{"id":24892,"date":"2015-10-15T02:34:00","date_gmt":"2015-10-15T02:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/15\/educare-tutta-la-persona-non-solo-la-razionalita-ripensare-la-modernita-per-salvare-luomo\/"},"modified":"2015-10-15T02:34:00","modified_gmt":"2015-10-15T02:34:00","slug":"educare-tutta-la-persona-non-solo-la-razionalita-ripensare-la-modernita-per-salvare-luomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/15\/educare-tutta-la-persona-non-solo-la-razionalita-ripensare-la-modernita-per-salvare-luomo\/","title":{"rendered":"Educare tutta la persona, non solo la razionalit\u00e0: ripensare la modernit\u00e0 per salvare l\u2019uomo"},"content":{"rendered":"<p>Nella societ\u00e0 moderna, &quot;educare&quot;\u00e8 diventato sinonimo di educazione dell&#8217;intelligenza, della sola parte razionale dell&#8217;individuo, anzi, di un solo tipo di razionalit\u00e0: quella logico-matematica, &quot;positiva&quot;, &quot;galileiana&quot;, strumentale e calcolante; ma vi \u00e8 stato un tempo in cui grandi pensatori hanno ben visto che la vera educazione deve, per forza di cose, rivolgersi alla totalit\u00e0 della persona, non solo alla razionalit\u00e0 che descrive oggettivamente le cose, ma anche alla volont\u00e0, al gusto, alla sensibilit\u00e0, alla fantasia, alla creativit\u00e0, che ci danno lo spessore di un mondo caldo e vivo, tridimensionale, infinitamente attraente e affascinante: .<\/p>\n<p>Fra di essi si annoverano lo spagnolo Baltasar Graci\u00e1n e il francese Blaise Pascal: due filosofi assai diversi tra loro, ma accomunati dalla medesima passione: ricordare ai loro contemporanei, in pieno secolo della Ragione, che vi sono ragioni che il cuore soltanto conosce, e che la persona \u00e8 un tutto, fatto anche di razionalit\u00e0 scientifica, non solo di essa; n\u00e9 l&#8217;uno, n\u00e9 l&#8217;altro, erano dei negatori della ragione o degli avversari della scienza, anzi, Pascal fu egli stesso un grandissimo scienziato: eppure essi videro che il sapere non \u00e8 vero sapere, senza il comprendere; e che per comprendere le cose, bisogna amarle e accostarle con apertura, benevolenza, attenzione, sensibilit\u00e0: bisogna accoglierle in tutto il loro &quot;sapore&quot;.<\/p>\n<p>Che altro \u00e8, infatti, <em>l&#8217;esprit de finesse<\/em>, di cui parla Pascal, se non il sapore delle cose, il gusto delle cose, che la sola ragione matematica \u00e8 incapace di cogliere, perch\u00e9 ci\u00f2 non fa parte della sua natura e non rientra nelle sue possibilit\u00e0? Esiste uno statuto ontologico della ragione calcolante, ed esiste uno statuto ontologico della persona: il conoscere non pu\u00f2 essere il conoscere della ragione, perch\u00e9 la ragione, slegata dalla persona, \u00e8 una mera astrazione: o si conosce con tutta la persona, o non si conosce affatto; e nulla si pu\u00f2 conoscere, se si pretende che la sola conoscenza logico-matematica sia capace di offrire le chiavi del reale.<\/p>\n<p>Sapere e conoscenza sono due cose diverse: si pu\u00f2 sapere una cosa, senza conoscerla: si pu\u00f2 sapere che cos&#8217;\u00e8 la fotosintesi clorofilliana, senza aver mai visto un bosco, anzi, senza aver mai visto un albero; ma \u00e8 un sapere che rischia di diventare sterile, o peggio: efficace finch\u00e9 rimane entro il proprio ambito specifico, esso diventa improprio e fuorviante se pretende di salire in cattedra e di accreditarsi come la sola e vera forma del conoscere.<\/p>\n<p>Abbiamo lasciato per la strada, nella marcia trionfale dello scientismo e del suo discutibile &quot;progresso&quot;, ci\u00f2 che rappresenta l&#8217;essenziale: abbiamo dimenticato l&#8217;essere. Perci\u00f2 tutto \u00e8 diventato relativo: e anche il sapere ha preteso di estendersi al di fuori del proprio ambito e di assorbire tutta la conoscenza. Ma la conoscenza non pu\u00f2 essere assorbita da nulla e da nessuno, tanto meno dal Logos strumentale e calcolante: essa \u00e8 illimitata e misteriosa, perch\u00e9 confina con l&#8217;assoluto, che \u00e8 al di fuori della portata dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Nondimeno, esiste, nella persona &#8212; nella persona tutta intera, e non nella sola parte razionale, anzi, logico-matematica &#8212; una tensione, nonch\u00e9 una nostalgia, verso l&#8217;assoluto: questa, s\u00ec, fa parte dello statuto ontologico della natura umana; e negarla \u00e8 dannoso, oltre che sconsiderato, perch\u00e9 reprime una facolt\u00e0 e nega un bisogno che appartengono all&#8217;uomo in quanto tale, non a questo o a quell&#8217;uomo, non all&#8217;uomo di ieri o di oggi o di domani, ma all&#8217;uomo di sempre, all&#8217;uomo in quanto creatura sensibile, pensante, sognante, amante e adorante.<\/p>\n<p>Pertanto, quando ci si occupa dei problemi relativi all&#8217;educazione &#8212; ammesso che qualcuno se ne occupi ancora, nella societ\u00e0 odierna &#8211; non ci si deve preoccupare solamente del sapere del discente, ma anche del <em>sapore<\/em> delle cose che egli viene ad apprendere: &quot;sapere&quot; e &quot;sapore&quot; hanno, infatti, la stesa radice: una seria educazione al sapere deve essere anche, in parallelo, una costante e attenta educazione al sapore delle cose, al sapore della vita, al sapore e alla bellezza del reale.<\/p>\n<p>Hanno scritto, a questo proposito, Giuseppe mari ed Enza Sarni (in: \u00abEducazione e cultura dal XX secolo a oggi\u00bb, Brescia, 20012, vol. 2A, pp. 351-352:<\/p>\n<p><em>\u00abQuella che si rende continuamente manifesta \u00e8 la complessit\u00e0 del mondo che richiede un pensiero altrettanto complesso e un&#8217;educazione che non sia da meno. Comprendiamo, allora, perch\u00e9 si sta esaurendo la spinta della &quot;forma del sapere&quot; che ha guidato la modernit\u00e0 all&#8217;affermazione di s\u00e9; ci siamo accorti che la scommessa sul metodo &quot;unico&quot;, sulla capacit\u00e0 di formalizzare le osservazioni riconducendole al solo linguaggio della matematica, sulla prospettiva di orientare tutto quello che conosciamo nell&#8217;unica direzione della trasformazione e manipolazione tecnologica del pianeta e della vita, della societ\u00e0 e dell&#8217;uomo, comporta un impressionante impoverimento della conoscenza stessa.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel momento in cui conta solo ci\u00f2 che serve, ossia ci\u00f2 che torna utile, che cosa ce ne facciamo dell&#8217;arte? Ma l&#8217;arte rimanda alla sensorialit\u00e0 e i sensi al corpo: un mondo che non fa posto all&#8217;arte \u00e8 un mondo in cui non trova posto nemmeno il corpo a meno che non accetti di diventare &quot;cosa&quot; da usare, manipolare, obiettivare. Il problema \u00e8 che, se trattiamo il nostro corpo o quello degli altri come una cosa, in realt\u00e0 trattiamo noi stessi &#8212; oltre che gli altri &#8212; come cose. Ne possiamo essere soddisfatti? Il fenomeno del disagio, cio\u00e8 delle condotte irresponsabili, segnate dall&#8217;alcool oppure dal consumo di sostanze stupefacenti, dal divertimento vissuto come evasione, dall&#8217;aprogettualit\u00e0 e dalla violenza, sta a dirci che siamo ben lontani dal trovare soddisfazione nelle cose. Ben inteso, le cose servono, ma appunto perch\u00e9 servono, non sono l&#8217;essenziale. Ci\u00f2 che vale \u00e8 quello in vista di cui ci si serve delle cose.<\/em><\/p>\n<p><em>Come venire a capo di quella che oggi in molti chiamano &quot;emergenza educativa&quot;? Allargando la razionalit\u00e0, tornando quindi sulla modernit\u00e0 per vedere se non sia possibile ripercorrerla considerando che il sapere non va ricondotto al potere, come scriveva Francesco Bacone (1561-1626), ma a qualcosa d&#8217;altro.