{"id":24873,"date":"2019-06-28T12:58:00","date_gmt":"2019-06-28T12:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/28\/ecco-perche-la-colpa-dei-cattivi-teologi-e-inescusabile\/"},"modified":"2019-06-28T12:58:00","modified_gmt":"2019-06-28T12:58:00","slug":"ecco-perche-la-colpa-dei-cattivi-teologi-e-inescusabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/28\/ecco-perche-la-colpa-dei-cattivi-teologi-e-inescusabile\/","title":{"rendered":"Ecco perch\u00e9 la colpa dei cattivi teologi \u00e8 inescusabile"},"content":{"rendered":"<p>Si possono perdonare le colpe involontarie e quelle a cui fanno seguito un profondo pentimento e un serio proposito di ravvedersi; le altre, no. Non sono perdonabili le colpe che nascono da una deliberata malizia e da una perfidia calcolata, i cui autori si vantano di ci\u00f2 che hanno fatto e si aspettano di ricevere onori e vantaggi. Inoltre sono pi\u00f9 gravi le colpe che investono la dimensione spirituale che quella materiale, perch\u00e9, a parte il caso dell&#8217;omicidio e delle lesioni permanenti, le ferite inferte all&#8217;anima delle persone possono anche sanguinare per tutta la vita, mentre quelle inflitte al corpo, prima o poi si rimarginano. Inoltre, essendo invisibili all&#8217;esterno, le ferite inflitte all&#8217;anima sono anche pi\u00f9 difficili da valutare nella loro effettiva gravit\u00e0, in certi casi dalle stesse vittime. Vi sono cattiverie morali che feriscono cos\u00ec a fondo da spingere la vittima alla disperazione e talvolta al suicidio, ma ci\u00f2 sfugge nella maggior parte dei casi all&#8217;occhio degli uomini e quindi anche alla loro giustizia. Soltanto Dio \u00e8 a conoscenza di quanto male si possa fare al prossimo senza toccarlo neppure con un dito, solo insinuando nella sua mente e nel suo cuore pensieri distruttivi e calpestando deliberatamente ci\u00f2 che vi \u00e8, per lui, di pi\u00f9 sacro e vitale. Non giova obiettare che a chi fa il male non pu\u00f2 essere addebitata una responsabilit\u00e0 aggiuntiva se la vittima era gi\u00e0 fragile e sofferente per proprio conto, e quindi bastava una piccola spinta per causarle una ferita mortale. Non basta, perch\u00e9 la malignit\u00e0 dell&#8217;intenzione assume in s\u00e9 la responsabilit\u00e0 di ogni possibile conseguenza. Se una persona violenta sferra un pugno al primo passante che incontra, e questi, malato di cuore, muore sul colpo, si tratta comunque, almeno sotto il profilo morale, di un omicidio volontario, perch\u00e9 se l&#8217;azione malvagia non ci fosse stata, nulla sarebbe accaduto e quel poveretto, bench\u00e9 malato di cuore, avrebbe potuto proseguire la sua vita e conservarsi all&#8217;affetto dei suoi cari, magari fino in tarda et\u00e0. Per la stessa ragione, una persona incosciente e prepotente, che si mette al volante della propria auto in forte stato di ebbrezza, sa benissimo di esporre non solo se stessa, ma anche altre incolpevoli persone, a un gravissimo rischio: se travolge e uccide una mamma che attraversava la strada col suo bambino in braccio, \u00e8 giusto addebitarle la responsabilit\u00e0 di un assassinio vero e proprio. E non c&#8217;\u00e8 un Azzeccagarbugli al mondo che possa attenuare la sua colpa, perch\u00e9 l&#8217;ubriachezza non \u00e8 un&#8217;attenuante, ma il frutto di un&#8217;azione libera e volontaria: quell&#8217;uomo poteva anche astenersi dal bere, cos\u00ec come poteva astenersi dal guidare l&#8217;automobile in stato di ubriachezza. Lo stesso ragionamento vale per il male morale. Chi commette una cattiveria ai danni di una persona particolarmente sensibile, le quale ne riporta un trauma che condizioner\u00e0 tutta la sua vita, \u00e8 ugualmente colpevole, sia che conoscesse sia che ignorasse la particolare indole della vittima. Una cattiveria \u00e8 sempre e comunque una cattiveria; \u00e8 come quando si spara a qualcuno: non fa differenza se il colpo va a segno o no, e se colpisce una parte vitale oppure no. Ci\u00f2 che conta \u00e8 l&#8217;intenzione, e l&#8217;intenzione era malvagia.