{"id":24872,"date":"2019-01-09T03:43:00","date_gmt":"2019-01-09T03:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/09\/ecco-perche-la-messa-di-paolo-vi-fu-una-rivoluzione\/"},"modified":"2019-01-09T03:43:00","modified_gmt":"2019-01-09T03:43:00","slug":"ecco-perche-la-messa-di-paolo-vi-fu-una-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/09\/ecco-perche-la-messa-di-paolo-vi-fu-una-rivoluzione\/","title":{"rendered":"Ecco perch\u00e9 la Messa di Paolo VI fu una rivoluzione"},"content":{"rendered":"<p>Si discute, abbastanza sterilmente, se il Concilio Vaticano II sia stato una continuit\u00e0 o una rottura (ma i pudibondi preferiscono dire: una <em>discontinuit\u00e0<\/em>) nella storia della Chiesa. \u00c8 chiaro che, con buona pace della scuola di Bologna, se esso fu una rottura, allora la chiesa uscita dal Concilio non era pi\u00f9 la chiesa cattolica di prima, era diventata un&#8217;altra cosa, e sempre pi\u00f9 lo sarebbe divenuta, quanto pi\u00f9 gli zelanti fautori del &quot;rinnovamento&quot; spingevano pi\u00f9 lontano, in una totale anarchia pratica, la loro smania di cambiamento. D&#8217;altra parte, se esso non \u00e8 stato una rottura, ma un momento di continuit\u00e0, come spiegare quell&#8217;anarchia, come dare ragione del fatto che molti cattolici, a cominciare dal clero stesso, guardano con fastidio e insofferenza alla chiesa di &quot;prima&quot;, non parlano mai del Magistero anteriore, ma si rifanno, come i protestanti, solo alla Scrittura, oltre che al solo concilio che per loro fa testo, cio\u00e8 appunto il Vaticano II? Sovente questi signori si nascondono dietro la foglia di fico del richiamo alla Tradizione: <em>noi non abbiano rotto con la Tradizione<\/em>, dicono<em>, perch\u00e9 la &quot;vera&quot; Tradizione non \u00e8 quella tridentina, con la Messa di Pio V, ma quella apostolica, dei primi secoli: ed \u00e8 ad essa che vogliamo tornare<\/em>. Ma non si rendono conto, nella loro stolta arroganza, che in questo modo confermano proprio ci\u00f2 che, in teoria, vorrebbero negare: ossia di essere i fautori di una &quot;chiesa&quot; che non \u00e8 la stessa di prima del Concilio, e che per legittimare questa nuova chiesa, sono costretti ad andare a pescare in un passato molto assai remoto, comunque tornando a contrapporre una chiesa ad un&#8217;altra, un&#8217;idea di chiesa, a un&#8217;altra idea di chiesa: cio\u00e8 a confermare che quanto essi vogliono \u00e8 una rottura. Cosa inaudita e assolutamente contraria allo spirito cattolico, secondo il quale la chiesa \u00e8 una e una sola, e tale \u00e8 sempre stata, da quando Ges\u00f9 Cristo l&#8217;ha fondata, sino ai nostri giorni; e tale continuer\u00e0 ad essere, sempre, anche in futuro, anche se ci\u00f2 dovesse risultare &quot;stretto&quot; agli eterni progressisti, sempre scontenti del passato e sempre smaniosi di novit\u00e0 ad ogni costo.<\/p>\n<p>Benedetto XVI, come \u00e8 noto, si \u00e8 sempre posto sulla linea della ermeneutica della continuit\u00e0: secondo lui il Concilio aveva legittimamente interpretato alcune esigenze di rinnovamento, senza per\u00f2 configurarsi come una rottura, bens\u00ec come un moment evolutivo, al pari degli altri concili e in conformit\u00e0 a tutta la storia della Chiesa. A noi pare che ci\u00f2 sia solo un gioco di parole: parlare di evoluzione, oltre a rivelare un debito con una certa scienza materialista che ora viene messa in crisi sul suo stesso terreno, quello scientifico, per la fragilit\u00e0 dell&#8217;idea stessa di evoluzionismo, troppo frettolosamente accettata per &quot;verit\u00e0&quot; non solo dalla cultura profana, ma anche (e avrebbe potuto benissimo risparmiarselo) dal Magistero ecclesiastico, per bocca di Giovanni Paolo II, oltre a ci\u00f2, dicevamo, equivale a far rientrare dalla finestra il concetto che si voleva far uscire dalla porta: quello di rottura. Non c&#8217;\u00e8 una differenza sostanziale, ma solo accessoria, fra l&#8217;idea di una rottura e quella di una evoluzione, dal momento che il risultato \u00e8 identico, cambiano solo i tempi e i modi: la creazione di un qualcosa che prima non c&#8217;era, che \u00e8 del tutto diverso da quel che c&#8217;era prima. Perci\u00f2 siamo al punti di prima: se la