{"id":24891,"date":"2015-12-30T09:40:00","date_gmt":"2015-12-30T09:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/30\/eduardo-si-carica-delle-colpe-degli-uomini-nello-sforzo-impossibile-di-redimerli\/"},"modified":"2015-12-30T09:40:00","modified_gmt":"2015-12-30T09:40:00","slug":"eduardo-si-carica-delle-colpe-degli-uomini-nello-sforzo-impossibile-di-redimerli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/30\/eduardo-si-carica-delle-colpe-degli-uomini-nello-sforzo-impossibile-di-redimerli\/","title":{"rendered":"Eduardo si carica delle colpe degli uomini nello sforzo impossibile di redimerli"},"content":{"rendered":"<p>Il teatro di Eduardo De Filippo \u00e8 malato di misantropia, di pessimismo cronico, di scoraggiamento patologico nei confronti della vita?<\/p>\n<p>Prima di rispondere, o provare a rispondere, a questa domanda, bisogna cercar di capire che cosa Eduardo pensi della condizione umana e come intenda la sua attivit\u00e0 di drammaturgo, cio\u00e8 in quale prospettiva e con quali finalit\u00e0 egli si presenti al suo pubblico (e questo vale anche per l&#8217;uomo e l&#8217;attore, che sono poi due aspetti inscindibili della sua personalit\u00e0 artistica).<\/p>\n<p>Eduardo \u00e8, senza ombra di dubbio, un pessimista; per\u00f2 non ne consegue necessariamente che sia anche un misantropo, n\u00e9 che detesti, oltre agli uomini, anche la vita. Al contrario: il suo pessimismo nasce da un senso di profonda solitudine e di frustrazione rispetto agli uomini <em>cos\u00ec come sono<\/em>, da una mancata accettazione della loro condizione <em>attuale<\/em>; egli, per\u00f2, non si stanca mai di guardare oltre il presente, oltre le miserie, le contraddizioni, le vilt\u00e0 dell&#8217;uomo quale ci appare nella realt\u00e0 di ogni giorno, e di aspirare ardentemente alla sua redenzione, al suo innalzamento etico, alla sua rigenerazione in vista di un mondo migliore, pi\u00f9 felice e pi\u00f9 armonioso.<\/p>\n<p>Questo significa che c&#8217;\u00e8, nella visione di Eduardo, una tensione verso qualcosa di non ancora compiuto, di non ancora realizzato: per usare una parola grossa, una tensione soteriologica. Questa potrebbe configurarsi come una condizione interiore di segno &quot;religioso&quot;, e sia pure nel senso pi\u00f9 ampio del termine, ossia come un rifiuto dell&#8217;immanentismo chiuso in se stesso e perfettamente autosufficiente. Invece non c&#8217;\u00e8 alcun richiamo, alcun desiderio, nei confronti della trascendenza: l&#8217;uomo non ha bisogno di Dio, tutt&#8217;al pi\u00f9 ha bisogno di Cristo, anzi, del suo esempio morale: di un Cristo laico e interamente umano. Quello di Eduardo sarebbe, in definitiva, un umanesimo integrale, se non gli mancasse un elemento essenziale: l&#8217;accettazione totale dell&#8217;esistente, l&#8217;assenso incondizionato alla vita quale essa ci si presenta e quale gli uomini sono capaci di viverla.<\/p>\n<p>Per lui, quello che gli uomini sono, generalmente parlando, nella loro maniera di vivere, di sentire, di pensare, di agire, \u00e8 troppo limitato e imperfetto, troppo <em>umano<\/em>, cio\u00e8 troppo impastato di egoismo e di velleit\u00e0 contraddittorie; il che non gli impedisce di amarli, anzi, lo spinge ad amarli ancora di pi\u00f9; ma come li pu\u00f2 amare un santo, un eremita, un monaco che abbia deciso di separarsi da loro e sia capace di guardarli dall&#8217;esterno; come un testimone severo, forse come un giudice, che li ha pesati e li ha trovati troppo scarsi, e che vorrebbe vederli diversi da quello che sono. Tale \u00e8 la componente puritana, aristocratica, moralista di Eduardo: i protagonisti delle sue commedie, che riflettono il suo tormento interiore