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che vi sono delitti che non si vedono n\u00e9 saranno mai punti dalle leggi umane, perch\u00e9 i danni che provocano sono invisibili allo sguardo, essendo di natura puramente morale; nondimeno sono talvolta i peggiori che si possano commettere, e l&#8217;ignoranza delle conseguenze non vale ad attenuare la responsabilit\u00e0 di chi li compie. In realt\u00e0, fare il male significa sapere che si fa il male, cio\u00e8 sapere che vi saranno delle conseguenze negative; se cos\u00ec non \u00e8, non si tratta di fare il male ma di agire senza coscienza di ci\u00f2 che si fa, il che \u00e8 profondamente diverso. Ma aver coscienza delle conseguenze del proprio agire, sia ben chiaro, comprende il fatto di sapere che una certa azione pu\u00f2 avere certe conseguenze: l&#8217;uomo \u00e8 un animale razionale, dotato di libero arbitrio e di senso morale, e sa benissimo che certe azioni possono avere certi effetti, perci\u00f2, se le compie, si assume la responsabilit\u00e0 di tutto quel che ne pu\u00f2 derivare. Solo il bambino piccolo e l&#8217;alienato mentale ignorano le conseguenze di un determinato atto; solo per essi vale il principio della non intenzionalit\u00e0. Un padre che dice a suo figlio una parola troppo dura e per una mancanza da poco, e inoltre la dice non per correggere un difetto del ragazzo ma per il gusto di umiliarlo e farlo sentire inadeguato, \u00e8 responsabile di tutto quello che pu\u00f2 avvenire. Non bisogna pensare solo a dei gesti clamorosi, come un tentativo di suicidio; possono esserci delle conseguenze invisibili, come una frattura interna, che segneranno negativamente la vita di quel ragazzo per il resto dei suoi giorni. Ebbene, quel padre inumano porta la responsabilit\u00e0 di tali conseguenze; anche se, \u00e8 ovvio, nella vita delle persone e nel determinare il loro destino pesa una somma di cose che s&#8217;intrecciano in maniera inestricabile, per cui \u00e8 impossibile decidere quanto abbia pesato un certo fatto e quanto un altro fatto, nel far s\u00ec che una certa persona abbia avuto una vita felice o infelice. Una persona vittimista avr\u00e0 sempre e comunque la tendenza a scaricare sugli altri il peso dei propri fallimenti e anche, ovviamente, della propria infelicit\u00e0; ci\u00f2 non toglie che se qualcuno le ha inferto un male morale in maniera deliberata, quella persona ne \u00e8 responsabile, ed \u00e8 responsabile anche delle conseguenze di lungo periodo di un&#8217;azione apparentemente limitata nel tempo.<\/p>\n<p>Adesso parliamo del male morale che pu\u00f2 fare un intellettuale attraverso le sue parole o le sue opere. La casistica \u00e8 vastissima: ogni genere d&#8217;intellettuale, dal regista allo scrittore, dal pittore al drammaturgo, \u00e8 in grado di entrare con forza nell&#8217;immaginario di tantissime persone e di esercitare un&#8217;influenza potente, a distanza, pur senza conoscere affatto quelle persone. Quest&#8217;ultima circostanza non attenua per nulla la sua responsabilit\u00e0: egli sa che chi legge o ascolta o ammira le sue opere, ne verr\u00e0 influenzato; pertanto, egli ha il dovere di non dire, o scrivere, o realizzare nulla che possa provocare intenzionalmente del male, proprio come farebbe se sapesse che il suo pubblico \u00e8 formato dai suoi figli e dalle persone a lui pi\u00f9 care. La responsabilit\u00e0, poi, \u00e8 massima quando si tratta di un pubblico di bambini, particolarmente suggestionabili e sprovvisti dei mezzi per porre una distanza critica fra s\u00e9 e la cosa rappresentata. Bambini a parte, fra