{"id":24817,"date":"2018-07-11T01:56:00","date_gmt":"2018-07-11T01:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/11\/e-male-se-i-teologi-prendono-il-timone-della-chiesa\/"},"modified":"2018-07-11T01:56:00","modified_gmt":"2018-07-11T01:56:00","slug":"e-male-se-i-teologi-prendono-il-timone-della-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/11\/e-male-se-i-teologi-prendono-il-timone-della-chiesa\/","title":{"rendered":"\u00c8 male se i teologi prendono il timone della Chiesa"},"content":{"rendered":"<p>Era prevedibile e infatti \u00e8 accaduto: se i teologi prendono il sopravvento sui vescovi, la Chiesa cessa di essere la fedele custode del <em>Depositum fidei<\/em> e diventa un&#8217;agenzia della societ\u00e0 moderna, con tanto di parlamento democratico; meglio ancora, una organizzazione non governativa per filantropi, ambientalisti e buonisti in genere. Perch\u00e9? Perch\u00e9 i teologi, o meglio i teologi moderni, i teologi impregnati dello spirito di modernit\u00e0, e specialmente dell&#8217;idea luterana della libera interpretazione delle Scritture, considerano l&#8217;oggetto della loro scienza, cio\u00e8 la fede, alla stregua di qualsiasi altro oggetto di ricerca scientifica: la soppesano, la vivisezionano, la scompongono e la ricompongono, la classificano, la etichettano, la riproducono in laboratorio. Pertanto, nelle loro mani, essa diviene qualcosa di umanamente spiegabile, senza residui (davanti a che cosa si arrestano, i teologi moderni? per che cosa provano un senso di riverenza, verso che cosa ammettono la loro piccolezza e la loro finitezza?), e, di conseguenza, qualcosa di mutevole, perch\u00e9 il progresso della scienza svela sempre nuovi piani di realt\u00e0, che superano e rendono obsolete le vecchie conoscenze e le precedenti interpretazioni.<\/p>\n<p>Il teologo, in fondo, \u00e8 uno specialista; e se si affida il timone di una nave agli specialisti, per esempio agli ingegneri, essi faranno di tutto per renderla sempre pi\u00f9 efficiente, pi\u00f9 moderna, pi\u00f9 veloce, ma di certo non si porranno il problema prioritario della rotta da seguire, n\u00e9 della meta verso cui dirigersi: non son queste cose che li riguardino. Il problema del perch\u00e9 non interessa agli specialisti, cos\u00ec come li interessa poco il problema del fine (anzi, \u00e8 gi\u00e0 tanto se essi non negano sdegnosamente che il finalismo rappresenti una prospettiva scientificamente accettabile); a loro importa prevalentemente, per non dire esclusivamente, il problema del <em>come<\/em>. La domanda dello scienziato (dello scienziato moderno; perch\u00e9, prima della modernit\u00e0, la prospettiva della scienza era un&#8217;altra) \u00e8 come spiegare questo determinato fenomeno; come avviene, come si manifesta. Ed \u00e8 una domanda specifica, dunque parziale, diciamo pure riduzionista: perch\u00e9 noi sappiamo, ma lo sappiamo dalla riflessione filosofica e non dalla scienza, che tutti i fenomeni sono correlati, e non solo quelli fisici e materiali, ma anche quelli di ordine psichico e spirituale, per cui \u00e8 impossibile capire e spiegare un singolo fenomeno trattandolo come se fosse un fatto isolato e isolabile. Ma la fede religiosa \u00e8 la totalit\u00e0 di un&#8217;esperienza umana, abbraccia ragione e sentimento, li fonde, li arricchisce l&#8217;una con l&#8217;altro, opera una trasformazione e un rinnovamento nel profondo dell&#8217;anima umana, la sposta addirittura sul piano del soprannaturale, cio\u00e8 della vita divina. E come pensare, allora, che si possa affidare la definizione della fede ai teologi, ossia a degli specialisti? Si tratta di un vero e proprio capovolgimento della giusta prospettiva, cio\u00e8 della prospettiva che la Chiesa ha adottato per quasi duemila anni: non sono i teologi che spiegano la fede ai vescovi, ma i vescovi che la spiegano a tutti quanti, teologi compresi; e ci\u00f2 per la buona ragione che la fede \u00e8 un dono di Dio, non un&#8217;acquisizione, e tanto meno una conquista, umana. Dunque, ai teologi spetta il compito di lumeggiarla, e, per quanto possibile, di aprirle la strada, di agevolare il cammino dei credenti verso Dio, e non certo quello di mettersi, loro, a definire i contenuti della fede, sulla base del fatto, o meglio della pretesa, che essi, in quanto specialisti, sanno pi\u00f9 cose e le comprendono meglio di chiunque altro.