{"id":24890,"date":"2017-11-01T03:08:00","date_gmt":"2017-11-01T03:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/01\/le-tre-fiere-edonismo-materialismo-libertinismo\/"},"modified":"2017-11-01T03:08:00","modified_gmt":"2017-11-01T03:08:00","slug":"le-tre-fiere-edonismo-materialismo-libertinismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/01\/le-tre-fiere-edonismo-materialismo-libertinismo\/","title":{"rendered":"Le tre fiere: edonismo, materialismo, libertinismo"},"content":{"rendered":"<p>Al principio della <em>Divina Commedia<\/em>, come tutti sanno, Dante si smarrisce, di notte, in una foresta paurosa; e quando poi, al primo albeggiare, trova la strada per uscirne e inizia la salita di un colle ameno, si vede il passo impedito da tra fiere dall&#8217;aspetto terrificante: una lonza (forse una lince, forse una pantera), un leone e una lupa. La tradizione esegetica identifica questi tre animali con i tre vizi capitali dell&#8217;umanit\u00e0: la lonza con la lussuria, il leone con la superbia e la lupa, la pi\u00f9 minacciosa di tutte, con l&#8217;avarizia, intesa essenzialmente come cupidigia, ossia come smania di accumulare sempre maggiori ricchezze. Dante, con questa allegoria, ha voluto rappresentare la societ\u00e0 del suo tempo, sprofondata nel peccato, e mostrare chiaramente quali sono le tendenze peccaminose che distruggono la dimensione morale degli individui e spingono tutto l&#8217;insieme della vita sociale verso il precipizio dell&#8217;autodistruzione. Per lui, il male che attanaglia l&#8217;umanit\u00e0 non \u00e8 qualcosa di vago, di generico, qualcosa a cui non si sa dare esattamene un nome, un nemico difficile da riconoscere; al contrario, egli d\u00e0 un nome preciso a ciascun peccato, secondo la teologia morale cattolica, la stessa che dovrebbe fungere da stella polare anche per il credente dei nostro giorni. Si tratta dei sette vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia; fra di essi, che formano l&#8217;impalcatura fondamentale dei nove cerchi infernali, Dante individua i primi tre come i maggiori responsabili della profonda decadenza morale degli uomini del suo tempo, e contro di essi vuole mettere in guardia i lettori della <em>Divina Commedia<\/em>, mostrando le terribili conseguenze di una vita peccaminosa e, al contrario, la perfetta beatitudine riservata alle anime che sanno vivere e morire nella grazia di Dio.<\/p>\n<p>Fin qui, Dante. Ma gli uomini i moderni, s\u00ec, pensano di essere migliori dei loro antenati, in tutto, compresa la sfera morale; pensano di aver capito meglio quale sia il senso della vita, di aver compreso pi\u00f9 cose, e con maggiore precisione, riguardo al mondo in cui viviamo; e, insomma, di aver molta pi\u00f9 voce in capitolo, rispetto a quelli, di qualsiasi cosa si voglia parlare. Non fanno eccezione i cattolici moderni, sia laici, sia consacrati, e tanto meno i teologi moderni, i quali, chiss\u00e0 perch\u00e9, ritengono di aver meglio penetrato il senso delle Scritture e di aver quindi attinto il &quot;vero&quot; spirito del Vangelo (spirito con la lettera minuscola), grazie alla loro superiore perizia filologica e alla loro capacit\u00e0 di contestualizzare, storicizzare, problematizzare. Qualcuno si \u00e8 spinto ancora pi\u00f9 in l\u00e0, per esempio quel padre Sosa Abascal, attuale generale dei gesuiti, il quale \u00e8 arrivato ad affermare, in una intervista rilasciata ad un giornale spagnolo, che non si sa cosa disse realmente Ges\u00f9 Cristo, perch\u00e9 non c&#8217;era alcun registratore che ne registrasse fedelmente le parole: col bel risultato, se esiste una cosa che si chiama logica, che tutto quel che crediamo di sapere su Ges\u00f9 \u00e8 puramente ipotetico; che il Vangelo \u00e8 solo un insieme di congetture, di approssimazioni, e, forse, di falsificazione (ma allora, aveva ragione Dan Brown?); che la Chiesa, per duemila anni, ha spacciato per vero e per certo quel che ha voluto, mentre, in effetti, tutto ci\u00f2 non era n\u00e9 vero, n\u00e9 certo: non la teologia, non la dottrina, non la morale, e tanto meno quisquilie chiaramente soggette al mutare dei tempi, come la pastorale e la liturgia. \u00c8 molto consolante sapere, in questi tempi d&#8217;incertezza morale di sbandamento spirituale, che un pezzo grosso della Chiesa cattolica ha queste opinioni riguardo al Vangelo; \u00e8 di vero conforto, per tutti i fedeli, sapere che, per Lui, non sappiamo cosa disse davvero Ges\u00f9, e quindi la nostra fede in Lui posa letteralmente sulla sabbia. Dio, che \u00e8 somma Giustizia, gli render\u00e0 merito per aver svolto cos\u00ec degnamente, e con tanta dolcezza e delicatezza, il compito che gli era stato affidato, di custodire il piccolo gregge.