{"id":24900,"date":"2016-07-14T11:24:00","date_gmt":"2016-07-14T11:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/14\/ce-un-segreto-indicibile-dietro-la-morte-del-vescovo-egidio-negrin\/"},"modified":"2016-07-14T11:24:00","modified_gmt":"2016-07-14T11:24:00","slug":"ce-un-segreto-indicibile-dietro-la-morte-del-vescovo-egidio-negrin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/14\/ce-un-segreto-indicibile-dietro-la-morte-del-vescovo-egidio-negrin\/","title":{"rendered":"C\u2019\u00e8 un segreto indicibile dietro la morte del vescovo Egidio Negrin?"},"content":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo, <em>Floriana De Marchi, una storia semplice<\/em> (pubblicato su <em>Il Corriere delle Regioni<\/em> in data 14\/07\/2016), abbiamo riportato la prima parte della testimonianza di suor Floriana De Marchi, allora maestra d&#8217;asilo presso la casa delle Francescane Missionarie del Sacro Cuore di Ges\u00f9, che gestivano una scuola d&#8217;infanzia a Castagnole, frazione di Paese, nella diocesi di Treviso (mentre la loro casa madre era a Gemona del Friuli), circa le presunte profanazioni, i prodigi eucaristici e le apparizioni di Ges\u00f9, che avrebbero avuto luogo nell&#8217;arco di sette anni, dal 1955 al 1962; dopo di che, la suora venne trasferita dai suoi superiori a Borgo Grappa, in provincia di Latina, dove decise di uscire dall&#8217;ordine religioso e di fondare i Cenacoli Serafici, secondo quanto le avrebbe chiesto di fare Ges\u00f9 stesso.<\/p>\n<p>Secondo il suo racconto, il vescovo Negrin era al corrente tanto delle profanazioni, quanto dei prodigi e delle apparizioni, eventi che ella aveva tenuto gelosamente per s\u00e9, e dei quali, allora, erano a conoscenza solo pochissime persone; non solo: suor Floriana sostenne che il vescovo, gi\u00e0 malato, si era consapevolmente offerto quale vittima in espiazione per gli orrendi sacrilegi perpetrati, e che l&#8217;aveva incoraggiata a dare attuazione al suo proposito, affidandole oralmente una sorta di mandato morale (un po&#8217; come avrebbe fatto, secondo il racconto di don Luigi Villa, che lott\u00f2 strenuamente contro le infiltrazioni massoniche nella Chiesa cattolica, padre Pio da Pietrelcina, nei suoi confronti), proprio dal letto di morte. Gli incontri avrebbero avuto luogo in forma estremamente riservata, quasi segreta &#8211; perch\u00e9 monsignor Negrin non si sarebbe fidato di nessuno -, prima in vescovado e nel paese stesso di Castagnole, da ultimo in ospedale, a Treviso, dove il vescovo fu ricoverato per la sua dolorosa malattia, durante la quale venne anche visitato dall&#8217;allora patriarca di Venezia, Angelo Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII.<\/p>\n<p>Non esistono riscontri oggettivi di tali affermazioni e, pertanto, esse non possono venite accettate sul piano storico, se non con estrema riserva. Una inchiesta avviata dal successore di monsignor Negrin, il vescovo Antonio Mistrorigo, diede esiti negativi; ne venne dato conto sul settimanale diocesano di Treviso, <em>La vita del popolo<\/em>, sul numero del 30 agosto 1981. La stessa cosa vale per una analoga inchiesta avviata dal vescovo di Latina, Enrico Romolo Compagnone, dato che anche in quella localit\u00e0 suor Floriana avrebbe avuto una apparizione miracolosa, questa volta della Vergine Maria, nel 1967, sempre per incitarla a fondare i Circoli Serafici quale gesto di riparazione contro l&#8217;azione del Diavolo nella societ\u00e0 moderna. Al coro di smentite si \u00e8 aggiunta, molto pi\u00f9 tardi, anche la voce del vescovo di Trento, Luigi Bressan, il quale, con una lettera circolare del 4 luglio 2002 alle sue comunit\u00e0 parrocchiali, ha messo in guardia i fedeli dal prestare fede al racconto dei seguaci di suor Floriana (ex suora, perch\u00e9 frattanto ridotta allo stato laicale, su sua richiesta, come recita la formula d&#8217;uso), affermando che l&#8217;azione dei Circoli Serafici, ed il culto da essi praticato, rischia di &quot;snaturare il messaggio cristiano&quot;.