{"id":24863,"date":"2020-08-05T09:55:00","date_gmt":"2020-08-05T09:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/08\/05\/ecco-dove-si-e-aperto-il-varco-e-da-dove-ripartire\/"},"modified":"2020-08-05T09:55:00","modified_gmt":"2020-08-05T09:55:00","slug":"ecco-dove-si-e-aperto-il-varco-e-da-dove-ripartire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/08\/05\/ecco-dove-si-e-aperto-il-varco-e-da-dove-ripartire\/","title":{"rendered":"Ecco dove si \u00e8 aperto il varco, e da dove ripartire"},"content":{"rendered":"<p>Stiamo vivendo ai tempi del diluvio: il diluvio che travolge la morale, l&#8217;intelligenza, la competenza, l&#8217;onest\u00e0, la professionalit\u00e0. Da qualunque lato ci voltiamo, non vediamo altro che un fiume fangoso d&#8217;immoralit\u00e0, di stupidit\u00e0, d&#8217;incompetenza, di disonest\u00e0 e d&#8217;inadeguatezza che avanza da ogni parte e sommerge ogni cosa. Dalla giustizia all&#8217;informazione, dalla scuola alla chiesa, dal tempo libero alo sport, nulla si salva da quest&#8217;alluvione: non c&#8217;\u00e8 neanche un po&#8217; di terreno solido sul quale posare i piedi, tutto \u00e8 divenuto incerto, precario, ingannevole. Non vi sono pi\u00f9 certezze, che si tratti di valutare una versione di latino o di compilare una cartella delle tasse, d&#8217;investire un piccolo risparmio o acquistare un elettrodomestico. Ogni cosa si rivela diversa da come appariva: si rivela dubbia, malfida, opinabile: si crede di aver rispettato la legge e ci si trova multati come dei malfattori; si ripone fiducia nel proprio idraulico, o nel proprio commercialista, o nel professore che insegna ai nostri figli, e si scopre che quella fiducia era malriposta. Di pi\u00f9: si constata ogni giorno, ogni momento, che chi sbaglia non paga il conto, che tutto \u00e8 uguale a tutto, che chi lavora bene non \u00e8 premiato, non \u00e8 riconosciuto, non \u00e8 incoraggiato; che i posti migliori sono gi\u00e0 blindati, sono l\u00ec per i soliti raccomandati, e gli altri, per quanto meritevoli, devono accontentarsi delle briciole, o di niente. Si acquista il giornale tutte le mattine, si guarda il telegiornale tutte le sere, e si crede di essere informati; poi si va sbattere contro la realt\u00e0 dei fatti e si scopre che la realt\u00e0 descritta dai <em>mass-media<\/em> \u00e8 una pura invenzione, che non ha niente a che vedere con la realt\u00e0 vera, quella nella quale ci troviamo a vivere, a lavorare, a lottare. Si pensa di aver fatto bene a insegnare ai propri figli l&#8217;onest\u00e0, il senso della famiglia, lo spirito di sacrificio, e poi ci si rende conto che \u00e8 gi\u00e0 molto se tali insegnamenti, qualora vengano presi sul serio, non faranno di lui un disadattato, un perseguitato e un infelice. In un mondo alla rovescia, dove le cose vanno al contrario di come dovrebbero andare, dove i peggiori dettano le regole del gioco e i migliori sono costretti quasi a nascondersi, i buoni valori di sempre sono diventati una moneta fuori corso e chi li possiede viene guardato alla stregua d&#8217;un nemico pubblico, d&#8217;un falsario. Si vorrebbe reagire, si vorrebbe protestare, ci si vorrebbe ribellare: ma da dove partire e, soprattutto, su che cosa fare leva? Perch\u00e9 non si pu\u00f2 mica fare come don Chisciotte, spronare Ronzinante contro i mulini a vento; bisogna avere un punto d&#8217;appoggio, anche minimo, anche infinitesimo: non ci si pu\u00f2 battere stando sospesi nel vuoto, senza neanche scorgere la direzione giusta nel gran mare di nebbia.