{"id":24823,"date":"2021-09-02T10:30:00","date_gmt":"2021-09-02T10:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/02\/e-ora-di-scrollare-la-colonizzazione-culturale-straniera\/"},"modified":"2021-09-02T10:30:00","modified_gmt":"2021-09-02T10:30:00","slug":"e-ora-di-scrollare-la-colonizzazione-culturale-straniera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/02\/e-ora-di-scrollare-la-colonizzazione-culturale-straniera\/","title":{"rendered":"\u00c8 ora di scrollare la colonizzazione culturale straniera"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un aspetto un po&#8217; trascurato dagli studiosi delle guerre, e cio\u00e8 l&#8217;effetto che la vittoria o la sconfitta producono al livello della cultura, e precisamente lo spostamento degli interessi e degli orientamenti culturali reciproci fra vincitori e vinti; meglio: <em>dagli<\/em> uni <em>agli<\/em> altri. \u00c8 naturale, e lo sanno tutti, che l&#8217;esito di una guerra significa predominio militare, politico, economico e finanziario del vincitore nei confronti del vinto; quello a cui si riflette meno \u00e8 che in genere si verifica anche un predominio culturale, e che il vinto tende a ricevere dal vincitore il modello dell&#8217;arte, delle scienze, della filosofia; pi\u00f9 recentemente, anche quello del cinema, della musica leggera, della moda dell&#8217;abbigliamento, e cos\u00ec via. Dopo la Seconda guerra mondiale \u00e8 accaduto proprio questo: i film inglesi e americani hanno invaso il mondo e hanno letteralmente colonizzato soprattutto i Paesi sconfitti; la stessa cosa \u00e8 accaduta con le canzoni, con la moda e con una serie di altre cose attinenti ai comportamenti sociali; cos\u00ec come, su un altro piano, la cultura, il romanzo, la poesia, il pensiero e la tecnologia anglosassoni si sono imposti nei Paesi sconfitti e sono stati accolti da quei popoli come qualcosa di intrinsecamente superiore. In effetti, era l&#8217;alone della vittoria militare a conferire a quei libri, a quei film, a quelle canzoni, e pi\u00f9 di tutto a quella lingua, la lingua pi\u00f9 parlata al mondo (in realt\u00e0, dopo il cinese e perfino dopo la spagnolo: ma questo lo sanno in pochi), un&#8217;apparenza di superiorit\u00e0, tale da renderli meritevoli di essere ammirati e imitati; per cui i cantanti o gli scrittori o i commediografi italiani e tedeschi, per esempio, si sono sentiti lusingati di imitare lo stile dei loro colleghi anglosassoni, conosciuti in tutto il mondo grazie al prestigio conquistato con la vittoria, militarmente con lo sbarco in Normandia e le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, ed economicamente con la strapotenza del dollaro, la moneta per antonomasia, al cui confronto le povere monete dei Paesi sconfitti apparivano una ben misera cosa, di cui vergognarsi, come il povero si vergogna del proprio vestito rammendato e troppo corto, quando si trova faccia a faccia col ricco ben nutrito e ben vestito, avvolto in abiti elegantissimi confezionati su misura.<\/p>\n<p>Ebbene: la stessa cosa \u00e8 avvenuta nel campo del pensiero filosofico. Non era scritto nel libro del destino che cos\u00ec dovessero andare le cose, specie per l&#8217;Italia. L&#8217;Italia aveva, e in teoria avrebbe ancora, nonostante tutto, un immenso prestigio culturale che le viene dalla sua riconosciuta sovrabbondanza di geni artistici, letterari e filosofici, i quali hanno prodotto una quantit\u00e0 impressionante di opere che destano l&#8217;ammirazione universale. \u00c8 gi\u00e0 accaduto che un popolo culturalmente pi\u00f9 evoluto abbia imposto la propria supremazia intellettuale sul suo pi\u00f9 rozzo conquistatore: come dicevano gli antichi Romani parlando di se stessi e del rapporto col civilissimo mondo greco: <em>Graecia capta ferum victorem cepit.