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 interessante osservare che la parola &quot;sapere&quot;, la quale distingue la nostra stessa specie vivente (Homo sapiens sapiens), \u00e8 imparentata con la parola &quot;sapore&quot;. Che cosa c&#8217;\u00e8 di simile tra due condizioni cos\u00ec diverse, come quelle dell&#8217;assunzione della conoscenza e dell&#8217;assunzione del cibo? In realt\u00e0, le somiglianze sono pi\u00f9 d&#8217;una. Ad esempio, in entrambi i casi parliamo d &quot;assimilazione&quot;, come se volessimo dire che la conoscenza e il cibo devono essere incorporati per avere effetto. Ancora: di una persona che apprezza la buona tavola diciamo che \u00e8 un &quot;buon-gustaio&quot;; della persona che sa scegliere bene, diciamo che ha &quot;buon gusto&quot;&#8230; e si potrebbero fare molti altri esempi. Il sapere e il sapore convergono sull&#8217;idea di gusto, che \u00e8 proprio quella a cui si rifanno coloro i quali, all&#8217;interno della modernit\u00e0, si sono ispirati a una idea di conoscenza diversa da quella che ha prevalso. Quando Baldasa Graci\u00e1n (1601-1658) afferma che il &quot;gusto&quot; identifica la pratica dell&#8217;educazione, intende dire che \u00e8 l&#8217;originalit\u00e0 della persona a essere impegnata nella sfida della crescita e del sapere, e che questa sfida la coinvolge totalmente: nel corpo come nell&#8217;anima, nell&#8217;intelligenza ma anche nella volont\u00e0, nell&#8217;affettivit\u00e0 non meno che nel pensiero.<\/em><\/p>\n<p><em>Si potrebbe avere il sospetto che si tratti della divagazione di una persona poco attenta alla scienza che della modernit\u00e0 ha rappresentato il vettore principale. Ma questa obiezione non regge se si considera che del &quot;gusto&quot; parla anche Blaise Pascal (1623-1662), scienziato a tutti gli effetti, ideatore della prima macchina calcolatrice, quando scrive dell&#8217;&quot;esprit de finesse&quot;, il gusto appunto.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 significa che possiamo tornare sulla modernit\u00e0 per farne emergere un vettore rimasto in ombra: quello del protagonismo dell&#8217;essere umano giocato, oltre che sul versante della razionalit\u00e0 calcolatrice e tecnica, su quello della razionalit\u00e0 sapienziale e della saggezza. Ne abbiamo bisogno perch\u00e9 le sfide da cui siamo partiti (globalizzazione, complessit\u00e0, pluralismo&#8230;) non si possono affrontare come meccanismi da aggiustare tecnicamente: rimandano infatti alla persona che sa associarvi un significato che va oltre la dimensione materiale della vita e intercetta le domande di senso che solo l&#8217;essere umano si pone.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>La modernit\u00e0 non \u00e8 stata solo quella aperta e indicata da Francis Bacon, per il quale &quot;sapere \u00e8 potere&quot;; c&#8217;\u00e8 stata anche un&#8217;altra maniera di pensare la modernit\u00e0, e questo fin dai suoi esordi: la maniera di un Baltasar Graci\u00e1n e di un Blaise Pascal; la maniera dell&#8217;<em>esprit de finesse<\/em> affiancato e complementare, non contrapposto, all&#8217;<em>esprit de g\u00e9ometrie<\/em>. Ed \u00e8 questa maniera che dobbiamo riscoprire, valorizzare, attuare: senza negare o rifiutare le conquiste valide e positive del pensiero moderno, dobbiamo tornare indietro, invece, l\u00e0 dove il pensiero moderno ha imboccato il sentiero sbagliato, e ricominciare a percorrere la strada giusta: quella della persona umana come totalit\u00e0, e del conoscere umano come l&#8217;atto di apertura della persona nei confronti del reale.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 qualcosa di terribilmente angusto, di terribilmente povero, di terribilmente meschino, nella maniera in cui i pensatori del filone principale della modernit\u00e0, scientisti e meccanicisti, si sono posti di fronte al reale. Si pensi alla cicala di Galilei, di cui egli parla nella cosiddetta &quot;favola dei suoni&quot;, che fa parte del \u00abSaggiatore\u00bb: una bestiola che viene vivisezionata, e infine uccisa, affinch\u00e9 lo scienziato possa arrivare a comprendere il segreto dei suoni da essa prodotti. Curiosit\u00e0 che, alla fine, rimane insoddisfatta, senza che allo scienziato in questione &#8212; cos\u00ec come ai moderni commentatori di quel brano famoso &#8212; sfugga una sola espressione di rimpianto o di rammarico, un solo particolare che tradisca emozione o dispiacere per la sorte dolorosa inflitta a una creatura vivente; per una cosa viva e bella, che ora \u00e8 morta e non \u00e8 pi\u00f9 bella, \u00e8 diventata soltanto un moncone straziato e silenzioso.