<\/p>\n<p>Ora, siamo profondamente convinti che, per trovare il terreno solido sotto i piedi, e da l\u00ec riprende il filo interrotto di una vita ragionevole, per noi stessi e per gli altri, bisogna prima individuare il punto esatto, la crepa, la falla da cui tutto ha avuto inizio, il varco attraverso il quale la marea fangosa ha fatto irruzione e ha investito ogni cosa sul suo cammino. E da parte nostra non abbiamo dubbi: sappiamo dove si trova la falla, conosciamo il punto da cui tutto ha avuto inizio. Quel punto \u00e8 la dove abbiamo accettato, per la prima volta, il compromesso sulla verit\u00e0: tutto il resto \u00e8 venuto di conseguenza, in una progressione inarrestabile. \u00c8 la dove abbiamo accettato di dire che il vero \u00e8 falso e che il falso \u00e8 vero; e poi, via via, che il bene \u00e8 male e che il male \u00e8 bene; che il bello \u00e8 brutto e che il brutto \u00e8 bello; che il giusto \u00e8 ingiusto e l&#8217;ingiusto, giusto. Non lo abbiamo fatto per delle basse ragioni: lo abbiamo fatto per amor di pace, o perch\u00e9 sottoposti a un ricatto morale; per non sembrare duri, spietati, intransigenti; per non essere rigidi, per non mostrarci poco sensibili o poco misericordiosi. Forse un po&#8217; per quieto vivere, anche; ma senza cattive intenzioni, soprattutto senza renderci conto della gravit\u00e0 della cosa. Una piccola bugia, detta a fin di bene: dopotutto, che male ci poteva essere? E invece quello \u00e8 stato il primo tradimento, che poi ci ha costretti a consumarne mille altri. Perch\u00e9 il Diavolo, che \u00e8 il regista ultimo di tutta l&#8217;alluvione, una volta aperto il varco subito ne ha profittato: ha spinto sempre di pi\u00f9, sempre di pi\u00f9; ha premuto sull&#8217;acceleratore, ha preteso una porzione sempre maggiore; e noi abbiamo ceduto ogni volta, ancora e ancora.<\/p>\n<p>Ma quando, ma dove \u00e8 accaduta una cosa del genere? \u00c8 accaduta quando nostro figlio si \u00e8 comportato male, avrebbe meritato un rimprovero, e noi niente, per non guastar la giornata, forse per non aver seccature: non solo non l&#8217;abbiamo ripreso, ma lo abbiamo pure assecondato nei suoi capricci Una cosa piccola, come si vede; una cosa da nulla. Ma poi ce n&#8217;\u00e8 stata una seconda, una terza, una quarta, e cos\u00ec: e non sempre cose piccole, ma anche cose un po&#8217; pi\u00f9 grandi. Ed \u00e8 successo quando l&#8217;amico o il collega ci ha chiesto di chiudere un occhio, di fingere di non aver visto una piccola irregolarit\u00e0: dopotutto, chi ne avrebbe risentito? Una cosa da poco, un favore a un amico o a un collega: via, una cosa che non si nega a nessuno. Ma poi c&#8217;\u00e8 stato un secondo favore, ce n&#8217;\u00e8 stato un terzo, a un altro amico, a un altro collega; e cos\u00ec via. Lo scandalo dei cartellini degli impiegati comunali timbrati dagli amici o dai parenti deve esser cominciato cos\u00ec: un piccolo favore, una cosa estemporanea; poi \u00e8 diventato un sistema, un modo di fare. Ed \u00e8 successo quando abbiamo arrotondato un conto spesa a nostro favore: eh via, pochi spiccioli, una cosa da nulla, che sar\u00e0 mai, mentre i politici, si sa, rubano milioni; o quando abbiamo barato sulla prestazione fornita, sempre arrotondando i tempi di lavoro, e perci\u00f2 i rimborsi, a nostro vantaggio; o quando ci siamo fatto fare un certificato medico per sindrome influenzale, o addirittura depressiva, mentre in effetti non avevamo voglia di andare a lavorare, semplicemente, o magari, peggio, dovevamo star dietro a un altro lavoro, un lavoro in nero, in modo da prendere due stipendi al costo di uno. O quando il certificato lo abbiamo fatto a un altro; il rimborso lo abbiamo fatto a qualcuno che ce lo chiedeva per favore. Ed \u00e8 successo quando uno studente che non aveva studiato, ha fatto un compito da quattro, ma noi gli abbiamo dato sei meno, per non sobbarcarci fastidi, per non dover assumere un atteggiamento arcigno, per voler fare sempre gli amiconi dei ragazzi, i loro avvocati d&#8217;ufficio, che lo meritassero o non lo meritassero. Per\u00f2 a noi stessi ce la siamo raccontata in altro modo: ci siamo detti che non volevamo demoralizzare quello studente, che avevamo fiducia in una sua ripresa, che il bravo insegnante deve sempre valorizzare e mai mortificare quel che fanno gli alunni. Ed \u00e8 successo quando ci hanno chiesto di scrivere un pezzo, di presentare una mostra, di tenere un discorso in pubblico, e noi abbiamo messo a tacere i nostri veri sentimenti e abbiamo lodato ci\u00f2 che non meritava alcuna lode, abbiamo elogiato un fatto meschino, un arista o uno scrittore meno che mediocre; in breve, ci siamo prostituiti &#8212; s\u00ec, prostituiti: bisogna chiamar le cose col loro vero nome, giacch\u00e9 anche cos\u00ec si pu\u00f2 tradire la verit\u00e0 -, ci siamo piegati a dire quel che non pensavamo: ma solo cos\u00ec, per amicizia, o per il piacere narcisista di svolgere un ruolo pubblico, di apparire davanti alla gente, di ricevere gli applausi. Cose piccole, in fondo: non abbiamo mica ammazzato nessuno, non abbiamo rubato, non abbiamo tradito.