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 interessante rileggere questa pagina di Ugo Spirito tratta da uno dei suoi ultimi libri (sarebbe mancato di l\u00ec a tre anni), <em>Dall&#8217;attualismo al problematicismo<\/em> (Firenze, Sansoni, 1976, pp. 145-146):<\/p>\n<p><em>Da luned\u00ec 26 maggio[1975] a questa mattina, nelle sale dell&#8217;Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana in Roma, sottola direzione di Vincenzo Cappelletti [filosofo e storico della scienza; 1930-2020], \u00e8 stata tenuta una settimana di studi gentiliani nell&#8217;anno centenario della nascita del filosofo e nel cinquantenario della fondazione della &quot;Enciclopedia&quot;. \u00c8 stata una manifestazione di proporzioni eccezionali, alla quale hanno dato il loro contributo un centinaio di relazioni di studiosi italiani, europei e americani. Giovanni Gentile \u00e8 riapparso all&#8217;orizzonte con una rinnovata manifestazione di vitalit\u00e0 e di apertura verso l&#8217;avvenire.<\/em><\/p>\n<p><em>Per molti il fatto ha costituito una sorpresa inverosimile. Dopo la morte del filosofo nel 1944, il neoidealismo era sembrato morto per sempre. Ed era una morte strana, senza che nessun evento l&#8217;avesse determinata speculativamente. Le ragioni erano state due, ma tutte e due di carattere estrinseco. La prima, dovuta alla saziet\u00e0 per una filosofia che aveva imperato per decenni, attraverso un monopolio senza contendenti. La seconda, originata dalla sconfitta italiana e dalla fine del fascismo. Il Gentile era stato fascista e il suo pensiero doveva avere la stessa fine del fascismo. Ma, tale destino, poi, l&#8217;Italia vinta e mortificata nella sua realt\u00e0 pi\u00f9 profonda doveva subire, rinnegando se stessa e cercando al di l\u00e0 delle proprie frontiere quel pensiero straniero che la nostra filosofia aveva combattuto. Eravamo stati vinti con le armi, ma sembrava che lo fossimo in tutti i sensi, anche e soprattutto nel pensiero.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Gentile fu messo da parte, in modo totale. Non lo si combatt\u00e9, ma lo si dimentic\u00f2. Fu bandito dalla scuola e l&#8217;ignoranza dell&#8217;attualismo divenne di carattere pregiudiziale. La morte era considerata definitiva e non bisognava perdere tempo nel suo ricordo. Nessuno l&#8217;aveva ucciso, ma non c&#8217;era bisogno di un uccisore.<\/em><\/p>\n<p><em>Improvvisamente il pensiero italiano si volse alle filosofie straniere di moda. Erano tante e avevamo acquistato un dominio incontrastato. Esistenzialismo, fenomenologia, filosofie analitiche, filosofia del linguaggio, neopositivismo, empirismo logico, sociologia, psicanalisi e via dicendo. Ce n&#8217;era per tutti i gusti e per tutte le avventure. Ma, intanto, un sempre pi\u00f9 deciso processo dissolutore cominci\u00f2 a poco a poco a logorare la presunta assolutezza dei nuovi indirizzi. Il che avveniva per l&#8217;intrinseca povert\u00e0 delle basi speculative delle tendenze innovatrici, ma soprattutto per il senso critico degli studiosi italiani, educati per tanti anni al rigore critico. Non si rinnegava niente, ma tutto si cominciava a sottoporre a una revisione profonda, di ben altra coscienza filosofica. La sociologia, ad esempio, era accolta dapprima con fiducia immediata, ma poi apparve nella sua inconsistenza logica, s\u00ec da dover essere posta su nuove basi, ben altrimenti consapevoli. E cos\u00ec avvenne anche per la psicanalisi, riportata a un orizzonte molto pi\u00f9 largo e con fondamenti di maggior rigore speculativo. Gli indirizzi di moda, in tale maniera, furono sottoposti progressivamente a una revisione molto pi\u00f9 approfondita, che condusse alla loro trasformazione e alla loro costruzione.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec, di giorno in giorno, un dubbio sempre pi profondo cominci\u00f2 a intaccare la fede dei primi anni del dopoguerra. D&#8217;oltre alpe non ci veniva la luce in cui avevamo sperato. Ci accorgemmo &#8211; sia pur lentamente e faticosamente &#8212; che la nostra educazione neoidealistica aveva fondamenta di una logica superiore, alla quale le tendenze straniere non sapevano resistere. Bisogna riprendere il cammino per riportarsi a un livello pi\u00f9 alto. Non certamente per negare nulla, ma per dare nuove basi a esigenze superficiali e anche banali. Il nostro pensiero aveva avuto una storia e volevamo fare sul serio. A tale storia occorreva rifarsi con un senso critico che andava al di l\u00e0 della moda. A un certo punto, perci\u00f2, ci fu chi cominci\u00f2 a rivedere il nostro passato e a domandarsi se tutto fosse davvero morto.