{"id":24839,"date":"2018-04-17T07:31:00","date_gmt":"2018-04-17T07:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/17\/e-tempo-di-rialzarsi\/"},"modified":"2018-04-17T07:31:00","modified_gmt":"2018-04-17T07:31:00","slug":"e-tempo-di-rialzarsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/17\/e-tempo-di-rialzarsi\/","title":{"rendered":"\u00c8 tempo di rialzarsi"},"content":{"rendered":"<p>Se siamo caduti cos\u00ec in basso, \u00e8 stato in sostanza per nostra colpa o negligenza. Certo, possiamo invocare cento attenuanti, e trovare chi sa quanti responsabili, sui quali scaricare ogni responsabilit\u00e0: dalla <em>\u00e9lite<\/em> finanziaria globale fino ai politici nostrani, arrivisti e cialtroni; ma la nuda e impietosa verit\u00e0 \u00e8 che non saremmo scesi ai livelli attuali se non avessimo abdicato a tutte le nostre responsabilit\u00e0, se non avessimo disertato i nostri doveri, se non avessimo disatteso tutti i nostri impegni. Anche sul piano morale; anzi, soprattutto sul piano morale. Il bello \u00e8 che siamo disposti a prenderci sulla groppa anche delle colpe che non sono tali, e soprattutto che non sono nostre: il debito pubblico dell&#8217;Italia, per esempio, che \u00e8 sostanzialmente un trucco e una invenzione della Banca Centrale Europea per farci pagare, attraverso il meccanismo perverso degli interessi sui prestiti, la nostra vera e unica colpa: quella di essere, o di essere stati, nonostante tutte le storture del sistema Italia, giudiziarie, fiscali, politiche, strutturali, largamente concorrenziali all&#8217;industria tedesca. Invece non siamo capaci di prenderci quelle che veramente ci spettano: la nostra latitanza come padri e come madri, come contribuenti, come dipendenti pubblici, come insegnanti e come sacerdoti, insomma come formatori delle nuove generazioni, alle quali non siamo stati in grado di trasmettere neppure un decimo di quel patrimonio di esperienza, di saggezza e di moralit\u00e0 che avevamo ricevuto, a nostra volta, dai nostri genitori e dai nostri nonni. Per colpa nostra, la cinghia di trasmissione fra le generazioni si \u00e8 bloccata e il normale ricambio generazione si \u00e8 interrotto: come appare evidente dalla intramontabile e oppressiva presenza degli ottuagenari nella politica, nell&#8217;impresa, nella finanza, nella cultura, dappertutto, senza alcuna ragionevole speranza che si verifichino un ricambio ed un rinnovamento. L&#8217;Italia tenuta in ostaggio e paralizzata, dopo le elezioni del 4 marzo 2018, dall&#8217;ottantaduenne di Arcore, gi\u00e0 responsabile di un ventennale disastro che per lui, per\u00f2, si \u00e8 risolto in un impressionante accrescimento del suo capitale privato esemplifica in maniera impietosa questa triste verit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma abbiamo fatto anche di peggio. Con la nostra passivit\u00e0 &#8212; la nostra, cio\u00e8 quella della generazione che oggi \u00e8 matura &#8212; abbiamo lasciato i giovani senza una guida, praticamente allo sbando, nelle mani del conformismo di massa, che li ha manipolati come ha voluto, piegandoli a tutte le mode del momento e spezzando in loro quel che restava delle capacit\u00e0 di giudizio personale. Infatti, di fronte all&#8217;aggressivit\u00e0 sempre pi\u00f9 forte delle minoranze in cerca di rivalsa, abbiamo calato le braghe e alzato bandiera bianca, piegandoci al ricatto del <em>politically correct<\/em>. Pertanto, da alcuni anni a questa parte, chi appartiene a una minoranza protetta &#8212; etnica, sessuale o di qualunque altro genere &#8212; ha partita vinta, a parit\u00e0 di ragioni, nei confronti di qualsiasi controparte che abbia il torto di appartenere alla maggioranza dei &quot;normali&quot;. Un gay militante, per esempio, avr\u00e0 sempre buon gioco nel querelare uno che non lo \u00e8, per poco che si senta trattato in maniera irrispettosa; un immigrato avr\u00e0 tutti dalla sua, dai giudici alla stampa, se punter\u00e0 il dito contro un italiano, accusandolo di razzismo per non avergli