{"id":24908,"date":"2014-04-05T10:39:00","date_gmt":"2014-04-05T10:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/04\/05\/elena-e-colpevole-o-innocente\/"},"modified":"2014-04-05T10:39:00","modified_gmt":"2014-04-05T10:39:00","slug":"elena-e-colpevole-o-innocente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/04\/05\/elena-e-colpevole-o-innocente\/","title":{"rendered":"Elena \u00e8 colpevole o innocente?"},"content":{"rendered":"<p>Elena di Troia, colei che abbandon\u00f2 il marito Menelao per seguire il principe Paride, sedotta dalla sua bellezza, e che provoc\u00f2, in tal modo, la sanguinosissima guerra che oppose i due popoli, il greco e il troiano, fino alla distruzione totale e irreparabile della superba citt\u00e0 posta presso l&#8217;imboccatura dell&#8217;Ellesponto, dev&#8217;essere ritenuta colpevole o innocente?<\/p>\n<p>\u00c8 questa la domanda che si pose un filosofo prestigioso, Gorgia da Lentini, il celebre sofista; e se la pose come caso paradigmatico d&#8217;una questione, evidentemente, molto pi\u00f9 ampia e complessa: la questione del libero arbitrio. Se si giunge alla conclusione che Elena, travolta dalle circostanze, non fu colpevole, se ne pu\u00f2 ragionevolmente arguire che gli esseri umani, in linea di massima, non sono meritevoli di biasimo per le cattive azioni che commettono, n\u00e9, per la stessa ragione, di lode per quelle buone; che non sono dotati, in altre parole, di libero arbitrio.<\/p>\n<p>San Tommaso d&#8217;Aquino osserva giustamente che l&#8217;arbitrio \u00e8 la facolt\u00e0 di scelta, e che la scelta consiste nell&#8217;intraprendere una certa cosa in vista di un&#8217;altra cosa: questa \u00e8 la facolt\u00e0 che ci differenzia dalle creature irragionevoli, le quali &#8212; osserva l&#8217;Aquinate &#8212; non possiedono la facolt\u00e0 di scelta, ma sono guidate soltanto dall&#8217;istinto, come la pecora che per istinto, e non per un ragionamento, fugge all&#8217;avvicinarsi del lupo.<\/p>\n<p>Ora, se gli esseri umani sono privi della libert\u00e0 di scegliere, \u00e8 evidente che si trovano nelle stesse condizioni degli animali: non sono responsabili n\u00e9 del bene, n\u00e9 del male che compiono; tutto quel che fanno, lo fanno per istinto: e l&#8217;istinto non \u00e8 buono, n\u00e9 cattivo, \u00e8 semplicemente la forza primordiale che guida la vita degli esseri irragionevoli.<\/p>\n<p>A Gorgia, per\u00f2, queste conseguenze importano poco o non importano affatto; e, per la verit\u00e0, sorge il sospetto che tutta la sua tirata in difesa di Elena altro non sia che una roboante esercitazione retorica, nella quale egli vuol fare sfoggio della capacit\u00e0 di affascinare e manipolare le menti del pubblico, sostenendo, senza batter ciglio, le tesi pi\u00f9 azzardate e improbabili, cos\u00ec, per il solo gusto di dispiegare la potenza della parola e di mostrare fino a che punto un buon oratore possa non solo commuovere, ma anche suggestionare ed, eventualmente, trascinare l&#8217;uditorio. Gustave Le Bon parler\u00e0, pi\u00f9 di duemila anni dopo, della psicologia delle folle, e spiegher\u00e0 come sia relativamente facile agire su quella misteriosa entit\u00e0 collettiva, ma occasionale e temporanea, che \u00e8 una folla; ma in Gorgia il concetto \u00e8 gi\u00e0 ben chiaro e individuato: il sofista pu\u00f2, con la magia del suo eloquio, incantare e stregare qualunque uditorio, anche se, probabilmente, non sar\u00e0 in gradi di persuaderlo, se &quot;persuadere&quot; significa propriamente convincere mediante ragionamenti.