{"id":24814,"date":"2019-10-20T03:05:00","date_gmt":"2019-10-20T03:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/20\/e-legittimo-usare-larte-per-suscitare-il-disgusto\/"},"modified":"2019-10-20T03:05:00","modified_gmt":"2019-10-20T03:05:00","slug":"e-legittimo-usare-larte-per-suscitare-il-disgusto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/20\/e-legittimo-usare-larte-per-suscitare-il-disgusto\/","title":{"rendered":"\u00c8 legittimo usare l&#8217;arte per suscitare il disgusto?"},"content":{"rendered":"<p>Quando, nel 1896, apparve, a Londra, il romanzo di Herbert George Wells <em>L&#8217;isola del dottor Moreau<\/em> (<em>The Island of Dr. Moreau<\/em>), la crudezza sconvolgente dell&#8217;ambientazione e la violenza di alcune scene provocarono un dibattito fra i critici letterari. E vi fu chi, tra essi, ponendo la questione non solo estetica, ma altres\u00ec etica, dell&#8217;impatto che libri simili possono avere sul pubblico, sollev\u00f2 in modo esplicito la domanda se un autore abbia o meno il diritto, in nome della propria libert\u00e0 artistica, di scandalizzare i lettori, suscitando in essi dei sentimenti come il fastidio, il disgusto, la repulsione e il ribrezzo.<\/p>\n<p>Scriveva il saggista Claudio Pagetti nell&#8217;introduzione a <em>L&#8217;isola del dottor Moreau<\/em> (traduzione dall&#8217;inglese di Rossana De Michele, Milano, Rizzoli, 1964, 1995, p. XII-XIII):<\/p>\n<p><em>Le implicazioni empie dell&#8217;&quot;Isola del dottor Moreau&quot; furono facilmente riconosciute dalla cultura dell&#8217;epoca, e il romanzo venne attaccato per la sua crudelt\u00e0 e per il contenuto blasfemo. Ad esempio una recensione uscita sull&#8217;&quot;Athenaeum&quot; del 9 maggio 1896 (allora anonima, ma l&#8217;autore \u00e8 Basil Williams) contestava il romance dal punto di vista estetico: &quot;Gli orrori descritti da Wells nel suo ultimo libro sollevano in modo molto pertinente una questione: fino a che punto \u00e8 legittimo creare sentimenti di disgusto in un&#8217;opera d&#8217;arte&quot;. Altri non esultavano a esprimere dubbi sulla moralit\u00e0 del libro. Per il recensore dello &quot;Speaker&quot; Wells aveva &quot;perseguito l&#8217;originalit\u00e0 a spese della decenza&#8230; e del senso comune&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec, la questione era posta. Fino a quel momento, a nessuno scrittore era venuto in mente di provocare disgusto nel pubblico, con poche isolate eccezioni: o di autori volutamente blasfemi e deliranti, come F. A. De Sade, che non ha caso ha lasciato il suo nome alla patologia sessuale da lui celebrata, il sadismo, o di altri che volevano stupire, pi\u00f9 che disgustare, con la loro originalit\u00e0 estrema, come G. B. Marino e altri lirici del barocco, che nelle loro poesie hanno parlato delle donne pazze, vecchie, pidocchiose, zoppe, perfino indemoniate. Fra gli antichi, Orazio si \u00e8 distinto nel rappresentare alcuni degli aspetti pi\u00f9 laidi della natura umana, non tanto allo scopo di disgustare il pubblico, quanto per mostrare la vanit\u00e0 e la follia di certe passioni e consigliare la saggia misura in tutte cose. Ma poi la modernit\u00e0 giunge a piena maturazione e gli scrittori cominciano a trovare normale scrivere ci\u00f2 che urta frontalmente il senso del bello, del buono e del lecito, e offende il pudore del pubblico: e come se non bastasse se ne vantano, in nome della sincerit\u00e0 e della lotta contro quelle che naturalmente chiamano, con sommo disprezzo, l&#8217;ipocrisia e la falsa rispettabilit\u00e0 borghesi. Ed ecco come E. M. Forster, nella sua <em>Nota dell&#8217;Autore<\/em>, ci riferisce la genesi del proprio romanzo a sfondo autobiografico <em>Maurice<\/em>, che, scritto nel 1913-14, non si decise mai a pubblicare, e che avrebbe visto la luce, postumo, solo nel 1971 (da: E. M. Forster, <em>Maurice<\/em>; traduzione dall&#8217;inglese di Marcella Bonsanti, Milano, Garzanti, 1972, 1987, pp. 13-14):<\/p>\n<p><em>Nella sua forma originale, che oggi conserva quasi inalterata, &quot;Maurice&quot; risale