{"id":24826,"date":"2022-11-20T10:41:00","date_gmt":"2022-11-20T10:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/20\/e-possibile-un-esistenzialismo-metafisico\/"},"modified":"2022-11-20T10:41:00","modified_gmt":"2022-11-20T10:41:00","slug":"e-possibile-un-esistenzialismo-metafisico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/20\/e-possibile-un-esistenzialismo-metafisico\/","title":{"rendered":"\u00c8 possibile un esistenzialismo metafisico?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;esistenzialismo che ha preso piede in Europa, e pi\u00f9 precisamente a Parigi, e pi\u00f9 precisamente ancora sulla <em>rive gauche<\/em>, fra intellettuali irrequieti e scontenti, anormali e mantenuti (come Sartre con la Beauvoir, con la quale condivideva tutto, anche gli scambi di minorenni), carichi di frustrazione e pronti a sputare nel loro stesso piatto, in attesa dell&#8217;immancabile rivoluzione che rimetter\u00e0 ogni cosa al suo posto, \u00e8 un tipico fenomeno regressivo, di quelli che si verificano quando una societ\u00e0 \u00e8 confusa, turbata, amareggiata, e sente le sue basi vacillare sotto l&#8217;urto di forze poderosissime, specie di natura finanziaria, che non hanno anima, e non si curano di quante sofferenze e di quanti milioni di disoccupati e di famiglie malamente divise lasceranno dietro a s\u00e9, pur che la loro agenda sia rispettata e proceda senza intralci o ritardi. Non era pi\u00f9 l&#8217;esistenzialismo sano, virile, coerente, di Kierkegaard: un esistenzialismo onesto, che ti guarda dritto negli occhi e non ti perdona la pi\u00f9 piccola infedelt\u00e0. No: era l&#8217;esistenzialismo malato, isterico, annoiato, uscito dalle elucubrazioni paranoiche di Heidegger e rimasticato, peggiorandolo, da Jaspers, il pi\u00f9 inutile dei filosofi politicamente corretti, e da Sartre, il grande camaleonte, il grande divoratore, il pitone che inghiotte tutto, anche la preda molto pi\u00f9 grossa di lui: una cosa stanca ed esangue, sfinita, moribonda, come capita quando le forze sociali e morali sono arrivate allo stremo, hanno consumato ogni cosa e si riducono, per disperazione, a masticare il cuoio degli scarponi per ingannare la fame facendo lavorare i denti.<\/p>\n<p>Una situazione abbastanza simile si era verificata in Italia nel primo dopoguerra, dal quale essa era uscita talmente esausta e incattivita da credersi, e da sembrare, una nazione sconfitta. Quelli che non ci avevano mai creduto, i disfattisti, gli imboscat, quelli che avevano gridato <em>Viva Caporetto!<\/em> come vent&#8217;anni prima, alla notizia di Adua, avevano gridato <em>Viva Menelik!,<\/em> erano i pi\u00f9 scontenti di tutti. Perch\u00e9 il crollo non c&#8217;era stato, nonostante tutte le loro fosche previsioni (e speranze), e quindi il miraggio della rivoluzione bolscevica si allontanava. Non restava loro che sfogare la rabbia impotente sputando sui reduci e strappando le mostrine e le medaglie agli invalidi di guerra e gettandole nel rigagnolo. Ma gli altri, quelli che l&#8217;avevano voluta o che, pur non avendola voluta, si erano adattati a combatterla per cercare di vincerla, e non di perderla come verr\u00e0 di moda vent&#8217;anni dopo, non ci stavano: avevano lasciato troppi compagni morti sulle pietraie del Carso o sulle rive del Piave. Bene o male, sentivano di aver vissuto una grande esperienza, la pi\u00f9 dura prova affrontata dalla nazione unita, e di averla superata: si sentivano in dovere di non disperderne il patrimonio morale, fatto di sacrifici e di generose idealit\u00e0. Avevano vinto la guerra contro il nemico; ora dovevano vincere la pace contro i nemici interni, gli eterni scontenti, quelli che avrebbero voluto pugnalarli alle spalle per &quot;fare come Lenin&quot;. Quelli che spadroneggiavano nelle regioni rosse, nelle camere del lavoro, nelle amministrazioni socialiste, nelle leghe contadine, e lasciavano morir di fame quanti che non erano iscritti al loro partito.<\/p>\n<p>Anche dal punto di vista intellettuale e filosofico, i reduci si sentivano portatori di un&#8217;Italia nuova, un&#8217;Italia che voleva far da sola, per la prima volta\u00a8studiando i maestri stranieri, ma senza alcun complesso d&#8217;inferiorit\u00e0.