<\/p>\n<p>Di monsignor Negrin esistono almeno due biografie &quot;ufficiali&quot;, una, pi\u00f9 recente, di Giuseppe Pulin: <em>Monsignor Egidio Negrin: il ricordo di un Vescovo nato a Santa Maria di Camisano Vicentino cent&#8217;anni fa<\/em>, (Camisano Vicentino, Gabo Libri, 2007), e una di monsignor Fausto Rossi, <em>Egidio Negrin Vescovo. Chi semina nelle lacrime mieter\u00e0 con giubilo<\/em> (Roma, Edic, 1984). Per\u00f2 le vicende narrate da suor Floriana non trovano spazio nelle versioni ufficiali e sono accettate solo nella cerchia dei suoi seguaci, i quali la ritengono persona cos\u00ec degna di fede e di venerazione, da organizzare anche dei pellegrinaggi alla sua casa natale, nel paese di Cavasagra, frazione di Vedelago (Treviso). Non c&#8217;\u00e8 da stupirsene: si tratta di racconti che hanno veramente del sorprendente; e, se \u00e8 vero che un cristiano non pu\u00f2 escludere, in linea di principio, le manifestazioni del soprannaturale, resta affidato alla coscienza e al giudizio di ciascuno quale grado di verosimiglianza riservare a questa o quella &quot;rivelazione privata&quot;, fatto salvo il diritto della Chiesa di esprimere una propria valutazione.<\/p>\n<p>Ecco il racconto di suor Floriana, errori linguistici compresi (da: <em>Ritornate alla fonte<\/em>, a cura delle Sorelle dell&#8217;Eremo di Bassiano, Latina, 1989, pp. 54-59):<\/p>\n<p><em>Riferii tutto [cio\u00e8 le profanazioni e le apparizioni nella chiesa di Castagnole] al Confessore degli Esercizi (1955). Egli mi disse di parlare al Vescovo. Arriv\u00f2 il momento di potermi avvicinare a lui per parlargli di quei dolorosi avvenimenti. Andai da lui l&#8217;ultima settimana di settembre 1956, gli raccontai tutto, ed egli mostrava non solo di capire, ma di intuire quello che dicevo, e mi fece notare che non pretendeva di vedere il miracolo, ma che gli avessi portato i Lini in una scatola. Erano macchiati quando li avevo presi dalla sacrestia, e pregai il Signore che egli pure li vedesse, non la mia preghiera, ma la sua fede gli fece vedere. Il Vescovo, nel constatare ci\u00f2, si prostr\u00f2 in ginocchio e, piangendo, rimase cos\u00ec per alcuni minuti; sembrava che parlasse con il Signore; poi alzatosi, egli stesso li lav\u00f2, dicendo che non avrebbe avuto pi\u00f9 paura di niente (aveva tante difficolt\u00e0, era di poche parole&#8230;, fu conosciuto dopo, avendo egli un&#8217;intima unione con Dio). Mi disse: &quot;Questo \u00e8 un miracolo che non sembra sia terminato. Iddio vuole silenzio, offerta e sacrificio; aspettiamo la Sua Ora&quot;. Dopo aver spremuto i Lini e rimessili nella scatola, mi fece tante raccomandazioni, specialmente di tacere. Mi chiam\u00f2 altre volte per mezzo di un foglietto senza firma, perch\u00e9 non si fidava&#8230; Anche sul pavimento (del presbiterio della chiesa), sebbene cambiato e rinnovato, rest\u00f2 il segno: una macchia rossastra che d\u00e0 sul ruggine, gi\u00f9 dell&#8217;ultimo scalino, a destra, guardando l&#8217;Altare (era il segno di una Particola inzuppata di sangue, sul pavimento, fuori del tappeto-corsia). Questo segno lo aveva richiesto il Vescovo, che lo vide quando venne per benedire la chiesa rinnovata. Quando ci siamo incontrati, dopo una settimana, il Vescovo mi disse che mai in vita sua aveva celebrato una S. Messa cos\u00ec; avendo sentito la presenza del Signore tanto vicina, era commosso. Da quell&#8217;istante io trovavo sollievo nei pochi momenti destinati alla pulizia, nell&#8217;adornare quel sacro Altare.