{"id":24913,"date":"2008-03-29T08:43:00","date_gmt":"2008-03-29T08:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/29\/una-pagina-al-giorno-la-fine-dei-sogni-dippolita-di-elio-bartolini\/"},"modified":"2023-09-13T16:01:22","modified_gmt":"2023-09-13T16:01:22","slug":"una-pagina-al-giorno-la-fine-dei-sogni-dippolita-di-elio-bartolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/29\/una-pagina-al-giorno-la-fine-dei-sogni-dippolita-di-elio-bartolini\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: La fine dei sogni d&#8217;Ippolita, di Elio Bartolini"},"content":{"rendered":"<p>Dal capitolo nono del romanzo di Elio Bartolini <em>La bellezza d&#8217;Ippolita<\/em> (pp. 145-149 dell&#8217;edizione del 1991 nella Biblioteca Universale Rizzoli):<\/p>\n<p><em>&quot;\u00abDunque a Verona\u00bb, pensava Ippolita, sempre seduta sul ponticello. Voleva aggiungere qualcosa al nome della citt\u00e0 sconosciuta, un itinerario di azioni immediate e concrete, e per questo pensava con disappunto ai soldi: \u00abc&#8217;era l&#8217;incasso di tutta la settimana nell&#8217;altro cassetto\u00bb sospir\u00f2. Ma subito alzava le spalle nel gesto del suo ritrovato ottimismo: l&#8217;autista che la prendeva a bordo, aveva senz&#8217;altro un suggerimento da darle.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abA Verona?\u00bb avrebbe detto. \u00abConosco tanta gente io a Verona\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Perch\u00e9 nella cabina illuminata appena dai quadranti del cruscotto, in un calore che sapeva di benzina, con i nomi dei paesi lasciati alle spalle, , subito si sarebbe creata tanta intimit\u00e0 da indurre facilmente a confidenza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abSe lei cerca lavoro, io posso aiutarla. O lei cerca qualcosa d&#8217;altro?\u00bb l&#8217;autista avrebbe aggiunto sorridendo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abCerco lavoro, qualsiasi lavoro\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abLavorare in un bar le andrebbe?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abCome no?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abMia sorella ha un bar a Verona e ha bisogno di una ragazza, una che ci sappia fare, una come lei\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ippolita, \u00abho una pratica, io, di bar\u00bb, avrebbe riso e magari anche carezzato, come per sbaglio, il braccio del compagno o spinto le gambe, intanto scoprendole, verso il fondo della cabina, insomma uno qualsiasi dei gesti che non costano niente e che agli uomini piacciono.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abMa sa che lei \u00e8 bravo a indovinare? Indovina perfino che sono adatta per il bar di sua sorella\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abHo l&#8217;occhio, io\u00bb anche l&#8217;altro rideva.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E, continuando, avrebbe finito col convincerla: : o nel bar di sua sorella o nel negozio di un suo amico o nel magazzino di quest&#8217;altro suo amico, lui la sistemava in meno di una settimana.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abIntanto le lascio gli indirizzi perch\u00e9 devo proseguire per Milano; ma, al ritorno, sono certa di trovarla sistemata\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ippolita, spingendo ancora pi\u00f9 le gambe verso il fiato caldo del motore, avrebbe ceduto a questa sicurezza e intanto si sarebbe goduta la sua corsa attraverso una pianura fitta ormai di contadini che, sotto i cappelloni di paglia, sembravano girasoli. Avrebbe potuto divertirsi anche con i cartelloni della pubblicit\u00e0, compitarne le frasi frantumate, un \u00abse volete\u00bb rosso e brutale che un primo intervallo di pianura separava da \u00abun sorriso perfetto\u00bb e da una bocca socchiusa su tutta la fila degli incisivi, e uno successivo dall&#8217;imperativo in bianco e nero \u00abusate il nostro dentifricio\u00bb. Poi veniva la serie delle villeggiature: Grado, cio\u00e8 un ombrellone rosso da cui usciva un paio