<\/p>\n<p>La situazione francese del secondo dopoguerra ricorda un po&#8217; quella italiana del primo; solo che la sostanza delle cose sta esattamente al contrario. L&#8217;Italia del 1918 si sentiva quasi vinta, e invece era reduce dalla pi\u00f9 grande vittoria di tutta la sua storia militare; la Francia del 1945 faceva finta di essere nel numero dei vincitori, ms era stata sconfitta, e assai malamente. Non aveva quasi combattuto. Non era stata una <em>deb\u00e2cl<\/em>e come nel 1870, ma una specie di sciopero militare. Aveva preferito far vincere Hitler. Anche perch\u00e9 i comunisti, all&#8217;interno, tifavano per i nazisti, in omaggio al patto Molotov-Ribbentrop. In quel momento, per loro, la marcia verso il comunismo coincideva col passo cadenzato delle SS sui Champs Elys\u00e9es. Ma anche nel 1918, la Francia a dirla tutta, aveva vinto per modo di dire. Aveva vinto perch\u00e9 era stata spinta e trascinata dalle forze riunite del mondo intero, contro un unico avversario. Da sola, sarebbe stata schiacciata dalla Grande Bertha, dagli Zeppelin e dalle divisioni d&#8217;assalto. Sia come sia, \u00e8 molto diverso il clima postbellico dopo una prova superata e dopo una disfatta. La Francia del 1945 non aveva nulla di cui gloriarsi, tanto meno i processi maramaldeschi contro P\u00e9tain, Laval e gli altri. Come se non bastasse, la nuova filosofia che andava cos\u00ec di moda fra i giovani del Quartiere latino e fra i loro professori rivoluzionari per noia era di matrice tedesca: oltraggio supremo, che aumentava, forse inconsapevolmente, il senso di auto-disprezzo.<\/p>\n<p>Jean-Paul Sartre moltiplicava le sue incursioni alla baracca di legno nella Foresta Nera (il caso volle che essa ricadesse appunto nella zona d&#8217;occupazione francese stabilita dai vincitori) e tornava con i taccuini fitti di appunti. Il piccolo parassita e mantenuto, sempre voglioso di minorenni e triangoli strani, si era convinto che il vecchio farneticante ed ex nazista, dicesse pi\u00f9 o meno le stesse cose che si andavano delineando ora nella sua mente: che <em>Essere e tempo<\/em>, del 1927, gli avesse chiarito la stesura di <em>L&#8217;essere e il nulla<\/em> del 1943; e ora si accingeva a tesaurizzare, da buon manager, il suo buon fiuto. Si trattava, in gran parte, di un equivoco: perch\u00e9 Heidegger era un cattivo filosofo, che diceva una cosa e ne intendeva sempre un&#8217;altra, ma almeno aveva un&#8217;autentica passione filosofica; mentre Sartre era un dilettante allo sbaraglio, tanto vanitoso quanto superficiale. E poi si stava abilmente, tenacemente costruendo un mito: il mito della Cassandra triste, perch\u00e9 sa ogni cosa ma non viene mai creduta; e non gli resta che andare in giro con i suoi buffi impermeabili, fumando l&#8217;ultimo mozzicone sino al filtro, con quell&#8217;aria scontrosa e ironica che piace tanto ai giovani e che ricorda Humprey Bogart in <em>Casablanca<\/em> mentre stringe alleanza col &quot;francese libero&quot;Claude Rains. Culturalmente, ripetiamo, non c&#8217;era molto di pi\u00f9 del mito logoro e stantio della ville lumi\u00e9re che tornava a respirare L&#8217;aria della libert\u00e0 (in formato <em>yankee<\/em>). A meno di voler considerare le dubbie e intramontabili esibizioni di Josephine Baker, prima e dopo la Liberazione, come il <em>non plus ultra<\/em> di un&#8217;Europa coltissima e civilissima per forza di cose, essendosi scrollata di dosso, con il peso determinante dell&#8217;Armata Rossa, l&#8217;incubo hitleriano (un incubo ne scaccia un altro e tutti sono contenti).