{"id":24854,"date":"2016-01-15T06:24:00","date_gmt":"2016-01-15T06:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/15\/perche-tanti-ebrei-aderirono-alle-ideologie-rivoluzionarie-del-primo-novecento\/"},"modified":"2016-01-15T06:24:00","modified_gmt":"2016-01-15T06:24:00","slug":"perche-tanti-ebrei-aderirono-alle-ideologie-rivoluzionarie-del-primo-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/15\/perche-tanti-ebrei-aderirono-alle-ideologie-rivoluzionarie-del-primo-novecento\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 tanti ebrei aderirono alle ideologie rivoluzionarie del primo Novecento?"},"content":{"rendered":"<p>Il fatto pu\u00f2 essere irritante o indifferente, per\u00f2 \u00e8 quello, e rappresenta, da sempre, un punto di frizione tra coloro i quali lo giudicano casuale e coloro che vi vedono una conferma all&#8217;analisi della situazione mondiale fatta a suo tempo da fascisti e nazisti (senza per ci\u00f2 concordare, ovviamente, con le conclusioni pratiche che costoro ne traevano): nelle ideologie rivoluzionarie degli ultimi anni dell&#8217;Ottocento e dei primi decenni del Novecento vi \u00e8 un numero assolutamente sproporzionato, in termini percentuali, di ebrei. Nella rivoluzione bolscevica dell&#8217;Ottobre 1917 si rimane colpiti dal numero dei Trotzkij, dei Zinoviev, dei Kamenev, dei Radek, per non parlare delle figure rimaste nell&#8217;ombra, ma, in realt\u00e0, occupanti dei ruoli decisivi, almeno nella fase organizzativa, come i Parvus (senza il quale Lenin non sarebbe mai riuscito a rientrare da Zurigo a Pietroburgo). Si rimane anche colpiti dal numero esorbitante di intellettuali ebrei aderenti alle avanguardie artistiche e letterarie e a tutte le esperienze di innovazione radicale e iconoclasta, di rottura con il passato, di rigetto della tradizione, di critica spietata dell&#8217;esistente, di dissacrazione dei valori pi\u00f9 cari alla borghesia, o anche soltanto di sotterranea e non appariscente demolizione di tutto ci\u00f2 sui poggiava l&#8217;ordine razionale del mondo. Proust, Kafka, Svevo, sono solo le cime del gigantesco <em>iceberg<\/em>: in realt\u00e0, si direbbe che gran parte della cultura del sospetto e del rifiuto, a partire da Freud e da molti dei suoi seguaci, anzi, a partire da Marx e da molti dei suoi discepoli (Eduard Bernstein, Rosa Luxemburg), sia stata un fatto essenzialmente giudaico; senza tralasciare il teatro, la musica, la pittura e, soprattutto, il giornalismo, mediante il quale tali avanguardie furono in grado di esercitare un&#8217;influenza culturale assai superiore alla loro consistenza effettiva.<\/p>\n<p>Fascisti e nazisti &quot;lessero&quot; questo fatto in termini assai semplicistici: per loro, era la prova della grande congiura del giudaismo internazionale contro le nazioni &quot;gentili&quot;, mirante a scalzare i valori tradizionali, sui quali poggiava la loro stabilit\u00e0, per favorire il diffondersi dell&#8217;insicurezza spirituale, del disordine intellettuale, dell&#8217;angoscia esistenziale e rendere, cos\u00ec, pi\u00f9 facile la sua subdola penetrazione al loro interno, al fine di sottometterle senza che se ne rendessero conto. Questa, peraltro, secondo i fascisti e soprattutto i nazisti, era soltanto una delle due branche della minacciosa tenaglia con cui il giudaismo internazionale stava attuando la scalata al potere mondiale; l&#8217;altra, solo apparentemente opposta, ma in realt\u00e0 complementare, era quella finanziaria, rappresentata dai grandi banchieri e industriali ebrei, i quali stavano gettando la rete del loro invisibile potere sul mondo intero, la rete dell&#8217;usura, rendendo il lavoro schiavo del capitale finanziario e depredando, senza averne l&#8217;aria, la linfa vitale accumulata dall&#8217;Europa (e dagli Stati Uniti) attraverso generazioni di abili imprenditori e di tenaci lavoratori.