al 1913. Fu la conseguenza diretta di una mia visita ad Edward Carpenter, che abitava a Milthorpe. Carpenter godeva di un prestigio che non potremmo comprendere ai giorni nostri. Era un ribelle appropriato al suo tempo. Era sentimentale, e un po&#8217; sacramentale, perch\u00e9 in giovent\u00f9 aveva fatto il prete. Era un socialista che ignorava l&#8217;industrialismo, un fautore della vita semplice che viveva di rendita, un poeta nella sia di Walt Whitman, la cui nobilt\u00e0 eccedeva la forza, e infine, un credente nell&#8217;Amore dei Compagni, che talvolta chiamava uraniani. Fu questo suo ultimo aspetto che mi attir\u00f2 nella mia solitudine: per un ceto tempo mi parve che Carpenter possedesse la chiave d&#8217;ogni afflizione. Lo conobbi per il tramite di Lowes Dickinson, e mi avvicinai a lui come ci si accosta a un salvatore.<\/em><\/p>\n<p><em>Dovette esse nel corso della mia seconda o terza visita asl santuario che scocc\u00f2 la scintilla, e lui e il suo camerata George Merrill si fusero per produrre su di me una impressione profonda e per toccare una molla creativa. George Merrill mi tocc\u00f2 inoltre il sedere&#8230; con delicatezza, immediatamente al disopra delle natiche. Credo lo toccasse quasi a tutti. Fu una sensazione inconsueta e la ricordo ancora come ricordo la posizione di un dente perduto da un pezzo: psicologica oltrech\u00e9 fisica. Sembr\u00f2 che mi schizzasse su dalle reni fin dentro alle ide, senza coinvolgere i miei pensieri. Se lo fece davvero, dov\u00e9 agire in stretta concomitanza col misticismo yogicizzato di Carpenter, e dimostrare ch&#8217;io avevo concepito in quel preciso momento.<\/em><\/p>\n<p><em>Tornai quindi a Harrogate, dove mia madre stava facendo una cura, e cominciai a scrivere senza metter tempo in mezzo. Nessun altro dei miei libri \u00e8 partito con un simile slancio.<\/em><\/p>\n<p>Ebbene: poniamo che un lettore si senta disgustato dal fatto che Forster vuol metterlo a parte di simili particolari; poniamo che un lettore trovi disgustoso che voglia far sapere che un uomo gli ha palpeggiato il sedere, e che la cosa lo ha mandato in estasi, addirittura accendendogli l&#8217;ispirazione come un razzo. Anche qui si pone la questione: uno scrittore ha il diritto di disgustare il pubblico in nome della sua (pretesa) arte? Certo: avremmo potuto scegliere un esempio meno politicamente scorretto, fra i cento e cento che la letteratura odierna ci offre, per non parlare del cinema, della televisione, della pubblicit\u00e0, delle arti figurative. Ci rendiamo perfettamente conto della delicatezza del tema; e tuttavia, senza con ci\u00f2 voler aprire una discussione nella discussione, cosa che ci allontanerebbe dal nostro assunto, riteniamo che certi nodi vadano affrontati, specie se sono di grande rilevanza sociale, anche e specialmente se la cultura politicamente corretta li evita per non suscitare un vespaio. Oggi, a differenza che nel 1913, quando Forster scrisse, in gran segreto, il romanzo che il palpeggiamento del suo fondoschiena aveva fatto scaturire come per magia, il tema tratto dal suo libro non \u00e8 pi\u00f9 scandaloso: anzi, le cose si sono rovesciate a un punto tale che, per fare scandalo, uno scrittore dovrebbe parlare di un ragazzo o di una ragazza che hanno sentito la vocazione religiosa e hanno scelto di chiudersi in convento. Resta il fatto che tanto un secolo fa, quanto ai nostri d\u00ec, c&#8217;\u00e8 una parte del pubblico che si sente disgustata dall&#8217;ostentazione di simili dettagli. E se il palpeggiamento avesse riguardato un fondo schiena femminile, ci verr\u00e0 subito obiettato, allora quei lettori non sarebbero stati disgustati? Ovvio che se si risponde di s\u00ec a una tale domanda trabocchetto, si va incontro automaticamente all&#8217;accusa di omofobia; cosa che, di questi tempi, potrebbe comportare anche delle conseguenze penali. A costo di peccare d&#8217;ingenuit\u00e0, ci rifiutiamo di pensare che la libert\u00e0 di esprimere le proprie opinioni sia stata conculcata fino a questo punto