<\/em><\/p>\n<p><em>Avevo appena richiuso il sacro Tabernacolo, che gli autori dei sacrilegi mi furono vicino. Mi obbligarono a dover raccontare tutto al Rev.do Arciprete, tacendo il loro nome, e di dire che le colpevoli eravamo state noi Suore (anche di quello che essi avevano rubato: biancheria, candele, soldi &#8212; e non pochi &#8212; delle elemosine).Mi rifiutai con forza, pur non riuscendo ancora ad orizzontarmi per il doloroso e grande avvenimento. Si vendicarono d&#8217;accordo con altri; ci portarono via galline, biancheria di casa e personale, un po&#8217; alla volta: una volta stesa al sole, un&#8217;altra appena stirata, sul tavolo della sala, sotto i nostri occhi. Quanto fu duro quel periodo! Pregavamo piangendo. Non si poteva neppure andare a Treviso liberamente, perch\u00e9 uno di loro o altri salivano in corriera. Si pensava di fare un&#8217;uscita a Gemona, ma eravamo seguite. Con il Rev.do Arciprete ci mostravamo sempre disinvolte [perch\u00e9 era malato di cuore; si tratta di don Egidio Capoia, morto nel 1967]. Si arriv\u00f2 a non avere pi\u00f9 nulla. Solo il buon Dio sa l&#8217;amarezza di quei giorni. Piene di fede, le Suore una mattina (primo venerd\u00ec) mi dissero: Proviamo a cercare qualche cosa a Treviso&quot;. Appena finita la S. Messa, partirono: non avrei voluto vederle uscire, tanta era l&#8221;angoscia. Tornarono con due borse di pasta, pane duro, un po&#8217; di formaggio e patate: tutto ottenuto chiedendo la carit\u00e0 nei negozi. Ci trovavamo unite la sera ringraziando Dio. Pur rimanendo chiusi nel loro dispetto, non si avvicinarono pi\u00f9. Una mattina, in chiesa, il pi\u00f9 giovane mi disse contro la sua volont\u00e0 &#8212; forse vedendo in noi tanta serenit\u00e0 (almeno esterna) e silenzio con tutti: &quot;Come fate? Ma el ghe ze proprio questo Dio, se no, sareste scampa&#8230; &quot; (Come fate? Ma esiste veramente questo Dio, altrimenti sareste fuggite&#8230;&quot;), e si allontan\u00f2, asciugandosi gli occhi.<\/em><\/p>\n<p><em>Pian piano pass\u00f2 anche questa prova. Sua Eccellenza il Vescovo, sentendo ormai la morte vicina, all&#8217;Arciprete che gli chiedeva se fosse potuto venire in parrocchia per benedire la chiesa rinnovata e l&#8217;asilo rifatto, quasi nuovo, disse: &quot;Don Egidio, se non hai soldi, ti aiuto io. Giacch\u00e9 hai rinnovato tutto, rinnova per intero anche il S. Tabernacolo&quot;. L&#8217;Arciprete, al suo ritorno, mi disse solo cos\u00ec, quasi avendo paura di saperne ancora, tanta era la sua angoscia. Il S. Tabernacolo fu fatto tutto nuovo. Fu un giorno di grande gioia per il Vescovo e per noi. I piccoli del&#8217;asilo, vestiti di bianco, circondavamo il S. Altare; la chiesa era piena (a poco a poco la fede era cresciuta). Il Vescovo era commosso; non riuscendo a parlare, sospese la predica. Con tutte le autorit\u00e0, come si usa fare, venne a benedire l&#8217;asilo. Ormai l&#8217;ora era passata. Conged\u00f2 tutti e rimase nella cappella nostra ai piedi dell&#8217;Altare. Uscito, egli stesso ci cerc\u00f2. Stavamo svestendo i bambini, non sapendo che si trovasse in cappella. Quel giorno eravamo solo in due. Una era andata a Gemona per i santi voti perpetui. Egli ci disse con grande bont\u00e0: &quot;Volevo vedervi per ringraziarvi di quanto fate&quot;. Ci chiese dell&#8217;altra Suora: &quot;La benedico di cuore&quot;, disse, &quot;e la ricorder\u00f2 nella S. Messa&quot;. Fuori in istrada, il corteo delle macchine attendeva (il suo Segretario venne due volte a chiamarlo). Ci disse: &quot;Avevo tanto desiderio di vedervi. Continuate cos\u00ec. Tacete, lavorate, e il paese sar\u00e0 salvo&quot;. Quando era gi\u00e0 salito in macchina, voltandosi ancora una volta, ci benedisse. Rimaste sole, non sapevamo che cosa dire, specie la Suora che non conosceva il perch\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em>Ai primi di novembre il Vescovo entr\u00f2 in ospedale, rimanendo due mesi, sempre fra acuti dolori. Mi scrisse di andarlo a trovare un giorno, verso serra, a met\u00e0 novembre. Mi accolse con tanta bont\u00e0, pi\u00f9 che un padre. Diceva di essere