e la sua incessante ricerca di autenticit\u00e0, appaiono sempre come degli isolati, degli incompresi, perfino dei perseguitati, anche se il tono apparentemente discorsivo di gran parte del suo teatro potrebbe dissimulare tale condizione allo spettatore superficiale, e nascondere la sostanza seria, addirittura escatologica (altro parolone!) del suo discorso. In breve, si tratta di questo: Eduardo vorrebbe assistere a una sorta di rigenerazione morale dell&#8217;umanit\u00e0, anzi, vorrebbe dare ad essa un contributo personale. Evidentemente, egli si sente un po&#8217; come un profeta inascoltato, o come il protagonista della commedia di Ionesco \u00abI rinoceronti\u00bb: l&#8217;ultimo essere veramente umano in un mondo divorato dall&#8217;avidit\u00e0 e dalla mancanza di amore.<\/p>\n<p>Ha osservato Fiorenza Di Franco nella sua monografia \u00abIl teatro di Eduardo\u00bb (Bari, Laterza, 1975, pp. 228-232):<\/p>\n<p><em>\u00abNon di misantropia il &quot;personaggio Eduardo&quot; soffre, ma di solitudine, e sono gli altri a ridirlo in questo stato. Egli \u00e8 solo perch\u00e9 \u00e8 circondato da un&#8217;umanit\u00e0 presa dall&#8217;avidit\u00e0, dagli egoismi, dalle ipocrisie.<\/em><\/p>\n<p><em>Alla base del suo teatro &quot;c&#8217;\u00e8 sempre il conflitto tra individuo e societ\u00e0&quot; che egli si batte per eliminare. In &quot;Filumena Marturano&quot; lotta per l&#8217;eguaglianza dei cittadini, compresi i figli illegittimi; In &quot;Tommaso d&#8217;Amalfi&quot; e in &quot;De Pretore Vincenzo&quot; mette a nudo la precaria situazione degli abitanti di Napoli; nel &quot;Figlio di Pulcinella&quot; condanna lo sfruttamento del popolo; nel &quot;Sindaco del Rione Sanit\u00e0&quot; sottolinea la parzialit\u00e0 della giustizia verso i poveri e gli ignoranti; nel &quot;Monumento&quot; mostra dove possono arrivare le vittime sprovvedute del potere e manifesta un&#8217;aspra condanna di tutte le guerre. Ma non si ferma qui. Non si limita a denunciare i mali sociali, \u00e8 la condizione umana stessa che diventa la tematica dominante di tutta la sua opera. Non la tratta per\u00f2 in termini filosofici, intellettuali, dialettici o metafisici; parte da quella vita di tutti i giorno che mette in scena, usa il linguaggio semplice dell&#8217;uomo della strada &#8212; il dialetto quando \u00e8 adottato lo rende ancora pi\u00f9 colorito &#8212; e raggiunge cos\u00ec un&#8217;intesa con il pubblico e la maggior comprensione da parte degli spettatori. Questo spiega anche il successo di tutte le sue commedie. Eduardo nell&#8217;analizzare l&#8217;umanit\u00e0 spesso parte dalla famiglia ma non \u00e8 l&#8217;istituto come legame legale che lo interessa; pi\u00f9 volte nelle sue commedie egli si mostra favorevole al divorzio (che all&#8217;epoca in cui furono scritte ancora non esisteva in Italia). Egli infatti crede in un codice umano che \u00e8 al di sopra delle leggi scritte &#8212; vedi &quot;Filumena Marturano, &quot;Io&quot;, &quot;L&#8217;erede&quot;, &quot;Il sindaco del Rione Sanit\u00e0&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il matrimonio lo considera un legame solo quando alla base c&#8217;\u00e8 un vero amore arricchito dal dialogo e dal reciproco rispetto, a prescindere da ogni altro elemento. Un rapporto simile lo vorrebbe anche tra padri e figli, auspicando anzi che i pari eliminano ragioni di interesse che potrebbero incrinarlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella famiglia come nella societ\u00e0 Eduardo denuncia i convenzionalismi, i conformismi, la morale delle apparenze che distruggono la vera unione che dovrebbe esistere fra i loro membri. Non risparmia nessuno n\u00e9 lo fermano i tab\u00f9, mette a nudo le piaghe con accanimento, perch\u00e9 non vi pu\u00f2 essere amore e solidariet\u00e0 fra gli uomini se prima questi sentimenti non sono vivi ne nucleo primo della societ\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Passa poi a una visione pi\u00f9 larga, rappresentando campionari d&#8217;umanit\u00e0 o trasformando il coro in protagonista, reiterando accuse con foga e arrivando a dimostrare una colpevolezza collettiva.