, senza luce, senza bellezza. Anche la citt\u00e0, dopo aver deposta la sua veste silenziosa e un po&#8217; trasognata dei mesi estivi, era stata nuovamente travolta e involgarita dal brutto affannarsi della vita da forzati dei suoi abitanti. Il poeta trascinava penosamente i giorni, e le notti erano piene della nostalgia di Elisa. Aveva spedito le sue poesie a un critico famoso, ma senza pi\u00f9 ricevere risposta. Allora, giunto realmente sull&#8217;orlo della fame, fin\u00ec per trovare un piccolo lavoro come organista in una chiesa. Guadagnava appena quanto basta per sopravvivere, ma almeno poteva suonare l&#8217;organo dolce e maestoso a tutte le ore del giorno. Le note vibranti e solenni correvano per la penombra delle navate e alimentavano la fiammella vacillante della sua poesia, dandogli la forza di attendere il ritorno della primavera.<\/p>\n<p>Una sera di gennaio, finita la messa, si era attardato a suonare le melodie divine dei suoi grandi maestri. La gente se n&#8217;era andata tutta da tempo e anche il sacrestano era uscito, lasciandogli le chiavi. Egli era dunque tutto solo nella grande chiesa fredda e buia, piena di ombre misteriose, nel piccolo cerchio di luce della lampada sopra la tastiera. Stava suonando con passione uno dei suoi pezzi preferiti, quando la sensazione d&#8217;uno sguardo sopra le sue spalle lo fece volgere improvvisamente. Elisa era l\u00ec, e tratteneva a fatica un riso birichino, come per vedere quando finalmente sarebbe stata scoperta.<\/p>\n<p>Elisa! Dov&#8217;era stata tutto quel tempo? E la mamma, come stava? Il poeta non si stancava di ammirarla, quasi timoroso di vederla nuovamente svanire, cos\u00ec all&#8217;improvviso com&#8217;era apparsa. Ella disse che la mamma era guarita: aveva avuto ragione lui, bisogna sempre sperare! Poi gli parl\u00f2 un poco dei suoi studi, frequentava gi\u00e0 la terza media: ed egli stava l\u00e0 ad ascoltarla, incantato, finalmente felice nella certezza di quella presenza, senza affatto chiedersi di dove fosse arrivata, e come lei sapesse che lui era l\u00ec a suonare, e senza pensare alla stranezza di quel colloquio sotto l&#8217;organo antico, nella chiesa vuota e semibuia. Poi si trov\u00f2 a raccontarle a sua volta di quel che in quei mesi aveva fatto. Le disse delle poesie, e ad Elisa scintillarono gli occhi dalla felicit\u00e0. In quel momento, per un istante, riapparve la bambina entusiasta e un po&#8217; infantile; ma poi subito nei suoi occhi chiari ritorn\u00f2 la composta seriet\u00e0 da adulta, ed ella volle conoscere tutti i particolari del suo lavoro. Dovette anche dirle che il critico non gli aveva nemmeno risposto; ma a quelle parole Elisa si raddrizz\u00f2, sorrise con fare misterioso, e gli ripet\u00e8 con sguardo d&#8217;intesa le parole che lui le aveva detto per consolarla quella volta nel parco: che non bisogna mai, mai scoraggiarsi.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il critico rispose. Non solo: ma si adoper\u00f2 perch\u00e9 le poesie venissero pubblicate. Esse furono raccolte in un volme dalla copertina azzurra, sotto il titolo: <em>Poesie per Elisa<\/em>: ed \u00e8 quel libro famoso che oggi voi tutti conoscete.<\/p>\n<p>Il successo per\u00f2 non ha cambiato per nulla il suo autore. Se uscite a sera per le vie pi\u00f9 tranquille, specialmente d&#8217;estate, quando la citt\u00e0 si spopola, pu\u00f2 capitarvi d&#8217;imbattervi in un giovane dall&#8217;aria assorta, che passeggia tutto solo con una luce intensa nello sguardo. \u00c8 il giovane poeta, che probabilmernte sta pensando alla sua piccola amica. Quanto ad Elisa, non c&#8217;\u00e8 bisogna che vi dica come fare per riconoscerla. Quando vi sentirete palpitare il cuore davanti all&#8217;incanto misterioso di una dolcissima e gaia personcina: quando qualcosa denro di voi si scioglier\u00e0, come la neve dello squallido inverno ai raggi del sole di marzo: allora saprete di averla incontrata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo racconto \u00e8 compreso nel volume &quot;La bambina dei sogni e altri racconti&quot; di F. Lamendola, editore Lalli, Poggibonsi (Siena), 1984, pagg. 120-130. (N. 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