<\/p>\n<p>Ma tutto questo era prevedibile e anzi previsto. Perci\u00f2, la domanda che ci si deve fare \u00e8 perch\u00e9, pur avendolo saputo, e avendone tenuto conto per millenovecento anni, la Chiesa cattolica, a un certo punto, ha deciso di saltare il fosso e di passare il timone ai teologi, ben consapevole di quel che ne sarebbe derivato. Il momento preciso in cui ci\u00f2 \u00e8 accaduto corrisponde al Concilio Vaticano II. \u00c8 stato allora che, dietro le cortine fumogene del &quot;rinnovamento&quot;, del &quot;dialogo&quot;, della&#8217;&quot;apertura&quot;, della &quot;misericordia&quot; e della bont\u00e0 con tutti, anche coi malvagi (buonismo), la Chiesa ha consegnato il timone ai teologi, o, forse, i teologi lo hanno preso, e la Chiesa, cio\u00e8 il papa e i suoi principali collaboratori, sia nella Curia vaticana che fuori, lo hanno permesso. Di fatto, le due cose si sono sommate: il papa ha ceduto le redini, i teologi le hanno prese &#8212; e non le hanno pi\u00f9 mollate.<\/p>\n<p>Ecco come ha raccontato questo passaggio cruciale Benedetto XVI, che ne fu testimone e protagonista, nell&#8217;autobiografia <em>La mia vita<\/em>; titolo originale: <em>Aus meinem Leben. Erinnerungen 1927-1977<\/em>; traduzione dal tedesco di Giuseppe Reguzzoni, San Paolo, 1997, p.p. 99-101):<\/p>\n<p><em>Ogni volta che tornavo da Roma [sono gli anni dal 1962 al 1964] trovavo nella Chiesa e tra i teologi uno stato d&#8217;animo sempre pi\u00f9 agitato. Sempre pi\u00f9 cresceva l&#8217;impressione che nella Chiesa non ci fosse nulla di stabile, che tutti pu\u00f2 essere oggetto di revisione. Sempre pi\u00f9 il Concilio pareva assomigliare a un grosso parlamento ecclesiale, che poteva cambiare tutto e rivoluzionare ogni cosa, a modo proprio. Evidentissima era la crescita del risentimento nei confronti di Roma e della Curia, che apparivano come il vero nemico di ogni novit\u00e0 e progresso. Le discussioni conciliari venivano sempre pi\u00f9 presentate secondo lo schema partitico tipico del parlamentarismo moderno. Chi veniva informato in questo modo, si vedeva indotto a prendere a sua volta posizione per un partito. In Germania, c&#8217;era ancora un sostanziale consenso nei confronti delle forze che sostenevano il rinnovamento, a poco a poco, per\u00f2, le tensioni e le divisioni che venivano attribuite al Concilio cominciarono a delinearsi anche all&#8217;interno del nostro paesaggio ecclesiale. Ma qui era in atto un processo ancora pi\u00f9 radicalmente profondo. Se a Roma i vescovi potevano cambiare la Chiesa, anzi, la stessa fede (cos\u00ec almeno pareva), perch\u00e9 solo ai vescovi era lecito farlo? La si poteva cambiare, al contrario di quello che si era sino ad allora pensato, questa possibilit\u00e0 non pareva pi\u00f9 sottratta alla capacit\u00e0 umana di decidere, ma, secondo tutte le apparenze, era posta n essere proprio da essa. Ora, per\u00f2, si sapeva che il nuovo che i vescovi sostenevano, lo avevano appreso dai teologi; per i credenti si trattava di un fenomeno strano: a Roma i loro vescovi parevano mostrare un volto diverso da quello di casa loro.<\/em><\/p>\n<p><em>Dei pastori che fino a quel momento erano ritenuti rigidamente conservatori apparvero improvvisamente come i portavoce del progressismo &#8211; ma era farina del loro sacco? La parte che i teologi avevano assunto al Concilio cre\u00f2 tra gli studiosi una nuova consapevolezza. Essi cominciarono a sentirsi come i veri rappresentanti della scienza e, proprio per questo, non potevano pi\u00f9 apparire sottoposti ai vescovi. Difatti, come avrebbero potuto i vescovi esercitare la loro autorit\u00e0 magisteriale sui teologi, dal momento che derivavano le loro prese di posizione dai pareri degli specialisti e dipendevano dagli indirizzi loro offerti dagli studiosi? A suo tempo, Lutero aveva sostituito