tanto felice di poter consumare il suo sacrificio e di unirmi, sia pure nella mia miseria. Fiss\u00f2 ancora un giorno per un&#8217;ultima visita, e fu cos\u00ec l&#8217;ultima [si sarebbe spento il 15 gennaio 1958, poco pi\u00f9 che cinquantenne]. Ormai il male lo aveva sfigurato: quanta pazienza e serenit\u00e0&#8230;! Fu un saluto che non si pu\u00f2 dimenticare. Non potevo vincermi, e piangevo tanto. Egli pure era commosso dicendomi: &quot;Il Signore sa quanto mi dispiace lasciarti; da me volle e si degn\u00f2 accettarmi in espiazione. Tu rimani a continuare, sempre forte; avrai sempre il mio aiuto presso il buon Dio. Una vita cos\u00ec segnata da Lui sar\u00e0 certamente dura, perch\u00e9 i sacrilegi furono gravi. Lavora pi\u00f9 che puoi; niente ti costi con le buone Sorelle per educare santamente quella innocenza&#8230;&quot;. Mi assegn\u00f2 di nuovo alcune penitenze, ore di adorazione, fino a che avrei parlato con i Superiori, quando il miracolo del Sangue sarebbe cessato. Mi raccomand\u00f2, tenendomi la mano sulla testa, e benedicendomi, la cura scrupolosa dell&#8217;Altare, con fiori e tovaglie sempre rinnovati, a costo di qualunque privazione, assicurando la salvezza di quei poveretti.<\/em><\/p>\n<p><em>Signore, mio Dio, ricordo in queste pagine le Tue grandi e infinite misericordie, solo per Tu comando. Tu, o mio Signore, sai con quanta confusione le scrivo, e con quanto desiderio di ricambiarTi almeno in parte, riparando. La Tua sacra Persona, anche se non sempre visibile, come nell&#8217;istante del grande miracolo, continua a seguirmi con infinito amore. Quanto ha scosso la mia povera vita la vista del Tu prezioso Sangue sui santi Lini, e poi tanto spesso sulla Tua Croce! Quel S. Altare, senza volerlo, attira, e la Tua sacra voce ripete sempre: &quot;Non abbandonarMi!&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Che cosa pensare di tutta questa strana storia? Per prima cosa, che \u00e8, appunto, molto <em>strana<\/em>. Ma cosa vuol dire strana? &quot;Strano&quot; viene da &quot;estraneo&quot; e indica, perci\u00f2, qualcosa di &quot;straniero&quot;, di non comune; qualcosa che suscita perplessit\u00e0. Ebbene, tutti i fenomeni del soprannaturale sono &quot;stranieri&quot;, per noi, in questa vita; ci\u00f2 non significa che non esistano, ma solo che facciamo fatica a comprenderli e accettarli. Possono accadere, dunque; e, di fatto, accadono: tutto sta a separare quelli autentici da quelli falsi. La linea di separazione, tuttavia, non \u00e8 cos\u00ec netta come si potrebbe pensare: opinare diversamente, significa avere introiettato in pieno la mentalit\u00e0 laicista e scientista, secondo la quale le cose sono bianche o nere, vere o false: vere quelle documentabili e dimostrabili scientificamente; false, le altre. Le cose, per\u00f2, non stanno cos\u00ec. Una apparizione soprannaturale pu\u00f2 essere vera, verissima, nel senso di realmente percepita da un determinato soggetto, e tuttavia invisibile per tutti gli altri, anche se si trovano l\u00ec presenti, in quel preciso momento (e lo si osservato a Lourdes, a Fatima e altrove). \u00c8 questa la vera difficolt\u00e0 cui vanno incontro le inchieste per le cause di beatificazione: trovare un criterio oggettivo per stabilire la presenza del soprannaturale. Per convenzione, si \u00e8 deciso di fondare questo criterio sul verificarsi di un &quot;miracolo&quot;, ad esempio di una guarigione assolutamente inspiegabile. \u00c8 il criterio a cui si attiene la Chiesa &quot;ufficiale&quot;; ma sia chiaro che non \u00e8 il solo. La difficolt\u00e0 che essa manifesta nel pronunciarsi sui fatti di Medjugorje, che si protraggono da pi\u00f9 di un trentennio, deriva da qui. La stessa difficolt\u00e0 ha pesato nel processo contro Giovanna d&#8217;Arco; sebbene, nel suo caso, oltre alle pressioni politiche, vi fosse la non lieve difficolt\u00e0 aggiuntiva di stabilire se le &quot;voci&quot; che la fanciulla udiva, e che le ordinavano di agire come aveva agito, venissero da Dio o dal Diavolo.