<\/p>\n<p>Il fatto che la negazione del libero arbitrio porti dritto al concetto della irresponsabilit\u00e0 circa le azioni umane, ad ogni modo, non dovrebbe influenzare il prendere partito pro o contro di esso, perch\u00e9 le questioni filosofiche non si decidono in base alle conseguenze pratiche da esse scaturenti, ma in base alla loro verosimiglianza e al rigore del ragionamento mediante il quale sono state formulate e, in seguito, accettate o respinte. Bisogna pertanto chiedersi, con mente sgombra da pregiudizi, se sia verosimile ipotizzare che non il libero arbitrio, ma una fatale necessit\u00e0 determini le azioni umane; e non anticipare la risposta con l&#8217;affermare che, se il libero arbitrio \u00e8 una illusione, allora viene a cadere il significato morale della vita umana, anzi, viene a cadere il concetto stesso di &quot;scelta&quot;, dato che scegliere vuol dire operare una libera decisione fra possibilit\u00e0 diverse.<\/p>\n<p>Noi siamo convinti che il libero arbitrio esista, anche se \u00e8 piuttosto evidente che non sempre le circostanze nelle quali siamo chiamati a scegliere sono del tutto libere; riteniamo, per\u00f2, che un essere umano normale, il quale si trovi in condizioni di intendere e di volere, conservi un sufficiente grado di libert\u00e0 interiore per scegliere in maniera responsabile, anche quando le circostanze esterne tendono a esercitare una pressione su di lui.<\/p>\n<p>Lo crediamo, per\u00f2, non perch\u00e9 temiamo le conseguenze, pessimiste e nichiliste, che deriverebbero dall&#8217;ipotesi contraria, ossia che gli esseri umani non dispongano di una reale libert\u00e0 di scelta; ma perch\u00e9 l&#8217;esperienza e l&#8217;osservazione, oltre al ragionamento, ci hanno fatti persuasi della realt\u00e0 del libero arbitrio; mentre \u00e8 chiaro che il pessimismo e il nichilismo sarebbero inevitabili qualora si dovesse decidere in senso negativo rispetto al libero arbitrio. L&#8217;importante \u00e8 non invertire il giusto ordine di cose e non far scaturire la verit\u00e0 o la falsit\u00e0 di una proposizione filosofica dal giudizio morale derivante dalle sue eventuali conseguenze.<\/p>\n<p>Certo, la portata pratica della negazione del libero arbitrio \u00e8 tale da far scardinare la morale tuta intera, cos\u00ec come la conosciamo e sempre l&#8217;abbiamo conosciuta: se noi non fossimo responsabili delle nostre azioni, ed esse si verificassero per mezzo di noi, ma senza nostra convinta partecipazione, allora le cose accadrebbero &quot;non si sa come&quot;, per parafrasare Pirandello: cos\u00ec, senza una ragione apparente, solo perch\u00e9 noi ci troveremmo in una data situazione ad un dato momento. Allora gli uomini sarebbero ridotti a dei burattini senza volont\u00e0, e le loro azioni diverrebbero il frutto del caso, dell&#8217;istinto, di una cieca necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma vediamo con quali argomenti Gorgia da Lentini sostiene la tesi della incolpevolezza di Elena, riportando i passi salienti del suo \u00abEncomio di Elena\u00bb (da: \u00abI Presocratici. Testimonianze e frammenti\u00bb, a cura di G. Giannantoni e altri, Bari, Laterza, 1981, pp.929-933):<\/p>\n<p>\u00abMi rifar\u00f2 dal principio del discorso propostomi, ed esporr\u00f2 le cause per le quali era naturale avvenisse la partenza di Elena verso Troia. Infatti, ella fece quel che fece o per cieca volont\u00e0 del Caso, e meditata decisione di Dei, e decreto di Necessit\u00e0; oppure rapita per forza; o indotta con parole (o presa da amore). Se \u00e8 per il primo motivo, \u00e8 giusto che s&#8217;incolpi chi ha colpa; poich\u00e9 la provvidenza divina non si pu\u00f2 con previdenza umana impedire. Naturale \u00e8 infatti non che il pi\u00f9 forte sia ostacolato dal pi\u00f9 debole, ma il pi\u00f9 debole sia dal pi\u00f9 forte comandato e condotto; e il pi\u00f9 forte guidi, il pi\u00f9 debole segua. E la Divinit\u00e0 supera l&#8217;uomo e in forza e in saggezza e nel resto. Che se dunque al Caso e alla Divinit\u00e0 va attribuita la colpa, Elena va dall&#8217;infamia liberata.