<\/p>\n<p>Aggiungevano, soprattutto i nazisti, che tutto questo era facilitato dal fatto che gli ebrei, mantenendosi uniti, prolifici ed evitando al massimo di mescolarsi con i &quot;gentili&quot;, stavano dimostrando una vitalit\u00e0 biologica immensa e nefasta; laddove i popoli ariani &#8212; vedi specialmente il caso della Francia -, ormai declinanti sul piano demografico, altro non sapevano fare, per evitare lo spopolamento, che importare gente di colore dalle proprie colonie, imbastardendosi e affrettando, cos\u00ec, la propria fine. Questo, del crollo delle nascite, era uno dei chiodi fissi dei teorici della destra europea e americana, non solo di area ideologica fascista o nazista (vedi Houston Stewart Chamberlain o Theodor Lothrop Stoddard, tanto per fare un paio di nomi); dato al quale essi contrapponevano quello della fortissima prolificit\u00e0 delle razze &quot;inferiori&quot; o &quot;di colore&quot;.<\/p>\n<p>Ha osservato lo storico Ernst Nolte nel libro \u00abControversie. Nazionalsocialismo, bolscevismo, questione ebraica nella storia del Novecento\u00bb (titolo originale: \u00abStreitpunkte\u00bb, Ullstein Bichverlage, 1993; traduzione dal tedesco di Francesco Coppellotti, Milano, Casa Editrice Corbaccio, 1999, pp. 134-136):<\/p>\n<p><em>\u00abLa questione [&#8230;] pi\u00f9 spinosa \u00e8 se dobbiamo attribuire [&#8230;] anche all&quot;antisemitismo&quot; nazionalsocialista un &quot;nocciolo&quot; razionale o se la scienza si debba per sempre accontentare di designazioni come &quot;odio infernale contro gli ebrei&quot;. sarebbe solo un&#8217;altra formulazione affermare che Hitler avrebbe scelto gli ebrei \u00a0come &quot;capri espiatori&quot;, ma avrebbe potuto scegliere altrettanto bene e con altrettanta irrazionalit\u00e0 gli zingari o i fumatori. La posizione radicalmente contraria sarebbe che gi ebrei, di fatto, fossero i nemici pi\u00f9 risoluti di Hitler, che lo avrebbero incessantemente avversato. Potrebbero essere in molti oggi a sottolineare positivamente questa tesi e in questo senso si muove spesso la storiografia ebraica: per Shlomo Aronson \u00e8 evidente che gli ebrei erano &quot;i nemici pi\u00f9 duri di Hitler&quot;, e Raul Hilberg scrive: &quot;Durante tutta la seconda guerra mondiale gli ebrei fecero propria la causa degli Alleati, alla quale posposero molte preoccupazioni per il loro benessere e contribuirono al trionfo finale. Questa concezione non viene per\u00f2 mai assunta nella storiografia tedesca, poich\u00e9 si teme possa condurre alla giustificazione delle deportazioni e del concetto di &quot;popolo nemico&quot;, per quanto essa non pregiudichi la condanna morale dell&#8217;assassinio di massa.<\/em><\/p>\n<p><em>La storiografia tedesca sceglie perci\u00f2 la prospettiva delle &quot;vittime&quot;, di uomini che si fecero condurre senza resistenza &quot;come pecore&quot; al macello. Questa prospettiva \u00e8 giustificata finch\u00e9 si tratta di ebrei tedeschi che, come Herta Nathorff, vennero progressivamente privati del loro lavoro e infine persino delle loro possibilit\u00e0 vitali, o come l&#8217;ex maggiore Arthur Weinberg, morto \u00a0a Theresienstadt dopo un trattamento indegno, o come il dottor Arthur Meyer, che era stato un &quot;nemico di tutti i partiti di sinistra&quot; e non poteva capire come mai i tedeschi dovessero venir deportati dai tedeschi, o quale Maximilian Sp\u00e4th, che quale vecchio combattente dei Freikorps si suicid\u00f2, quando dovette lasciare la Germania. Gli ebrei emancipati e completamente integrati avevano dunque ragione di sentirsi vittime di un&#8217;ingiustizia immeritata. Proprio essi per\u00f2, come risulta chiaro da molte testimonianze, giudicarono per la quasi totalit\u00e0 in modo molto negativo l&#8217;immigrazione degli &quot;ebrei orientali&quot;, e in particolare l&#8217;attivit\u00e0 dei rivoluzionari ebrei; e avevano ancora una volta ragione quando consideravano inammissibile il dover rispondere del comportamento e delle attivit\u00e0 di questi &quot;altri ebrei&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il problema era per\u00f2 se gli &quot;ebrei orientali&quot; e i &quot;rivoluzionari&quot; fossero per essi semplicemente degli &quot;estranei&quot;. Questi