<\/p>\n<p>E adesso torniamo al caso di suor Floriana. Stando al suo racconto, a un certo momento anche le altre suore dell&#8217;asilo di Castagnole divennero consapevoli di quel che stava accadendo, anche se non \u00e8 chiaro fino a che punto fossero informate circa i prodigi e le apparizioni. Erano a conoscenza delle profanazioni anche il suo confessore e lo stesso vescovo, Egidio Negrin, da lei informato; ma non lo era del tutto l&#8217;arciprete del paese, per un riguardo alla sua salute. Pare vi sia stata una persecuzione vera e propria, a scopo intimidatorio: le profanazioni delle sacre Ostie sarebbe state parte di un piano pi\u00f9 vasto, mirante a intimidire il parroco e le suore. Oltre alle profanazioni sacrileghe, vi sarebbero stati furti, minacce, percosse, pedinamenti. Un gruppo di persone del luogo odiava la Chiesa e voleva costringere le suore ad allontanarsi, e l&#8217;arciprete, forse il vescovo stesso, a scenderete a patti, in base a un codice di tipo quasi mafioso.<\/p>\n<p>Questo ci riporta al clima socioculturale, politico ed economico degli anni &#8217;50, nella provincia veneta profonda. Lo stereotipo del pacioso &quot;feudo bianco&quot; e clericale, alimentato anche dal cinema e dalla letteratura, deve essere, almeno in parte, rivisto. Anche se \u00e8 innegabile che la Chiesa esercitasse ancora una forte presa sulla vita sociale e spirituale, \u00e8 altrettanto vero che il rapidissimo <em>boom<\/em> economico, che peraltro giunger\u00e0 in quelle terre solo nel decennio successivo, stava rapidamente modificando i rapporti di forza, oltre che i modi di pensare e di sentire, introducendo cambiamenti antropologici di non lieve entit\u00e0, a cominciare dalla morale quotidiana, con l&#8217;affacciarsi dell&#8217;edonismo e del consumismo, fenomeni prima inesistenti. Il Veneto era ancora una zona povera, arretrata, una terra di emigrazione; sui comunisti pesava ancora la scomunica di Pio XII; pure, in un clima spirituale sostanzialmente &quot;sano&quot;, nel senso di coerente e condiviso, vi erano anche dei segni d&#8217; inquietudine, di malessere. La guerra civile del 1943-1945 era terminata da un decennio, il che \u00e8 molto o anche poco, secondo i punti di vista. La scia dell&#8217;odio e i tragici ricordi erano ancora relativamente recenti; molti delitti erano rimasti impuniti, molti cadaveri erano addirittura scomparsi; delitti politici continuavano a verificarsi ancora un paio d&#8217;anni dopo la fine &quot;ufficiale&quot; delle ostilit\u00e0. Nelle poche zone a forte concentrazione operaia, come Mestre, il risentimento contro il clero e contro la religione erano molto forti. D&#8217;altra parte, ai vertici della Chiesa qualcosa stava bollendo in pentola: alcuni vescovi e teologi &quot;progressisti&quot; preparavano il terreno da cui sarebbe germogliata la svolta del Concilio Vaticano II. Di tutte queste variabili e di questi delicati equilibri, sia interni che esterni alla Chiesa, bisogna tener conto. Si giunge facilmente alla conclusione che l&#8217;episcopato e il clero veneto (guidati dal patriarca Roncalli) desideravano evitare ad ogni costo uno scontro aperto con le sinistre, anche a costo di mandar gi\u00f9 qualche boccone amaro, poich\u00e9 si rendevano conto che la struttura sociale era destinata a cambiare, dalla quella basata sulla famiglia patriarcale contadina a quella mononucleare, operaia e urbana; e ritenevano che fossero necessarie alcune &quot;aperture&quot; per non perdere la propria influenza sulle masse. Fu un errore, naturalmente, oltre che una grave infedelt\u00e0 al sacro Magistero: lo stesso errore del Concilio Vaticano II; ma il discorso, su ci\u00f2, sarebbe troppo lungo, e non \u00e8 questa la sede per farlo.