<\/p>\n<p>E se per forza fu rapita, e contro legge violentata, e contro giustizia oltraggiata, \u00e8 chiaro che del rapitore \u00e8 la colpa, in quanto oltraggi\u00f2, e che la rapita, in quanto oltraggiata sub\u00ec una sventura. Me<\/p>\n<p>Merita dunque, colui che intraprese da barbaro una barbara impresa, d&#8217;esser colpito e verbalmente, e legalmente, e praticamente; verbalmente, gli spetta l&#8217;accusa; legalmente, l&#8217;infamia; praticamente, la pena. Ma colei che fu violata, e della patria privata, e dei suoi cari orbata, come non dovrebbe esser piuttosto compianta che diffamata? Ch\u00e9 quello comp\u00ec il male, quella lo pat\u00ec; giusto \u00e8 dunque che questa si compianga, quello si detesti.<\/p>\n<p>Se poi fu la parola a persuaderla e a illuderle l&#8217;animo, neppur questo \u00e8 difficile a scusarsi e a giustificarsi cos\u00ec: la parola \u00e8 un gran dominatore, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti e a calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentar la piet\u00e0. [&#8230;] Di fascinazione e magia si son create due arti, consistenti in errori dell&#8217;animo e in inganni della mente. E quanti, a quanti, quante cose fecero e fanno credere, foggiando un finto discorso! [&#8230;] Qual motivo ora impedisce di credere che Elena sia stata trascinata da lusinghe di parole, e cos\u00ec poco di sua volont\u00e0, come se fosse stata rapita con violenza? Cos\u00ec si constaterebbe l&#8217;imperio della persuasione, la quale, pur non avendo l&#8217;apparenza dell&#8217;ineluttabilit\u00e0, ne ha tuttavia la potenza. Infatti un discorso che abbia persuaso una mente, costringe la mente che persuaso, a credere nei detti, e a consentire nei fatti. Onde chi ha persuaso, in quanto ha esercitato una costrizione, \u00e8 colpevole; mentre chi fu persuasa, in quanto costretta dalla forza della parola, a torto vien diffamata. [&#8230;]<\/p>\n<p>Ecco cos\u00ec spiegato che se ella fu persuasa con la parola, non fu colpevole, ma sventurata. Ora la quarta causa spiegher\u00f2 col quarto ragionamento. Che se fu l&#8217;amore a compiere il tutto, non sar\u00e0 difficile a lei sfuggire all&#8217;accusa del fallo attribuitole. Infatti la natura elle cose che vediamo non \u00e8 quale la vogliamo noi, ma quale \u00e8 coessenziale a ciascuna; e per mezzo della vista, l&#8217;anima anche nei suoi atteggiamenti ne vie modellata. [&#8230;] Sicch\u00e9 certe cose per natura addolorano la vista, certe altre l&#8217;attirano. Ch\u00e9 molte cose, in molti, di molti oggetti e persone inspirano l&#8217;amore e il desiderio. Che se dunque lo sguardo di Elena, dilettato dalla figura di Alessandro, inspir\u00f2 all&#8217;anima fervore e zelo d&#8217;amore, qual meraviglia? Il quale amore, se, in quanto dio, ha degli d\u00e8i, la divina potenza, come un essere inferiore potrebbe respingerlo, o resistergli? E se poi \u00e8 un&#8217;infermit\u00e0 umana e una cecit\u00e0 della mente, non \u00e8 da condannarsi come colpa, ma da giudicarsi come sventura; venne infatti, come venne, per agguati del caso, non per premeditazioni della mente; e per ineluttabilit\u00e0 d&#8217;amore, non per artificiosi raggiri<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 dunque ritener giusto il disonore gettato su Elena, la quale, sia che abbia agito come ha agito perch\u00e9 innamorata, sia perch\u00e9 lusingata da parole, sia perch\u00e9 rapita con violenza, sia perch\u00e9 costretta da costrizione divina, in ogni caso \u00e8 esente da colpa?<\/p>\n<p>Ho distrutto con la parola l&#8217;infamia d&#8217;una donna, ho tenuto fede al principio propostomi all&#8217;inizio del discorso, ho tentato di annientare l&#8217;ingiustizia di un&#8217;onta e l&#8217;infondatezza di un&#8217;opinione; ho voluto scrivere questo discorso, che fosse a Elena di encomio, a me di gioco dialettico.