di gambe; le Dolomiti, con il fondo valle fitto di casette e due vacche sul versante di una montagna; Venezia, decantata da tre cartelli azzurri e bianchi segnati, come da un comune marchio di fabbrica, dalla lama della gondola. Poi, sullo sfondo di pianura e di cielo, un&#8217;altra serie da compitare: \u00abin tutto il mondo\u00bb e sotto c&#8217;era un mappamondo con i meridiani e i paralleli; , \u00abla donna saggia\u00bb, e un faccione di donna stava estatico nell&#8217;atto di puntarsi il dito contro la fronte, \u00abusa il nostro lucido\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I fari di una macchina che veniva dal ponte, riflessi dai catarifrangenti alla base dei paracarri, svegliarono anche Ippolita e la spinsero in mezzo all&#8217;asfalto. Ma la macchina, appena scartando sulla sinistra, sfrecci\u00f2 davanti al braccio proteso e pieno di delusione. \u00abVillani\u00bb, si sfog\u00f2 lei. E tornava lentamente verso il ponticello. Ad un altro balenio, ma di moto, \u00abappena una moto\u00bb, decise che si sarebbe alzata solo per un autotreno, solo la certezza d&#8217;arrivare almeno a Verona. \u00abVerona, Verona\u00bb, s&#8217;arrabbiava. \u00abIntanto sono ancora qui\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;nella luce incerta di un giorno che non si decideva a spuntare e intirizzita da un venticello sempre pi\u00f9 maligno, Ippolita avrebbe voluto consolarsi con quelle fantasie di prima ma, irritata e stufa d&#8217;attendere, badava unicamente ai rumori: se mai le veniva fatto d&#8217;avvertire, dal ponte, uno possente e fondo d&#8217;autotreno. Passavano cari invece, ancora carri di tini e di gente addormentata, e tre biciclette di braccianti, e un altro carro di letame, poi un&#8217;automobile ma veniva da Casarsa, poi una ragazza con un&#8217;enorme bicicletta da uomo, e tutto questo nella sonnolenza delle mattine d&#8217;autunno, quando un velo di nebbia, che il sole pener\u00e0 a vincere, immalinconisce le cose, e l&#8217;irresolutezza dei propositi \u00e8 grande.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ancora un camioncino pass\u00f2 e Ippolita, sulle sagome argentee dei bidoni, pot\u00e9 dirsi che andava verso qualche latteria; poi altri fasci di luce ma ancora erano, uno dopo l&#8217;altro, due camion di argentei bidoni, poi finalmente quel rumore possente e fondo che lei aspettava.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il rumore veniva dal ponte, invadeva tutta la campagna e, dopo poco, ci fu anche la luce: dalla linea in cui il grigio dell&#8217;alba e quello dell&#8217;asfalto si confondevano, e avevano il massimo di consistenza nei due vertici dei fari ma la spaccava, quella consistenza, la divergeva, la variava come nell&#8217;irrequieta paura di non essersi fatta notare abbastanza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ippolita l&#8217;aveva notata, e gi\u00e0 batteva i piedi con impazienza preparandosi a sorridere all&#8217;autista.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non prov\u00f2 nulla di quanto immaginava che si dovesse provare: nessuna cosa insopportabile brusca e rovente, ma appena un volo, un venir proiettati contro le nubi per poi precipitare in u buio viscoso e senza dimensioni. Anche perch\u00e9 lei non aveva fatto nulla di men che normale, quello che sempre si fa correndo verso la cabina di u n autotreno, e per questo non capiva quei cenni dell&#8217;autista. \u00abFermati\u00bb. Doveva fermarsi adesso, quando nulla pi\u00f9 l&#8217;ostacolava?Fermarsi e rinunciare? E perch\u00e9 rinunciare? Ma l&#8217;altro: \u00abfermati\u00bb, sempre urlava. Ed allora per curiosit\u00e0 e per un istante, Ippolita si guard\u00f2 attorno, dove fosse la causa di quell&#8217;urlo, e gi\u00e0 una forza nera velocissima e fischiante, qualcosa che per lei era come una prepotenza maschile, la travolgeva alle spalle.