{"id":24849,"date":"2017-03-20T03:59:00","date_gmt":"2017-03-20T03:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/20\/e-t-a-hoffmann-quando-liperrealismo-sfocia-nel-meraviglioso-e-nel-soprannaturale\/"},"modified":"2017-03-20T03:59:00","modified_gmt":"2017-03-20T03:59:00","slug":"e-t-a-hoffmann-quando-liperrealismo-sfocia-nel-meraviglioso-e-nel-soprannaturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/20\/e-t-a-hoffmann-quando-liperrealismo-sfocia-nel-meraviglioso-e-nel-soprannaturale\/","title":{"rendered":"E. T. A. Hoffmann: quando l\u2019iperrealismo sfocia nel meraviglioso e nel soprannaturale"},"content":{"rendered":"<p>Bench\u00e9 tedesco, anzi prussiano, che pi\u00f9 prussiano non si pu\u00f2, e bench\u00e9 di professione facesse il magistrato al servizio della monarchia degli Hohenzollern, una delle pi\u00f9 rigide e pi\u00f9 militaresche dinastie dell&#8217;<em>Ancien r\u00e9gime<\/em>, Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (K\u00f6nigsberg, 24 gennaio 1776-Berlino, 25 giugno 1822) ci appare, persino fisicamente &#8211; stando ai ritratti che possediamo -, ma soprattutto nell&#8217;indole e nel temperamento artistico, tutt&#8217;altro che un uomo del Nord, tutt&#8217;altro che rigido e militaresco, tutt&#8217;altro che piatto, pedestre, ottuso e disciplinato. Al contrario: pare un uomo del Mediterraneo, un greco o uno spagnolo, scaraventato, per uno di quegli scherzi del destino che tanto frequentemente ricorrono nella sua narrativa, fra le brume, le lande sabbiose, i laghi e le foreste in riva al Baltico, sullo sfondo di vecchi manieri semidiroccati che parlano delle glorie antiche e sanguigne dei Cavalieri dell&#8217;Ordine teutonico.<\/p>\n<p>Ed egli, del resto, non fu un artista, ma una legione di artisti; non una creatura di carne e sangue, ma un vulcano in continua ebollizione; non un cittadino di questo mondo, ma un viandante smarrito proveniente da un&#8217;altra dimensione: quale, forse non lo sapeva neppure lui. \u00a0Magistrato, scrittore, pittore, musicista e critico musicale: egli fu tutto questo ed altro ancora, un sognatore inguaribile, un veggente, un frequentatore di mondi improbabili, eppure vicini, vicinissimi al nostro, quasi confinanti. Le lunghe basette che ne fanno un tipo latino, le guance incavate, i tratti energici e nervosi, lo sguardo perso, le narici fortemente arcuate, i capelli ricci e arruffati, confermano la prima impressione; la piega un po&#8217; amara della bocca, d&#8217;altra parte, sembra dire:\u00a0<em>Che diavolo ci faccio, qui? Come ci sono capitato? Per favore, risvegliatemi.<\/em>\u00a0E fa pensare, quella piega, alla particolare idea che, dell&#8217;umorismo come fatto letterario, ebbe questo strano scrittore vissuto fra Sette e Ottocento, che sembra precorrere di oltre un secolo le intuizioni di Luigi Pirandello; anzi, sarebbe interessante verificare se proprio da lui non sia stato influenzato l&#8217;autore de<em>\u00a0Il fu Mattia Pascal\u00a0<\/em>e di\u00a0<em>Uno, nessuno e centomila<\/em>. Per Hoffmann, infatti, che ama passare con estrema disinvoltura dal serio al comico, e dal tragico all&#8217;umoristico, praticamente senza sfumature e senza il ricorso ad un\u00a0<em>climax<\/em>\u00a0che prepari il lettore, in senso psicologico, al completo rovesciamento della prospettiva, vi \u00e8, nella vita, un elemento comico onnipresente, che si tratta solo di saper scorgere, e dal quale vi \u00e8 molto, moltissimo da imparare; come se, per suo mezzo, ci venisse donata, nel bel mezzo della nostra esistenza quotidiana, una possibilit\u00e0 di saggezza che, se noi la sapessimo cogliere al momento opportuno, ci spalancherebbe delle prospettive affascinanti, che nemmeno una vita intera passata sui libri sarebbe in grado di offrirci.<\/p>\n<p>Eppure, egli fu tutto, tranne che un<em>\u00a0boh\u00e9mienne<\/em>.