\u00bb<\/p>\n<p>Tralasciamo, dunque, l&#8217;ultimo malizioso accenno di Gorgia, nel quale egli sembra vantarsi della prodezza di aver capovolto una opinione corrente con la sola forza di persuasione della parola, e tutto questo come un semplice gioco, quasi per fare uno sberleffo all&#8217;uditorio. Ci\u00f2 fa parte della ostentata spregiudicatezza dei sofisti ed \u00e8 anche l&#8217;equivalente di un cartellone pubblicitario: dal momento che essi si facevano pagare profumatamente, si preoccupavano anche di reclamizzare adeguatamente la merce che vendevano, ossia la parola, mostrando fino a che punto questa potesse assicurare una superiorit\u00e0 in qualsiasi disputa, privata o legale.<\/p>\n<p>Gli argomenti con i quali Gorgia sostiene l&#8217;innocenza di Elena, o meglio la sua non colpevolezza (i due concetti non sono necessariamente sinonimi, tutt&#8217;altro), sono, come si \u00e8 visto, quattro: 1) ella \u00e8 stata spinta a partire con Paride da un forza possente di origine non umana: il Caso, la Necessit\u00e0 o la volont\u00e0 divina; 2) o \u00e8 stata rapita con la forza e violentata; 3) o \u00e8 stata persuasa e irretita da Paride mediante abili discorsi; 4) oppure, infine, \u00e8 stata afferrata e trascinata dalla forza irresistibile dell&#8217;amore. Poi Gorgia passa ad illustrare, l&#8217;una dopo l&#8217;altra, queste quattro possibilit\u00e0, mostrando &#8212; a suo credere &#8212; di aver provato che, in qualunque caso, Elena non fu colpevole di quello che avvenne.<\/p>\n<p>Nel primo caso, Gorgia gioca sul fatto che i Greci del suo tempo avevano le idee alquanto confuse circa il Fato: erano d&#8217;accordo solamente su un punto, e cio\u00e8 che ad esso nessuno pu\u00f2 opporsi; non solo nessun essere umano, ma, addirittura, nemmeno gli d\u00e8i. Lo stesso Zeus, secondo Omero, dovette piegarsi ad accettare la morte di suo figlio Sarpedonte sotto le mura di Troia, perch\u00e9 tale era l&#8217;inappellabile decreto del Fato. E Sarpedonte era un semidio! Ma, a un palato filosofico appena un po&#8217; raffinato, la mescolanza o l&#8217;intercambiabilit\u00e0 di concetti quali il Destino, il Caso e la volont\u00e0 divina, suona come una musica estremamente stridente; e la disinvoltura con cui Gorgia li adopera, quasi che vi fosse poca differenza sostanziale fra essi, almeno dal punto di vista delle conseguenze pratiche, non pu\u00f2 non apparire eccessiva e totalmente ingiustificata. \u00c8 pur vero che la religione greca del tempo autorizzava quella confusione ed anzi i suoi seguaci erano ormai assuefatti a convivere con essa: confusione che si trasmise alla religione romana e che solo nella poesia di Virgilio, dunque parecchi secoli dopo, genera aperta inquietudine, insofferenza e perfino ribellione, che si esprime nella celebre, sbigottita domanda (riferita alla persecuzione di Giunone contro il &quot;pius&quot; Enea): \u00abDi tanta ora son capaci i celesti?\u00bb.<\/p>\n<p>Nel secondo caso, Gorgia prospetta l&#8217;eventualit\u00e0 che Elena non abbia lasciato Sparta, n\u00e9 abbia seguito Paride volontariamente, ma che sia stata rapita e sottoposta a violenza: una eventualit\u00e0 che nessuno pu\u00f2 escludere, anche se i lettori dell&#8217;\u00abIliade\u00bb non hanno affatto questa impressione, quando Elena viene mostrata loro in qualit\u00e0 di moglie o concubina di Paride, dopo che la guerra di Troia, causata dalla sua vicenda, \u00e8 ormai entrata nel nono anno. Certo a Menelao, il marito abbandonato, piacerebbe crederlo; piacerebbe crederlo anche a quei Greci che, ammirati dalla sua leggendaria bellezza, non riescono a disprezzarla, nonostante tutto il male e tutto il sangue versato che la sua partenza da Sparta, al seguito di Paride, ha provocato. A molti, se non a tutti, piace immaginare che una bella donna sia innocente: lo abbiamo visto nel corso di innumerevoli processi, da quello della celebre Maria Tarnovska a quello, recentissimo, dell&#8217;americana Amanda Knox, accusata di un odioso omicidio ai danni dell&#8217;inglese Meredith Kercher. Ma \u00e8 un desiderio irrazionale, che non ha nulla a che fare con le ragioni della giustizia.