chiesa del 1965 \u00e8 diversa da quella del 1962, allora non \u00e8 pi\u00f9 la stessa di prima; \u00e8 un&#8217;altra chiesa: il che, dal punto di vista cattolico, \u00e8 semplicemente inaccettabile. E qui si potrebbe fare un lungo e impietoso discorso sulla cecit\u00e0, sulla ignoranza o sulla indifferenza di tanti milioni di cattolici, clero e laici, i quali non sembrano essersi accorti di un fatto cos\u00ec sconvolgente, cos\u00ec contrario ai loro stessi principi, quale la sostituzione della <em>loro<\/em> chiesa di sempre con un&#8217;altra: una chiesa pensata e voluta da teologi eretici, come Karl Rahner, e da prelati massoni, come Annibale Bugnini. Ora, proprio a Benedetto XI si deve una delle pi\u00f9 lucide e chiare analisi di quel che ha comportato l&#8217;eventi del concilio, soprattutto sul piano delle cosiddetta riforma liturgica. Scrive, infatti, nella sua autobiografia (da: Joseph Ratzinger, <em>La mia vita<\/em>; tit. originale: <em>Aus meinem Leben. Erinnerungen 1927-1977<\/em>; trad. dal tedesco di G. Reguzzoni, San Paolo, 1997, pp. 113-115):<\/p>\n<p><em>Il secondo grande evento all&#8217;inizio dei miei anni di Ratisbona fu la pubblicazione del messale di Paolo VI, con il divieto quasi completo del messale precedente, dopo una fase di transizione di circa sei mesi. Il fatto che, dopo un periodo di sperimentazioni che spesso avevano profondamente sfigurato la liturgia, si tornasse ad avere un testo liturgico vincolante, era da salutare come qualcosa di sicuramente positivo. Ma rimasi sbigottito per il divieto del messale antico, dal momento che una cosa simile non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia. Si diede l&#8217;impressione che questo fosse del tutto normale. Il messale precedente era stato realizzato da Pio V nel 1570, facendo seguito al concilio di Trento; era quindi normale che, dopo 400 anni e un nuovo Concilio, un nuovo papa pubblicasse un nuovo messale. Ma la verit\u00e0 storica \u00e8 un&#8217;altra. Pio V si era limitato a far rielaborare il messale romano allora in uso, come nel corso vivo della storia era sempre avvenuto lungo tutti i secoli. Non diversamente da lui, anche molti dei suoi successori avevano nuovamente rielaborato questo messale, senza mai contrapporre un messale ad un altro. Si \u00e8 sempre trattato di un processo continuativo di crescita e di purificazione, in cui, per\u00f2, la continuit\u00e0 non veniva mai distrutta. Un messale di Pio V che sia stato creato da lui non esiste. C&#8217;\u00e8 solo la rielaborazione da lui ordinata, come fase di un lungo processo di crescita storica. Il nuovo, dopo il concilio di Trento fu di altra natura: l&#8217;irruzione della riforma protestante aveva avuto luogo soprattutto nelle modalit\u00e0 di &#8216;riforme&#8217; liturgiche. Non c&#8217;erano semplicemente una Chiesa cattolica e una Chiesa protestante poste l&#8217;una accanto all&#8217;altra; la divisione della Chiesa ebbe luogo quasi impercettibilmente e trov\u00f2 la sua manifestazione pi\u00f9 visibile e storicamente pi\u00f9 incisiva nel cambiamento della liturgia che, a sua volta, risult\u00f2 parecchio diversificata suo piano locale, tanto che i confini tra cosa era ancora cattolico e cosa non lo era pi\u00f9, spesso erano ben difficili da definire. In questa situazione di confusione, resa possibile dalla mancanza di una normativa liturgica unitaria e dal pluralismo liturgico ereditato dal medioevo, il papa decise che il &#8216;Missale Romanum&#8217;, il testo liturgico della citt\u00e0 di Roma, in quanto sicuramente cattolico, doveva essere introdotto dovunque non ci si potesse richiamare ad una liturgia che risalisse ad almeno duecento anni prima. Dove questo si verificavamo si poteva mantenere la liturgia precedente dato che il suo carattere cattolico poteva essere considerato sicuro. Non si pu\u00f2 quindi parlare affatto di un divieto riguardante i messali precedenti e fino a quel momento regolarmente approvati. Ora, invece, la promulgazione del divieto del messale che si era sviluppato nel corso dei secoli, fin dal tempo dei sacramentali dell&#8217;antica Chiesa ha comportato una rottura nella storia della liturgia, le cui conseguenze potevano solo essere tragiche. Come era gi\u00e0 