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec Ippolita aveva visto gli alberi sollevarsi e inabissarsi, poi tutto s&#8217;era raddrizzato, poi di nuovo gli alberi roteavano, poi Ippolita scivolava ancora pi\u00f9 gi\u00f9 a raggiungere quel buio viscoso. Ma tutto ci\u00f2 con incredulit\u00e0, tutto felpato e denso e senza dolore. Doleva soltanto un posto \u00e8pi\u00f9 in alto del cuore, un posto su cui Ippolita avrebbe voluto portare le mani, ma le sue mani erano l\u00ec e non l&#8217;obbedivano. Del resto, non aveva importanza. E probabilmente la Clelia questo intendeva quando, una volta, le aveva detto che se uno deve morire, insomma muoia. Che cio\u00e8, in quel momento, a uno \u00e8 lecito anche disinteressarsi di quanto prima lo interessava e vivere quei pochi istanti come vivono i tisici: senza impegni, senza responsabilit\u00e0, senza pensieri che non siano questi del morire.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lei moriva? Intanto sentiva la confusione, le imprecazioni, sentiva che di tratto in tratto le tornavano vicini palpandola sempre in quel posto, sentiva una voce: \u00abmuore?\u00bb, e lei invece avrebbe voluto una cosa sola; che la lasciassero in pace. Ma le tornavano vicini. Lei sentiva la voce: \u00ab\u00e8 grave?\u00bb, sentiva che dal punto dolente toglievano qualcosa, sentiva, come un&#8217;edera, attorno ad essa la carne; quando uno strappo, quasi di coltello, dall&#8217;alto in basso; poi ancora qualcosa, di nuovo, ficcato nel foro e le pulsazioni di questo che, come un sasso nell&#8217;acqua, da l\u00ec si allargavano. Avvert\u00ec anche la cosa calda che adesso le usciva assieme col respiro, e di colpo, lasciando le mani, lasciando la testa all&#8217;indietro, lei si sent\u00ec in nessun posto, col tempo fermo e inutile, e, sul pulsare senza tregua del sangue, tutti i pensieri di nuovo affidati a quest&#8217;unico: che la lasciassero in pace.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ippolita in questo momento doveva avere una brutta e grigia faccia perch\u00e9 qualcuno, alzandogliela come si fa con un fiore per esplorarne l&#8217;interno, disse: \u00abnon resiste\u00bb; e la testa, privata di quel supporto, ricadde ciondolando proprio in segno di morte.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Invece Ippolita aveva tutta la vita concentrata sulle mani: le fissava instancabile e, contro l&#8217;asfalto, ora le parevano bianchi fogli di carta, ora farfalle, ora enormi margherite; e quando volle puntarle per cambiare posizione, perch\u00e9 cambiare posizione le sarebbe bastato, e sullo sforzo, partendo da quel posto sopra il cuore, il dolore s&#8217;allarg\u00f2 fino alle estreme diramazioni del corpo, ancora fiss\u00f2 le mani: che per l&#8217;ultima volta si contraevano, quindi si deponevano in pace sulla terra, come staccate dal resto.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Questa la tragica fine di Ippolita, la protagonista del romanzo di Elio Bartolini, strana figura di narratore e filologo classico; poco conosciuto fuori dalla cerchia della sua &quot;piccola patria&quot; friulana eppure scrittore di respiro europeo; regista cinematografico <em>outsider<\/em> e cultore appassionato di storia tardo-romana.<\/p>\n<p>Ma chi \u00e8 Ippolita?<\/p>\n<p>\u00c8 stata definita una &quot;Emma Bovary&quot; della provincia italiana e di pi\u00f9 basso ceto, di pi\u00f9 povere ambizioni sociali, di pi\u00f9 angusti limiti.<\/p>\n<p>Nell&#8217;Italia del <em>boom<\/em> degli anni Cinquanta e del &#8216;miracolo economico&#8217;, Ippolita \u00e8 una formosa bellezza paesana, che dalla natia Gonars, nella Bassa friulana, tenta l&#8217;avventura della citt\u00e0: Trieste. Ha in cuore una smania di affermazione; di successo, un desiderio irrefrenabile di essere ammirata ma, pi\u00f9 ancora, di trovare un uomo che le permetta di sistemarsi: di metter su casa, di fare una vita da signora. Pi\u00f9 in l\u00e0 non arrivano le sue ambizioni di persona semplice e fondamentalmente ingenua.