<\/p>\n<p>Sia come sia, padre Sosa o no, resta l&#8217;interrogativo: il dilemma morale fondamentale in cui versa l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 cambiato, dai tempi di Dante Alighieri, o \u00e8 sempre lo stesso? La modernit\u00e0 ha prodotto dei mutamenti anche per quel che riguarda la relazione dell&#8217;uomo con il peccato? A noi, che non siamo mai stati modernisti, che non abbiamo alcuna simpatia per la modernit\u00e0 e che consideriamo il modernismo teologico, secondo l&#8217;insegnamento di san Pio X, una gravissima eresia, anzi, la sintesi di tutte le eresie, la risposta sorge spontanea alle labbra: no, assolutamente no. Semmai, le tendenze peccaminose si sono ulteriormente accentuate, in una misura che lo stesso Dante, che pure era incline al pessimismo, non avrebbe probabilmente immaginato, neppure nelle sue pi\u00f9 cupe fantasie. L&#8217;umanit\u00e0, oggi, si \u00e8 smarrita pi\u00f9 che mai nella selva del peccato, in preda a tutti e sette i vizi capitali e specialmente alla lussuria, alla superbia e alla cupidigia. Tuttavia, se dovessimo scegliere delle parole e dei concetti tipicamente moderni, per indicare le tre fiere che minacciano di divorare l&#8217;anima dell&#8217;uomo moderno, diremmo &#8212; senza con ci\u00f2 pretendere di modificare il quadro delineato dalla teologia morale cattolica di sempre, perch\u00e9 la modernit\u00e0 \u00e8 una malattia nuova, ma insieme antica, in quanto attinge alle tendenze peccaminose ancestrali, che sono sempre le stesse e non mutano nel corso del tempo, anche se possono mutare le loro forme esteriori &#8212; che sono l&#8217;edonismo, il materialismo e il libertinismo.<\/p>\n<p><em>L&#8217;edonismo<\/em>: ovvero l&#8217;assolutizzazione del principio del piacere (dal greco <em>edon\u00e9<\/em>), visto come lo scopo ultimo della vita umana: una concezione assolutamente non cristiana, anzi del tutto incompatibile con il cristianesimo, dato che, per quest&#8217;ultimo, il fine della vita umana \u00e8 ben altro: \u00e8 il conseguimento del Bene, cio\u00e8 della conoscenza, dell&#8217;adorazione e del servizio nei confronti di Dio, e, di conseguenza, dell&#8217;amor e verso il prossimo. Finch\u00e9 l&#8217;edonismo era insegnato, per cos\u00ec dire, da piccole scuole filosofiche, e predicato da qualche scrittore e pensatore isolato, non \u00e8 mai riuscito a far breccia nella coscienza della societ\u00e0; \u00e8 stato appannaggio, casomai, di piccoli gruppi di persone benestanti, le quali, disponendo di tempo e denaro in abbondanza, hanno coltivato i loro vizi privati, senza alcuna pretesa di farne la nuova religione dell&#8217;umanit\u00e0. Le cose son radicalmente cambiato quando, con la tarda modernit\u00e0, \u00e8 arrivato anche un diffuso &quot;benessere&quot;, o, quanto meno, qualche cosa che veniva spacciato, con successo, per tale: abbagliata dall&#8217;improvvisa disponibilit\u00e0 di beni, dal fatto di vedere a portata di mano cose che, prima, la maggior parte delle persone poteva soltanto sognare, la societ\u00e0 si \u00e8 rapidamente convertita al nuovo credo, introiettandolo cos\u00ec a fondo, da farne una parte essenziale della propria struttura psicologica e morale. L&#8217;uomo moderno \u00e8, in quanto tale, edonista per definizione: non c&#8217;\u00e8 bisogno di fare alcun ragionamento per essere edonisti, dal momento che i bambini, ormai, succhiano lo stile di vita edonista insieme al latte materno, e crescono con la ferma convinzione &#8211; appresa non dai libri, ma dall&#8217;esempio degli adulti e dall&#8217;azione concentrica dei <em>mass media<\/em> &#8212; che il piacere \u00e8 il solo, vero fine dell&#8217;esistenza umana. Un ragazzo, oggi, si meraviglia alquanto se si tenta di spiegargli che, forse, le cose non stanno proprio cos\u00ec: per lui, l&#8217;edonismo non \u00e8 una opinione, una possibilit\u00e0, una via fra le possibili vie; \u00e8, puramente e semplicemente, la realt\u00e0 dei fatti, la natura stessa delle cose. <em>La vita \u00e8 fatta per il piacere e il piacere \u00e8 lo scopo della vita.