{"id":24889,"date":"2015-10-21T05:42:00","date_gmt":"2015-10-21T05:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/21\/la-lezione-di-edith-stein-e-che-la-grazia-non-la-scienza-getta-un-ponte-tra-lessere-finito-e-dio\/"},"modified":"2015-10-21T05:42:00","modified_gmt":"2015-10-21T05:42:00","slug":"la-lezione-di-edith-stein-e-che-la-grazia-non-la-scienza-getta-un-ponte-tra-lessere-finito-e-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/21\/la-lezione-di-edith-stein-e-che-la-grazia-non-la-scienza-getta-un-ponte-tra-lessere-finito-e-dio\/","title":{"rendered":"La lezione di Edith Stein \u00e8 che la Grazia, non la scienza, getta un ponte tra l\u2019essere finito e Dio"},"content":{"rendered":"<p>La grande lezione di Edith Stein, sulle orme di San Tommaso d&#8217;Aquino, \u00e8 che non la scienza, ma la fede illumina la ricerca umana nel suo struggente bisogno di contemplare Dio; e che solo grazie ad essa l&#8217;anima \u00e8 in grado di mettere in campo le necessarie, insospettabili risorse d&#8217;intelligenza, di energia, di volont\u00e0 e amore.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l&#8217;essere umano non pu\u00f2 vivere senza Dio, senza ascoltare il richiamo dell&#8217;Essere nel quale soltanto sente di poter trovare pace e riposo e nel quale soltanto la sua esistenza terrena, con le sue speranze e le sue delusioni, con le sue fragilit\u00e0 e il suo anelito verso l&#8217;Assoluto, finalmente acquista un senso, una direzione, uno scopo.<\/p>\n<p>Questa scoperta gioiosa e folgorante, suscettibile di trasfigurare letteralmente la vita umana e di illuminarne pienamente la vera finalit\u00e0, \u00e8 stata sintetizzata in maniera efficace da una studiosa di Edith Stein, la monaca carmelitana Maria Cecilia del Volto Santo, dalla cui monografia, dedicata alla pensatrice ebrea-tedesca, riportiamo un passaggio-chiave (\u00abEdith Stein\u00bb, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 1996, pp. 100-103):<\/p>\n<p><em>\u00abL&#8217;irrompere della trascendenza di Dio nel suo intimo l&#8217;aiuta a scoprire le impensate possibilit\u00e0 di cui l&#8217;essere finito \u00e8 capace quando si apre alla grazia, quando, cio\u00e8, natura e spirito si incontrano e sintonizzano. Penetrando dentro di s\u00e9, nell&#8217;essenza intima &#8212; in modo non pi\u00f9 esclusivamente filosofico (ambito pur sempre restrittivo), ma teologico-filosofico -, Edith si rende atta a ricevere da Dio la rivelazione di realt\u00e0 sconfinate immerse da lui nel suo cuore e nella sua mente; realt\u00e0 stupende che riescono ad appagare finalmente le profonde esigenze di interiorit\u00e0 e di totalit\u00e0, che prima, ancora sconosciute, la facevano soffrire fino a provocare crisi di identit\u00e0. \u00c8 a questi livelli profondi che avviene la vera conoscenza della fede e l&#8217;incontro unitivo dell&#8217;essere umano con il suo Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo studio del Dottore Angelico conferm\u00f2 Edith nella realt\u00e0 della fede. Il santo le offr\u00ec un nuovo vasto orizzonte di ricerca e la port\u00f2 pure alla constatazione dell&#8217;esistenza di due campi del sapere: uno che ha la sua forza nella ragione, l&#8217;altro la sua fonte nella Rivelazione. I due campi hanno punti di convergenza: la Rivelazione illumina ed amplia l&#8217;intelletto.<\/em><\/p>\n<p><em>La fede \u00e8 certa, non evidente come conclusione di un ragionamento. A suo tempo Edith era passata dall&#8217;universit\u00e0 di Breslavia a quella di Gottinga perch\u00e9, a suo parere, trovava nella filosofia husserliana delle &quot;certezze verificate&quot;. Ora scopre che la certezza definitiva deriva dalla fede; la d\u00e0 Dio solo. Bisogna affidarsi alla Certezza; d&#8217;altro canto, per\u00f2, \u00e8 irragionevole respingere la seriet\u00e0 dell&#8217;informazione scientifica, dotata di probabilit\u00e0, sebbene non si debba mai assolutizzare la scienza che \u00e8 sempre in via e pu\u00f2 errare: &quot;Possiamo costatare ogni giorno quante cose erano sbagliate di ci\u00f2 che abbiamo imparato. Ed \u00e8 utile fare una simile costatazione, perch\u00e9 ci si rende conto che non possiamo fidarci di noi stessi e che saremmo perduti se un Altro, che vede meglio e pi\u00f9 lontano, non si curasse di noi&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;approfondimento di san Tommaso condusse Edith ad una indagine personale che le chiar\u00ec la possibilit\u00e0 di un certo collegamento tra la filosofia medioevale e quella contemporanea. Il collegamento era posto dalla fenomenologia, vista da lei come via di comunicazione per passare dalla prima alla seconda.