<\/p>\n<p>Ma, se a Gonars lei \u00e8 la regina incontrastata di bellezza, a Trieste passa peggio che inosservata. L&#8217;unico lavoro che trova \u00e8 quello della serva e il suo corpo, cos\u00ec prosperoso e giunonico, sembra tradirla: perch\u00e9 la sua bellezza, nella quale aveva riposto ogni fiducia di riscatto sociale, nella grande citt\u00e0 appare goffo, sgraziato, irrimediabilmente volgare. \u00c8 una bellezza, quella di Ippolita, che fa voltar la testa ai maschi e strappa loro qualche commento salace, qualche fischio di ammirazione cafona; ma resta pur sempre un corpo plebeo, senza distinzione, senza finezza, che non potr\u00e0 mai consentirle quel salto di ceto sociale in cui ella aveva riposto ogni speranza, lasciandosi trasportare da puerili fantasie.<\/p>\n<p>Da Trieste a Genova e Milano; da serva a prostituta, per un periodo di ben tre anni: Ippolita scende sempre pi\u00f9 in basso e vede i suoi sogni allontanarsi a misura che crescono la sua insicurezza, la sua angoscia, la sua paura.<\/p>\n<p>Sconfitta nel confronto con la grande citt\u00e0, Ippolita finisce per tornare al paese; trova un brav&#8217;uomo che la sposa, anche se incinta, e mette su un distributore di benzina e un bar. Qui, tra le facili galanterie dei camionisti, e non pi\u00f9 messa in ombra dalle signore eleganti e raffinate, ritrova per un momento il piacere di essere ammirata e ricomincia a sognare il grande balzo, il balzo che le permetter\u00e0 di inseguire nuovamente i suoi sogni di evasione romantica, fatti non pi\u00f9 solo di una bella casa e di abiti lussuosi, ma &#8211; soprattutto &#8211; del forte sapore dell&#8217;avventura, di un ritrovato gusto di vivere all&#8217;insegna dell&#8217;improvvisazione.<\/p>\n<p>Quando non ne pu\u00f2 pi\u00f9 dell&#8217;odore di benzina e dell&#8217;angustia provinciale in cui la sua esistenza sembra essersi incagliata, un giorno &#8211; dopo un aspro litigio col marito &#8211; molla tutto e si rimette all&#8217;avventura. Traversa il Tagliamento quasi in fuga, in una pagina memorabile che ricorda quella manzoniana della fuga di Renzo verso l&#8217;Adda; poi, all&#8217;altezza di Casarsa, si mette a fare l&#8217;autostop, decisa a raggiungere Verona, prima tappa del suo secondo assalto al mondo delle classi alte, a bordo del primo camion di passaggio.<\/p>\n<p>Invece, agitata da mille pensieri, desideri e sogni indistinti, finir\u00e0 sotto le ruote di un camion e vedr\u00e0 finire cos\u00ec, banalmente, sull&#8217;asfalto della strada statale, le sue illusioni di novit\u00e0 e di riscatto e la sua stessa vita.<\/p>\n<p>Pubblicato per la prima volta nel 1955 dall&#8217;editore Mondadori, che ne fece due ristampe, e tradotto quasi subito sia in Francia che negli Stati Uniti d&#8217;America, questo singolare romanzo sembra ancora collocarsi in una prospettiva genericamente neorealista, anche se gi\u00e0 vi s&#8217;intravede una poetica che tende allo scavo psicologico pi\u00f9 che alla denuncia sociale.<\/p>\n<p><em>La bellezza d&#8217;Ippolita<\/em> mostra evidenti parentele con Flaubert, con Mauriac ma anche con Hemingway (specialmente a livello di scrittura); e, se ci \u00e8 concesso l&#8217;accostamento, nella psicologia della protagonista vi sono diversi tratti che l&#8217;avvicinano alla indimenticabile protagonista del film <em>La cicala<\/em> (interpretata da una bravissima Virna Lisi) girato da Alberto Lattuada nel 1980; n\u00e9 ci stupirebbe se il bravo regista avesse avuto presenta anche il romanzo di Bartolini.<\/p>\n<p>Eugenio Montale (venti anni prima di ricevere il premio Nobel per la letteratura) recens\u00ec favorevolmente <em>La bellezza d&#8217;Ippolita<\/em>, pur non tacendo alcune critiche sulle quali, tra poco, ritorneremo.