tutte le categorie d&#8217;intellettuali quella che svolge il ruolo pi\u00f9 delicato \u00e8 formata dai teologi. Tutti gli altri esercitano la loro intelligenza sulle manifestazioni dell&#8217;essere, loro invece hanno come oggetto di studio l&#8217;Essere in quanto tale. La teologia nasce come lo sforzo della ragione per chiarire, fin dove possibile, la fede: questo \u00e8 il suo compito, questo \u00e8 il suo statuto. Una teologia che tenda trappole alla fede, che scoraggi e metta in crisi i credenti, non si \u00e8 mai vista fino al XX secolo, con il modernismo, e poi, in forme sempre pi\u00f9 frequenti e invasive, a partire dall&#8217;epoca del Concilio Vaticano II. La cosa pi\u00f9 grave \u00e8 che i cattivi teologi, da quel momento in poi, hanno potuto avvalersi del sostegno della gerarchia ecclesiastica, sono stati onorati e riveriti: hanno trovato tutte le porte aperte per diffondere le loro esiziali teorie, seminando una messe incalcolabile di male morale. Cosa pu\u00f2 esservi di peggio, per un credente, che imbattersi in un teologo che mina le basi della sua fede, che vi diffonde i germi dell&#8217;incredulit\u00e0 e sminuisce o ridicolizza aspetti fondamentali della vita morale cristiana? Eppure, proprio questo \u00e8 accaduto e continua ad accadere: spettacolo orribile, questi cattivi teologi vengono lodati ed esaltati dai cattivi pastori, mentre i buoni teologi vengono calunniati ed emarginati. In pochi altri ambiti, come in questo, si pu\u00f2 vedere alla luce del sole l&#8217;opera in atto del demonio. \u00c8 demoniaca una situazione in cui coloro che dovrebbero proteggere la fede e custodire la Verit\u00e0 divina, forniscono sostegno e tributano ammirazione a quelli che agiscono in modo da indebolire, frantumare, colpire al cuore la fede dei credenti, e specialmente dei piccoli e dei semplici. <em>Sarebbe meglio per loro che si legassero una macina da mulino al collo si precipitassero nel mare<\/em>: sono parole terribili, che destano sgomento, eppure sono parole di Ges\u00f9 Cristo. Quel Ges\u00f9 che, secondo i cattivi pastori e i cattivi teologi, perdona sempre tutto e tutti, e di fronte al quale non \u00e8 neppure necessario inginocchiarsi, mentre invece \u00e8 cosa pia lodevole inginocchiarsi e prostrarsi fino a terra davanti agli esseri umani, e anche baciar loro le scarpe.<\/p>\n<p>Conosciamo molto bene l&#8217;obiezione che i cattivi teologi e i loro intrepidi difensori muoveranno al nostro discorso. A questo punto essi diranno di non aver mai avuto l&#8217;intenzione di fare del male, di provocare un danno alla fede dei credenti e di sospingere alcuni di essi nell&#8217;angoscia, nella sofferenza e nel male pi\u00f9 grande di tutti, la perdita della fede; al contrario, diranno di non aver avuto altra cura e altra mira che quella di rendere la fede pi\u00f9 semplice, pi\u00f9 autentica, e di far s\u00ec che Dio e il Vangelo apparissero pi\u00f9 &quot;credibili&quot; agli uomini del nostro tempo. Miserabile sofisma, che ha in se stesso l&#8217;evidenza della propria malizia infernale. Che vuol dire &quot;rendere il Vangelo pi\u00f9 credibile agli uomini del nostro tempo&quot;, se non che il &quot;nostro tempo&quot; \u00e8 tempo d&#8217;incredulit\u00e0, e che, per dare &quot;credibilit\u00e0&quot; al Vangelo, bisogna manipolarlo e stravolgerne il messaggio, sino a ridurlo alle misure della cultura moderna, che \u00e8 intrinsecamente e irrimediabilmente anticristiana? Ma, obietteranno ancora quei signori, la teologia \u00e8 pur sempre una scienza, e lo scienziato non ha obblighi di lealt\u00e0 all&#8217;infuori di quelli che derivano dal condurre con competenza le proprie ricerche; in altre parole, risponde solo di fronte a essa. Ora, l&#8217;oggetto della teologia \u00e8 Dio: pertanto il teologo deve rendere conto direttamente