[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Edith dichiara che non la scienza ma la fede \u00e8 la strada certa che conduce a Dio: &quot;La via della fede ci d\u00e0 pi\u00f9 della via della conoscenza filosofica; il Dio vicino come persona, che ama ed \u00e8 misericordioso, ci d\u00e0 una certezza che non \u00e8 propria di alcuna conoscenza naturale&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Si sente l&#8217;eco dell&#8217;Aquinate: &quot;[&#8230;] la certezza data dalla luce divina \u00e8 pi\u00f9 grande di quella offerta dalla luce della ragione naturale&quot;. Rileviamo, per\u00f2, che il travaglio fenomenologico, in cui Edith \u00e8 cresciuta, \u00e8 gi\u00e0 via largamente aperta alla trascendenza. Cio\u00e8, quel volgersi dal relativismo soggettivistico all&#8217;oggettivit\u00e0 era un andare alla ricerca originaria della stessa verit\u00e0. Ovviamente, se la filosofia, fenomenologica o no, non si avvia al trascendente, restringe la visuale gnoseologica. Se si apre ad esso, la sua sincera ricerca, prima o poi, rinvia all&#8217;Assoluto, poich\u00e9 fa emergere l&#8217;anelito religioso insito in ogni persona. Si pu\u00f2 arrivare cos\u00ec alla fede, a Dio: verit\u00e0 assoluta che fonda ogni altra verit\u00e0. Questo anelito dimostra che l&#8217;uomo \u00e8, per sua natura, un essere religioso; se non si incontra con Dio, sradica da s\u00e9 le migliori possibilit\u00e0 del suo essere, che vivr\u00e0 &quot;adagiato&quot; nella superficialit\u00e0 senza poter giungere alla completezza e unificazione della sua personalit\u00e0 e alla scoperta delle sue migliori e innate capacit\u00e0.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Il percorso intellettuale e umano di Edith Stein, pertanto, \u00e8 estremamente significativo per chiunque, animato da sincero desiderio di verit\u00e0, non si accontenti delle verit\u00e0 relative che offre la scienza, le quali, pur rispettabili e utili nel loro ambito, non esauriscono affatto la domanda di senso, anzi, non la interpellano nemmeno, dal momento che la scienza opera sul come e non sul fine, e dirige il suo sguardo esclusivamente al mondo della natura.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno sente con pi\u00f9 drammatica urgenza la tensione verso l&#8217;Assoluto, proprio perch\u00e9 la clamorosa affermazione della conoscenza scientifica gli ha fatto intravedere, a un certo momento, la possibilit\u00e0 di giungere, con le sue sole forze, alle soglie del grande Mistero, la domanda sul senso del tutto; ma \u00e8 stato, appunto, un momento: mano a mano che la scienza confermava di essere soltanto un sia pur utile strumento d&#8217;indagine nell&#8217;ambito del finito, l&#8217;uomo moderno si \u00e8 sentito doppiamente solo e abbandonato, deluso nelle sue aspettative, amareggiato nelle sue speranze, in balia di un destino incomprensibile e quasi beffardo.<\/p>\n<p>In un certo senso, \u00e8 vero che l&#8217;uomo moderno, se non riesce a scorgere la necessit\u00e0 di affidarsi alla garanzia di un Altro, che faccia da fondamento al suo cercare e al suo protendersi verso la verit\u00e0, finisce per precipitare negli abissi dello sdoppiamento, della disintegrazione spirituale, della follia: come si vede, per esempio, nei personaggi di Pirandello, tutti dominati da una stessa nevrosi e da una stessa angoscia, tutti ugualmente delusi e amareggiati, tutti interiormente scissi e brancolanti sull&#8217;orlo della follia, che taluni di essi finiscono per accogliere come una forma, e sia pure paradossale, di liberazione. Cosa pu\u00f2 esservi, infatti, di pi\u00f9 straziante, di pi\u00f9 contraddittorio e di pi\u00f9 beffardo, di un sapere che distrugge proprio ci\u00f2 a cui il sapere, per definizione, tende: la via verso la verit\u00e0, o, quanto meno, la speranza di poter scorgere, un giorno, quella via?