<\/p>\n<p>Riteniamo di fare cosa utile riportando l&#8217;articolo da lui pubblicato sul <em>Corriere della Sera<\/em> del 19 novembre 1955:<\/p>\n<p><em>&quot;(&#8230;) dobbiamo rallegrarci con il friulano Elio Bartolini per i progressi da lui compiuti in breve tempo. I suoi libri precedenti,<\/em> Icaro e Petronio<em>, di cui ci occupammo in queste colonne, e<\/em> Due ponti a Caracas <em>&#8211; ci avevano fatto conoscere un narratore di certa vocazione ,ma dotato di una insufficiente presa sulla sua materia. Non diversamente da altri scrittori suoi coetanei, Bartolini dimostrava di possedere il mestiere, ma un mestiere, come dire?, disincarnato, astratto, quasi inutile. Strano a dirsi, l&#8217;Italia, questo Paese in cui per gli stranieri tutto \u00e8 romanzo, sembra non offrire plausibili argomenti ai suoi romanzieri, perennemente in cerca di personaggi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sfioriamo qui un problema che tocca non solo il romanzo ma anche il teatro, e che certo non potremmo esaurire in poche righe. In ogni modo, giunto al suo terzo tentativo il nuovo narratore Elio Bartolini (nato nel &#8217;22) ha compiuto in questa<\/em> Bellezza d&#8217;Ippolita <em>un passo avanti veramente ragguardevole. Ippolita \u00e8 una contadina del Friuli. \u00c8 bella, ha abbandonato la casa per far la serva a Trieste e a Milano, \u00e8 tornata incinta, ha trovato un povero diavolo che l&#8217;ha sposata, ha messo su un distributore di benzina a uno dei bivi \u00abdove le grandi strade corrono verso Vienna, Lubiana e Belgrado\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sola col paziente marito (la bambina \u00e8 nata morta), Ippolita vive coi camionisti la vita della strada; odia Luca che l&#8217;ha umiliata col suo non richiesto perdono; odia forse se stessa; \u00e8 carica di sentimenti inespressi come una eroina di Racine o di Mauriac. Cento volte i neorealisti hanno tentato di attribuire anime squisitamente sofisticate a personaggi ch&#8217;erano poco pi\u00f9 che scimmie. E l&#8217;impresa falliva, pi\u00f9 per colpa degli autori che per l&#8217;impossibilit\u00e0 dell&#8217;assunto, come oggi ci dimostra il giovane Bartolini.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non seguiremo Ippolita fino alla sua morte sotto le ruote di un camion; non seguiremo lo svolgersi e lo sdipanarsi di questo groviglio di vipere. Basti dire che con Ippolita e Luca Bartolini ha creato figure vive e che questa volta l&#8217;ambiente, l&#8217;atmosfera, non ha divorato il dramma.<\/em> La bellezza d&#8217;Ippolita <em>non \u00e8 propriamente un romanzo, ma questo non importa: \u00e8 un racconto poeticamente realizzato cui solo nuoce una certa cavillosit\u00e0 dell&#8217;espressione, che vuol essere duttile, colloquiale, calcata sul vero e riesce invece faticosa e talvolta poco chiara. Quasi mai, per\u00f2, sommaria o aridamente stenografica, come prima accadeva al Bartolini. C&#8217;\u00e8 in questo nuovo scrittore un eccessivo terrore della &#8216;letteratura&#8217;. Un terrore che sciupa alquanto il frettoloso epilogo del libro, pi\u00f9 pensato che visto. Se Bartolini si persuader\u00e0 che le nuove retoriche non valgono le vecchie, e che la letteratura \u00e8 ancora la pi\u00f9 certa via di accesso alla poesia, egli non deluder\u00e0 le molte speranze che il suo libro fa sorgere in noi.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Abbiamo riportato questo brano di critica anche perch\u00e9, accanto ad alcune osservazioni equilibrate e condivisibili, ci sembra che Montale, specialmente nell&#8217;ultima parte, si sia fatto prendere la mano da un certo paternalismo professorale, dall&#8217;antico vizio dei critici nostrani di giudicare un&#8217;opera non in base ai suoi criteri interni, ma alla luce della loro particolare concezione della poesia; sino a fare le pulci, puntigliosamente, a tutti quegli aspetti formali, stile compreso, che non si sottomettono al cento per cento ai loro canoni estetici.<\/p>\n<p>Particolarmente evidente ci sembra tale atteggiamento di condiscendenza, oltre che nell&#8217;auspicio che Bartolini possa divenire un grande scrittore a condizione che si decida ad adeguarsi alla poetica montaliana, nella totale incomprensione dell&#8217;epilogo del romanzo, da lui definito &quot;pi\u00f9 pensato che visto&quot; e, addirittura, sciupato da una espressione cavillosamente anti-letteraria. A noi, al contrario, \u00e8 parso che nell&#8217;epilogo la vicenda di Ippolita trovi la sua naturale conclusione, niente affatto &quot;frettolosa&quot;, ma sapientemente condotta e &quot;vista&quot;, prima che pensata; ma \u00e8, certamente, questione di opinioni.