ceduto il passo davanti a un pronto soccorso, o semplicemente sulla porta della pizzeria. Un ebreo sar\u00e0 sicuro di vincere la causa se sporger\u00e0 denuncia contro un giornalista che abbia trattato l&#8217;argomento Olocausto in maniera, a suo parere, irrispettosa, cio\u00e8 &quot;antisemita&quot;, perch\u00e9 su di noi pesa ancora la maledizione di aver perduto l&#8217;ultima guerra, settanta anni fa, cosa che ci obbliga, come popolo (e non noi soltanto) a un atteggiamento di umilt\u00e0 e sottomissione, per non dire di servilismo, verso i veri vincitori di quell&#8217;evento: Israele e tutti i suoi aderenti e simpatizzanti, con le loro succursali anglosassoni. Siamo perfettamente consapevoli del fatto che, in questo momento, stiamo un po&#8217; semplificando i termini della questione: ma, se li stiamo semplificando, non li stiamo, per\u00f2, alterando, e tanto meno falsificando. Nove volte su dieci, le cose stanno come abbiamo detto: chi appartiene alle minoranze protette ha tutti dalla sua, magistratura, informazione, cultura, e quindi l&#8217;opinione pubblica; meglio non trovar nulla da dire con esse. Torniamo in questo momento da una convocazione presso la polizia di Stato: un giovane sacerdote, professore di teologia, ha ritenuto cosa buona e giusta sporgere querela contro di noi, sentendosi diffamato da un nostro articolo, nel quale non vi sono n\u00e9 insulti, n\u00e9, tanto meno, calunnie, ma un giudizio di merito su quel che lui va dicendo e scrivendo a proposito di questioni decisive della fede cattolica: ma lui pu\u00f2 querelare chi vuole, gli altri devono subire; lui pu\u00f2 sentirsi offeso, gli altri no; lui pu\u00f2 mostrare indignazione e reagire, anche con le vie legali, per quel che pensano gli altri, mentre gli altri devono accettare le sue sconcertanti asserzioni sulla liturgia sacramentale.<\/p>\n<p>Ormai le cose funzionano cos\u00ec: chiunque vuol farsi valere, intenta causa contro chi gli pare e piace; tanto, non gli costa nulla: non esiste, in Italia, il reato di <em>azione temeraria<\/em>, presente nel codice americano. Ci\u00f2 significa che a far querela non si rischia nulla; e se risulta che si \u00e8 impegnata la giustizia per cose insussistenti, non c&#8217;\u00e8 bisogno neanche di domandare scusa. Da questa irresponsabilit\u00e0 legale del querelante discende un ulteriore incentivo a una strategia sempre pi\u00f9 marcata da parte degli esponenti della cultura dominante: quella di zittire qualunque opposizione a colpi di sentenze di tribunale e di multe milionarie. Il buon esempio \u00e8 stato dato dalla signora Boldrini, che allora ricopriva la terza carica dello Stato, allorch\u00e9 sporse querela contro il giornale <em>La Gazzetta di Lucca<\/em>, chiedendo un risarcimento di 250.000 euro per un articolo, a suo dire, diffamatorio nei suoi confronti. Chiedere a un giornale di provincia di pagare 250.000 euro per diffamazione significa voler costringerlo alla chiusura. Ed \u00e8 a questo che puntano gli uomini e le donne della cultura dominante: progressista, femminista, migrazionista, omosessualista: ridurre al silenzio tutti gli altri, schiacciare ogni possibilit\u00e0 di esprimere opinioni dissenzienti. E la neochiesa del (falso) papa Bergoglio si distingue, in questa misera crociata, per l&#8217;aggressivit\u00e0 e l&#8217;intolleranza di molti suoi esponenti: i quali, pur avendo sempre in bocca la misericordia, di fatto agiscono in maniera assai poco misericordiosa. Questo, almeno, se il &quot;nemico&quot; da essi individuato \u00e8 un cattolico; ma se \u00e8 un ebreo, o un musulmano, o un massone, o un radicale, allora no, allora \u00e8 tutta un&#8217;altra musica: \u00e8 tutto un cinguettio, un abbracciarsi, uno strusciarsi, uno scambiarsi complimenti e convenevoli perfino stucchevoli. Avete presente l&#8217;apologia del defunto Marco Pannella da parte di monsignor Paglia? Se il suddetto monsignore fosse stato invitato a commemorare san Giovani Bosco, o san Massimiliano Kolbe, ben difficilmente avrebbe