l&#8217;abito sacerdotale con quello dello studioso, per mostrare che nella Chiesa gli esperti di sacra Scrittura sono coloro che veramente possono prendere delle decisioni; poi questo rivolgimento era stato in qualche modo attenuato dal fatto che la professione di fede era comunque ritenuta come il criterio ultimo di giudizio. Il Credo era dunque criterio ultimo anche per la scienza. Ma ora nella Chiesa cattolica, quanto meno a livello della sua opinione pubblica, tutto appariva oggetto di revisione, e persino la professione di fede non pareva pi\u00f9 intangibile, ma soggetta alle verifiche degli studiosi. Dietro questa tendenza, poi, dietro il predominio degli specialisti, si percepiva gi\u00e0 qualcosa d&#8217;altro, l&#8217;idea di una sovranit\u00e0 ecclesiale popolare, in cui il popolo stesso stabilisce quel che vuole intendere col termine Chiesa, che anzi appariva ormai chiaramente definita come popolo di Dio. Si annunciava cos\u00ec l&#8217;idea di &quot;Chiesa dal basso&quot;, di &quot;Chiesa del popolo&quot;, che poi, soprattutto nel contesto della teologia della liberazione, divenne il fine stesso della riforma<\/em>.<\/p>\n<p>Si concentri l&#8217;attenzione su questi tre passaggi. Primo: <em>Sempre pi\u00f9 il Concilio pareva assomigliare a un grosso parlamento ecclesiale, che poteva cambiare tutto e rivoluzionare ogni cosa, a modo proprio<\/em>. Secondo: <em>Evidentissima era la crescita del risentimento nei confronti di Roma e della Curia, che apparivano come il vero nemico di ogni novit\u00e0 e progresso.<\/em> Terzo: <em>Si percepiva (&#8230;) l&#8217;idea di una sovranit\u00e0 ecclesiale popolare, in cui il popolo stesso stabilisce quel che vuole intendere col termine Chiesa, [cio\u00e8] di &quot;Chiesa dal basso&quot;, di &quot;Chiesa del popolo&quot;, che poi (&#8230;) divenne il fine stesso della riforma.<\/em> Sono, tutti e tre, elementi tipicamente luterani, impliciti o espliciti: nella Chiesa si pu\u00f2 e si deve rivoluzionare ogni cosa; Roma \u00e8 il nemico, l&#8217;ostacolo che si deve abbattere per operare il rinnovamento, che sar\u00e0 operato a partire dal clero tedesco; la Chiesa deve diventare un organismo popolare, democratico, assembleare, dove le decisioni partono dal basso ed il popolo \u00e8 sovrano, non il papa e non il collegio dei cardinali (e tanto meno il Signore Iddio). Inoltre, tutto ci\u00f2 si configura come una rivoluzione: rivoluzione essendo la rottura completa con l&#8217;ordine di cose esistente nel passato e il rifiuto della tradizione, in nome di una prospettiva completamente nuova, percepita come progressiva, e appunto perci\u00f2 necessaria a superare le &quot;resistenze&quot; della reazione. Conclusione logica e necessaria: il Concilio fu una rivoluzione. Ma siccome le rivoluzioni, almeno in apparenza, dichiarano i loro scopi, e fanno appello a una diffusa partecipazione popolare, mentre i teologi del Concilio, ispirati e capitanati dalla fazione del gesuita Karl Rahner, non dichiararono affatto i loro intenti, ma diedero a credere che essi volevano solo rinnovare, per meglio difendere e conservare la tradizione, pi\u00f9 che di una rivoluzione si tratt\u00f2 di un colpo di Stato. Nel colpo di Stato, infatti, una minoranza agguerrita e decisa prende il comando e scavalca gli organi di governo legittimi, di solito in nome di un bene superiore, di una verit\u00e0 pi\u00f9 vera, di una salvezza minacciata dalle forze conservatrici, le quali, se rimanessero al comando, porterebbero ogni cosa alla rovina.