<\/em><\/p>\n<p><em>Le colpe pi\u00f9 gravi che Eduardo rimprovera all&#8217;umanit\u00e0 sembrano essere due. Una \u00e8 l&#8217;aver accettato come unico valore il denaro, dopo il crollo dei valori tradizionali che spesso erano retorici anch&#8217;essi. Non vi \u00e8 dunque rimpianto per questi ultimi, perch\u00e9 anche se nati come veri valori, col tempo sono stati ricoperti da sovrastrutture al punto da diventare delle entit\u00e0 vuote e senza significato, degli anacronismi. Vi \u00e8 invece nel suo teatro l&#8217;auspicio di ritrovare i veri valori umani, che potranno realizzarsi solo con la ricerca dell&#8217;autenticit\u00e0 da parte degli uomini. Eduardo pare delegare questo compito ai giovani verso i quali sembra nutrire pi\u00f9 fiducia che verso gli anziani.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;altra colpa degli uomini \u00e8 di non sapersi amare e di tradire cos\u00ec il comandamento lasciato da Cristo. A questo punto \u00e8 necessario spiegare come Eduardo vede il Cristo. Nel suo teatro Dio \u00e8 assente &#8211; il Dio di &quot;De Pretore Vincenzo&quot; \u00e8 pi\u00f9 la personificazione del potere umano che di quello divino &#8212; e il soprannaturale sta al di l\u00e0 della portata dell&#8217;uomo &#8211; vedi &quot;Le voci di dentro&quot; &#8212; e l&#8217;eternit\u00e0, se promessa all&#8217;uomo, risulta una truffa &#8212; vedi &quot;Il contratto&quot;. L&#8217;unica eternit\u00e0 concessa all&#8217;uomo \u00e8 quella di rivivere nei figli (&quot;Mia famiglia&quot;, &quot;Il figlio di Pulcinella&quot;) Ci\u00f2 nonostante, la predicazione del Cristo \u00e8 una realt\u00e0 presente nell&#8217;opera di Eduardo. \u00c8 un cristianesimo puro, al di fuori di ogni struttura quale la Chiesa con i suoi dogmi. \u00c8 aconfessionale, e si identifica con un nuovo umanesimo inteso come richiamo ai valori innati dell&#8217;uomo, valori che hanno perso la loro consistenza quando sono stati legalizzati dalla societ\u00e0 o dalla Chiesa.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo, dunque, nel teatro di Eduardo \u00e8 libero: libero di farsi la sua strada, libero di redimersi, libero di crearsi il suo destino. Non vi \u00e8 un destino ineluttabile come nel teatro di Pirandello e questo solo basterebbe a dimostrare la completa indipendenza dei due autori. Quelli poi che parlano del fatalismo di Eduardo avrebbero difficolt\u00e0 di provarlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Se diamo un sguardo da vicino al cammino di Eduardo, e precisamente dal dopoguerra in poi, possiamo vedere una partenza piena di speranze.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma vediamo pure che, forse per autodifesa contro possibili delusioni, gi\u00e0 in &quot;Napoli milionaria!&quot; Eduardo mette una nota negativa col sottolineare che la guerra veramente non era finita , a giudicare dal comportamento di certi uomini. Come l&#8217;uguaglianza auspicata in &quot;Filumena Marturano&quot; non si \u00e8 verificata, anzi si \u00e8 arrivati al divoramento degli uni con gli altri (&quot;Le voci di dentro&quot;) ignorando completamente la solidariet\u00e0 augurata in &quot;Napoli milionaria!