rivoluzionari erano infatti in gran parte i rampolli della grande borghesia ebraica, che si ribellavano contro i padri, poich\u00e9 pareva loro intollerabile la posizione oltremodo autoritaria del padre, sancita dalla religione ebraica, che non senza motivo aveva suscitato la critica sia dei socialisti sia dei conservatori, ai quali essi si unirono, o protestando, come Arthur Trebitsch, contro la &quot;giudaizzazione del mondo&quot; e diventando pi\u00f9 nazionali dei tedeschi nazionali, o allineandosi alle posizioni di Franz Werfel, che richiedeva la caduta di &quot;Dio padre&quot; nella religione, l&#8217;eliminazione del re &quot;come padre dei cittadini&quot; e l&#8217;eliminazione del&#8217;imprenditore come &quot;padre degli operai&quot;.La lotta delle generazioni e lo scontro sul &quot;capitalismo&quot; e sull&#8217;&quot;economia monetaria&quot; assunsero fra gli ebrei di norma forme pi\u00f9 acute che nella societ\u00e0 non ebraica, poich\u00e9 i &quot;padri&quot; erano molto spesso imprenditori \u00a0d successo con molte caratteristiche del &quot;capitalismo originario&quot;, e i figli si sentivano &quot;oppressi&quot; , rimproverando ai padri il tradimento delle massime morali del giudaismo, e al tempo stesso l&#8217;insufficiente autoliberazione verso il cosmopolitismo o verso l&#8217;integrazione nella societ\u00e0 cristiana. L&#8217;anticapitalismo e l&#8217;odio che gli ebrei portavano verso di s\u00e9 erano gi\u00e0 molto diffusi prima della prima guerra mondiale nella generazione ebraica pi\u00f9 giovane, e quindi \u00e8 assolutamente impossibile negare loro un &quot;nocciolo razionale&quot;. Se esso spinse Karl Kraus, Hugo von Hofmannstahl Carl Sternheim, e non pochi altri, ad accettare la cultura ufficiale e non quella ebraica, ma d&#8217;altra parte rafforz\u00f2 anche la tendenza alla scelta dei partiti rivoluzionari.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa affinit\u00e0 di gran parte della giovane generazione ebraica con i partiti operai rivoluzionari pu\u00f2 essere spiegata molto facilmente, ma una simile chiarificazione presuppone che la letteratura tedesca rompa un tab\u00f9 finora inviolato e si ponga la domanda se vi sia stata un&#8217;intima affinit\u00e0 tra giudaismo e bolscevismo. Questo tab\u00f9 \u00e8 giustificato in quanto l&#8217;affermazione, forse giusta, che gli ebrei parteciparono sia in Germania che in Russia in misura notevole al movimento rivoluzionario, sembra essere vicina alla tesi dei nazionalsocialisti, da Hitler stesso formulata una volta in colloquio con Max Planck , per la quale tutti gli ebrei sarebbero stati comunisti.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, una impostazione corretta della questione deve tener conto della diversificazione esistente all&#8217;interno della comunit\u00e0 giudaica europea nei primi decenni del Novecento. I figli erano generalmente &quot;rivoluzionari&quot;, i padri erano per lo pi\u00f9 &quot;uomini d&#8217;ordine&quot;, felicemente inseriti, fino ai massimi livelli, nella grande industria e nell&#8217;alta finanza: si trattava, perci\u00f2, di un contrasto generazionale, ma i non ebrei, dall&#8217;esterno, non lo vedevano cos\u00ec e lo interpretavano volentieri come la prova di una duplice strategia ebraica per dare l&#8217;assalto al potere mondiale: mediante la rivoluzione marxista e mediante la speculazione finanziaria. L&#8217;ebreo, cos\u00ec, negli stereotipi degli antisemiti, diventava sia l&#8217;agente rivoluzionario che trama nell&#8217;ombra e prepara la rivoluzione comunista, sia il cinico e potentissimo banchiere che, dalle borse e dalle piazze d&#8217;affari principali, manipola la ricchezza mondiale ed espropria dei loro sudanti guadagni i lavoratori &quot;gentili&quot;, per accumulare sempre pi\u00f9 oro nei suoi tenebrosi forzieri.