a Lui di come ha condotto le sue ricerche e se esse sono state d&#8217;intralcio nel cammino di fede dei credenti e non, come avrebbero dovuto, di sostegno e d&#8217;aiuto. Si \u00e8 mai vista una &quot;teologia&quot; che allontana i credenti da Dio? Se ci\u00f2 accade, allora siamo in presenza di una contro-teologia, cio\u00e8 della teologia del diavolo. \u00c8 il diavolo, infatti, che persegue l&#8217;obiettivo di allontanare le anime da Dio; tutti gli altri soggetti lo fanno incidentalmente, lui lo fa come scopo. Ne consegue che i cattivi teologi sono strumenti del diavolo, e, nei casi pi\u00f9 gravi, dei servi perfettamente consapevoli, i quali hanno scelto di mettersi alla sequela del maligno per assecondare la loro ambizione.<\/p>\n<p>Ecco che ci stiamo avvicinando al cuore del problema. Un filosofo pu\u00f2 giungere alla conclusione che tutto \u00e8 male, che esistere \u00e8 male e che il solo bene \u00e8 non esistere; sar\u00e0 poi questione della sua coscienza se divulgare tali idee fra i suoi simili, specie tenendo conto che la filosofia non \u00e8 una scienza esatta e che esiste sempre la possibilit\u00e0 che sia lui a sbagliarsi. Getter\u00e0 i semi dello sconforto, della tristezza e della disperazione nei suoi lettori, pur conoscendo che tale, almeno presso le persone pi\u00f9 fragili, sar\u00e0 l&#8217;effetto delle sue idee? O decider\u00e0 di tenere per s\u00e9 quelle idee, per non aggiungere tristezza e dolore al carico, gi\u00e0 pesante, del dolore universale? Questa, ripetiamo, sar\u00e0 una questione della sua coscienza; noi abbiamo le idee chiare in proposito, tuttavia non ci sentiremmo d&#8217;imporre l&#8217;autocensura a chi, in buona fede, ritiene d&#8217;aver fatto delle scoperte che \u00e8 giusto condividere coi suoi simili. Per la teologia, per\u00f2, il caso \u00e8 differente. La teologia somiglia alla filosofia nel metodo e anche nell&#8217;oggetto, in ultima analisi si tratta di conoscere il vero; per\u00f2 ne differisce profondamente nella prospettiva e negli scopi. La teologia nasce per sostenere la fede, per illuminare i punti oscuri della dottrina, per aiutare gli uomini a essere pi\u00f9 saldi nel loro abbandono a Dio. Va da s\u00e9 che il teologo deve essere un credente; se non crede in Dio, come pu\u00f2 parlare della fede, come pu\u00f2 illuminare la strada agli altri? Ma proprio qui sta il problema. La cultura moderna nasce in opposizione a Dio e, specificamente, in opposizione a Cristo; \u00e8 il frutto di un deliberato, satanico <em>non serviam<\/em>. Finch\u00e9 la fede \u00e8 rimasta viva nel cuore della gente, l&#8217;irreligiosit\u00e0 e l&#8217;ateismo sono stati poco pi\u00f9 di un gioco di societ\u00e0 per pochi <em>philosophes<\/em> annoiati, tanto pi\u00f9 che le menti pi\u00f9 lucide hanno visto il pericolo e l&#8217;hanno denunciato, pur da un punto di vista anticristiano: <em>L&#8217;ateismo \u00e8 aristocratico<\/em>, affermava per esempio Robespierre. Eppure, un po&#8217; alla volta, l&#8217;ateismo si \u00e8 diffuso, \u00e8 diventato un fenomeno di massa: il suo strumento principale non \u00e8 stato l&#8217;opera degli intellettuali illuministi, ma la rivoluzione industriale, che ha distrutto la famiglia contadina patriarcale e ha gettato milioni di persone nei quartieri degradati delle grandi citt\u00e0, a lavorare in fabbrica per dodici o quattordici ore al giorno, spogliati bruscamente di tutti i punti di riferimento tradizionali, e della religione in primo luogo.