<\/p>\n<p>Da tutto questo consegue che non \u00e8 affatto inverosimile che, se una profanazione, o una serie di profanazioni, vi furono, nella chiesa di Castagnole, il vescovo Negrin, che poteva ben essere il destinatario finale di tali intimidazioni, abbia deciso di non rivelarle pubblicamente, anche per non aggravare lo scandalo, ma abbia deciso di parlarne solo con suor Floriana, raccomandando a lei e alle sue consorelle la massima discrezione. La stessa linea pu\u00f2 essere sembrata la pi\u00f9 ragionevole al suo successore, Antonio Mistrorigo (il terzo vescovo vicentino nella diocesi trevigiana!); ma, poich\u00e9 frattanto la storia dei sacrilegi e dei miracoli (il sangue eucaristico e le apparizioni di Ges\u00f9) aveva incominciato a circolare, si rese necessaria una inchiesta diocesana, che non poteva non concludersi come si concluse. Si sarebbe trattato, in sostanza, di smentire la versione di suor Floriana, per evitare una verit\u00e0 troppo dura da accettare, per i paesani; i quali, in assenza di una specifica denuncia, forse anche di tipo giudiziario, si sarebbero sentito accusati, o almeno sospettati, <em>in toto<\/em>. Ci\u00f2 avrebbe causato delle tensioni fortissime fra i parrocchiani e la Chiesa; l&#8217;arciprete sarebbe venuto a trovarsi n una posizione quasi insostenibile. Sappiamo quel che pu\u00f2 accadere in simili casi: abbiamo l&#8217;esempio del paese di Montaner, sempre in provincia di Treviso (ma in un&#8217;altra diocesi), il quale, per la nomina di un parroco sgradito alla popolazione, si &quot;ribell\u00f2&quot; e si fece in gran parte ortodosso: in quel caso, fu il vescovo di Vittorio Veneto, Albino Luciani, il futuro Giovanni Paolo I, ad avere la fermezza di non arretrare d&#8217;un passo di fronte alla sfida dei &quot;ribelli&quot; (l&#8217;ingresso in chiesa era stato addirittura impedito fisicamente al nuovo prete, e dovettero intervenire i carabinieri). Ci\u00f2 accadde nel 1967 ed \u00e8 passato alla storia come lo scisma di Montaner. La situazione di Castagnole, se realmente vi accaddero i fatti narrati da suor Floriana &#8212; perch\u00e9, lo ripetiamo, stiamo procedendo per via d&#8217;ipotesi, non essendovi certezza su quel racconto &#8212; era comunque ancor pi\u00f9 delicata, essendovi coinvolto un fatto di profanazione di tipo satanico. Lo scandalo sarebbe stato enorme e le conseguenze, incalcolabili. Non si pu\u00f2 biasimare i due vescovi di Treviso se scelsero la via della diplomazia e tentarono d&#8217;impedire il diffondersi delle notizie su ci\u00f2 che era avvenuto. Si aggiunga che i fatti durarono per diversi anni e ci\u00f2 attesta che vi era uno &quot;zoccolo duro&quot; di persone ostili alla Chiesa, o, piuttosto, ostili alla linea, ritenuta &quot;tradizionalista&quot;, dell&#8217;arciprete e, indirettamente, del vescovo Negrin.<\/p>\n<p>\u00c8 venuto il momento, infatti, di vedere pi\u00f9 da vicino chi fosse Egidio Negrin, per poter meglio inquadrare i fatti. Nato in un piccolo paese in provincia di Vicenza il 4 aprile 1907, era stato ordinato sacerdote nel 1930, dal vescovo Rodolfi; laureato all&#8217;Universit\u00e0 Gregoriana nel 1934, fu nominato arciprete a Bassano del Grappa e, nel 1952, arcivescovo metropolita di Ravenna e vescovo di Cervia. E qui esplosero i problemi. Formatosi nell&#8217;ambiente cattolico veneto, nella Romagna rossa and\u00f2 a cozzare contro una mentalit\u00e0 ben diversa da quella a lui nota; non si tir\u00f2 indietro e ne risult\u00f2 una serie di attriti e di conflitti, non solo con il mondo laico, in particolare con le autorit\u00e0 civili, dove era maggioritario il Partito comunista, ma perfino all&#8217;interno della Chiesa ravennate, tanto che, al culmine della crisi, la Santa Sede dispose una visita ispettiva al Seminario diocesano. Poich\u00e9 l&#8217;azione pastorale di monsignor Negrin incontrava fortissime resistenze, fu deciso di trasferirlo