<\/p>\n<p>Eppure, tale \u00e8 la condizione dell&#8217;uomo moderno: dopo aver demolito, pezzo a pezzo, il sapere tradizionale; dopo essersi sbarazzato della metafisica e della teologia; dopo aver proclamato che le uniche cose importanti sono i fatti, e la spiegazione dei fatti, egli si \u00e8 ritrovato fra le mani uno strumento completamente spuntato, un&#8217;arma perfettamente inutile. Si \u00e8 accorto che la scienza gli poneva tutta una serie di domande alle quali essa non \u00e8, n\u00e9 potr\u00e0 mai esser, in grado di rispondere: perch\u00e9 la scienza non ha nulla da dire riguardo al senso, ma solo e unicamente al modo in cui le cose avvengono. Qual meraviglia se l&#8217;uomo moderno, dopo aver creduto di sfiorare il Cielo con la sua torre di Babele, \u00e8 piombato nello scoramento pi\u00f9 profondo, nel relativismo e nel cinismo, nel nichilismo e nel pessimismo pi\u00f9 cupo e rassegnato?<\/p>\n<p>Evidentemente, pur con tutta la sua raffinata intelligenza, la sua acribia ermeneutica, la sua profonda sensibilit\u00e0 critica, egli ha smarrito, lungo la strada della ricerca, la cosa pi\u00f9 importante: l&#8217;umilt\u00e0, fatta di consapevolezza del proprio limite e di disponibilit\u00e0 ad aprirsi alla Verit\u00e0 che da lui non dipende, ma dalla quale \u00e8 lui a dipendere: la Verit\u00e0 assoluta, che gli domanda un salto di qualit\u00e0 nel proprio livello di coscienza, un abbandono delle sue presuntuose certezze e delle sue ambiziose semi-verit\u00e0, per lasciarsi penetrare dalla luce ineffabile del Vero, che \u00e8 la luce dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>All&#8217;orgoglio prometeico dell&#8217;uomo moderno, un tale riconoscimento \u00e8 sembrato un cedimento vergognoso, una vile abdicazione della sua ragione, di cui va tanto superbo: dimenticandosi che la ragione non \u00e8 la sola forma del conoscere e che, nel palazzo della ragione stessa, vi sono tante stanze che egli non conosce bene, o che non conosce affatto, perch\u00e9 non vi \u00e8 soltanto la ragione logico-matematica, galileiana, meccanicista, quantitativa, quale unica manifestazione del Logos; non vi \u00e8 soltanto la ragione utilitarista, strumentale e calcolante. Vi sono anche altre vie per le quali la ragione pu\u00f2 manifestarsi, con la partecipazione di altre facolt\u00e0 dell&#8217;anima, prima fra tutte la ragione intuitiva, che afferra le cose prima che l&#8217;intelletto le abbia pienamente illuminate, e molto prima che abbia tentato di chiarirle in maniera puntuale e dimostrativa.<\/p>\n<p>In ultima analisi, se la conoscenza \u00e8 un atto di amore, cos\u00ec come lo \u00e8 la Creazione, allora i due percorsi, quello dell&#8217;uomo verso la Verit\u00e0 e quello dell&#8217;Essere verso l&#8217;uomo, sono destinati a incontrarsi: ed \u00e8 dal loro incontro che la condizione umana riceve quella infusione di senso e di valore, quella trasformazione spirituale, quella illuminazione intellettuale e quella intima rivelazione dell&#8217;anima a se stessa, in cui consiste, propriamente, il fine della vita umana: il completamento e l&#8217;integrazione della differenza ontologica fra la creatura e il Creatore, fra l&#8217;io e il Tu, fra il relativo e l&#8217;Assoluto. Solo allorch\u00e9 l&#8217;anima riesce a compiere questo passaggio evolutivo, solo quando riesce ad aprirsi a questa forza benefica, si realizza la sua seconda nascita, la nascita alla vita soprannaturale, che \u00e8 la Grazia.