<\/p>\n<p>A quel punto, l&#8217;ateismo ha cominciato a diffondersi anche fra i teologi, la maggior parte dei quali erano, e sono, uomini consacrati a Dio. Ma nulla vieta che un consacrato perda la fede, se trascura l&#8217;assiduit\u00e0 nella preghiera e si lascia insuperbire dai risultati della ragione. I teologi si sono lasciati insuperbire dalle loro &quot;scoperte&quot;, specie da quelle che hanno compiuto nel solco della filologia, dell&#8217;archeologia, della critica comparata. Un po&#8217; alla volta si sono scordati di essere uomini di Dio e d&#8217;aver abbracciato la missione di sostenere la fede dei credenti; sono diventati increduli essi stessi e hanno sviluppato una visione del reale di tipo materialista, razionalista e meccanicista. Hanno cominciato a dubitare di tutto, prima dei miracoli, poi della grazia, infine di Ges\u00f9 Cristo Figlio di Dio. Che avrebbero dovuto fare, a quel punto? A nostro avviso, avrebbero dovuto gettarsi in ginocchio e chiedere a Dio, con suppliche e preghiere, di ridar loro il bene preziosissimo della fede; nel frattempo, avrebbero dovuto astenersi dal dire o scrivere anche una sola parola che potesse incrinare la fede altrui. Invece hanno fatto esattamente il contrario: si sono allontanati sempre pi\u00f9 dalle pratiche religiose, da loro guardate ormai con compassione e disprezzo (<em>basta con queste superstizioni medievali!<\/em>, gridava padre Turoldo, spezzando una coroncina del Rosario) e hanno moltiplicato i loro scritti e discorsi impregnati di scetticismo, relativismo e incredulit\u00e0. A parole volevano rendere un servizio alla Chiesa e ai credenti; volevano rendere la fede pi\u00f9 semplice, pi\u00f9 autentica e pi\u00f9 accessibile; volevano eliminare ci\u00f2 che nella dottrina non \u00e8 accettabile allo spirito dell&#8217;uomo moderno, e conservare quello che esso trova giusto e apprezzabile. Ma, cos\u00ec facendo, hanno stravolto e falsificato il Vangelo. Hanno fatto dire a Ges\u00f9 Cristo ci\u00f2 che Egli non si \u00e8 mai sognato di dire. Un esempio di ci\u00f2, uno fra i mille, \u00e8 il capovolgimento dalla dottrina operato dai cattivi teologi in fatto di morale sessuale, e specialmente per ci\u00f2 che riguarda il peccato impuro contro natura. La dottrina cattolica sempre stata molto chiara al riguardo; come dice san Paolo, <em>n\u00e9 effeminati, n\u00e9 sodomiti entreranno nel regno dei Cieli<\/em> (cfr. <em>1 Corinzi<\/em>, 6, 10), cio\u00e8 n\u00e9 invertiti passivi, n\u00e9 attivi: pi\u00f9 chiaro di cos\u00ec. Ma cosa fanno i cattivi teologi dei nostri giorni? Dicono che Dio ci ama tutti quanto <em>cos\u00ec come siamo<\/em>, ci accetta, non vuole che sacrifichiamo la nostra vita e le nostre tendenze. E che fanno i cattivi pastori? Organizzano corsi di affettivit\u00e0 contro natura; offrono le chiese per celebrarvi spettacoli inneggianti al vizio contro natura; proibiscono le preghiere di riparazione per i <em>Gay Pride<\/em>, eccetera. Questa \u00e8 una vera e propria falsificazione del Vangelo: e il suo scopo \u00e8 quello di venire incontro a ci\u00f2 che piace al mondo, anche a costo di disgustare Dio. Ma a Dio credono ancora, costoro? Quasi certamente no. Si sono fabbricati un dio posticcio, di gomma, al quale si possono attribuire tutte le false dottrine che piacciono al mondo, per togliere alla fede il pungiglione del dovere. L&#8217;uomo di fede non \u00e8 chiamato a fare della sua vita ci\u00f2 che vuole, ma ci\u00f2 che piace a Dio. Se si perde di vista questo, si \u00e8 perso di vista l&#8217;essenziale. Ed ecco la colpa, inescusabile e imperdonabile, di cui si sono macchiati i cattivi teologi odierni: hanno abusato del grande potere di cui dispongono per traviare i credenti con false dottrine, e ci\u00f2 al solo scopo di non dover ammettere d&#8217;aver perso la fede: un peccato di orgoglio, dunque, che si somma al peccato d&#8217;incredulit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si possono perdonare le colpe involontarie e quelle a cui fanno seguito un profondo pentimento e un serio proposito di ravvedersi; le altre, no. 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