potuto adoperare parole pi\u00f9 elogiative, espressioni pi\u00f9 zuccherose, formule pi\u00f9 entusiastiche ed iperboliche di quelle che ha usato per magnificare e glorificare il campione indiscusso e indiscutibile del divorzio, dell&#8217;aborto, dell&#8217;eutanasia, delle unioni civili, dei cosiddetti matrimoni gay, dell&#8217;utero in affitto (<em>pardon<\/em>, volevamo dire: della <em>maternit\u00e0 per altri<\/em>, come dicono loro), della libert\u00e0 di drogarsi. E tutto questo, diciamo la verit\u00e0 &#8212; sinceramente, spassionatamente &#8212; pu\u00f2 essere considerato come normale? \u00c8 normale che un vescovo cattolico tessa l&#8217;elogio di Pannella, e che il papa elogi pubblicamente la signora Bonino, chiamandola <em>una grande italiana<\/em>? E che entrambi tacciano sull&#8217;aborto? E che il papa neghi l&#8217;esistenza dell&#8217;inferno, e il generale dei gesuiti neghi quella del diavolo? Lo chiediamo, accorati, ai cattolici che si considerano progressisti, purch\u00e9 vi sia in essi un barlume di buon senso e un briciolo di buona fede: vi sembra normale, tutto questo? Avete l&#8217;impressione che il Vangelo sia rettamente inteso e custodito, che la Chiesa si trovi in buone mani? Non vi par di sentire, al contrario, un certo qual puzzo dell&#8217;inferno?<\/p>../../../../n_3Cp>Qualcuno penser\u00e0 che ora stiamo esagerando, e che non \u00e8 giusto addebitarci anche l&#8217;arroganza delle minorane bramose d&#8217;imporci la loro dittatura. Eppure \u00e8 cos\u00ec: siamo noi che avremmo dovuto reagire a tono, al principio, quando ancora sarebbe stato possibile farlo. Quella arroganza ha delle radici culturali e sociologiche ben precise: al tempo dei nostri padri, non sarebbe stata neppure immaginabile, e ci\u00f2 per l&#8217;ottima ragione che i nostri padri, a differenza di noi, erano capaci di dire anche qualche <em>no<\/em> davanti alle pretese irragionevoli, ai caprici e alle manie, fossero pure dei pretesi soggetti &quot;deboli&quot;. Non subivamo ricatti morali, loro; noi invece s\u00ec. Non si sentivano in colpa, personalmente, se nel Medioevo i sodomiti venivano perseguitati, n\u00e9 se alcune donne proclamavano che il loro sesso \u00e8 stato vittima di uno sfruttamento perpetuo, e neppure se i nazisti avevano costruito Auschwitz. Si prendevamo le loro responsabilit\u00e0 e le loro colpe, non quelle degli altri, n\u00e9 quelle di secoli di storia. Le maestre non prendevano immediatamente le parti di un bambino zingaro, se questo si diceva maltrattato dai compagni, come invece quelle di oggi fanno con un bambino africano che si dichiari vittima di discriminazioni a sfondo razziale. I nostri padri avevano un fiuto infallibile per le vittime di professione, per i fannulloni travestiti da discriminati, per i furbi che puntavano a impietosire il prossimo. Se centinaia di migliaia di falsi profughi fossero sbarcati sulle coste dell&#8217;Italia dicendosi perseguitati a morte, i nostri padri, cinquant&#8217;anni fa, li avrebbero immediatamente riconosciuti per ci\u00f2 che realmente sono: degli invasori che sfruttano il buon cuore, l&#8217;ingenuit\u00e0 e la dabbenaggine del popolo italiano. E li avrebbero trattati di conseguenza. Allora &#8212; e parliamo di neppur due generazioni fa &#8212; un magistrato non avrebbe osato dar ragione a una nave straniera che scarica in Italia l&#8217;ennesima infornata di falsi profughi, disobbedendo agli ordini della capitaneria di porto, con la motivazione che consegnarli ai libici avrebbe significato abbandonarli a tremende violazioni dei diritti umani. E non avrebbe potuto sostenere che chi sbarca in Italia ha comunque il diritto di restarci, perch\u00e9, altrimenti, finirebbe in chi sa quali situazioni di pericolo. E ci\u00f2 perch\u00e9 cinquant&#8217;anni fa la politica estera dell&#8217;Italia non la facevano i magistrati, e tanto meno gli equipaggi delle organizzazioni non governative &quot;umanitarie&quot;. Allora, gli interessi vitali della nazione erano ancora in mano ai