avvenuto molte volte in precedenza, era del tutto ragionevole e pienamente in linea con le disposizioni del Concilio che si arrivasse a una revisione del messale, soprattutto in considerazione dell&#8217;introduzione delle lingue nazionali. Ma in quel momento accadde qualcosa di pi\u00f9: si fece a pezzi l&#8217;edificio antico e se ne costru\u00ec un altro, sia pure col materiale di cui era fatto l&#8217;edificio antico e utilizzando anche i progetti precedenti. Non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che questo nuovo messale comportasse in molte sue parti degli autentici miglioramenti e un reale arricchimento, ma il fatto che esso sia stato presentato come un edificio nuovo, contrapposto a quello che si era formato lungo la storia, che si vietasse quest&#8217;ultimo e si facesse in qualche modo apparire la liturgia non pi\u00f9 come un processo vitale, ma come un prodotto di erudizione specialistica e di competenza giuridica, ha comportato per noi dei danni estremamente gravi. In questo modo, infatti, si \u00e8 sviluppata l&#8217;idea che la liturgia sia &#8216;fatta&#8217;, che non sia qualcosa che esiste prima di noi, qualcosa di &quot;donato&quot; ma che dipende dalle nostre decisioni. Ne segue, di conseguenza, che non si riconosca questa capacit\u00e0 decisionale solo agli specialisti o a un&#8217;autorit\u00e0 centrale, ma che, in definitiva, ciascuna &#8216;comunit\u00e0&#8217; voglia darsi una propria liturgia. Ma quando la liturgia \u00e8 qualcosa che ciascuno si fa da s\u00e9, allora non ci dona pi\u00f9 quella che \u00e8 la sua vera qualit\u00e0: l&#8217;incontro con il mistero, che non \u00e8 un nostro prodotto, ma la nostra origine e la sorgente della nostra vita. Per la vita della Chiesa \u00e8 drammaticamente urgente un rinnovamento della coscienza liturgica, una riconciliazione liturgica, che torni a riconoscere l&#8217;unit\u00e0 della storia della liturgia e comprenda il Vaticano II non come rottura, ma come momento evolutivo. Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipenda in gran parte dal crollo della liturgia, che viene talvolta addirittura concepita &#8216;etsi Deus non daretur&#8217;, come se in essa non importasse pi\u00f9 se Dio c&#8217;\u00e8 e se ci parla e ci ascolta<\/em>.<\/p>\n<p>Ci sarebbe poco da aggiungere all&#8217;acutezza e alla trasparenza di questa analisi, se non che le conclusioni non collimano affatto col ragionamento, perch\u00e9 sin dall&#8217;inizio, in maniera preconcetta, Benedetto XVI vuol far passare la tesi dell&#8217;evoluzione e quindi della continuit\u00e0 (lui pensa), non della rottura. Per\u00f2, mostrando che nessun papa aveva mai fatto quel che fece Paolo VI, abolire il messale precedente, e che molti fautori de Concilio hanno sempre lavorato nella direzione di ridurre la liturgia da cosa divina a cosa puramente umana, frutto della storia e della sociologia e determinata dal procedere degli studi eruditi e filologici, ed eliminando, cos\u00ec, il Mistero, che in definitiva \u00e8 l&#8217;origine e l&#8217;oggetto della liturgia stessa, la chiesa postconciliare si pone, di fatto, come una chiesa eretica e apostatica, perch\u00e9 procede, come voleva il luterano Bonhoeffer, <em>etsi Deus non daretur<\/em>, come se Dio non ci fosse. E che cos&#8217;\u00e8 la liturgia, che cos&#8217;\u00e8 la chiesa, se si assume come dato anche solo ipotetico che non ci sia un Dio che ascolta la preghiera degli uomini e che risponde loro con paterna sollecitudine? Evidentemente, sar\u00e0 una liturgia fatta dagli uomini per l&#8217;uomo, e una chiesa costruita come assemblea di popolo e non come comunit\u00e0 di fedeli che adorano Cristo. Il che, infatti, \u00e8 ci\u00f2 che appare anche ad un profano, di fronte a certe chiese postconciliari, le quali fin dal loro aspetto architettonico tradiscono questa idea antropocentrica, deista o atea: sono templi dell&#8217;Uomo (e della massoneria), non case del Signore. In alcune di esse non compare neppure la croce: per non offendere la sensibilit\u00e0 degli uomini moderni, laicista e secolarizzata; e, pi\u00f9 recentemente, per non offendere la sensibilit\u00e0 dei non cristiani, degli immigrati islamici. Entrando, poi, e assistendo a una Messa che pare