&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>A questo punto lo scoramento di Eduardo arriva al massimo, ma la sua natura di ottimista non gli permette di lasciarsi andare alla disperazione ed egli si riprende. Se questa \u00e8 la condizione umana e sociale, tanto vale accettarla e continuare a vivere lo steso, malgrado tutto (&quot;La paura numero uno&quot;). Bisogna lavorare, lottare, sbaglia colui che cerca rifugio nell&#8217;illusione (&quot;Questi fantasmi!&quot;). Non ci si pu\u00f2 nemmeno rifugiare nell&#8217;alienazione, rimpiangendo il passato (&quot;Mia famiglia&quot;, &quot;Il monumento&quot;). Se la strada pare difficile per le vecchie generazioni, ben vengano i giovani (&quot;Il figlio di Pulcinella&quot;, &quot;Sabato, domenica e luned\u00ec&quot;).<\/em><\/p>\n<p><em>Le cose per\u00f2 non cambiano lo stesso. Lo scoramento prende di nuovo il sopravvento in Eduardo, perch\u00e9 gli uomini continuano a dare importanza solo al denaro: per loro \u00e8 la chiave di tutto, della giustizia, dell&#8217;esistenza stessa. \u00e8 forse auspicabile la violenza per provocare un ritorno alla coscienza? \u00c8 quello che la ragione sembra dettare, ma Eduardo sceglie il cuore e continua la sua lotta incruenta (&quot;Il sindaco del Rione Sanit\u00e0&quot;). Arriva cos\u00ec a dimostrare che si \u00e8 perfino disposti ad amare il prossimo ma solo per calcolo e per soddisfare la propria avidit\u00e0 di nuove ricchezze (&quot;Il contratto&quot;). Alcune sovrastrutture, poi mettono in pericolo l&#8217;integrit\u00e0 della societ\u00e0. Falsano i rapporti fra gli uomini che invece di amarsi non fanno che giudicarsi a vicenda (&quot;Gli esami non finiscono mai&quot;).<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 a questo punto che per ora il discorso di Eduardo si ferma, a questo punto si trova la sua lotta per un&#8217;umanit\u00e0 migliore, per una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta, condotta con l&#8217;arma pi\u00f9 congeniale per lui, il teatro: una commedia oggi, una commedia domani, pu\u00f2 darsi che il mondo diventer\u00e0 un po&#8217; meno rotondo e un po&#8217; pi\u00f9 quadrato, parafrasando le parole del sindaco del Rione Sanit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 proprio la natura ottimista di Eduardo che gli fa continuare la sua lotta malgrado tutte le delusioni che deve soffrire e che gli fanno sempre pi\u00f9 incavare il viso e immalinconire gli occhi. Questo perch\u00e9 lui crede fermamente che la vita va vissuta, accettata, come anche la morte, la fine naturale di essa, come dice la sua poesia &quot;&#8217;A vita&quot;&#8230;.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 vero quel che dice Fiorenza Di Franco, che la somiglianza fra il teatro di Pirandello e quello di Eduardo \u00e8 pi\u00f9 apparente che reale, perch\u00e9, se entrambi mettono in scena il dramma dell&#8217;individuo che si scontra con una societ\u00e0 sorda ed egoista, il primo non vede alcuna possibile via d&#8217;uscita, se non nella pazzia o nel distacco totale e in una sorta di atarassia quasi stoica (la cosiddetta &quot;filosofia del lontano&quot;), mentre il secondo, fondamentalmente ottimista quanto alla volont\u00e0 &#8212; non alla ragione &#8211; spera sempre che qualcosa possa cambiare: se non oggi, domani; e, se non per opera di questa generazione, della prossima.