<\/p>\n<p>O forse s\u00ec. Abbiamo tradito la verit\u00e0: siamo venuti a patti col dovere di essere sempre fedeli, costi quello che costi, perch\u00e9 nulla pu\u00f2 esedre buono senza la verit\u00e0, neanche le buone intenzioni, neanche la stessa misericordia. Una misericordia senza la verit\u00e0? Allora non \u00e8 pi\u00f9 misericordia, \u00e8 un&#8217;altra cosa: diventa inganno, truffa, turlupinatura. E non parliamo dei sentimenti. Abbiamo promesso amicizia e amore alle persone che in quel momento ci premevano, ma non perch\u00e9 c&#8217;importasse veramente di loro, solo perch\u00e9 noi volevamo qualcosa da esse: le abbiamo lodate per usarle, le abbiamo manipolate per carpirne i favori, in un senso o nell&#8217;altro: professionale, sessuale, o semplicemente di compagnia. Avevamo bisogno di compagnia, abbiamo adulato chi non lo meritava, o abbiamo fatto finta di ammirare chi non ne era degno, o abbiamo taciuto davanti a certe sue azioni che avrebbero richiesto una parola ferma e chiara da parte nostra. Anche tacere la verit\u00e0 \u00e8 un tradimento nei confronti di essi, non solo affermare scientemente quel che non \u00e8 vero. La verit\u00e0 si pu\u00f2 tradire in due modi: parlando o tacendo. Il secondo \u00e8 solo pi\u00f9 vile, ma non \u00e8 meno biasimevole. Pu\u00f2 darsi che il primo cedimento sia stato il frutto di una forma di riguardo verso certe categorie di persone: non si sgrida un ragazzo, perch\u00e9 \u00e8 solo un ragazzo; non si punisce un ladruncolo, perch\u00e9 \u00e8 solo un ladruncolo; non si d\u00e0 torto a una donna, perch\u00e9 non sarebbe cavalleresco; non si denuncia una zingarella, perch\u00e9 \u00e8 solo una bambina; non si riprende un alunno pigro e svogliato, se portatore di un sia pure lievissimo handicap (mai riprendere un disabile, sarebbe disumano; anche se la disabilit\u00e0 non \u00e8 grave e anche se sapeva benissimo di fare una una cosa sbagliata); non si discute col collega villano perch\u00e9, si sa, gli manca un po&#8217; di sale in zucca e quindi sarebbe inutile, anzi crudele. Sempre casi meritevoli d&#8217;indulgenza, sempre persone che vanno capite, che non bisogna umiliare. Ma era questa la vera ragione della nostra acquiescenza, della nostra indulgenza? Forse s\u00ec, forse no; forse eravamo nella zona grigia dove difficilmente si possono separare le buone dalle cattive ragioni. Il buonismo adora queste situazioni ambigue, scivolose, per introdurre la cattiva pianta del permissivismo, sotto mentite spoglie e addirittura simulando nobili e disinteressate intenzioni. Cos\u00ec, certe categorie hanno sempre ragione e chi si trova alle prese con esse ha sempre torto, se per caso pretende di far valere verit\u00e0 e giustizia. Perch\u00e9 la verit\u00e0, con loro, deve saper chiudere un occhio, e la giustizia deve saper essere comprensiva. Sarebbe ingiusto, ad esempio, far valere la giustizia a favore di un ricco contro il povero: perch\u00e9 il povero ha sempre ragione, proprio per il fatto di essere povero, e il ricco ha sempre torto, appunto perch\u00e9 \u00e8 ricco. E se una famiglia di poveri occupa abusivamente l&#8217;appartamento di un ricco, \u00e8 giusto lasciare quei poveretti con un tetto sopra la testa: l&#8217;altro, il ricco, pu\u00f2 andarsene altrove, perch\u00e9 ha il portafogli ben fornito, almeno in confronto ad essi, che risorse non ne hanno d&#8217;alcun tipo. Anche se magari le cose non stanno come sembrano, anche se magari quei &quot;poveri&quot; sono perfino pi\u00f9 benestanti di quel &quot;ricco: e anche se la verit\u00e0 \u00e8 che essi non hanno alcuna voglia di guadagnarsi da vivere con un lavoro onesto, ma preferiscono vivere a scrocco degli altri, di quelli che sono cos\u00ec stupidi da farsi sfruttare, magari lasciandosi impietosire dalle apparenze. Non bisognava fare sconti all&#8217;ingrosso alle persone che rientrano in certe categorie: \u00e8 sbagliato; non serve a nulla, se non a incoraggiarle a fare le vittime e avanzare sempre nuove pretese.