<\/em><\/p>\n<p>Sebbene noi personalmente non proviamo alcuna particolare simpatria per l&#8217;attualismo di Giovanni Gentile, n\u00e9 per il problematicismo di Ugo Spirito, anche se nutriamo invece una viva simpatia nei confronti della figura umana e della dirittura morale di entrambi i filosofi, bisogna riconoscere che qui il discorso di Spirito \u00e8 assolutamente veritiero e condivisibile. Non c&#8217;\u00e8 alcuna ragione per spiegare il dilagare nell&#8217;Italia del secondo dopoguerra delle filosofie d&#8217;importazione, specialmente il neopositivismo e l&#8217;empirismo logico, la cui base speculativa \u00e8 a dir poco modesta, se non il riflesso psicologico e culturale della sconfitta del nostro Paese e della vittoria schiacciante dell&#8217;ex nemico divenuto fortunosamente amico (nonch\u00e9 istigatore e finanziatore della pagina pi\u00f9 nera della nostra storia recente, la guerra civile in cui appunto per\u00ec, vilmente assassinato, Giovanni Gentile) dopo il voltafaccia dell&#8217;8 settembre 1943, e poi tollerante padrone, ma pur sempre padrone assoluto, dopo il 25 aprile 1945. L&#8217;Italia, con tutto il suo immenso patrimonio culturale, con la coscienza del ruolo di primissimo piano svolto nella civilt\u00e0 europea, e, quanto al cattolicesimo, della sua missione universale di ordine spirituale, fu travolta da un&#8217;ondata di auto-disprezzo verso i propri valori, le proprie certezze, i propri studi, e gett\u00f2 alle ortiche gran parte di quel formidabile patrimonio, per mettersi ad imitare goffamente, con dichiarato o inconscio servilismo, ogni parola, ogni atteggiamento e quasi ogni starnuto venissero da oltre Manica e oltre Atlantico. E i nostri studiosi, i nostri docenti universitari, i nostri valorosi studenti, formati in un&#8217;universit\u00e0 che era stata fra le migliori al mondo, assunsero l&#8217;atteggiamento degli scolaretti adoranti nei confronti di autentici palloni gonfiati (un nome per tutti: Bertrand Russell) purch\u00e9 avessero un cognome anglosassone e la cattedra a Oxford o a Yale. Peggio ancora: la nostra scuola, e specialmente la scuola elementare, che sotto l&#8217;impulso della riforma pensata e voluta da Giovanni Gentile, era ottimamente strutturata e forniva maestri e laureati di prim&#8217;ordine, con le idee chiare e una invidiabile base culturale, un poco alla volta sub\u00ec il supposto fascino e si apr\u00ec all&#8217;influenza del pragmatismo pedagogico anglosassone, col risultato che alla fine, anche per opera del nefasto 1968, divenne la fabbrica di pretenziosi ignoranti che vogliono pontificare su tutto senza sapere un bel nulla di nulla.<\/p>\n<p>Che cosa dunque ha impedito all&#8217;Italia di svolgere lo stesso ruolo che la <em>Graecia capta<\/em> svolse nei confronti del suo rozzo conquistatore, cio\u00e8 di conquistarlo spiritualmente, con la sua superiorit\u00e0 intellettuale e culturale? Crediamo che le ragioni siano state essenzialmente due. La prima, l&#8217;inconsistenza morale della classe dirigente, che non si sentiva intimamente legata al destino del popolo (e infatti nel 1940-43 molti pezzi grossi dell&#8217;esercito, dell&#8217;industria e della finanza avevano tradito la causa nazionale) e non aveva salde radici spirituali, poich\u00e9 si era formata in cosciente contrapposizione al sentire del popolo e alla temperie culturale italiana: una classe dirigente massonica, anticattolica, filo-inglese e ora anche filo-americana, formata da figli di pap\u00e0 abituati a vivere di rendita, che non avevano mai dovuto lottare per guadagnarsi il pane e affermare i loro meriti. Piaccia o non piaccia, il solo periodo nel quale era salita al potere una classe dirigente almeno in parte di estrazione popolare fu il fascismo: e infatti esso fu il solo governo italiano che si dedic\u00f2 seriamente alle riforme sociali a favore dei lavoratori. Mussolini, il figlio di un fabbro, fu l&#8217;unico