\u00a0<em>\u00a0<\/em>Se gli sarebbe piaciuto esserlo, e se in certi periodi parve esserlo, questo \u00e8 un altro discorso: ma \u00e8 certo che non poteva prendersi quel lusso per davvero. Doveva mantenere se stesso e la moglie, una ragazza polacca sposata dopo aver rotto il fidanzamento con la cugina, e che sarebbe stata il grande amore della sua vita (il che non gli avrebbe impedito di provare una insolita passione per una fanciulla tredicenne, che poi si sarebbe fidanzata e avrebbe sposato un altro, una delle sue allieve di musica: ecco un curioso parallelismo con Edgar Allan Poe); aveva un decoroso impiego statale, quello di rappresentante della giustizia del suo re, Federico Guglielmo III, sovrano &quot;illuminato&quot; quanto si vuole, ma pur sempre assoluto, e, per giunta, proteso a difendere il trono e l&#8217;esistenza stessa della Prussia contro la cupidigia napoleonica, impiego che doveva conciliare con la sua tendenza alle bevute con gli amici, alle caricature irriverenti, e agli scandali che inevitabilmente ne derivavano; ed ebbe anche la ventura di vivere e lavorare in uno dei periodi pi\u00f9 travagliati e turbinosi nella storia della sua patria, quello delle guerre napoleoniche. E non si deve credere che le vittorie schiaccianti dei francesi, l&#8217;umiliazione della Prussia, la rinascita (effimera) della Polonia, infine la Restaurazione, lo lasciassero freddo e distante, perch\u00e9, nonostante il suo temperamento romantico e appassionato, egli si sentiva realmente tedesco, anzi, prussiano, e, come tale, in quegli anni specialmente, tutt&#8217;altro che insensibile al richiamo del nazionalismo: come si vede, fra l&#8217;altro, nel fortunato melodramma, o meglio, recita cantata (<em>Singspiel<\/em>)\u00a0<em>Undine<\/em>, rappresentata a Berlino il 3 agosto 1816, in pieno clima, appunto, di restaurazione e di rivincita del nazionalismo tedesco (non ancora pangermanismo) contro il cosmopolitismo rivoluzionario e illuminista venuto dalla Francia.<\/p>\n<p>La sua vita fu tutta una corsa affannosa da un luogo all&#8217;altro, da un impiego all&#8217;altro, fra un successo e una delusione, da Posen a Varsavia, da Bamberga a Berlino, sotto il sole e la pioggia, con il calore torrido e la neve, a piedi, su scomode diligenze, lungo strade polverose o sprofondate nel fango: instancabile, indomabile, incontenibile, pronto a rialzarsi dopo ogni caduta, con una tenacia, con una fede nella sua vocazione artistica, che basterebbero da sole a smentire qualsiasi supposizione di un Hoffmann svagato e dilettantesco, fluttuante fra diverse ispirazioni e richiami contrastanti. E tutto questo \u00e8 ancora pi\u00f9 impressionante, se si tiene conto che la sua parabola &quot;magica&quot; di scrittore si consuma nel giro di neppure una decina d&#8217;anni. La verit\u00e0 \u00e8 che pochi uomini seppero perseguire con maggiore linearit\u00e0, coerenza e fedelt\u00e0 a se stessi la propria avventura terrena, senza risparmiarsi, senza mai deflettere, senza mai scoraggiarsi (anche fra le pi\u00f9 nere difficolt\u00e0 economiche, come quando venne licenziato a causa dell&#8217;invasione francese della Prussia, e, per giorni interni, non ebbe letteralmente qualcosa da mettere nel piatto), gettando tutto se stesso nella lotta per inseguire e catturare quelle immagini di bellezza, quei frammenti di una verit\u00e0 perduta, che \u00e8 sempre un passo avanti, o forse indietro, ma che pure \u00e8 l\u00ec, l\u00ec, vicina, vicinissima, e che basterebbe allungare un braccio, forse, per riuscire a cogliere, dando cos\u00ec un senso pi\u00f9 nobile e profondo a tutta la propria esistenza. E che egli sia stato un romantico nel senso pi\u00f9 profondo del termine, lo dimostrano, nel mezzo di tanti fantasmi e vampiri, di tanti fatti strani e coincidenze assurde, di tanti incubi e oscure premonizioni, le fuggevoli visioni della donna e dell&#8217;amore, che hanno talvolta qualcosa di stilnovistico, di etereo, di angelico addirittura.