<\/p>\n<p>Ci piace concludere queste riflessioni critiche riportando alcuni stralci della <em>Introduzione<\/em> di Roberto Damiani all&#8217;edizione Rizzoli gi\u00e0 citata (pp. 7-11); terza edizione del romanzo, dopo quella di Mondadori del 1955 e quella di Longanesi del 1968.<\/p>\n<p><em>&quot;Tre anni Ippolita durer\u00e0 come professionista del vizio, a Genova e a Milano. Tre anni: al ritorno a Gonars, uno scrigno di poveri ricordi, cui attingere per rompere l&#8217;uggiosa monotonia del presente e d&#8217;un futuro gi\u00e0 scritto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Assieme al disgusto per gli errori commessi, alla perdita di fiducia in s\u00e9 &#8211; che \u00e8 poi la perdita di fiducia nelle qualit\u00e0 risolutive della &#8216;bellezza&#8217;, alla constatazione d&#8217;aver accarezzato sogni troppo ingenui Ippolita porta nel suo ritorno un ultimo peso, della nuova vita che le sta crescendo in grembo.. A Luca, che l&#8217;ama, lei non nasconde il suo stato, anzi con brutalit\u00e0 gli rivela di non supporre nemmeno l&#8217;identit\u00e0 del padre, tanti sono stati i maschi con cui s&#8217;\u00e8 accompagnata. Ma l&#8217;uomo, pur di &#8216;averla&#8217;, \u00e8 disposta ad assumersi la paternit\u00e0 giuridica del figlio non suo: e Ippolita conosce, oltre al disprezzo rovente della famiglia e alla malignit\u00e0 della gente, l&#8217;altra umiliazione di un perdono che la ferisce, in attesa che la beffa d&#8217;un aborto spontaneo svuoti d&#8217;ogni plausibilit\u00e0 l&#8217;appena celebrato matrimonio riparatore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ippolita si sforza di reagire, di convincersi che &#8211; tramontata la stagione delle illusioni &#8211; il possesso di un distributore di benzina, poi anche di un bar, al crocevia del traffico stradale tra l&#8217;Italia, l&#8217;Austria e la Jugoslavia, incanali l&#8217;energia di sempre nella dedizione al lavoro, nell&#8217;appagamento che deriva dalla propria efficienza &#8211; alle pompe, nel commercio minuto che da corollario all&#8217;attivit\u00e0 principale -, nella divertita perch\u00e9 disincantata accettazione delle galanterie dei camionisti di passaggio. La donna non rimpiange gli anni di Trieste, Genova, Milano. Ma la sensazione di aver perduto la sola opportunit\u00e0 di riscattarsi socialmente la opprime, insinuandole un&#8217;inquietudine che i frenetici ritmi cui si assoggetta non bastano a dimensionare, Non prova nostalgia per ci\u00f2 che fatto, Ippolita, bens\u00ec per quanto avrebbe potuto fare lontana da quel dove insoddisfacente, angusto, meschino. Di tutto ha fastidio: delle pigre abitudini della provincia, delle sue pedanterie perbenistiche, delle sue grettezze moralistiche ,della generale rassegnazione a un destino mai baciato dall&#8217;imprevedibilit\u00e0, mai illuminato da una trasgressione di codici comportamentali vecchi di secoli. Come per Emma Bovary, il<\/em> r\u00eave <em>si appropria di aree sempre meno perimetrate della sua coscienza, ne deborda, si fa presenza costante, perenne assillo, compagno inalienabile d&#8217;ogni pensiero, d&#8217;ogni gesto. Abbandonarvisi conforta anche del marito che non si ama e di cui si subiscono le sgradite attenzioni sessuali nell&#8217;ambito complessivo di un rapporto coniugale inesistente, che ha drasticamente ridotto a uno soltanto il numero dei &#8216;clienti&#8217; della prostituta Ippolita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Avvertendo la crescente distrazione della moglie, Luca se ne sente \u00abimbrogliato e defraudato\u00bb. Egli le ha teso la mano quando tutti la disprezzavano, l&#8217;ha condotta all&#8217;altare pronto a crescere il frutto di una colpa non sua, possibile che lei non avverta la generosa grandezza del gesto, non gli sia per sempre grata del suo perdono?