<\/em> Per moltissime persone, questa \u00e8 una realt\u00e0 tanto evidente, quanto lo \u00e8 il fatto che si respira per vivere, o che si mangia per sostenere le funzioni vitali dell&#8217;organismo. E proprio perch\u00e9 la maggioranza delle persone non sono giunte all&#8217;edonismo attraverso un percorso teorico, ma ci sono nate in mezzo e lo considerano come il naturale modo di vivere, \u00e8 adesso tanto pi\u00f9 arduo, tanto pi\u00f9 difficile tentare di sradicarlo dalle coscienze, e ricondurre gli uomini a un diverso atteggiamento nei confronti dello scopo della vita umana. Una filosofia si pu\u00f2 sempre confutare, ma uno stile di vita non pu\u00f2 essere confutato: pu\u00f2 solo essere smentito dai fatti; ma ce ne vuole, prima che ci\u00f2 accada. In pratica, le promesse del consumismo si sono gi\u00e0 mostrate fallaci, e il miraggio del benessere \u00e8 sfumato nello spazio di un mattino &#8212; molto meno di una generazione, nel caso del nostro Paese &#8211; eppure l&#8217;edonismo conserva la sua presa sugli animi: tale \u00e8 la sua forza d&#8217;inerzia, e tale il suo potere d&#8217;attrazione, perfino dopo la sua piena e radicale smentita da parte della storia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che conferisce tanta forza, diciamo cos\u00ec, passiva, all&#8217;ideale di vita edonistico, \u00e8 il suo intrecciarsi con la <em>visione materialistica<\/em> del reale. Se tutto \u00e8 materia e solamente materia, se non ci sono n\u00e9 Dio, n\u00e9 l&#8217;anima, n\u00e9 una vita dopo la morte; se non esistono premi e castighi ultraterreni, ma abbiamo da giocarci quest&#8217;unica partita, che si gioca fra la nascita e la morte fisica: ebbene, allora non ha senso perder tempo dietro alle chimere del dovere, del sacrificio, del rispetto di s\u00e9 e degli altri, tanto meno della ricerca della Verit\u00e0: non c&#8217;\u00e8 alcuna Verit\u00e0 con la lettera maiuscola; ci sono delle occasioni favorevoli, che devono essere colte ogni volta che siano alla nostra portata, mentre, nello stesso tempo, dobbiamo stare attenti a scansare tutte le occasioni di sofferenza, d&#8217;insuccesso, di fallimento, perch\u00e9 esse rappresentano il male per antonomasia. La sofferenza e la sconfitta sono sempre il male, il piacere e la vittoria sono sempre il bene: questo dicono, concordemente, l&#8217;edonismo e il materialismo. Di suo, il materialismo ci mette una ulteriore sottolineatura in senso crudamente immanentistico: non esiste un bene che non sia anche piacere, e non esiste piacere che non sia piacere dei sensi. Il cosiddetto piacere spirituale, se pure esiste (cosa di cui il materialista dubita, o che nega senz&#8217;altro), \u00e8 pur sempre una conseguenza del piacere sensibile, e si accompagna ad esso: ma, di per s\u00e9, non esiste, non vive di vita propria. Siamo tutti corpi, siamo soltanto animali: l&#8217;anima non esiste, esiste solo la mente, e la mente \u00e8 un prodotto del sistema nervoso, cio\u00e8 del corpo. Quando la macchina del corpo si ferma, si ferma anche la mente, e la vita umana non ha pi\u00f9 alcun valore. Ecco perch\u00e9 il materialista \u00e8 un fervente sostenitore dell&#8217;aborto, nel caso che il feto presenti delle malformazioni, e un ardente paladino dell&#8217;eutanasia, nel caso che il corpo sia aggredito da malattie inguaribili o da menomazioni gravi, che impediscono il buon funzionamento della consapevolezza. <em>A che serve la vita in simili condizioni?,<\/em> essi domandano, con aria di sfida. Se lo scopo della vita \u00e8 il piacere e se non esiste altro piacere che quello fisico \u00e8 chiaro che un bambino affetto da qualche seria patologia, o un anziano non pi\u00f9 cosciente di s\u00e9, non hanno alcuna ragione per continuare a vivere: ed eco che i loro genitori e i loro parenti, &quot;pietosamente&quot;, com&#8217;essi dicono, si arrogano il diritto di far spegnere le macchine, di far cessare il lavoro dei medici &#8212; o, come nel caso di Eluana Englaro, semplicemente quello di staccare i tubi dell&#8217;alimentazione, e lasciar morire il paziente di fame e di sete. <em>Ma tanto<\/em>, essi dicono, il paziente <em>non \u00e8 pi\u00f9 cosciente! Non \u00e8 evidente, dal momento che noi siamo soltanto corpi?