\u00a0<\/p>\n<p>Hoffmann, peraltro, era attratto, si direbbe in maniera ossessiva, quasi morbosa, dalle persone strane, che abbiano, o che mostrino di avere, qualcosa di misterioso, di bizzarro, di grottesco (altra evidente parentela con il nostro Luigi Pirandello). Questo compassato funzionario di Stato, questo magistrato che veniva da una famiglia di avvocati (e di pastori luterani) nutriva un incontenibile bisogno di cercare, sui volti della gente, l&#8217;indizio di un qualcosa, di un altrove, di un non so che; e scorgeva, in una maniera di cui si sarebbero ricordati Poe, Puskin, Gogol&#8217;, Dostoevskij, ma anche Balzac e Baudelaire, sorrisi complici, ammiccamenti ambigui, sguardi allusivi, come se vivessero e si muovessero in mezzo a noi, gli uomini normali, degli individui provenienti da chiss\u00e0 dove, membri di un gruppo, di una confraternita, o forse di una vastissima congiura, i quali sanno ci\u00f2 che noi non sappiamo; sanno e sorridono, divertendosi, forse, come ama fare il gatto col topo, e pregustando il momento in cui, quando si sar\u00e0 stancato di giocare, se lo manger\u00e0 in un boccone&#8230; Ecco perch\u00e9 il mondo di Hoffmann \u00e8 sempre sospeso fra lo schizzo divertente e l&#8217;incombente catastrofe: \u00e8 come se, in qualsiasi momento, quando noi memo ce lo aspettiamo, il cielo del teatrino di carta (\u00e8 sempre un&#8217;immagine del buon Pirandello) si dovesse squarciare, e a noi fosse dato contemplare, con uno stupore per esprimere il quale non esistono le parole, e forse nemmeno i concetti, che la realt\u00e0 vera \u00e8 completamente diversa da quella, posticcia, che credevamo tale; e che tutto, ma proprio tutto, sta in maniera completamente diversa da come avevamo sempre saputo, o creduto di sapere.<\/p>\n<p>E la cosa pi\u00f9 interessante, pi\u00f9 caratteristica, pi\u00f9 originale, probabilmente, di questo scrittore elusivo, indefinibile, inafferrabile, che si fa beffe dei nostri tentativi di catturarlo, di &quot;fissarlo&quot; in una immagine nitida e precisa, e par che ci sorrida anch&#8217;egli, come tanti personaggi dei suoi racconti, con quell&#8217;aria ambigua e vagamente canzonatoria, la cosa pi\u00f9 originale \u00e8 che il passaggio della sua scrittura nei regni del fiabesco, dell&#8217;improbabile, del soprannaturale, ha inizio sul solido terreno (solido, almeno in apparenza) del verismo, anzi, di un autentico iperrealismo. La tecnica di scrittura di Hoffmann, infatti, \u00e8 simile a quella di un pittore che si ponga ad una distanza talmente ridotta dal soggetto che vuol rappresentare, da smarrirsi nei meandri dei particolari pi\u00f9 piccoli e insignificanti, fino a perdere di vista, perch\u00e9 totalmente sfuocata, l&#8217;immagine complessiva; per poi scoprire, di colpo, che proprio dalla perdita dell&#8217;immagine complessiva scaturisce una immagine nuova, totalmente differente, che ci rivela la reale natura di quell&#8217;oggetto, molto di pi\u00f9 e molto meglio di quanto non avremmo mai potuto sperare, n\u00e9 mai saremmo riusciti a fare, se pure ci fossimo imposti di osservarla per ore, per giorni, per mesi ed anni, ma sempre a una distanza irrimediabilmente sbagliata, anche se &quot;giusta&quot; secondo i criteri comunemente ammessi. e, anzi, universalmente raccomandati.<\/p>\n<p>Scriveva, a proposito di questa strana duplicit\u00e0, la germanista Barbara Allason (Pecetto Torinese, 12 ottobre 1877-Torino, 20 agosto 1968), grande studiosa di Goethe, Schiller, Nietzsche, nella <em>Introduzione<\/em> al volume da lei curato e tradotto: E. T. A. Hoffmann, <em>Il maggiorasco e altre novelle<\/em>, Torino, Utet, 1941, pp. 8-11):<\/p>\n<p><em>Inizialmente l&#8217;opera di Hoffmann muove dal verismo, un verismo fondato sull&#8217;acutezza dell&#8217;osservazione, ma soprattutto sull&#8217;originalit\u00e0 trasfiguratrice dell&#8217;interpretazione, per cui oggetti, paesaggi, fisonomie e fisonomie di persone sono riprodotti con tratti espressivi e personalissimi. I protagonisti delle sue novelle e le figure accessorie costituiscono una galleria di tipi curiosi che vanno dall&#8217;impiegato colla papalina e un romantico cuore in petto, allo studente spiantato, dalla Gretchen sognante su un suo fiore azzurro, alla cantante capricciosa, leggiadra accalappiatrice di uomini; e gli straccioni, gli spostati, gli artisti di tutte le arti, gl&#8217;innamorati, gli acchiappanuvole d&#8217;ogni sorta vi costituiscono una collana degna di stare a paro con quelle create dai maggiori novellatori.