<\/p>\n<p>Ma su quali valori Eduardo immagina di rifondare la convivenza civile e di restaurare una societ\u00e0 a misura d&#8217;uomo, visto che non crede pi\u00f9 nei valori d&#8217;un tempo, e, del resto, ritiene che essi gi\u00e0 da molto avessero perduto la loro credibilit\u00e0 e la loro presa sulle persone, essendo divenuti ormai meramente formali? Non lo si capisce bene, e questa, a nostro avviso, \u00e8 la debolezza fondamentale di tutto il suo discorso, proprio perch\u00e9 Eduardo non si accontenta di descrivere la condizione umana, ma costruisce il suo teatro sull&#8217;intenzione di dare un contributo affinch\u00e9 si realizzi una svolta sociale e morale positiva. Ora, una letteratura militante &#8212; e il teatro \u00e8 un genere letterario, meglio se di larga presa sul pubblico &#8212; non pu\u00f2 esimersi da formulare una analisi sociale e culturale che sia esatta e realistica, n\u00e9 dall&#8217;individuare i mezzi e le risorse morali cui intende attingere per il suo progetto. Ora, ammesso che l&#8217;analisi di Eduardo sia adeguata, su che cosa egli si propone di far leva per rifondare i valori dei quali la societ\u00e0 ha bisogno? In altre parole: in che cosa crede Eduardo, e che cosa intende additare agli uomini, in positivo, che li aiuti a guarire dalla loro ossessione per il denaro e della mancanza di amore reciproco?<\/p>\n<p>Dire che crede negli uomini \u00e8 troppo, visto lo scoraggiamento che i tipici &quot;eroi&quot; di Eduardo provano di fronte alle difficolt\u00e0 insormontabili che si alzano davanti al loro desiderio di instaurare dei rapporti reciproci pi\u00f9 veri e sinceri. Gli uomini, cos\u00ec come sono, o come sono diventati, non gli piacciono; li vorrebbe diversi, e vorrebbe contribuire a cambiarli di nuovo, ma, ovviamente, in meglio. A impoverirli di sostanza umana \u00e8 stato, in ultima analisi, il progresso materialistico e consumistico del secondo dopoguerra; e con che cosa propone di farli rinsavire, di ri-umanizzarli, Eduardo, una volta esclusa la prospettiva trascendente? Con l&#8217;amore: benissimo; ma quale amore? Con l&#8217;amore predicato da Cristo: benissimo ancora. Ma l&#8217;amore predicato da Cristo non pu\u00f2 essere estrapolato dal suo naturale e vitale contesto religioso; non pu\u00f2 essere equiparato ad una morale laica, una delle tante. E ci\u00f2 per un motivo semplicissimo, che non ha niente a che fare con la pretesa dei credenti di essere, loro, sempre e comunque, nel giusto, e gli altri, nell&#8217;errore. Il fatto \u00e8 che Eduardo \u00e8 il primo ad ammettere che, negli uomini, gli istinti inferiori tendono sempre a prevalere, e le sue crisi di scoraggiamento, come uomo, come scrittore e come artista, derivano proprio da questo: ora, come \u00e8 possibile che gli uomini, che non possiedono i mezzi per far prevalere, da s\u00e9 soli, la propria parte migliore, riescano a realizzare proprio questo obiettivo, solo perch\u00e9 alcuni di loro sentono che cos\u00ec bisogna fare, e solo perch\u00e9 esistono ancora alcune persone che avvertono tutta la falsit\u00e0 e tutta la precariet\u00e0 della situazione esistente, e vorrebbero reagire?<\/p>\n<p>Eduardo, insomma, tenta di far leva su una specie di umanesimo laico, e si appella a dei valori umanistici &#8212; l&#8217;onest\u00e0, la sincerit\u00e0, la lealt\u00e0, l&#8217;altruismo &#8212; che lui stesso afferma di vedere calpestati e negletti ogni giorno. Ora, quei valori sono nati, fondamentalmente, dalla civilt\u00e0 cristiana (nel mondo antico, se pure esistevano, si applicavano solo ai familiari, ai parenti e ai connazionali); sono stati duemila anni di cristianesimo a farli entrare nella vita pratica delle persone, oltre che nella loro coscienza etica. Non vengono n\u00e9 dalla Rivoluzione francese, n\u00e9 dalla massoneria, n\u00e9 dalla Rivoluzione industriale, e tanto meno dalla scienza o dalla tecnica moderne. Ma Eduardo non riconosce questo fatto, insegue la chimera di una moralit\u00e0 laica sufficiente a se stessa &#8211; salvo poi lamentarsi in continuazione perch\u00e9 gli uomini non