e quindi proviamo a rispondere alla scomodissima obiezione. Se si fosse trattato di un fondoschiena femminile, la cosa, dal punto di vista di quei lettori, avrebbe riguardato la sfera del buon gusto, ma non avrebbe suscitato disgusto. A suscitare disgusto sono le cose che vanno contro il sentire comune, contro il comune senso estetico e contro il comune senso della decenza. Siamo consapevoli che questo \u00e8 un terreno infido e minato: chi stabilisce cosa sono il comune senso del bello, del sano e di ci\u00f2 che \u00e8 decente? Nondimeno, respingiamo questi sofismi, perch\u00e9 sono tali e non delle obiezioni serie, dal momento che necessariamente tutta la nostra vita, le decisioni che prendiamo, gli esempi che diamo ai nostri figli, si basano sul comune sentire, sul comune senso del bello e sul comune senso del pudore. I confini dei quali, senza dubbio, sono diversi da persona a persona; e tuttavia ci sono, esistono, non sono un&#8217;invenzione di preti e moralisti: tanto \u00e8 vero che, quando vengono oltrepassati, subentra, appunto, una sensazione di disgusto. Anche qui, \u00e8 naturale, i fautori della societ\u00e0 permissiva e libertina, i relativisti incalliti, obietteranno che il problema riguarda ormai una minoranza di persone, perlopi\u00f9 anziane, che non si vogliono adattare ai tempi nuovi, alla trasformazione culturale che ha investito la nostra societ\u00e0; e che per risolverlo essi dovrebbe fare ricorso alla psicanalisi, &quot;curando&quot; il disgusto che provano come se fosse una malattia. \u00c8 curioso: un secolo fa era l&#8217;omosessualit\u00e0 ad essere considerata una malattia, anzi, fino a cinquanta anni fa quasi tutti i manuali di psicologia la trattavano come tale; ora a essere dichiarato patologico \u00e8 il sentimento di rifiuto e di disgusto di fronte alla sua ostentazione. Perch\u00e9 di questo si tratta, non perdiamo il punto: nessuno vuol negare alle persone omosessuali il diritto di esistere (anche se l&#8217;uso che intendono fare della loro tendenza \u00e8 cosa che riguardala la loro libert\u00e0 di scelta, come del resto lo \u00e8 per tutti gli esseri umani, e non solo nella sferra sessuale: non \u00e8 <em>imposto<\/em> dalla natura), bens\u00ec stiamo discutendo della legittimit\u00e0 della sua ostentazione, nella fattispecie attraverso le pagine di un&#8217;opera letteraria. Imporre al lettore di apprezzare una scena come quella descritta da Forster nella nota introduttiva al suo romanzo equivale a imporgli di sorbirsi un qualcosa che lo pu\u00f2 disgustare. \u00c8 giusto, \u00e8 legittimo? Lo scrittore ha questo diritto? E non solo, ripetiamo, nella sfera sessuale, ma in qualsiasi ambito. L&#8217;arte giustifica tutto? In nome dell&#8217;arte si pu\u00f2 scrivere o rappresentare qualsiasi cosa, anche le aberrazioni pi\u00f9 rivoltanti? Di fatto, \u00e8 quel che gli esponenti della cosiddetta arte contemporanea stanno gi\u00e0 facendo, a vele spiegate, da circa un secolo; ma la pratica di una certa cosa non legittima il suo buon diritto: se anche tutti rubassero, ci\u00f2 non legittimerebbe il furto. Oppure s\u00ec?<\/p>\n<p>Per i relativisti, la risposta a quest&#8217;ultimo interrogativo non pu\u00f2 che essere positiva: <em>s&#8217;ei piace, ei lice<\/em> (Tasso, <em>Aminta<\/em>). Noi per\u00f2 la pensiamo in maniera totalmente opposta; e ci conforta sapere che siamo nella scia del Vangelo di Ges\u00f9 Cristo, nonch\u00e9 di sant&#8217;Agostino, di san Tommaso d&#8217;Aquino, di Dante Alighieri e di mille e mille altri spiriti eletti, se pur non altrettanto geniali. Al che prevediamo una nuova obiezione: essere in accordo con san Tommaso e con Dante, nel XXI secolo, \u00e8 una virt\u00f9 oppure \u00e8 un segno di disadattamento? Perch\u00e9, se fosse vera la seconda alternativa, il disgusto che possiamo provare davanti a certe forme di &quot;arte&quot; sarebbe un problema solo nostro, che noi stessi dobbiamo risolvere, perch\u00e9 la societ\u00e0 non soffre di alcun problema al riguardo. Rispondiamo che essere in linea con san Tommaso e