politici, in nome e per conto del popolo italiano: bene o male. Pi\u00f9 male che bene, se si vuole; ma non venivano decisi da soggetti privati, magari di nazionalit\u00e0 non italiana. Questo, almeno, non accadeva, perch\u00e9 il ricatto buonista e filantropico non avrebbe attaccato. I nostri genitori e i nostri nonni erano buoni &#8212; ne abbiamo cento e cento ricordi: di bont\u00e0 vera, concreta, non parolaia &#8212; per\u00f2 non buonisti. Un falso povero, una vittima di professione, li riconoscevano all&#8217;istante. E non avevano alcuna difficolt\u00e0 a svergognarli e a cacciarli a pedate nel sedere. Buoni s\u00ec, ma fessi no.<\/p>\n<p>Ora ci troviamo a vivere sotto il totalitarismo delle minoranze, il cui braccio operativo \u00e8 la magistratura di sinistra. Questi giudici che rilasciano dopo qualche ora gli spacciatori, i ladri e i rapinatori stranieri, i quali vanno e vengono dai centri di accoglienza, come se fossero altrettanti alberghi o posti di ristoro per chi pratica la delinquenza spicciola; questi giudici che rilasciano perfino i falsi profughi dopo che hanno preso a coltellate gli uomini delle forze dell&#8217;ordine, per resistere all&#8217;arresto; questi giudici che acconsentono all&#8217;occupazione di case private da parte di sedicenti poveri, purch\u00e9 di nazionalit\u00e0 straniera o di etnia rom, con la motivazione che la seconda casa \u00e8 un lusso di cui il proprietario pu\u00f2 privarsi, mentre chi non ha un tetto sopra la testa ha ragione di procurarsene uno ad ogni costo: tutti costoro sono il cancro dell&#8217;Italia e il segno tangibile dei disastri che la cultura marxista ha provocato nel nostro povero Paese nel corso di settant&#8217;anni d&#8217;incontrastata egemonia culturale. Quei giudici vengono fuori dai nostri licei e dalle nostre universit\u00e0, ove per decenni i professori marxisti hanno insegnato ai loro studenti questi concetti: che il povero ha sempre ragione; che il bianco \u00e8 per definizione un razzista, un colonialista e uno sfruttatore, mentre l&#8217;africano e l&#8217;asiatico sono per definizione le vittime del secolare sfruttamento; che l&#8217;Occidente, senza distinzione alcuna (mentre le distinzioni si dovrebbero fare, eccome) \u00e8 responsabile, collettivamente, di tali e tanti crimini, da giustificare un senso di colpa permanente e inestinguibile sulla nostra coscienza, per cui nulla di ci\u00f2 che potremo fare, in termini di solidariet\u00e0 e accoglienza, sar\u00e0 mai abbastanza per risarcire le vittime passate, presenti e future del nostro mostruoso egoismo. E siccome le sciagure non vengono mai sole, ai magistrati di sinistra si sono uniti, a fitte schiere, preti, vescovi, cardinali e ora anche papi progressisti e modernisti: nuove leve e truppe fresche per la battaglia antinazionale e anticattolica condotte dalla cultura del ricatto buonista e umanitario. Spettacolo sconcertante, surreale: una magistratura che penalizza i propri cittadini e favorisce smaccatamente degli stranieri, entrati illegalmente nel nostro Paese; e una chiesa (lo scriviamo intenzionalmente con la minuscola, perch\u00e9 non la riconosciamo come legittima) che se la prende coi veri cattolici, e arriva a denunciarli alla magistratura, per poter dire indisturbata tutto ci\u00f2 che i nemici della Chiesa (quella vera), dai giudei ai luterani, hanno sempre detto: che \u00e8 stata costruita su falsi dogmi e, per ristabilir la verit\u00e0, bisogna ora smantellarli, uno ad uno.<\/p>\n<p>Ebbene: davanti a tutto ci\u00f2, pensiamo sia tempo di rialzarsi. Forse il <em>virus<\/em> del vittimismo ci si sta attaccando; bisogna reagire. Ritti in piedi, dobbiamo fare come i nostri padri: buoni s\u00ec, ma fessi no. Anche noi abbiamo dei figli, e quindi il diritto e il dovere di preoccuparci anzitutto del <em>loro<\/em> futuro&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se siamo caduti cos\u00ec in basso, \u00e8 stato in sostanza per nostra colpa o negligenza. 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