nuovamente in Veneto e venne destinato alla sede vescovile di Treviso, dove era venuto a morte monsignor Antonio Mantiero (vicentino come lui). Si trattava di una retrocessione, in buona sostanza, dal punto di vista gerarchico, oltre che una implicita sconfessione della linea da lui adottata, e sia pure condita con la pillola dolce-amara di poter conservare, quale attribuito personale, il titolo di arcivescovo. \u00c8 possibile, se non addirittura probabile, che questa amarezza abbia aggravato le sue gi\u00e0 precarie condizioni di salute: insediato nella cattedra episcopale di Treviso il 7 aprile del 1956 (una data di pessimo auspicio: dodici anni prima, il 7 aprile del 1944, la citt\u00e0 era stata semidustrutta da un pesantissimo bombardamento aereo anglo-americano, che aveva ucciso circa 1.600 persone), sarebbe morto, dopo una malattia assai dolorosa, il 15 gennaio 1958, a soli cinquantun anni.<\/p>\n<p>Il citato libro <em>Ritornate alla fonte<\/em>, in una nota a pagina 56, cos\u00ec commenta quella morte: <em>Tutto il clero e la popolazione della diocesi trevigiana furono impressionati dalla sua singolare serenit\u00e0 di spirito durante la malattia (dagli elogi funebri, pubblicati poi nei bollettini diocesani del tempo). Ma nessuno poteva immaginare il vero motivo: l&#8217;essersi offerto vittima a Dio in riparazione degli orrendi sacrilegi eucaristici avvenuti nella chiesa di Castagnole (Treviso).<\/em><\/p>\n<p>Ora, ci domandiamo se ci\u00f2 sia possibile; se il racconto di suor Floriana abbia una qualche verosimiglianza. Diciamo la verit\u00e0: i cattolici del dopo Concilio non hanno pi\u00f9 molta familiarit\u00e0 con il concetto teologico, che una volta veniva trattato in tutti i manuali, ed esposto sovente nella catechesi, del sacrificio di espiazione e di riparazione. Anche da ci\u00f2 si misura quanto sia cambiata la pastorale, e la stessa dottrina, nel corso degli ultimi decenni. Ai cattolici odierni, specie delle giovani generazioni, fa impressione l&#8217;idea che qualcuno, innocente, possa offrirsi in olocausto per delle colpe altrui: ma \u00e8 una perplessit\u00e0 del tutto ingiustificata. Qui si dimentica che il massimo esempio vivente di tale dottrina \u00e8 stato proprio Ges\u00f9 Cristo, morto <em>volontariamente<\/em> sulla croce per i peccati degli uomini. S\u00ec: anche qui si \u00e8 fatta strada la &quot;nuova&quot; teologia postconciliare, la quale non ama presentare in questa luce il sacrificio di Ges\u00f9, sostenendo che essa evidenzia un aspetto troppo &quot;legalistico&quot; e &quot;veterotestamentario&quot;; i teologi progressisti preferiscono parlare del <em>gesto di amore<\/em> di Ges\u00f9, il che \u00e8 verissimo, ma tacciono sulla dimensione della <em>riparazione<\/em>, il che \u00e8 sbagliato. Mettendosi per questa via, si rischia di non capire pi\u00f9 non solo il significato della Passione, ma neanche quello della stessa Eucarestia, che \u00e8 il rinnovarsi continuo del Sacrificio di Cristo. Sta di fatto che molti mistici e molte mistiche hanno vissuto cos\u00ec le loro infermit\u00e0, le loro malattie e le loro sofferenze: come offerta e sacrifico di riparazione per i peccati dell&#8217;umanit\u00e0; e che si tratta di una dottrina perfettamente cattolica e assolutamente corretta.<\/p>\n<p>Sappiamo, d&#8217;altra parte, che il vescovo Negrin aveva avuto sempre problemi di salute: la sua malattia non fu n\u00e9 improvvisa, n\u00e9 imprevista. Ma, oltre a ci\u00f2, \u00e8 del tutto inverosimile ipotizzare che &quot;qualcuno&quot; abbia voluto rendergli dura la vita nella diocesi di Treviso, nella quale si insediava con una fama di &quot;conservatore&quot;, vale a dire, in quel particolare momento storico, di anticomunista? \u00c8 del tutto fantasioso ipotizzare che i &quot;compagni&quot; di Ravenna abbiano passato l&#8217;ordine, o il suggerimento, ai &quot;compagni&quot; di