con Dante, e soprattutto con il Vangelo, ci conforta e ci riempie di orgoglio: perch\u00e9 i valori morali non sono negoziabili, non cambiano col tempo; quel che pu\u00f2 cambiare riguarda solo certe forme esteriori, ma non la sostanza delle cose. E Dante, che condanna i sodomiti al fuoco eterno, ma si rivolge con affetto e rispetto al suo vecchio maestro ser Brunetto Latini, sodomita anche lui, ci offre la chiave per adottare il giusto atteggiamento verso chi va contro la legge morale: comprensione e delicatezza verso le persone, ma fermo rifiuto e decisa condanna del loro modo di vivere, anche e specialmente se esso si accompagna all&#8217;ostentazione, magari spacciata per &quot;franchezza&quot; o &quot;sincerit\u00e0&quot;.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 anche il giusto atteggiamento da tenere, a nostro avviso, verso quelle opere letterarie, o artistiche, o di pensiero, che provocano in noi il disgusto perch\u00e9 ostentano cose, situazioni e aspetti dell&#8217;animo umano che andrebbero trattati in altre forme e in altri contesti, e non semplicemente sbattuti in faccia al pubblico, infischiandosene dell&#8217;effetto che possono produrre, specialmente sui pi\u00f9 giovani e meno preparati. Non stiamo affermando che l&#8217;arte debba essere intenzionalmente morale e pedagogica; stiamo affermando che essa non pu\u00f2 essere intenzionalmente immorale e antipedagogica. C&#8217;\u00e8 differenza fra le due cose. L&#8217;artista \u00e8 libero di rappresentare la realt\u00e0 secondo la sua ispirazione, ma entro i limiti della legge morale; se li oltrepassa, \u00e8 lui che pecca di ideologia, cio\u00e8 di un intento extra artistico. E infatti i fautori del libertinismo sono sempre pronti a censurare i critici che, come quelli citati nel primo brano, lamentano la mancanza di buon gusto o di moralit\u00e0 nelle opere che puntano allo scandalo, per\u00f2 non censurano affatto, anzi lodano, quegli autori i quali, pur di celebrare e ostentare ci\u00f2 che \u00e8 fuori dalla norma, non esitano a piegare le ragioni dell&#8217;arte ad una precisa volont\u00e0 di propaganda ideologica. Sappiamo come viene giudicato tale atteggiamento nel contesto di una cultura relativista, come quella oggi imperante: conservatorismo, moralismo, chiusura verso il progresso. Eppure, ciascunoa di queste accuse ci rende orgogliosi, visto che non diamo loro l&#8217;interpretazione negativa che oggi \u00e8 implicita in esse. Conservatori? Se amare la tradizione e desiderare che essa continui ad essere la linfa viva del nostro modo di sentire, di pensare e di vivere significa essere conservatori, lo siamo senz&#8217;altro; e, rovesciando il ragionamento dei nostri critici, ci\u00f2 non \u00e8 affatto un problema per noi, tanto pi\u00f9 che non ci sentiamo affatto nevrotici e non abbiamo alcun desiderio di sottoporci alla cosiddetta terapia psicanalitica. Moralisti? Se con ci\u00f2 s&#8217;intende che non siamo disposti a prescindere dalla legge morale, n\u00e9 a fare sconti o eccezioni, compreso l&#8217;ambito della espressione artistica e letteraria, allora accettiamo la definizione e riteniamo che riceverla sia un onore. Chiusura verso il progresso? Se l&#8217;attuale deriva verso la dissoluzione di tutti i valori \u00e8 il progresso, allora ben venga il rifiuto d&#8217;un progresso cos\u00ec aberrante&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando, nel 1896, apparve, a Londra, il romanzo di Herbert George Wells L&#8217;isola del dottor Moreau (The Island of Dr. Moreau), la crudezza sconvolgente dell&#8217;ambientazione e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-24814","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24814","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24814"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24814\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24814"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24814"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24814"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}