tutto, tranne che il sacro rito nel quale si celebra anzitutto il Sacrificio eucaristico (non il <em>ricordo<\/em> di esso, ma il sacrificio medesimo, che incessantemente si rinnova e incessantemente il sacerdote offre a Dio, in riparazione dei peccati); e ascoltando gli sproloqui eretici di tanti sacerdoti, liberi di dire, dall&#8217;ambone, tutto quel che passa loro per la testa; e udendo una musica &quot;sacra&quot; che di sacro non ha nulla; e osservando come il contegno dei fedeli, a cominciare dal loro abbigliamento, faccia pensare a tutto, a una spiaggia, a una discoteca, ma non alla dignit\u00e0 della vera Messa cattolica, questa impressione trova la pi\u00f9 amara conferma.<\/p>\n<p>Quando Benedetto XVI osserva, giustamente, che con la cosiddetta riforma liturgica, e soprattutto con la rottura fra il vecchio e il nuovo messale, <em>si fece a pezzi l&#8217;edificio antico<\/em>, possibile che non si renda conto che ci\u00f2 equivale a dire che, da quel momento, il partito progressista fece un colpo di stato e s&#8217;impadron\u00ec della chiesa, per trasformarla in qualcosa di diverso, secondo un suo inconfessabile progetto? Inconfessabile, perch\u00e9 nessuno, allora, ebbe la franchezza di ammettere: <em>S\u00ec, noi vogliano costruire una chiesa totalmente nuova, incentrata sull&#8217;uomo e non pi\u00f9 su Dio<\/em>; ma ebbero la perfida astuzia di presentare le loro &quot;riforme&quot; come un&#8217;opera di <em>approfondimento<\/em> e di <em>aggiornamento<\/em>, senza nulla togliere (a parole) della Tradizione. Ma quel che essi stavano e stanno facendo &#8211; e ora lo si vede pi\u00f9 nettamente, ma \u00e8 solo una differenza formale e non di sostanza &#8211; non \u00e8 una riforma, n\u00e9 una serie di riforme: \u00e8 una rivoluzione. Ed ecco spiegate le parole di Bergoglio, durante la prima udienza del 2019, che il cristianesimo \u00e8 rivoluzionario. Certo: per loro, che sono dei rivoluzionari, \u00e8 necessario far credere ai cattolici che il Vangelo sia rivoluzionario, per legittimare la loro opera: ma \u00e8 falso, totalmente falso. E quando diciamo <em>loro<\/em>, intendiamo anzitutto i gesuiti: sono i gesuiti, largamente infiltrati dalla massoneria che, nella seconda met\u00e0 del XX secolo, hanno deciso di prendere il timone della Chiesa e di imprimerle una direzione del tutto nuova, allo scopo di assecondare la mentalit\u00e0 del mondo, visto che quello, secondo loro, era il solo modo per non sparire. Si erano accorti, ed era vero, che la Chiesa non aveva pi\u00f9 la forza di opporsi alla mentalit\u00e0 del mondo, al laicismo e al secolarismo, a cominciare dalla morale sessuale: e ne avevano tratto la deduzione, assolutamente inaccettabile per un cattolico, che l&#8217;importante \u00e8 sopravvivere, facendosi amici quei poteri oscuri, a cominciare dalla massoneria, i quali fino ad allora avevano combattuto la Chiesa senza quartiere. Un patto col diavolo, dunque. Sei anni fa, ponendo un gesuita sulla cattedra di Pietro, hanno deciso di stringere i tempi, e infatti procedono in sintonia con Soros e i poteri finanziari. Cristo, per\u00f2, ha promesso di vegliare sulla sua Sposa: pertanto, di che aver paura?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si discute, abbastanza sterilmente, se il Concilio Vaticano II sia stato una continuit\u00e0 o una rottura (ma i pudibondi preferiscono dire: una discontinuit\u00e0) nella storia della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30144,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[83],"tags":[109,262],"class_list":["post-24872","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concilio-vaticano-ii","tag-chiesa-cattolica","tag-vaticano-ii"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-concilio-vaticano-ii.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24872","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24872"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24872\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30144"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24872"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24872"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24872"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}