capo di governo che provenisse direttamente dal popolo; e cos\u00ec non pochi ministri e funzionari del Ventennio. Prima del fascismo, nell&#8217;Italia liberale, e dopo di esso, nella Repubblica democratica (e antifascista) vigeva e vige tuttora la regola opposta: presidenti del consiglio e ministri vengono dall&#8217;aristocrazia e dalla pi\u00f9 ricca borghesia e nella loro vita, se non avessero scelto la carriera politica per aggiungere lustro al loro stato sociale, avrebbero potuto benissimo non fare nulla e godersi i beni di famiglia, con le loro ricche mogli, provenienti anch&#8217;esse, in gran pare, dagli ambienti pi\u00f9 ricchi ed esclusivi. Come se non bastasse, dopo il 1945 la direzione intellettuale e culturale dell&#8217;Italia fu presa da quei professori antifascisti che, fin da prima del 1940, ma specialmente dopo, avevano gravitato attorno a quelle tali universit\u00e0 anglosassoni, e si erano fatti apprezzare da quei governi per il loro zelo filo-anglosassone, vale a dire per il loro scarso o nullo patriottismo: perch\u00e9 chi non ha capito che la Seconda guerra mondiale, quanto al nostro popolo, non \u00e8 stata pro o contro il fascismo, ma pro o contro l&#8217;Italia come nazione, non ha capito assolutamente niente. Di conseguenza, dal 1945 la scuola, l&#8217;universit\u00e0, le istituzioni culturali italiane, sono finite in mano a una folla d&#8217;intellettuali filo-inglesi e filo-americani, bramosi di cancellare nei loro potenti referenti stranieri il brutto ricordo dell&#8217;autarchia e del nazionalismo italiano, e di rassicurarli sulla loro incondizionata fedelt\u00e0. La soppressione dell&#8217;Accademia d&#8217;Italia, rea di <em>fascismo<\/em>, fu il primo e pi\u00f9 significativo atto di auto-mortificazione di tale classe d&#8217;intellettuali servili.<\/p>\n<p>Il secondo fattore risiede nell&#8217;indole del popolo italiano, la cui coscienza nazionale \u00e8 maturata troppo tardi e in modo troppo limitato, dopo secoli di divisioni quasi sempre miopi e faziose, il che non ha favorito l&#8217;affermarsi in un solido sentimento di fierezza e giusta coscienza di s\u00e9. Cos\u00ec, quando i primi carri armati americani e britannici entrarono sferragliando nelle citt\u00e0 che i loro aviatori avevano bombardato e mitragliato con crudele accanimento non per colpire obiettivi militari ma per infliggere ulteriori sofferenze alla popolazione stremata, e dalle torrette i <em>liberatori<\/em> si misero a gettare alla folla sigarette, tavolette di cioccolata e scatolette di carne, \u00e8 iniziato quel processo di asservimento psicologico verso i nuovi, ricchissimi padroni. Il Piano Marshall ha fatto il resto. Ora, quando un popolo perde la propria dignit\u00e0 e bacia le mani al nemico che ha distrutto la sua indipendenza, non ci si pu\u00f2 aspettare che la cultura, filosofia compresa, brilli per senso del proprio valore e tenga il punto davanti alle grossolane mode del vincitore. Accade invece che esse appaiano come le pi\u00f9 belle e progredite al mondo, e che vengano imitate con detestabile servilismo. Non era destino che andasse cos\u00ec; ma \u00e8 andata cos\u00ec. Per questo si deve lavorare sul piano intellettuale e morale: per ridare alla nostra gente la giusta coscienza e fierezza di s\u00e9, senza le quali non c&#8217;\u00e8 futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un aspetto un po&#8217; trascurato dagli studiosi delle guerre, e cio\u00e8 l&#8217;effetto che la vittoria o la sconfitta producono al livello della cultura, e precisamente<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[164,178],"class_list":["post-24823","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-giovanni-gentile","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24823","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24823"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24823\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24823"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24823"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24823"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}