<\/em> \u00c8 inutile discutere con costoro: hanno gi\u00e0 la verit\u00e0 in tasca, sanno tutto, conoscono tutto: sanno anche quel che avviene nel mistero dell&#8217;anima di una persona che si trova in coma. Sanno che non ha pi\u00f9 alcun senso farla restare in vita. Lasciarla morire, per essi, \u00e8 un segno di rispetto della sua &quot;dignit\u00e0&quot;. Perch\u00e9 la dignit\u00e0 della vita, per loro, si riduce al fatto di avere un corpo sano, una mente lucida e, quindi, la possibilit\u00e0 di godere ancora dei piaceri dell&#8217;esistenza; senza di che, non vale la pena di continuare a esistere. Strano: di solito, i sostenitori della visione materialista sono anche dei progressisti a tutto campo, gente che si straccia le vesti quando si parla dei progetti eugenetici nazisti: e non si accorgono che, pur non essendo nazisti, la loro idea della vita somiglia terribilmente a quella di Hitler. Ma per carit\u00e0, non provate a spiegarlo a uno di codesti progressisti: si arrabbierebbe moltissimo e probabilmente sporgerebbe querela contro di voi. Perch\u00e9, se siete stati cos\u00ec impudenti da sbattergli in faccia la verit\u00e0, il minimo che meritate \u00e8 di venire ridotti al silenzio a colpi di codice penale. Con il che si vede di che stoffa \u00e8 fatto il loro sbandierato democraticismo.<\/p>\n<p><em>Il libertinismo<\/em>, infine, \u00e8, probabilmente, il tratto pi\u00f9 caratteristico della deriva morale dell&#8217;umanit\u00e0 moderna. Non si tratta, specificamente, n\u00e9 del libertinismo spirituale, teorizzato da certi cristiani, fra i quali Lutero (<em>pecca fortiter, sed crede fortius<\/em>), n\u00e9 di quello filosofico, ispirato allo scetticismo e all&#8217;epicureismo, e neppure di quello sessuale, ma di una sintesi di tutti e tre, che possiamo sintetizzare in questa formula: l&#8217;uso sbagliato, perch\u00e9 soggettivo, arbitrario e unilaterale, della libert\u00e0 umana, senza timor di Dio e, anzi, contro Dio, nella convinzione che solo spezzando le &quot;catene&quot; del soprannaturale l&#8217;uomo pu\u00f2 trovare ci\u00f2 a cui egli profondamente aspira, cio\u00e8 il piacere: e qui il libertinismo si ricollega, e si fonde e si sostiene a vicenda, con l&#8217;edonismo e con il materialismo. Di fatto, essi formano una triade inscindibile: l&#8217;edonista \u00e8 anche un materialista, e il materialista \u00e8 necessariamente un libertino, nel senso che non riconosce altra forma di libert\u00e0 se non quella che lui stesso, individualmente e soggettivamente, realizza, spezzando ogni legame con la morale tradizionale e con la religione dei padri, proteso all&#8217;affermazione esclusiva di se stesso. \u00c8 quasi inutile sottolineare che questa triade conduce direttamente alla morte dell&#8217;anima, nella maniera pi\u00f9 rapida e inesorabile: \u00e8 evidente infatti che se non si ammette altro principio esistenziale al di sopra del piacere, se non si ammette l&#8217;esistenza di nient&#8217;altro che la pura materia, e se non si accetta alcun limite alla libert\u00e0 soggettiva, tutto quel che rimane \u00e8 una vita breve, casuale, che viene letteralmente dal nulla, cio\u00e8 da un aggregato accidentale d&#8217;atomi, e scompare nel nulla della morte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al principio della Divina Commedia, come tutti sanno, Dante si smarrisce, di notte, in una foresta paurosa; e quando poi, al primo albeggiare, trova la strada<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[114],"class_list":["post-24890","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-dante-alighieri"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24890","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24890"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24890\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24890"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24890"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24890"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}