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec il suo verismo lo conduce alla scoperta del &quot;Wunderliches&quot;, cio\u00e8 dello strano, dell&#8217;individuale, del caratteristico, che \u00e8 uno degli elementi dell&#8217;arte sua. L&#8217;altro elemento essenziale sar\u00e0 il &quot;Wunderbare&quot;, il fiabesco, il meraviglioso, il soprannaturale. Di questo &quot;meraviglioso&quot; che s&#8217;intreccia alla nostra povera piatta esistenza, rialzandone il tono, Hoffmann \u00e8 stato sempre ossessionato; vi ha creduto, ne ha vissuto, vi ha trovato una consolazione o per lo meno un diversivo all&#8217;insopportabile vita &quot;borghese&quot; e &quot;filistea&quot;. A questo &quot;Wunderbare&quot; egli arriva attraverso un primo bisogno, che si potrebbe dire un bisogno di stile, \u00e8 noto a questo proposito quel passo-confessione ch&#8217;egli mette in bocca a Berganza [il cane protagonista di uno dei suoi racconti]: &quot;La mia maledetta propensione a dipingere tutto in parole, cos\u00ec chiaro e colorito come sta davanti agli occhi del mio spirito, mi conduce col\u00e0 dove non vorrei giungere&quot;. \u00c8 dunque la visione allucinante, la visione straordinariamente &quot;chiara e colorita&quot; delle cose che lo induce in un primo senso stuporoso e lo avvia sulla china del fantastico.<\/em><\/p>\n<p><em>Altre volte invece \u00e8 il &quot;Wunderliche&quot; stesso che lo indice al &quot;Wunderbare&quot;: il &quot;Wunderliche&quot; negli aspetti della natura (di cui preferir\u00e0 sempre i pi\u00f9 anormali, i pi\u00f9 rari, i pi\u00f9 momentanei), il &quot;Wunderliche&quot; soprattutto nelle fisionomie degli individui; e Hoffmann per un pezzo e anche oggi per molti sar\u00e0 soprattutto il novellatore dei tipi rari, eccezionali e curiosi, dei solitari, dei peripatetici, sar\u00e0 il sapiente descrittore delle manie, dei tics, dei gesti e degli atteggiamento strani, delle fogge di vestire grottesche. Il principale biografo e studioso di Hoffmann, Giorgio Ellinger, descrivendo i primi impulsi a poetare di quest&#8217;uomo, che per tanti anni si \u00e8 contentato di cogliere il polline da mille fiori e metterlo da parte, dice precisamente: &quot;Nelle strade di Berlino o lungo i viali dei &#8216;Zelten&#8217; cominci\u00f2 ad agitarsi in lui quella magica forza che trasformava gli individui strani che lo avevano colpito in creature fatate&quot;. \u00c8 importante segnare questo punto della genesi dell&#8217;opera di Hoffmann: nel caos degli individui che egli vede vivere intorno a s\u00e9 &#8212; per la maggior pare comuni, indifferenti, tagliati sullo stesso stampo -. Egli ne cava fuori alcuni che si muovono, parlano, vivono in modo diverso dagli altri, hanno anche facce e gesti e vestiti diversi. Subito Hoffmann ci si appassiona e comincia a lavorare di fantasia. Chi sono e perch\u00e9 agiscono alla rovescia degli altri e non vestono alla stessa foggia, e nascondono un segreto nell&#8217;ammiccar degli occhi o nel &#8216;rictus&#8217; della bocca? Ed ecco Hoffmann, partito su questa traccia, fantasticare finch\u00e9 non ha scoperto la cornice di vicende e di ambienti da collocarvi quell&#8217;individuo eccezionale.