<\/p>\n<p>La vita umana, dunque, \u00e8 una ricerca di verit\u00e0, ossia una ricerca di senso; e non si acquieta, non si placa, non si rasserena, finch\u00e9 l&#8217;anima non comincia a intravedere, pur in mezzo alle nebbie incerte e ai dubbiosi passaggi della condizione propria del finito, la luce sfolgorante dell&#8217;Infinito, la luce dell&#8217;Essere, dalla quale ogni cosa ha ricevuto il proprio inizio e verso la quale ogni cosa tende naturalmente, anche se non lo sa. Intravedere quella luce non \u00e8 come esserne pienamente investiti e rigenerati; e tuttavia, \u00e8 una esperienza fondamentale, e pu\u00f2 essere il principio di una vita completamente rinnovata: una vita giovane in luogo della stanchezza, una vita gioiosa in luogo dell&#8217;amarezza, una vita realizzata in luogo d&#8217;una vita inutile. E, come direbbe il padre Dante: \u00abOh, felice colui cu&#8217; ivi elegge!\u00bb (\u00abInferno\u00bb, 129).<\/p>\n<p>Felice, infatti, \u00e8 colui che giunge in vista della meta; che riesce a intravedere il fine di tutti i suoi sforzi, e sente che la sua fatica sar\u00e0 ricompensata; anzi: che \u00e8 gi\u00e0 ricompensata, perch\u00e9 l&#8217;aver trovato il senso, del quale andava in cerca, \u00e8 gi\u00e0 premio a se stesso: qualunque cosa accada e indipendentemente dal fatto di realizzare <em>materialmente<\/em> il proprio sogno. Ecco, l&#8217;inganno della cultura moderna \u00e8 tutto qui: nella pretesa che ogni sogno si realizzi nella sfera del finito; che ogni slancio dell&#8217;anima trovi il premio non in se stesso, ma in qualche cosa d&#8217;altro: in un oggetto, in una remunerazione, in un qualcosa di utile, che sia fruibile sul piano pratico, che contribuisca alla gratificazione dell&#8217;io. Ma l&#8217;io di colui che giunge alle soglie dell&#8217;Infinito \u00e8 gi\u00e0 scomparso: non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, non fa pi\u00f9 i capricci, non brama, n\u00e9 teme, n\u00e9 spera pi\u00f9 nulla. Ha finito di tiranneggiare, ricattare e tormentare l&#8217;anima con le sue bizze e con le sue assurde, incontentabili pretese.<\/p>\n<p>Edith Stein lo aveva capito. La parte pi\u00f9 preziosa del suo insegnamento, che si rivolge all&#8217;uomo moderno, cos\u00ec esigente in fatto di razionalit\u00e0 &#8212; mentre l&#8217;uomo pre-moderno era pi\u00f9 pronto e disponibile all&#8217;immediatezza della fede &#8212; \u00e8 la constatazione che nulla, nella ricerca intellettuale, contrasta con il raggiungimento della Verit\u00e0 soprannaturale, anzi, che tutto vi concorre; che, razionalmente parlando, non vi \u00e8 alcun sacrificio da fare, alcuna mortificazione da subire: ma che si tratta, semplicemente, a un certo punto, di trasbordare su di un altro veicolo, perch\u00e9 la ragione umana non \u00e8 fatta per le altezze stratosferiche della Verit\u00e0, ma solo per le pi\u00f9 modeste altitudini delle verit\u00e0 parziali, materiali e terrene.<\/p>\n<p>In altre parole: nessuno chiede all&#8217;uomo moderno di rinunciare alla sua ragione, alla sua scienza e nemmeno alla sua tecnica: quel che egli deve chiedere a se stesso \u00e8 se queste cose debbano essere adorate, quasi fossero dei fini in se stesse, o riguardate come semplici strumenti; e se siano davvero gli strumenti adatti per poter levare gli occhi fino alle sublimi altezze del Vero. Quel che egli deve chiedere a se stesso \u00e8 se si sente abbastanza onesto, intellettualmente e spiritualmente, da riconoscere il proprio limite ontologico, e da chiedere aiuto a quella Forza che, sola, pu\u00f2 darglielo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La grande lezione di Edith Stein, sulle orme di San Tommaso d&#8217;Aquino, \u00e8 che non la scienza, ma la fede illumina la ricerca umana nel suo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,263,267],"class_list":["post-24889","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-verita","tag-virtu-di-fede"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24889","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24889"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24889\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24889"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24889"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24889"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}