<\/p>\n<p>A questo punto, ci si pu\u00f2 domandare come mai, all&#8217;interno delle comunit\u00e0 giudaiche europee, si fosse verificata una simile rottura generazionale, e come mai i non ebrei non la riconoscessero come tale. A nostro parere, la rottura generazionale si stava verificando anche fra i non ebrei, ma in maniera molto pi\u00f9 lenta e strisciante: in pratica, essa sarebbe stata ritardata ancora per mezzo secolo, esplodendo, in forme clamorose, solo nel 1968 (e anche l\u00ec troveremo non pochi esponenti della comunit\u00e0 ebraica, a cominciare dall&#8217;ebreo tedesco Cohn-Bendit). Come mai la rottura si verific\u00f2 molto prima e molto pi\u00f9 in fretta entro la minoranza ebraica europea? Probabilmente per un insieme di fattori, il primo dei quali era appunto la condizione di &quot;diversi&quot; degli ebrei stessi: popolo senza patria, eternamente diviso e disperso, in rapporti conflittuali, o comunque delicati, con le societ\u00e0 ospitanti, e portatore di una visione del mondo diversa e non suscettibile d&#8217;integrazione. Se l&#8217;uomo del Novecento si sentiva spiritualmente sradicato, l&#8217;ebreo si sentiva doppiamente tale, perch\u00e9 senza radici, o meglio, perch\u00e9 trapiantato lontano dalle sue radici.<\/p>\n<p>Il sorgere del sionismo e del progetto di Theodor Herzl circa il &quot;ritorno&quot; degli Ebrei in Palestina (Congresso Sionista Mondiale di Basilea, agosto 1897) aggiunse un elemento d&#8217;irrequietezza in una comunit\u00e0 che gi\u00e0 stava vivendo in maniera tumultuosa e, a volte, drammatica, il ricambio generazionale, con le nuove generazioni in rivolta, che rifiutavano con disprezzo il sapere dei &quot;padri&quot;, la loro cultura, la loro tradizione, e, soprattutto, il principio d&#8217;autorit\u00e0 paterno (si noti che anche il 1968 si pu\u00f2 leggere come una gigantesca rivolta contro il principio d&#8217;autorit\u00e0 paterno). Gli ebrei della vecchia generazione si sentivano generalmente integrati, specialmente in Europa occidentale, dove erano anche assai meno numerosi (Inghilterra, Francia, Italia, Germania occidentale); quelli della nuova si sentivano apolidi, sradicati, disperati, pronti a qualsiasi avventura pur di mutare il loro destino, ma senza sapere bene in quale direzione andare, e cercavano una loro nuova identit\u00e0, stentando per\u00f2 a trovarla, per cui, sovente, davano l&#8217;impressine di lavorare unicamente per la &quot;distruzione&quot;, la &quot;sovversione&quot;, la &quot;confusione&quot;, l&#8217;arte &quot;degenerata&quot;, oltre che per il bolscevismo e l&#8217;anarchismo (negli Stati Uniti, molti giovani ebrei tedeschi erano militanti anarchici; mentre i &quot;padri&quot;, come i Rotschild, occupavano posizioni-chiave nell&#8217;alta finanza).<\/p>\n<p>Insomma: gli ebrei d&#8217;Europa, e specialmente le giovani generazioni, sono stati i principali esponenti di quel laboratorio culturale, intellettuale, spirituale, che siamo soliti chiamare &quot;modernit\u00e0&quot;, nella sua fase di crescita decisiva. Qualunque giudizio si voglia dare della modernit\u00e0, intesa come insieme di valori, comportamenti e stili di vita, le sue radici sono l\u00ec. Per cui vi \u00e8 un buon grado di verit\u00e0 nell&#8217;interpretazione del fascismo e del nazismo come espressioni di una reazione e di una lotta contro la modernit\u00e0. In tale lotta, il fattore dell&#8217;antisemitismo ha fatto da tragico detonatore&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fatto pu\u00f2 essere irritante o indifferente, per\u00f2 \u00e8 quello, e rappresenta, da sempre, un punto di frizione tra coloro i quali lo giudicano casuale e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86,120,137],"class_list":["post-24854","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler","tag-ebraismo-e-giudaismo","tag-fascismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24854","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24854"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24854\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24854"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24854"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24854"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}