<\/em><\/p>\n<p><em>Per tal modo Hoffmann si \u00e8 messo sulle tracce del &quot;Wunderbare&quot;, del meraviglioso, che nell&#8217;opera sua assume due forme distinte. La prima forma \u00e8 la forma consolante, beatifica; il regno variopinto delle meraviglie accoglie il fortunato che vi si rifugia contro le asprezze della realt\u00e0; talvolta, \u00e8 vero, Hoffmann si compiace di lasciarci nel dubbio se questo fantastico felicitante mondo sia una realt\u00e0 o sia soltanto un sogno; quel che \u00e8 certo \u00e8 che esso colma di gioie colui a cui \u00e8 concesso, il quale, per lo pi\u00f9, \u00e8 un semplice, una creatura misconosciuta e disprezzata, di cui, perci\u00f2, tanto pi\u00f9 intensa \u00e8 la vita interiore, la vita-sogno.<\/em><\/p>\n<p><em>La seconda, e forse pi\u00f9 frequente, forma di meraviglioso in Hoffmann \u00e8 quella terrifica: le paure, gli incubi di cui \u00e8 madre la tenebra, i fantasmi generati dalla notte, dalla solitudine, dal deserto, dagli alti romitaggi. E qui veramente Hoffmann dispiega tutta la pompa della sua fantasia e fa vibrare tutte le corde del soprannaturale-pauroso, arrivando al malvagio, al malsano, al macabro, al diabolico. In certi periodi letterali quel che prevale nell&#8217;opera sua \u00e8 proprio l&#8217;analisi e la rappresentazione dell&#8217;anormalit\u00e0 e della demenza. Di qui l&#8217;importanza enorme che hanno ai suoi occhi i magnetismo, il sogno, il presentimento, l&#8217;idea fissa, lo sdoppiamento della personalit\u00e0; di qui la parte larghissima che egli fa ai fantasmi, ai vampiri, al mondo dei miti, agli automi, ai &#8216;mediums&#8217;, alla tenebrosa potenza del fato.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>L&#8217;arte di Hoffmann \u00e8 di un genere molto speciale; non pu\u00f2 essere intesa dai palati grossi, perch\u00e9 non si rivela alla prima lettura, n\u00e9 al lettore frettoloso, o al lettore che, ad un romanzo o a un racconto, chieda innanzitutto di raccontargli una storia. Per Hoffmann, le cose non sono mai ci\u00f2 che sembrano, e dunque pi\u00f9 importante della storia da raccontare \u00e8 rendersi conto del fatto che noi, forse, non dovremmo domandare dei racconti su ci\u00f2 che accade, ma imparare a vedere il mondo con occhi nuovi. Se sapremo fare questo, le storie verranno da sole, e senza bisogno della mediazione di una scrittura: sar\u00e0 la nostra stessa vita a diventare una storia, ci\u00f2 che, in fondo, essa \u00e8 sempre stata, senza per\u00f2 che noi ce ne rendessimo ben conto, e senza che sapessimo trarne le necessarie conclusioni. Le conclusioni sono che la vita stessa \u00e8 una storia, e noi siamo i suoi personaggi, per lo pi\u00f9 inconsapevoli; e che se, ad un certo punto, ci destiamo e ci scuotiamo, arriviamo a capirlo, a vederlo, e a <em>vedere<\/em>&#8230; a vedere tutto quel che non avevamo mai visto prima, e neppure immaginato che esistesse, bench\u00e9 fosse sotto i nostri occhi, fuori di noi, e, cosa non meno importante, dentro di noi; ma che non avevamo mai saputo vedere, per il semplice fatto che non ne avevamo neppur sospettato l&#8217;esistenza. Altro che storie di fantasmi: forse i fantasmi siamo proprio noi: i fantasmi della nostra stessa vita, nella quale ci aggiriamo inconsapevoli, provocando, forse, ansia e spavento negli altri, proprio come li proveremmo noi, se ci trovassimo al loro posto; e non l&#8217;avevamo neanche immaginato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bench\u00e9 tedesco, anzi prussiano, che pi\u00f9 prussiano non si pu\u00f2, e bench\u00e9 di professione facesse il magistrato al servizio della monarchia degli Hohenzollern, una delle pi\u00f9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-24849","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24849","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24849"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24849\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24849"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24849"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24849"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}