<\/p>\n<p>In effetti, anche questa \u00e8 un&#8217;idea di origine greca: erano i Greci a dare praticamente per scontata che un bell&#8217;uomo, o una bella donna, fossero tali anche moralmente, oltre che fisicamente: la loro idea dell&#8217;eccellenza umana li costringeva, quasi, a pensarla in tal modo. Naturalmente, si tratta di una sciocchezza: sia la storia che le cronache sono piene di &quot;bei mostri&quot; d&#8217;ambo i sessi, non solo: di persone che hanno sfruttato proprio il fattore &quot;bellezza&quot; per compiere azioni ingiuste e malvagie, contando sul fatto che difficilmente sarebbero state credute colpevoli.<\/p>\n<p>Anche in questo caso, comunque, Gorgia ha buon gioco nello sfruttare una credenza diffusa fra i suoi contemporanei: l&#8217;idea, arbitraria e gratuita, che una persona fisicamente bella debba esserlo anche in senso morale, o, quanto meno, che non possa essere capace di commetter intenzionalmente il male. Si tratta, comunque, di una debolezza psicologica di quella cultura e non di un elemento probante sul piano logico: anche qui si conferma il fatto che i sofisti poterono presentarsi come maestri di sapere grazie ad una societ\u00e0 che stava vivendo una gravissima crisi di valori, anche se il sapere di cui si dicevano in possesso riposava sul fumo delle parole e non sulla sostanza del pensiero. Furono bravi a sfruttare al massimo l&#8217;altrui debolezza, non a creare o sviluppare una forza propria; e questo \u00e8 tutto.<\/p>\n<p>La terza possibilit\u00e0 considerata da Gorgia \u00e8 che Elena sia stata persuasa dagli abili discorsi di Paride. E qui egli si lancia in un inno sperticato alla potenza persuasiva della parola, tanto narcisista quanto auto-celebrativo; ma, in effetti, cade nel vistoso infortunio di dare per provato proprio quel che si proponeva di dimostrare. Venditore di parole, non si perita di asserire che, mediante l&#8217;abile uso di esse, si riesce a persuadere chiunque di qualsiasi cosa; e non si rende conto che, se ci\u00f2 fosse vero, sarebbe un argomento che si ritorce fatalmente contro le conclusioni cui vorrebbe tirarlo. Infatti, se \u00e8 possibile dimostrare che nessuno pu\u00f2 resistere al fascino della parola, non \u00e8 corretto dedurne che Elena fu senza colpa, allorch\u00e9 cedette alle lusinghe di Paride; perch\u00e9, con la stessa ragione concettuale, si potrebbe rovesciare il ragionamento, e asserire che \u00e8 possibile persuadere qualunque uditorio della verit\u00e0 contraria: cio\u00e8 che Elena fu senza dubbio colpevole, e che nessuna attenuante \u00e8 consentita nel giudicare la gravit\u00e0 del suo gesto.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la nemesi di tutti coloro che eccedono in furbizia: e i sofisti erano dei furbacchioni che vendevano fumo in cambio di moneta sonante, contribuendo al disorientamento intellettuale e morale in cui era precipitata la societ\u00e0 greca in conseguenza della guerra del Peloponneso. Non \u00e8 mancato chi ha voluto presentarli sotto una luce molto pi\u00f9 simpatica e che ha voluto vedere in loro i campioni e gli annunciatori di non si sa quale rinnovamento culturale; ma, cos\u00ec facendo, si \u00e8 fatto un torto alla verit\u00e0 e si \u00e8 reso omaggio alla loro lezione mercenaria: che i furboni, purch\u00e9 abbiano la lingua sciolta e sufficiente faccia tosta per non arrossire