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;ma la nostalgia d&#8217;Ippolita non guarda dietro a s\u00e9, si proietta verso altri &#8216;dove&#8217;, seducenti perch\u00e9 lontani. L&#8217;attesa che passi al distributore un giovane motociclista viennese, con cui si \u00e8 accompagnata sulle rive del Tagliamento, la fa sognare e vivere. Le targhe dei camion sono ali su cui la sua fantasia spicca il volo verso l&#8217;ignoto. Ma nessun barbaro cala a spezzare l&#8217;ordine che taglia l&#8217;aria, infrangere con gesto risoluto e definitivo le regole di sempre, dissolvere la costruzione artificiosa entro cui una vita si va consumando.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Poi &#8211; finalmente &#8211; una furibonda lite con Luca infonde a Ippolita il coraggio di lasciare la &#8216;origine&#8217; e di vagare nella pianura , la notte, alla ricerca di un passaggio verso Verona, uno dei simboli attorno ai quali si \u00e8 addensato nel tempo l&#8217;impulso di &#8216;cambiare&#8217;. Ma il lettore \u00e8 gi\u00f9 predisposto al solo degli epiloghi possibili: Ippolita non \u00e8 Moll Flanders, sulla via del suo miraggio di libert\u00e0 e catarsi mordono le ruote omicide di un autotreno.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ricordiamo che dal romanzo \u00e8 stato tratto un mediocre film con Gina Lollobrigida ed Enrico Maria Selerno, girato dal regista Giancarlo Zagni nel 1962, ma con un lieto fine che snatura completamente non solo la vicenda, ma anche le problematiche ad essa sottese e la stessa psicologia dei protagonisti.<\/p>\n<p>Elio Bartolini, nato a Codroipo nel 1922, si \u00e8 spento in silenzio nel 2006, alquanto dimenticato dalla critica &quot;alta&quot; che, in realt\u00e0, non lo aveva mai apprezzato al suo giusto valore.<\/p>\n<p>Come narratore ha scritto &#8211; oltre a <em>La bellezza d&#8217;Ippolita<\/em>, &#8211; <em>Icaro e Petronio<\/em> (1950), <em>Due ponti a Caracas<\/em> (1953), <em>La donna al punto<\/em> (1963)<em>, Chi abita la villa<\/em> (1967), <em>Pontificale in San Marco<\/em> (1978); <em>La linea dell&#8217;Arciduca<\/em> (1980), <em>Racconti cattolici<\/em> (1989). Come saggista, ha curato, per l&#8217;editore Longanesi di Milano, una gigantesca antologia di scrittori latini e greci dedicata alla storia del tardo Impero Romano e alle migrazioni dei popoli germanici, intitolata <em>I barbari<\/em> (1968); inoltre ha pubblicato la biografia <em>Ignazio di Loyola<\/em> (1986). Come poeta in lingua friulana, ha scritto <em>Cansonetutis<\/em> (1980) e <em>Amour e dis di vore<\/em> (1985). Come regista di cinema, infine, ha dato un&#8217;unica, ma interessante prova con il film <em>L&#8217;altro Dio<\/em> (1975), una riflessione sul rapporto esistente fra una famiglia e il denaro. \u00c8 stato anche sceneggiatore e commediografo.<\/p>\n<p>La critica ufficiale, dicevamo, non si \u00e8 scomposta pi\u00f9 di tanto per la sua scomparsa, cos\u00ec come non ha saputo riconoscergli, lui vivente, la qualit\u00e0 di un vero scrittore di livello europeo.<\/p>\n<p>Tanto peggio per lei.<\/p>\n<p>Prima o poi, verr\u00e0 il tempo del pieno riconoscimento del valore dell&#8217;opera di Elio Bartolini: friulano schivo e artista poliedrico, troppo <em>sui generis<\/em> per piacere veramente a una cultura malata di iper-specialismo, la quale tende a considerare scorribande dilettantesche e invasioni di campo le prove di un autore che non rientrino nei rigorosi parametri e negli ambiti codificati dalla tradizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal capitolo nono del romanzo di Elio Bartolini La bellezza d&#8217;Ippolita (pp. 145-149 dell&#8217;edizione del 1991 nella Biblioteca Universale Rizzoli): &quot;\u00abDunque a Verona\u00bb, pensava Ippolita, sempre<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-24913","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24913","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24913"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24913\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24913"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24913"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24913"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}