<\/p>\n<p>Ora il Parlamento sta per varare una legge che punisce l&#8217;omofobia come un crimine d&#8217;odio, e ci vien detto che il suo scopo \u00e8 tutelare le persone omosessuali da ogni discriminazione. Ma davvero quelle persone sono oggetto di discriminazione, in Italia? Due presidenti di regione, Nichi Vendola per la Puglia e Rosario Crocetta per la Sicilia, sono stati eletti dai loro concittadini, bench\u00e9 omosessuali dichiarati; il primo, sposato ad un uomo, \u00e8 andato anche all&#8217;estero ad acquistare un bambino con la pratica dell&#8217;utero in affitto. Si \u00e8 forse scatenata una campagna di stampa contro di lui, lo hanno messo alla gogna? Niente affatto: c&#8217;\u00e8 stato solo un civile confronto di opinioni; ma i <em>mass-media<\/em>, nel complesso, hanno fatto buon viso. Dov&#8217;\u00e8 la discriminazione, dov&#8217;\u00e8 il pregiudizio? E parliamo di regioni meridionali, ove si presuppone che la mentalit\u00e0 della gente sia pi\u00f9 chiusa e pi\u00f9 arretrata che al Nord. E allora, davvero c&#8217;era bisogno di una legge apposita? Perch\u00e9 gi\u00e0 ora un reato commesso contro un omosessuale, o contro una donna, viene punto con raddoppiata severit\u00e0, rispetto allo stesso reato commesso ai danni di una persona non rientrate in una categoria protetta. A Napoli, dei ragazzi sono stati condannati a dieci anni di galera per aver aggredito un gay. Dieci anni, in Italia, a stento si danno a chi si macchia d&#8217;un assassinio volontario. E in queste condizioni, c&#8217;era bisogno d&#8217;una legge ancor pi\u00f9 severa per tutelare i diritti degli omosessuali? In realt\u00e0, sappiamo benissimo a cosa mira la legge Zan-Scalfarotto: a chiudere la bocca alla gente, a impedire l&#8217;espressione del pensiero, a rieducare le coscienze col metodo carcerario. Mira a impedire che qualcuno passa mai dire che la famiglia naturale \u00e8 formata da un uomo, una donna e dei bambini, non acquistati, ma nati dal loro reciproco amore. Cio\u00e8 mira a impedire che si possa dire la verit\u00e0, e ad instaurare per legge il suo contrario, la menzogna.<\/p>\n<p>A questo ci ha condotti il cedimento iniziale, l&#8217;aver taciuto o l&#8217;aver negato la verit\u00e0 su piccola scala, pensando che il sacrificio del vero fosse un passaggio necessario per dare un risarcimento alle minoranze, per placare i nostri (ingiustificati) sensi di colpa che qualcuno alimenta ad arte, senza posa; e anche per quieto vivere, di fronte a delle minoranze aggressive. Come si poteva denunciare un minorenne sorpreso a rubare? Come si poteva esser severi con un bambino meno fortunato di nostro figlio? Come si poteva e si pu\u00f2 pretendere il rispetto delle nostre leggi da un povero profugo, che ha rischiato di annegare in mare e chiss\u00e0 quante ne ha passate prima di arrivare qui? E come si poteva e si pu\u00f2 cavillare sui numeri, contestare la cifra dei Sei Milioni, davanti alla sofferenza cos\u00ec grande patita da un popolo? La verit\u00e0, tuttavia, \u00e8 una signora molto esigente e decisamente gelosa. Se la si tradisce anche una volta sola, se ne va e non si fa pi\u00f9 vedere. E chi l&#8217;ha rinnegata sar\u00e0 costretto a una seconda, una terza, una quarta bugia, e cos\u00ec via, sempre pi\u00f9 frequenti e sempre pi\u00f9 grandi. Fino a non poter dire che il destino dell&#8217;uomo \u00e8 la donna, e il destino della donna \u00e8 l&#8217;uomo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stiamo vivendo ai tempi del diluvio: il diluvio che travolge la morale, l&#8217;intelligenza, la competenza, l&#8217;onest\u00e0, la professionalit\u00e0. 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