davanti ad alcuna enormit\u00e0 si possa formulare in concetti, alla fine riescono sempre a prevalere e perfino a passare per dei grand&#8217;uomini e per dei maestri di verit\u00e0. Le cronache culturali dei nostri giorni sono piene di codesti falsi sapienti che riempiono le sale per conferenze e che imperversano nei salotti televisivi: filosofi alla moda, alla moda in tutti i sensi (magari con la permanente ai capelli e la barba tinta), i quali dispensano le loro ineffabili perle di &quot;saggezza&quot; davanti a un pubblico ammutolito e adorante, anche se, in effetti, non fanno che snocciolare astrusit\u00e0 e fumisterie o, peggio, delle piatte e zuccherose sentenze da Baci Perugina.<\/p>\n<p>La quarta eventualit\u00e0 considerata da Gorgia \u00e8 che Elena si sia innamorata: il che, secondo lui, spiegherebbe tutto e chiuderebbe il discorso, nel senso che se una persona cade in preda all&#8217;amore, \u00e8 evidente che non ci si pu\u00f2 aspettare da lei saggezza, prudenza o rispetto delle regole morali e sociali, ma non per sua colpa, bens\u00ec perch\u00e9 \u00e8 caduta nella rete di una forza superiore (come visto nella prima ipotesi). Per la verit\u00e0, qui e solo qui egli sembra compiere un gesto di audacia intellettuale, perch\u00e9 i suoi contemporanei, generalmente, mostravano in maniera ben diversa: l&#8217;idea dell&#8217;amore romantico e passionale, dell&#8217;amore che travolge nel suo impeto ogni barlume di razionalit\u00e0 e di senso etico e che, pertanto, rende irresponsabili nei confronti dei propri atti, \u00e8 un&#8217;idea moderna, che comincia a far capolino con Chr\u00e9tien de Troyes e con i romanzi arturiani, oltre che nella lirica dei poeti provenzali. Anche se alcuni poeti greci sembrano precorrere tale concezione, in particolare la poetessa Saffo, in generale n\u00e9 i Greci, n\u00e9, dopo di loro, i Romani, mostravano troppa indulgenza per chi si lascia travolgere dall&#8217;amore, anche se erano pi\u00f9 severi, a tale riguardo, nel giudicare l&#8217;uomo che non la donna. Qui, pertanto, si potrebbe parlare di una &quot;modernit\u00e0&quot; nell&#8217;argomentazione di Gorgia; ma, a ben guardare, \u00e8 molto probabile che egli sfruttasse una tendenza culturale gi\u00e0 in atto, quella che incominciava a modificare il proprio atteggiamento verso l&#8217;amore passionale e che, in nome dell&#8217;edonismo individualista &#8212; un concetto che avrebbe fatto fremere di orrore i Greci di una o due generazioni prima &#8212; non vedeva niente di male nel fatto che una singola persona cerchi di realizzare la propria felicit\u00e0 anche mettendo in discussione o rifiutando le norme comunemente accettate.<\/p>\n<p>\u00c8 molto probabile, insomma, che Gorgia sfruttasse, anche in quest&#8217;ultimo punto della sua pretesa dimostrazione dell&#8217;innocenza di Elena, il flusso della corrente che si stava muovendo all&#8217;interno di una societ\u00e0 profondamente in crisi; anche se, nello stesso tempo, egli faceva le viste di assumere una posizione coraggiosamente innovatrice e anticonformista: la solita furbata di atteggiarsi a ribelli e contestatori, quando ormai l&#8217;avversario, cio\u00e8 il modo di pensare tradizionale, regge solo in apparenza, ma in realt\u00e0 \u00e8 pronto a crollare alla prima spallata. In altre parole, Gorgia interpretava il comodo ruolo di colui che si scaglia contro la tradizione, quando essa \u00e8 forte solo esteriormente, ma, in realt\u00e0, \u00e8 prossima al tracollo: ruolo che unisce il vantaggio di passare per dei rivoluzionari a quello di godere dei consensi della effettiva maggioranza, ottenendo cos\u00ec il massimo risultato con il minimo rischio.