<\/p>\n<p>Ebbene, l&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 figlio di Galilei, di quell&#8217;atteggiamento duro e insensibile, presuntuoso e arrogante; di quella scienza crudele, che non si cura del dolore da essa provocato; che non prova stupore e ammirazione per le meraviglie del creato, se non da un punto di vista meramente astratto, cio\u00e8 unicamente intellettuale: mentre il vero stupore \u00e8 stupore di tutta la persona, stupore dell&#8217;anima, stupore da cui scaturiscono, a loro volta, gratitudine, ammirazione, desiderio di lode e di ringraziamento per tutta la bellezza che ci viene offerta, cos\u00ec generosamente, ogni giorno della nostra vita, in qualsiasi luogo e circostanza &#8212; solo che noi sappiamo vederla, riconoscerla, apprezzarla.<\/p>\n<p>A forza di considerare il sapere scientifico come un conoscere, anzi, come il solo e legittimo conoscere, abbiamo trascurato e dimenticato il pi\u00f9 ed il meglio: abbiamo letteralmente disimparato a percepire le cose nella loro interezza, che \u00e8 fatta di una parte visibile e di una pare invisibile, di una parte contingente e di una parte assoluta; siamo diventati analfabeti del vero conoscere e siamo sprofondati nell&#8217;ignoranza pi\u00f9 grossolana circa il mondo in cui viviamo. Mondo che non \u00e8 fatto solo di cose riducibili a fenomeni: perch\u00e9 il fenomeno pu\u00f2 essere spiegato, il mistero no, esso va accettato nella sua smisurata grandezza, che eccede ogni nostra capacit\u00e0 di spiegazione. E le cose, nella loro essenza, sono misteriose; di pi\u00f9: esse sono abitate da un mistero sacro, perch\u00e9 partecipano del divino: chi non riconosce in esse quella scintilla divina, non le tratta con il dovuto rispetto, pretende di conquistarle, di piegarle, di sottometterle al proprio volere, alla propria comodit\u00e0, al proprio utile. Si comporta verso il reale come un barbaro conquistatore e distruttore, come un Attila o un Gengis Khan, interessato solo all&#8217;aspetto visibile e materialmente suscettibile di sfruttamento: atteggiamento che ha prodotto, al culmine di una progressione logica e coerente, il fungo atomico di Hiroshima e Nagasaki e che condurr\u00e0 il genere umano all&#8217;autodistruzione, se non vi sar\u00e0 un pronto ripensamento di questa strada, arrogante e catastrofica, intrapresa dal pensiero moderno in senso meramente strumentale e calcolante.<\/p>\n<p>Se si ha a cuore il destino dell&#8217;uomo, bisogna ripensare alla radice il progetto educativo della modernit\u00e0; bisogna tornare a parlare ai bambini non solo della scienza, ma del vero, del buono, del giusto e del bello; bisogna togliere i piedi dal terreno scivoloso del relativismo e poggiarli sulla roccia incrollabile dei valori perenni, che hanno il loro fondamento e la loro suprema garanzia nell&#8217;Essere. Chi nega l&#8217;Essere, nega i valori perenni e crea le premesse per la dissoluzione sociale e morale, per l&#8217;auto-annullamento dell&#8217;uomo, mediante la sua mortificazione e la sua degradazione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella societ\u00e0 moderna, &quot;educare&quot;\u00e8 diventato sinonimo di educazione dell&#8217;intelligenza, della sola parte razionale dell&#8217;individuo, anzi, di un solo tipo di razionalit\u00e0: quella logico-matematica, &quot;positiva&quot;, &quot;galileiana&quot;, strumentale<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[104,124,202],"class_list":["post-24892","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-blaise-pascal","tag-educazione","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24892","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24892"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24892\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24892"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24892"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24892"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}