Treviso, di rendere la vita difficile a quel vescovo antipatico e tradizionalista, in qualunque modo e con qualsiasi mezzo? La cavalleresca rivalit\u00e0 fra don Camillo e il sindaco Peppone appartiene al paese di utopia, e infatti il Mondo Piccolo \u00e8 una creazione poetica di Giovannino Guareschi. La realt\u00e0, negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, \u00e8 stata molto pi\u00f9 cruda: la contrapposizione fra comunisti e cattolici, assai pi\u00f9 dura e intransigente; e non fu priva di riflessi neppure all&#8217;interno del campo cattolico, diviso fra &quot;intransigenti&quot; e &quot;possibilisti&quot; (e il povero Guareschi ne seppe qualcosa: fin\u00ec in carcere e scont\u00f2 tutta la pena, come un delinquente, lui cattolico convinto, per aver adoperato la penna contro l&#8217;onorevole De Gasperi). Se la nostra ipotesi ha un qualche fondamento, i sacrilegi di Castagnole sarebbero stati parte di una strategia avente quale obiettivo finale non l&#8217;arciprete di quel paese, ma proprio il vescovo di Treviso. Il che, unito alla gravit\u00e0 del sacrilegio compiuto, potrebbe avere ben contribuito al rapido aggravarsi della malattia di monsignor Negrin.<\/p>\n<p>Lo ripetiamo: sono soltanto ipotesi. E, comunque, \u00e8 ben difficile che la verit\u00e0 possa mani uscir fuori, se davvero i retroscena sono stati questi. Quanto al miracolo del sangue eucaristico versato sul pavimento della chiesa, e alle apparizioni di Ges\u00f9 a suor Floriana, il discorso \u00e8, almeno in parte, diverso. Qui non si tratta di azioni umane, ma di fenomeni soprannaturali; e, come abbiamo detto, il cristiano non solo pu\u00f2 credervi, ma \u00e8 tenuto a credervi, in quanto possibilit\u00e0 della manifestazione del divino; ma non ha certo l&#8217;obbligo di prendere per buono qualsiasi racconto di tal genere. Chi scrive non ha mai conosciuto suor Floriana, che \u00e8 deceduta dodici anni fa, nel 2004, a Latina; persone che l&#8217;hanno conosciuta ne parlano bene, come di una persona dalla notevole carica di spiritualit\u00e0. E qui torniamo alla precedente considerazione: quale grado di &quot;oggettivit\u00e0&quot; attribuire ai fenomeni mistici. Una persona spiritualmente evoluta non s&#8217;inventa di aver visto Ges\u00f9 o Maria Vergine, perch\u00e9 non si sognerebbe mai di scherzare con simili cose; tuttavia, resta da vedere come vadano interpretate le sue visioni. Non vi sono due sole possibilit\u00e0, l&#8217;assoluta autenticit\u00e0 e la truffa, come amano credere le persone imbevute di cultura positivista e scientista, totalmente incapaci della sia pur minima sottigliezza intellettuale e spirituale.<\/p>\n<p>Bisogna ammettere che, in questa materia, c&#8217;\u00e8 un grande mistero. Bisogna entrarvi parlando a voce bassa, in punta di piedi. Ogni parola troppo forte, ogni rumore inutile, sarebbero fuori luogo. Ciascuno ha il diritto alla propria opinione. Ma una cosa \u00e8 certa: se taluni cristiani sbagliano per un eccesso di credulit\u00e0, certi altri, che si credono molto sapienti e intelligenti, sbagliano per un eccesso di scetticismo.<\/p>\n<p>Lo Spirito soffia dove vuole, che ad essi piaccia, oppure no.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo, Floriana De Marchi, una storia semplice (pubblicato su Il Corriere delle Regioni in data 14\/07\/2016), abbiamo riportato la prima parte della testimonianza di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[157],"class_list":["post-24900","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24900","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24900"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24900\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24900"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24900"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24900"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}