<\/p>\n<p>Anche in questo caso, si pu\u00f2 dire che Gorgia e i sofisti abbiano fatto scuola, specialmente nella cultura di massa della societ\u00e0 moderna. Quanti scrittori e pseudo-filosofi si sono eretti a giudici e accusatori dei &quot;benpensanti&quot;, assumendo la maschera dei titani che lottano contro un fortissimo e minaccioso potere costituito, mentre, in effetti, i tempi sono maturi per il crollo di quel potere e dell&#8217;ordine sociale sul quale esso si regge; e non solo essi non corrono alcun rischio, ma, addirittura, strappano gli applausi di quelli stessi che, illusi o sciocchi, stanno per ricever in pieno l&#8217;onda rivoluzionaria che li spazzer\u00e0 via. Quanti nobili francesi, alla vigilia della rivoluzione del 1789, andavano in visibilio davanti alle massime dei sedicenti &quot;philosophes&quot; illuministi, le quali, di l\u00ec a poco, sarebbero risuonate, per essi, come altrettante condanne a morte, e non solo in senso figurato! E quanti intellettuali di estrazione borghese, nel corso del XIX e del XX secolo, hanno vomitato ogni possibile lordura sui valori della borghesia, prendendosi gli applausi di quelli stessi che essi coprivano di fango, grazie al mito della rivoluzione imminente e della palingenesi che avrebbe rigenerato l&#8217;umanit\u00e0, nel segno della libert\u00e0 e dell&#8217;uguaglianza! Quanti genitori hanno giocato a fare i permissivi con i loro figli, prima e dopo il 1968; quanti professori hanno giocato a fare i teorici della rivoluzione proletaria con i loro studenti; quanti sacerdoti hanno giocato a introdurre lo stile e il linguaggio della lotta di classe nelle loro omelie, nel loro catechismo, nella loro ora di insegnamento della religione cattolica nella scuola media.<\/p>\n<p>Che tristezza. Non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 malinconico di codesti conformisti dell&#8217;anticonformismo, di codesti professionisti della rivoluzione &#8212; culturale, sociale, politica, morale &#8212; che non credono in niente, se non nella propria furberia e nella propria ambizione.<\/p>\n<p>Ed Elena, alla fine, era innocente? Impossibile dirlo: questo \u00e8 un mistero legato alla sua persona; in ogni persona c&#8217;\u00e8 un mistero. Bisogna rispettare tale mistero, che \u00e8 il mistero del bene e del male. Ma quel che fa Gorgia, \u00e8 un&#8217;altra cosa, completamente diversa: vorrebbe rendere &quot;licito&quot; tutto ci\u00f2 che \u00e8 &quot;libito&quot;, per togliere il biasimo delle cattive azioni. Brutto mestiere, quello dell&#8217;avvocato difensore senza scrupoli, che farebbe assolvere il peggior criminale (purch\u00e9 lo paghi bene), con la scusa della non responsabilit\u00e0 degli uomini davanti al destino, o al plagio altrui, o all&#8217;amore&#8230;<\/p>\n<p>Gi\u00e0: quanti crimini vengono giustificati, proprio in nome dell&#8217;amore. Sarebbe ora di finirla con la deleteria idea dell&#8217;amore romantico che giustifica tutto, perch\u00e9 visto come una forza irresistibile. E sarebbe ora di farla finita pure con i moderni sofisti che predicano il relativismo pi\u00f9 estremo, perch\u00e9 solo cos\u00ec possono continuare a smerciare le loro chiacchiere insulse e venali per moneta buona.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elena di Troia, colei che abbandon\u00f2 il marito Menelao per seguire il principe Paride, sedotta dalla sua bellezza, e che provoc\u00f2, in tal modo, la sanguinosissima<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-24908","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24908","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24908"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24908\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24908"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24908"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24908"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}