<\/p>\n<p>Dicevamo che l&#8217;esistenzialismo degli anni dopo la Seconda guerra mondiale \u00e8 il segno della fiacchezza e della nullit\u00e0 filosofica dell&#8217;Europa all&#8217;indomani del suo definitivo suicidio. Eppure, per qualche tempo, il venticello esistenzialista fu scambiato per un vento cos\u00ec gagliardo e vivificante che si moltiplicarono le versioni e i tentativi di accomodamento con gli altri ambito culturali. Ci fu persino un tentativo di esistenzialismo cristiano che ebbe la figura di maggior spicco in Gabriel Marcel, sebbene costui rifiutasse sempre una simile etichettatura. Ma una versione cristiana, sul versante tedesco, non era gi\u00e0 stata tentata da Karl Jaspers, beninteso dopo un accurato lavacro purificatore affinch\u00e9 non rimanesse nulla che potesse far riandare col pensiero al collega ormai odiato Heidegger, colui che aveva tradito la filosofia tedesca per trescare col nazismo (e come se non bastasse, portandosi a letto la sua studentessa ebrea pi\u00f9 dotata, Hannah Arendt, la quale continu\u00f2 ad amarlo anche a guerra finita), mentre lui, Jaspers, aveva dovuto lasciare la Germania a causa della moglie ebrea, colpita dalle leggi razziali?<\/p>\n<p>In buona sostanza la domanda che ci poniamo \u00e8 la seguente: c&#8217;\u00e8 qualcosa, nell&#8217;esistenzialismo, di suscettibile di grandi sviluppi filosofici? E in particolare, \u00e8 possibile, \u00e8 pensabile un esistenzialismo che si possa conciliare con la tradizione metafisica?<\/p>\n<p>Prendiamo le mosse da uno storico della filosofia d&#8217;impostazione cristiana e agostiniana, Primo Montanari<em>,<\/em> nel suo <em>Profilo storico della filosofia,<\/em> Roma, Edizioni Paoline, 1958, pp. 493-494):<\/p>\n<p><em>In Francia l&#8217;esistenzialismo \u00e8 rappresentato da Gabriel Marcel (n. 1887), critico e filosofo, il quale nel suo giornale metafisico&quot;, polemizza contro<\/em><\/p>\n<p><em>Le nozioni che pretendono di avere una validit\u00e0 oggettiva e universale, e protesta contro tali verit\u00e0 a tutto favore di ci\u00f2 che \u00e8 vissuto e sperimentato da una persona singolare qui e ora, cio\u00e8 a tutto favore dell&#8217;ESISTENZA. Tuttavia pi\u00f9 sapremo riconoscere l&#8217;essere individuale in quanto tale, e pi\u00f9 saremo incamminati a cogliere l&#8217;essere in quanto essere; poich\u00e9 l&#8217;ESSERE INDIVIDUALE \u00e8 la maniera umana di essere al mondo, cio\u00e8 di PARTECIPARE appunto all&#8217;essere. Nella sua Nella sua opera &quot;Essere e avere&quot;, egli dice: tanto pi\u00f9 sono quanto meno ho, infatti se l&#8217;AVERE, p. es. delle ricchezze, resta soltanto un avere, diviene un essere posseduti da tali ricchezze, mentre invece se non sono posseduto da ci\u00f2 che ho, se non sono incatenato Dai miei averi, sono pi\u00f9 libero di fronte alla scelta del proprio destino. E perci\u00f2, secondo lui, chi si trova in tale ricchezza dell&#8217;ESSERE, e non nella povert\u00e0 dell&#8217;avere, pu\u00f2 trovare la via, perch\u00e9 la sua anima, libera dagli egoismo, si apre alla speranza, alla fede e all&#8217;amore di Dio. Anche nell&#8217;empirismo del Marcel vi \u00e8 quindi un&#8217;esigenza mistica di trascendere l&#8217;esistenza, di uscire dall&#8217;esperienza per accostarsi all&#8217;Essere.<\/em><\/p>\n<p><em>Accanto alla corrente spiritualistica dell&#8217;esistenzialismo del Marcel possiamo porre la cosiddetta &quot;Philosophie de l&#8217;esprtit&quot;, di pascaliana memoria, formata da Renato Le Senne (n. 1882) e Luigi Lavelle a81883-19519. Il Le Senne ha scritto &quot;Il dovere&quot; (1930) E &quot;Ostacolo e valore&quot; (1935), dove afferma che ogni esperienza dell&#8217;esistenza \u00e8 ESPERIENZA CONTRADDITTORIA, e quindi DUBBIA; di fronte per\u00f2 agli ostacoli della contraddizione nasce per\u00f2 in noi il dovere di superarla., e perci\u00f2 l&#8217;esistenza assume il significato di FEDELT\u00c0 AL VALORE e non gi\u00e0 di fedelt\u00e0 alla morte, come voleva Heidegger. Tuttavia quest&#8217;impegno di superrare la contraddizione non raggiunge mai il ricompare in una dialettica continua. Lo stesso Dio, che le Senne concepisce come Valore che \u00e8 Persona, non pu\u00f2 essere suo scopo, perch\u00e9 la contraddizione si sposta e la nostra pace, perch\u00e9 anche l&#8217;amore \u00e8 dialettico; e quindi, nella insoddisfazione di ogni meta provvisoria, ravviva soltanto il nostro anelito verso l&#8217;Eterno. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;esistenzialismo se vuole essere veramente una metafisica dell&#8217;esistenza umana, non pu\u00f2 fermarsi, come fa, ad una sola descrizione fenomenica; \u00e8 necessario Che si addentri nel vivo del problema e si chieda il perch\u00e9 di questa esistenza e degli stessi fenomeni, e cio\u00e8. Perch\u00e9 essere piuttosto che non essere, perch\u00e9 angoscia e non gioia, perch\u00e9 morte e non vita. Certo, chi fece sorgere e incoraggi\u00f2 questa filosofia dell&#8217;esistenza, tanto nel suo pessimismo quanto nella sua speranza, fu senza dubbio la spinta che ognuno sente alla ricerca degli eterni valori, mas in modo particolare vi ha contribuito anche la mentalit\u00e0 moderna, ossia la mentalit\u00e0 della tecnica, la quale ha inorgoglito gli uomini con le sue grandi invenzioni, e nel medesimo tempo li ha affascinati con l sue comodit\u00e0 e i suoi piaceri, allontanandoli sempre pi\u00f9 dalla spiritualit\u00e0 e da Dio, e ha finito per far loro considerare questo mondo come l&#8217;unico valore esistente. L&#8217;angoscia dell&#8217;esistenzialismo \u00e8 anche frutto di questo stato particolare, perch\u00e9 \u00e8 proprio quando l&#8217;uomo viene limitato alla terra, e gli viene tolto Dio, che sente allora tutta l&#8217;angoscia di questo mondo, e tanto pi\u00f9 ne soffre quanto pi\u00f9 dimentica che c&#8217;\u00e8 una via d&#8217;apertura, una via d&#8217;uscita, ma \u00e8 una via che sa di umilt\u00e0, di soggezione, una via che sottomette e distingue nei contingenti al necessario e all&#8217;Assoluto facendoci esclamare con S,. Agostino: &quot;Inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te!&quot; (Conf., I,1).<\/em><\/p>\n<p><em>Si deve notare tuttavia la diversa posizione dell&#8217;esistenzialismo francese. Nella &quot;Philosophie de l&#8217;esprit&quot;, cui fanno capo Marcel, Le Senne e Lavelle, vi \u00e8 una esigenza teologica della trascendenza, che ha caratteri particolari e origini diverse e indipendenti dall&#8217;esistenzialismo di Heidegger e di Jaspers. In questi ultimi infatti, la trascendenza \u00e8 ancora una immanenza in quell&#8217;esistenza che viene dal nulla e va verso il nulla, e quindi nullit\u00e0 anch&#8217;essa.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;esistenzialismo \u00e8 uno slogan, pi\u00f9 che una vera filosofia. Non ha senso parlare dell&#8217;esistenza separandola dall&#8217;essere di cui \u00e8 la manifestazione (<em>actus essendi<\/em>). \u00c8 una finzione. L&#8217;esistere delle cose non \u00e8 un dato assoluto e originario. Si inscrive nel fatto pi\u00f9 ampio che le cose esistono, e non esistono da sole. Non possono darsi da se stesse il proprio esistere. Dunque esistono per qualcosa, in vista di un fine. Ma \u00e8 proprio ci\u00f2 che sfugge agli esistenzialisti. Se lo ammettessero, ecco che non sarebbero pi\u00f9 tali. Quanto agli esistenzialisti cristiani, o agli esistenzialisti metafisici, \u00e8 una contraddizione in termini: la metafisica \u00e8 la scienza dell&#8217;essere in quanto essere, non dell&#8217;esistere in quanto esistere. L&#8217;esistere d\u00e0 sempre e solo esistere. Per andare oltre, per trovare i fondamenti dell&#8217;esistere, bisogna unire il fatto dell&#8217;esistere col fatto di essere esistenza <em>di qualcosa<\/em>. E perci\u00f2 essere: perch\u00e9 solo dall&#8217;essere deriva che l&#8217;esistere, atto privo di essenza, si ancora a una realt\u00e0 vera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;esistenzialismo che ha preso piede in Europa, e pi\u00f9 precisamente a Parigi, e pi\u00f9 precisamente ancora sulla rive gauche, fra intellettuali irrequieti e scontenti, anormali e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[130,144,178,253],"class_list":["post-24826","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-esistenzialismo","tag-francia","tag-italia","tag-soren-kierkegaard"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24826","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24826"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24826\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24826"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24826"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24826"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}