rispondono alle sollecitazioni dei suoi &quot;eroi&quot; teatrali, si mostrano duri e insensibili, egoisti e interessati. Questa non \u00e8 una posizione coerente, e non \u00e8 neppure del tutto onesta sul piano intellettuale. Se si alza la bandiera di un umanesimo laico e integrale (perch\u00e9 nulla bisogna aspettarsi al di fuori di questa vita), poi non ci si dovrebbe rammaricare incessantemente del fatto che gli uomini non sono come dovrebbero essere. Questo pu\u00f2 farlo solo chi non ammette un orizzonte esclusivamente immanentistico, ma si apre al mistero della trascendenza. Nel linguaggio religioso, si parla di peccato e di redenzione; ma nel mondo di Eduardo non vi \u00e8 il peccato, vi \u00e8 solamente il vizio: e da dove viene mai, questo vizio, se l&#8217;uomo pu\u00f2 e deve bastare a se stesso? E, soprattutto: da dove verr\u00e0 mai la redenzione, se ogni passo avanti sulla via della moralit\u00e0 \u00e8 seguito da due passi indietro?<\/p>\n<p>Gli esami, dice Eduardo nel titolo della commedia che \u00e8 il suo testamento spirituale, non finisco mai; e non finiscono mai perch\u00e9 l&#8217;uomo non ha ancora imparato ad essere buono con l&#8217;altro uomo, a fidarsene, ad amarlo: \u00e8 sempre tutto preso dall&#8217;amore egoistico di se stesso. Dove trover\u00e0 la forza per uscire dal circolo vizioso? Non si sa; non c&#8217;\u00e8 risposta. Da intellettuale &quot;progressista&quot;, Eduardo mostra di credere nel &quot;popolo&quot;, e specialmente nei pi\u00f9 poveri e sfruttati; ci\u00f2 gli fa onore, ma non diminuisce di un millimetro la difficolt\u00e0. \u00c8 proprio vero che la virt\u00f9 si accompagna alla povert\u00e0, sempre e comunque? Questo \u00e8 il classico mito buonista e illuminista, in definitiva il mito del buon selvaggio, rivisto e riadattato; ed \u00e8 anche il mito di molti cattolici &quot;progressisti&quot;, che leggono il Vangelo come fosse l&#8217;equivalente del \u00abCapitale\u00bb. Ma \u00e8 un mito fasullo: perch\u00e9 il &quot;popolo&quot;, cos\u00ec inteso, non esiste. Ci hanno creduto pi\u00f9 o meno tutti gl&#8217;intellettuali &quot;progressisti&quot;, da Robespierre a &quot;Che&quot; Guevara e da Majakovskij a Pasolini; Eduardo, quindi, fatte le debite distinzioni (e proporzioni), \u00e8 in buona compagnia. Ma partecipa, con loro, di una stagione culturale che \u00e8 finita, e di cui non ha saputo vedere, n\u00e9 comprendere, la fine: quella di una lunga illusione ideologica.<\/p>\n<p>Di suo, Eduardo ha messo nel proprio discorso teatrale un sincero amore per gli uomini, ma senza riuscire ad accettarli sino in fondo, e anche senza saperli rifiutare: il che tradisce uno smisurato concetto di s\u00e9, quasi che lui sia l&#8217;unico giusto in un mondo d&#8217;ingiusti, e aiuta a comprendere il perch\u00e9 di quel volto sempre pi\u00f9 incavato e di quello sguardo &#8212; come dice Fiorenza Di Franco &#8212; sempre pi\u00f9 immalinconito. Eduardo, inconsciamente, si carica di tutte le colpe degli uomini e tenta di espiarle sulla propria pelle, purch\u00e9 essi si salvino: senza rendersene conto, egli si percepisce come un nuovo Cristo, come un secondo Redentore: ma un redentore laico. Questa \u00e8 una contraddizione in termini: nessun uomo pu\u00f2 redimere un altro uomo, figuriamoci tutta l&#8217;umanit\u00e0; senza contare che, da solo, e pur con tutto il coraggio ed il buon volere di questo mondo, non riuscirebbe a redimere neppure se stesso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il teatro di Eduardo De Filippo \u00e8 malato di misantropia, di pessimismo cronico, di scoraggiamento patologico nei confronti della vita? 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