<\/p>\n<p>E c&#8217;\u00e8 un altro passaggio inquietante, anzi, sconvolgente, nella pagina di Benedetto XVI: l\u00e0 dove si chiede, retoricamente: <em>Se a Roma i vescovi potevano cambiare la Chiesa, anzi, la stessa fede (cos\u00ec almeno pareva), perch\u00e9 solo ai vescovi era lecito farlo? La si poteva cambiare, al contrario di quello che si era sino ad allora pensato&#8230;<\/em> Incredibile: la fede non \u00e8 qualcosa di perenne, non \u00e8 la fede in una realt\u00e0 soprannaturale e perci\u00f2 definita una volta per tutte, mediante la Rivelazione; no: la fede pu\u00f2 essere cambiata; e pu\u00f2 essere cambiata &#8211; cos\u00ec almeno pensavano i fautori del cosiddetto rinnovamento conciliare, e senza dubbio lo pensano oggi, pi\u00f9 che mai, il signor Bergoglio e i suoi fautori, decisi appunto ad &quot;applicare&quot; sino in fondo il Concilio &#8212; in primo luogo dai vescovi, poi dai teologi, infine dai semplici fedeli, cos\u00ec, a richiesta, ovvero a furor di popolo. Quello che piace alla gente, diventa il nuovo contenuto della fede; e quel che non piace, semplicemente si toglie. E come si giustifica una simile operazione? Dicendo che le Scritture parlano in modo simbolico, tenendo conto del livello culturale e psicologico degli uomini di duemila anni fa; quanto alla Tradizione, non conta, \u00e8 il discorso \u00e8 chiuso. <em>Cambiare la Chiesa<\/em>: non \u00e8 la prima cosa che disse il signor Bergoglio, subito dopo la sua strana elezione, nel marzo del 2013? Lo disse nella sua prima intervista ad Eugenio Scalfari, prontamente pubblicata su <em>La Repubblica<\/em>, il giornale (teoricamente) pi\u00f9 lontano di tutti, per usare un eufemismo, dalla dottrina cattolica, specie in ambito morale (aborto, eutanasia, unioni civili, ecc.): <em>Ecco come cambier\u00f2 la Chiesa<\/em>. Lo disse con la massima disinvoltura, e nessuno ci trov\u00f2 nulla di strano. Ecco, il male \u00e8 partito da qui: che fin dall&#8217;inizio, a questo signore argentino, \u00e8 stato concesso di dire e fare praticamente qualsiasi cosa, senza contraddittorio, senza mai una domanda pungente, una richiesta di chiarimento. Solo adulazione e servile piaggeria. E dopo aver cambiato la Chiesa, fra l&#8217;altro silurando tutti i vescovi a lui sgraditi, spostando i cardinali, e sostituendoli con altrettanti <em>yes-men<\/em>, ora si accinge a cambiare la fede. In parte, lo ha gi\u00e0 fatto: sia nei documenti ufficiali, come <em>Amoris laetitia<\/em>, sia nelle omelie quotidiane dalla Casa Santa Mara, sia, infine, nelle interviste rilasciate alla stampa, frequentissime e sempre a braccio, nelle quali si abbandona a sparate che hanno dell&#8217;incredibile. Una volta, per esempio, sull&#8217;aero che lo riportava dal viaggio in Armenia, disse che Lutero, sulla predestinazione, aveva ragione; e aggiunse, per buona misura: <em>Oggi, su questo, siamo tutti d&#8217;accordo<\/em>. E nessuno si \u00e8 alzato in piedi, fra i giornalisti; nessuno, il giorno dopo, fra i vescovi, i teologi, si \u00e8 alzato in piedi, esclamando: <em>Ma santit\u00e0, che cosa sta dicendo!<\/em> Infatti c&#8217;\u00e8 da chiedersi dove il signor Bergoglio abbia studiato la teologia. Ma poi, spulciando quel che scriveva, tanti anni fa, come arcivescovo di Buenos Aires, a proposito di Lutero, abbiamo trovato espressioni sferzanti, inesorabili contro l&#8217;eretico tedesco: altro che dargli ragione e far emettere francobolli commemorativi! Perci\u00f2 non si tratta solo d&#8217;improvvisazione e d&#8217;ignoranza, ma di qualcosa di assai peggiore: di un piano preordinato, metodico, per seminare confusione, erodere le basi dottrinali, gettare i fedeli nello sconforto. Ringraziando i teologi eretici, siano giunti sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso. Ma Dio, fedele alle promesse, non abbandoner\u00e0 mai la sua Sposa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era prevedibile e infatti \u00e8 accaduto: se i teologi prendono il sopravvento sui vescovi, la Chiesa cessa di essere la fedele custode del Depositum fidei e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[109,216,257,267],"class_list":["post-24817","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-chiesa-cattolica","tag-papi","tag-teologia","tag-virtu-di-fede"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24817","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24817"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24817\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24817"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24817"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24817"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}